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mercoledì 9 giugno 2021

Su una spiaggia a Negombo

Monastero buddista - Sri Lanka - anni 70


Già, l'ansia è dal punto di vista logico assolutamente inspiegabile. Come mi diceva il tizio che mi aveva fatto fare il giro di Sri Lanka, sulla spiaggia di Negombo, sorseggiando un'acqua di cocco. La moglie in sari rosso dorato stava seduta silenziosa al suo fianco e succhiava i gamberetti che avevamo ordito, senza profferire parola, forse ammirata dalla saggezza del marito, forse abituata al suo interloquire. Per tranquillizzarmi mi diceva, se il problema si può risolvere perché ti preoccupi, se non si può risolvere , perché ti preoccupi. Per carità, mille ragioni, ma io non avevo confermato in tempo il volo di ritorno (allora bisognava farlo) e tutti i voli erano pieni per un mese e cominciavo a temere di non riuscire a tornare a casa. In effetti l'acqua di cocco non voleva andare giù in nessun modo. Continuava a gorgogliarmi sullo stomaco e mi vedevo prigioniero lì, su una spiaggia di paradiso, mentre i miei datori di lavoro, non vedendomi tornare, si apprestavano a licenziarmi. Allora di telefoni internazionali, neanche a pensarci. Poi in effetti salii sull'aereo senza problemi, ma quei due giorni non me li sono per niente gustati. La sabbia dorata, le onde che si frangevano carezzevoli, gente simpatica con cui scherzare, ma la testa andava sempre lì, a quell'incubo di biglietto non confermato.  C'era una ragazza della bassa padana, curve generose, in vacanza col suo capo di cui era la segretaria tuttofare, un classico. Lei era schifatissima del luogo, non sopportava il cibo, il solo odore del curry e del coriandolo, vomitava continuamente e sognava solo di tornarsene a casa, ma era venuta solo perché lui era appassionato di viaggi e lei sperava di incastrarlo in un fruttuoso matrimonio. 

Lui, giovane industrialotto rampante, aveva mangiato la foglia e dentro di sé malediceva il momento in cui per qualche scopata aveva deciso di rovinarsi la vacanza. Una coppia di milanesi le davano continuamente consigli su come legarselo definitivamente con male arti di orbita sessuale, tramite le quali l'uomo rimane schiavo a vita. Tuttavia la bionda aveva altro a cui pensava e sognava riso e rane e sbrisolona, maledicendo l'isola. L'onda morbida continuava a frangere la rena sul bagnasciuga digradante e il cielo era solo saltuariamente precorso da nubi gonfie di pioggia, il monsone incipiente che verso sera lasciava cadere qualche goccia di pianto da coccodrillo, che rinfrescava un poco l'aria. Alle spalle della spiaggia, un gran bosco di palme da cocco tra le quali, capanne di frasche sparse dove qualche volenteroso aveva organizzato baretti di fortuna per contentare i bagnanti a cui in verità bastavano già quel sole e quel mare. La guerra con le tigri tamil, non era ancora cominciata anche se a nord verso Jaffa era sconsigliato di andare. Come è pensabile che in un luogo così paradisiaco potesse scatenarsi una guerricciola locale che provocò per anni violenze inaudite! Ha ragione il mio amico Gianni, questo uomo non ha speranze, devono venire navi aliene da un'altra galassia a dare delle nuove regole, se no non potremo mai essere accolti nella federazione intergalattica.

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mercoledì 10 giugno 2020

Luoghi del cuore 11: La rocca di Sigiriya

La rocca di Sigiriya - Sri Lanka - agosto 1982
 
La scala per raggiunger gli affreschi
Ci sono luoghi che lasciano il segno per il loro impatto visivo, quell'esplosione di sentimenti e ammirazione che provi, quando vieni messo di fronte a panorami o costruzioni fuori del comune, altri che lo fanno per l'atmosfera che li circonda o per qualche fatto che ti è accaduto e che ha contribuito a renderli indimenticabili. Sri Lanka ha molti punti che generano queste sensazioni e che la rendono una terra tutt'affatto speciale da percorrere. Traversando la parte pianeggiante più o meno al centro dell'isola, avevamo passato una zona dove di tanto in tanto ai bordi della strada, notavi delle pozze fangose che nascondevano buchi profondi nella terra, popolati da gruppetti di figure avvolte da uno straccio alla vita che si immergevano nel fango, maneggiando grandi vagli di vimini. Erano i cercatori di pietre preziose, uno dei frequenti topoi dell'avventura umana, quella di chi cerca nelle pieghe della terra quella ricchezza nascosta, da trovare attraverso un lavoro infernale di scavo, di fango, di pericolo, nella speranza inseguita di trovare un giorno tra il pietrisco inutile, quel luccicore improvviso che rappresenta la svolta della vita, quel colpo di fortuna che in un solo attimo ti renderà ricchissimo e ti ripagherà delle mille fatiche e dei rischi corsi. I volti di questi disperati della terra sono sempre uguali, in tutte le parti del mondo, scavati dalla fatica e stremati dalle condizioni fisiche in cui sono costretti a vivere. 

La salita
Ricordo bene gli occhi speranzosi di un uomo senza età che roteava con lentezza il vaglio, le caviglie affondate nel fango, mentre l'acqua dilavava il pietrisco togliendogli via via la mota marrone e rendendo visibili le pietroline che si ammucchiavano al fondo della concavità, finalmente pulite e lucide, cernite velocemente con dita di speranza che le scartava via via tutte, lasciandone al fine un paio, due cristalli un poco più luminosi, forse due quarzi da pochi centesimi, che andarono ad aggiungersi a quelli conservati in un sacchettino che gli pendeva semivuoto alla cintola. Intorno a lui gli occhi dei suoi compari che lo guatavano con la brama di chi spera di condividere la fortuna, con la presenza nell'avventura o chissà con una violenza, che queste situazioni rendono presenza costante. Poi un'altra palata di materiale e avanti nuovamente con quel lavoro in bilico perenne tra maledizione e speranza. Speranza che grazie al tocco di qualche dio misericordioso, il ventre della terra portasse prima o poi quel maledetto colpo di fortuna per svoltare la vita. Gli comprai due pietroline più per simpatia che per altro, poi dopo altri chilometri in mezzo alla piana quella visione onirica, quella roccia immensa e quasi cubica, quella montagna di pietra rossa che si stagliava contro il cielo carico di nubi, luogo simbolico, sede di potere divino o terreno, la rocca di Sigiriya. 

Affresco
Il monte è alto quasi quattrocento metri e domina la pianura in maniera talmente prorompente che lo scorgi già da lontanissimo e per tutta la strada di avvicinamento sembra lì a portata di mano ad indicare la direzione. Poi il sentiero fatto di stretti passaggi e ripide scalette ti conduce alla cima dopo una serie di porte e terrazzi successivi. Mentre sali con una certa fatica, puoi dominare con un colpo d'occhio tutta la piana circostante, le rovine alla base e la campagna e le foreste che si estendono a perdita d'occhio. Bisogna calcolare anche più di un'ora, soprattutto se vuoi fermarti ad ammirare con l'attenzione che meritano gli spettacolari affreschi ben visibili di tanto in tanto sulle pareti. Si dice che un tempo i dipinti che raffigurano una serie di figure femminili nude ricoprisse tutta la parete rocciosa e che nel tempo in cui il palazzo divenne un monastero, la maggior parte sia stata grattata via per non turbare i monaci con la sensualità pronunciata con cui le figure erano rappresentate. Nella parte finale quando devi procedere tra rocce nude, puoi anche scorgere tra gli anfratti, per fortuna un po' più discosti dalle scalette dei grandi favi di vespe che non danno tranquillità al rimanente della salita. Ricordo una certa apprensione mentre percorrevo gli ultimi gradini. Dove il terreno finalmente si spiana, puoi finalmente camminare sui resti del grande palazzo reale del V secolo. Nei punti più elevati il colpo d'occhio è davvero notevole. Non ci sono dubbi, guardare la pianura dalla rocca di Sigiriya è una di quelle cose che ti porterai dietro per il resto della vita.

Cercatori di rubini


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lunedì 27 febbraio 2017

Viaggiare in Sri Lanka




Dato che come sapete questo è un blog di servizio, oggi voglio segnalarvi una opportunità che mi sembra interessante. Una meta per gli amanti dell'Oriente che si sta rilanciando. essendo diventata di nuovo disponibile dopo un lungo periodo buio a causa di una tremenda guerra civile che l'aveva messa fuori degli itinerari classici. Parlo della bellissima isola di Sri Lanka, la lacrima dell'India, paese dalle mille suggestioni, ricchissimo di testimonianze di arte e cultura oltre che di una natura strepitosa che ebbi occasione di visitare nei lontani anni '80, quando già si avvertivano le avvisaglie di quanto si sarebbe scatenato successivamente. Oggi tutto è tranquillo, anzi il paese è completamente visitabile, anche in aree meno conosciute un tempo inibite al turismo. Nascono nuove idee e nuove opportunità. 

Qui vi voglio dunque segnalare l'agenzia aperta da un amico che si rivolge anche a quanti come me e a molti di voi, seguono il mio modo di viaggiare, è interessato a itinerari personalizzati, fatti da soli o in piccolissimi gruppi di amici, che seguono uno spirito fai da te, ma soprattutto di tipo low cost, essendo disponibili ad accettare sistemazioni spartane inserite nella realtà locale, spesso ricca di altre suggestioni. L'amico è Dinusha Hemal Fernando che potete trovare su facebook e il sito dell'agenzia a cui potete cominciare a dare un'occhiata è I go to Sri Lanka. Direi che vale la pena chiedergli un preventivo e qualche suggerimento sugli itinerari. Comunicazioni in italiano. Vi ho messo in cima uno dei suoi video, tanto per avere un idea. Eventualmente poi fatemi sapere.



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mercoledì 23 febbraio 2011

Recensione: Randi - Into Paradiso.

E' appena uscito nelle sale questo gradevole filmotto reduce da Venezia. Alfonso, scienziato precario ha appena perso il lavoro; Gayan, bel Cingalese, ex-campione di cricket decaduto e arrivato in Italia pensando di avere parenti ricchi e piombato nel girone disperante dell'extracomunitario, intrecciano le loro disgrazie in una Napoli multietnica che ormai ha assorbito e assimilato il problema nel girone infernale dei suoi mali endemici, camorra, sottosviluppo, immondizia, arte di arrangiarsi. Trattata con levità e poesia, la tragicommedia si svolge con ritmi che sarebbero piaciuti ad Eduardo, tra personaggi macchietta e maschere tratte dalla realtà quotidiana. Eccellente Servillo prestato dagli Avion Travel (verso cui ho un debole) nei panni di un aspirante politico sostenuto e usato dalla camorra. Un lavoro che dimostra come le cose gradevoli si possono fare anche con poco se ci sono idee valide. Secondo me si vede volentieri.




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lunedì 7 febbraio 2011

Un indovino mi disse.


Sulla credulità popolare sono stati versati inutilmente fiumi di inchiostro. La gente, anche la più razionalista, ha bisogno di tanto in tanto di attaccarsi all'ignoto, al metapsichico. Questi bisogni apparentemente bizzarri aumentano enormemente nei momenti di difficoltà e di crisi, mentre altre volte sono soltanto una espressione di divertimento. In ogni caso, per me, è sempre motivo di meraviglia l'arguzia psicologica di chi campa su queste debolezze umane, dimostrando spesso capacità introspettive degne di miglior causa, ma sempre efficacissime. Altre volte invece, ci si trova di fronte ad ingenuità disarmenti, eppure evidentemente sufficienti a sbarcare il lunario. Quel giorno eravamo ancora pieni della bellezza del santuario buddhista di Polonnaruwa, in una Ceylon dove appena si avvertivano gli scricchiolii dell'intolleranza etnica.

Il caldo umido ci costringeva a movimenti lenti e faticosi, ma la distesa di frangipane fioriti che circondavano il sito, ammorbidivano il disagio con la loro bellezza ed i loro colori forti. Che pace starsene seduti tra gli alberi ad assimilare le sensazioni del luogo. Coltellino svizzero alla mano sbucciavamo i rambutan prendendoli da un sacchetto opportunamente rifornito in un mercato mattutino ed il sapore dolce della polpa bianca e gelatinosa ti riempiva la bocca leggermente allappata, mentre le scimmie rovistavano inutilmente tra le buccie pelose ed i noccioli lucidi cercando di ricavarne qualche frammento utile. Un vecchio un po' curvo si avvicinò con studiata lentezza. Vedeva pennelli e colori. Dopo aver magnificato per un po' la qualità della merce, per arricchire la proposta offrì anche il suo servizio accessorio più valido, la lettura della mano. Parlava un inglese stentato ma comprensibile ed io, più per sfinimento che per convinzione, gli porsi la sinistra che lui subito afferrò con degnazione e con professionalità, dopo aver inforcato un paio di occhiali rotondi e spessissimi che mi ricordavano il vecchio Gandhi. Piegò il capo più volte qua e là, muovendo ritmicamente il mento come fanno gli indiani per approvare, poi parve aguzzare gli occhi mentre le rughe delle fronte si facevano più approfondite. Sembrò biascicare un mantra beneaugurale o forse era soltanto il residuo della masticazione di un bolo di pan, come si poteva intuire dal colore rosso violaceo delle labbra, fatto sta che il nostro indovino si sforzava di intuire dalle incavature della mia mano resa gonfia e sudaticcia dal calore meridiano, il segreto della mia vita e forse quell'imponderabile incognita che, se rivelata, avrebbe potuto cambiare il corso dei miei giorni futuri.

Con l'indice della mano destra seguì le linee del mio palmo ad una ad una come un cieco percorre la pagina di un lettura in Braille. Controllò anche le dita e la profondità delle lunette delle unghie, da sempre indicatrici dello stato psicofisico e della vitalità dei chakhra, infine alzò il capo e mi fissò negli occhi. "La tua mano è un libro per me, si lasciò andare a bassa voce, quasi per non spargere il segreto ai quattro venti, dopo avermi ben sfiorato la fede che portavo all'anulare, e vedo chiaramente che questa è tua moglie e che venite da molto lontano". La rivelazione mi colse impreparato, ma seppe comunque risvegliarmi dal torpore con cui il calore umido del tropico ottundeva la mia mente. In un attimo di consapevolezza ci alzammo per tornare alla macchina che ci attendeva poco lontano. Lui prese con due mani le dieci rupie pattuite e se le portò alla fronte in segno di saluto. Il grande Buddha sdraiato rimase immobile mentre il suo sorriso di pietra grigia sembrava ancora più enigmatico. Dal cielo, gonfie nuvole nere stavano per scaricare la dose giornaliera di monsone estivo.



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