| Novyj Sviet - Crimea |
![]() |
| La Pobieda di Valentino |
| Novyj Sviet - Crimea |
![]() |
| La Pobieda di Valentino |
| Novyj Sviet - Crimea - maggio 1994 |
![]() |
| La costa vicino a Yalta |
![]() |
| Un lido della Crimea |
![]() |
| Forteza Genovese |
![]() |
| La Pobieda di Valentino |
| Novyj Sviet - Crimea |
![]() |
| La Pobieda di Valentino |
Ma proseguiamo nel primo viaggio esplorativo che i due Polo (padre e zio) avevano fatto qualche anno prima, lungo la cosiddetta Via della seta del Nord, quando li avevamo lasciati in Soldania su mar Nero, che corrisponde alla attuale Crimea, dove le repubbliche marinare avevano dei punti commerciali di riferimento. In particolare ancora oggi sono ben visibili le mura di una cittadina nei pressi di Yalta chiamata (in russo) Forteza Genovesa, avamposto dove ben protetti, avvenivano gli scambi con le genti dell'interno. Erano porti franchi dove giungevano genti da lontano a scambiare merci, come oggi al gran mercato di Odessa. Da lì cominciava sempre l' espandersi delle grandi pestilenze endemiche dell'Asia centrale che arrivavano in Europa a seminare la morte. Peste e colera che i marinai trasportavano oltremare. Ero a Sinferopoli una quindicina di anni fa e la città era tappezzata di manifesti che imponevano di bollire l'acqua del rubinetto, mentre gli ospedali erano intasati di casi di colera. Le persone giravano per la strada con pezzuole sul viso e non ti dava la mano. Ma la curiosità ed i racconti di genti incontrate nei mercati che narravano di lontane meraviglie e di grandi regni, li spinge ad andare oltre:
Cap.3
...Quand'è furono dimorati alquanti dì in Soldania, persaron di andare più oltre e missonsi in cammino tanto cavalcarono che pervennero a Bolgara e ad un' altra città la quale ha nome Ontaca alla fine delle Signorie del Ponente sul grande fiume...ed oltrepassatolo andarono per uno diserto lungo diciotto giornate e non trovarono niuna abitazione ma Tarteri che stavano sotto loro tende e viveano di loro bestiame...
E' facile immaginare il senso di straniamento che avranno provato lasciando la costa sicura e popolata per penetrare l'immensa pianura sarmatica da Kazan (Bolgara) fino al Volga per poi percorrere territori sconosciuti fino agli Urali meridionali ed oltre. Ottocento anni dopo, la vista del Volga ghiacciato mi lasciò ugualmente smarrito per le sue dimensioni inusuali e le lunghe giornate trascorse in treno attraverso la Baskiria da Samara a Ufa, circondato da un paesaggio sempre uguale dove l'uomo è assente, mi davano il senso di procedere nel nulla. Si dice in Russia che cento anni non sono tempo e cento chilometri non sono distanza. Ma in quel tempo non si pensava di dover arrivare almeno un' ora prima per il check-in e si poteva procedere secondo ritmi meno stressanti.
Sono sempre stato morbosamente attratto dalla capacità che hanno alcuni nell’apprendimento delle lingue, forse perché mi ha sempre affascinato capire i tortuosi percorsi logici degli idiomi, spesso così comuni tra di loro, spesso così lontani e diversi. Che bello poter essere un poliglotta, capire con facilità le persone che incontri per il mondo, poter far passare i tuoi concetti a chi ti è tanto lontano per cultura e mentalità. Certo è per questo che mi sono avvicinato, per curiosità e interesse a tutte le forme linguistiche a cui ho avuto occasione di passare accanto, per caso o per scelta, cercando di penetrarne, almeno superficialmente i segreti ed i punti di comunione. Purtroppo, per incapacità genetica o per pigrizia innata, non sono mai andato oltre a conoscenze molto superficiali, che non mi permettono di esprimermi bene in nessuna delle lingue di cui mi sono interessato (per la verità neppure in italiano, come dicono alcuni miei detrattori e come avranno spesso avuto modo di notare i miei 25 lettori), fedele anche alla mia filosofia tuttologica che è meglio fare tante cose male piuttosto che conoscerne una a fondo alla perfezione. Però ho sempre ammirato gli affabulatori linguistici come il mio amico Ferox che intorta i suoi ascoltatori in russo o cinese indifferentemente oltre ad un altro paio di idiomi, ma, in questo caldo pomeriggio d’estate, questo mi porta a ricordare un tiepido marzo in Crimea, terra di storia antica anche se un poco decaduta, quando conobbi un certo R. un commerciale di lungo corso che aveva battuto per oltre tre decenni le terre dell’Unione Sovietica in lungo ed in largo. Era costui dipendente di una ditta di trading che vendeva impianti di vario tipo e ci eravamo trovati a collaborare casualmente, nel tentativo di fornitura di una fabbrichetta di gelati nella neonata Ukraina dalle parti di Sinferopoli. Poiché una serie di manifesti sparsi per la città, mettevano in guardia circa una epidemia di colera che, a quanto sembrava, stava imperversando in città, ce ne stavamo rintanati in albergo a mettere a punto l’offerta, ma come capita nei momenti di rilassamento, prese a raccontarmi un po’ delle sue esperienze. Io che avevo tutto da imparare di quel mondo, lo ascoltavo rapito. Rimpiangeva soprattutto di non essere più giovane, per poter cogliere tutte le opportunità che quel mondo in rapido mutamento sembrava offrire. Con poche migliaia di dollari avrebbe comprato un impianto usato per fare ghiaccioli e avrebbe voluto iniziare un business vicino a Yalta, luogo ideale che si apriva al turismo interno. Scoprii che il costo del ghiacciolo è costituito quasi tutto dal bastoncino di legno che lo sostiene, circa 1 lira, tutto il resto mirabolanti guadagni; già si vedeva con uno stuolo di ragazzini alle dipendenze,con un contenitore pieno di ghiaccioli appeso al collo, da mandare in giro per le spiagge ed i luoghi di villeggiatura, i cosiddetti Sanatorji, e poi forniture ad alberghi, bar, insomma soldi a palate. Mi raccontava anche, con dovizia di particolari i modi con cui prendere i russi e le russe; lui grande bevitore aveva dimostrato la sua resistenza alla vodka, scolandosene più volte un boccale da birra, suscitando in questo modo sconfinata ammirazione nei futuri clienti che valutando la prestazione, avevano poi, prontamente firmato il contratto. Conoscevo anch’io l’importanza della convivialità nei rapporti d’affari laggiù, ma ero comunque convinto che la parte fondamentale fosse giocata anche dalla simpatia personale e dalla capacità di chiacchiera del soggetto, per cui gli espressi la mia invidia per come certamente, attraverso tutti quegli anni di permanenza, avesse ormai una padronanza perfetta delle sfumature della lingua russa che gli potevano permettere valutazioni fondamentali nelle trattative. Mi squadrò in tralice dal basso, essendo piuttosto piccolino seppur corpulento (come lo definiva Zhenjia) e poi mi disse in tono definitivo: - Dopo trenta anni di Russia, so dire solo buon giorno, buona sera e togliti le mutande, le uniche cose che servono in questo paese.- Sarà anche per questo che non ho poi molto approfondito neanche il russo, che pure è una lingua così affascinante. Un’altra occasione perduta, mentre me ne sto qui, in un bar di montagna, a succhiare un ghiacciolo alla cola e mi sembra di ricordare che, secondo R. sarebbe stato uno dei gusti più richiesti dalle signore del luogo.
Oggi corre l'obbligo di por fine al concorso a premi intitolato Forteza Genovese. Ebbene, come giustamente indicato da Laura, il luogo si trova in Ukraina, più precisamente in Crimea, sulla costa del Mar Nero, tra Feodosia e Yalta nei pressi della cittadina di Sudak. E' anche vero che, come ha confessato Laura stessa, in tempi di internet non è difficle svelare l'arcano, ma mi sarebbe piaciuto che si arrivasse a tanto solo se, bruciate tutte le possibilità della conoscenza pregressa e tuttavia morbosamente interessati a giungere alla soluzione, si considerasse questa alternativa come l'ultima spes. Così è stato e non me ne dolgo, a riconferma dell'utilità e della bontà del mezzo per arrivare al fine. Ovviamente mi avrete scusato se ci ho messo alcuni giorni per esaminare tutte le risposte, valutare le sfumature delle varie proposizioni, prima di decidere il vincitore definititivo. Ebbene habemus papam finalmente e questi è la stessa già citata Laura che, pur essendo stata l'unica concorrente (devo ammettere un minimo di delusione) ha indicato con precisione la location in questione. E' una bella cinta di mura ben conservata a guardia della costa, eretta dalla Repubblica di Genova nel XII secolo a difesa dei mercanti e base commerciale, evidentemente allora assai frequentata, date le dimensioni. Di qui passarono certamente i fratelli Polo nel loro primo viaggio, come descritto nel Milione. Un avamposto di Europa in terra di barbari predoni (vero Ferox?) dove l'acume e l'arguzia italiana facevano quello che gli Italiani hanno sempre saputo ben fare, vendere a tutto il mondo le eccellenze prodotte dalla loro capacità ed intelligenza. Questo è sempre stato l'unico modo per allontanare la decadenza. Ricerca del nuovo, produzione di qualità, capacità di illustrare e vendere il proprio prodotto. Meditate gente, meditate. Ma bando alle ciance, si assegni quindi il premio virtuale mostrato dall'immagine a Laura che lo ha ben meritato, anche solo per la voglia di lasciare un commento (ho notato una certa pigrizia in tale senso tra i miei lettori; ragazzi non mi fate un dispiacere se lasciate qualche osservazione, arricchirebbe il dibattito). Non posso quindi assegnare secondo ed il terzo posto, che avrebbero avuto diritto ad una cucchiaiata di prodotto, per mancanza di concorrenti. A questo proposito, segnalo un problema a chi di dovere, nel mastellino di Nutella da 5 KG sunnominato. Quando si supera la metà del contenuto, diventa difficile pescare nel magma pastoso, non dico col dito o col tocco di pane, ma anche con il cucchiaino, rendendo necessario ad una più agevole pescaggio, quanto meno un cucchiaione dal manico allungato (da affogato per intenderci) o quanto meno un lungo grissino (ma di dura consistenza al fine di evitare una sgradevole rottura con conseguente abbandono nelle sabbie mobili odorose, indicherei il rubatà di Chieri come idoneo alla bisogna), pena l'imbrattamento della mano lungo le pareti laterali, che necessiterà quindi per essere forbita di un complesso anche se non sgradito lambimento circonferenziale. Mah, son problemi, comunque io li pongo, ai tecnici il cercare la soluzione. Potrei suggerire di allegare alla confezione un attrezzino apposito dal lungo manico ricurvo, ricavabile col tappo in fase di stampaggio? Che ne dice Davide il mago dello stampo?