| Yurte nel Tien Shan - Kirghizistan - giugno 20226 |
| Prato |
Non so bene cosa sia, forse la stanchezza dopo tanti giorni di viaggio, forse la quota che con la sua carenza di ossigeno, a poco a poco va facendo scemare la mia lucidità di pensiero, già in parte compromessa dall'età direte voi che meglio mi conoscete, ma man mano che i giorni passano, quando viaggiamo per ore in queste terre così diverse da quelle a cui sono abituato, così lontane dal mio mondo, solitarie e sperdute in una terra incognita e carica di segnali misteriosi, le sensazioni che mi avvolgono sono ormai una via di mezzo tra il sogno e la realtà. E' difficile definire quanto ti circonda, se i paesaggi che ti sfilano ai lati del finestrino dell'auto, siano realtà e in questo caso, come possono essere di questo verde così innaturale le praterie che si allungano all'orizzonte, come può essere così rossa la terra che si sbriciola ai piedi delle colline, oppure invece si tratta di sogno, di una costruzione della mente che vuole immaginare queste forme inusuali, attribuendole a mondi di fata usciti dai racconti di fanciulle velate, cantati la sera, davanti ai fuochi dei bivacchi. Vedi davvero la sfilata di montagne lontane, dalle cime bianchissime che quasi ottundono la vista, dai nevai che scendono verso il basso a formare piccoli laghi glaciali da cui fuoriescono i primi torrenti a scavare le valli, oppure credi di vederla all'orizzonte e invece non è altro che uno dei miraggi che ottenebrano la mente del viaggiatore, illudendolo di avere raggiunto una meta tanto agognata che invece si rivelerà, non appena giunto nel punto creduto reale, solamente un inganno della mente, dell'occhio disabituato e credulo.
E allora, quei cavalli lontani sulla collina, che si muovono quasi all'unisono, trotterellando leggeri sul tappeto di erba, morbido e spesso, come possono essere reali, con i loro mantelli bai e quelli più indietro scuri e morelli, con le criniere sfrangiate ed i puledri che li seguono su quelle zampe ancora malferme che ne denunciano la nascita avvenuta da poco, così belli, così nobili nel portamento da essere solo descritti nei poemi dei tempi passati, quando i cavalieri portavano l'orda alla conquista di terre lontane. Come puoi credere che i pascoli di smeraldo siano davvero punteggiati dalle piccole macchie d'argento, lontane, che disegnano linee precise sulla collina e che queste siano poi veramente yurte di pastori e non collane di perle luccicanti alla luce del sole che sta spuntando tra le nubi, mentre l'umidità della pioggia appena terminata, fa rifulgere tutto intorno a te, con bagliori sicuramente innaturali e forse magici. Ed infine come può quello specchio di acqua che si rivela lontano e poi si allarga davanti al tuo sguardo incredulo, essere davvero reale, così azzurro e cosparso di macchie di blu notte, dove l'ombra delle nuvole bianche, sbuffi di panna montata che corrono alte nel cielo, disegna spazi più scuri sulla superficie immota, che forse nasconderanno animali fantastici e terribili, celati dalle profondità. Non so davvero, sono perplesso, stupito ma non spaventato di essere circondato da tanta bellezza e non importa se tutto questo è solo un sogno generato dalla mia mente indebolita per molti giorni dall'anossia dei 3000 metri.
Ma alla fine, che mi importa di tutto questo, se arrivi fino a qui, ti sei meritato di vederlo, di goderne e anche di non farti domande o stupirti sulla sua supposta esistenza. Andiamo avanti verso il lago, senza fermarci, lasciamo che la sua ampiezza straordinaria ci abbracci completamente, permettiamogli di farci diventare parte di lui, di appartenergli, come forse fanno coloro che quassù vivono da sempre con i loro armenti, i loro cani, le loro yurte, le loro vite millenarie. Adesso non piove più, è caduta anche la grandine per aumentare la magia del luogo che ci circonda ed a terra, sulla pista fangosa e sui prati attorno a noi, vedi quasi un tappeto di perle che brillano, forse sono vere perle che il cielo ha perso per noi, forse vuole che le raccogliamo per farle nostre, ma devono essere davvero magiche, perché non si riescono a prendere tra le mani, le guardi per possederle ed in un attimo si sciolgono tra le dita e dopo un momento senti soltanto il gelo che scende tra le tue mani ingorde. Devi ricordare sempre che questo è solamente un sogno e solo questo devi portare con te, nella tua terra lontana, quando deciderai di ritornare. Adesso la strada corre parallela al lago, che è diventato immenso e copre completamente l'orizzonte. Verso la riva, di tanto in tanto, sorgono piccoli accampamenti di yurte, dieci, venti, più o meno.
Beh, i pastori che sono qui da millenni, non stanno solo a pascolare pecore e a fare palline secche di kumys, non è che la carenza di ossigeno, fa diventare scemi, anzi, anche loro hanno capito benissimo, dopo che la gente ha cominciato ad arrivare fin quassù e ha cominciato a lanciare esclamazioni di meraviglia al vedere cosa li circondava, che dare da dormire e da mangiare a questa gente che arrivava da lontano, voleva dire raccogliere in breve tempo, tante più svanziche di quante ne avessero raccolte padri e nonni a furia di allevare cavalli e così ecco che da un po' di tempo hanno cominciato a sorgere gruppi di yurte, sempre più belle ed accoglienti per ospitare gli stranieri di passaggio che alla possibilità di passare un po' di tempo quassù attorno a questo lago, danno fuori di testa. Quindi da bravi turisti, scegliamo anche noi il nostro gruppo e subito ci viene assegnata la nostra yurta, arredata di tutto punto con tanto di trapunte già pronte sui letti e stufa in attesa di essere accesa, visto che qui di notte non si scherza con la temperatura. Poi una volta sistemati, tempo libero per andare a godersi il lago. Siamo a quasi duecento metri dalla riva, che prosegue per almeno una trentina di chilometri, quindi gli spazi sono davvero grandi e maestosi. Camminiamo un po' verso il lago, il terreno è fradicio d'acqua e bisogna camminare con attenzione passando sui cespi di erba più spessi e robusti, fino a quando non si arriva alla spiaggia cosparsa di minuscoli sassolini.
Nell'erba spuntano fiorellini coloratissimi e minuscole stelle alpine, esattamente come le nostre, solo in miniatura. Intorno è pieno di farfalle che ti si posano addosso, evidentemente felici anche loro che tu sia arrivato fin lì a fare loro compagnia. Il lago è immobile e il sole che fa luccicare l'orizzonte lontano sembra chiamarti, come se dal suo interno sprigionasse una malia misteriosa, che cerca di attirarti verso di lui fino a quando non ti sarà possibile ritornare indietro. Ci sediamo sulla riva, in silenzio a godere il momento, cercando di svuotare la mente, di rimanere in quella sorta di limbo di cui vi ho già detto tra realtà e sogno. Rimaniamo a lungo, lo sguardo perso lontano, senza pensare, riempiendoci di questa sensazione di completezza priva di preoccupazione, di dolore, di valutazione del tempo. Sarà questa l'atarassia dei filosofi greci, lo spegnersi delle passioni che libera dal ciclo del samsara dei buddhisti? Chissà, non sono all'altezza di capire cose così profonde, ma qui di certo annulli il timore della morte, delle preoccupazioni finanziarie e lo spessore dell'odio che oggi avvolge il mondo. Naturalmente è meglio avere cuore e pressione a posto, data la quota, se no poi ci pensano all'ospedale a fartelo venire, il timore della morte, naturalmente. Così cercando di annullare le passioni manco mi accorgo dell'arrivo di un nutrito gruppo di cinesi che percorrono la riva del lago e subito ci assalgono con la solita serie di domande, chi siete, da dove venite, quanti anni avete, ecc.
Ci fotografano in tutte le possibili inquadrature e poi se ne vanno come sono venuti. Noi allora spezzatasi la magia, torniamo alle yurte, non prima di avere approfittato delle altalene poste di fronte al lago. Anche questo gioco serve in Oriente a liberare la mente, almeno così pare. Intanto nella casa dove c'è l'ampia sala in cui sarà servita la cena, gli ospiti del campo vengono coinvolti in giochi di gruppo evidentemente consuetudine delle comunità che si formano nei pascoli estivi. Si va dalla morra cinese al piantare il chiodo nel tronco e molti altri, in cui ospiti e ospitanti competono, per il semplice gusto di divertirsi, tra grandi risate. Poi adagio adagio scende il sole, un tramonto infuocato al di là del lago dove schiere di nuvole fanno a gara per fornire quinte cremisi, rosse e rosate, in un caleidoscopio di colori che si specchiano sulla superficie del lago che diventa via via più nera. Mangiamo una buonissima zuppa e cosce di pollo arrosto e infine le bambine del campo passano a distribuire dolcetti e caramelle. Un vecchio kirghiso in un angolo della sala, mangia in silenzio da solo, forse pensa a come sono cambiati i tempi da quando era ragazzo e cosa ci viene a fare tutta questa gente strana, fin quassù, tra l'altro senza avere neanche un piccolo gregge o qualche vacca da mungere, al seguito. La ragazza che serve è davvero carina e si offre alle fotografie con grazia e un po' di malizia. Fuori, dopo che è scesa la notte comincia a fare freddo; arriviamo nella nostra yurta mentre due ragazzi stanno caricando di carbone la stufa. Dopo pochi attimi le sue pareti di ghisa, sono diventate roventi. Quasi non servono le trapunte. Domani sarà un altro giorno.
SURVIVAL KIT
Lago Sonkul - Lago alpino classico a 3050 metri circa di altitudine, circondato dalle montagne del Tienshan, lungo circa 30 Km x 19 e profondo solo 13 m. La strada tra Osh e Biskek lo costeggia sul lato a sud, dove si trovano moltissimi accampamenti turistici di yurte (meglio prenotare in alta stagione) che forniscono letti per la notte (4/6 posti) con stufe, toilette esterne e docce calde tipo camping, spazi comuni dove vengono serviti i pasti. Qui è possibile affittare bici o cavalli per bellissime passeggiate attorno al lago. Il lago si può raggiungere anche a cavallo in giri di più giorni partendo a sud da Kara-Ok e arrivando attraverso il passo di Moldo Ashuur (3646 m) e scendendo dal passo Kalmak Ashuur (3446 m.) arrivando a Koshkor a nord, verso Bishkek. Costo di un letto circa 40 $ a notte con cena e colazione.
Yurte Alinur - A titolo di esempio, dopo una decina di km dal costeggiamento del lago. Una quindicina di yurte da 6 posti. Vista spettacolare, possibilità di escursioni, bici e cavallo. Ottimo cibo e ospiti gentilissimi. Alla sera si organizzano giochi tradizionali.
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