venerdì 23 agosto 2019

Central India 47 - 70 Motivi + 1 per andare a visitare l'India Centrale

Parco di Bandhavgarh
Ho pensato di battezzare questo itinerario Central India tanto per identificare grosso modo la zona    del subcontinente indiano alla quale si riferisce. Più correttamente il viaggio si è svolto attraverso gli stati delle Isole Andamane, del Chhattisgarh, del Madya Pradesh e dell'Uttar Pradesh (questo più a buon titolo addebitabile all'India del Nord), ma mi è sembrato più comprensibile denominarlo in questo modo in quanto l'itinerario si snoda per quella parte interna del paese che comprende tutta la sua parte centrale e che di norma non viene toccata, tutt'al più sfiorata dagli altri itinerari classici. Infine, come di consueto, a conclusione del giro di sensazioni che spero di essere riuscito a trasmettervi su questa zona del mondo, stimolandovi al viaggio, vorrei fare un piccolo elenco delle cose imperdibili di quell'area del paese o che se la volete mettere giù in altro modo, valgono la pena di sobbarcarsi le ore di volo che sono necessarie a raggiungere quella terra lontana.


  • Ricordare le piantagioni di thé dell'Assam con una ragazza che aspetta l'aereo per tornare a casa.
  • Rimanere qualche minuto nelle celle del carcere inglese di Port Blair
  • Attraversare il mar delle Andamane rallegrandosi che il tifone sia appena passato
  • Calpestare la sabbia delle isole dei mari del sud
  • Guardare la marea che sale ricoprendo la spiaggia a poco a poco
  • Scegliere una spiaggia a caso dove stendersi e aspettare il tramonto prima di pappare filetti di tonno al Fat Martin Cafè
  • Andare a cercare vecchi bunker della seconda guerra mondiale, passeggiando sulla spiaggia
  • Guardare i pescatori che gettano le reti con gesti antichi
  • Incontrare il vecchio amico Ashish in un albergo di Raipur e ricordare i vecchi tempi dell'Orissa
  • Confondersi tra gli invitati eleganti di una festa Sikh di fidanzamento
  • Essere serviti come milord inglesi d'altri tempi, soli in un lodge ai margini della jungla
  • Aggirarsi in un mercato della tribù Baiga tra donne tatuate e militari armati
  • Partecipare ad una puja all'alba in un antico tempio di campagna
  • Ammirare le sculture erotiche di templi perduti nella jungla dell'epoca di Kajurao
  • Andare alla ricerca dei villaggi dei Khond sparsi tra le colline ed entrare nelle loro case
  • Stare a guardare le ragazze che si lavano ai gath di un serbatoio di campagna
  • Partecipare ad un festival di paese col politico del paese che fa il comizio e ballare coi trans
  • Girare in lungo ed in largo per il parco di Khana, tra centinaia di sambar, daini e cinghiali
  • Fare un giro a piedi nella jungla lungo il fiume in cerca di animali
  • Vedere finalmente la tigre anche se da lontano
  • Aggirarsi tra i tronchi pietrificati di una antica foresta
  • Percorrere il parco di Bandhavgarh e finalmente godersi la tigre da vicino che cammina con un daino tra i denti
  • Camminare nella foresta tra la magia della statua dello Shesh Shaiya nascosta nella jungla
  • Prendersi una pioggia torrenziale sulla macchina scoperta che corre nella jungla per quasi un'ora senza trovare riparo
  • Andare a trovare la famiglia di Uttam nel paesino dove vive ed essere ricevuti nella vicina scuola
  • Fare un giro in barca sul fiume Narmada e vedere le cascate di Bhedagath
  • Aggirarsi tra le caverne di Bimbetka ammirandone i graffiti preistorici
  • Godersi la sera dalla terrazza dell'albergo sul lago di Bhopal
  • Traversare la città vecchia di Bhopal coi suoi palazzi in rovina
  • Commuoversi di fronte al parco sorto sulle rovine della fabbrica della Union Carbide che commemora l'incidente che uccise 25.000 persone in una notte
  • Camminare tra gli antichi stupa buddisti di Sanchi stupiti dalla raffinatezza delle sculture
  • Scalare la collina di Ujjayini per esplorarne le meravigliose caverne scolpite nella roccia
  • Stupirsi della grandiosità della moschea di Bhopal
  • Perdersi nel suo mercato tra una folla di acquirenti che ti schiaccia da ogni parte e rimanere senza soldi dopo avere comprato tutte le borse di un negozietto
  • Annullarsi nella coda per entrare al tempio Mahakaleshar di Ujjain
  • Girare a lungo per gli altri templi della città fino al vecchio palazzo abbandonato di Kaliadeh
  • Guardare l'accensione delle lucerne del tempio di Harsiddhi dopo aver passeggiato a lungo tra i fedeli che si bagnano ai gath
  • Girare a lungo per visitare i palazzi abbandonati, la moschea e le tombe della città morta di Mandu, ricordando com'era più di 30 anni fa.
  • Imbucarsi in un matrimonio indiano e ballare tutta la sera con gli amici e le amiche degli sposi
  • Rimanere affascinati dall'alba sui gath di Maheshwar dalla preghiera dei fedeli 
  • Fermarsi per vedere come funziona una fabbrica di campagna dove si ritira e si lavora il cotone grezzo
  • Aggirarsi per lo sterminato mercato di Indore, più grande di una città e ritrovare la strada della stazione
  • Dare consigli ad un ragazzo che vuole impiantare un'allevamento di galline ovaiole
  • Passare una lunga notte nelle cuccette del corridoio del Gwalior express senza riuscire a dormire chiacchierando con un impiegato della Nielsen che va alla convention della ditta
  • Incantarsi tra i palazzi ricoperti di maioliche azzurre del Gwalior fort
  • Camminare lungo la valle che ospita le grotte dei templi jainisti con gigantesche statue scavate nella roccia
  • Visitare il palazzo di Datia con i suoi corridoi e i suoi affreschi
  • Camminare alla sera nel bazar di Orchcha e farsi incantare dagli occhi grigi di una venditrice di camiciotti
  • Passare da un palazzo all'altro della città rimando incantati dalla complessità delle architetture moghul
  • Salire sul tetto del tempio di Chaturbhuj senza cadere di sotto
  • Aggirarsi per i 14 Chattris ed ammirarne l'imponenza
  • Dare mance a tutto spiano per vedere ogni anfratto segreto, ogni affresco ogni stanza chiusa dei templi e dei palazzi di Orchcha
  • Perdersi nella gigantesca stazione di Janshi Junction e beccarsi un'altra pesante notte in treno
  • Visitare il Bara Imambara di Lucknow ed evitare di perdersi nel labirinto per non dover pagare una mancia accessoria all'accompagnatore
  • Stupirsi negli spazi sconfinati e nei prati verdi della scuola di lusso della Martinière
  • Angosciarsi nella coda infernale di automezzi temendo di nor arrivare ad Allahabad prima che chiudano i varchi alle auto
  • Partecipare al momento del Royal Great Bath del Khumba Mela 2019, il più grande raduno religioso del mondo con altri 25 milioni di persone
  • Aggirarsi tra una fila di milioni di pellegrini giunti da ogni parte dell'India 
  • Rimanere sulle rive del Gange al tramonto ad osservare le file infinite di pellegrini che arrivano dai ponti sul fiume
  • Assistere alla sfilata dei Nagasadhu dopo il bagno della luna nuova
  • Girare nella loro cittadella osservando i modi più strani coni quali mortificano le loro carni offrendo la loro sofferenza alla divinità
  • Lasciare la città storditi da un evento di proporzioni assolutamente superiori all'attesa
  • Rimanere bloccati di nuovo nel traffico per entrare in Varanasi
  • Rimanere a lungo a guardare lo spettacolo dei fedeli che pregano ai gath
  • Fare un giro in barca all'alba per guardare i gath dal fiume
  • Assistere alle cremazioni al gath Manikarnika
  • Lasciar andare al tramonto una arathy accesa lungo la corrente del fiume 
  • Percorrere i vicoli della città vecchia tra tempietti e negozi per arrivare al Golden temple e fare i paragoni coi ricordi della nostra visita di 41 anni fa
  • Assistere alla cerimonia dell'Aarta ganga subito dopo il tramonto
  • Respirare il senso di morte che aleggia sulla città di Varanasi
e infine 
  • Almanaccare sulla via del ritorno se questo undicesimo viaggio in India sarà davvero l'ultimo


Nagasadhu al Khumba Mela

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giovedì 22 agosto 2019

Central India 46 - Considerazioni finali


Al Khumba Mela 2019- (foto T. Sofi)

Tempietto di campagna - (foto T. Sofi)
Elezioni - (foto T. Sofi)
Eccoci arrivati anche questa volta alla fine dell'avventura. Che poi avventura è sempre un modo di dire, perché ormai, come ognun di voi potrà facilmente constatare, basta pagare il giusto e ti portano a spallucce anche in cima all'Everest. In ogni caso è venuto il momento delle cosiddette considerazioni finali e questa volta posso dire tranquillamente di avere avuto anche un certo tempo per pensarci, visto che dal momento dell'arrivo sono passati ormai oltre sei mesi. Tempo giusto per assorbire le emozioni provate, sedimentarne gli eccessi e formulare un giudizio il più possibile misurato e non ricco di esagerazioni entusiastiche, quelle che di solito accompagnano i primi giorni del ritorno a casa. Un fatto importante che riguarda questo viaggio, è dato senza dubbio dall'essere stato l'undicesino in terra indiana. Non sono mai stato così tante volte in una nazione, da viaggiatore o turista, come vi vorrete definire. Quindi è evidente che, al di là del fatto che questa terra sia talmente vasta e differente da nord a sud da meritare diverse visite, c'è un legame profondo che mi attira qui e devo confermare che neppure questa volta mi ha deluso. L'india rimane sempre, a mio parere, un di quei luoghi che ti può offrire di più della semplice opzione, bellezza naturale ed artistica. 

Nagasadhu - (foto T. Sofi)
Capigliatura - (foto T. Sofi)
L'India ti mette di fronte ad un mondo differente dal tuo, che ti manda di continuo messaggi e stimoli di riflessione a cui poi, ognuno risponde a suo modo, a secondo della propria sensibilità, in ogni caso non credo che riesca possa suscitare indifferenza. Ho sentito tante opinioni su questo paese, che vanno dall'entusiasmo più ingenuo e partecipativo alla repulsione assoluta e priva di mezze misure, ma sempre c'è stata una reazione forte al viaggio, non ci sono dubbi. Questo itinerario è stato comunque studiato con un fine particolare che vi ho spiegato bene fin dall'inizio, la partecipazione alla cerimonia religiosa del Khumba Mela, una occasione del tutto particolare a partire dal fatto che sotto questa forma corale e gigantesca avviene una volta ogni dodici anni e quindi evidentemente, questa era per me l'ultima delle occasioni possibili, unita alla passione che vi ho già più volte raccontato, di poter partecipare a questo tipo di eventi, dove si esplica al suo massimo il credo di folle molto numerose. Il passaggio finale a Varanasi poi, oltre ad essere completamente in tema, costituiva la ciliegina finale del progetto, un arco spirituale che portava dalla celebrazione dell'essere hindu dal momento della creazione a quello finale della morte. Tutto il resto è stato evidentemente costruito in funzione di questa meta particolare e mi ha portato a percorrere un itinerario che si è rivelato davvero interessante. 

Santone - (foto T. Sofi)
Gwalior - (foto T. Sofi)
Questo perché essendo quasi completamente inedito anche per me che pure queste strade ho calcato tante volte, mi ha portato a conoscere siti e situazioni di grandissimo interesse, in parte poco conosciuti o battuti dagli assi turistici più classici, cosa che dimostra quanto abbia da mostrare questo paese anche se lasciate le rotte più popolari. Ho così potuto vedere le isole Andamane, che mi erano di strada arrivando attraverso Calcutta, un desiderio che mi portavo nel cuore da decenni ed in cui sono arrivato, con un po' di delusione, evidentemente troppo in ritardo per trovare quello che cercavo o immaginavo. Ho potuto girare attraverso quei parchi naturali dell'India, raccontati nelle storie di Kipling, ritrovandone i fremiti delle loro jungle umide di pioggia, popolati di elefanti e grandi cacce, sui sentieri dei sambar e delle tigri. Ho attraversato tutta quella parte di India centrale fatta di grandi pianure e colline lontane punteggiate da tribù ancora lontane dall'ansia delle grandi città e molte di queste ho visto, attraversando il Chhattisgarh, il Madya Pradesh e l'Uttar Pradesh, apprezzandone monumenti di straordinaria bellezza, da Gwalior, a Bhopal, a Indore, a Lucknow. Ho toccato molti dei luoghi della grande devozione induista che si snodano come una collana di perle colorate lungo i grandi fiumi della religione millenaria che alimenta l'anima dell'India stessa, da Maheswar, a Hujjain, a Orchha, a Sanchi. 

Varanasi - (foto T. Sofi)
Tanti inaspettati punti di interesse che hanno alimentato ed arricchito questo viaggio che tante zone ha attraversato, dove riesci anche a bene avvertire i punti di contatto, di contrasto e di convivenza tra le due grandi religioni. La religione, certo, anzi, le religioni, sono il grande punto chiave, che devi mettere al centro dell'interesse di questo paese con la loro multiforme presenza, i loro aspetti contrastanti ma anche con i loro tanti punti in comune che saltano all'occhio inevitabili, specie ad uno spettatore esterno e disincantato. Questo è di certo uno dei punti più interessanti del paese e che deve comunque condizionare la progettazione degli itinerari, questo mio ultimo in particolare che mi ha condotto infine a vivere una esperienza credo assolutamente unica, compiuta assieme ad altri milioni e milioni di persone, un assembramento che non avrei creduto possibile in questa forma e dimensione. Come ho trovato questo paese al mio ennesimo ritorno. Molto diverso ogni volta, anche se uguale nella sua immutabile sostanza. Certo le metropoli hanno subito la ventata del progresso economico inarrestabile che ha soffiato per decenni sull'Asia tutta, ma molto spesso attraversi luoghi e situazioni, sia all'interno delle grandi città che nelle campagne, dove non avrei potuto distinguere in quale dei miei viaggi mi stessi trovando, se per un istante avessi perso il computo del tempo.

Bagno nel Gange - (foto T. Sofi)
Così nel 1978 mi trovavo a Mandu, in un'area archeologica completamente abbandonata al degrado naturale e adesso, dopo 41 anni, tutto era diverso, dai giardini curati, ai monumenti in fase di recupero, all'incontro con tanta gente di questa rinascita campa. Ma nello stesso anno mi muovevo anche stranito tra i vicoli di Varanasi, con i suoi miasmi ed i suoi vapori di morte ed oggi vi ho ritrovato gli stessi volti, gli stessi odori, i medesimi ritmi di vita. Non è cambiato nulla nel pensiero e nella sostanza, perché è forse qui che devi ricercare l'essenza di questo paese. La commistione inestricabile, tra spiritualità fatta di credo, di superstizione e di aderenza al rito, ma anche di immobilismo sociale e tensione verso il futuro, composto di desiderio di beni materiali, di voglia di cambiamento di status, di internazionalismo, in una mentalità che tuttavia mantiene una fortissima identità nazionalistica religiosa e culturale. Questo rimane un paese dove puoi fare tutto con facilità, ma dove fare qualcosa può diventare terribilmente complicato. Dove la burocrazia spicciola diventa un attrito micidiale per il funzionamento di qualunque attività, ma anche dove poi tutto si risolve con l'amico, con la mancia, con un sorriso; dove tutto questo impedisce che le cose funzionino bene, ma dove tutto comunque alla fine riesce a funzionare. E tutto questo, rispetto alla mia prima visita del 1974, è rimasto drammaticamente identico. 

Sterco a seccare - (foto T. Sofi)
Questo, assieme allo spaventoso ed inarrestabile incremento demografico sono le due palle al piede che hanno impedito all'India di avere lo stesso sviluppo tumultuoso della Cina o di altri paesi dell'area. Per il futuro non penso che ci saranno modifiche sostanziali, perché troppo incistate sono queste motivazioni, in ogni strato della popolazione ed oltre a questo e soprattutto, l'andamento politico e di sentiment della popolazione, che hanno messo in mano un potere molto forte alla parte più estremista e massimalista della politica, soffia in una direzione che sempre di più rinfocola questi caratteri negativi allo sviluppo regolare e che potrebbe anche nel breve futuro infiammare conflitti di una certa gravità verso il vicino Pakistan (stesse teste evidentemente) ed i movimenti di questo ultimo mese sono lì a dimostrarlo. Tuttavia rimane il fatto che questo paese ha tanto da mostrare e da dare al visitatore disincantato che voglia percorrerne le strade senza troppi pregiudizi. Quindi a definitiva chiosa di questo lungo racconto, direi che voglio raccomandare senza tentennamenti questo viaggio, magari in seconda o terza battuta, dopo che avrete già avuto qualche altro contatto col subcontinente, che so io, col Rajastan a nord o con il Deccan a sud. Penso che non ve ne pentirete assolutamente, sia che ricerchiate la vista di una natura particolare e diversa da quella a cui siete abituati, sia che vogliate godere degli aspetti artistici di questo mondo ricchissimo di storia e di bellezze prodotte dall'uomo, sia che vi vogliate tuffare nel gorgo del misticismo religioso, aspetto affascinante e misterico che tuttavia, a mio parere va sempre guardato con un certo distacco e da semplice osservatore critico. Buon viaggio. 

Sfilata dei Sadhu - Khumba Mela - (foto T. Sofi)



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Al tempio storto - Varanasi - (foto T. Sofi)


lunedì 19 agosto 2019

Central India 45 - Ma che si mangia?


Preparazione del dal
Friggitore di juleb
Uova e noodles
Anticipo subito che il post di oggi non sarà molto ricco e questo, come sa chi mi segue, deriva soprattutto dal mio scarso amore verso la cucina del subcontinente indiano, che pur presentando aspetti molto diversi da nord a sud e da est ad ovest, a causa del crogiolo di popoli ed etnie diversissime, ha tuttavia un denominatore comune, la presenza ossessiva e costante di alcuni tipi di spezie che vengono usati comunemente ed in quantità decisa, in particolare il coriandolo, il peperoncino piccante (chilly) e le mescolanze varie chiamate curry o meglio masala. Questo odore di fondo ben presente in ogni ristorante ed in ogni piatto, pervade ogni ambiente e mi respinge naturalmente, oltre al fatto che nella stragrande maggioranza delle preparazioni,  la presenza massiva di chilly e pepe è così invasiva che dopo il primo boccone, ho il cavo orale completamente cotto ed insensibile a qualunque altro tipo di sapore. 

Melanzane, pollo al cocco e verdure
Quindi sono di parte e la mia disamina non è del tutto affidabile, prendetela quindi con le molle. Anzi arrivo addirittura alla perversa convinzione di affermare che questa presenza sia così pesante proprio perché, a causa del clima e delle difficoltà conservative, le materie prime sono qui di difficile conservabilità e assumerebbero facilmente gusti poco simpatici, necessitando quindi di essere ricoperti in maniera saggia ed abbondante. Naturalmente mi smentirà chi della cucina indiana, tandoori e biryani, mi canterà le straordinarie virtù, ma io rimango della mia idea e ogni volta che vado in questa area che amo comunque svisceratamente a prescindere dalla cucina, perdo almeno cinque chili. Ma voi che invece sarete ansiosi di provare i vari manicaretti che vi saranno via via proposti, cosa vi dovete aspettare? Ripeto qui non parlerò della cucina locale e di tradizione, ma di quello che con più facilità vi capiterà di vedere arrivare sul tavolo dei posti nei quali vi fermerete.

Chapatti, riso e verdure
Intanto, calcolate che, se sarete in alberghi da tre stelle in su, per la cena potrà capitarvi di trovare in menù anche piatti cosiddetti continental, che sono fantasiose interpretazioni di piatti di pasta, pollo fritto e simil hamburger. La norma è quella ma il sapore non si differenzia molto da quello indian style, perché quello lo farà la quantità di spezia contenuta. Ricordatevi quindi, anche se in fondo amate il cibo un po' piccante, che qui questa declinazione è completamente diversa dai vostri parametri. Ne ho visti molti dire: non è un problema, a me piace molto il peperoncino e lo mangio a colazione e poi al primo boccone strabuzzare gli occhi e cercare disperatamente qualche cosa da inghiottire per calmare il fuoco vivo che cuoceva le  loro mucose. Quindi, consiglio, non stancatevi mai dopo ogni ordinazione di pregare, supplicare il cameriere di dire al cuoco di non mettere assolutamente nei condimenti pepe e peperoncino. Deve essere un mantra fisso per voi, lo guardate fisso negli occhi e lo pregate supplichevolmente: please no chilly, no pepper. Tranquilli, ce ne sarà ugualmente, ma in quantità quasi accettabile. Alle eventuali lamentele, il ragazzo allargherà le braccia e dirà: ma se no, non sa di niente, ciondolando la testa. 

Legumi per il dal
In ogni caso la pasta viene proposta come un pastone stracotto al forno e ricoperto di abbondantissima crema bianca e dolciastra oppure con una salsa rossa di pomodoro e spezie locali. E' piuttosto comune in quanto soluzione valida per la grande quantità di vegetariani presenti. Si trovano poi sempre molti piatti della cucina similcinese, riso fritto o noodles, con pollo, uova o verdure. In alternativa piatti di montone generalmente molto speziati e le polpette annegate nel sugo (kofta). Assente il maiale, raro il manzo. Spesso ci sono insegne di Pizza che consiglierei di evitare. A colazione avrete generalmente la possibilità di mangiare qualcosa che consentirà la vostra sopravvivenza per tutta la giornata, uova (chiedete plain o cheese omelette o scrambled eggs, ma ricordatevi di dire no masala). Spesso ci saranno toast and jam, una onnipresente confettura rossa dolcissima ed anonima, ma che fornirà le calorie sufficienti ad arrivare fino a sera, poi banane e altro simile. A pranzo finirete spesso in localini di fortuna lungo la strada e qui avrete a disposizione quello che trovate. Di solito questi posti forniscono un paio di piatti o il classico thali indiano, servito in un vassoio di alluminio, con qualche chapatti e plain rice al centro e quattro o cinque mestolate di salse diverse attorno.

Thali
Dal
Si tratta in generale di diverse versioni di dal, una "minestra" più o meno brodosa gialla o rossiccia, che può raggiungere la consistenza di una crema, spesso servita in una ciotola a parte, che a volte è mangiabile, da raccogliere con i vari tipi di pani indiani forniti. In generale si dovrebbe mangiare formando il boccone con le tre dita della mano destra, ma agli occidentali viene sempre data forchetta  e cucchiaio di default. I pani indiani di accompagnamento sono molteplici. Chapati e roti, piadine di 10/15 cm di gusto neutro di farina di frumento non lievitato, cotti a secco su piastre, paratha, simili ma più conditi ma fritti in padella con burro ed altri grassi, o ripiene di formaggio (paneer paratha) o patate (aloo paratha). Migliori in assoluto i naan (butter naan o paneer naan) che sono più morbidi e gustosi, più grandi e molto simili alla pasta da pizza lievitata e cotta in forno, serviti caldi e croccanti a pezzi. I poori, sono focaccine fritte in abbondante olio. 

Pollo
Ci sono poi delle specie di gallettine sottili secche molto speziate (papadam, papad e similari), fritte ed anche di farina di mais. Il riso è sempre presente, come contorno in bianco (pulao) o fritto alla cinese o con salse indiane (masala o biryani, un po' meno aggressiva). Nei mercati grande abbondanza di fritti dolci e salati, samosa, triangoli ripieni di verdura, pakora e pastelle fritte di ogni tipo come le juleb, vermicelli di pasta arrotolata tipo i churros messicani. Tra le verdure molti tipi di zucche e zucchini vari. I dolci sono quasi sempre a base di riso e cocco, con aggiunte di melassa. Ottimi invece i croccanti di arachidi molto simili ai nostri. Nei giri sulle colline vicino alla Birmania vi potrà capitare l'offerta di piatti cosiddetti locali, generalmente pollo o verdure cotte nel bambù con salse al cocco, melanzane e pomodoro. La frutta va comprata direttamente nei mercatini, perché difficilmente viene offerta nei ristoranti. 

Nespole
Le più comuni, banane, papaye, ananas, mandarini e manghi in stagione. In inverno si trova spesso la guava e l'anona, un frutto particolare dai profumi molto esotici. Onnipresente l'acqua imbottigliata, generalmente fornita nella misura di una bottiglietta a testa dall'albergo, sempre complimentary (o come diciamo noi aggratis) e a volontà da chi vi accompagna (dotazione standard dell'auto a disposizione) e i vari soft drink (20/30 taka); ci sono poi nelle bancarelle succhi di frutta confezionati (40 taka); rara e costosa invece la birra e gli alcoolici. Disponibili yogurt e lassi (con aggiunta di acqua gelata) che vi sconsiglierei per ragioni sanitarie. Adesso anche nei bar di paese sono disponibili gelati confezionati e sigillati. Caffè generalmente solubile e thè nelle due versioni, black (10 taka), che contiene sempre zenzero, cannella e/o cardammomo (se non lo volete dovete dirlo prima) oppure con il latte condensato. Di norma vi sarà richiesto se lo volete già zuccherato. Insomma più o meno quello che troverete in India, ragione per la quale non ripeterò questo argomento per quella parte di viaggio. Tranquilli dimagrirete sicuramente.





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