sabato 6 dicembre 2014

Tra templi e pagode

Yangon - Il Buddha sdraiato della Chaukhtatgyi Paya


 
Momenti di pausa
Piove forte a Yangon, accidenti, ma non doveva essere finita la stagione delle piogge? E' proprio vero che non ci sono più le mezze stagioni. Lo ripete l'amico Mutu scrollando la testa sconsolato. Pare sia una perturbazione che arriva dal Bengala. Tutto quanto è negativo qui, è addebitato al Bengala, come la Cina per il Vietnam, immigrati, islamici fastidiosi, anche se sono arrivati secoli fa. Insomma ognuno ha il suo sud. Sta di fatto che basta un attimo e le strade sono mezze allagate ed il traffico già congestionato di suo si blocca quasi completamente. D'altra parte in una metropoli ancora impreparata alla crescita economica esponenziale, che ha raggiunto anche questo angolo di Asia, magari un po' in ritardo, dove per giunta sono vietate le motociclette, il problema è lo spostamento quotidiano di centinaia di migliaia di persone, sui mezzi più improbabili, da vecchi bus dalle  lamiere contorte ad ogni tipo di mezzo meccanico su cui si possano caricare passeggeri, pulmini,  motoagricole, trickshow, camionette adattate e ciclotaxi a due posti, oltre naturalmente ai taxi veri, che si mescolano alle poche e poi neanche così poche, auto private per creare una marmellata di lamiere varie che occupano completamente ogni spazio libero delle strette strade del centro. Insomma per attraversare la città devi sempre considerare almeno un'oretta, per la maggior parte della giornata. 

La fioraia del tempio
E va già bene che la velocità rimane minima altrimenti la folla a piedi che staziona sui marciapiedi o si muove senza troppa cautela in questo bailamme, sarebbe completamente sommersa dagli schizzi di acqua fangosa , mescolata ai residui fognari, sollevata dal passaggio dei pneumatici. Invece, in questo modo, si crea una relazione accettabile e la città respira tranquillamente il suo veleno sotto la pioggia fitta che alla fine lava via tutto. Così alla velocità del pedone, puoi guardare la città che ti scorre accanto, ruderi ammuffiti alternati a grattacieli, case coloniali sommerse dagli alberi e gru, di fianco alle macerie di qualche costruzione abbattuta da anni, fast food lucidi che occhieggiano tra le centinaia di strambugi e bancarelle di mercati improvvisati. Ogni tanto i templi, magari con monasteri annessi, numerosi e frequentatissimi. In ognuno di questi luoghi non avverti molto la sacralità o quella compunzione propria degli edifici religiosi, sembrano piuttosto spazi di relax e di convivialità per la gente che vi fa una sosta durante la giornata. Qualcuno prega concentrato, inchinandosi sino a terra, altri depongono offerte o lavano le statuette più esposte al sole con gli appositi pentolini messi di fianco a vaschette di acqua, altri semplicemente stanno seduti a terra, mangiano o chiacchierano con gli amici ed i vicini, altri ancora sdraiati nelle zone più appartate, dormono tranquillamente. 

All'ingresso
Dappertutto i mercanti del tempio, bancarelle che vendono il necessario alle attività religiose, offerte, fiori, bastoncini di incenso, immagini e statuette o fogliette di oro da incollare alle statue, altri semplicemente cibo, giornali e souvenir per turisti, in maggior numero attorno ai templi più importanti. Dappertutto, una quantità impressionante di cani e gatti randagi che, specialmente nei templi, trovano un loro habitat naturale. Qui non li mangiano come in altri paesi vicini, ma neanche li trattano molto bene perché girano sempre alla larga e non sono per nulla aggressivi, coda e orecchie basse e nidiate di cuccioli. Nelle aree sacre si entra senza scarpe e calze e questo presenta due ordini di problemi. In primo luogo bisogna fare una certa attenzione perché, come è naturale, per terra c'è un po' di tutto, anche se i monaci giovani sono tenuti a fare una certa operazione di pulizia, poi, quando fuori piove, oltre all'inevitabile fango e sporco trascinato dentro, i pavimenti tutti piastrellati quando non sono addirittura di lucido marmo, diventano scivolosi come saponette e si cade con grandissima facilità. Di tanto in tanto vengono messe delle passatoie in plastica che hanno il problema di avere una ruvidità assolutamente dolorosa per i delicati piedini occidentali, non abituati alla nuda terra, ma credo che questo faccia parte del percorso doloroso verso la liberazione dalle passioni terrene. 

Yangon - Il Buddha seduto della Ngahtatgyi Paya
Insomma dovrete farvi un po' di callo, sempre meglio che girare con bastone e vistosa fasciatura in seguito a qualche maldestro scivolone, se non peggio, quando si tratti di alti gradini irregolari, trappole mortali dell'ascesa verso il trascendente. A fianco di questo, la Ngahtatgyi Paya con un altro gigantesco Buddha seduto, un monolite di marmo di oltre dieci metri, rivestito d'oro, davvero impressionante, circondato da una serie di sculture di legno traforato che fanno da quinta e da sfondo. Suono la campana tre volte come da regola ed esco sotto la pioggia fitta, pochi passi ed ecco un altra ampia tettoia che ripara un suo compagno sdraiato. Però come sono grandi i piedoni di questo Buddha nella Chaukhtatgyi Paya, uno dei più belli del paese con corona di diamanti e pietre preziose. Certo è lungo oltre 50 metri e quindi i piedi sono di conseguenza e non è neanche il più grande in questa corsa al gigantismo che ha sempre pervaso i costruttori dei templi birmani. Viso sereno come ovvio e fedeli in preghiera anche qui, c'è anche un punto di osservazione sopraelevato proprio davanti ai piedoni per vederlo bene di infilata, di fianco al piccolo santuario dedicato ad un santone locale che pare avesse il potere di fermare la pioggia e assicurare un viaggio sicuro. Beh, meglio lasciare una piccola offerta, non si sa mai.


Nel tempio
SURVIVAL KIT

Chaukhtatgyi Paya - Ingresso libero - Appena a nord del lago Kantawgyi. Una delle più belle statue di Buddha sdraiato, costruito una cinquantina di anni fa sui ruderi di un'altra gigantesca statua crollata per motivi misteriosi. Molti monasteri di meditazione vicini.

Ngahtatgyi Paya - ingresso 2000K - Tempio del Buddha seduto dei primi anni del '900, molto suggestiva proprio di fianco al primo.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


4 commenti:

Ciccola ha detto...

Bellissimo racconto, mi sembrava d'essere lì anch'io. Dato che sono un po ' maldestra mi sono immaginata sdraiata per terra dopo un bel scivolone, mi succede spesso.
Tempo strano, non possiamo più fare affidamento su quelle che fino a qualche anno fa erano quasi certezze.
Per quel che ho letto fin'ora non so se sono ancora pronta per la Birmania, ma aspetto il seguito.

Enrico Bo ha detto...

@Cic - Mah, dopo i primi 2 giorni poi il tempo si è rimesso a posto e non abbiamo più visto una goccia, ma sai com'è, è proprio della natura umana il lamento continuo. Per gli scivoloni invece è davvero pericoloso, non hai idea di quanti stranieri ho visto con stampella e piede fasciato. Quando poi decidi per qualcuno dei paesi dell'area, ne parliamo, magari, qualche dritta te la posso dare.

Laura ha detto...

Beh, i cani randagi non saranno aggressivi come dici tu, ma uno ha morso la mia amica al polpaccio e abbiamo dovuto ricorrere al vaccino antirabbia con tutti gli effetti collaterali relativi....

Enrico Bo ha detto...

@Laura - accidenti adesso ho capito come mai i locali quando arrivano troppo vicini gli tirano le pietre!

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 104 (a seconda dei calcoli) su 250!