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domenica 17 maggio 2026

L'era dell'odio


 Mi pesa ogni giorno di più questo carico di odio che monta come la panna sbattuta nella zangola, ogni giorno più soda, ogni giorno più densa e corposa. Odio che alimenta altro odio e che chiama odio, che esime da ogni tipo di ragionamento, logica di discernimento. Odio che viene spinto dall'esterno da tutti coloro che su questo clima prosperano e ne traggono vantaggio e motivi di prosperità. Posso capire le motivazioni che stanno alla base di questo atteggiamento da parte dei politici che sull'odio prosperano e ritengono con giuste motivazioni di riuscire a gonfiare la loro base di voto, per poter mantenere od arrivare a quell'agognato potere che consente loro ed ai loro parenti e sodali, la prosperità e che in ogni modo tenteranno di stravolgere la competizione elettorale onesta per farla volgere artatamente a loro favore. Diciamo che sta nella natura delle cose. L'odio è concime importante per il loro disegno e quindi lo sfruttamento di questa variabile fa parte di una strategia che si può definire ragionevolmente applicata, se siete di quelli a cui non viene spontaneamente la nausea per farlo. Ma non riesco a capire come questo sentimento di barbarie assoluta riesca a conquistare la gente comune, che evidentemente invece sente un piacere quasi fisico ad alimentarsi di questo veleno fino ad averne la mente, l'anima ne è già, ottenebrata. E' come una sorta di euforia, una ubriacatura che purtroppo non porta al coma etilico o peggio come le droghe più potenti, pur essendo più potente di tutte le altre, colpevole alla fine di portare danni a tutta la società e non solamente a chi la assume. Forse è una malattia, un virus che non si sa come, colpisce a caso nella popolazione e poi si trasmette con grande indice di contagiosità, fino ad interessare larghissimi strati di popolazione e ahimè, non ci sono medicine per curarlo, né vaccini per prevenirlo. 

Certo l'ignoranza aiuta tanto a formare quel substrato di marcia acquiescenza dentro la quale il germe primario dell'odio alligna e cresce, se ne alimenta in maniera ghiotta e inconsapevole, anzi nella maggior parte dei casi se ne gloria, l'ignoranza e più grassa è, meglio è, e si bea di mostrarsi come un vanto, una medaglia di distinzione. Nessuna comunità, nessun paese ne è esente e purtroppo spesso vive e prospera anche in tutti gli schieramenti sentendosi giustificato dai fatti e dagli eventi che di volta in volta vanno a compiersi, indotti, provocati o magari spinti appositamente dai pupari che in questi casi manovrano alle spalle perseguendo i loro disegni, proprio a volte agendo sul campo avversario dove si trova terreno fertile e stupido da maneggiare. Certo gli egoismi nazionalistici sono quelli che maggiormente facilitano lo sviluppo scientificamente codificato della piaga dell'odio, ma poi tutto aiuta per far cadere in questa tragica ed autolesionistica tabe anche tutti gli altri. Purtroppo la storia dimostra che quando nascono e si ingrossano a dismisura, queste situazioni proseguono senza possibilità di attenuazione per intere generazioni ed oltre. Magari rimangono lì latenti per anni, sembrano magari scomparse ed invece sono soltanto sopite e sospese, come quei germi che rimangono ibernati per anni o decenni nelle opportune metodologie di conservazione, poi basta poco per riattivarli riportandoli di nuovo alla loro perniciosa e devastante velenosità. Adesso siamo proprio in questo tragico momento, non so se siamo al massimo dell'infezione o se questa possa ancora crescere, quello che è certo è che sempre il finale a cui conduce, è sempre tragicamente lo stesso, il bagno di sangue collettivo, che oggi non può che interessare l'umanità intera. Un epilogo terrificante e così completamente devastante da far ragionare finalmente tutti, presi finalmente da una nausea collettiva e globalizzante verso l'odio e la violenza, che per un periodo più o meno lungo, assicurerà una tregua, un respiro di ragione e di ragionamento ad un'altra fortunata generazione.



lunedì 11 maggio 2026

I dottor Stranamore

Il dottor Stranamore - dal web


Gli alti e bassi continuano, mentre la gente muore come se niente fosse; le diplomazie lavorano sotto sotto cercando la soluzione per chiudere vicende disastrose per entrambi i contendenti, ma tese in primis ad uscirne con una soluzione ufficiale che dimostri che ognuno dei contendenti ha vinto ed ha ottenuto quello che la sua prepotenza da un lato e capacità di resistenza dall'altro, si proponeva coi suoi atti. Solo quelli che sono guidati solo da una cieca violenza prevaricatrice ed assassina, cercano di boicottare anche questi timidi tentativi che hanno soprattutto una visione economica della questione. Loro sono più portati a considerazioni di intonazione messianica, disposti anche a rovinarsi pur di compiere il dettato divino. Così temo che il tira e molla durerà assolutamente ancora a lungo, almeno il tempo di fabbricare ancora altri missili e altre bombe, riempire insomma gli arsenali ormai quasi svuotati del materiale obsoleto, che anche a questo servono le guerre. D'altra parte anche questo è PIL, non se ne esce. Certamente queste nuove guerre hanno imposto delle novità sul substrato di bieca spietatezza che più o meno si è riproposto uguale nei tempi. Intanto si è capito bene da parte delle élite militari che più civili si trucidano meglio è, in fondo costa meno e consente di conservare la forza combattente più a lungo e in secondo luogo, si sono imposte nuove armi di combattimento, i droni in generale, che consentono non solo di ridurre notevolmente il costo dei materiali bellici necessari, ma che rendono da un lato assolutamente obsoleti altri materiali altrimenti costosissimi, come i carri armati, aumentando la sproporzione tra arma di attacco.

I droni appunto da poche migliaia  o decine di migliaia di euro, che per essere neutralizzati/abbattuti, necessitano di strumenti sproporzionatamente costosissimi, missili sofisticati da milioni di euro, tanto per fare un esempio. Inoltre se con un aggeggio da 3000 euro, che ormai è in grado di produrre anche un paesotto di media tacca, nei suoi stabilimenti dove costruiva auto di pietosa qualità, neutralizzi un carro da due milioni, le cose cambiano. Da un lato è un bene perché significa che è significativamente più facile difendersi da un prepotente, potente. Però è un po' la filosofia del gruppo debolissimo sul piano militare, che alla fine prima di soccombere si dedica al terrorismo, da sempre l'arma dei poveri, per questo osteggiata e demonizzata anche filosoficamente dai ricchi. Questo però ha un po' spiazzato la tattica militare, costringendo i potentati militari a ragionare sul fatto che anche una piccola potenza, che abbia a disposizione solamente una infinitesima parte della forza militare di una grande potenza, possa rendere molto complicato se non impossibile una vittoria netta o peggio una invasione sul campo, che la sproporzione delle forze avrebbe un tempo reso veloce e con una vittoria facilmente prevedibile. Insomma alla fine rimane solo più il discrimine delle armi nucleari ed il pericolo reale è che alla fine il più forte, frustrato dalla comprensione del fatto che nonostante tutto non ce la farà ad annichilire il più debole, si senta invogliato ad usarle, tanto "per dare una bella lezione". Tutto questo fa molta paura, anche perché la convinzione, credo generale, è che alla testa delle realtà più potenti della terra ci siano dei dementi totali, mossi da loro schizofrenie personali incorreggibili ed incontenibili al tempo stesso, altro che Dottor Stranamore. Qui si fa davvero sul serio. Comunque come diceva quel bambino, io, speriamo che me la cavo e soprattutto, che alla fine mi lascino partire, per il ritorno eventualmente, pazienza.



giovedì 5 dicembre 2024

Anche in Corea

dal web (il post)


Guarda un po' leggi la notizia, senti i TG e quasi non ci credi, anche in Corea. Che ci fosse casino a Tbilisi, in un paese da sempre marca di frontiera, problematico di per sé con la sua miriade di gruppi etnici in perenne lotta tra di loro e per di più con un vicino così ingombrante ed ingordo, con la decisa volontà di ricostruire l'impero perduto per lassismo, incapacità e obsolescenza, è perfettamente comprensibile, anzi te lo aspetti da un momento all'altro, ma che cose analoghe capitino in quello che non puoi altrimenti definire che come il paese del sorriso, della gentilezza, della pacata mansuetudine, almeno apparente, non si riesce ad accettare. A me che da poco ci ho trascorso quasi un mese, non appare credibile che gente che non fa altro che prestarti attenzione, darti aiuto non appena ne sospetta la necessità, che parla sempre con voce sommessa, che non fa altro che sorridere in ogni circostanza e sembra davvero felice e serena, sempre circondata da fiori e dal gusto del bello e di cui non puoi non rilevare i modi sempre gentili e misurati, si metta a urlare in piazza slogan barricaderi e si mostri disposta ad un atteggiamento violento verso il potere costituito. E' pur vero che i trascorsi di questo paese hanno mostrato tendenze volte a lasciare spazi a regimi dispotici e corrotti, ovviamente sostenuti dagli onnipresenti Stati Uniti in chiave anticomunista, che d'altra parte non cessa di rappresentare una  minaccia concretissima a pochi chilometri di distanza, ma erano cose che si pensavano superate e che non appena il cicciolone, fosse stato messo da parte dalla vita o dalla circostanze, avrebbe potuto evolvere verso una transizione pacata finalmente indirizzata ad una tranquilla riunione. 

Invece niente di tutto questo, anche lì toni di battaglie e clangor di scudi; folle urlanti e idranti polizieschi, camere barricate e opposte richieste dii arresti. Speriamo finisca bene come uno dei tanti golpe falliti, inclusi quelli da operetta, degli ultimi decenni. Vedremo, certo che bisogna constatare che sarà una combinazione, ma praticamente tutti i paesi in cui metto piede, passato poco tempo, diventano campo di battaglia e non solo in senso politico e di parole. Per nominare solo gli ultimi che mi vengono in mente, a partire da Sao Tomé dove pochi giorni dopo la mia partenza avvenne un tentativo di golpe subito soffocato fortunatamente che ha lasciato sul campo però tre morti, all'Etiopia, al Libano, al Caucaso e adesso alla Corea. Speriamo bene, ma mi aspetterei a questo punto lettere dalle ambasciate dei paesi di cui ancora non ho ancora varcato i confini (e sono ancora molti purtroppo) che mi invitano caldamente a non programmare alcun tipo di viaggio attraverso i loro territori. Che sia proprio io che porto male? Spero proprio di no. Certo che Argentina e Brasile che ho appena lasciato, mi sembrano terreni assai fertili per queste situazioni e non vorrei davvero tirargliela, in particolare guardando alla loro storia recente ed alla attuale precaria loro situazione economica, non che noi stiamo tanto meglio per carità. Ma di questo avremo modo di parlare non appena mi metterò all'opera per raccontarvi di questa mia ultima esperienza. Ma lasciatemi turare il fiato ancora un po', Per adesso incrociamo le dita e facciamo voti che le cose almeno parzialmente, se non è chiedere troppo, si risolvano, che andremmo tutti meglio, salvo i venditori di armi naturalmente.


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domenica 1 ottobre 2023

Un'altra in meno

immagine da RaiNews


 Così un'altra nazione è scomparsa, negletta da tempo, dimenticata da tutti, semplicemente ignorata, dai media ovviamente e dai governi a cui fa comodo far finta di niente. Naturalmente assieme alla nazione perduta scompaiono anche i suoi abitanti, quei 120.000 armeni destinati a subire una sorte ormai consueta per questo popolo disgraziato, un po' come gli ebrei, che tutti i vicini hanno sempre cercato di eliminare fisicamente, come si chiama già? Ah sì, pulizia etnica, così ci sono un po' di migranti in più da stipaare in qualche campo profughi magari chiedendogli il pizzo, che mica ti possiamo mantenere a gratis o a marcire per decenni, fino a quando non scompariranno del tutto, comunque sempre utili al più a quei partiti politici che hanno bisogno, per coprire le proprie incapacità, di pompare qualche pericolo esterno e raspare qualche voto in più dalle menti più deboli di ogni territorio. Ce ne sono in giro per il mondo di questi popoli disgraziati, che portano con sé l'imprinting dell'essere odiati a prescindere e che alla fine la storia conduce sempre allo stesso epilogo. I più veloci o i più fortunati o quelli più disponibili a rinunciare alla loro identità culturale, riescono a sgusciare via in anticipo, altri appena un attimo prima che che si scateni il pogrom, altri infine, gli ultimi, chiamiamoli "fortunati" addirittura durante il momento del massacro finale, pescando gli ultimi biglietti della lotteria della via. E i momenti del macello di susseguono nel tempo, perché l'uomo pervicacemente resiste all'essere sterminato, non vuol cedere, non si rassegna a quello che sembra essre il suo inevitabile destino. 

Così dopo l'opera di macelleria sistematica dell'inizio del '900, come mi raccontava a lungo con le lacrime agli occhi il mio caro amico Sarkis, nipote di una donna raccolta al largo di Cipro da una nave francese e di lì finita a Parigi e poi in Italia, dove lui poi era nato e cresciuto, altri eventi si sono susseguiti per un secolo. Pensate un po' allora erano i Francesi che giravano per il Mediterraneo a salvare vite e portarle a Marsiglia e il transito Italia-Francia quella volta era avvenuto al contrario. Eravamo ancora in clima belle époque e il clima generale non risentiva ancora del furore distruttivo che si stava addensando sul continente per esplodere solo pochissimi anni dopo e forse questi non erano ancora valutati come problemi. Però anche dopo quel macello che sembrava definitivo, la diaspora continuà per altri decenni prima della II guerra mondiale, quando il Sangiaccato di Alessandretta passò alla Turchia ad esempio, creando nel vicino Libano, da sempre terra di arrivo per i transfughi di tutto il Medioriente, importanti comunità, addirittura nuove città di profughi.. E' sempre così, quando il tuo storico persecutore si ingrandisce allargandosi oltre i suoi confini, la fuga deve riprendere, perché anche quel luogo che sembrava la salvezza, diverna terra bruciata per te e la tua disgraziata famiglia. Ma per questi popoli odiati da Dio, evidentemente, sorgono sempre nuovi nemici, vicini potenti a cui pesi e che a poco a poco, dal malsopportare la tua presenza diventano vogliosi di predazione e decidono prima o poi di utilizzare qualche vario tipo di soluzione finale. 

Così è morto anche il Nagorno Karabag, i suo poveri abitanti, fuggiti tutti attraverso il confine, destinati ancora a qualche scampolo di vita miserabile, ma almeno vivi, mentre gli artefici dell' "operazione militare speciale", questa volta avvenuta con successo secondo le modalità credute possibili per l'altra, più grande, festeggiano alla grande spalleggiati dal Grande Protettore che li ha benedetti, ma soprattutto ottenuta grazie alla totale indifferenza del mondo che questa volta non saprebbe davvero più dove andarsi a cercare il gas. Capirà, adesso arriva di nuovo l'inverno e un gasdotto dall'Angola è un po' un problema e poi gli italiani mica li voglioni i rigassificatori, sporcano, sono pericolosi e poi che li facciano a casa degli altri, noi dobbiamo già discutere dello spot della pesca. E poi questi sono talmente lontani  e chi lo ha capito, signora, dove e soprattutto cosa cacchio è questo Nagorno Karabag? Così va il mondo, facciamocene una ragione e poi Stepanakert, manco l'abbiamo mai sentita nominare. Inoltre diciamo pure la verità, 'sto stato non era stato riconosciuto proprio da nessuno e se lo zar dà il permesso ai vicini assatanati e carichi di odio di invaderlo, facciano pure a chi vuoi che freghi qualcosa. Una cacca di mosca (con la m minuscola naturalmente, absit iniuria verbis) sui libri di storia. Quindi addio a questa piccola enclave armena in territorio azero e pensare che l'avevo inserita come tappa nel viaggio del 2020, poi saltato a carsa del Covid. E comunque tranquilli il gas continuerà ad arrivare e quest'inverno staremo coi piedi al calduccio.


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lunedì 26 giugno 2023

Soffia il Buran, il vento del nord

dal web
 

Visto che il mio soggiorno napoletano è ormai concluso e magari comincerò a parlarvene domani e dato che sono stato sollecitato da qualcuno a dire la mia, sui fatti che stanno capitando in Sarmazia, visto che ho avuto trascorsi da quelle parti, vi racconterò la versione del Bo, anche se tutto è da prendere con le molle, visto che da quelle parti le cose sono sempre da interpretare e quello che sembra chiaro ed evidente, nella maggior parte dei casi si rivela poi essere ingannevole. Dunque i fatti sarebbero questi: Il proprietario della Wagner, un capitano di ventura, prodotto delle carceri locali, dove ha già trascorso una decina di anni, manovra la sua milizia privata (la più importante di tante che ci sono da quelle parti) utilizzata dal regime per compiere porcherie varie in giro per il mondo (Medio Oriente e Africa) dove fanno saltare governi ed esercitano in pratica diritto di razzia, grazie alle quali ha accumulato discreti fondi. Questo tizio detto anche il Macellaio per le buone prove date in Siria, è stato molto utile al governo anche per le ingerenze nelle elezioni americane e al momento svolgeva un compito determinante sui confini ukraini, visto che l'esercito regolare russo è da considerarsi piuttosto inefficace a prescindere dalle bombe atomiche. In questo momento in Russia, dove al contrario di quanto hanno pensato esimi commentatori, i problemi economici sono molti e le cose non vanno per niente bene, cosicchè ci sono molte voci discordanti rispetto all'andamento della guerra, si potrebbe quasi dire che ci sono delle correnti decisamente in contrasto tra di loro e pronte a farsi la festa se capita. 

Infatti se da una parte queste milizie sono state utilissime al governo, sono in realtà mal tollerate dal potere centrale ed i responsabili militari del regime, Shoibu e Gerasimov, stanno tentando di assimilarle all'esercito normale per riportarle sotto il loro controllo, senza considerare che sono composte in massima parte o da tagliagole ceceni o da avanzi di galera criminali e assassini, tirati fuori dalle carceri con amnistia delle pene pur che vadano a farsi ammazzare nelle guerre varie in giro per il mondo. Ovviamente il capo della Wagner non è molto contento di farsi soffiare la sua creatura e sua personale macchina da soldi per tornare a nutrirsi di tangenti sui pasti dell'esercito e da un po' tuona contro i capi dell'esercito additandoli come nemici del popolo e corrotti. Ora si sa che i capitani di ventura o finiscono attaccati a un palo o diventano imperatori, così, detto fatto l'altro giorno dichiara, dopo averlo minacciato, più volte di mollare le trincee dove si sente abbandonato dalla ghenga moscovita e di dirigersi a Mosca per "mettere a posto le cose", salvo poi dire che ha cambiato idea e dichiarare che ripara in Bielorussia. Putin prima gli dà del traditore, poi dice che la cosa si può perdonare e oggi del problema a Mosca neppure si parla più, come quando lo zio di un mio amico che raccontava le barzellette su Stalin una sera non si presentò a cena e davanti alla sua sedia vuota, nessuno fece cenno alla cosa, come se non fosse mai esistito. 

Mi sembra che le cose non siano molto lineari. Intanto è strano che una milizia che in quasi un anno è riuscita ad avanzare in Ukraina di una decina di chilometri, in una decina di ore sia arrivata a duecento chilometri da Mosca senza quasi sparare un colpo. Poi improvvisamente il tipo dice che aveva scherzato e che va ad addestrare i bielorussi. Insomma mi sembra una vicenda non troppo sensata. Una cosa interessante da notare è che quando laggiù succedono questi scossoni, non bisogna badare troppo alle dichiarazione e a chi le fa, ma a quelli che stanno zitti e non si pronunciano e qui sono stati parecchi, soprattutto i vertici putiniani, in particolare Lavrov non ha pronunciato una parola anzi non si è proprio visto in giro. Per quanto ho visto in passato (ed ero a Mosca quando c'è stato il finto golpe con cui è stato fatto fuori Gorbachov e quando è stata assediata la Duma con dentro Kasbulatov e soci, aprendo la strada a Eltsin) la tecnica del finto golpe è molto utilizzata soprattutto per capire chi nel momento del casino fa dichiarazioni e si schiera, per capire chi sta con chi e quindi far fuori i nemici che stavano nascosti, cosa che ha magistralmente imparato anche il buon Erdogan. 

E questa è tutta gente che viene o dall'ex KGB o dal GRU, che al momento sembrano uno pro e l'altro contro la guerra, quindi Putin ha bisogno di contare chi è con lui e chi è contro di lui, visto che la truppa degli oligarchi sembra che se la stia dando a gambe, anche se il peculio all'estero è un po' ridimensionato, ma prima di rimetterci la ghirba, pazienza se qualche yacht se ne va a puttane. Comunque vediamo nei prossimi giorni come si mette, soprattutto se i vertici dell'esercito ricompaiono oppure se prendono il raffreddore (come capitava ai tempi bresneviani) oppure al contrario se Prigozhin cade accidentalmente da qualche finestra che si sa che a giugno a Minsk le balaustre sono scivolose, oppure al contrario prende il posto di Lukaschenko, che anche lui di salute non sta troppo bene e ha bisogno di riposo. Comunque sia, state accorti che se cade Putin, come molte menti illuminate hanno auspicato, con i candidati al suo posto c'è da stare freschi. soprattutto considerando anche le atomiche che appunto sono state mandate in Bielorussia per pura combinazione. Adesso l'unica cosa importante è che Biden e soci, stiano calmini per un po' senza prendere iniziative. A corollario, divertente notare che mentre le cancellerie di tutto il mondo si consultavano compulsivamente, in Italia non è neanche suonato un telefono, peggio che in Burundi. Dai tranquilli che da quelle parti il più bravo ha mangiato la mamma.


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sabato 4 febbraio 2023

Haiku nucleare

Sestriere - Foto T. Sofi

 

fiamme nel cielo

la neve è rosso fuoco -

è già la bomba?




venerdì 3 febbraio 2023

Una vecchia foto

1994

Un mio caro amico di Mosca mi manda questa foto emersa da un cassetto di ricordi, facendomi un piacere che non riesco neppure ad estrinsecare. Erano i miei primi approcci alla Grande Madre ed i colleghi di lassù erano venuti in Alessandria per conoscere la realtà aziendale a cui dovevano fare riferimento, così erano finiti a casa mia. Avevamo ancora una vita davanti, insomma trenta anni non sono pochi e allora Mosca era nello sprofondo più totale. Uno di loro, se ne è già andato e sono sicuro che se può ancora dare un'occhiata di lassù, sorride amaro al vedere quello che sta succedendo alla sia amata Russia. Sorriderà anche perché ormai sa tutta la verità sugli Ufo, cosa che in vita, lo perplimeva assai, oppure, come pensava sicuro, sarà già rinato e sicuramente, visto quello che ha già pagato in questa vita, sarà in una situazione migliore e avrà di certo una vita più serena. Il biondino invece, che veniva da una piccola città del Nord del Caucaso, in Circassia, fremeva già allora, dopo aver mollato la moglie a favore di una scialba segretaria, e potrebbe essere emigrato in Usa o Canada, visto che già ci era andato un suo figlio. Quello che più mi fa stringere il cuore è il primo a sinistra in piedi, figura dostoievskiana, magrissimo dalla voce profonda che si sentiva pochissimo, dietro le lenti spesse di occhiali di stato, che in una Ukraina devastata dalla crisi economica, con l'inflazione del 100.000%, si arrabattava per cercare qualcuno che avesse qualche svanzica per comprare un qualsivoglia impiantino che gli desse aggio di una provvigione se pur minima. 

Aveva un paltò leggero e liso, nero come la notte in cui si avvolgeva con l'aiuto di uno sciarpone pesantissimo che lo proteggeva dai - 20°C di gennaio, quando mi accompagnava in giro per il Dombass in quell'inverno duro, in cui la mancanza di metano in arrivo da Mosca, visto che era stata dichiarata l'indipendenza costringeva a mantenere nei condomini una temperatura massima di 13 gradi, non so se mi spiego. Credo non avesse neanche i soldi per mangiare e quei 500 $ al mese che gli anticipavamo dovevano essere una manna insperata per la sua famiglia. Ne cambiava dieci per volta perché la ipersvalutazione ne cambiava il valore dalla mattina al pomeriggio dello stesso giorno, ancora tanto per ricordarci quanto ha già passato quella gente. Però teneva in tasca sempre un mazzetto di Cuponi di piccolo taglio, la carta straccia che circolava allora in Ukraina, e davanti alle chiese in cui mi accompagnava per mostrarmene le bellezze nei momenti di pausa, li distribuiva con meticolosa precisione alle decine di vecchiette che mendicavano davanti alle porte, prima delle funzioni. Non ebbe successo e ci lasciò presto in cerca di altre opportunità. Mi dissero anni dopo, che lavorava per i tedeschi nell'ambito farmaceutico e aveva aperto diverse farmacie a Kharkhov. Chissà se oggi dopo trenta anni le sue farmacie sono ancora in piedi o se le bombe hanno raso al suolo ogni cosa e soprattutto se lui è riuscito a scamparla? Chi avrebbe potuto immaginarlo allora? Se sei vivo Alex, resisti, ne hai viste tante, passerà anche questa, sempre che quel tizio non tiri la bomba definitiva.



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lunedì 30 gennaio 2023

La vedo nera

 

da Micromega

Non si può fare a meno di ritornare di tanto in tanto, preoccupati, sullo stesso argomento. Bisogna farcene una ragione, la guerra sta scivolando, sembra inevitabilmente, verso il baratro. I fatti sono lì da vedere. I due contendenti non sono intenzionati in alcun modo a mollare il punto e continueranno fino alla consunzione, obbligati a questo, dal loro fronte intero, a cui non di può dare altro che la vittoria finale. Gli USA sono interessati, privi come sono di visione futura, alla continuazione del conflitto all'infinito, per indebolire uno dei loro nemici storici, per mettere sempre più in crisi economicamente e politicamente l'Europa e mostrare alla Cina che hanno le palle, in vista del prossimo conflitto a base Taiwan, assieme ai Britannici che dopo la Brexit sono completamente diventati una appendice d'oltreoceano e che hanno i loro interessi energetici. I confinanti, giustamente, sono terrorizzati dalla presenza dell'Orso che appena digerito il primo pasto passerebbe a loro. La NATO è soddisfatta, in quanto può fare un test molto valido sul campo invece che sulle prospezioni teoriche, smaltisce arsenali vecchi e dà lavoro alla lobby delle armi. Gli unici che avrebbero davvero interesse a piantarla lì e che hanno il massimo del danno sono gli Europei, ma i governi hanno le mani legate da molte panie, motivi etici (come si può lasciare che sia fatto strame dei trattati internazionali), motivi di alleanze (vuoi come vuoi, ma siamo nella NATO e ne manteniamo gli obblighi), motivi politici (tutte le cancellerie sono  ufficialmente schierate su una posizione attiva). Quindi questa situazione, se non interviene qualche novità sostanziale, come ho detto, non può non portare che verso una soluzione tragica. 

Anzi due. Anzi tre. La meno grave per il mondo è che continui l'equilibrio tra le parti, con consunzione progressiva di entrambi, cosa auspicata dagli USA, temuta dalla Cina e subita dall'Europa che ne avrebbe però un danno prevalentemente economico. La seconda è che solo l'Ukraina esaurisca progressivamente le sue forze e non bastino più gli aiuti in materiale da parte dell'Occidente, in questo caso diventerà inevitabile la discesa in campo delle forze NATO come si dice con  gli stivali sul terreno e la guerra diventerebbe a questo punto diretta con la Russia. Il terzo scenario vede una sconfitta sul campo della Russia e questo sarebbe il più tremendo, perché a questo punto Putin, fidatevi di quello che dico, dato che conosco un poco quel mondo, utilizzerebbe un'arma nucleare e precisamente lo farà nell'area tra Cherson e la centrale di Zaporigia. Ora io spero ardentemente che di fronte a questi due ultimi scenari, tutti i decisori abbiano un piano preciso da seguire, perché se no, se tutto rimane in mano all'improvvisazione del momento, saranno come si dice c**zi amari per tutti. Ora è chiaro che la maggioranza delle opinioni pubbliche specialmente le europee sono contrarie ad andare avanti su questa strada e mollerebbero tranquillamente al loro destino Ukraini e company, interessati, anche comprensibilmente, solo alle loro bollette del gas, ma anche questa strada non sarebbe una soluzione praticabile, sia perché Putin andrebbe poi avanti con il suo progetto, sia perché nel resto del mondo ci sono molte situazioni critiche che stanno solo aspettando di vedere cosa succede per agire di conseguenza. Tutto il Medio Oriente è una polveriera in attesa di far scoppiare le polveri, nei Balcani, la Serbia non aspetta che la dimostrazione che ogni stato può fare quel che gli pare per far saltare il coperchio della guerra ex-Yugoslava, la Cina poi freme sui blocchi di partenza per invadere Taiwan, per poter stornare l'attenzione dai suoi grossi problemi interni. 

Dunque anche seguire questa strada presenta una serie di pericoli, non sottovalutabili. Tutto sommato la prima strada è quella, pragmaticamente, meno dolorosa per il mondo, ma per perseguirla in attesa che, come in molti altri casi l'incendio si spenga da solo per esaurimento di combustibile, bisognerebbe utilizzare una tattica esattamente opposta a quella che si sta svolgendo in questo momento. Adesso, Europei per primi, si assiste ad una politica di annunci roboanti, forse per spaventare l'avversario che a sua volta si sfoga dando del coglione a chi fa i proclami. Per chi conosce il russo, basta leggere la dichiarazione di Mevdeiev per vedere che questo è esattamente il significato letterale, ancorché edulcorato dai media. Quindi dichiarazioni roboanti, seguite da fatti nominali. Manderemo carri armati grossi, lunghi e duri! Poi nella realtà sarà qualche decina, che non vedo come potrebbero influire in maniera decisiva sul conflitto. Tuttavia questo produce una sensazione di escalation che costringe l'altra parte a fare e dire le stesse cose, con un effetto finale di marciare verso il finale rovinoso delle due ultime opzioni. A mio parere invece bisognerebbe fare l'esatto contrario. Dichiarare continuamente che bisogna sedersi al tavolo, non parlare mai di aiuti e armi e nella realtà mandare gli aiuti necessari a mantenere l'equilibrio, facendo capire sotto sotto, a chi di dovere la filosofia del Whatever it takes. Ufficiosamente deve passare il messaggio al Cremlino che non si vuole distruggere la Russia e soprattutto abbattere l'attuale centro di potere (sarebbe un gravissimo errore, vedi Saddam, Gheddafi, e così via), ma che non sarà mai accettato il contrario. Ma assolutamente tutto sotto traccia e tra grandi sorrisi, negando di inviare ufficialmente qualunque tipo di armamento che non sia aiuto umanitario, senza minacce di tribunali internazionali, sfracelli di cattivi ceceni e così via. Leggetevi l'arte della guerra di Sun Tzu, che non era un cretino. Poi fate quel che vi pare tanto io, di anni da vivere ne ho più pochi e sono poco sensibile quindi ai danni a lungo termine delle radiazioni e comunque speriamo che me la cavo.


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domenica 15 gennaio 2023

Allora la finiamo?


da Rai News

Come avrete notato da mesi (addirittura dal maggio scorso), mi sono tenuto appositamente lontano dal commentare ulteriormente quella insana follia che continua a perpetrarsi a poche centinaia di chilometri da noi. Non per nulla il titolo dell'ultimo post al riguardo era Mi hanno stufato. Così ho proseguito, nella speranza che questo non fosse interpretato come silenzio-assenso, a non parlarne più e a seguire la linea editoriale di questo spazio che giustamente dovrebbe essere dedicata ad altri e più piacevoli argomenti, Però devo constatare che a distanza di quasi un anno dall'inizio, siamo ben lontani dal vedere la fine delle ostilità e quindi qualche cosa bisognerà pur dire al riguardo, anche per evitare di essere considerato un insensibile cinico. Certo sono anche io come tutti orripilato da quanto avviene e dalla completa cecità di tutti gli attori di questa tragedia, ma penso che quando si cerca di tirare le somme, di mettere dei punti fermi su quello che dovrebbe essere reale, anche se difficile da discernere nella battaglia delle propagande, bisogna cercare di estraniarsi il più possibile dai sentimenti, di parteggiare per qualcuno e cercare di incasellare solo numeri e dati reali, per tentare di illustrare un fatto ed eventualmente di immaginare possibili scenari futuri. Diciamo subito che il fatto, nella sua mostruosità, va esaminato, se possibile contemporaneamente attraverso i suoi differenti aspetti, geopolitico, economico, etico ed umano, assieme a molti altri. 

Questi punti vista possono anche condurre a considerazioni finali differenti tra di loro, ma pur sempre coerenti con la realtà. Dunque, penso possa essere opinione condivisibile che questa guerra, doveva essere evitata operando in maniera diversa a partire dal 2012, quando qualunque osservatore poteva pronosticare che qui saremmo alla fine arrivati, anche se magari con sfumature diverse. Tuttavia sono anche convinto che un conto è parlare adesso che la frittata è fatta, un altro parlare a quel tempo e sappiamo bene che queste cose le vedono solo i grandi statisti, che poi puntualmente vengono  puniti dall'elettorato, mentre il politico comune, impegnato com'è a inseguire il consenso immediato e populista, non vuole certo rovinarsi andando a fare cose utili per l'umanità che il popppolo neppure capirebbe nell'immediato. Dunque le cose hanno preso la piega che hanno preso, diciamo un po' inevitabilmente e sono proseguite in una guerra sporca, come lo sono tutte le guerre moderne, dove si mira soprattutto a fare terra bruciata di ogni cosa, visto che difficilmente ormai si possono vincere in maniera tradizionale. Così ce la stiamo trascinando dietro da quasi un anno e la mia impressione è che, proprio per la sua bassa intensità, si sia incancrenita al punto di durare molto a lungo se non intervengono fatti nuovi. Perché dico bassa intensità? Perché checché se ne dica, siamo di fronte a qualche decina di morti al giorno, a volte di qualche unità e nelle guerre vere, capite quello che voglio dire, si parla di migliaia di morti al giorno e questo è un fatto incontestabile. 

Poi, premesso sempre che siamo di fronte ad un invasore che ha operato in spregio a tutte le leggi internazionali, spinto da una ideologia e da debolezze interne che sempre costringono i regimi autoritari a queste soluzioni finali e dall'altra ad un invaso che ha tutte le ragioni per difendersi e richiedere aiuto a tale scopo, anche se non certo esente da sue colpe innegabili e ricordo sempre che in quelle terre il più bravo ha mangiato la mamma, dobbiamo inequivocabilmente renderci conto che entrambi questi attori, non hanno nessuna possibilità di fermarsi e riappacificarsi. Ognuno dei due ha una situazione interna che a fronte di un deponiamo le armi e discutiamo, apparirebbe di fronte ai suoi come irrimediabilmente sconfitto e quindi perderebbe il trono e probabilmente non solo quello, forse anche la vita. Dunque è inutile sperare in questo. Solo una soluzione (difficile da trovare) che potesse dare ad ognuno dei due la possibilità di dichiarare di avere finalmente vinto la guerra, sarebbe accettabile. Allora è evidente che una fine delle ostilità potrà accadere solo se i due protagonisti vi saranno costretti, obtorto collo. costringerli a questo è compito degli spettatori. Ma purtroppo la maggior parte di questi non hanno nessun interesse, al momento che la guerra finisca. In primis gli Stati Uniti che per ora ne hanno solo benefici, rafforzamento della Nato e relativo aumento delle spese militari da parte degli altri aderenti solitamente riottosi a farlo; possibilità di vendere a prezzi molto alti le loro fonti energetiche in eccedenza; smaltimento di un considerevole quantità di armamenti obsoleti con grande gioia delle aziende interessate che devono pensare solo a rifornire gli arsenali; sperimentazioni da parte degli apparati delle nuove tecniche di guerra, cosa assolutamente necessaria ed auspicatissima da parte dei vertici militari; speranza che il nemico storico russo, sia definitivamente annichilito o quanto meno indebolito al punto da non rialzare la testa per molto tempo; messa in difficoltà della Cina, il vero nuovo nemico degli USA, che della espansione commerciale, al momento bloccata, aveva fatto il cardine della sua irrefrenabile crescita; forte indebolimento economico e quindi aumento della sudditanza dell'Europa nel suo complesso, la cui unione e affrancamento dallo storico alleato, ha sempre dato molto fastidio, assieme all'affermarsi dell'Euro. 

Con tutte queste ragioni volete che gli USA brighino per far finire la guerra? Ma è una eventualità impossibile. La Gran Bretagna poi, è il servo sciocco degli USA e pertanto ne segue pedissequamente gli ordini anche se si trova nella cacca economica più spessa, ma ricordiamo sempre che è esportatore di materie energetiche e che questo fa aggio ad una posizione guerrafondaia. Tutti i cespugli ex-URSS e viciniori, sono terrorizzati dalla teoria del domino che in caso di vittoria russa li vedrebbe cadere uno dopo l'altro, cosa niente affatto peregrina. Tutti i paesi dell'OPEC non sono mai andati così bene, sono fuori dalla guerra, una volta tanto e devono solo contare i soldi che si accumulano nei forzieri, quindi certo non alzeranno un dito, così come gli stati canaglia che dal casino hanno solo da guadagnare, vedi Iran che nessuno va a disturbare mentre fa le sue porcate. La Cina si trova invece in una situazione molto difficile ma bivalente, da un lato ha vantaggio che i contendenti continuino ad esaurirsi in una lotta che comunque vedrà entrambi economicamente danneggiati e sconfitti ed inoltre potrebbe guadagnare terreno nelle sue brame territoriali taiwanesi, dall'altra questo però ferma anche il suo sviluppo, basato su una continua espansione economica che in questo momento presenta una terribile fase di stallo interna ed estera, sulla via della seta, che passa proprio da quelle bande. Naturalmente la possibilità di trasformare l'ex- gigante russo, scosso e impoverito, nel proprio benzinaio vicino a casa, pagandolo con specchietti e perline, attizzerà sicuramente Xi, ma tutto il lavoro con il resto dell'Occidente non gira più e la Cina si basa su un sistema Ponzi che se si ferma fa crollare il castello. 

Quindi potrebbe essere tentata di intervenire facendo da nascosto paciere. La Turchia ha anche grandi interessi simili e lo si vede dall'iperattivismo del Sultano, ma ha bisogno di appoggi. Il Vaticano, che avrebbe una moral suasion importante, non può al momento dire molto, cacciato in un angolo almeno ancora per un po'. Rimane la povera Europa, in preda ai mille distinguo interni, alle tante idee ed interessi divergenti, che continua a non rendersi conto, evidentemente, che è l'attore non protagonista che più sta perdendo in tutto questo. Cosa dovrebbe fare non è così facile a dirsi, anche perché a causa della sua debolissima struttura e per le mille forze centrifughe che la minano, è così debole da non poter prendere iniziative decisive. Di certo una azione concordata (e qui già sorgono i guai) dovrebbe essere portata avanti sottotraccia e senza le roboanti dichiarazioni che tanto piacciono ai politici, che anche in questo caso agirebbero solo in cerca di consensi interni. Una azione segretissima andrebbe iniziata e che dovrebbe cominciare da un tavolo aperto con gli alleati che gongolano della situazione, ai quali dire chiaramente, anche se in assoluto segreto, cari amici, tra amici appunto ci si aiuta, e non ce lo si mette nel culo, quindi se volete che continuiamo a sostenere la vostra linea, dovete riversarci una parte dei vantaggi che avete, in modo che noi non continuiamo a massacrare le nostre economie, quindi ci vendete il gas a 20 invece che a 70 come è adesso o a 150 come era prima. 

In caso contrario, continueremo ufficialmente a dire che sosteniamo la causa e sventoliamo i vessilli, ma nella pratica, non più un solo euro verrà impegnato in questa direzione. Io credo che i nostri "amici" capirebbero questa canzone. Poi prendete da parte il vostro combattente di prima linea e gli dite, adesso vuoi o non vuoi, ti siedi al tavolo delle trattative, nel senso che devi essere disposto a trattare. Poi si prende la Cina e gli si fa lo stesso discorso, vuoi continuare a lavorare con noi, la via della seta e compagnia cantante, guarda che ci sono molti soldi in ballo, se non vuoi che tagliamo il ponte, vai dal tuo presunto amico e digli che anche tu gli tagli il gasdotto e il gas se lo fuma tutto lui nel cesso, se non si siede al tavolo disposto a trattare. Ai due contendenti si dovrà assicurare che entrambi potranno proclamare al mondo e all'inclita e soprattutto ai propri cittadini, che la guerra finalmente è vinta cda loro, che hanno raggiunto i risultati che si prefiggevano e che quando dicevano il contrario erano stati male interpretati e non capiti e che basta così. A tavolino si decideranno come si è sempre fatto, i sacrifici da fare assieme ai tagli di orgoglio e delle rinunce obbligate. La Crimea ormai è persa, Il Dombass rimarrà formalmente indipendente come le tante repubbliche delle banane in giro per il mondo e il resto dell'occupato si libererà senza storie. Intanto ci sarà il grande banchetto della ricostruzione del paese, grandi affari per tutti, da distribuire un po' a testa, in modo che questa soluzione sia così conveniente e convincente per tutti. Il grano è un grande oliatore di ingranaggi. Fino a che questa cinica soluzione non apparirà come accettabile, andremo avanti a contare un po' di morti al giorno, con l'opzione graditissima ai giornalai di filmare vecchi che piangono, bambini feriti e case ridotte a cumuli di macerie. E non c'è altro per oggi. 


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mercoledì 5 ottobre 2022

Ansia nucleare

immagine dal web

 Nei post dei giorni scorsi avrete notato mentre allungavo il brodo sul tema della mia prossima partenza, una certa dose di ansia. Bene voglio dirvi come stanno realmente le cose. L'ansia che mi sta pervadendo da un bel po', non viene certo dalla preoccupazione di un viaggetto che sarà né più né meno di tanti altri, con la consueta dose di piccoli problemi che si presentano in questi casi e che in un modo o nell'altro si risolveranno lasciando anzi un senso di divertimento e di cose da raccontare. No, sono  le notizie che ogni giorno si accumulano e che diventano sempre più preoccupanti e che non mi pare che la gente avverta nei loro aspetti più gravi. E non parlo neppure del versante economico che pure fa tremare le vene ai polsi, sia a chi viene toccato direttamente, con gravi ripercussioni sul proprio stile di vita, sia a coloro che vedono erosi duramente i propri risparmi con i quali pensavano di andare avanti fino alla fine. Anche la svolta politica epocale sembra turbare i sonni, anche solo alla metà, più o meno della popolazione, più di quello che abbiamo davanti alla porta e che al contrario, non viene avvertita, se non da pochi, come l'unico vero e mortale problema che ci aspetta, forse nei prossimi mesi, o magari nelle prossime settimane. Pochi ormai si ricordano o forse fanno finta di non ricordare, che tecnicamente siamo in guerra con la Russia. Questo vortice in cui siamo stati volenti o nolenti, precipitati, e non è tema di questo post cercare spiegazione alle cause e alle eventuali colpe, si sta evolvendo in una escalation estremamente pericolosa per il mondo e quelle che dovrebbero interessare a tutti sono solamente le opzioni di come presumibilmente finirà. 

Prendiamo atto dei fatti nudi e crudi. Entrambi i contendenti diretti si sono spinti così avanti nelle loro dichiarazioni, nelle intenzioni e nei fatti, che hanno reso praticamente impossibile neppure l'inizio di un negoziato. Gli Stati Uniti hanno dimostrato che il loro scopo finale è quello di approfittare dell'errore di valutazione di Putin, per assestare un colpo decisivo al nemico storico e continueranno a buttare benzina sul fuoco fino a quando penseranno di poter raggiungere questo risultato. Pensare ad una soluzione concordata in questa situazione è quasi impossibile. Dunque nei fatti cosa può succedere? Gli avvenimenti che appaiono accadere sul campo, ci presentano una situazione inedita ed inaspettata per lo meno quando sono partite le ostilità. La Russia sta perdendo la guerra sul campo, a causa della sua cronica incapacità organizzativa unita alla sopravvalutazione delle proprie forze convenzionali e alla scarsa motivazione delle sue truppe. L'Ukraina sta vincendo grazie alla sua maggiore motivazione e soprattutto alla enorme massa di armamenti moderni e di aiuti militari in tutte le forme, forniti dai suoi alleati. Sarebbe una cosa lunga e dolorosa, ma a poco a poco Kiev si riprenderebbe i vari territori contesi in tutto o in parte, naturalmente trovandoseli desertificati dal tipo di guerra consueta che la Russia ha operato in tutti i teatri in cui si è spesa. Al momento attuale e se non cambiano drasticamente le condizioni in campo, questa è la fine segnata. Ora chiunque conosca un poco quel mondo e l'attuale gruppo di potere russo, sa bene che questa soluzione è assolutamente inaccettabile, perché oltretutto porterebbe ad un probabile violento passaggio di consegne. 

Per questo è assolutamente certo che Putin non accetterà mai la probabile fine di cui vi ho fatto cenno e pertanto è sicuro, e vi prego di credermi, questo lo sanno tutti coloro che quel mondo conoscono o lo hanno frequentato, che utilizzerà l'arma nucleare. Non è una opzione o una possibilità. E' certo al di là di ogni dubbio che al Cremlino verrà schiacciato il bottone rosso. E non dobbiamo credere che sia soltanto la follia di un despota assoluto che vistosi morto decida il muoia Sansone con tutti i filistei. No, l'intero gruppo di comando è composto di falchi ancora più decisi di lui, che si stanno chiedendo, a cominciare dai Ceceni, che tra l'altro sono in pool per una eventuale successione, come mai questa scelta non sia ancora stata fatta. Si tratta solo di vedere se si deciderà di lanciare un'arma tattica di bassa potenza tanto per tastare la reazione americana o cominciare a lanciare pesante, con tutto pronto per una offensiva su larga scala in tutto il mondo, se ci fosse una reazione analoga in campo nemico. Non ci sono alternative, messo di fronte ad una disfatta tecnica e morale, queste persone non accetteranno mai di essere umiliate e messe nell'angolo, scateneranno l'ultima arma che hanno a disposizione, non considerando l'olocausto totale perché in ogni caso loro sarebbero comunque eliminati. A mio parere la prima bomba sarà lanciata nella zona di Kherson. L'unica via di uscita è che gli USA decidano di lasciare a Putin l'onore delle armi, che convincano l'Ukraina a qualche sacrificio e soprattutto a non cantare vittoria (cosa che mi appare molto difficile da ottenere, anche se dovrebbe bastare la minaccia del taglio dei fondi e degli approvvigionamenti) e lasciare che la Russia dichiari ufficialmente che ha vinto e che ha ottenuto quello che voleva, per il suo fronte interno. Non ci sono altre soluzioni per evitare l'olocausto nucleare. La seconda opzione molto più dolorosa è che dopo il lancio della prima bomba nucleare tattica, l'orrore sia così grande che, invece di rispondere, si opti per la prima soluzione comunque, anche se in condizioni di maggiore debolezza. State certi che finirà così, conosco bene i miei polli. Adesso avete capito perché sono così ansioso? Vi lascio meditare per qualche giorno sperando di trovarvi al mio ritorno, in caso di problemi gravi, chiederò asilo politico.


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lunedì 9 maggio 2022

Mi hanno stufato

 

Oggi a Mosca - dal web

Come avrete notato dalle tracce lasciate in questo locus, una briciolina al giorno come un Pollicino qualunque che spera che qualcuno lo segua e lo venga a cercare nel bosco, mi sono allontanato per qualche giorno, anche stanco della continua atmosfera plumbea che pervade la gran parte dei notiziari. In parole povere non ne potevo proprio più di sentire parlare di guerra e niente altro, anche qualche notizietta sul Covid mi faceva piacere, tanto per arrivare all'assurdo. E invece torno e oltre a notizie tristissime per le quali l'età aumenta il turbamento, mi ritrovo in un pelago tal e quale se non peggiore di quello che avevo lasciato. La guerra, dal cui suono di buccine mi sono tenuto lontano, si è incancrenita, lo stato d'animo di tutti è, se possibile, ancora più esacerbato e le aspettative del mondo viaggiano su di uno scivolo che adagio adagio portano sempre di più verso l'abisso, essendo ormai le opinioni pubbliche di ogni parte sempre più pronte al tanto peggio, tanto meglio. Ho visto un frammento di un talk russo dove un invasato, tra i sorrisetti compiacenti e approvativi della conduttrice, diceva di non capire come mai non si volesse affrontare la situazione nell'unico modo possibile, lanciando un bel missile Sarmat su Londra e cancellando finalmente le isole britanniche, tanto per far capire al mondo che bastano pochi secondi per ottenere udienza in quella parte della terra e si riferiva a noi, che non vuol capire. A me sembra che siano tutti impazziti. Chi decide, pazzo lucido e ben consapevole delle conseguenze di quanto dice e fa, il popppolo incattivito dalle difficoltà varie e storneggiato dall'indottrinamento mediatico, senza rendersi conto delle conseguenze di quanto potrebbe accadere. 

Tutti all'unisono, che inneggiano alla guerra santa neanche fossimo talebani, da cui evidentemente non abbiamo imparato molto, se non ad armarli per poi vederseli ritorti contro, sempre contro il proprio interesse e anche quelli della cosiddetta gente di buona volontà, che, a mio parere, dovrebbe sempre ragionare in maniera il più possibile pragmatica e non solo di pancia o seguendo le urla delle tifoserie dalle gradinate. Insomma se ci sono due ragazzi che si picchiano, uno un bullo grande e grosso e prepotente e l'altro più debole ma anche lui tignoso e attivo nel menare le mani, non è che il resto della scolaresca deve mettersi intorno aizzandoli e fornendo al piccolo un coltello e all'all'altro continuando a pagargli il pizzo per le merendine, perché poi arriva il preside e punisce tutta la classe. Al di là di chi ha ragione o torto, se hai buon senso, si cerca di dividerli in qualche modo, di calmarli e riportarli alla ragione, sia quel che sia. Qui mi sembra invece che l'interesse di tutti sia quello di prolungare il più a lungo possibile il disastro; più distruzioni, più morti, più orrori ci sono, meglio è, senza troppo badare ai rischi di disastro totale. Gli USA e la GB alzano sempre di più il tono facendo chiaramente capire che per loro Putin è caduto nel trappolone e adesso che c'è dentro con tutte le scarpe vogliono approfittare per distruggerlo completamente. Cina e India stanno zitte sperando di averne un beneficio alla fine, se si creerà un nuovo ordine mondiale con due blocchi contrapposti, tra debole democrazie e potenti autocrazie in corsa per dominare il mondo. La debolissima Europa che ha solo da perdere in tutti gli scenari, si dibatte per cercare una difficilissima soluzione comune, che comunque la giri la danneggia, complici anche gli interessi contrapposti. 

Così tutti gridano sempre più forte. Stoltenberg  (nomen omen) fa chiaramente capire che le volontà ukraine non contano una cippa lippa e che la Nato (non certo gli Ukraini) ha deciso che la Crimea rimane dov'è e basta, figurarsi il resto e che la guerra dovrà durare anni, chiara qual'è l'intenzione!!!! I ben  governanti Europei sanno solo gridare Armi, Armi, Armi in ossequienza al lato della barricata in cui siamo posti, non valutando minimamente se e quali sanzioni siano più o meno dannose a noi o al nemico o se sia meglio imporne altre ancora più dannose per noi. Vuoi fermare gas e petrolio, bene allora dimmi prima dove si possono prendere in alternativa quello che servirà e fissa il prezzo prima, non che distruggi la mia economia e la tua ingrassa perché mi aumenti il conto della spesa. Zelesnski fa intendere tra le righe che a questo punto lui sarebbe disposto a trattare e viene zittito come un burattino di cartapesta, da quelli che, perseguendo il loro interesse, gli fanno capire che deve stare al suo posto a fare il martire della libertà tutte le sere al microfono e per il resto non rompere i cabbasisi. Putin di cui ho sentito il discorso adesso alla grande parata, ha fatto il logico e atteso pistolotto sull'eroismo del suo popolo per spronarlo e alzarne il livello di sopportazione, toccando tutti i tasti del nazionalismo populista, classici delle dittature, ma tra le righe ha lasciato trasparire che, se chi conta, non le marionette, si volessero sedere al tavolo delle trattative come aveva chiesto a dicembre, forse sarebbe disposto, non sapendo come uscirne diversamente. 

Tutto questo gira come da copione logico. La cosa che non capisco invece è come mai l'opinione pubblica mondiale e quella dei popoli strettamente interessati (russo e ukraino) invece di gridare alla guerra, alla guerra, come ha sempre voluto l'interventismo di tutti i tempi più becero e coglione, non dicano tutti assieme adesso basta. Perché il vero e unico interesse della gente su cui cadono in testa le bombe, di quelli che trovano gli scaffali dei supermercati vuoti o i prezzi raddoppiati, che perderanno il lavoro, i soldi, la sicurezza non è a chi va un pezzettno di terra qua e là, l'eroica difesa dei principi democratici, dell'onore, della patria perduta, la Libbertà ch'è si cara, ma è solamente il poter vivere sereni e tranquilli e possibilmente avere il minimo necessario con cui campare, senza dover piangere la morte di figli, o genitori. Cosa volete che importi a una povera vecchia rimasta sola in un paesino devastato del Donbass se sarà russa o ukraina. Ve lo dico io, non gliene frega assolutamente niente, vuole solamente poter andare nell'orto a cavare le patate che sono rimaste, possibilmente evitando le mine e sapere che suo figlio e i suoi nipoti siano ancora vivi, anche se al di là un confine teorico di cui non le è mai importato nulla. Battetevi anche voi con le parole almeno, perché la si smetta di alzare i toni e i due litiganti vengano spinti a sedersi attorno a un tavolo con ogni mezzo, assieme a quelli che contano davvero, Usa, Cina e magari anche il Papa che non guasta e l'Europa dichiari chiaramente agli "amici" quali sono i suoi interessi a cui non vuole derogare per far piacere a uno o all'altro. E quando i nostri politici vanno a parlare con quelli che contano, ufficialmente parlino  pure a vanvera, ma in un orecchio dicano chiaramente, guarda che seguirti su questa strada non è nel nostro interesse e se persisti, non non ti seguiremo. E adesso basta e fatemi parlare di altro che poi sarebbe anche lo scopo di questo blog.


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