lunedì 8 luglio 2024

Caucaso 5 - Quartieri antichi

Il vallone col ponticello dei lucchetti - Tbilisi - Georgia - maggio 2024


Il vallone dell'orto botanico

La grande madre Georgia domina il costone e guarda benigna dall'alto la città. Non ci sono dubbi che sotto di lei, affacciati alla balconata, si avverta una certa qual aria di protezione generica, non fosse altro per la gigantesca spada che, se non ti casca sulla testa, sicuramente vorrà pure dire qualche cosa. Dall'altra parte il vallone verdeggiante che sta alle spalle della città sembra una foresta selvatica e incolta e non ti pare possibile che solo a pochi metri sorgano le case di uno dei quartieri più popolati di Tbilisi. Eppure questa è proprio la sensazione e qui puoi perderti tra sentieri e passeggiate come fossi davvero in un bosco tra i monti, non per niente questo è anche uno dei giardini botanici più grandi del mondo. Poco più in là, la stradina che porta alla fortezza, l'altro simbolo della città, ma purtroppo stavolta siamo sfortunati perché la cittadella è completamente chiusa. Sono iniziati infatti restauri in grande stile, certo qualcuno fa l'occhietto e dice che se scavalchi nessuno dice niente, ma noi siamo ligi alle regole, non vogliamo fare i turistacci che si comportano da prepotenti, anche perché se proprio vogliamo dire, le mura sbocconcellate sono più belle da fuori e dentro, per il momento non c'è molto da vedere. Certo sarebbe la via più indicata per scendere giù a piedi fino alla base del quartiere azero, ma noi disciplinatamente, riprendiamo l'ovovia  e scendiamo al punto di partenza, nel parco Rike. 

La fortezza

Davanti a noi la cascata di case, tutte ormai da qualche anno completamente restaurate, che fanno di questo quartiere uno dei centri più importanti della movida turistica. Sotto il vialone che lo attraversa c'è il vecchio Meidan bazar, posizionato lungo un tunnel sotterraneo secondo lo stile dei suk orientali, con gli stalli posizionati all'interno delle nicchie foderate di mattoni rossi. Molti offrono vino e prodotti tipici, in fondo c'è un piccolo museo di attrezzature tradizionali. Mi lascio tentare dall'offerta di un gelato al vino, che mi sembra sempre una bella idea. Un banchetto con una bella ragazza dagli occhi scuri come la notte e dalle sopracciglia folte, ne offre addirittura a quattro gusti diversi, titolati a quattro differenti vini. Prendo quello spacciato come più aromatico ma alla fine devo dire che non mi convince moltissimo, eppure il gelato da queste parti è un prodotto molto tradizionale e anche famoso nel mondo! Tuttavia rinfrescati, risaliamo le stradine del quartiere azero, circondate da bellissime case, con grandi balconi e bovindi foderati da finestre finemente lavorate, tanto da sembrare trine finissime. Dovunque ci sono bei locali pieni di gente. Indubbiamente la capitale è in pieno rilancio economico e se non fosse per la pressione politica dell'ingombrante vicino, si potrebbe dire che è avviata verso un miglioramento visibile delle condizioni materiali. 

Meidan bazar

Risaliamo la collina, tra altre stradine e vicoli fino ad arrivare alla moschea Juma, dove si entra senza problemi; ci sono solo un paio di fedeli in un angolo che poi se ne vanno e rimaniamo soli nella grande sala di preghiera davanti al bel mimbar di legno intarsiato. Poi scendiamo per scalette e stretti passaggi infilandoci proprio dietro la moschea fino ad arrivare al vallone che arriva dietro al monte della fortezza. Da qui sgorgano le acque sulfuree che nel passato avevano reso famosa la città. Una serie di ponticelli attraversano il rio che proviene da una cascata. Anche qui sta trionfando la moda dei lucchetti d'amore che, praticamente, ormai ricoprono quasi per intero i parapetti. E' una moda che evidentemente piace assai alle giovani coppie visto che ne ho visti ormai da ogni parte del mondo. Passeggiamo lungo il torrentello mentre le case antiche, abbarbicate sul costone, sembrano caderci in testa. Quando la costa si apre ecco apparire le costruzione dei bagni turchi, altro vanto della città. Pare ne siano rimasti in attività sette, tutti raggruppati in questa che è la zona di Abanotubani. D'altra parte la leggenda dice che il re Vakhtang fondò proprio qui la città di Tbilisi, il cui nome dovrebbe significare appunto "acque calde", dato che vide il suo falcone guarito, dopo essersi immerso nelle acque di queste sorgenti sulfuree. 

Moschea juma

Questa fu la fortuna della città che da esse ebbe la propria fama. Pare ci fossero nel XII secolo più di 65 stabilimenti dove si celebravano anche feste e matrimoni e la notorietà si protrasse nei secoli successivi, raccontate da Dumas e da Pushkin che disse di non aver mai visto un luogo così meraviglioso. In effetti già dall'esterno, i mosaici arabescati sono così ricchi da ricordare le maioliche colorate delle madrase uzbeke e le cupole persiane e sinceramente una esperienza in questi bagni me la sarei volentieri concessa, visto che, come raccomandato da Gianluca, ci eravamo portati al seguito anche degli opportuni costumi da bagno, ma le neghittosità e l'apparente mancanza di interesse dei miei compari di merende, che hanno fatto finta di niente alle mie larvate proposte, hanno fatto sì che ci siamo persi una delle esperienze storico letterarie, nonché sibaritiche più ghiotte della città. Quindi vi suggerisco fin da ora di non seguire le mie orme e di approfittare dei bagni Orbeliani di cui vi allego foto dell'ingresso qui a lato. Poi vedete voi, io mi mangio ancora le mani adesso, visto che si dice che l'esperienza e le sensazioni di avere una pelle di pesca morbidissima all'uscita dai bagni suddetti, siano assolutamente impagabili. Vedete voi. 

Bagni orbeliani

Allora, sorbendo un succo spremuto di melagrana, proseguiamo in una delle vie ortogonali alla salita e io vengo morbosamente attirato da un localino che offre una specie di menu turistico vino incluso, e qui siamo imbarazzati in lunghe incertezze tra i khinkali, i tipici ravioloni georgiani, quelli che in Russia si chiamano pelmeni e la serie delle khachapuri, una delle delizie della cucina locale. Optiamo infatti per quest'ultima, nella sua versione adjaruli, che consiste in un impasto di pane morbido e croccantissimo sagomato a barchetta ricoperto di formaggio fresco con un uovo al centro che poi si mescola al formaggio fuso inzuppandoci dentro i bocconi di pane che via via si strappano dai bordi. Una vera delizia che assaporata con il calice di vino bianco annesso, mi mette decisamente di buon umore. Usciamo allegri e proseguiamo per il quartiere, davvero bello per questa sua particolare architettura, passando prima per la sinagoga, che purtroppo è chiusa, un'altra delle testimonianza di quanto nel passato tutta l'area mediorientale fosse straordinariamente multietnica ed in assoluta e tranquilla convivenza tra le tante correnti religiose presenti l'una accanto all'altra, senza che questo desse origine a problemi di sorta, cosa che del resto avevamo già visto in altri luoghi come in Libano ad esempio. 

Nurashen

I problemi sono nati solo dopo che in Europa si sono scatenati i nazionalismi nati dallo scardinamento degli imperi presistenti, che hanno spinto il pedale sugli odi etnici e religiosi per affermare la loro importanza, dando origine a tutte le insanabili situazioni di crisi che proseguono anche ai giorni nostri. Ancora pochi passi e ci troviamo di fronte ad una vera chicca, mi dicono assai poco conosciuta, infatti proprio dietro alla chiesa di Sayat nova, nascosta dagli alberi di un piccolo parco all'apparenza trascurato e selvatico, ecco sorgere i muri di una grande costruzione abbandonata, si tratta della cattedrale Armena di San Giorgio o di Nurashen, chiusa da decenni, di cui, da alcune finestre posteriori lasciate aperte, puoi indovinare i maestosi interni che mostrano nella penombra gigantesche colonne e malcelati affreschi che paiono cadere in completa rovina. Le mura esterne sono di grande eleganza con altissime costolature in mattone che ne sottolineano l'elevazione fino alla grande cupola centrale. Un vero peccato che sia lasciata così in abbandono. Noi proseguiamo nella zona di Sololaki, popolatissimo di locali alla moda, mentre graziose buttadentro cercano di farci entrare, anche se siamo solamente nel primo pomeriggio. 



Torre dell'orologio

Dovunque butto l'occhio l'inquadratura è piacevole e appagante. Andiamo fino al ponte della pace, dalle forme avveniristiche, dove ti senti avvolto dai tubolari alveolati di acciaio, mentre il fiume scorre turbinando sotto di te e poi proseguiamo fino alla piazzetta della cosiddetta torre dell'orologio, una stramba costruzione che fa da ingresso al teatro delle marionette, che pare uscita da una scatola di costruzioni per bambini, tutta stortagnola e ricoperta di figurine e di personaggi delle fiabe. Non possiamo non sostare poi alla Cattedrale di Sioni o della Dormizione, un'altra grande e bellissima chiesa di rito ortodosso georgiano, ricca di affreschi ottocenteschi. L'edificio attuale che risale al XIII secolo, pur costruito su di una base preesistente del V, alla fondazione della città, ha subito molti rimaneggiamenti successivi come si vede dai due campanili esterni uno del 1400 e uno neoclassico dell'800. La chiesa è famosa anche per la presenza della croce in argento di Santa Nino, la monaca che diffuse il cristianesimo in Georgia nel IV secolo. Intorno alla reliquia un capannello di devoti, accende ceri con grande compunzione. Bisogna dire che nell'oscurità delle strette navate dove non riesci a scorgere la cima degli archi, tra fumi di incenso e chiarore di candele, si avverte una atmosfera di decisa spiritualità, di certo quella che ha avuto una straordinaria ripresa, dopo i settanta anni di pesante ateismo sovietico. Esco pensoso incamminandomi per il largo viale che conduce all'esterno di Sololaki. 

Volta della Cattedrale di Sioni

SURVIVAL KIT

Bovindi

Come muoversi a Tbilisi - La città è dotata di una metro molto efficiente costruita nel periodo sovietico, anche questa da vedere, se pur non abbia le magnifiche stazioni moscovite, caratterizzata dalle infinite e lunghissime scale mobili ancora in legno. Per entrare si usa una tesserina magnetica da 2 Lari, utilizzabile anche da più persone, al costo di 0,50 Lari per corsa. Naturalmente fitta rete di bus anche questi al costo di 0,50 Lari per corsa. Tuttavia il mezzo più comodo per girare in città sono i taxi Yandex, una applicazione simile ad Uber e che funziona con gli stessi criteri. Consiglio caldamente di scaricarsela gratuitamente prima della partenza. Se siete in 4 spenderete meno che con la metro.

Maioliche


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sabato 6 luglio 2024

Caucaso 4 - Per le vie di Tbilisi

Cattedrale di Tbilisi - Georgia - Maggio 2024

Dalla cattedrale

Così abbiamo continuato a passeggiare per il centro del nostro quartiere, tra vecchie case, palazzi zaristi e locali di ogni tipo. Certamente la città mostra segni di ottima ripresa economica, dopo gli anni bui succeduti al crollo dell'URSS, la guerra e le successive turbolenze che hanno lasciato un forte astio nella popolazione comune verso l'attuale Russia, come si vede spesso nei vari graffiti rivolti direttamente all'indirizzo di Putin. Tuttavia bisogna considerare che l'attuale forte spinta economica di cui beneficia il paese è dovuto in gran parte proprio all'ingombrante vicino, infatti, in conseguenza delle sanzioni imposte internazionalmente, gli affari e il movimento di merci e persone continua allegramente come prima, ma attraverso i paesi confinanti e tra questi ci sono sicuramente Georgia e Armenia. Oltre a ciò considerate che sembra che almeno mezzo milione di giovani siano fuoriusciti dalla madrepatria per evitare appunto di essere coinvolti nel richiamo nell'esercito, correndo il rischio di dover andare al fronte a morire nel fango ukraino e al momento risiedono stabilmente a Tbilisi o a Batumi, contribuendo all'economia con un forte afflusso di soldi nonché ad un considerevole anche se sgradito aumento degli affitti. In effetti nei locali, senti un sacco di giovanotti robusti e muscolosi che parlano in russo e spendono soldi. 

Le mura sul fiume Kura

Noi che abbiamo finito la giornata su un locale della piazza, ne eravamo circondati. Naturalmente andando a caso abbiamo scelto il ristorante sbagliato e ci è capitato un simil americano che serve solo hamburger per di più cari, ma che ci volete fare, eravamo ancora completamente rimbambiti dal viaggio e nei prossimi giorni staremo più attenti. Intanto torniamo al nostro residence con le pance piene e stramazziamo nel letto dove ci abbandoniamo al sonno del giusto nel tentativo di recuperare le forze per domani, visto che ci attenderà una scarpinata intensa, visto che sarà anche l'unico giorno pieno a Tbilisi. La mattinata si apre con un bel solicello che fa risaltare il cielo blu e gli sbuffi bianchi delle nuvolette passeggere. Con un comodo taxi Yandex ci portiamo subito alla Cattedrale della Santissima Trinità nel quartiere armeno di Avlabari. Questo è evidentemente il modo più comodo per spostarsi in tutte le città georgiane e armene, infatti se siete in tre o quattro, i prezzi saranno addirittura inferiori al costo dei biglietti della metro. La costruzione è decisamente recente, la sua costruzione è cominciata dopo il disfacimento dell'URSS ed è stata inaugurata solo nel 2004, ma svetta sulla collina proprio per la sua imponenza. Costruita, tra grandi polemiche sopra un antico cimitero armeno, con notevole dispendio di mezzi e di materiali di pregio, ha le tipiche caratteristiche delle architetture religiose georgiane con pianta a croce greca e altissima cupola centrale rivestita d'oro. 

Rudere di antica chiesa armena a Avlabari

Anche l'ampia scalinata di accesso su cui salgo sbuffando, contribuisce a magnificarne le dimensioni e la presenza isolata in mezzo ad un bel giardino, con un complesso edificio che funge da campanile eretto ad una certa distanza. Bisogna dire che dalle terrazze intorno si gode di un magnifico panorama sulla città e sul fiume Kura che la divide in due con le sue acque tumultuose. Di qui vedi bene il quartiere armeno sottostante, il monte con la fortezza ed i lontani quartieri periferici come Suburtalo, dove l'orribile foresta di caseggiati sovietici, le famigerate krushiovke, sorte velocemente per risolvere i problemi abitativi di quel periodo e quindi strutture dalla bruttezza e dallo squallore rimasto proverbiale, rimangono ancora oggi a raccontare quei tempi difficili. Scendiamo poi nel quartiere armeno che è in via di ristrutturazione e molte delle case che incontri sono già state riportate all'antico splendore, e mostrano con i loro balconi e terrazze, la bellezza di questa architettura antica che mescola note di Medioriente a cavallo tra Persia e Turchia e che puoi ritrovare con piccole varianti anche in altri paesi vicini. Il contrasto tra le case sistemate e quelle ancora malandate o addirittura in rovina, è forte e ti fa capire quanto doveva essere bella in origine questa città. 

Porta

Un'altra cosa che colpisce immediatamente sono i portali di queste case, di questi palazzotti, bellissime e di complessa fattura, miscuglio di legni e ferri battuti, di vetri colorati e intarsi complessi, splendide quelle restaurate, magnifiche nel loro potenziale, che bene si intravede sotto la patina di vecchio abbandono, quelle ancora da sistemare. Una ricchezza davvero unica e di certo da valorizzare ulteriormente, che colpisce in ogni caso il passante ed il visitatore straniero. Tra le case una vecchia chiesa armena è rimasta lì in completo abbandono perché pare non ci si riesca ad accordare per contrasti politico-etnico. Vecchie storie che in questa area dove le etnie e le sottoetnie presenti sono un numero imprecisato, rimangono fonte di contrasti irresolubili e infiniti. Arriviamo a quello che rimane delle mura che circondavano questa parte di città; siamo proprio sopra il fiume, su una sorta di bastione su cui le case si affacciano; indubbiamente un gran bel colpo d'occhio e appoggiato ai grandi merli arrotondati, in mattoni rossi, rimani a guardare le acque limacciose che scorrono sotto di te, come se stessero portando via veloci le scorie dei secoli e le violenze che le genti che qui hanno vissuto, hanno dovuto vedere, sopportare, subire. 

Monumento al fondatore della città

Scendiamo lungo le viuzze in discesa su un'acciottolato antico per arrivare fino alla Chiesa di Metekhi, isolata anche questa su uno sperone roccioso sul fiume e dedicata, come la maggioranza delle chiese georgiane, naturalmente a S. Giorgio, patrono della città. La chiesa è bellissima, come scolpita nella nuda roccia dorata, consumata dai secoli, con le sue linee semplici e pulite. Entri attraverso un piccolo nartece quasi nascosto e l'interno spoglio e minuscolo, le absidi quasi nascoste, invitano immediatamente a concentrarsi nel silenzio e nella meditazione; anche i visitatori che la percorrono passano come figure senza tempo che non disturbano l'atmosfera. Un gruppo di ragazze, sicuramente russe, molto belle, escono compostamente. Hanno tra i capelli coroncine di roselline che le fanno apparire come miniature di Palech, deliziosi visi che non puoi fare a meno di fotografare quando sciolgono dolci sorrisi. La lingua russa, soprattutto se pronunciata da una donna è dolce e musicale, quasi una melodia che esce da labbra rosse e profumate. Mi chiedo come sia possibile che popoli così vicini ed alla fine così simili si odino mortalmente, quando forse basterebbe guardare negli occhi queste fanciulle per sopire ogni odio, ogni inutile e sciocca rivalsa. 

Chiedo ad una di loro, che avanza lentamente con passo leggero, il permesso di fare uno scatto. Mi scioglie subito uno sguardo da madonna del rosario e piega appena la testa di lato, la lunga treccia scura che le circonda il capo. Anche i suoi occhi grigi come le perle dei mari del sud sorridono. Eh, santo cielo come è strano il mondo! Sotto la terrazza che circonda la chiesa ancora larghi spazi della città e del sottostante parco Rike, verdissimo, verso cui scendiamo dopo aver buttato un occhio da sotto la imponente statua equestre del re Vakhtang Gorgasali, il fondatore della città, che getta lo sguardo amorevole e volitivo sulla sua città, portando tuttavia con sé quel che di tronfio e pretenzioso c'è sempre nello stilema del realismo sovietico. Nel giardino ci concediamo, in un bel localino tra le aiuole, un bicchiere di amabile vino georgiano, mi sembra fosse Kindzmarauli, piacevolmente profumato, tanto per capirci non lontanissimo dal nostro Brachetto acquese. Ma sul vino bisognerà fare poi tutto un discorso, perché questo è un capitolo importante per il Caucaso tutto, quindi su questo argomento ci risentiremo più avanti. Poi attraversiamo il parco e prendiamo la funivia che porta a Narikala, la fortezza sulla montagna che, questa sì, domina davvero la città dall'alto. Il nome, ricevuto dai Mongoli significa piccolo castello e quello che rimane, dopo guerre e terremoti, risale al XVI secolo e corona il monte che sta a guardia della città. 

La Madre Georgia

Dietro sui fianchi ripidi del monte si trova il gigantesco parco orto botanico, attraverso il quale si scende alla cascata ed alle sorgenti sulfuree che sboccano nel quartiere Abanotubani, dove hanno sede i famosissimi stabilimenti termali della città o quanto meno i sette che sono rimasti in funzione. Di qui la vista è davvero magnifica ed arriva fino all'altra chiosa di montagne che coronano Tbilisi dall'altro lato. Il luogo è molto frequentato perché qui sorge anche l'enorme statua metallica della Madre Georgia o Kartlis Deda, alta più di venti metri, che tiene nella mano sinistra una coppa di vino per accogliere chi viene come amico e nella destra la spada per opporsi senza esclusioni, a chi invece si presenta come nemico. Ci sono un sacco di turisti e bancarelle, dato che ci arrivano tutti i turisti in visita della città. Un baffuto e corpulento signore che di vino evidentemente ne ha già versato molto per rendersi egli stesso più accogliente a tutti, suona una fisarmonica sciorinando le arie dei paesi a cui appartengono quelli che man mano salgono per il sentiero. Per noi stava per attaccare un O' sole mio, ma visto che non gli abbiamo dato molta corda, passa subito ad un nutrito gruppo di Kazakhi che ci seguono, eseguendo compìto, il loro inno nazionale. Le ragazze dai visi larghi e bonaccioni, emule docili di un Gengis Khan meno combattivo, si sciolgono subito e si esibiscono in coro, le consistenti forme fasciate dalla bandiera nazionale. Sarà meglio che scendiamo.

Kazakhe in vacanza

SURVIVAL KIT

Metekhi sul Kura

Tbilisi - Per la visita della città, che è una delle più interessanti del Caucaso, dovete calcolare almeno due giorni pieni. Obbligatorio passeggiare per i tre quartieri storici: il Georgiano (Chugureti), l'Armeno (Avlabari), l'Azero (Kala) e quello di Sololaki, ognuno dei quali conserva innumerevoli edifici da ammirare al passaggio che raccontano i diversi stili architettonici che hanno caratterizzato la città, dal bizantino al neoclassico, e poi zarista, quello art nouveau particolarmente ricco, il mediorientale, seguito dal pesante stile sovietico moderno. poi da vedere la torre dell'orologio e teatro delle marionette; la Piazza della libertà e Rustaveli avenue con i palazzi del potere. Molte le chiese da visitare, almeno non perdete la Cattedrale Tsminda Sameba (Santissima Trinità), nuova ma imponente essendo la terza come dimensione tra le chiese ortodosse nel mondo, la Basilica Anchiskhati, la Cattedrali Sioni, la chiesa di Metekhi e per gli amatori c'è anche un antico tempio del fuoco. Imperdibile la fortezza di Narikala (accesso in funivia), il ponte della pace sul fiume, con il Rike park e i famosi bagni termali sulfurei nel quartiere di Abanotubani, scendendo a piedi dalla fortezza. Non lasciate i mercati, molto interessanti, incluso quello sotterraneo di Meidan Bazar, il mercato di Ponte secco per i souvenir ed i memorabilia vecchia URSS ed il mercato dei disertori, (desertirebis bazari), il più grande, vicino alla stazione. 

La chiesa di Metekhi

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venerdì 28 giugno 2024

Caucaso 3 - La storia di Gianluca

Ponte sulla Kura - Tbilisi - Maggio 2024

 

Dopo aver fatto visita al vecchio mercato, anche per mangiucchiare qualche cosa e per sostenere le forze, approfittiamo dei tanti banchi che offrono il più classico cibo di strada, che qui in Georgia è una frequente abitudine per risolvere il pranzo. Intanto passando tra i banchi capisci subito che il formaggio è un bene di consumo importante nel paese. Ci sono un sacco di venditori e anche se le tipologie in offerta non sono molte, è evidente che qui il colesterolo è mediamente alto. Ci fermiamo in un angolo del mercato dove c'è un panettiere che sta facendo il pane in un forno tradizionale dove il pezzo di pasta tirato a mano, si incolla all'interno su un fianco, calandolo dalla bocca in alto. Ne esce una sorta di pizza gonfia e piuttosto spessa di una fragranza senza pari, che mangiato caldo, col suddetto formaggio è una squisitezza rara. Ho già capito che nel Caucaso non dimagriremo come nella precedente esperienza indiana. Poi, passeggiamo ancora lungo la zona pedonale del quartiere fino al grande ponte che attraversa il fiume Kura che taglia in due la città. L'acqua è torbida e limacciosa dato che siamo alla fine di un periodo piuttosto piovoso e la corrente del fiume è decisamente impetuosa, tanto che le imbarcazioni turistiche che effettuano percorsi lungo le rive, sembrano un po' in balia dei flutti, ma pare che funzioni così e nessuno se ne duole. 


Fabrika

Continuando a passeggiare per il centro di questo quartiere, comincerei a convincermi che Tbilisi è davvero una bella città, soprattutto nelle parti rimaneggiate dove l'amministrazione ha messo mano favorendo un ripristino, certamente agevolato delle vecchie case per rimetterle in sesto, per valorizzarne l'aspetto e l'importanza storica ed architettonica. In particolare, contraddistingue questo aspetto, la presenza di bellissimi bovindi e balconate, generalmente molto profonde con grandi balaustre di legno traforato o di ferro battuto. Questo è uno stile che appartiene decisamente al Caucaso e lo troveremo anche nella vicina Armenia e d'altra parte cose di questo genere, avevo visto anche nella vicina Turchia. Certo se butti l'occhio nelle vie secondarie dove l'intento di restauro non è ancora arrivato, le costruzioni sono ancora parecchio malandate, ma pare che il lavoro di recupero continui in modo virtuoso e la città che certamente ha vissuto anni bui alla fine del secolo scorso, stia migliorando a vista d'occhio. Oltre a ciò pare anche che la città sia molto vivace intellettualmente e artisticamente parlando, con una energia giovanile che la percorre in tutte le direzioni, facendovi convergere molti ragazzi anche dai paesi circostanti. Questo per lo meno ci racconta Gianluca, che ha scelto proprio questa città per viverci e sviluppare la sua attività. 

Certo che la sua è una bella storia da raccontare e penso abbia anche da insegnare qualche cosa, per cui voglio farvene parte. Parmigiano di origine, si è occupato di informatica e ha cominciato a lavorare in una azienda di mobili dove ha potuto mettere a frutto anche una sua particolare attitudine alla manualità, oltre che a pestare tasti dei computer. Ma il ragazzo era un po' inquieto, oltre che dedito allo sport pesante. Appassionato infatti di ultramaratone, quelle dove per essere contento devi fare almeno 100 Km o 100 Miglia, tanto per capirci, è uno abituato alla fatica che va al di là dell'umano e questo forse aiuta, nelle lunghe ore di corsa in cui ti ritrovi a tu per tu con te stesso, frase fatta che però illustra bene la situazione, ha cominciato a trovarsi stretto nei suoi panni e a fare quelle pensate che un po' ogni tanto vengono a tutti, ma che poi pochi mettono in pratica: mollo tutto e parto. Così si è comperato una bicicletta da Decathlon, uno zaino su cui ha caricato una quarantina di chili di roba, si è licenziato ed è partito una mattina in direzione est. Gli esperti di viaggi in bici, sui siti in cui aveva cercato informazioni e incoraggiamento, gli hanno dato del matto, sia per la sua inesperienza in questo tipo di viaggi, che per l'attrezzatura decisamente troppo basica, quasi un insulto per gente che se non hai materiali in titanio e ultraleggeri, non vai neanche fino in periferia sulla pista ciclabile. 



Fatto sta che dopo sei mesi di pedalate e circa 15.000 km è arrivato in Mongolia dopo essersi sciroppato tutta l'Asia centrale, Siberia, Kazakistan e tutti gli altri -stan possibili segnati sulla carta e infine il paese delle yurte, la Mongolia, da dove ha segnalato ai chi lo aveva snobbato sui vari social, che sì, si può fare. Poi si è fermato lì un paio d'anni facendo vari lavori e infine ha percorso diversi altri paesi dell'Asia, dalla Corea alla Thailandia, sempre di più subendone il fascino, soprattutto di quell'Asia centrale, la cosiddetta via della seta che, a conoscerne bene la storia, è stata la chiave dello sviluppo del mondo. Soprattutto il Caucaso lo conquista con il suo crogiuolo di etnie e gli incredibili eventi storici che lo hanno precorso, nella grandezza, nelle guerre senza fine, nei massacri che hanno subito o perpetrato, magari alternativamente, le sue genti. Studia senza posa e trangugia libri su libri per approfondire la geopolitica di questi territori, che specialmente dopo il crollo dell'URSS si è terribilmente complicata. Intanto decide di stabilirsi a Tbilisi città che lo affascina più delle altre e qui cerca di ampliare la sua attività che ormai prosegue con successo. Da tempo ormai svolge l'attività di guida in queste terre dove propone itinerari particolari, trekking caucasici e giri mirati alla conoscenza delle etnie più remote della regione, il tutto sempre condito dalla presentazione accurata del quadro storico, artistico e culturale. 

Balconi

A questo punto con una sua socia georgiana, comincia a mettere in piedi un ostello che praticamente tira su con le sue mani, restaurando un appartamento del centro. Dopo un anno tutto è pronto e per un altro anno, attraverso vecchi clienti ed un intenso passaparola, perché Gianluca è un ragazzo che sa farsi volere bene, il lavoro si sviluppa e comincia ad andare decisamente bene. Ma sembra tutto troppo facile. Infatti finisce il 2019 e con il nuovo anno arriva il Covid che in un attimo spazza via tutto e distrugge il sogno che stava prendendo forma reale. Tutto chiuso, tutto fermo. In un mese o poco più tutto viene spazzato via, l'ostello desertificato e tutto svenduto per due soldi, pur di salvare qualcosa. Una botta che ammazzerebbe un cavallo. Se non ti abbatte una cosa così, vuol dire che una certa forza interiore, forse quella dei maratoneti, ce l'hai. Così mentre continua a correre, tutte le mattine quella ventina di chilometri tanto per rimanere in forma, si sposa una bella ragazza armena e diventa parte piena della sua famiglia, che, come la maggior parte degli Armeni ha sulle spalle una storia terribile, di massacri e di violenze, che per cinque generazioni non hanno conosciuto altro che guerre. 

Ma non voglio approfondire questo aspetto perché è decisamente un po' duro anche da raccontare e anche lui è piuttosto schivo nel farlo e quando si affronta l'argomento gli si inumidiscono subito gli occhi. Intanto il mondo va avanti, Gianluca riprende da zero e ricomincia con il lavoro di guida e per l'altra metà dell'anno apre a Torino con la moglie una attività di pet-sitting che in poco tempo diventa quella con più segnalazioni positive in città, tanto che non ce la fanno a star dietro alle richieste. Io l'ho conosciuto per caso attraverso il passaparola e devo dire che i giorni passati con lui sono stati davvero interessanti, per quello che mi ha fatto vedere, per quello che ho imparato e anche e soprattutto per il modo con cui abbiamo viaggiato insieme, condividendo emozioni. Ovviamente non lo perderemo di vista il ragazzo, dato che vorremmo condividere con lui altre esperienze lungo la via della seta, che ha sempre affascinato anche me, intanto perché è bravo e preparato nel suo lavoro, ma soprattutto perché credo di avere incontrato una persona, come si dice, speciale e siccome è cosa non molto frequente, le persone di questo tipo è bene cercare di farseli amici, anche se, lo posso ben comprendere, per lui, giovane atleta in piena forma, noi non possiamo che essere considerati anziani malconservati a cui fare da badante al meglio. Comunque sia grazie Gianluca ed i migliori auguri per l'ultramaratona del 6 luglio. Corri, corri senza fermarti che siamo tutti con te (con la mente è ovvio).


SURVIVAL KIT

Per contattare Gianluca : https://www.facebook.com/gianluca.alex.proietto

Gianluca Proietto 

Su Istagram: Haikmedia

Contattatelo direttamente e se volete un viaggio tagliato su misura in Caucaso o lungo la Via della seta; esponetegli i vostri desiderata, tappe, tipo di sistemazioni, interessi particolari. Vi proporrà un giro su misura per voi. Se no, lasciatevi stimolare la fantasia con i pacchetti già studiati e già pronti.


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giovedì 27 giugno 2024

Caucaso 2 - Arriviamo a Tbilisi

Tbilisi - maggio 2024

 

Bisogna dire che a Tbilisi l'accoglienza è stata molto cordiale. Alle tre e mezza l'aeroporto ronfa della quarta e gli addetti dormono assieme  lui. L'incaricato dei passaporti si rivela molto amichevole e addirittura in italiano, mi dà il benvenuto e mi dice che ha sonno pure lui. Non abbiamo più l'età per arrivare all'ora in cui si esce dalla discoteca, diciamo. Però, posto un distratto timbro sull'ultima pagina del passaporto, questo benvenuto mi mette subito di buon umore e fuga le varie perplessità che venivano automatiche avendo visto i servizi della nostra TV sulle grosse manifestazioni che ogni giorno pervadono la capitale. In realtà a quest'ora in aeroporto è ancora tutto chiuso e le varie incombenze, cambio, SIM, ecc. le sbrigheremo appena aperto in città. Intanto andiamo fino in centro, con un taxi. Qui funziona molto bene Yandex, una applicazione russa tipo Uber, che costa molto poco, circa la metà o meno dei comuni taxi e con i quali non dovrete neppure discutere sul prezzo o temere fregature perché calcola tutto l'algoritmo, ehehehehe. Quindi se siete in autonomia questa è la prima app da scaricare prima di partire. Ormai intanto sono venute le cinque e per la strada non c'è ancora nessuno, cosa che non avremo più il piacere di vedere in seguito essendo questa una città assediata dal traffico durante le ore del giorno. Comunque filiamo fino in centro dove ci cerchiamo un localino per far venire l'ora di andare in albergo che non ci accoglierà prima delle 15. 

Naturalmente a quest'ora è ancora tutto chiuso ma qualcosa troviamo, perché in centro ci sono locali aperti 7/24, come si dice. Per il resto sembra che tutto in città, dagli uffici agli esercizi commerciali, non si metta in movimento prima delle 10. Quindi ecco un bel ristorante turco, qui sono comunissimi, che serve anche delle ottime colazioni. Quindi eccoci qua con un piattone di dolcini turchi (un po' troppo dolci e grondanti sciroppo di zucchero, per chi fosse diabetico, ma pazienza, bisogna fare di necessità virtù) e cerchiamo di assaggiarli tutti, questi vari tipi di baklava, dato che ci sono molte varietà, anche per cominciare a capire il territorio soprattutto, non sia mai. In realtà dormiamo ancora in piedi, anzi seduti e l'amico Gianluca, che ci ha accolto e mi sembra che abbia già capito i personaggi con cui dovrà accompagnarsi, ci mantiene in questo dormiveglia, una sorta di coma indotto semivigile, senza cominciare a fare troppe spiegazioni che probabilmente andrebbero in parte perse. Ci saranno a disposizione i prossimi giorni. Intanto, calmata la fame in cui ci avevano lasciato le low cost, approfittiamo per fare le cosette necessarie. Andiamo intanto dal cambista sulla piazza Kote Marjanishvili che ha appena aperto e ci procuriamo un po' di valuta locale. In realtà qui funzionano anche le carte di credito, ma pare che qui vengano applicati tassi poco convenienti quindi è molto meglio utilizzare quasi sempre il cash, calcolando anche il fatto che cambisti ce ne sono dovunque ed i tassi applicati sono praticamente gli stessi di quello ufficiale. 

Intanto hanno aperto i negozi di telefonia e quindi andiamo subito a procurarci una SIM adeguata ai nostri bisogni. Optiamo per 40 G, in effetti fin troppi per la decina di giorni che ci fermiamo, ma nonostante l'aria cupa, che mi viene subito da definire sovietica, della venditrice, il marchingegno funziona subito perfettamente e quindi anche questa l'abbiamo risolta e siamo in perenne contatto col mondo, cosa senza la quale ormai non possiamo più vivere, pare. Questo atteggiamento dei commessi, diciamo così severo, non è certo una caratteristica nazionale, in realtà i georgiani sono gentilissimi ed estremamente ospitali e disposti ad aiutarti continuamente, ma piuttosto credo ad un lascito della dominazione sovietica, durante la quale, il lavoro in un servizio commerciale era visto come un esercizio di potere da un lato, quello di darti o meno quello che andavi cercando con la scusa che non c'era quasi mai quello che ti serviva e dall'altro lato, il fastidio estremo di dover fare un lavoro che non amavi, che ti obbligava ad un impegno di tempo sgradito e per il quale lo stato faceva finta di pagarti e tu per ripicca, facevi finta di lavorare. Dovevi solo cercare di ingraziarti in ogni modo il tuo capo (non certo l'utente del servizio, che contava meno di zero) in modo che ti desse il giudizio positivo necessario ad avere la vacanza premio, la famosa putjovka, sul mar Nero o appunto in Georgia nei più bei sanatorj termali del Caucaso e le altre prerogative premiali del regime. 

Incluso quello di avere il ritratto esposto sul muro della fabbrica o del negozio tra i lavoratori meritevoli del mese con tanto di medaglietta, una dei milioni che adesso trovi sui banchetti nei mercatini di memorabilia sovietiche assieme agli orologi Kommandirski. Forse questo stile è rimasto nel DNA anche dopo 30 anni dalla caduta del regime. Chissà! Comunque risolte le incombenze spicciole, si decide di andare a lasciare le valige nell'ostello dove sta Gianluca e girellare un po' per il centro tanto per fare arrivare le 15. L'impianto di questa parte della città, partendo appunto da questo che è il quartiere georgiano, è costituito in massima parte di belle abitazioni di fine 800 o inizio 900, come si possono vedere ancora nel centro di Mosca o come quelle che si possono ancora vedere nelle città della parte orientale della Turchia, che allora faceva parte della cosiddetta grande Armenia. Per me è un po' un ritorno al passato e anche se molte di queste costruzioni sono ancora in attesa di un qualche intervento di restauro che le riporti ai fasti del tempo che fu, ti accorgi subito di star camminando per strade che hanno mantenuto una loro innegabile personalità. 

Mi ci rivedo ancora nel lontano '92 quando facevo le mie passeggiate in questo centro moscovita austero, ma piacevole, anche se trasandato da un settantennio di abbandono, meravigliato per questa architettura zarista dall'aspetto nobile e solido. Certo non era l'eleganza di S. Peterburg, che tra l'altro era ancora Leningrado, dove c'erano stati ampi tocchi di italianità, ma l'occhio era appagato. D'altra parte mi si dice che anche a Tbilisi qualche architetto italiano abbia messo più di uno zampino.  Facciamo una sosta ad uno strano edificio chiamato Fabrika, in quanto prima c'era una vecchia fabbrica sovietica abbandonata dopo il crollo dell'URSS, che era stato dapprima occupato da collettivi giovanili e adesso ha uno strano status di utilizzo, mantenuto in piedi da una stessa unica organizzazione. Al piano terreno c'è un ostello per giovani che raccoglie studenti e spazi di studio e di manifestazioni artistiche di ogni genere, un bar e una serie di locali nel cortile che alla sera diventano centro di movida. Qualcuno ci viene a lavorare da remoto col suo PC e intanto mangia qualcosa al bar, altri ci vengono solo a chiacchierare, altri ancora lo hanno trasformato in un club di intellettuali e di artisti, tra mobili d'antan e manifesti di vecchia data. L'esterno infatti è completamente occupato da murales di ogni tipo. I piani superiori invece sono parte di un hotel extralusso. La coabitazione delle due realtà non è semplice da capire, anche se sembra che gli spazi giovanilisti vengano man mano ridotti. Capirà è il business bellezza. Intanto comincia a piovicchiare, un va e vieni che temo ci perseguiterà in tutti i giorni a venire. Raggiungiamo quindi il nostro albergo in pieno centro, ricavato in uno di quei bei palazzi di cui vi ho già fatto cenno, con la trasformazione di alcuni appartamenti in residence, che diciamolo è una bellezza. 

SURVIVAL KIT

In questo momento il cambio è esattamente 3 Lari per 1 €. Questo facilita i conti. Usate tranquillamente l'Euro che è preferito al Dollaro, così evitate il doppio cambio. Potrete ricambiare quelli che vi avanzano prima di partire alla stazione o all'aeroporto, con una minima differenza, ma non successivamente ad esempio in Armenia, dove sareste molto penalizzati. Quindi niente inutili sbattimenti per calcoli precisi per non avanzare cash alla ripartenza. Per la SIM sempre sulla piazza ci sono diversi negozi di telefonia, le offerte sono più o meno le stesse, cercate di prendere quella più vicina al numero di giorni per cui vi fermate e anche coi giga non state a centellinare tanto il costo è poco diverso. Io ho preso la scheda e 40 G con 23 Lari e ne ho avanzati parecchi, bastavano certamente 20, ma avrei risparmiato al massimo un paio di euro.

Hotel residence Sulitzer - 9, St Petersburg street - Tbilisi - Ottima posizione centralissima e vicina alla metro di piazza Kote Marjanishvili. Nuovo di zecca, camere molto belle e spaziose, dotate di ogni confort. AC Riscaldamento, TV 55", frigo, cassaforte, bagno ben attrezzato, phon, tutto ben funzionante, Free wifi. Il residence non è presidiato, bisogna comunicare l'ora di arrivo. Checkin dalle 15:00. La doppia circa 30/35 €. 


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mercoledì 26 giugno 2024

Recensione: T. Terzani - Fantasmi

 

Un altro degli straordinari lavori del grandissimo giornalista che ha fatto dell’Asia la sua ragione di vita e che l’ha vissuta proprio negli anni più terribili, che lui ha trascorso nel sud est asiatico. Anche se li ho letti quasi tutti, i suoi lavori, questo mi mancava e l’ho amato tantissimo proprio perché racconta le vicende della Cambogia, paese che ho avvicinato solo per poco tempo, ma che ho amato moltissimo. Anzi ritengo che chiunque volesse visitare questo paese dovrebbe leggersi questo lavoro che la racconta in tutta la sua poetica bellezza e in tutti i suoi spaventosi orrori. Il libro raccoglie tutti gli articoli giornalistici che dal 70 alla fine degli anni ’90, Terzani ha scritto per i giornali per cui ha lavorato. Ci puoi leggere quindi come in un film in cui il documentarista, non ha ancora visto il finale, ma via via se lo immagina con crescente stupore, e scopre tutti gli accadimenti che si sono succeduti nel tempo, da quelli in cui gli arrembanti khmer rossi, creati come al solito dagli improvvidi avvenimenti esterni, erano addirittura sembrati una speranza, al periodo in cui cominciavano a trapelare i fatti, poco creduti proprio per la loro spaventosa ed esagerata tragicità, fino alla conferma delle ipotesi più orribili, quando Tiziano, tra i primi ad arrivare in Cambogia dopo la caduta  di Pol Pot, la percorse in lungo ed in largo trovando la spaventosa conferma di quanto accaduto. In tutta la parte finale si legge poi la disillusa disperazione di osservare come, tra la più totale indifferenza del mondo, questi assassini spietati, tra i più barbari che il secolo scorso abbia vissuto, siano stati riammessi nel consesso internazionale e lui stesso abbia dovuto sedersi accanto a qualcuno di loro chiamandolo eccellenza ed infine sono morti nel loro letto senza subire alcuna punizione. Un libro, che per chi è interessato a queste cose, è indispensabile leggere e che molto insegna anche su tanti avvenimenti che accadono continuamente nel mondo, in particolare se intendete programmare un viaggio tra i templi di Angkor. Struggente l’ultimo pezzo che racconta le sue emozioni attraversando proprio il sito di Angkor wat, nelle quali mi sono molto ritrovato.


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martedì 25 giugno 2024

In volo

 

L'ultima volta che eravamo entrati in argomento, vi avevo buttato lì che i biglietti erano stati comprati e quindi come facilmente avrete capito, che una volta messi in tasca bisogna utilizzarli e quindi eccoci qua, ormai siamo anche tornati e, passato qualche giorno nel disbrigo in quelli che si dicono affari correnti, che ti aspettano feroci non appena torni a casa da qualunque posto tu sia andato, quasi come una penitenza dovuta al fatto che sei andato a divertirti e quindi, come la si vedeva nel medioevo, tocca fare la giusta penitenza compensativa, viene finalmente anche il momento dei bilanci complessivi. Diciamo subito che anche se rispetto al grande progetto che, come già dettovi, avevo in mente prima del Covid (che era stato stoppato appena un attimo prima di comprare proprio i biglietti) e che comprendeva addirittura tre paesi e tre territori, le pretese si sono dovute mestamente ridurre a due target, perché nel frattempo uno dei territori è addirittura sparito grazie all'ingordigia del prepotente vicino, che se lo è mangiato, con una bella guerra, cacciando via tutti gli abitanti, nuovi profughi per l'ammasso di questo mondo che non conosce pietà; negli altri due è praticamente impossibile andare se non entrando dalla Russia, nella quale in questo momento ci sono altri problemi e per l'Azerbaijan, diciamo che se arrivi dagli altri due rimaneti paesi, non sei vistò di buon occhio, almeno per il momento.

Quindi il nostro giro dalle grandi ambizioni, si è ridotto a Georgia ed Armenia, che comunque, con una ventina di giorni a disposizione, di cose da vedere e di interessi storici e culturali, ne presentano davvero molti. Da bravi ragazzi abbiamo quindi ottemperato nei giorni precedenti a tutte le obbligatorie precauzioni del caso, tra cui l'ormai obbligatoria assicurazione sanitaria, vista l'età, e la prenotazione del parcheggio alla Malpensa dalla solita Mariuccia di cui siamo ormai clienti affezionati. Per il volo ci siamo dovuti accontentare di quello che offriva il convento, come si dice; addio alle invitante tariffe di Ryanair, che per il momento ha rinunciato a fare voli da quelle parti (nel '19 c'erano opzioni a 50 Euro a tratta, forse per la litigiosità sempre latente tra questi stati e quindi abbiamo trovato quel che si è potuto, pur partendo parecchio tempo prima con le prenotazioni. Siamo caduti quindi su Lot per l'andata da Malpensa a Tbilisi e su Flyone per il ritorno da Yerevan, una lowcost armena, dagli orari poco affidabili, infatti dopo averceli cambiati un paio di volte (ecco perché è necessario avere una SIM locale, per rimanere connessi anche per questi avvisi) abbiamo avuto un ritardo di 5 ore, non rimborsabile secondo le convenzioni internazionali perché la compagnia non è riconosciuta dalle nostre parti. Quindi se per la LOT, su cui avevo poche aspettative non posso che dire bene, sulla seconda forse era meglio beccarsi Wizzair, che anche lì tra ritardi e cancellazioni andiamo bene.

Comunque sia, siamo sia andati che tornati sani e salvi anche se un po' acciaccati dagli orari e fiaccati nel portafoglio perché anche se low cost si definiscono, alla prova dei numeri lo sono solo teoricamente e nella scarsità dei servizi inclusi. Va bene, tutto fa parte della dura vita del viaggiatore aeroportuale che ormai deve abituarsi ad essere sottoposto alle angherie ed alle arbitrarietà dei prezzi, che sono schizzati alle stelle in modo che queste povere compagnie possano rifarsi con gli interessi delle perdite causate ipoteticamente a suo tempo dal virus. E poi diciamola tutta, è proprio lo stile un po' protervo e un po' furbesco che utilizzano per succhiarti i soldi. Prima le piattaforme che danno prezzi civetta che poi un attimo prima della conclusione dell'acquisto cambiano, poi lo stile di cercare di gabbarti due euro qua, quattro euro là con qualunque scusa possibile, è diventato veramente insopportabile. Ci sono decine di trappole grosse e piccole alle quali devi stare attento, rifiutandole specificamente se non vuoi che il prezzo finale non sia aumentato a dismisura. Pochissime sono poi le compagnie che ti danno il prezzo con l'inclusione del bagaglio in stiva, che poi trovi successivamente da aggiungere a prezzi di affezione. Tutte furbate diciamo pure fastidiose ed antipatiche, ma nelle quali ti troverai ad inciampare continuamente.

Comunque sia devi, come si dice nel mondo dei Mandrogni, mordere l'aglio e dire che è dolce, perché non ci sono altre scelte. Quindi alla fine eccoci qua, depositati dal pulmino di Mariuccia, davanti allo spazio partenze, a cercare la coda per lasciare la valigia. L'altro patema naturalmente era dato dal fatto che a Varsavia, il volo in coincidenza aveva solo 1:10 di tempo utile ed invece, tutto è filato liscio, nessun ritardo e facilità ad arrivare al gate di reimbarco, d'altra parte l'aeroporto non è grande e noi, nonostante l'età, riusciamo ancora a correre, più o meno velocemente. Per le valige si spera sempre, ma quando alla fine le vedi scendere dal nastro bagagli, ti rassereni subito e come ogni volta ti chiedi come sia possibile organizzare tutto questo. Comunque eccoci qui, arrivati a Tbilisi secondo i piani alle 4:25 di mattina, ora ottimale direte voi per guadagnare la giornata, ma che volete, io, che non riesco a dormire neppure un minuto in un posto che non sia un comodo letto, a saltare la notte, non è che sono molto contento e quindi poi parto già col malumore in tasca, ma si sa se hai il braccino corto e vuoi risparmiare, alla fine devi anche un po' soffrire e quindi mentre il cielo appena si rischiara, mostrando tuttavia quella che sarà la prima di molte giornate piuttosto uggiose, questo è un po' un anno così per il tempo, inutile lamentarsi, ecco che ci viene incontro il nostro Gianluca, che non si è fatto spaventare certo dall'orario, tanto ormai tra prendere i bagagli e timbrare i passaporti, sono già venute le 5:30 e la giornata è pronta ad incominciare.



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lunedì 24 giugno 2024

Recensione - La voglia di studiare - M. Piattelli Palmerini

 

Mi aspettavo una delle solite pappardelle all'americana con la solita serie di consigli banali, su come vendere, come trovare lavoro, come fare qualunque cosa che erano tipiche degli anni 90 e precedenti. Invece il libro è piuttosto interessante in quanto invece di proporti appunto consigli sulla metodologia psicologica di amare lo studio, si rivela un vero e proprio trattato sulla cultura, direi proprio l'essenza della filo-sofia, sui suoi aspetti più intriganti e apprezzabili. L’autore professore e cattedratico, ha insegnato nelle più importanti università del mondo, laureato in fisica ma ha tenuto una cattedra di filosofia della scienza all’università di Firenze e si sente. Indaga con questo lavoro che ormai ha trenta anni ma mi sembra sempre molto attuale, le diverse materie nei loro aspetti più curiosi, con aneddoti gustosi e racconti specifici tesi a dimostrare l’importanza della cultura in ogni suo aspetto. Di tanto in tanto fa cenno anche al problema delle macchine e della loro intelligenza artificiale mettendone in risalto la grande distanza con il cervello umano. Questo almeno è quanto se ne pensava all'ora, sarebbe interessante sapere il suo punto di vista oggi, dopo tanti anni dalla stesura del libro, sull’AI. A mio parere una lettura molto stimolante.


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