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mercoledì 30 settembre 2020

E' uscito il mio 22° libro: Ma il vento dell'est soffia ancora? 16 -19

Come vi ho già detto in questo periodo di forzata reclusione, ho avuto il tempo per editare addirittura tre libri. Oggi vi presento per gli amatori del cartaceo la quarta raccolta dei lavori del blog,depurati dalle S-guide di viaggio che sono pubblicate a parte. In sostanza, per gli appassionati lettori del mio blog si tratta della raccolta dei post che vanno dal 2016 al 2019. Si parla un po' di tutto, anche di viaggi in generale oltre ai miei argomenti consueti, la lingua cinese, gli accenni politici,la saga di Surakhis e tante altre cose che mi scappano di tanto n tanto , cosa che alla fine ha prodotto un tomo di quasi   pagine. Insomma un libro per amatori che vi invito a  non farvi mancare. 

Chi fosse interessato al libro che ho stampato come al solito con lulu.com, può andare nella apposita pagina/vetrina, clikkando qui, nella quale è raccolta la mia produzione che ormai ammonta a 23 titoli se non sbaglio oppure scrivermi direttamente a enricobo200 chiocciola gmail punto com,  che glie lo spedisco a casa.


Se qualcuno fosse interessato:


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Inoltre se qualcuno volesse dare un'occhiata alla mia vetrina su Lulu.com nella quale sono visibili tutte le mie pubblicazioni cartaceee ed e-book (quasi 50), clicchi qui sotto:




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Il terzo libro: Indocina

martedì 23 aprile 2019

E' uscito : Il vento dell'est soffia ancora?

Per tutti gli amatori della carta stampata, ma soprattutto di questo blog, voglio ricordare che è uscito sempre attraverso www.lulu.com (questa è la mia vetrina autore), il mio volume riassuntivo degli anni 2013-14-15, il terzo della serie, che riporta tutti i post comparsi in quei tre anni di duro lavoro, tranne quelli già raccolti nelle s-guide di viaggio e il cui originale titolo è: Il vento dell'est soffia ancora? In ogni caso, per chi non vuole riempirsi la casa di altra carta e preferisce risparmiare alberi, c'è anche la versione ebook. Ne è uscita un'altra mappazza di un certo spessore, intendo di pagine tanto ero prolisso al tempo (ora anche di più, confesso). Comunque vedete voi, praticamente è come se partecipaste ad un crowfouning di un altro mio prossimo progetto di viaggio, che è piuttosto ambizioso e di cui vi parlerò a suo tempo. Comunque qui sotto ci sono i bottoni da clikkare per chi è interessato.



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Grazie a tutti.


Se  vi interessano gli altri date un'occhiata qui:

http://ilventodellest.blogspot.com/p/i-miei-libri.html

venerdì 11 agosto 2017

Il tarlo dell'Oriente

Myanmar - Mruak 'U - Preghiera

Mentre la brezza di questa aria che spira leggera tra i monti e le forre che scendono tra i pini, mi parla di lievi sensazioni che ormai nascondono ed ottundono definitivamente le calure estive (forse finite?), la voglia di pensare ha la sgradevole tendenza ad andarsene, forse alla ricerca di una pensione meritata, checché ne dica Boeri, ed emerge un po' spocchiosa come una grillina mai in vacanza il desiderio di rimanere lì, come inebetito di fronte al paesaggio per assorbirne gli odori, le sensazioni sulla pelle, i rumori attutiti, da subire senza approvazioni o dinieghi. Forse è questa la meditazione? O più semplicemente è lo sprofondare in una forma di otium così apprezzato dai latini, che non è ben chiaro se snervi la coscienza o la vivifichi. Sembra però facile non pensare, invece nel gorgo nero di questi meandri profondi, dove forse c'è davvero di tutto, come in una soffitta abbandonata di un film horror e dove puoi pescare a volontà, ricordi sbiaditi che forse erano squallida routine e che ora ti appaiono rosati splendori; desideri mai avverati, forse perché impossibili da raggiungere, forse soltanto rimasti lì per pigrizia o ignavia o incapacità; pulsioni represse di cui forse ci sarebbe da vergognarsi oppure così comuni da diventare banali, in ogni caso da studiare da partedi psicologi, anche bravi. 

Guardi la sagoma del Forte in lontananza, così vituperato da alcuni, così splendido e unico, così prorompente nella sua personalià da far di sé un manifesto inoppugnabile per una valle ed intanto le domande ti salgono da dentro, se le consideri, generando allo stesso tempo risposte così difficili da trovare e così inutili da ricercare. Una perdita di tempo che bene si affianca all'inattività, cercata certo, mai forzata per fortuna. Intanto, mentre una nuvola chiara si sposta verso sud aumentando lo spazio di azzurro sopra di me, ho una questione che mi arrovella. Ma perché l'oriente mi affascina a tal punto da costringermi come un assuefatto irreparabile ad andarci continuamente e quando ne sono distante, mi rimugina dentro una specie di groppo spinoso che non mi dà pace fino a quando non ricomincio a macinare progetti, itinerari e informazioni. Eppure di paesi di quell'area ne ho ormai visti parecchi, dal vicino all'estremo, dovrebbero bastarmi come esperienze rimuginate e invece no, il tarlo continua il suo lavoro incessante, spesso fastidioso. Io credo che sia una questione di fascino dell'esotico. 

Mentre il sud, l'Africa ha sempre rappresentato per me il selvatico, il misterioso, l'ancestrale che mescola alla voglia di conoscenza anche un misto di paura e diffidenza, l'Oriente sta lì come un insieme di sirene esotiche che invitano ad avvicinarsi, a bearsi nel farsi sfiorare, a mostrare i suoi misteri esibendoli come orchidee voluttuose ed invitanti, cariche di passione, di sensualità, di bellezza. Sono luoghi sognati fin dall'avvicinarsi alla letteratura dell'infanzia, Salgari, Kipling, che ti raccontavano mondi di bajadere, di tigri e di re dalle vesti dorate; di caverne misteriose, di immense statue di divinità feroci o misericordiose, di montagne bianche e inaccessibili, di paradisi perduti da raggiungere, di saggi dalle barbe bianche da ascoltare. In fondo tutte cose create dalla fantasia, esagerate e mitizzate al punto da deludere spesso chi ci arriva finalmente, magari con sacrificio. Tuttavia questo mondo è talmente ricco ed è capace di regalare tali e tante sensazioni, che tutto il negativo che riesci ad immaginare, la sporcizia, la puzza, il disgusto per la povertà carogna, l'affollamento barbarico e tanto altro, diventa ad un tratto, appena varcato quel limite invalutabile del pregiudizio e della ripulsa, parte dell'attrazione fatale, tratto positivo da reinterpretare, assimilare, sopportare in nome del tutto quanto puoi ammirare, godere, vivere. 

Quanta arte incontri per le vie dell'Oriente, quanta storia, quanto sapere e poi aggiungi natura e paesaggi sconvolgenti, ambienti selvaggi, deserti, foreste, mari e spiagge, colline verdeggianti e picchi innevati così estremi da non trovare paragoni. E poi gli uomini che ci vivono, molti vicini a noi o per lo meno ansiosi di raggiungerci inseguendole nostre stesse chimere, altri invece così lontani e diversi, isolati e nascosti, ma portatori di differenze e culture che puoi trovere solo lì e quasi da nessuna altra parte del mondo; un passato ancora e profondamente presente e forse non per molto. Insomma un insieme di attrattive che riescono a stimolare anche una statua di marmo, mi sembra o forse sembra soltanto a me, attaccato da questo virus che non lascia scampo, che una volta riuscito ad attirarti in questo gorgo, non ti lascia andare più, sei costretto periodicamente a ritornarci. La scusa è la solita, non ho ancora visto il tal posto, non ho ancora percorso quell'itinerario, mi manca ancora quel paese. Tutte storie, la realtà è questo profumo di Oriente non ti lascia più e continua a mandare dei richiami ai quali è impossibile resistere. Comunque il prossimo viaggio lo farò a Ovest, tanto per coerenza e poi, in fondo non era anche questo il desiderio di Colombo, buscar el levante por el ponente?


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martedì 23 febbraio 2016

Umberto Eco, un alessandrino


Voglio anche io partecipare al ricordo del mio grandissimo concittadino che se ne è andato venerdì. Non mi ha stupito che con l'acredine spocchiosa che è propria di noi alessandrini, molti abbiano postato su feisbuc (cosa che gli sarebbe senz'altro piaciuta) una serie di considerazioni velenose che trasudano l'odio nostrano verso chi, tra di noi, andandosene, ha dimostrato le proprie qualità al mondo, apprezzato universalmente, molto meno che a casa. Lui se ne sarebbe assolutamente fregato, è ovvio, considerandola cosa normale, forse ancor più specifica per la nostra città del cui carattere malmostoso aveva abbondantemente raccontato. Ho letto con gusto la Bustina di Minerva: Come prepararsi serenamente alla morte, che compendia bene il suo pensiero sull'argomento e che possiamo considerare appunto serenamente dedicata post mortem a questi signori. Invece io voglio approfittare dell'occasione per ricordare quanto ho già raccontato qui, il 16 maggio 2011, concludendo la storia che allora avevo lasciato in sospeso e che oggi penso di poter ricordare. Dunque in occasione dell'uscita del mio primo libro, la raccolta dei post dei miei primi due anni di blogger Soffia il vento dell'est, scrissi ad Eco questa mail:

Egregio Prof. Eco
Mi permetto di disturbarla in qualità di suo lettore, ammiratore, concittadino e di vecchio studente, come Lei, del Liceo Plana di Alessandria, cosa di cui meno gran vanto tra gli amici. 
Riferendomi ad una Sua intervista da Fazio, se non erro, mi sembra di ricordare che Lei abbia detto che, ricevendo una gran numero di libri assolutamente inutili e non interessanti, sarebbe giusto che chi pretenda di occupare uno spazio nella Sua ben nota biblioteca dovrebbe avere almeno la creanza di pagare una quota a titolo generico di rimborso spese, quantificandolo in 40 Euro circa per un dorso di 3/4 cm. 
Poiché anche io appartengo alla schiera di pubblicatori a proprie spese (genia che Lei ha ben illustrato nel Pendolo) sarei interessato, non certo per ambizione letteraria, dacché non ho l'anello al naso e la frequentazione del Liceo Plana mi ha reso conscio della mia limitatezza (avevo 4 in italiano scritto in terza liceo), ad essere ospitato nei suoi scaffali, anche se dello scantinato. 
Nel caso volesse accettare questa mia richiesta, sarei ben lieto di inviarle, unitamente all'assegno di 40 Euro, il mio libro Soffia il vento dell'Est che nonostante possa sembrare incredibile, ha già venduto 1 (una ) copia nel primo mese di pubblicazione. 
Anche se mi manca ancora un po' per avvicinarmi alle sue normali tirature, ringraziandoLa dell'attenzione, alessandrinamente divoratore di bellecalda, Le porgo i più cordiali saluti.


Il giorno dopo il professore mi rispose, confermando la sua nota vena ironica:


Mi invii pure il suo libro e se mi promette di non farne parola con nessuno, le abbuono i 40 Euro.


Gli ho spedito il libro e credo che adesso io possa rivelare questa mail senza se ne dispiaccia, anche se allora mi aveva chiesto discrezione. Così amo credere che il mio libro, che dopo di allora vendette altre 5 copie, modestamente, sia presente in quella famosa biblioteca, infilato tra qualcuno di quei 50.000 volumi di ben altro spessore. Se come credo, questo monumento rimarrà nel tempo, passerò anche io, irriverentemente, alla storia. Grazie Professore e non si crucci troppo, ma so che non se ne avrà a male, conoscendo i suoi concittadini, se qui non gli dedicheremo né il Liceo in cui abbiamo studiato, né la biblioteca della città, altri nomi più importanti si impongono, capirà, siamo pur sempre Alessandrini. Intanto sono certo che lì dov'è in questo momento, avrà altro da fare che non rammaricarsi per queste piccolezze da cittadina di provincia, sicuramente starà cercando Savino per vedere se è possibile gustare anche lì la sua famosa bellecalda. Io per parte mia, questa sera me la faccio in casa, certo non all'altezza, e la mangerò alla sua salute.


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giovedì 5 aprile 2012

Robe da matti!




Sono senza parole.





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venerdì 29 luglio 2011

Non ho tempo!




FINALMENTE DISPONIBILE!




Avrete capito che oggi, che parto di prima mattina, non avevo molto tempo a disposizione, ma tranquilli che non vi lascerò soli nei prossimi giorni, è una minaccia!



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giovedì 26 maggio 2011

Eventi inattesi.

Ohibò, a volte accadono cose che neppure la più fervida immaginazione avrebbe potuto prevedere. Ci sono schiere di analisti, di esperti, di gente capace a valutare il cosiddetto sentiment del panel di indagine, che poi pontificano e fanno le loro previsioni in linea con quanto deve per forza accadere, poi invece succedono fatti che provocano sorprese davvero incredibili. Calma, calma, che avete capito, niente post politico oggi, abbiate pazienza ancora qualche giorno; a me delle cose importanti piace ragionare a bocce ferme, magari dopo averle fatte decantare un po' prima di ragionarci sopra. Sto parlando invece di un fatto che non solo mi ha sorpreso al punto da mettermi in difficoltà nel commentarlo, vedete infatti come la prendo alla larga, ma che mi ha rovesciato una convinzione che ritenevo sicura e conclamata come il fumo per i turchi o il razzismo nel Canton Ticino. Ma veniamo al punto senza più menare il can per la spiaggia. Sono sempre stato convinto che la benemerita nascita di molte case editrici come Boopen per autori cosiddetti a proprie spese (adesso vengono chiamati self per nobilitare la cosa) sia una strepitosa idea di business che le nuove tecnologie del web hanno prodotto, aprendo un colossale mercato nell'asfittico mondo dell'editoria italiana, dove, se è verissimo che nessuno legge, è altrettanto vero che esiste uno sterminato numero di aspiranti autori che scrivono, scrivono montagne di cose inutili che un tempo sarebbero rimaste manoscritte, tristi e neglette ad ammuffire nei cassetti.

Questi nuovi sistemi consentono invece di pubblicare virtualmente qualunque cosa e di arricchire i cataloghi virtuali delle suddette editrici, certe che poi ognuno degli orgogliosi aspiranti letterati acquisterà qualche decina di copie da regalare tronfio a parenti e amici che, nascosti a stento i sorrisetti di compatimento, attenderanno che il detto si sia tolto dalla vista per infilare, nella migliore delle ipotesi in qualche tiroir, l'opera lungamente ponderata, quando non direttamente nel cassonetto, non essendo neppure possibile riciclarla. Quelle povere pagine non avranno nella generalità dei casi alcuna probabilità di essere lette da qualcuno, basteranno i grandi attestati di stima e di approvazione che non si negano a nessuno. Il responsabile di tanto imbarazzo, se mantiene un barlume di intelligenza non andrà mai ad indagare con domande specifiche negli incontri successivi, se non vorrà ottenere tortuosi giri di parole e disperati tentativi di uscire dalle panie in cui l'interrogato si è improvvidamente cacciato da solo. Poi passerà un po' di tempo e rimarranno due o tre copie che il maldestro non è riuscito a regalare a nessuno e che faranno da testimonianza imperitura della sua sciocca presunzione. Una cosa è comunque certa e innegabile, comunque ben prevista dagli esperti di cui vi dicevo e che, quindi hanno modulato il meccanismo per farlo comunque essere un grosso guadagno per la casa editrice: che di queste opere, sebbene diligentemente esposte nel sito prescelto e disperatamente propagandate tramite tutti gli account dei social network di cui l'aspirante si serve, non se ne venderà mai una copia.

Chi mai infatti vorrà tirar fuori qualche euro, gravato inoltre da pesanti spese di spedizione per ritrovarsi tra le mani altra inutile carta priva di valore e contenuti validi, quando si fatica già ad acquistare roba di autori interessanti e conosciuti. E' tragico destino scolpito nel marmo, per lo meno si evita lo sperpero di mandare al macero le copie inutilmente stampate, dove un tempo gli "autori a proprie spese", come ricorda Eco nel Pendolo, vedevano ingloriosamente finire la cifra irrazionalmente investita per conquistare l'impossibile immortalità. Perchè tutta questa chiacchierata? perché è accaduta appunto quella cosa impossibile ed imprevista che non avrebbe mai potuto accadere. Ebbene, sì! Qualcuno, un incredibile Innominato,  ha acquistato una copia del mio libro, nel senso che ha tirato fuori denaro reale per trasformare l'immagine virtuale del Vento dell'Est in un volume vero. Questa cosa mi ha lasciato davvero incredulo ed emozionato, come per quegli accadimenti che neppure si immaginano come possibili. Però, ragazzi, se uno vende un libro, una copia dico, non andate subito a sindacare che a causa del numero ancora un po' basso, forse non riuscirà ad entrare nelle classifiche di vendite del mese, ma deve essere considerato a pieno titolo uno scrittore, non ci sono santi. Ci sarà un circolo degli scrittori in cui essere degnamente accolto da queste parti o toccherà aspettare un invito dall'Accademie Française?


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lunedì 16 maggio 2011

Anelare all'immortalità.

Non resistendo ai pressanti inviti ho radunato, rimaneggiando un po\Per rimanere in tema libresco, dopo il salone di Torino, bisogna riconoscere che in fondo lo scopo principale di chi vuol pubblicare qualcosa è certo una bramosia di comunicazione, ma anche e forse soprattutto un desiderio di immortalità, di lasciare un segno materiale da qualche parte che possa essere trovato e commentato in futuro. Per ora il web, con la sua eternità non cancellativa sebbene immateriale, non è ancora abbastanza credibile e quindi un libro, con la sua solida tradizionalità risulta più convincente. Ma come fare dopo aver prodotto l'oggetto, a proprie spese naturalmente, ad evitare che finisca direttamente in discarica, anche se nel napoletano rimarrebbero ancora molte possibilità di affioramento, dopo essere stato scorso frettolosamente dagli amici a cui lo hai rifilato e che naturalmente non possono riderti in faccia direttamente? L'ideale sarebbe quello di far finire una copia in un luogo di conservazione importante dove, data la presumibile conservazione del resto, potrebbe approfittare dell'essere accomunato alla roba valida di cui sarebbe infingardamente circondato, fatto già di per sé stesso comprovante il suo valore relativo se non assoluto. Però questa auspicabilissima via non è di facile attuazione. Così per la mia opera prima ho pensato a questo escamotage. Come sapete ho frequentato lo stesso liceo del mio concittadino Umberto Eco, possessore di una nota, preziosa e sterminata biblioteca e approfittando di ciò gli ho inviato la seguente email che pongo alla vostra attenzione:

Egregio Prof. Eco
Mi permetto di disturbarla in qualità di suo lettore, ammiratore, concittadino e di vecchio studente, come Lei, del Liceo Plana, cosa di cui meno gran vanto tra gli amici.
Riferendomi ad una Sua intervista da Fazio, se non erro, mi sembra di ricordare che Lei abbia detto che, ricevendo una gran numero di libri assolutamente inutili e non interessanti, sarebbe giusto che chi pretenda di occupare uno spazio nella Sua ben nota biblioteca dovrebbe avere almeno la creanza di pagare una quota a titolo generico di rimborso spese, quantificandolo in 40 Euro circa per un dorso di 3/4 cm.
Poiché anche io appartengo alla schiera di pubblicatori a proprie spese (genia che Lei ha ben illustrato nel Pendolo) sarei interessato, non certo per ambizione letteraria, dacché non ho l'anello al naso e la frequentazione del Liceo Plana mi ha reso conscio della mia limitatezza (avevo 4 in italiano scritto in terza liceo), ad essere ospitato nei suoi scaffali, anche se dello scantinato.
Nel caso volesse accettare questa mia richiesta, sarei ben lieto di inviarle, unitamente all'assegno di 40 Euro, il mio libro Soffia il vento dell'Est che nonostante possa sembrare incredibile, ha venduto 1 (una ) copia.
Anche se mi manca ancora un po' per avvicinarmi alle sue normali tirature, ringraziandoLa dell'attenzione, alessandrinamente divoratore di bellecalda, Le porgo i più cordiali saluti.
 Per il momento il professore non mi ha ancora risposto, ma ho buone speranze che lo faccia, nel qual caso vi terrò informati dello svolgersi degli eventi.

giovedì 24 marzo 2011

Il Libro ha visto la luce!


E' nato! Dopo una lunga e difficile gestazione, è scaduto il tempo e complice la luna dei giorni scorsi, eccolo qua, lo stringo finalmente tra le mani . Che sensazione incredibile! Lo so che adesso tutti voi che avete la bontà di seguirmi, mi prenderete in giro per queste puerili e adolescenziali svenevolezze, ma credetemi non avrei mai creduto, un giorno di poter stringere tra le mani un mio libro, vero e cartaceo a tutti gli effetti, quasi 400 pagine messe insieme nel 2009, digitando all'impazzata come una Erinni lettararia. (Va beh, d'accordo, letteraria è una parola un po' esagerata, ma io mi ci sono affezionato all'idea, anche in ricordo della mia prof di italiano, di cui vi parlerò e che già aveva capito che in questa materia valevo poco). Ci pensavo da un po', poi spinto da amici malevoli, ho raccolto, emendandoli e limandoli, anche se non più di tanto, le prime cose che mi hanno scagliato nella blogosfera, da cui tra l'altro non riesco più a riemergere.


Cose che forse, come mi è stato già fatto notare, erano più fresche e originali, come la saga nell'URSS degli anni '90. Purtroppo con il tempo e l'età gli anziani hanno la tendenza insopportabile a ripetersi e a diventare degli allungabrodo sdolcinati. Comunque quello che una volta era impossibile o, come insegna Eco nel Pendolo, ben gravato di oneri proporzionati al desiderio insopprimibile di esibizionismo degli aspiranti scrittori, oggi invece è possibile e assolutamente free of charge. Il web rende facile tutto ciò. Boopen è un editore del web, che approfittando del fatto che fai tutto tu, scrittura, impaginazione, correzione bozze, grafica e copertina, pubblica il tuo libro, anche se è una schifezza, nella sua libreria virtuale (vedere clikkando qui) e te ne manda una copia cartacea gratuitamente.


Dici e dove ci guadagna? Naturalmente non sulle copie che venderà, in quanto ben si sa che per queste opere non c'è giustamente nessuno disposto a cacciare un euro. Allora? Ma è chiaro che l'aspirante scrittore ne acquisterà personalmente lui stesso un certo numero, per potersi pavoneggiare con parenti ed amici a cui li regalerà in varie occasioni e che, dopo alcuni gridolini di compiacimento che saranno sufficienti ad appagare l'amor proprio del novello autore, verranno subito gettati o dimenticati su qualche scaffale polveroso. Ecco il business. Comunque se proprio non resistete (ehehehehe) e volete dare un'occhiata alla mia Opera (l'ho scritto appositamente con la O maiuscola) clikkate qui, che io sono contento. O condividete su feisbuc che è ancora meglio. Certo, lo so che vi fa un po' ridere tutto questo.

Però, che soddisfazione!



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