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lunedì 28 novembre 2022

São Tomé 26 - Intermezzo politico

dal web

 Non ci sono dubbi, devo essere io che porto male, ma riscontro che in moltissimi luoghi dove sono stato, non appena son venuto via, capitano cose brutte di ogni tipo (ultimi esempi: Madagascar, epidemia di peste bubbonica; Birmania. golpe militare; Transnistria, guerra vicina;.Maldive, tentativo di golpe; Etiopia, guerra civile col Tigrai; Oman, alluvione; Cina del Sud; inizio del Covid).  L'ultima, la pone alla mia attenzione l'amico Folco, che richiede informazioni più precise al riguardo. Pare infatti che a Sao Tomé, stando alle scarne notizie che si trovano sul web, di certo questo piccolo stato non ha la rilevanza internazionale da portarlo sui telegiornali in ben altre cose impegnate (alluvioni, guerre, migranti, crisi economica, diatribe politiche), ieri c'è stato un tentativo di colpo di stato, subito sedato. Questo per lo meno riporta la rivista Africa e anche altre fonti di comunicazione attendibili. Il tutto mi è stato confermato anche da miei contatti del posto che ho conservato. Il tutto naturalmente è parametrato alle dimensione di questa repubblichetta e non potrebbe essere diversamente dato che parliamo di una realtà di più o meno 200.000 persone dove una trentina di anni fa non c'era ancora la luce elettrica. Pare comunque che nella notte di sabato, quattro persone (dico 4 in cifra) armate siano entrate nel quartier generale dell'"esercito" nella capitale nel tentativo di far partire un golpe convincendo i militari presenti alla rivolta armata contro il neo primo ministro Trovoada e la sua forza politica vincitrice delle elezioni a novembre. 

All'esterno si è udita una sparatoria ed alla fine pare ci siano stati quattro morti tra i militari. Sono state arrestate sei persone tra le quali l'ex primo ministro Neves, uscito sconfitto dalle elezioni e tale Costa, ex parlamentare e membro di un altro partitello di opposizione, membro del battaglione sudafricano di mercenari Buffalo, che gira per l'Africa a far casino, che aveva al suo attivo un altro tentativo fallito di golpe nel 2009, ma era ancora a piede libero, visto che nell'isola evidentemente non si usa la mano troppo dura. Al momento mi dicono gli amici dell'isola, tutto è tranquillo ed evidentemente alla popolazione non frega più di tanto, sensazione che mi pare di avere colto anche durante il mio soggiorno laggiù. Come mi raccontava il tassista che mi portava in aeroporto, in politica laggiù ci si mette solamente per rubacchiare sugli aiuti internazionali che adesso, purtroppo per loro, si stanno assottigliando. L'ADI (azione Democratica Indipendente), partito vagamente centrodestrista, che ha promesso lotta serrata alla corruzione, dopo che aveva vinto il ballottaggio esprimendo il presidente della repubblica, ha vinto anche a settembre le elezioni, conquistando la maggioranza del governo e sostituendo quello dell'MDFM (Movimento per la liberazione, partito storico oggi vagamente di sinistra) appunto di Neves, che aveva governato negli ultimi anni dopo un paio di colpi di stati falliti. Di certo i vari ministri sostituiti e privati delle giuste prebende (il tassista mi ha mostrato le ville di alcuni di loro, intercalando "esses ladroes roubam tudo") non saranno stati contenti di questa perdita e così sarà partito quello che a prima vista pare essere il classico golpe da operetta, che tra l'altro non credo appassioni la popolazione più di tanto. 

Di sicuro la lotta politica in questo staterello è simile a quelle che si svolgono nel continente, ma di certo tutto in maniera meno violenta e più ovattata. Diciamo che gli appetiti sono cominciati all'inizio del terzo millennio quando si sono cominciati ad esplorare eventuali giacimenti petroliferi off shore, che tuttavia dopo qualche anno si sono rivelati meno importanti di quanto si credeva e sui quali in ogni caso avevano già messo le mani, gli istinti predatori della vicina Nigeria e delle compagnie internazionali, che ai saotomensi avrebbero lasciato solamente le briciole. Così si è andata affermando sull'isola la longa mano dei lungimiranti cinesi che adottano in tutta l'Africa da tempo, tattiche astute e penetranti, edulcorate da aiuti furbeschi ma convincenti, tanto che São Tomé, che nell'ultimo trentennio aveva ricevuto circa 380 milioni di dollari in prestito poi condonati al 90%, nel 2017 ha decisamente virato a favore di Pechino, togliendo il riconoscimento a Taiwan (era una dei soli 14 paesi ad averlo fatto), suscitando l'ira di Trump e ricevendo immediatamente il condono del debito verso la Cina (28 mln), altri 146 mln a fondo perduto per la cooperazione con promessa di incremento e lavori per l'attivazione del nuovo porto a fondali profondi per oltre 600 mln, oltre alla donazione di 10.000 tonnellate di riso, cosa che ha convinto anche gli indecisi ad abbandonare la sponda dell'occidente. Non solo, Pechino ha inviato anche missioni mediche specializzate nel problema della malaria, facendo inviperire proprio Taiwan che per un ventennio aveva investito nello stesso programma un milione l'anno, debellando quasi completamente la malattia. 

Naturalmente il colosso cinese è subito partito con una operazione sulla televisione e il digitale, (al momento internet funziona benissimo da ogni parte di sao Tomé) in un'isola in cui la TV era arrivata solo negli anni '90 e base da sempre di una delle stazioni africane di Voice of America che tambureggia da qui in tutto il continente, schiaffo terribile alle intelligence americane. Addirittura il governo aveva abolito la necessità di visto per i cittadini cinesi, subito imitato reciprocamente da Pechino. Un colpo decisivo lo ha poi assestato il Celeste Impero, dichiarando che la Cina aiuterà São Tomé nello sviluppo sostenibile delle fonti energetiche rinnovabili anziché quelle fossili, argomento che al momento va per la maggiore sull'isola e che aveva subito entusiasmato la popolazione. Pensate come si era incazzato Trump. E Carvalho capo del partito. poi tuttavia sconfitto. aveva dichiarato: "La corsa al petrolio ha solo accresciuto la corruzione nel Paese. Per la prima volta abbiamo l’occasione di affrancarci dalla dipendenza dagli altri Paesi e di questo dobbiamo ringraziare la Cina, che ha saputo instaurare rapporti alla pari". Quindi non è facile, come sempre, indagare chi ci sia dietro a questo tentativo di golpe. Comunque la politica è sempre un po' lontana dalla popolazione, che tuttavia non rinuncia certo ad aspettare l'annuncio di nuove elezioni, mirando soprattutto con grande interesse alla distribuzione di magliette con gli slogan elettorali o le facce dei candidati, come vi ho già raccontato precedentemente. Frequenti elezioni significano anche un guardaroba più ricco ed in un'isola dove ogni tipo di tessuto deve essere importato dal continente, anche questo conta. Comunque tranquilli, anche se i telegiornali non ne parleranno, vi terrò informati su eventuali sviluppi della situazione.

L'esercito di Sao Tomé


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domenica 27 novembre 2022

São Tomé 25 - Tra le mangrovie

Sao Tomé - Mangrovie - Cormorano nero


Vila Malanza

Il bello dei ritmi africani, specialmente in questi paesi periferici, è che ci si sveglia all'alba, dato che si va a dormire presto rispetto alle nostre abitudini, il tutto per godersi appieno tutta la luce del giorno. Il mare al mattino è così piacevolmente calmo e dolce, i colori pastello del pieno del giorno col sole alto sono sostituiti da tenui sfumature di azzurro e del verde pallido della foresta che si specchia nell'acqua. Camminare sulla spiaggia coi piedi che affondano nella rena spessa, è una bellezza. Solo una barchetta lontana segnala una presenza umana, con una minuscola vela fatta con sacchi di plastica di recupero, che ha buttato una piccola rete e aspetta di raccogliere il frutto quotidiano. Manie è un ragazzo giovane e atletico, viene a prenderci alle 9 come concordato, ma ci chiede se può portare con sé qualche bagaglio perché quando ci lascerà, deve prendere un collettivo per andare nella capitale, all'aeroporto a ricevere un'amica che arriva da Lisbona. Accidenti se ne ha di bagagli, dalla casetta della reception comincia a cavare zaini e pacchi e in un attimo il piccolo bagagliaio della Jimmy è pieno. Comunque partiamo rifacendoci la solita pista della quale ormai mi sembra di conoscere ogni singola buca, tanto che per fare i quattro chilometri ci metto meno di venti minuti. Poi procediamo veloci verso Vila Malanza, un paio di chilometri in fondo alla baia di Porto Alegre. Il paesino, come di consueto è composto da una serie di baracche di legno e di lamiera, allineate ai due lati della strada, le altre disperse appena dietro nel fitto, tra gli alberi. Il paese ha una caratteristica curiosa, quasi ogni casa espone una grande fotografia sopra la rampa che fa accedere alla palafitta, che raffigura un personaggio, evidentemente al quale vengono attribuiti motivi per essere celebrato in questo modo. 

La casa di Joao

Quella davanti alla quale ci fermiamo, racconta di un tale, certo João nato nel 46, uno della mia leva, come si dice, che può vantare il fatto di avere 9 figli e 54 nipoti e questo sembra essere il suo unico merito spendibile. La moglie, però, seduta davanti a casa alla quale manifesto questo mio punto di contatto che ci accomuna, non sembra manifestare molto interesse e mi fa un cenno di saluto un po' ingrugnito e per fortuna non mi ha chiesto quanto nipoti ho, il paragone non mi avrebbe dato molto merito, temo. Comunque troviamo il barcaiolo che altri non è che uno dei nove figli, ecco perché ci eravamo fermati proprio qui, e andiamo al piccolo imbarcadero nel punto dove la immensa laguna che si apre alle spalle del paese verso la foresta, si  incontra per un breve tratto col mare. Questa zona umida è una delle aree più interessanti per la biodiversità dell'isola (avete notato come ormai uso con estrema dimestichezza questo abusato termine, senza il quale ormai non si viene più presi in considerazione) sia per la ricchezza di piante che di avifauna e si dice che questa caratteristica delle isole sia addirittura superiore a quella delle Galapagos. Comunque sia, l'ambiente della mangrovie è sempre molto affascinante. Saliamo con grazia sulla piroga e subito, dopo pochi colpi di pagaia a cui collabora anche Manie, la parte libera del grande stagno si restringe con gradualità, mentre la massa verde ai suoi lati aumenta quasi volesse soffocarlo, con le migliaia di radici aeree che scendono da ogni ramo per formare nell'acqua ferma, un groviglio impenetrabile di mangrovie spesse più di un dito, che si ancorano sul fondo con forza esibita. 

Tra gli alberi

La maggioranza di questi alberi è costituita da una specie di mango selvatico di due tipi principali, uno cosiddetto bianco (Avicennia germinans), l'altro rosso, detto mangue vermelho (Rizophora racemosa), che non produce frutti eduli, ma ha una rapidità di crescita e propagazione eccezionale ed in breve tempo ricopre areali enormi. Questi alberi sembrano avere anche la interessante caratteristica di assorbire la CO2 in quantità cinque volte superiore al normale, rendendoli così di particolare importanza ambientale. La foresta intanto è piena di rumori, strida, cinguettii e strepiti e a poco a poco il tetto di rami che si allunga verso l'acqua tende a ricoprire come gallerie naturali, il nostro lento navigare, scandito dai colpi di remo, efficaci anche se apparentemente piuttosto rozzi nei quali si vedono ancora bene i colpi di machete che sono stati dati per costruirli. Subito tra i rami, avverti un tramestio convulso al nostro passare, è un gruppetto di macachi rossi, una razza endemica del posto, piccoli e con una lunga coda sottile, si mette subito in fuga saltando da un ramo all'altro per porsi fuori dal nostro passaggio; le precauzioni, per il maschio che vigila sulla sicurezza della sua famiglia, non sono evidentemente mai troppe. Scappano tra gli alberi lanciando grida di avvertimento a quelli che rimangono indietro e spariscono subito alla nostra vista. Non li vedremo più, di certo hanno avvisato anche gli altri compari, muti testimoni del nostro arrivo. Prendiamo vie laterali al ramo principale dello stagno e il procedere si fa sempre più stretto e buio. Tra foglie di felci giganti parte un volo di rolas, le tortorelle dal volo elegante, poi altri uccellini colorati fanno sentire il loro pigolare ritmato, mentre ci infiliamo nel fitto del bosco. 

Marta

L'ambiente è davvero affascinante, altri uccelli rimangono immobili sui rami bassi come se sapessero bene che il nostro passare è assolutamente innocuo. In una piccola radura coperta da grandi rami bassi che escono dall'intrico delle mangrovie, un cormorano nero ha scelto una posizione dove penetra l'unico raggio di sole che riesce a farsi largo tra le chiome più alte. Ha allargato le ali per asciugarle e rimane così immobile. in posa. come un modello conscio della propria elegante bellezza. Proseguiamo ancora in un ampio giro che ricollega tra loro i rami secondari della palude; infine lentamente come eravamo venuti riguadagniamo il pontile dal quale eravamo partiti. Intanto almeno un po' di punizione per aver troppo approfittato della grazia del cielo, l'invidia degli dei, anche quelli africani sono uguali a tutti gli altri, impone che venga giù un bello scroscio di pioggia, ma per fortuna ci eravamo organizzati e subito compaiono come per magia, cappelli e mantelle a riparare l'attrezzatura sempre delicatissima. Salutato il tizio, si risale in macchina per accompagnare Manie all'interno del paese a prendere un'altra valigia, dato che qui è anche casa sua, anzi di suo padre che in questo momento sta provvedendo a costruirgli la casa. E' così infatti che sorge ed aumenta il villaggio. Attorno alla casa di famiglia, mano a mano sorgono altre case quando i figli crescono. La sua è ben dentro il bosco di banani e palmizi. Una bella palafitta ben alta, visto che qui evidentemente la pioggia provoca sempre una fangata consistente. Il padre è molto contento della visita e ci mostra la casa in costruzione, anzi quasi in via di completamento, con la forma standard della rampa di scale e tre ambienti su robuste palafitte di almeno un metro e mezzo, dove però non è prevista acqua corrente, né altri servizi che saranno come per tutti in fondo al cortile, davanti all'orto. 

L'interno della casa di Manie in costruzione

I carpentieri all'interno stanno segando a tutta forza e ci fanno grandi saluti, forse pensano che veniamo a controllare il buon andamento dei lavori. Pare che il costo della casetta, sia di almeno 1600 €, dei quali almeno 600 dovuti ai carpentieri; si sa che i prezzi dei materiali aumentano continuamente, mi dice ridendo il padre di Manie, che avendo altri dieci figli non può certo dormire sonni tranquilli e qui aggiungerei io, non puoi neanche contare sul 110%. Tuttavia adesso che la casa viene pronta bisognerà che il ragazzo si trovi una brava moglie e che cominci a progettare dei nipoti. Il papà si mette allora a ridere di gusto facendomi grandi cenni di assenso col capo e ci lasciamo con belle pacche sulle spalle, evidentemente questo è un argomento del quale si è già discusso a lungo in casa di Manie, ma questi giovani moderni, hanno altre idee, sembra dire, tanti sogni e altrettanti grilli per la testa, altro che ai tempi suoi, lui se ne va nella capitale a trovare le turiste straniere altro che qualche brava ragazza del paese, magari quella bella che passa col pacco sulla testa e le treccioline bionde, sarà abbastanza moderna per piacergli no? Manie fa finta di niente, sorride a mezza bocca e salutato il papà, carichiamo l'ultima valigia e prendiamo la strada per Monte Mario, un altro piccolo paese vicino a Praia Grande, una lunghissima striscia di sabbia dorata dalla quale vedi il promontorio lontano di Ponta Balena con il suo punto di osservazione. La spiaggia è anche qui deserta ma ci sono posizionati due grossi container; sembra infatti che ci sia un progetto per la costruzione di un grande resort, il turismo è una delle speranze dell'isola. Infatti dopo un po' arriva una macchina con due tizi che cominciano ad andare intorno a controllare e a prendere misure. Il mondo va avanti, bellezza e speriamo che gli appetiti non siano troppo devastanti. Noi intanto, ce ne andiamo proseguendo lungo la costa, con la splendida vista delle Ilhas da sete pedras, che in lunga fila si protendono verso il largo.

La casa di Manie

SURVIVAL KIT

Tra le mangrovie

Tour delle Mangrovie - Da Vila Maranza andate all'imbarcadero che vedrete sulla strada nazionale a destra dopo del paese (a sinistra venendo da Porto Alegre, a circa 1,5 km). Il giro in piroga è molto bello e dura circa 1 ora, durante la quale vi gusterete questa zona umida molto particolare, avendo la possibilità di osservare molta avifauna acquatica. Costo della barca 10 € a persona. La guida, se ce l'avete per proseguire il giro per il resto della giornata, costa altri 20 €. Da Vila Maranza parte eventualmente un giro a piedi che attraversa tutta la foresta alle spalle della laguna per raggiungere una dopo l'altra tutte le più belle spiagge del promontorio sud di Sao Tomé, da Praja Jalé a Praja Inhame, la cosiddetta Rota do Cacau in circa 5/6 ore che passa in mezzo a vecchie piantagioni abbandonate. Se volete ritornare a Vila Maranza calcolate ancora 4 km, per i quali potete anche prendere un comodo mototaxi.

Mama


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l'imbarcadero









sabato 26 novembre 2022

São Tomé 24 - Praia Bateria

Sao Tomé - Ilheu das rolas - Praia Cafè


Praia Cafè

 Intanto la praia Café si è improvvisamente popolata. E' arrivata una coppia piuttosto giovane che si manifesta essere composta da un alto atesino con forte accento austriaco ed una bionda non meglio identificata, visto che lui le parla in inglese e lei non profferisce parola. Scambiamo qualche obbligatorio convenevole, visto che transitano nella nostra stessa direzione, ma non sembra voler comunicare più di tanto, infatti dopo essersi bagnati tra le onde si appartano all'altro lato della spiaggia dove, poco dopo arrivano viveri e materiali di consumo anche per loro. Tuttavia risultano essere stati comunque utili, dato che il tizio mi ha detto che arrivano da Praia Bateria, una delle più belle che gli sia mai capitato di vedere. Beh non sia mai che ce la perdiamo! Infatti ingurgitato l'ottimo pesce grigliato, ci avviamo nel bosco, Didi in testa a fare strada, ma il sentiero è uno solo, lungo il mare e quindi è molto difficile perdersi. La spiaggia si trova sulla costa ovest a circa un quarto del periplo dell'isola e in poco più di una mezz'oretta arriviamo alla deviazione che punta diritta al mare. Qui la costa è un po' più alta e la colata lavica ha formato una specie di zoccolo di una decina di metri sulla costa e gli alberi arrivano fino al bordo estremo quasi volessero cadere tra le onde che sotto, ruggiscono tentando di sbriciolarlo con la loro furia. Il sentiero termina in una piccola radura che circonda una rientranza della costa, una sorta di fiordo minuscolo e stretto, le cui alte pareti impediscono di scorgere il fondo. Arriviamo fin sul bordo, dove la roccia nera, perde il manto erboso e si lascia sprofondare verso il basso, lasciando comparire una deliziosa spiaggetta incuneata tra i due fianchi della rientranza che il mare bacia in un continuo, sensuale e dolce andirivieni spumeggiante, inscurendo l'oro puro della sabbia che si rischiara non appena l'onda voluttuosa si ritira. 

Praia Bateria

Non faccio a tempo a buttare l'occhio verso il basso per godermi tutta questa bellezza, quando su arrivano di colpo gridolini strozzati e due figure completamente nude corrono spaurite a nascondersi nella rientranza della roccia nascosta alla mia vista. Infatti il fondo della gola cela una grotta, piuttosto profonda dove i due si sono rintanati di corsa. Cerchiamo di non mostrarci troppo invasivi, rimanendo a una certa distanza dal  punto di accesso, costituito da una scaletta di legno piuttosto provvisoria e malferma che permette di scendere fino al mare. Dopo un po' i due, debitamente rivestiti, riemergono dal riparo dove avevano lasciato le loro cose, evidentemente ritenendo impossibile che qualcun altro arrivasse fin lì a turbare il loro ricongiungimento alla natura. Si tratta di una coppia giovane, lui spagnolo, lei colombiana che stanno percorrendo questo tratto di Africa in solitudine. Si chiacchiera un po' e la ragazza sponsorizza ampiamente anche la sua terra, sottolineando che non si tratta solamente di malavita e cocaina. Di certo ne sono convinto anche io e anche quella sarebbe una meta dei miei desideri, chissà se mai ci si potrà andare. Didi fornisce loro  indicazioni per proseguire la passeggiata fino a praia Juana, l'altra spiaggia sulla costa sud che necessita di un'altra mezz'oretta di cammino e i due se ne vanno perdendosi nella foresta. Scendiamo fino a mettere i piedi nella sabbia ruvida e a sentire la fresca carezza dell'acqua. Il luogo è davvero mirabile nella sua appartata e minuscola perfezione. Una sorta di camera con vista sull'oceano del sogno, di un pianeta sconosciuto, di una galassia lontana lontana, come direbbe Lukas. 

Il Cao Grande dal mare

Quando ce ne torniamo indietro  il tappeto spesso di foglie cadute, mostra solamente il suo dorso grigio, scricchiolando sotto i nostri piedi. Ripassiamo da praia Cafè dove al tavolo adesso è seduta una famigliola di locali e ci dirigiamo verso il paesetto che compare subito dopo l'ultimo promontorio. Anche vicino al porticciolo l'acqua rimane color smeraldo intenso e possiamo tranquillamente sederci sulla riva a guardare lo svolgersi della vita di un caldo pomeriggio, pieno di bambini che ruzzano sulla riva senza saziarsi mai di rivoltarsi nell'acqua prima e nella sabbia poi. Intanto arriva una barchetta piena di gente e masserizie, Giunge da Porto Alegre con una decina di persone, studenti che hanno finito la scuola per oggi e qualche tipo muscoloso. Appena scesi, i due barcaioli, gravano ognuno dei passeggeri di un pacco di merce. Una sorta di corvée obbligatoria compresa nel biglietto evidentemente, chi prende un fardello di Coca, chi sei bottiglie di PET di acqua Bom Suceso, chi due sacchi di cemento; i ragazzi vengono gravati di pesi minori, ma ognuno fa il suo dovere, alla fine i barcaioli si sobbarcano le casse di birra più pesanti e tutte le cose trasportate prendono la via dell'interno del paese. Intanto che il nostro barcaiolo prepara la sua lancia tirando su l'ancora, una grossa pietra legata con una fune di fibra di cocco, Didi mi prega di ottemperare ad una consuetudine alla quale i visitatori dell'isola non si sottraggono. Vicino alla prima casa del paese, posta su un rialzo, c'è una cassetta con una fessura, dove inserire una offerta a vantaggio dello sviluppo del paese. Ovviamente non mi sottraggo neanche io e ficco 50 dobra nella fessura, cifra evidentemente gradita, visto che il supposto sindaco viene a ringraziarmi personalmente. Poi la barca viene a riva e con mossa lesta saltiamo a bordo. Un'altra mezz'ora di balzi sulle onde e poi il golfo di Porto Alegre si apre davanti a noi. Sullo sfondo lontano dalla costa, ma ancora ben visibile, la sagoma certa del Pico Cão Grande si intravede tra le nubi sfrangiate. 

Tomàs

Espletati i pagamenti, Didi ci lascia sorridendo. Lui, il suo futuro, lo vede qui, non ha nessun desiderio di andarsene, è perfettamente conscio della bellezza diffusa da queste parti e spera soltanto che arrivi più gente per potergliela mostrare. Adesso c'è il tempo per farsi un giro nel paese, lungo la strada principale che, anche se c'è stato sole tutto il giorno, rimane piuttosto fangosa. La via è tutto un seguito di negozietti, bottegucce affacciate da una parete laterale in cui è stato aperta una finestra con un bancone e nelle quali all'interno scorgi frutta, verdura oppure quell'insieme di alimentari confezionati di certo in arrivo dal continente, pasta, biscotti, saponi e tante altre cose di ogni genere, come accadeva nei nostri paesi in quei negozi tuttofare da cui si andava per qualunque bisogno. Non mancano i veditori di bibite e vino di palma, che hanno l'aspetto di minuscoli bar con gli avventori che stazionano alla porta. Ci sono anche un paio di saloni di bellezza, perché sappiamo bene che in Africa la cura del corpo e soprattutto delle acconciature è importante. In un angolo su un banco una signora dall'aria seria vende bottiglie riempite artigianalmente di quello che sembra carburante multiuso. Da qui il posto più vicino per fare benzina è a qualche ora di distanza! La strada comunque è anche piena di maiali e galline, quindi di certo da mangiare non manca e la gente, tutta bene in carne, saluta cordialmente al passaggio. La ragazza della pescheria mostra orgogliosa i pesci che le hanno appena portato da vendere, tra questi troneggia una grossa murena punteggiata che lei ci mostra ridendo. Andiamo a prenderci la macchina che avevamo lasciato dietro al bar del porto. Non ci sono più i tapiri guardiani, così risparmiamo quantomeno una ulteriore mancia. 

Maria

Ce ne torniamo all'albergo ripercorrendo la nostra pista fangosa, finendo in buche di cui non indovini la profondità, ma evitando di spruzzare quanti al passaggio, tornano verso casa bilanciando sulla testa caschi di banane o secchi di prodotti della foresta, che in ogni caso si fanno da parte per evitarlo. Rimane giusto un'ora abbondante per riposare sulla spiaggia a godersi il tramonto. Aveva ragione il ragazzo stamane, oggi non è piovuto in tutto il giorno ed è stato piuttosto caldo. Andiamo a dormire presto, in fondo non sembra, ma la giornata è stata abbastanza faticosa, fare il turista stanca, è un lavoro a tutti gli effetti. Così quando verso le dieci sentiamo un tramestio alla porta seguito da un leggero bussare, salto giù dal letto già di cattivo umore e mal disposto alla trattativa. Pare sia arrivata una tartaruga e i giovanotti sono lì per trarne il giusto profitto. Il fatto è che la pretesa per essere condotti sulla spiaggia seguendo le loro lampade rosse, unico colore ammesso per non turbare i giganteschi ma simpatici rettili ovidepositori, è di 15 eurini a testa. La tariffa pretesa mi sembra assolutamente sproporzionata, praticamente in due quasi uno stipendio mensile dell'isola, per cui di malavoglia comincio una trattativa che però si scontra con un assoluto e irragionevole rifiuto a qualsivoglia tipo di sconto anche solo di buona volontà. Alla fine non voglio dargliela vinta, visto che in altre parti del mondo, con costi della vita molto superiori, la prebenda non ha mai superato i 5 € e così li caccio via con le pive nel sacco. Se ne vanno dunque senza colpo ferire dalle loro tartarughe che questa notte deporranno senza spettatori. Dormiamo va, che domani è un'altra giorno.

Albero Okà


SURVIVAL KIT

Porto Alegre

Tartarughe - Le praias Jalé e Inhame sono uno dei punti di ovideposizione per diversi tipi di tartarughe marine di grosse dimensioni, oltre un metro di diametro, che vengono qui  di notte a deporre le uova nei mesi di settembre-novembre. Sul posto c'è un centro per la tutela di questi animali che offre la possibilità di vedere questi spettacolari animali all'opera. Il servizio viene offerto nel caso alloggiate in uno dei vari alberghetti della zona; in questo caso, se una tartaruga arriva, generalmente dopo le 21, verrete chiamati per andare sulla spiaggia al seguito degli incaricati, dato che non si possono disturbare gli animali ed è obbligatorio utilizzare torce con luce rossa. Per questo vengono richiesti 15 € a persona, cifra che mi sembra esagerata. ma non è trattabile. Se non avete mai visto questo spettacolo indimenticabile in altre parti del mondo, conviene approfittarne comunque dato che si vive una volta sola.

Marta


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venerdì 25 novembre 2022

São Tomé 23 - Ilhéu das Rolas

Sao Tomé - Ilheu das rolas - Praia Cafè


La mamma di Didi
Mamma mia, quanta acqua durante la notte! Ha cominciato verso le 11 e poi ha continuato a secchiellate in stile monsonico, tanto è vero che non si è fatto vivo nessuno per le tartarughe, o sarà che anche loro, quando piove non vanno al bar o i ragazzi se ne sono stati rintanati nella loro casetta. Comunque sbrigata la pratica colazione che tra frutta e uova e un thé a base di citronella del Gabon, è sempre una  bella cosa e poi sulla terrazza davanti alla spiaggia è assolutamente priceless, ci si guarda intorno per vedere come si sta mettendo il tempo questa mattina, mentre la sfilata delle palme appare come spettinata dal vento dell'alba, mentre ogni tanto senti il tonfo sordo di un cocco che casca da una ventina di metri di altezza, ricordandoti che bisogna sempre guardare per aria prima di trovare posizione sulla spiaggia. In effetti il cielo è ancora piuttosto imbronciato e sembra gocciolare ancora un po', ma uno squarcio tra le nuvole sembra propendere per il bello ed il ragazzo che arriva in moto conferma che si tratta di giornata ideale per trascorrere una giornata all'Ilheu das Rolas, l'isolotto che sta proprio di fronte al promontorio più a sud dell'isola. Seguo la motocicletta che mi fa strada fino a Porto Alegre, dove si trovano le barche. ma la pista, dopo la notte di pioggia torrenziale è una fangata tremenda, per cui procedo con molta calma per non finire in qualche buca profonda senza riuscire a tirarmi fuori. Il tizio mi aspetta, tanto non vorrà certo lasciarsi scappare il cliente. Lungo la stradina, di tanto in tanto incrociamo gruppetti di donne o di ragazzi che vanno verso il bosco coi machete il mano, evidentemente strumento base di ogni lavoratore che si rispetti. La sensazione comunque è che piova o no, la vita va avanti nello stesso modo, calma e tranquilla, leve leve, come si dice da queste parti. 
La sorella di Didi

Finalmente si arriva al porticciolo, dove parcheggio la macchina dietro ad una baracca che fa servizio bar, dove stazionano un gruppetto di ragazzi in attesa che la giornata passi in qualche modo. Mi dicono subito di star tranquillo che la macchina non la tocca nessuno e che comunque ci sono loro di guardia, ehehehe. Scendiamo sulla riva dove un barcaiolo è lì che aspetta con occhio poco vivace; sta svuotando il fondo dell'acqua che la pioggia della notte ha accumulato, con un ingegnoso attrezzo autocostruito tagliando la parte inferiore di un contenitore di plastica da candeggina, con tanto di tappo e manico che funge da comodo svuotatore e non appena ci vede comincia a spingere la barca in acqua, dove noi saliamo con la classica agilità dell'anziano saltafossi. Calzato un classico giubbotto salvagente rosso di fortuna, tipo barcone libico in avaria, il naviglio prende il largo non dopo aver preso a bordo anche Didi, un ragazzotto che si è autoproclamato guida dell'isola, ma che tuttavia era previsto. In realtà avrà almeno una ventina di anni, è nato sull'isolotto, dove vive la sua famiglia e al momento è in vacanza dato che studia in città all'università specializzandosi in Turismo. Intanto il barcone parte saltando sulle onde, il motore ruggisce quando l'elica non morde l'acqua e il nostro Caronte volge la prua a sud uscendo dalla baia verso la massa di alberi che si vede lontana sull'orizzonte. In effetti siamo in pieno Oceano e l'onda del mare seppure giudicato calmo, anzi calmissimo, non è così piatto come vogliono farci credere, anzi la chiglia si innalza parecchio scavalcando le creste e poi ripiomba giù con un tonfo sordo che solleva mille schizzi, oltre a offendere ritmicamente i miei poveri dischi intervertebrali, già duramente provati dall'età e dall'artrosi alessandrina, sindrome mandrogna tipica. Per un marinaio come me ce n'è già di troppo, mentre il nostro capitano, tiene la barra distrattamente con una gamba, dato che evidentemente la giornata è senza problemi, infatti quasi magicamente le nuvole si aprono ed il sole comincia a premere sul collo. 

Il sentiero nella foresta

Dopo una mezzoretta di culate sul duro asse traverso su cui ci siamo accomodati, arriviamo al piccolo molo dell'isolotto di circa un chilometro di diametro, dove vive un centinaio di persone con un piccolo albergo aperto solo in stagione, ma che ha la caratteristica fondamentale di essere attraversato dalla linea dell'equatore. L'isola delle tortore è davvero uno di quei luoghi dove il mondo sembra essersi fermato. Il paesetto è fatto di una cinquantina di baracche di legno dei pescatori che campano dei pesci della baia e dei proventi che l'ancora scarso turismo porta fino a lì, oltre al lavoro dato dall'albergo Pestana aperto solo in stagione. In questo periodo sembra riposare in una letargica sonnolenza che si risveglia solo di tanto in tanto con l'arrivo di qualche barca da terra. Un gruppo di bambini accorre in cerca di spillare qualche caramella, ma senza troppa insistenza se ne va subito a giocare nell'acqua calma della spiaggia che circonda il porticciolo, Noi risaliamo la stradina che taglia al centro le case, passiamo davanti all'abitazione di Didi, con la madre che salta fuori ed alla quale ordiniamo il pranzo, una routine, anche questa decisamente prevista. Il sentiero esce appena dietro le case in un bosco fatto prevalentemente di banani e sale verso il centro dell'isola, una specie di monticello alto un centinaio di metri o poco più sul mare. Ma non si tratta di una foresta troppo fitta e ci si può passeggiare tranquillamente guardandosi intorno mentre si sbuffa quando il sentiero sale più ripido. Ogni tanto incontri una capanna, qualcuno che tenta di proporre semplici souvenir di un artigianato casalingo e naif, oppure offre un cocco da aprire a colpi di machete. Didi ne raccoglie un paio, la foresta ne offre ad ogni angolo, poi con qualche colpo ben assestato li libera della scorza, li buca sulla cima ed ecco lì la dolce acqua che disseta e nutre al tempo stesso e chissene importa se la glicemia salirà, semel in anno... 

La linea dell'Equatore 

Poi finito il succo, con un colpo si spezza il duro involucro ed utilizzando una scaglia resa affilata della scorza, si raspa la polpa bianca ancora morbida e grassa. Che buona! Capisco bene che il piacere va bene al di là del gusto reale, della qualità intrinseca di ciò che stai ingoiando, ma è l'insieme esotico del gustare quella polpa dolce e saporosa, raccolta nel folto del bosco, tra palme di cui scorgi appena la cima, goduta con la delizia che accompagna il raccoglitore nel suo personale chilometro zero, che è pure così apprezzato nel moderno mood del salvataggio del mondo. Dunque lasciatemi gioire serenamente. Saliamo ancora fino ad una terrazza belvedere il cui bordo privo di alberi consente un magnifico panorama sullo stretto che divide questa, piccina, dalla sua isola maggiore. Qui mani astute hanno spianato la radura ricoprendola di piastrellato tipicamente lusitano con un cippo, al centro di un grande planisfero traversato da quella che è la specialità dell'isola, la linea dell'equatore, cosa che ti permette di fare tutte le foto di rito del turista in vacanza, con un piede di qua e uno di là e le altre facezie che rallegrano i viandanti in questi casi. Poi te ne puoi stare ad ammirare il mare lontano, circondato solamente dai ciguettii della foresta e dai voli leggeri delle tortore che danno il nome all'isola. Sono uccellini minuscoli e aggraziatissimi, dal colore nocciola chiaro con sfumature azzurre che quando prendono il volo allargano le piume della coda, mostrando una sorta di strascico bianco ai lati e se ne vanno via leggere, con il loro grugare un pochino lugubre per andarsi a posare sui rami vicini. C'è un grande senso di pace quassù, il mare lontano è un acquarello di un blu intenso, la foresta respira secondo un ritmo in cui l'uomo è estraneo, almeno quello europeo, non ne fa parte anche se lo può apprezzare e sentirlo spiritualmente vicino. 

Martina

Scendiamo dopo un po' per un altro sentiero che porta alla costa, passando per un'altra radura dove qualcuno ha preparato una specie di giardino botanico con le piante endemiche dell'isola ed i loro frutti, non c'è nessuno a guardia, forse i turisti che arrivano fin qui sono così scarsi che non vale la pena di presidiarlo. Ci dice Didi che se vogliamo vederlo e approfittare dell'assaggio dei diversi tipi di banane e altri frutti che sono stati messi in bella vista su piccoli piedistalli occorre fare un'offerta, che poi qualcuno passerà a ritirare (6 Euro, capirà...). Scendiamo calpestando un tappeto infinito di grandi foglie cadute, gialle come grandi mani in decomposizione che raggrinziscono mano a mano che passano i giorni, scricchiolando al tuo passare, fino a che i giganteschi alberi di oka, quelli da cui vengono ricavate le piroghe, diventano solo più un'ultima quinta trasparente ed al di là indovini la mezzaluna dorata di una lunga spiaggia solitaria, cosparsa di rocce nere, di frammenti di lava porosa e bagnata dagli schiaffi delle onde, quella che immagini quando sogni i mari del sud. Un luogo dove restare a lungo fuori e dentro l'acqua calda dell'oceano, un brodo primordiale dove ritrovare la comunanza con quella terra madre offesa in apparenza dal tuo passare, che in realtà se ne strafotte della tua presenza insignificante, pronta a dimenticarti non appena l'onda successiva avrà cancellato la tua debole traccia nella sabbia. Mentre siamo immersi in queste elucubrazioni di filosofia spicciola di pessimismo leopardiano, seduti ad un rozzo tavolo preparato alla meglio tra le frasche, ecco arrivare la madre di Didi, con qualche altra parente, con un secchiello di pesci alla griglia, riso bollito e banane fritte, tanto per cambiare e per non stare digiuni che è cosa che non fa mai bene.


Ilheu das Rolas - da Google map

SURVIVAL KIT

Ilheu das Rolas . L'isola delle tortore a circa mezz'ora di barca a motore da Porto Alegre, unico modo per raggiungerla. Il costo della giornata piena, per due persone è di 20 € per la barca che verrà a riprendervi a sera, di 20 € per l'accompagnatore in pratica obbligatorio, mentre il pranzo optional è costato 25 €. Certo calcolando il costo della vista saotomense, vi sentirete vacche da mungere, tuttavia il posto è talmente particolare che ne vale comunque la pena. Essendo quaggiù nella parte più selvatica e meno popolata, è una meta che non si può mancare. Le due spiagge più semplici e belle da raggiungere sono Praia Cafè, vicino al paese, che potrete raggiungere nel pomeriggio con una ventina di minuti lungo il mare e Praia Bateria, una spettacolare insenatura strettissima dove la spiaggia si raggiunge scendendo da una malferma scala di legno a circa una mezz'oretta attraverso il bosco all'estremità ovest dell'isola. Sabbia dorata e luoghi assolutamente solitari dove fare il bagno che avete sempre sognato. Punto obbligato al centro la terrazza dove è segnata la linea dell'equatore. E' possibile anche seguendo il sentiero, fare il periplo completo dell'isola in due o tre ore con calma incontrando sulla costa sud Praia Juana.

Una spiaggia

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