Credevo che il grandissimo storico e divulgatore, Prof. Barbero, fosse un esperto di medioevalistica e un grande storico in generale e in questo ambito desse il suo meglio, ma dopo aver letto questo meraviglioso romanzo mi sono ricreduto, meravigliandomi della sua conoscenza anche di questo mondo specifico. Sono 750 pagine che mi sono bevuto in mezza giornata senza avere il coraggio di staccarmene prima della fine. Il romanzo è stato scritto nel 98, quindi quasi trenta anni fa, proprio nel periodo del disfacimento dell'impero sovietico e si svolge interamente nel momento Gorbaciov e solo chi lo ha vissuto direttamente come me, stando a Mosca e girando nell'URSS di quel tempo, può capire l'interesse straordinario di essere stato testimone di quei momenti. A parte il fatto che il libro è scritto benissimo e la vicenda sarebbe avvincente già di per sé, ma è questa sua perfetta ambientazione che lo rende straordinario ed imperdibile. Solo chi abbia vissuto direttamente quel periodo sul posto può apprezzarne le sfumature, i particolari, i personaggi, gli eventi che capitavano a chi viveva lì e sono certo che il Professore deve averci vissuto per forza, diversamente non avrebbe potuto descrivere in questo modo perfetto ed empatico le quinte, gli scenari ed i personaggi attraverso i quali ruota il romanzo. La trama è secondaria in fondo, un intreccio tra una giovane ricercatrice che si intestardire a completare un processo di una epurazione staliniana del 49, avvenuta nel Caucaso, un giudice che vuol fare un po' di giustizia in un mondo che si sta sfasciando tra gli appetiti dei nuovi russi che stanno emergendo ed uno scrittore a cui piace troppo la vodka, che vuol scrivere dei massacri degli ebrei ad Odessa. Questa è la scusa per raccontare gli episodi di tutti i giorni, che io ho vissuto, spesso identici e che al solo scorrerli, mi fanno venire brividi di nostalgia. Mi piacerebbe davvero chiedere al professore se anche lui ha vissuto questi momento o come li ha conosciuti. Comunque a chiunque ha vissuto questi momenti dico non può perdersi la lettura di questo libro. Poi fate come credete.
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domenica 5 gennaio 2025
Recensione: A. Barbero - Romanzo russo
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venerdì 2 agosto 2013
Recensione: A. Lapierre - Tutto per l'onore.
Altro libro storico e assolutamente documentatissimo. La figlia di Lapierre (La città della gioia, Parigi brucia, Gerusalemme Gerusalemme e chi più ne ha più ne metta), già nota per altro per Artemisia, si dimostra attenta raccoglitrice di documenti d'archivio e inediti vari oltre che brava scrittrice, rendendo godibilissima la tristissima storia di Dzemal-Edin figlio dell'imam Shamil, forse il più famoso capo Ceceno che combatté con spietatezza e sanguinosa determinazione per decenni l'imperatore Nicola I. Un racconto/romanzo dettagliatissimo sulla vicenda che lo condusse a dare all'imperatore, il figlio primogenito come ostaggio e come questi alla corte zarista si sia appassionato di quel mondo, nel tentativo di sfrondare la sua mente dai preconcetti in cui era stato cresciuto. Un potentissimo affresco di quell'800 russo, fatto di balli di corte, di nobiltà che ancora non riesce a capire che un ciclo sta per concludersi, di astuzie e di crudeltà inaudite, condite soprattutto dalla fedeltà alle idee ed all'onore, unico sentimento che sovrasta ogni altro anche a prezzo di estremi sacrifici. Sullo sfondo, la poesia di Puskin e Lermontov in quei luoghi esiliati e soprattutto il meraviglioso panorama del Caucaso, terra selvatica e genitrice di ribelli in ogni tempo, di gente dura e pura, disposta a tutto pur di conservare la propria libertà. La prosa scorrevole invoglia ad arrivare presto alla fine. Se vi capita, io lo leggerei, anche per capire meglio cosa c'è alle spalle, storicamente, del problema ceceno e che tipo di mentalità si è generata in quella infinita e complessa galassia dei popoli nordcaucasici. Appassionante per me che quelle zone ho visto direttamente e che ho ritrovato appieno nella descrizione e nello sconvolgimento deisentimenti.
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mercoledì 31 luglio 2013
Recensione : V. Pozner - Il barone sanguinario.
Per chi è appassionato di romanzi storici, ecco qua un volume assolutamente interessante. L'autore, intanto, Vladimir Pozner, un francese figlio di russi antizaristi in fuga a Parigi dal 1905, è quasi un fondatore di un nuovo genere letterario, oggi diremmo un doculibro fatto su informazioni raccolte, documentazioni scovata negli archivi, interviste e ritagli di giornale, messa insieme con fatica per costituire lo schema di un romanzo storico, di cui si racconta anche le difficoltà di costruzione, in una sorta a di metaromanzo attraverso la quale se ne segue anche la genesi, con tutti suoi vicoli cechi costituiti da personaggi improbabili che millantano parentele e conoscenze dei fatti. Comunque vi troverete tra le mani una biografia di un personaggio misterioso, il barone Von Ungern-Sternberg, sanguinario e pazzo, protagonista di un periodo storico pochissimo conosciuto, la guerra dei russi bianchi contro i bolscevichi attorno al 1920, col tentativo folle di costituire un impero siberiano-mongolico.
La storia (titolo originale Le mors aux dents), scritta nel 1937, quindi molto vicino ai fatti descritti (l'autore era in Russia durante la rivoluzione di ottobre, fino al 1921 e la descrisse in 1001 jours), parte tra le mille difficoltà di reperimento delle fonti, poi prende la mano e via via vi farete trascinare in questa lotta grondante sangue, impiccagioni, frustate e sogni impossibili, attraverso il territorio della Mongolia, tra cinesi del Manchukuo, giapponesi in attesa di sfondare in Asia e l'esercito russo bolscevico ormai impadronitosi completamente del potere. Il barone, condottiero sanguinario e al tempo stesso carismatico ed affascinate, in preda al delirio di onnipotenza e a visioni religiose buddhiste e tibetane, scivola a poco a poco verso l'inevitabile sconfitta, tra follia e delirio di onnipotenza fino alla condanna alla fucilazione di un tribunale del popolo, anche se, per la verità, la sua fine è controversa e secondo alcuni storici, morì invece di morte naturale, mentre secondo altri fu visto negli anni '50 sorbire tranquillo un caffè al Mozart di Vienna. Sia come sia, al castello Ungern sono stati recentemente segnalati fenomeni di "infestazione psichica", quindi ce n'è per tutte le versioni. Per gli appassionati di storia, un libro da non perdere.
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mercoledì 29 agosto 2012
Recensione: A. Pérez-Reverte - Il giocatore occulto.
Ancora letture estive. Questa volta un buon noir, con il pregio di avere, per chi lo gradisce, le classiche connotazioni del romanzo storico, documentato e preciso. Aggiungi che Pérez-Reverte è un discreto scrittore e ecco bello e pronto un 600 pagine di avventura, intrigo, violenza, cadaveri spolpati, dame tremebonde, corsari e via discorrendo. La vicenda si svolge durante l'assedio di Cadice che le truppe napoleoniche hanno posto nel 1811, poco prima che la stella del Corso cominciasse a decadere. Da un lato un capitano preoccupato solo di riuscire a far combaciare la scienza balistica con il risultato che le bombe che tira sulla città abbiano l'efficacia ricercata, dall'altro un cupo commissario di polizia pronto a tutto pur di risolvere un intricato caso, un serial killer che trucida ragazzine sedicenni. C'è un rapporto misterioso, morboso tra bombe e cadaveri. Sullo sfondo, la città e i suoi abitanti per cui la guerra procura fastidi sopportabili, ma anche occasioni di affari, perché tra la vita e la morte solo questo conta, gli affari.
Affari importanti che si intrecciano nella società gaditana tra navi che arrivano dalle Americhe in rivolta e navi da corsa che cercano di intercettarle e l'arrivo o meno di una di queste può distruggere una famiglia o darle ricchezza. La guerra rimbomba sulla sfondo, una guerra fatta di fango, di pidocchi, fame e cancrena. La città guarda la baia in attesa che tutto finisca e si riannodino le fila della vicenda e ogni cosa torni al posto che le spetta per diritto di nascita. Inglesi e spagnoli contro francesi, due mondi a confronto. Repubblica, libertà e occasioni per tutti contro nobiltà, certezza dello status, importanza della posizione, in cui le idee liberali si fanno strada a fatica cambiando qualcosa per far rimanere tutto come prima. I poveracci a far la fame nelle bettole del porto, le prostitute a vendere quel poco che hanno da vendere, le nobildonne a nascondersi dietro i ventagli e le mantiglie, lanciando occhiate infuocate a marinai dai capelli lunghi e dagli sguardi sognanti. Diciamo che ti fa proprio venir voglia di andarla a vedere, questa città circondata dalle mura che hanno resistito a Napoleone.
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