giovedì 13 agosto 2026

Pam 43 - La discesa a valle

Il lago Sonkul al mattino - Kirghizistan - giugno 2026


Yurte
Le yurte sono abitazioni, assolutamente comodissime, studiate per poterci vivere anche in periodi freddi dell'anno. Infatti, come vi ho detto, anche la nostra è dotata di una bella stufa con il camino che sparisce in un buco del tetto e ieri sera due ragazzi sono venuti a imbottirla di carbone, così che dopo pochi minuti, non solo la stufa, ma anche la cerchia di pietre che la circonda, tenute insieme da una retina metallica, ha cominciato ad arroventarsi. Sì bisogna fare attenzione a non andarci vicino e soprattutto è meglio non sedercisi sopra, del resto non c'è molta differenza da quella che avevamo a casa quando ero piccolo e che allora veniva chiamata cucina economica, che si arroventava anch'essa senza pietà, come ricordo benissimo quando incautamente ci avvicinai due dita per afferrare la fetta di polenta che mia mamma aveva messo sopra a grigliare. Altri tempi direte voi, ma il mondo alla fine è uguale dappertutto, magari con uno scarto di qualche decennio solamente. Sta di fatto che siamo stati belli caldi per tutta la notte, salvo che stamattina invece, la stufa si sarà spenta chissà quando, le parti del mio corpaccio che incautamente erano rimaste scoperte a causa della situazione iniziale, erano praticamente gelate. E non è stato neppure facile raggiungere i bagni in fondo al prato, tra l'altro molto moderni ed efficienti, tutt'altra cosa di certe latrine trovate in altre parti del mondo. 

Cavalli
Ho incrociato anche un gruppetto di bionde teutoniche semisvestite e pigolanti che arrivavano dalle docce, come in certi campeggi finlandesi, ma quelle sono di un'altra specie credo e quindi non bisogna stupirsi troppo del fatto sia a loro completo agio anche a queste temperature. Sta di fatto che l'alba sul lago si è dispiegata magnifica proprio in quel momento ed i riflessi baluginanti dei raggi del primo sole, mi hanno riempito di piacere interiore e non mi hanno neppure lasciato il tempo di avvertire il freddo che scendeva dalle vette lontane. L'omerica aurora dalle dita rosate è sempre uno spettacolo assoluto e perdersela, in un contesto come questo, sarebbe stato delittuoso, benedetta dunque la prostata dell'anziano che comunque provvede a risvegliarti al momento giusto, senza bisogno di puntare l'ora. Poi con calma ci mettiamo in riga per pensare alla partenza, bene coccolati da un'altra colazione sontuosa, che qui tra i pascoli alti, pare ancora più buona. I grandi tavoli della sala comune sono allineati proprio davanti ad una grande vetrata che dà sul lago e qui, davvero fai finta di continuare a mangiare qualcosa e piluccare frutta varia, solo per poter continuare a goderti la vista mattutina del lago Sonkul, che ti accarezza la vista. I cavalli intanto, sono scesi fino alla riva scura e brucano l'erba fresca, sperando forse, che oggi non ci siano turisti che hanno scelto la passeggiata intorno al lago e quindi non debbano sottoporsi al lavoro quotidiano. 

Turisti kirghisi
Ma alla fine dobbiamo partire. Caricati i bagagli sul nostro mezzo eccoci riprendere la pista che costeggia questo meraviglioso piano di velluto blu, dove si riflettono le prime nuvole del giorno. Ci godiamo questa vista per parecchi chilometri, oggi sembra una bella giornata e di sicuro non pioverà. Le mandrie sparse tutto attorno sono ormai in piena attività pascolatoria; vacche, che ormai saranno già state munte, pecore marroni dalla coda grassa, col grande ariete che le controlla alle spalle, scrollando il testone appesantito dalle corna ritorte, e poi cavalli e giumente e puledri numerosissimi, più mobili e bizzosi. C'è anche qualche yak, più lontano, che preferisce però una vita più selvatica e solitaria, sempre a guardarsi attorno, infastidito da tutto e da tutti, o forse solamente a disagio perché per lui ed i suoi compari, i 3000 metri sono una quota troppo bassa e l'aria è troppo spessa per essere respirata liberamente e con soddisfazione. Ma sono le yurte che punteggiano i prati, lo spettacolo più poetico e maestoso al contempo, che con la loro minuscola presenza, data dalla distanza, fanno apparire le colline circostanti come un paesaggio anomalo e del tutto singolare. Qui non ci sono gli assembramenti che trovi sulla riva del lago, incontri solamente gruppetti di tre o quattro tende bianchissime, qualcuna ricoperta di plastica protettiva, altre che mantengono ancora la loro configurazione tradizionale, forse le più vecchie, che ti fanno capire, che qui siamo ormai fuori dalla zona tristica e che queste sono le vere dimore dei pastori che da sempre popolano l'altopiano. 

Il passo Kalmak
Quando la sponda sud del lago finisce in una sorta di triangolo acuto, la pista risale a nord risalendo una costa che consente un'ultima commovente visione del lago ormai lontano. Ancora qualche chilometro dopo la giunzione con la pista che prosegue il circuito che lo contorna, senza neppure accorgerci che siamo saliti di parecchio ed ecco che siamo già arrivati ai 3.447 m. del passo Kalmak Ashuu. Di lì in poi la strada precipita con una serie di tornanti a mezza costa che dividono i pascoli verdi dal torrente che scende con forza grattando via terra e pietre per trascinarli verso il fondo della valle. Ad ogni curva a nord o anche solamente riparata dal sole ecco apparire grandissime placche di neve spesse parecchi metri, residuo di un inverno che forse qui non è ancora del tutto finito. Dopo  una curva a gomito ecco che ci sono quattro fuoristrada fermi e un bel gruppo di persone che si godono il magnifico scenario che si presenta davanti ai nostri occhi. Scendiamo anche noi, non sia mai che ci perdiamo l'occasione per qualche scatto. Loro, sono un gruppo di famiglie kirghize in gita che arrivano dalla capitale e subito facciamo comunella come si conviene tra compagni di viaggio che si incrociano. Inutile dire il piacere che questa gente prova ad incontrare stranieri che arrivano da lontano e che manifestano interesse per la loro terra, di cui si sentono ovviamente orgogliosi e contenti che venga apprezzata. Alla fine saliamo tutti sul bordo nevoso per immortalarci l'un l'altro, una cerimonia obbligata in questi casi, poi via giù nella valle a rotta di collo, fino ad arrivare alla giunzione con la strada principale asfaltata che porterà fino al lago Issikkul, il mare della Kirghisia. 

La discesa
Qui siamo scesi decisamente molto, attraverso valli laterali semideserte popolate solamente di pastori e sicuramente impraticabili ed isolate in inverno. Nella valle principale invece si vede decisamente più movimento; in quello che potrebbe essere un centro di smistamento commerciale, ad esempio, si vedono parecchi camion dai quali vengono scaricate mandrie di bovini, portate fin qui sulla carrozzabile asfaltata e che adesso, risaliranno la montagna per raggiungere i loro luoghi di pascolo estivo, per una transumanza classica che è sempre stata la vita di questo popolo. Ormai qui siamo arrivati nella civiltà moderna. La strada è diventata piuttosto trafficata e verso la montagna ecco scorrere rettilineo, il tratto di ferrovia in costruzione, che presto sarà operativa, della linea veloce che attraversando Kirghizistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Iran, terminerà la giunzione tra la cinese Kashgar alle linee turche, permettendo il completamento della Shanghai - Venezia. Pensate un po'! Queste idee non le fermano le guerre, le epidemie e le politiche avverse. Alla fine la voglia di commerciare, di spostarsi, di fare affari, non si fermano davanti a nessuna difficoltà. Noi ormai costeggiamo, lungo la strada rettilinea, il bordo di un fiume impetuoso, che dopo aver raccolto rivoli di torrenti e torrentelli che scendono da ogni parte delle catene circostanti, hanno ingrossato a dismisura questo corso d'acqua che si precipita a valle con la violenza dirompente delle sue acque spumeggianti. Probabilmente si tratta del Chu, uno degli immissari dell'Issikkul, che dista ormai non più di una sessantina di chilometri. La meta sognata delle mie letture si avvicina sempre di più.

Alba al Sonkul



Transumanza
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