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venerdì 29 novembre 2013

Cene eleganti nell'antica Cina.

Primo ministro cinese - da Wiki

Sarà una caratteristica propria del potere, il considerare normali e accettabilissime certe cose che per il resto del mondo vengono viste come eticamente criticabili. Difficile rispondere, perché in fondo questa situazione si ripete in modi simili in tutte le epoche ed anche in paesi molto lontani e diversi tra di loro. Mi ero ripromesso di non parlare più di questi argomenti, nella speranza che l'oblio portasse pace al mio animo, dopo la chiusura auspicabilmente definitiva di un determinato periodo storico, ma la lettura che facevo ieri sera per addormentarmi, mi fa ritornare sui miei passi. Dunque dobbiamo parlare del periodo detto dei Regni combattenti, quando la Cina era divisa in sette staterelli in perenne lotta tra di loro, più o meno nel terzo secolo avanti Cristo. Nonostante si parli di molto tempo fa, anche in quell'epoca, la cultura e i costumi di quel mondo erano raffinatissimi. Un letterato che aveva accesso a corte nel regno di Chu, certo Li Yuan, aveva una sorella molto ambiziosa oltre che procace e bellissima, Nu Huan che voleva essere introdotta nel mondo del potere. Non era facile ottenere accesso a quegli ambienti, palazzi dove si svolgevano continuamente cene molto eleganti. 

Così il letterato, su indicazione della sorella (che di certo lui con tutta la sua cultura non ci sarebbe mai arrivato), in una di queste cene disse con noncuranza al Primo Ministro: "Debbo tornare a casa in fretta perché è giunta mia sorella, donna talmente straordinaria che il Re del regno di Lu, il paese del gelo e della neve,  ha sentito parlare della sua fama e vuole conoscerla." 
"E cosa sa fare vostra sorella?" chiese subito il Primo Ministro ingolosito?
"Sa suonare il Chin, sa leggere e scrivere e conosce anche uno dei classici." 
Insomma quello che allora si poteva definire a torto una donna di spettacolo. Il primo Ministro, che era piccolo e grassoccio, ma molto amante della cultura in particolare femminile, chiese subito se fosse possibile invitarla a cena a palazzo e Li Yuan, che ci teneva a mantenere il suo posto di letterato di corte e stilatore degli annali (una specie di notiziario del tempo), la condusse la sera successiva. Essa fu presentata e durante la elegantissima cena a cui partecipavano anche molte dame e agiati letterati, si bevve parecchio. 

Nu Huan pronunciò frasi garbate, recitò alcuni versi di un famoso classico e suonò il chin in modo mirabile e prima che il canto fosse finito, il Primo Ministro si congratulò grandemente con lei, donandole anche una borsa di monete d'oro e le chiese di rimanere lì la notte, di certo per prolungare il piacere di quella colta conversazione. La bellissima Nu ebbe da quel momento un posto importante nel governo del paese che in breve tempo fu condotto alla rovina e poi completamente distrutto da parte dell'imperatore di Chin (quello dell'esercito di terracotta, tanto per contestualizzare), che unificò in questo modo definitivamente l'impero cinese. E' evidente che solo in società oziose e in decadenza può sbocciare l'amore per questo tipo di arte della conversazione e forse è destino di tutti i palazzi del potere di amare queste piacevoli frivolezze, sia che si tratti di cene ricche di cibi raffinati ed odorosi o che contempli la compagnia di fanciulle giovani e laggiadre che sappiano allietare le stesse con ogni loro arte e capacità. Il fatto che poi queste pretendano qualcosa in cambio è spesso sottovalutato o considerato una specie di danno collaterale facilmente assorbibile, specie se esiste una congrua disponibilità finanziaria.


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mercoledì 28 dicembre 2011

Dé.

Il sole di questi giorni, unito al freddo pungente, invita ad uscire, respirare e fare una bella passeggiata. Una sensazione così positiva che non può non essere unita all'idea di benessere fisico e mentale. I cinesi, che hanno sempre sottolineato questo aspetto, lo riverberano come al solito nella loro meravigliosa lingua scritta. Partiamo da 德 -  Dé un ideogramma complesso che significa Virtù. Intanto dobbiamo notare che grazie a quella commistione dell'uso fonetico dei caratteri unito a quello significante, questo segno è usato in unione a quello di Paese per indicare la Germania. Dé Guò, che certo prende l'avvio dalla sigla internazionale con cui è indicata questa nazione, ma che significa così anche Il paese della virtù. Curioso no, specialmente in questi tempi tribolati. Ma esaminiamo il carattere nei particolari. E' composto a sinistra dal segno appunto di Passeggiare (Chì) mentre nella parte destra sono impilati i segni di 10, occhio e cuore, come a dire La virtù è quel cammino che si segue con il cuore e allo stesso tempo con dieci occhi, tanto è difficile. D'altra parte il segno di Passeggiare è presente in moltissimi altri caratteri. Unito a corte imperiale dà: 待  Dài - Trattare, era proprio durante lunghe passeggiate nei cortili della città proibita che nascevano le trattative politiche più complesse, non vi ricorda il nostro parlamentare corridoio dei passi perduti?  Le buone leggi, anche in un mondo in cui l'imperatore poteva tutto, nascono da un sapiente e confuciano controllo delle loro implicazioni, ma devono essere fatte con giustizia, ma anche con pazienza, passo a passo. Certo non è facile in questo mondo dove tutto deve andare dannatamente in fretta, ma questo è l'unico modo per fare le cose bene. Infine se uniamo a Passeggiare il segno di marciare abbiamo 徒 - Tù , Discepolo che è colui che, lentamente segue il maestro come un'ombra nel suo cammino spedito e sicuro, fidandosi e senza rompergli le scatole tirandogli continuamente la giacca. Eh sì passeggiare è proprio la base della salute fisica e morale. Adesso vi lascio e vado a sdraiarmi un po' nella mia poltrona preferita con una tazza di punch al genepy; fuori, per adesso fa troppo freddo, non vorrei costiparmi.

Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori


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giovedì 22 settembre 2011

Collezionismo, una malattia?

Foto dal web
Niente da fare, difficilmente la femmina è sensibile a questa attrazione. E' più portata ad ammirare la singolarità, l'unicità della bellezza, il fascino del meglio, magari per abbandonarlo dopo poco e passare ad altro giudicato più interessante. Invece il maschio no. Deve essere una cosa genetica, il collezionismo. Sempre parlando in generale naturalmente, absit iniuria verbis, l'uomo è attratto morbosamente dalla possibilità di accumulare tutti, e ripeto tutti se possibili, gli esemplari esistenti dell'oggetto che in quel momento attrae il suo interesse. Tralasciando le figurine dei calciatori, esempio fin troppo ovvio, già da ragazzino, raccoglie le cose più strane e diverse ed il fine è proprio quello di accumularle tutte e poiché questo non è quasi mai realizzabile, almeno in una grande quantità di esemplari. Non vuole solo i più belli o i più rari, come farebbe una rappresentante del suo sesso avversario, ma anche quelli brutti, comuni, di scarsa rilevanza, perché proprio quelli gli mancano nella collezione. Anche mia figlia bambina ha fatto qualche album di figurine femminili, ma vedevo chiaramente che non le interessava cercare, scambiare con le amiche per finire la raccolta, voleva magari avere quella di Sailor Moon in tutto il suo splendore, ma alla fine non se ne faceva un cruccio. Altro che capannelli assatanati con in mano il mazzetto da fare scorrere veloce, con professionale andamento del pollice, alla voce di celo, celo, celo, manca, celo, che ha rischiarato la mia infanzia.

Ho visto uomini seri cercare come cani da tartufi su bancarelle improbabili, lamette da barba, bustine di zucchero, schede telefoniche, per non parlare dei famigerati miniassegni da 50 e 100 lire che qualcuno neanche ricorda più. Diciamo che è un po' una cosa che va a mode. Mentre eravamo al liceo andavano i pacchetti di sigarette vuoti. Intanto si trovavano per terra e non costavano niente, poi qualche parente che arrivava dall'estero ti portava qualche pacchetto straniero e che piacere aggiungere al mucchio di carte colorate quei pacchettini così diversi che conservavano ancora un lieve sentore di tabacco. Non parliamone se poi i caratteri erano diversi dai nostri. Pacchetti greci o russi e qualcuno che ne aveva addirittura qualcuno con scritte giapponesi o indiane. Che meraviglia, che divertimento guardarseli amorosamente. Io mi ero fatto un graticciato di fettucce su cui attaccavo quelli morbidi con uno spillino e che tenevo appeso al muro della mia camera, per potermeli rimirare continuamente. Avevo ideato una tecnica di ritrovamento astutissima. Assieme ad un altro collezionista, oggi luminare della medicina, si andava in bici a fare il giro dei passaggi a livello attorno alla città, zone dove la lunga attesa degli automobilisti conciliava il consumo di sigarette che la maleducazione italica imponeva di gettare poi al bordo della strada. Anche se appallottolati, venivano raccolti con giubilo e poi successivamente con gran cura, amorosamente distesi, stirati, infine recuperati alla collezione o per scambiarseli come carbonari nelle segrete sale del Bar Baleta. 

Una volta, un altro collezionista, altro futuro luminare della medicina, aveva fatto un ritrovamento in soffitta. Un pacchetto ancora intonso di AOI, Africa Orientale Italiana, un cimelio coloniale anteguerra, senza prezzo. Inutile dire, che tutti eravamo rosi dall'invidia e dal desiderio di possesso. Come è devastante questo sentimento maschile! Ma bisognava avere pazienza; a poco a poco la passione diminuì, qualcuno si stancò per primo, altri presi da altre cose seguirono. Alla fine rilevai tutte le collezioni della classe con poca fatica o male arti. La più grossa alla fine di una partita di poker, mentre un'altra mi fu addirittura regalata. Alla fine li avevo tutti, oltre mille pacchetti diversi, bellissimi. Poi altri desideri mi presero e vendetti in blocco la collezione, tramite un annuncio su Linus, ad un anziano signore di Milano, così almeno mi pareva allora, avrà avuto 50 anni o poco più. Mi mise in mano, dopo lunga trattativa, 110.000 lire e se ne andò con una strana luce negli occhi. Con il maltolto mi comprai la mia prima reflex, una Asahi Pentax Spotmatic 101, oggetto mitico, senza la quale non avrei potuto continuare a vivere, si sa. L'animo maschile è perverso, ragazze, cercate di capirci, se non sai di averne almeno undici fuori dalla porta non ti sembra di avere niente. Di macchine fotografiche naturalmente, poi saper fare le fotografie, è tutta un'altra cosa.


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Mian
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venerdì 21 gennaio 2011

Un imperatore cinese.


Oggi ho la vena storica, d'altra parte, come si dice Historia magistra vitae, dunque un'occhiata al passato serve sempre ad illuminare le menti ed è utile ad allontanare il chiacchiericcio dai soliti argomenti che a lungo andare vengono a noia. Torniamo quindi in Cina, una Cina molto lontana nei tempi, dei cui sovrani rimangono solo racconti e leggende che probabilmente sono lontani dalla verità storica, ma si sa che le cose col passare dei secoli vengono sempre ingrandite, nel bene e nel male fino a descrivere fatti talmente esagerati da sembrare incredibili. Eccoci quindi al regno dell'Imperatore She Hsin, un personaggio quasi mitico, ricordato soprattutto per la sua ricchezza e munificenza ed alla descrizione delle sue favolose feste. In particolare si ricordano quelle dette del Grande Inverno, in cui si cantava la Morte del sole e che corrispondeva più o meno con il solstizio d'inverno. Come sapete i tempi in Cina, civiltà essenzialmente contadina, sono sempre state scandite dai tempi del cielo.


Dunque in questa occasione, l'imperatore, ogni anno organizzava in uno dei suoi sontuosi palazzi, feste rimaste famose per l'esagerata esposizione di ricchezza. Queste cerimonie si svolgevano alla fioca luce delle fiaccole e gli eccessi di cui si favoleggiava, preoccupavano i saggi e gli anziani del regno che non vedevano di buon occhio questi atteggiamenti del sovrano, convinti che tutto andasse a detrimento del buon governo del regno, che tra l'altro in quel periodo attraversava una fase di gravi carestie. Ma queste feste erano ormai una scadenza inderogabile e diventavano sempre più sontuose. Vi erano invitati tutti i più fedeli servitori dell'imperatore, che brigavano in tutti i modi per potervi prendere parte e si dice che venissero innalzate montagne di cibo in cui si scavavano stagni ricolmi di vino e di ogni altre rare e preziose prelibatezze.


Tutti i partecipanti dovevano bere a sazietà mentre le concubine dovevano lappare il vino dallo stagno come bestie all'abbevaratoio, tra i lazzi del partecipanti, per poi lanciarsi in danze sfrenate e nella rappresentazione di scene di antiche commedie licenziose. Poi si scatenava l'orgia, in cui l'imperatore arrivava, a detta dei suoi detrattori, a superare ogni limite umano e bestiale. La festa culminava col sacrificio dell'Imperatrice le cui carni arrostite venivano divorate dagli invitati come segno della munificenza del sovrano. L'imperatore si diceva immortale, ma come tutti i Reich millenari, il suo regno durò circa una ventina di anni. Il sacrificio di una moglie all'anno, infine non rappresentava una grossa perdita, si dice infatti che avesse 932 concubine che, pare, soddisfacesse con regolarità. Ma queste sono cose così fantasiose che pare difficile avessero un reale riscontro e si sa che questa storia esagerata e manifestamente incredibile, la scrissero i nemici del re per perseguitarne la memoria.




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sabato 8 gennaio 2011

Buonismo e alimentazione felina.

Un importante ideogramma cinese che abbiamo già commentato, Hăo - 好, che rappresenta una donna, vicino ad un bambino, significa, come certamente ricorderete : Buono. Questo perchè il vedere o il pensare ad una donna con un bambino tra le braccia mentre lo culla amorevolmente non dovrebbe far venire in mente altro concetto, altra categoria, altro sentimento che la bontà, il dolce sdilinquimento che ti prende quando vedi qualcuno debole o privo di difese, che ha bisogno di un aiuto, morale o materiale che sia. Tutto questo è sempre stato abbastanza naturale, quasi un obbligo poi durante i proponimenti di inizio d'anno. A chi non piaceva sentirsi meglio dopo aver deciso di fare qualcosa per qualcuno in condizioni difficili o anche non fare quasi nulla, ma essere ben disposto a com-patire, a soffrire insieme in modo buddhistico, o cristiano per chi ci credeva, o più semplicemente umano? Ebbene da un po' di tempo a questa parte il vento è cambiato, per lo meno dalle nostre parti. Un vento malevolo e lurido è uscito dalle fogne, dove evidentemente ha stazionato, ben nascosto se pur mai domo, per decenni ed è salito ad ammorbare l'aria fino a renderla quasi irrespirabile.

Ha preso un suo posto sempre più solido ed imporatante cominciando una intelligente e accalappiante opera demolitoria che ha conquistato molti. Così è nato il buonismo, che come tutti gli -ismi (di cui non volevo più parlare, ma ci sono ricascato) ha una sua connotazione orribilmente negativa, racchiudendo tutta una serie di riferimenti sgradevoli che mettono quelli che una volta erano soltanto buoni sentimenti al di là di una lente deformante fatta di spocchia salottiera, di snobismo in cachemire, di falsità sinistra (in ogni senso). E allora avanti a chi più grida e più si sorpassa nello scherno. L'atteggiamento ormai sdoganato permette a molti, idolatrati nei nuovi salotti di tendenza, di gettare la maschera e di poter proclamare che basta, non se ne può più, che chi è povero se lo merita, che se lo mantenga chi vuole, che i miei soldi e il mio benessere me lo sono conquistato e quindi me lo merito e affambagno tutti, che crepino che mi fanno ancora un favore e se ne tornino al loro paese, che noi li mitraglieremo sulla battigia, perchè io non sono mica buonista! Ah! finalmente liberi di dire quello che avevano in animo da anni. Un sentimento reso nobile e giusto. All'americana, alla calvinista, all'induista. Chi sta male se lo merita e si dia da fare! Beh ragazzi, io son rimasto indietro e non ci sto. Se volete proprio che usi un francesismo (son tornato da poco) questo atteggiamento mi fa cagare. Comunque rivendico il diritto di pensarla diversamente. Va bene!

E non fatemi incavolare che non è giornata! Voglio poter avere simpatia per la squadra più debole, cercare di capire le ragioni di chi è brutto, sporco e cattivo, se ne ha qualcuna e se non ce l'ha cercare una strada intelligente per non scontrarmi, perchè è questa la strada più conveniente, lo dimostra la storia e la teoria dei giochi. Voglio potermi commuovere senza vergognarmi. E se questo è essere buonista, lo sono con orgoglio e pretendo di poterlo essere e chi invece preferisce essere facciadimerdista, lo sia pure, c'è spazio per tutti al mondo e se pensa che sia un onore, lo esibisca pure con la spocchia di chi ha finalmente vuole esporre con dignità le proprie chiappe (ma faccia attenzione che spesso è un atteggiamento che conduce a finali dolorosi). Libertà per tutti di essere e di fare quel che si vuole e di nutrirsi del veleno che si preferisce, tanto lo dicevano anche in TV poco fa, che c'è gente che non sa che i gatti sterilizzati devono essere alimentati in modo diverso.



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giovedì 5 agosto 2010

Verde acquamarina.


Forse è proprio vero che l’erba del vicino è sempre più verde. Certo che piacere, però, scendere lungo la strada da Briançon verso Embrun, mentre la valle si allarga a poco a poco ed i fianchi delle montagne cominciano a distendersi, quasi a subire gli spazi più vasti e il respiro meno concitato della campagna francese. Il corso della Durance è a tratti nascosto dal verde dei piccoli boschi lungo le rive; così lo straordinario colore delle sue acque, un misto di acquamarina verdeazzurro impreziosito dalla spuma bianca, quando si inarca sulle rocce, compare solo di tanto in tanto, come per rendersi più prezioso e farti desiderare di fermarti a goderne almeno per po’, a sentire il rumore di quello scorrere verso il piano, dopo aver superato forre antiche e gole scoscese per lasciarsi andare verso la calma della pianura.

A valle della rocca di Embrun, il lago mantiene lo stesso colore splendente ed i boschi delle valli laterali, più fitti e solitari, diventano sempre più verdi. Risali un po’ alla tua sinistra, in una valle all’apparenza nascosta e solitaria e dopo poco arrivi all’abbazia di Boscodon, piccola e antica. Una delicata gemma di pietra rosa, nella luce del mattino, con i suoi sereni archi romanici, con la sua costruzione calcolata sulla perfezione del rapporto aureo, in ogni suo punto, angolo, incrocio di linee. D’accordo, non una gran cosa, ma che piacere constatare la capacità di valorizzare quello che si ha a disposizione, curando, abbellendo, dando dimostrazione di interesse verso quello che è un bene comune di cui in molti possono avere il piacere della fruizione. E la gente apprezza, ci viene, guarda e paga anche per vedere, perché alla fine tutti sono disponibili a pagare per avere a portata di mano la bellezza.

Certo bisogna avere quanto meno la capacità di far sapere le cose in giro; come diceva un guru del marketing: la gallina fa sapere a tutti che ha fatto l’uovo, invece la tacchina lo fa molto più grosso, ma non lo sa nessuno. Soltanto un poco più in là, basta girare tra le vie antiche di Embrun, dopo avere naturalmente sostato estatici davanti al rosone della sua splendida cattedrale, per sentire un’aria di festa, di vacanza gioiosa, in un movimento di mercati, di piccoli negozi artigiani, di spettacoli improvvisati, complice magari un’ottima fondue savoyarde. Ti dà l’idea che da queste parti ci sia più ottimismo, non quello fasullo, basato sulle balle e imposto dall’alto, ma di partecipazione convinta in cui tutti cercano di fare qualche cosa di bello e di utile. Tornare a casa e vedere tanti musi lunghi e poca gente in giro, magari con le facce stanche, ti intristisce ulteriormente.

Forse la gente è stanca anche di sentir valutare la morale come un optional, di non veder considerati in nessun modo i problemi reali; forse ha un disagio sempre più forte verso chi considera un tradimento volersi chiamare fuori dalla corruzione o non rispettare un patto con chi considera normali i principi del malaffare. Chissà, negli orti ordinati della piccola abbazia, corre un’aria serena, forse ingannevole, ma tanto tanto piacevole.


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sabato 6 marzo 2010

Cronache di Surakhis 27: Moralità assoluta.

Paularius si rigirò nel grande letto a levitazione magnetica più volte. Era tutto inutile, cercare di riposare era impossibile. Aveva cacciato via le due multitrans Vegane con stizza, da più di un'ora, neanche loro riuscivano più a dargli piacere, eppure erano le sue preferite con i loro tentacoli morbidi a rigidità variabile. Il problema era nella sua testa e lo capiva bene, ogni giorno più depresso e demotivato, stufo, stanco di tutto quello schifo che lo corcondava. Stava andando tutto a rotoli su Surakhis, sembrava che la moralità fosse un ricordo di altri tempi; la stessa Chiesa Universale del Bene e della Pace tra le Genti aveva inopinatamente deciso di fare un repulisti nei suoi templi di reclutazione; anche loro avevano ceduto a questa ventata malefica che voleva mutare tutto quanto era sempre andato così bene e se la prendeva addirittura con quei poveri sacerdoti che godevano dei giovani apprendisti, come se non fosse nel loro pieno diritto e, tra l'altro, di utilità nel forgiare le future menti all'obbedienza. Non bastava tutto quel fango gettato su quei poveracci che si sbattevano dal mattino alla sera, al MinCulCor, il Ministero della Cultura della Corruzione per stabilire le corrette quote di tangenti per ogni ordine e grado dei partecipanti ai lavori pubblici e privati. Stuoli di Morigeratores impazziti si aggiravano per le strade cercando di rovinare tutto quello che pazientemente era stato costruito in decenni di onesto lavoro, additando al pubblico ludibrio poveri politici mentre si riposavano dalle faticose sedute parlamentari con le solite ragazze rifornite dal competente Ufficio Postribolare, come se questo non fosse un loro preciso e sacrosanto diritto. Addirittura si pretendeva che venissero rispettate le regole! Ma come, in un mondo che aveva fondato la sua ricchezza ed il suo benessere sulla saggia, pragmatica e selettiva violazione delle regole, adesso saltava pure fuori che chi era dalla parte giusta ne dovesse anche rispettare qualcuna. Ma era proprio la fine del mondo! Proprio su questo concetto esteso della possibilità di violazione delle regole da parte di chi le faceva e della costrizione a rispettarle di chi le subiva, si fondava tutta la filosofia e l'etica postpartitica. Da qui era nato il potere assoluto dell'Imperatore. Se anche lui avesse dovuto rispettare delle regole sarebbe stata la fine, la sua fine di certo e la fine di tutti quelli che lo amavano e che lui nella sua infinita bontà beneficava. Si alzò di botto, tanto non sarebbe riuscito a dormire. Suonò nervoso e due schiavi arrivarono di corsa con le sue vesti da Senato. Voleva arrivare presto per la seduta del giorno dopo. Finalmente si sarebbe votato il santo decreto taglia-regole. Eliminate tutte le vecchie, che sarebbero rimaste in vigore solo per le classi inferiori e per le opposizioni, sarebbero state fatte nuove e pesanti regole ed ognuno, anche quei cani di Morigeratores avrebbero avuto in distribuzione gli elenchi delle caste di coloro che le avrebbero dovute comunque rispettare, di quelli che corrompendo secondo i diversi coefficienti-status le avrebbero potute aggirare e di quelli che di quelle regole avrebbero fatto l'uso che meritavano, quello di essere stampate sulla carta igienica per i multiani dell'ammasso stellare M32.





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sabato 20 febbraio 2010

Cronache di Surakhis 26: La morale prima di tutto.

Man mano che passavano i giorni, la temperatura si alzava e una pioggerellina fine e neppure troppo corrosiva prendeva il posto dei fiocchi di metano che erano caduti lievi per tutto il mese precedente. Quando il vento leggero non spirava da est portando con sé gli inevitabili effluvi delle centrali a merda, cominciavano a sentirsi i profumi della primavera che cercava di annunciarsi e farsi largo tra le nebbie. Surakhis era un pianeta prevedibile e anche la vita dei suoi abitanti in fondo scorreva secondo canali preordinati, soltanto un poco controllati da chi, proprio questo aveva il dovere/diritto di fare. Paularius si svegliò tardi quella mattina, la grande festa della sera precedente lo aveva spossato, soprattutto le quattro vibromassaggiatrici convocate apposta per rilassarlo e che si erano date da fare con vigore, gli avevano veramente esaurito ogni forza residua. Che professioniste, certo costavano un sacco di soldi, ma a regolare i conti avrebbe pensato l'organizzatore della bisboccia, un piccolo imprenditore arrivato da una luna di Mizar IV, che voleva farsi strada nel ramo energia e costruzioni. D'altra parte, se vuoi entrare in affari, qualcosa devi pur investire. Anche lui agli inizi aveva dovuto mostrarsi generoso con quasi tutti gli esponenti della Pantocrazia dell'epoca per avere l'appalto della miniera, ma in seguito ne aveva avuto i giusti benefici, l'assenza di controlli, l'esenzione perpetua dalle tasse per evitare quei noiosi sotterfugi per evaderle e tutte ciò che era giusto e normale nel funzionamento della società civile. Certo chi sceglieva la carriera del Pantocratore non lo faceva per desiderio di santità, era un mestiere come un altro per arrivare in fretta alla ricchezza ed al potere per sé e per la propria famiglia e Dio sa se ne servono di soldi soprattutto per garantirsi l'elezione, che essendo ancora stupidamente soggetta al voto, necessitava di ingenti investimenti per il controllo della volontà soggettiva tramite i media, che per fortuna costava un po' meno da quando per mezzo della TV cerebrale, si poteva penetrare direttamente nel cervello degli spettatori. Era un mondo difficile, eppure c'era sempre qualche fastidioso Oppositore che cercava di mettersi di mezzo per creare problemi, per inceppare la macchina bel oleata della politica. Bisognava dare una bella sterzata moralizzatrice a tutto quel bailamme. Si alzò cercando di controllare il mal di testa con un paio di piste e arrivò al Consiglio appena in tempo per l'inizio dei lavori. Oggi si sarebbero prese delle decisioni importanti, che fossero di monito severo alla popolazione. Era necessario che la gente capisse che non si poteva esagerare, che la morale aveva ancora un suo peso su Surakhis, che a tutto c'era un limite, perché se si andava oltre, anche la società civile si sarebbe naturalmente sfaldata. Senza ordine e corretti freni morali sarebbe stato il caos. Furono esaminati tutti i fatti gravi di cui oramai era impossibile tenere all'oscuro l'opinione pubblica e fu facile arrivare ad una decisione rapida e condivisa. Ormai tutti avevano sentito e sapevano. All'unanimità si decretò la messa a morte ad bestias (e non sarebbe stata una passaggiata con le licatigri della foresta grigia di Surakhis, ridacchiò Paularius dando di gomito ad un giudice molto vicino all' imperatore) dell'anziano Bigatius che aveva osato dichiarare di essersi cibato di diversi gatti, gli animali sacri a Bastet, una cinquantina di anni prima. Ben gli stava allo sciocco, non poteva mangiarseli tranquillo senza dirlo, come faceva la gente seria e rispettosa? Paularius lasciò l'assemblea frettolosamente come tutti, ognuno aveva i suoi impegni, chi doveva distribuire tangenti, sui lavori fatti, chi le doveva ritirare, chi doveva favorire i Clientes, chi concordare compensi per studiare le nuove leggi morali da promulgare al più presto. Per fortuna la parte sana della società andava avanti e le cose da fare, le faceva, in barba ai lacci e lacciuoli.


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martedì 8 dicembre 2009

Puzza di fogna.

Che odore strano nell'aria. Ve lo dico chiaro, ho la luna storta. Oggi la nebbiolina è ancora bassa, non si capisce se vuol piovere o fa solo finta, per bagnare la voglia di ridere. Un tempo inventato apposta per il cattivo umore, per guardare il bicchiere mezzo vuoto, per leggere solo le notizie pessime, cioè godersi completamente tutto il gornale. Ma come si fa a ridere. Domenica un allenatore ha ordinato alla sua squadra di fermarsi e lasciar segnare gli avversari, perchè il gol che avevano appena fatto non era sportivamente corretto. Che fairplay! Seguire una legge non scritta che ti fa sentire in obbligo di non approfittare di qualche cosa per semplice "lealtà". C'è da farsi venire le lacrime agli occhi, come sono di certo venuti ai tifosi di quella squadra, che infatti hanno assediato per circa due ore allenatore e giocatori negli spogliatoi per menarli, o al presidente della squadra stessa che ha dichiarato che tocca all'arbitro giudicare cosa è corretto, mentre il dovere di chi è pagato da lui è vincere in ogni modo, forse voleva aggiungere anche segnando con le mani che magari poi vai ai mondiali, sempre che l'arbitro non veda. Ma cosa ci sta succedendo? Per carità, lo so bene, che certe schifezze ci sono sempre state e sono presenti, forse geneticamente in fondo ad ogni animo umano. Forse proprio questo è il segreto del trionfo della nostra specie, la cattiveria che c'è dentro ognuno di noi, la voglia di prevaricazione, la paura di essere deboli e quindi, oltre ad avere paura di tutto quello che non conosciamo, che ci è ignoto, anche l'autogiustifuicazione ad utilizzare tutti i mezzi, meglio se sono scorretti, per ottener ciò che vogliamo, che riteniamo un nostro prevaricante ma irrinunciabile diritto o semplice voglia. Però fino a non molto tempo fa questo sentimento, questo odio verso l'altro, era tenuto in fondo all'anima, quasi sconosciuto a noi stessi, emergeva dalle fogne del nostro scontento solo di tanto in tanto, ad alcuni con più frequenza che ad altri, certo, ma sempre occasionale e vissuto con una sorta di vergogna, di pudore. Veniva fuori un negro di m. e tutti erano inorriditi e chi lo aveva pronunciato veniva guardato con dispregio; corruzione era una cosa sporca, ti macchiava irrimediabilmente. Il fallimento per una azienda era talmente vergognoso, che qualche commerciante non osava neppure pronunciarla la parola, per non esserne contaminato per sempre. Poi qualcosa è cambiato, forse l'aria, forse si è esaurito l'afflato di ricostruzione che segue tutte le grandi tragedie storiche, forse soltanto qualcuno che ha preso in mano la tastiera della giostra e della comunicazione ha saputo tirare fuori il peggio di noi e lo ha nobilitato. Non sono stati necessari molti anni, segno che eravamo ben predisposti. Essere ignoranti non è più una vergogna; puoi esser un puttaniere, andare a trans, corrompere, rubare, usare tutti i mezzi più illeciti per avere quello che vuoi, intorno a te faranno spallucce, anzi ti invidieranno, vorranno essere al tuo posto. Se, potente, ti pescavano nel letto sbagliato, eri squalificato per sempre, oggi anche le signore , si dan di gomito, e dicono:- Almeno gli piacciono le belle donne- e sognano di essere loro in quel letto a godere di quei privilegi. Corrompi? Tutti cercan di capire come hai fatto per imitarti ed ottenere i tuoi risultati. Sdogani di fatto il razzismo? Stuoli di vecchietti terrorizzati dall'uomo nero ti adoreranno e ti pregheranno di far le ronde sotto casa loro. Si presenta la famiglia come un punto fermo, per averne col plauso di tutti almeno due o tre. Personaggi che si sposavano con riti pagani e inneggiavano ai druidi con le ampolline, ora brandiscono i crocifissi come clave, pur di attizzare il già caldo fuoco dei fondamentalismi. Non ci credono certo, chè il cristiano è altra cosa, del tutto contraria, ma porta voti. Più ne fai e più il risultato nell'urna ti darà ragione. Ogni tanfo mefitico, prima chiuso nella cloaca dell'io profondo, incoffessato, diventa profumo con cui adornarsi con orgoglio. Ormai sdoganata, non è immoralità, non è amoralità, è soltanto la nuova morale a cui bisogna adeguare i comportamenti per non essere guardati male. Coraggio, povero allenatore, hai fatto un errore, adesso lo hai capito anche tu e probabilmente, come tra l'altro hai già dichiarato, non lo rifaresti, ma non puoi pensare che finisca così. Ogni buona azione non resterà impunita. In arrivo un deferimento dalla Lega (Calcio, ben si intenda) e probabilmente il licenziamento nelle prossime settimane.

venerdì 24 luglio 2009

Cronache di Surakhis 17: vacanze estive.

Era tempo di vacanza anche per la breve estate di Surakhis; chi poteva lasciava le caldissime città della pianura e del deserto, dove la temperatura e l’acidità dell’aria corrodevano i metalli e fondevano tutte le materie plastiche non resistenti e si rifugiava in quota. La crisi mordeva ancora forte, ma l’Imperatore aveva ormai convinto tutti che il peggio era passato, dato che tutte le attività finanziarie avevano ripreso a gonfie vele a macinare utili scommettendo sull’aumento dei non occupati, che continuavano a crescere a dismisura. La sua popolarità era alle stelle e il tentativo dei Morigeratores di incastrarlo evidenziando i suoi vizietti era naufragato miseramente e si era ritirato nel suo castello tra le nuvole circondato da uno stuolo di ancelle nude adoranti, tra il tripudio della folla che avrebbe voluto essere al suo posto. Anzi al concorso: Un giorno tra le ancelle dell’Imperatore, riservato a chi dimostrava di aver votato per lui la partecipazione era stata quasi universale. Soli piccoli gruppi di criptopenici di Antares e gli asessuati di Rigel che si moltiplicavano per gemmazione non avevano palesato interesse al concorso e si pensava a strategie diverse per conquistare il loro voto, ma mancava ancora un anno alle nuove elezioni. Paularius, stanco e convalescente, aveva risolto il problema degli schiavi della sua miniera lasciando esondare casualmente il Pentacon, un torrente di acqua cloridrica che scendeva vorticoso. Le acque avevano invaso le gallerie della miniera e quei mangiasbobba a tradimento erano tutti annegati. L’assicurazione aveva coperto i costi con l’agenzia di affitto degli schiavi ed aveva pagato i suoi di proprietà, permettendogli anche di riscuotere i contributi della nuova legge di aiuti alle imprese in difficoltà. Salutati quindi gli amici delle Ronde, era subito partito per la sua villetta circondata dal verde delle Colline Profumate. La malignità popolare aveva attribuito questo nome alle montagne che circondavano la capitale, da quando i problemi della centrale a merda costruita tra le montagne si erano palesati in maniera esplicita, costringendo tutti i residenti ad espatriare, ma Paularius si era ormai abituato alla puzza e la solitudine gli faceva piacere. Lettura, meditazione e pochi svaghi. Si era fatto portare nel parco cintato i pochi Hort che erano scampati nella miniera; per forza, quelli l’acido cloridrico lo bevono a colazione, altro ci vuole per annegarli. Ogni tanto usciva a piedi con la balestra laser e ne abbatteva uno che poi le serve gli facevano allo spiedo, ma quei birbanti si nascondevano sempre meglio e l’ultimo aveva dovuto stanarlo con qualche scossetta al guinzaglio che gli aveva lasciato per sicurezza. Che pace! Da quando la disoccupazione aveva superato il 90%, segnale che la crisi in fondo colpiva chi se lo era meritato, c’erano molte meno rivendicazioni; la gente si vendeva gli organi per tirare avanti o impegnava quelli dei figli e dei nipoti e non c’erano più grossi problemi per rigenerarsi. Spense il multischermo e suonò il campanello; arrivarono subito le sue ancelle preferite, due multilinguate di M51 che sapevano le sue debolezze. D’altronde non era mica un santo e con tutto quello che faceva per il benessere di Surakhis, un po’ di divertimento se lo meritava.

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