martedì 18 agosto 2020

Luoghi del cuore 48: La Giant's Causeway


Giant's causeway - Ulster - agosto 1992

Ulster
L’Ulster non l’avevo presa benissimo; sarà che continuava a piovere come se non ci fosse un domani, sarà che avevo una certa prevenzione data dai tanti fatti di sangue che avevano travagliato questo lembo di terra, come sempre causati dai contrasti religiosi, scusa principe per tutte le magagne del mondo, ma ne avevamo percorso le strade strette e tortuose piuttosto alla veloce, senza soffermarci troppo a considerare se i miei pensieri non fossero, come nella maggior parte dei casi, solamente frutto di pregiudizi da mettere quantomeno alla prova dei fatti. Avevamo avuto una bella serata in un pub dove l’atmosfera era calda e piacevole ed un gruppo improvvisato di musica irlandese, con una ragazzotta dai capelli rossi e dagli splendidi occhi verdi, che aveva una voce davvero notevole e questo aveva contribuito a farmi digerire l’haggis trangugiato alcuni giorni prima e che ancora mi ballava sullo stomaco, trattandosi di  una vescica di pecora bollita, ripiena di interiora dell’animale stesso, una squisitezza scozzese che, ripresentandosi l’occasione lascerei ad altri, ma a quel tempo, ero ancor giovine e sapete com’è, avevo il vezzo e la volontà di provare tutto. Comunque sia anche Belfast era passata via senza infamia e senza lodo e avevamo anche traversato un paio di volte la famosa frontiera con il sud che al tempo era ancora presidiata con una certa attenzione, visti i precedenti, anche se noi buttavamo occhiate qua e là per cercare ceffi da orangisti o personaggi dello Sinn Fein che guatassero attraverso la strada in attesa di attaccare briga o provocar disordini. 

I fianchi
Nell’occasione invece incrociavamo solamente camion carichi di maiali, che si individuavano da lontano grazie alla scia di olezzo che poi lasciavano dietro di loro. Al momento non riuscivo a capire la quantità di bestie trasportate attraverso al confine, in entrambe le direzioni, apparendomi strano che gli irlandesi del nord comprassero tanti maiali al sud e poi gliene rivendessero altrettanti più o meno nello stesso tempo. Solo anni dopo venne alla luce una famosa truffa ai danni dell’UE, che si faceva su quel confine. Infatti la vituperata Europa dava valanghe di contributi agli allevatori di suini di una delle due parti nel caso di esportazione di prodotto verso l’altra. Così camion carichi di animali transitavano in una direzione al mattino, beccavano il contributo e ritornavano alla sera ritraversando lo stesso confine da un valico vicino, per ripetere l’operazione il giorno dopo. Maiali viaggiatori insomma, alle spalle del contribuente, perché non credete, ma quando si tratta di dané tutto il mondo e paese e la parola magica “contributo” aguzza l’ingegno del povero agricoltore, che avrà pure le scarpe grosse, ma quando si tratta di approfittare delle maglie larghe del burocrate pressapochista, il cervello lo fa lavorare con una velocità straordinaria. Ma torniamo al nostro giro che riuscì invece ad arrivare all’estremo nord dell’isola in un pomeriggio nel quale finalmente la pioggia aveva cessato di inseguirci e le nuvole sparpagliate illuminavano il cielo come in un quadro di Turner. 

Il colonnato
Arrivammo alla Giants causeway che il sole era ancora alto nel cielo e giocava a rimpiattino tra cirri sfrangiati e cumuli vaporosi e bianchissimi, illuminando uno spettacolo naturale, che, inatteso com’era, mi lasciò davvero senza fiato. Una scogliera di basalto nero a canne d’organo, sembra più di 40.000, che scendono digradando nell’oceano spumeggiante, quasi che sia una larga e lunghissima strada che scivola pian piano, mostrando la sua superficie superiore nella quale i pilastri di roccia addossati gli uni agli altri si mostrano come un regolarissimo e innaturale pavimento di piastrelle nere esagonali, quasi mano umana li avesse messi in quella posizione priva di scoscendimenti e di salti. La saga raccontata qui nella contea di Antrim, narra del gigante Finn McCool, in lotta con una altro, ancor più grande e potente, il bieco Bernardonner, naturalmente scozzese, che costruì questa strada per raggiungerlo, ma lo vinse poi con un'astuzia, che vi lascio scoprire sul web. E in effetti l'eruzione di 60 milioni di anni fa che costruì questa meraviglia sembra davvero guidata da una regia pensante. Una strada pavimentata che si inabissa tra le onde, la via maestra per gli dei del mare per raggiungere le profondità più nascoste. Anche la bambina era meravigliata e correva lungo le rocce avanti e indietro come sullo scivolo di un parco giochi e in un’ansa formata da una curva tra le rocce, dove il mare penetrava calmo, volle assolutamente fare il bagno, benché la temperatura non fosse così mediterranea da consigliarlo. Uno spettacolo che mi riconciliò definitivamente con l’Ulster, facendomi capire che basta cercare un poco ed alla fine ogni luogo, se hai voglia di soffermarti almeno un po’, ti può mostrare le sue meraviglie irrinunciabili in modo da farsi ricordare per sempre.


Tratto di Costa

La costa
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