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mercoledì 27 agosto 2025

Seta 28 - A Xiahe, in terra tibatana

Monaco Gelupka - Monastero di Labrang - Xiahe - Gansu - Cina -  giugno 2025


Il bus Xining - Xiahe

Il bus di questa mattina parte alle 8:30, quindi ci alziamo prestino rispetto al solito, ma andiamo alla stazione a piedi visto che è proprio dietro l'albergo. Xining pare ancora addormentata visto che i Cinesi dell'ovest del paese si mettono in moto piuttosto tardi, infatti tutto il paese ha lo stesso fuso orario e quindi da queste parti sono un po' penalizzati sull'orario mattutino, quindi è piuttosto difficile trovare uffici e negozi in moto prima delle 10. Memorizzati gli ideogrammi della nostra meta Xiahe, 夏河,non fatichiamo a trovare il nostro pullman, che esibisce il cartello col nome, alla piattaforma 3 e ci carichiamo da soli le valigie nel portellone già spalancato, visto che l'autista non mostra segni di voler dare una mano, come fanno invece di solito i suoi gentili colleghi, con i viaggiatori anziani. Il nostro si scusa, poi mostra per giustificarsi di avere un dito dolorante, per cui, capirete, bisogna aggiustarsi. Poco male siamo abituati a ben altre fatiche e poi io avendo la scusa di avere ancora il braccio infortunato con inibizione da parte dell'ortopedico di trascinare pesi troppo elevati, lascio, con dispiacere naturalmente, l'incombenza di trasportare il valigione di 23 kg alla mia gentile signora, che giocoforza si deve adattare alla bisogna. 

Partenza

Tutti i pochi passeggeri salgono alla chetichella ed alla fine il mezzo non si riempie neppure per metà e parte come di consueto allo scoccare dell'orario previsto. Si vede che siamo alla periferia estrema dell'impero, in effetti il pullman è un po' malandato, ma sembra possa reggere alle cinque ore di viaggio necessarie a percorrere i 250 km che ci separano dal nostro punto di arrivo di oggi, se pur la strada sarà un percorso di alta montagna. Già, perché qui ci inoltriamo sempre di più nelle valli interne che portano al nord dell'altopiano tibetano e la quota diventa sempre più importante. Dunque lasciamo definitivamente il Qinghai per ritornare al Gansu, ma in una sua estroflessione di territorio che ci porta comunque sempre più a sud, in quello che è sempre stato Tibet a tutti gli effetti, quando ancora non si erano fatte le moderne divisioni nelle nuove provincie cinesi. Queste sono zone disputate da sempre tra musulmani Hui e Tibetani del nord, in una serie di lotte sanguinose per il predominio politico più che religioso durate secoli ed esplose con particolare violenza all'inizio del secolo scorso, durante la fase della caduta definitiva della dinastia Qing e la presa di potere in queste zone di bande militari islamiche. 

Colza e orzo

Il panorama è bellissimo e anche la strada, per la verità, decisamente recente, lo percorre senza troppa fatica, anche se siamo sempre attorno ai 3000 metri. Nella bassa valle compare l'agricoltura delle terre alte, magri campetti di orzo, il cereale classico tibetano su cui si fonda l'apporto nutritivo per questo popolo abituato ad una vita in ambiente estremo e grandi campi di colza, che adesso è in piena fioritura e le grandi superfici dal caratteristico giallo acido, riempiono gli occhi quando si alternano al verde pallido dell'erba dei pascoli, creando un effetto scenico di notevole bellezza. Attorno si alzano colline sempre più erte, scorgi una lontana catena di montagne nere incappucciate qua e la di bianco, mentre i rilievi più vicini si alternano con ripide pareti di materiale franoso di conglomerati rossi e gialli, tutte rocce sedimentarie di cui a volte puoi scorgere i tratti scoperti e gli strati accumulati nei milioni di anni prima che la pressione della zolla himalayana li comprimesse sconvolgendone le inclinazioni. In molti punti lungo il corso dei torrenti che scendono dall'alto, hai una presenza continua, nei punti più scoscesi, di gruppi di scenografici calanchi che scendono sino ai fiumiciattoli che tagliano la valle più in basso. 

Pascoli

Attorno pascoli sconfinati si allungano verso il cielo, popolati di gruppi sparsi di yak neri e pelosissimi, mescolati a dzong, gli incroci degli yak con i bovini, più adattabili a queste altezze, che per il Tibet sono ancora da considerarsi piuttosto basse. Greggi popolose di capre e pecore completano il quadro, mentre non scorgi mai o quasi, pastori che le controllano, anche da lontano. Solo qualche tenda sparsa con enormi cani neri e pelosi, che si aggirano guardinghi all'esterno e che fanno da pericolosa guardia, danno il senso di una presenza umana quasi invisibile. Comunque il senso di pace dell'alta montagna regna ovunque e mentre saliamo verso il primo passo della giornata a 3300 m, pur se sono sparite tracce di alberi e di coltivazioni, non avverti il senso di desolazione delle aree desertiche che provocano i grandi spazi di sabbie e di terra nuda. Il verde pur stentato, dell'erba brucabile, illuminato dal sole, fornisce sempre, una intonazione positiva al paesaggio. La strada si inerpica adesso più rapidamente con tourniquet sempre più stretti e ravvicinati e la velocità del mezzo diminuisce di conseguenza, fino all'arrivo del secondo passo, quasi a 4000 metri, poi giù a precipizio per una valle stretta e scenografica, nelle cui pareti ripide scorgi a stento qualche casupola dispersa tra i costoni del monte. 

Calanchi

Rari i paesetti di poche case, che vedi con la classica conformazione a corte circondata da un basso muro e una enorme vetrata che circonda la parte principale della abitazione, secondo il costume tibetano che sfrutta l'effetto serra dato dalla potente insolazione durante tutto l'anno, al fine di compensare la forte escursione termica per un deciso risparmio di combustibile, materiale assai scarso a queste quote, sia si tratti di materiale fossile o peggio di legna da ardere, praticamente introvabile da queste quote. Al centro di ogni villaggio, un piccolo tempio tibetano dai tetti dorati a rimarcare appartenenza etnica e religiosa al tempo stesso, mentre sulle cime più alte delle colline circostanti, se guardi con attenzione riesci a scorgere sempre un piccolo stupa con le cordicelle piene di bandierine colorate che sventolano senza tregua portando al cielo le preci di chi ce le ha messe, anche in sua assenza naturalmente. Noi proseguiamo, mentre i passeggeri sonnecchiano indifferenti a questo paesaggio straordinario, ancora per altri colli ed altre valli; in fondo un paese un poco più grande, attraversato dal fiume che ritengo essere proprio quello Xia, tributario più a valle del grande Fiume Giallo, che dà il nome alla contea che stiamo raggiungendo. 

Ponte in costruzione sullo Xia

Nel punto più largo del fiume è in costruzione un grande ponte, forse un ampliamento autostradale di quella via già ottima che stiamo percorrendo. Il progresso non si arresta e la modernizzazione deve raggiungere il più presto possibile tutti gli angoli dell'impero, questo è sempre il dettame, quinquennale o no, del partito centrale ed il programma non ammette mai deroghe o ritardi sulla tempistica, costi quel che costi. Nel breve tratto di strada rettilinea, una sorta di autogrill, evidentemente nuovo di pacca, tutto scintillante di luci, di marmi e di cristalli, con punto di ristoro, market e servizi dove potresti mangiare per terra, segno che anche la strada così perfetta, che ascende in curve armoniose le colline, è stata completata da pochissimo. Sono passati pochi anni dalle mie prime visite in Cina ed ecco che mi ritrovo su un altro pianeta, a dimostrazione però, che tutto si può fare, basta volerlo. Un paio di colpi di clacson ci richiamano all'ordine e rientriamo veloci ai nostri posti per l'ultimo tratto, che percorriamo rapidamente. Non è ancora scoccata l'una e mezza che vediamo le prime case di Xiahe. La cittadina, che nella sua parte più moderna ha meno di 100.000 abitanti, è abitata prevalentemente dall'etnia Hui, mentre appena al di fuori, lungo il fiume si estende una città templare di grandi dimensioni, un altro dei sei complessi religiosi eretti dei Berretti gialli, vere e proprie città, mete dei pellegrinaggi che tutti i fedeli compiono in continuazione. 

L'albergo

Qui e attorno alla città, nei paesini e nelle case sulle montagne, stanno invece in prevalenza i Tibetani che rimangono legati all'attività pastorale. Attraversiamo tutto il quartiere musulmano, riconoscibilissimo dalle molte calottine bianche che fanno mostra di sé sulle teste degli uomini che si aggirano nella strada principale, anche se le insegne dei negozi che sfilano, sono scritte in cinese e in tibetano. Superiamo il fiume e arriviamo alla stazione dei bus, da dove ripartiremo domani. Al di là comincia la città templare, poco vicino il nostro bellissimo albergo, costruito in stile tibetano, coloratissimo e molto accattivante. Sembra di essere in un vero palazzo d'epoca tutto in legni dipinti e laccati in tinte vivaci. Le camere disposte attorno al grande cortile coperto centrale, hanno ancora le porte con gli antichi lucchetti, da aprire con pesanti chiavi laterali. Mentre aspettiamo che ci vengano assegnate le camere, guardandoci intorno con occhi sgranati, arriva anche un gruppetto di monaci ben pasciuti, con moderni trolley al seguito, che continuano a sgranare il rosario con la mano sinistra mentre svolgono le pratiche del check-in. Nell'altra mano il telefonino è in consultazione continua, mentre il pollice fa scorrere le palline di ambra gialla che calcolano le preghiere dette nella giornata. Scommetto che ci sarà un'apposita app per tenere il conto, se non addirittura un meccanismo che consenta allo smartphone di farne dire un certo numero per conto tuo. 

Monaci

In generale mi sembra che questo non dovrebbe ostare alla validità della preghiera, visto tutti gli altri metodi ammessi (mulini, bandierine, ecc.). Se ancora non c'è suggerirei a qualche sviluppatore di studiare la cosa, potrebbe essere un successo planetario perlomeno nell'area del buddismo tibetano. E' di certo una osservazione malevola e anticlericale la mia, sulla consueta obesità della classe monacale, ma sono costretto sempre ad osservare che, specialmente in questa religione, dove circa la metà della popolazione si dedicava al monachesimo fornendo servizi religiosi e nulla più all'altra metà della popolazione che invece lavorava e li manteneva, pur in una vita di astinenza e digiuni meditativi, il girovita del clero è sempre di dimensioni decisamente maggiori rispetto a coloro che vivono lo stato laicale. Noto inoltre che i monaci hanno preso tutti una camera singola, pagando giustamente con l'app Alipay dello smartphone, noblesse oblige e in questo modo si mantiene anche il concetto di solitaria cella di meditazione, a patto di non usare la TV naturalmente. Visto che ci viene offerta la possibilità, noi approfittiamo della gentilezza del gestore e ordiniamo seduta stante un piatto di noodles con carne di yak e patate, cosa che, per la verità, fanno anche i monaci dopo aver preso possesso delle camere. La carne è un po' duretta, come tutta quella bovina in Cina, ma il gusto è gradevole e quindi dopo esserci rassettati alla meglio, ci dirigiamo verso l'ingresso della città che è solo a qualche centinaio di metri.

Tibetani in città

SURVIVAL KIT

Hotel Tibetan Family 2, Gai Ge Duo Gang, La Bo Leng Town, XiaheBellissimo albergo in architettura tibetana tradizionale, coloratissimo con le camere disposte attorno ad una corte centrale. Camere spaziose, letti grandi, bagni puliti e ben dotati di gadget. AC, TV grande, free wifi. Colazione a buffet con sezione occidentale. Possibilità di mangiare all'interno. Il gestore gentilissimo si adopera in tutti i modi per aiutare o dare informazioni ed è uno dei pochi incontrati che parla inglese (ci ha portato il giorno dopo fino alla stazione in macchina, gratuitamente!). Posizione molto comoda appena al di là del fiume del complesso templare. Con colazione 40 €. Finora il migliore.

Bus Xining - Xiahe -  Stazione bus piattaforma n 3 - 8:30 - 01:30 - € 10

Paesaggio del Gansu

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25 - A Xining

venerdì 22 agosto 2025

Seta 24 - Il parco di Pingshanhu

Gran Canyon di Pingshanhu - Gnsu - Cina - giugno 2025
 

Questa città, Zhanye, di cui non conoscevo neppure il nome e l'ubicazione, effettivamente tiene in serbo diverse sorprese, anzi visto che abbiamo deciso di dedicarle solo un giorno e mezzo utile, dobbiamo anche sacrificare qualcosa, scegliendo cosa vedere e cosa, giocoforza scartare, come le grotte del Tempio dello zoccolo di cavallo (马蹄寺, Mǎtí sì), dato che di grotte tempio, ne abbiamo visto e ne vedremo una lunga serie, decisione dolorosa ma purtroppo obbligata, e quante altre cose sono state sacrificate in questo, per noi, pur lunghissimo viaggio! Beati i viaggiatori veri, che in un luogo riescono a fermarsi fino a quando arriva loro la voglia di partire! Questo è il pensiero che mi si fissa in testa mentre l'auto percorre l'autostrada semideserta che corre nel deserto. Eppure chissà se, come più volte ho sognato, avessi potuto trascorrere una vita in viaggio, senza obblighi di lavoro, partendo e portando con me solo la voglia di non tornare più, come cantava Irene Grandi, se mi sarebbe piaciuta, se mi avrebbe soddisfatto o se invece avrei rimpianto la possibilità di fare una tranquilla vita sedentaria con la mente impegnata a sognare viaggi e itinerari impossibili. Forse la verità è che vogliamo sempre fare quello che non possiamo fare; è solo la voglia di farlo che lo rende così desiderabile ed è per questo che anche quel poco che riesci a compiere, come sto facendo io in questo momento, ti riempie così tanto di soddisfazione. 

Intanto dopo un'oretta di meditazione, sono all'incirca un centinaio di chilometri, eccoci arrivati a destinazione, il gran Canyon di Pingshanhu, un'altra delle tante meraviglie naturali che offre il Gansu. Questo luogo è stato aperto al pubblico come parco geologico solamente pochi anni fa, nel 2016 e la strada per raggiungerlo è ancora più recente, del 2019, mentre prima si arrivava percorrendo strade sterrate con una certa fatica, quindi anche se la struttura preparata mostra il consueto gigantismo di una programmazione che si attende l'afflusso di milioni di persone, cosa che accadrà di certo nel  prossimo futuro, al momento si può godere di una certa calma e tranquillità, cosa che per questi spettacoli naturali è una vera benedizione. Purtroppo il tempo a nostra disposizione non è molto, sono quasi le 18 e naturalmente non riusciremmo neppure volendo, a partecipare ai giri organizzati con speciali mezzi fuoristrada che consentirebbero un giro circolare nelle parti più profonde del canyon, ma usufruendo dei consigli delle gentili signorine che stanno alla biglietteria, prendiamo il pulmino elettrico che percorre la strada alta che porta fino al centro del parco. Il percorso, che si inoltra nel territorio ad una altezza tra i 1500 e i 2500 metri, mostra già tutta la bellezza della zona, con montagne scabre che mettono in evidenza erosioni profonde che lasciano indovinare la formazione di orridi profondi e contorti. 

Il paesaggio è arido e roccioso, i fianchi delle montagne paiono rosso fuoco, grazie anche all'ora tarda che precede la sera. Su indicazione dell'autista ci facciamo lasciare dopo la metà del percorso, dove comincia un sentiero, intervallato da scale e terrazze che sono situati nei vari punti scenici che si aprono sulla valle. I punti di vista sono davvero entusiasmanti e bisogna dire che la presenza di un percorso molto ben attrezzato, facilita di molto la visita, permettendo di percorrere un tratto di qualche chilometro, facilitando il cammino nei punti più ardui che vengono agevolati da molti scalini, mentre al naturale, cambierebbero notevolmente la via trasformandola in alcuni punti in una vera e propria scalata anche impegnativa. Le deviazioni sono molte ed ognuna conduce a qualche piattaforma che permette di ammirare meglio punti del paesaggio che, diversamente, rimarrebbero nascosti. Dopo un tratto si arriva alla deviazione che porta attraverso una serie di ripidissime scale fino al fondo, dove inizia il percorso del canyon vero e proprio. Le pareti sono imponenti e le formazioni rocciose nelle quali puoi intravedere figure di fantasia, castelli di roccia, animali fantastici e ogni cosa la tua immaginazione ti spinga a vedere, hanno molto in comunque con quelle dei grandi parchi americani, solo che qui tutto appare come più ruspante, diciamo pure, ancora e per fortuna, da sfruttare appieno. 

Incontri poche persone durante il cammino, sebbene questo sia stato preparato con cura, con camminamenti e scalinate di legno comode e con pendio costante, studiato apposta per non stancare troppo il visitatore e quindi invogliare la gente a venire fin qui, facilitandone lo sforzo. Sembra che la preoccupazione principale del progettista sia quella di rendere la visita il più possibile disponibile a tutti, da un lato come se pensasse che tutti ne devono godere, dall'altra come se avesse la preoccupazione che il numero delle persone desiderose di fare il turista e visitare luoghi belli aumenterà a dismisura in un futuro assai prossimo e quindi bisogna mettere a disposizione di questa massa di "consumatori+" non più di beni solamente materiali, ma di offerta culturale, più luoghi, per distribuirla meglio, spalmarla su diversi territori in modo da far avere una ricaduta economica sul maggior numero di punti possibili. Pianificare, questo è il punto chiave dei cinesi, nella massima armonia, ma di certo per fare più grano possibile, naturalmente per il benessere di tutti, per carità. Del turismo proveniente dall'estero chi se ne frega, per carità, ben venga, ma comunque sarà sempre una percentuale talmente irrisoria, paragonandolo alle centinaia di milioni di connazionali assatanati di nuovo, di comportarsi come si fa nel resto del mondo, di spendere, visto che adesso la capacità di spesa c'è tutta, che si rende necessario calcolare e rendere efficiente tutto questo bengodi, senza lasciare nulla al caso. 

Ecco quindi i faraonici e velocissimi investimenti in infrastrutture (treni ad alta velocità, autostrade nel nulla e centri di accoglienza predisposti per le folle sicuramente attese ed in prossimo arrivo e poi si va avanti a vedere se il progetto avrà successo o meno, ma intanto si lavora sodo e velocemente. Per noi considerare tutto questo è quantomeno strano, i nostri tempi infiniti, le opposizioni ad ogni progetto, le nostre dimensioni, ci fanno apparire tutto fuori misura e magari queste mie interpretazioni del tutto personali sono del tutto campate in aria, chissà, intanto noi, invece di pensare a queste inutili cose, mettiamoci in cammino che il sole illumina le pareti di roccia con raggi sempre più rossi, quasi violacei, quasi fosse sangue di un drago malvagio che cola dal cielo dopo essere stato abbattuto da un eroe mitico. Il bello comunque è, che se non vuoi impegnarti in questa gita piuttosto faticosa, di almeno un paio di ore, puoi, percorrendo il breve tratto iniziale vedere dall'alto un bel pezzo del canyon stesso. Il resto della discesa, quasi verticale conduce sul fondo in diverse centinaia di metri, dove poi, si può proseguire a piedi o con appositi cammelli che attendono alla bisogna, capirete, il turista va agevolato in ogni modo. 

Comunque sia, il luogo è davvero bellissimo, i panorami estremi, i colori ineguagliabili. Insomma vale assolutamente la pena farci almeno un salto e passarci un paio d'ore. Noi intanto risaliamo il breve tratto disceso per avere un buon punto di vista, ma che fatica accidenti, e poi raggiungiamo il punto di arrivo della strada dove riprendere il pulmino che ritorna al centro informativo. Quindi una riconferma che questa città ha da offrire molto e sarebbe un grave errore espungerla da un itinerario lungo questa rotta. Ritorniamo allora in città che è quasi diventato buio, non ci resta che fare un giro, tanto per dare una occhiata intorno e anche per comprare un po' di frutta, per integrare le colazioni locali alle quali non riusciamo proprio ad abituarci. Certamente dando un 'occhiata ai negozi per la massima parte nuovi e rilucenti di colori e di merci, mi viene da fare una osservazione della quale non riesco ad avere smentite, almeno per ora. Nelle mie ultime visite in Cina da lavoratore, nei primi anni del 2000, c'era una caratteristica fondamentale, sulla quale oltretutto facevo conto ogni volta che venivo da queste parti. In tutti i mercati, certo allora più ruspanti, fatti di stalli e banchetti piuttosto che di negozi lussuosi e rilucenti, chi la faceva da padrone erano i cosiddetti tarocchi, le "imitazioni" delle più famose griffe occidentali, dall'abbigliamento alle scarpe e perché no, agli orologi. 

In realtà dalle mie indagini risultava che ci fossero diversi tipi di imitazioni, quelle di elevata qualità, che poi imitazioni non erano, in quanto uscivano delle stesse fabbriche che producevano per le griffe da spedire in occidente e delle quali una parte "sfuggiva" al controllo per finire sui mercati locali e poi quelle di bassa qualità, copiata paro paro magari da fotografie di giornale, come quella commovente che vidi su un banchetto, di una maglietta per bambino con la scritta LENTINO GARAVA, che era evidentemente stata copiata da una immagine che, riportando solo la parte anteriore, non consentiva di vedere il nome completo Valentino Garavani. Tuttavia trovavi bellissime magliette di ogni tipo di marchio ad un Euro (che poi era più o meno il loro effettivo costo di produzione) o sneakers a meno di 10 euro. Insomma la pacchia per i compratori. Ebbene dopo cica 25 anni, pur guardandomi attorno attentamente non si vede più l'ombra di un tarocco di nessun tipo. Saranno effettivamente scomparsi o diventati una nicchia di scarsa importanza e quindi mancante di visibilità? Vero è che pare che ormai qui le produzioni a basso costo, visto l'aumento dei salari e degli altri costi, si siano spostati, delocalizzate, come si dice correttamente, in paesi ben più poveri come Vietnam, Laos e Bangladesh, ma potrebbe anche voler dire che l'occidente con i suoi marchi, non rappresenta più un oggetto del desiderio per la massa dei Cinesi. 

Anzi, sembra proprio che i Cinesi si siano stufati di "copiare" e anzi stiano sviluppando marchi propri per oggetti e materiali di qualità sempre più alta, evidentemente con l'ambizione di conquistare mercati stranieri non già come avveniva prima, solo con i prezzi, ma con un loro design e una loro qualità. Mi conferma Luca, corridore di lungo corso e di conseguenza gran consumatore di scarpe tecniche, che ci sono attualmente marchi cinesi come la 365, che sono ormai al top della qualità internazionale e che se la giocano tranquillamente con marchi ben più altezzosamente famosi, oltretutto con prezzi estremamente concorrenziali, dovuti a mio parere, soprattutto al mantenimento artificioso di un livello di cambio, che favorisce sfacciatamente l'export. Insomma questo mondo ha molto da farci vedere e dare le corrette interpretazioni, e ricordate che capire queste cose è fondamentale per tenere a bada quello che comunque rimane il nostro più grande rivale commerciale mondiale, sarebbe fondamentale per preparare politiche adatte al riguardo. Ma forse questo è un compito troppo difficile per chi deve preoccuparsi soprattutto di carpire voti nella prossima elezione e quindi sbandierare pericoli più sentiti dal popolo bue, come l'immigrazione o la delinquenza nelle strade. Il commercio internazionale è materia da specialisti che non acchiappa neanche una preferenza. Quindi anche noi preoccupiamoci di portare a casa un po' di litchi che qui sono buonissimi, albicocche, pesche dragon fruit rossi come il sangue e perché no, una bella anguria, per il resto, si vedrà.

SURVIVAL KIT


 Gran canyon - Geoparco a circa 70 km da Zhangye, si estende per circa 300 km2. E' una delle recenti realizzazioni turistiche (aperto nel 2016) ed è organizzato con proposte diverse di visita che vanno dal semplice giro escursionistico a piedi, all'uso di camion 4x4 e tratti in cammello. Panorami molto spettacolari e anche qui necessità di tempo per una visita completa, anche tutto il giorno. Ancora poco visitato quindi molto godibile. Ingresso e giro a piedi con uso di pulmino 130 Y, in un paio d'ore si vede già parecchio. Giro di circa 4:30, camion fuoristrada + cammelli: 380 Y. Per arrivarci meglio il taxi.

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martedì 19 agosto 2025

Seta 23 - Le colline colorate di Danxia

Danxia geopark delle colline colorate - Zhangye - Cina - giugno 2025

Cerchiamo di partire presto, perché la meta di oggi prevede il top delle viste all'alba o al tramonto, come è chiaramente scritto in tutte le guide e tutti i dépliant, ma gira gira, tanto per cambiare, non riusciamo a metterci in moto prima delle 8:30, cosa che ci fa arrivare sul posto attorno alle 9, abbastanza presto ma già in tempo per metterci in coda, visto che le Rainbow mountains o Colline colorate, come altrimenti vengono chiamate, sono uno dei parchi geologici più gettonati dal turismo interno cinese. Il centro accoglienza visitatori è la solita faraonica serie di costruzioni prevista per quelli che in Cina, lo avrete capito ormai, devono essere considerati e attrezzati come colossali parchi divertimenti, pronti a ricevere milioni di turisti festanti e chiassosi, in un luogo che noi ameremmo invece vivere nella purezza di una silenziosità solitaria, impensabile ovviamente nell'epoca dell'overturism come quella odierna. Questo va messo in previsione, tuttavia, qui gli spazi sono amplissimi e quantomeno la folla si disperde parecchio, una volta superata la fiera dei banchetti di souvenir e di offerta alimentari che bisognerà pure alimentarla tutta questa gente. Bisogna tuttavia rilevare che l'afflusso di gente e le modalità della visita sono molto bene organizzate. 

L'area del parco è molto vasta e copre oltre 500 km2 e questi rilievi situati sulle pendici settentrionali della catena dei Qilian 山, si sono formati attraverso il deposito di strati diversi di arenarie ferrose  e altri minerali, oltre 100 milioni di anni fa. La compressione tettonica della zolla Himalayana che spingeva verso nord, ha quindi provocato l'emersione laterale degli strati, che mostrano quindi una serie di colori successivi decisamente straordinari, formando così una serie di panorami talmente inusuali da rappresentare una attrazione incredibilmente suggestiva. Per la verità non è l'unico fenomeno di questo tipo al mondo. Ci sono analoghe forme in Perù (Vinicunca), nella Columbia, in Kazakistan, in Azerbaijan e addirittura mi sembra di aver letto che ci sia una piccola formazione di questo tipo anche in una minuscola area dell'interno della Sicilia, ma nessuna di queste è presente con queste dimensioni e con con questa ricchezza di situazioni. Cominciamo naturalmente con i distinguo, infatti molte persone, arrivano attratte dalle foto che circolano su internet, che mostrano spesso colori sovraccaricati e talmente photoshoppati da apparire incredibili, come è ovvio se ci si aspetta di vedere questo si rimane inevitabilmente delusi. 

Ricordo una puntata di Overland che proprio in questa area manifestava tutta la sua delusione per aver visto solo fianchi di colline decisamente grigie e monocrome anche se variegate e a strisce e non mi aspettavo quindi cose eccezionali. Ad aumentare o diminuire l'impatto visivo, inoltre ci sono anche le ore del giorno in cui si effettua la visita, ovviamente quelle migliori sono l'alba e il tramonto ed ancora, le condizioni atmosferiche, il top si ha giustamente con aria cristallina e subito dopo una forte pioggia che pulisce l'aria e massimizza la lucentezza ed il colore delle rocce. Detto questo non si può dire invece che il luogo non sia assolutamente straordinario e che la visita non sia imperdibile. Preparatevi allora ad una bella scarpinata se volete vedere almeno i punti più importanti e famosi. Tutto è stato comunque facilitato perché tutti possano godere al massimo della visita. Intanto sono stati individuati almeno quattro zone principali dove le colline presentano i panorami più interessanti. Da un punto all'altro si viene trasportati con comodi veicoli elettrici panoramici che si spostano circolarmente attraverso i tre ingressi del parco in modo da consentirvi un itinerario completo attraverso questo territorio brullo, desertico e completamente privo di qualsiasi vegetazione, già di per se stesso straniante e foriero di inquietudine. 

Nei punti topici è stata predisposta tutta una serie di scalinate in legno che salgono le colline fino a raggiungere una serie di passerelle e terrazze che affacciano sui punti più scenografici. Se ci andate certi che i colori delle foto viste sono tutti tarocchi rimarrete davvero stupiti ed emozionati, se al contrario, vi aspettate di vederli uguali a quelli che avevate in mete, rimarrete inevitabilmente delusi. Tenete conto che tuttavia le foto che scatterete voi, saranno sempre meno persuasive di quello che vedranno i vostri occhi. Preparatevi comunque ad una scarpinata di tutto rispetto, per fare il minimo obbligatorio, la mia app che calcola queste cose, mi ha segnalato che al termine della visita avevamo fatto quasi 20.000 passi e 55 piani di scale! Prendetevela dunque con calma, salite lentamente, calcolando che comunque vi beccherete parte delle ore più calde della giornata, se no che turisti sareste. Io, che ho le gambe ormai piuttosto "sifule", come si dice da noi, salgo le comode e non ripide rampe di legno, con molta calma, deciso comunque ad arrivare sempre in cima e a godermi la giornata. Per fortuna oggi, contrariamente al solito mi sento piuttosto tonico e quando di tanto in tanto arrivo ad una piattaforma che si stende davanti al gruppo di colline che si stendono di fronte a me, lo spettacolo mozza il fiato: serie infinite di strisce di cinque, sei colori diversi, rossi, gialli, grigi, ma anche incredibili azzurri e verdi si stendono con ordine all'infinito. 

Le creste e le contorsioni che le pressioni della roccia hanno esercitato sugli strati sottostanti, creano serie di spezzature, linee parallele e poi a zig zag, che si perdono dietro ad altre ancora più complesse, fino a formare disegni arditi e effetti optical, che solo un grande artista avrebbe potuto immaginare. Ma non basta perché basta il passaggio di una nuvola o la variazione della posizione di incidenza dei raggi solari che si spostano durante le ore della giornata e altri colori appaiono, le sfumature e le variazioni cambiano in continuazione quasi stessi osservando  un caleidoscopio, che, quando eri bambino, guardavi stupito cambiare tinte e disposizione ad ogni movimento e torsione della mano. Già questi colori incredibili e meravigliosi che ti fanno rimanere a bocca aperta cercando di interpretare la natura e le sue stranezza. Invece nulla di anomalo, sono i minerali a conferire questa strepitosa variabilità: le variazioni di rosso date dalle percentuali di presenza degli ossidi di ferro, il rosa dal manganese ed il giallo dallo zolfo, i bianchi e i grigi dalle marne e dai carbonati di calcio, i blu e i verdi dalle differenti ossidazione del rame, i marroni dai conglomerati di rocce e magnesio e le strisce nere di solido granito. 

Naturalmente scatto a ripetizione una gran quantità di foto che poi riguarderò deluso la sera in camera, tutte invariabilmente grigiastre e quasi monocromatiche, così diverse dalle immagini emozionanti che mi sono passate davanti agli occhi per tutta a giornata. Prendiamo il pulmino per spostarci alla seconda zona e poi alla terza e qui nuovi panorami, diversi punti di vista, serpentine colorate e valli dietro alle quali si susseguono le striature ora bianche, ora scure, ora in tutte le sfumature di rosso. Le rocce poi, sottoposte ad una intensa erosione da parte degli agenti atmosferici assumono forme fantastiche, di animali, di oggetti, di personaggi fiabeschi, quasi il luogo oltre alle emozioni visive, volesse anche raccontare storie fantastiche di dei e di demoni in lotta tra di loro, di animali inesistenti che lanciano fiamme dalla bocca e lottano tra di loro per primeggiare in un mondo raccontato solo nelle favole e nei miti antichi. Mamma mia, che emozioni, che bellezza.! Certo vedere tutto questo dall'alto deve essere ancora più emozionante. Intanto sono vietati i droni, credo proprio per incentivare i visitatori ad investire un po' di soldi nelle offerte di esplorazione dall'alto. Ci sono un paio di elicotteri infatti che si aggirano intorno continuamente. 

Abbiamo visto anche un cartello che parlava di mongolfiere e devo dire che questa volta, visto anche il prezzo indicato di soli 200 Y è decisamente allettante, avrei morsicato, per la prima volta, ma purtroppo non siamo riusciti a trovare il punto di partenza delle ascensioni, posto naturalmente che si facciano (le foto ci sono, ma chissà). Comunque sia, sazi di bellezza verso le tre, stiamo per abbandonare le postazioni e per poco ci perdiamo il meglio, infatti il quarto punto di osservazione dove portano le navette, si rivela essere decisamente il più bello in assoluto. Dalla grande terrazza, i colli si snodano sotto di noi come onde del mare, ma rosse e gialle, forse dipinte da un pittore fauve, folle dalla nascita o improvvisamente impazzito che ha immaginato un pianeta alieno dalle forme inusitate e ha voluto riportarlo su questa tavolozza infinita. Rimaniamo ad ammirare le colline senza avere la forza di andarcene, a questo punto neanche ti accorgi della gente attorno a te, poca o tanta che sia, rumorosa o caciarona non importa, resti lì a guardare cercando di impiantare nella tua mente un ricordo di quelle immagini che poi crederai solamente sognate e poco credibili, anche loro passate attraverso i filtri di un Photoshop un po' troppo esagerato. 

Ce ne andiamo via lasciando dietro di noi un leggero velo di tristezza, perché rimane un senso di dispiacimento a lasciare un luogo come quello che certamente non vedrai mai più e potrai ricordare solo attraverso qualche foto sbiadita. Forse per quello, all'uscita le nostre ragazze corrono affannate all'acquisto compulsivo di alcuni bei foulard di seta che esibiscano così almeno al collo la serie infinita di colori che abbiamo visto dipinti sulle rocce e che speriamo possano perpetuarsi nel ricordo. Indubbiamente se questa è la via della seta ci sarà pure una ragione perché si chiama così e non c'è tessuto più bello, più prezioso e al contempo più affascinante che l'uomo abbia creato per imprigionare la bellezza del colore, affinché possa ornare anche la bellezza delle nostre donne, che davvero se lo meritano (questa ci stava tutta, no?). L'auto intanto ci aspetta nel gigantesco parcheggio, siamo stanchissimi e abbiamo l'occhio un po' triste ma non abbiamo ancora realizzato che oggi, le emozioni non sono ancora finite.

SURVIVAL KIT

 Geopark - Rainbow mountains- Famoso parco geologico, principale punto di attrazione della città di Zhangye. A circa 30 km dalla città; centro visitatori e grande dispiego di mezzi, tipo consueto parco divertimenti cinese. Sito Unesco dal 2006, in grande sviluppo turistico. La visita è organizzata con bus elettrici che portano nei 4 punti principali del parco per circa 20 km di strada. Qui ci sono scale e passerelle che portano a piattaforme dei migliori punti scenici sulle rocce. Periodi migliori dopo la  pioggia, all'alba e al tramonto. Dedicare almeno mezza giornata. Possibilità di sorvolo con elicotteri e mongolfiere (a prezzi modici, salvo trovarle). Il biglietto minimo che comprende ingresso e bus sui 90 Y (ma gli over 65 sempre gratis). Consultate il sito dove i punti interessanti sono bene illustrati con mappa e consigli di visita. Giro faticoso, ma comunque imperdibile. 

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