martedì 10 febbraio 2026

Uzb 21 - Ma cosa si mangia?

Plof a Taskent - Uzbekistan - ottobre 2025 - foto T. Sofi

 

Derivati caseari
Il capitolo che riguarda al gastronomia del paese visitato, come ormai sapete, non può mancare al termine della nostra sia pur falsa guida di viaggio, in quanto anche questo aspetto riguarda a buon titolo la cultura di cui vi ho parlato fino ad ora. In Uzbekistan la cucina ha un fil rouge che la accomuna inevitabilmente a quella dell'Asia centrale in generale, visto che questo bacino ha stili di vita e colture agricole molto simili, oltre ad una storia che accomuna i diversi paesi spesso sotto un unico racconto. Intanto devo premettere che il tipo di cucina che vi troverete ad affrontare, ha gusti decisamente vicini al nostro sentire, niente di troppo piccante, niente spezie troppo esotiche che a qualcuno possono infastidire. Insomma sapori abbastanza consueti che non vi costringeranno a scegliere con difficoltà nei menù che vi verranno presentati In ogni caso dobbiamo considerare di essere di fronte ad una cucina che ha tre madri fondamentali, quella turca, che è una delle più famose e apprezzate del mondo, oltre che tra le più variate, quella farsi o persiana che dir si voglia, con una tardiva ma importante influenza da parte di quella slava o per meglio dire russa, visto che il paese è stato parte di quell'impero fin dai tempi dello zar. Non dobbiamo dimenticare tuttavia che essendo il paese crocevia di commerci da secoli, ha subito influenze anche dalla Cina e dall'India, cosa che, chi ha dimestichezza con questi paesi, saprà notare certamente. 

Spiedini e vino locale
Inoltre non dobbiamo dimenticare che questa era parte importante dell'impero mongolo e quindi anche un tocco che arriva dalle steppe, con tutto quello che concerne i prodotti tradizionali dell'allevamento e dai suoi derivati, non può mancare del tutto. Oggi naturalmente, pensando non tanto a fare di questo capitolo un trattato di cucina classica uzbeka, ma di parlarvi soprattutto di quello che potrete comunemente trovare nei locali che frequenterete come turisti, bisogna sottolineare che con sempre maggiore frequenza vi troverete di fronte ad offerte di piatti che potremmo definire occidentalizzati, a partire dalla consueta pizza o ai piatti di pasta e a seguire con la colazione che incontrerete nei vari hotel, che potremo tranquillamente definire all'occidentale, con tè, caffè, succhi di frutta, uova, frutta, formaggi, yogurt, dolci vari e pure con flakes per esagerare, con cui già partirete sazi per la giornata. Ma veniamo alle cose classiche che di certo incontrerete durante il viaggio. Cominciamo con il piatto più importante dell'Uzbekistan, come di tutta l'area, che è senza dubbio il Plov (o Plof), anche questo diventato Patrimonio immateriale Unesco, come la pizza e la cucina italiana, tanto per cambiare. Secondo alcuni il piatto risale addirittura ad Alessandro Magno, in cerca di un cibo leggero la nutriente adatto all'esercito prima delle battaglie. 

Non di Taskent
Si tratta semplicemente di un riso indica (quello molto allungato), cotto in un grande pentolone di ghisa con ogni tipo di aggiunta di carne, principalmente di montone e verdure varie, inclusa frutta secca, tra cui non può mancare l'uvetta. Ogni famiglia ha la sua ricetta e si dice ce ne siano almeno 200 versioni diverse. Tra le spezie non mancherà lo zafferano, che dà al piatto un sapore tutto sommato nostrano. Per tradizione va cotto all'aperto e curato dagli uomini e di solito viene servito a pranzo. Difficilmente non vi piacerà, essendo un gusto a noi vicino, fate tuttavia attenzione se lo mangiate in campagna dove le condizioni igieniche possono essere più critiche e sul pentolone nero in cui qualcuno continuerò a rimestare con un lungo cucchiaione di legno, aleggeranno di solito nugoli di mosche verdognole. L'altro piatto classico sono gli spiedini (Shashliki) di varia natura, con carne di montone, di pollo o altro, di carne tritata con spezia, poca) e aglio e cipolla o costituita di bei pezzettoni di carne marinata e succosa, che deve essere alternata a pezzi di grasso della coda, che gli conferiscono un buonissimo sapore. Sono l'altro piatto classico che troverete dappertutto e che non vi deluderà. Il terzo prodotto imperdibile di cui apprezzerete anche la fase della produzione che di certo avrete la possibilità di vedere durante il vostro itinerario è il pane uzbeko Non (o in russo Lepioska), dalla forma inconfondibile, che si produce attaccando la forma preparate a mano, alle pareti roventi del tipico forno che si trova in ogni casa (tandoor) e comune in tutta questa parte di Asia fino all'India. 

Zuppa veg
Si tratta di una ciambella rotonda lievitata più o meno grande, con i bordi rilevati che gonfiano durante la cottura, sorprendentemente croccante e davvero buonissimo a cui non sarete resistere fino a che il pezzo non sarà finito completamente. La superficie superiore del pane è sempre ricoperta di disegni prodotti con un piccolo strumento ricco di punte che formerà forme di fiori circolari sulla superficie dorata, ricoperta di semi di sesamo o di papavero. Pensate che il grande sapiente di medicina Avicenna lo consigliava assieme al Plov, come cura per le malattie debilitanti. Di norma se si viene invitati, è d'uso portare queste forme di pane come buon augurio. Illustrati quindi i punti principali, gli assi portanti di questa cucina, passiamo a quanto vi potrà capitare di trovare durante il vostro giro. Altro piatto classico a metà strada tra la cucina russa e quella sinotibetana sono i Manty, (simili ai Pelmeny russi o ai Momo tibetani), classici della pasta ripiena, in pratica fagottini ripieni o di carne e cipolla o altre verdure, cotti in brodo o a vapore. Tra i primi ci sono poi i Laghman, tagliatelle tirate a mano, assimilabili ai noodles, servite in zuppe di carne e vegetali. Tra i primi vi potranno capitare anche diversi tipi di zuppe, più tipicamente uzbeke come la Shurva fatta con mais, patate, peperoni o ceci o anche coi ravioloni e la Mastava col riso o il Mampar con carne, uova o noodles. Naturalmente esistono moltissime altre varianti. 

Trippe e lingue
Un antipasto molto comune, servito spesso durante il giorno come intermezzo o come cibo di strada sono i Samsa, involtini di carne e verdure, dalle ricette varie, impastellati e fritti (derivati dalle Samosa indiane). L'altro classico sono i Dolma, involtini in foglie di vite, comuni dalla Grecia alla Turchia e al Caucaso. La carne viene ovviamente servita anche come stufato (Dimlama). Molte varianti con carne di cavallo, oltre che di bovino e fegati e interiora che vi consiglierei di lasciar perdere. A contorno sono sempre servite insalate varie di stampo russo, con prevalenza di lattughe, pomodori e cipolle (attenzione al crudo). I dolci sono frequenti sia la mattina a colazione, sia con le pause col tè che potrete fare nei locali chiamati appunto Chayhana, un tempo frequentate solo da uomini, ma adesso locali dove si può anche mangiare e che servono appunto, di base il tè verde con Halva e dolcini vari. Questi sono molto dolci per il nostro gusto e ricchi di miele e frutta secca, inclusa la pasta di datteri, molto vicini al gusto turco e mediorientale. Uno dei classici è, come ho detto, l'Halva, miscela semisolida di farina e ghee a cui viene aggiunta ogni cosa a seconda del tipo, dal cacao, alla frutta secca, alle arachidi. Un'altra delle materie prime di base di questa cucina è, come ho già rimarcato, costituito dalla enorme varietà della frutta secca, che comincia con la principale sicuramente l'uvetta che troverete in una enorme tipologia di varietà, albicocche(davvero ottime), fichi, meloni, mele, prugne, cachi, cotogne, pesche, ciliegie, frutti di bosco e naturalmente datteri, noci e altre frutta a guscio. 

Queste rientrano in quasi tutti i piatti, dai primi ai dolci. Un accenno al problema dei vegetariani. Qui non c'è assolutamente una cultura di questo tipo, visto che la cucina è costituita essenzialmente di carne, tuttavia, anche per chi la esclude, non mancano le possibilità, in quanto avremo appunto le insalate, le zuppe di verdura e la verdura cotta e bollita, arricchita da uova. I latticini presenti in quantità faranno il resto. Abbiamo trovato anche qualche ristorante di livello superiore che segnalava in menù piatti vegetariani, comunque la vegetariana che era con noi non ha avuto problemi di sorta. E passiamo infine alle bevande, ovviamente troverete sempre e dappertutto e soprattutto di default nelle camere di tutti gli alberghi, le benedette bottiglie sigillate di acqua imbottigliata, che vi consiglio caldamente, assieme alle solite bibite gasate occidentali, poi come già detto il tè, verde o nero, e più raramente, specie in famiglia il Kompot, costituito da conserve di frutta in composta, uno dei diversi metodi di conservazione in alternativa all'essiccazione e il Kvas, un leggero fermentato acidulo e dissetante, della mollica di pane e lievito  avanzato, frutto entrambi della cultura russa. 

Frutta secca
Ci sono poi tutti i derivati del latte. Formaggi, poco variati però, e tutta la serie degli yogurt, del kefir e infine kumis e ayran (leggermente alcoolici) e Kaymak (una crema dolce). Se sarete invitati in qualche famiglia, l'uso è un grande pranzo in cui non mancherà il plov e dove tutte le vivande vengono servita su un grande tappeto centrale attorno a cui tutti si siedono, chiamato appunto Dashtarkhan, come questa cerimonia. Bisogna fare un cenno anche agli alcoolici, che sebbene si stia parlando di un paese a tutti gli effetti totalmente islamico, sono piuttosto diffusi, risalendone la tradizione ricca fin dall'antichità, con poeti e sapienti che ne esaltavano l'uso, a partire dal più noto Ommar Khayyam che gli dedicò moltissime delle sue famosa quartine. Quindi a partire dalla Vodka, diffusa ovviamente in periodo sovietico, nella tradizione delle feste importanti, come i matrimoni era d'uso anche champagne sovietico e caviale, il lago di Aral ne produceva infatti un tipo molto pregiato, si passa ad un buon Koniàk, come si continua a chiamare, distillato di vino, che vi consiglio di provare ed eventualmente di portarvi a casa come souvenir, alla birra, discreta. Abbiamo poi tutto il capitolo vino di cui si spaccia una antica produzione tradizionale e mi sembra ci siano cantine che offrono degustazioni a cui è possibile organizzare visite. E con questo direi che vi ho detto e descritto quasi tutto quanto vi potrebbe capitare sul tavolo.

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 01 - Il progetto

domenica 8 febbraio 2026

Uzb 21 - Considerazioni finali

Taskent - Uzbekistan - ottobre 2025 - Foto T. Sofi

 

Tamerlano a Taskent
Ancora una volta mi arrogherò il diritto di dare giudizi di massima dopo essere stato in un paese, solo per una settimana o poco più. Come sempre pessima prova di presunzione di cui mi scuso in anticipo, ma come sempre, spero che l'esperienza che credo di avere maturato nella mia abitudine al viaggio, mi aiuterà a sfuggire al pericolo di cadere troppo facilmente nella trappola delle generalizzazioni e del pregiudizio che accompagnano tutti, uno dei difetti insiti nella natura propria dell'uomo. Per la verità devo dire che in questo caso mi saranno di aiuto anche i ricordi lontani della mia prima visita lavorativa in questo paese di cui vi ho già detto e che mi serve soprattutto per poter fare dei paragoni, che non fanno che ribadire come, per l'ennesima volta, in questi paesi asiatici, i cambiamenti avvengono con una velocità, che a noi uomini di un occidente statico e per così dire, arrivato, ci appaiono come impossibili o addirittura anomali. Invece te li ritrovi quasi sempre ed in ogni paese che rivedi dopo una ventina d'anni. Qui sono stati in ogni campo, stati fatti passi da gigante e il modo di vivere e anche la disponibilità di beni materiali sono ormai molto vicino agli standard europei. L'Uzbekistan, potrebbe essere però, e vi potrò essere più preciso tra qualche mese, quando avrò aggiunto all'elenco Tagikistan e Kirghizistan, il paese dell'area che è avanzato più velocemente verso uno stile di vita assimilato al resto del mondo occidentale. 

Taskent
La gente per le strade ha un aspetto privo di sofferenze evidenti, le merci offerte non differiscono molto dal quelle del mondo più sviluppato, il parco auto che gira è aggiornatissimo. Certo nei paesi lontani dalle città la vita è ancora sviluppata secondo modi e metodologie semplici e tradizionali, ma i cambiamenti arrivano veloci anche nelle campagne. Dobbiamo comunque tenere conto che questo è un paese che fondava la sua economia soprattutto sul commercio, grazie alla sua posizione centrale e di punto di passaggio obbligatorio nella via dell'Oriente e sull'agricoltura, difficile a causa di un territorio comunque semiarido e bisognoso di acqua per prosperare, ma con estensioni di pianure rilevanti che hanno sempre consentito il prosperare di molte colture, prima fra tutte il cotone, quell'oro bianco che ha sempre posto il paese tra i primi produttori assoluti mondiali di quello che era chiamato l'oro bianco e che per un certo periodo ne ha condizionato anche lo sviluppo sociale, visto che la grande quantità di manodopera necessaria alla coltura era sottoposta a sistemi che potevano essere tranquillamente avvicinati a forme di schiavitù. Bisogna anche ricordare che questi grandi bisogni naturali di questo tipo di agricoltura, ha prodotto disastri ecologici rimasti come esempi epocali nella scala di questi eventi. Infatti il fabbisogno di acqua ha generato folli progetti di deviazione di fiumi verso la metà del secolo scorso.

Khiva
In quel periodo in tutto il mondo, ma soprattutto nell'Unione Sovietica, il rapporto dell'uomo con la natura era visto come una lotta tra nemici, in cui quest'ultima doveva soccombere in ogni caso di fronte ai bisogni dell'uomo, con un estremismo esattamente opposto alla visione esagerata sull'altro fronte di oggi. Così questi progetti, in parte realizzati e accompagnati da una cattiva gestione agronomica delle colture, che ne ha cancellato ad esempio le necessarie e corrette rotazioni, hanno condotto a disastri quali la scomparsa quasi definitiva del Lago di Aral che dai suoi quasi 70.000 km2 negli anni '60 del secolo scorso, si è ridotto oggi a meno di un decimo della sua superficie, formando tre piccoli bacini nei punti dove era più profondo con una fortissima densità salina e lasciando alle sue spalle un deserto di sabbia, popolato solamente dalle carcasse delle navi abbandonate che un giorno lo popolavano, cosa che oggi comunque rappresenta una interessante ed istruttiva attrazione turistica che vi segnalo. Con ogni probabilità anche la gestione politica del potere, considerato che ancora risentirà dello stile sovietico e prima dell'impero zarista che poco differiva come tallone impositivo, che ha gravato sul paese per così tanti decenni, sta allentando lentamente il suo stile. Probabilmente il regime si sente meno e questo lo vedi chiaramente ad esempio, proprio nella gestione del comparto turistico, che, essendo stato evidentemente compreso come un settore che produce ricchezza, lavoro e benessere diffuso, viene seguito evidentemente in maniera corretta per afferrarne il massimo delle opportunità. 

Khiva
L'abolizione del visto di ingresso per la maggior parte delle nazionalità che producono masse consistenti di turisti in arrivo da tutte le parti del mondo, ha incrementato l'attesa dei visitatori, che continuano a crescere in maniera esponenziale. Questo è stato accompagnato con un forte sviluppo del settore dell'accoglienza, alberghi, locali, ristoranti  e offerte di ogni genere che a cascata, hanno aumentato il numero delle compagnie che assistono gli itinerari ed i percorsi di visita, le guide, la gente che nei mercati campa degli acquisti e così via, insomma con lo sviluppo di una vera e propria industria immateriale che porta importanti quantità di valuta preziosa per l'economia del paese. Assodato questo, ci troviamo di fronte ad un paese che in pochi decenni, ha migliorato decisamente le strutture, le strade e le ferrovie. Sta per essere completata l'asse di alta velocità che permetterà di attraversare per il lungo l'intero paese, lungo l'asse voluto dalla Cina per la Via della seta, incluso lo sviluppo dei rami laterali che portano nei paesi vicini, che probabilmente andranno a rimorchio. Certo qui senti la mano importante per progettazione, tecnica e soprattutto per intervento finanziario del vicino dell'est, che alla fine presenterà un conto purchessia, visto che nessun pasto è gratuito, ma penso che se il paese, sarà ben condotto, al di là della forma di governo più o meno autoritaria, come devono fare questi paesi meno forti, con un certo equilibrismo furbo, barcamenandosi tra le varie potenze, sempre timorose di perdere influenza e quindi portate a concedere economicamente, potrà sfruttare al meglio questi aiuti per andare aventi. 

Bukhara
Oggi comunque, come ho detto, l'Uzbekistan si conferma essere forse il paese più avanzato dell'area dell'Asia Centrale, confermando un po' quello che è stata da sempre la sua preminenza sia politica che culturale, che ha mantenuto forse anche grazie alla sua posizione, il suo essere il centro a cui guardavano tutti i paesi che lo circondavano, oltre al fatto che gli uomini che lo hanno governato nel tempo sono sempre stati la punta di diamante delle pensiero di questa parte del mondo, sia che si considerino gli aspetti della filosofia, della scienze o della letteratura e delle arti. Oltre a queste considerazioni generali, bisogna ribadire che qui le cose da vedere sono moltissime, sia dal punto di vista naturalistico che soprattutto da quello storico ed artistico, per cui un viaggio in questo paese, magari un po' più lungo, voglio dire almeno due settimane, è uno dei progetti che non dovrebbe mancare nei desiderata di ogni viaggiatore. Oltre a questo è un paese molto facile da vedere; niente limitazioni, niente barriere, permessi o divieti, cosa che aiuta molto ad apprezzare quanto vedi. Una popolazione poi, molto amichevole, sempre sorridente e disponibilissima ad essere avvicinata, ad accogliere l'ospite straniero con curiosità e cortesia, è quanto di meglio può auspicare chi arriva nel paese. La presenza costante nel paese di un Islam gentile e molto tollerante, privo di acuti estremisti, aiuta ad apprezzare il soggiorno. Non avrete poi problemi con il cibo, visto che la cucina dell'Asia centrale è molto vicina al nostro gusto, con sentori che la accomunano a quella turca, anche se forse un po' meno ricca e variata, ma priva di quegli aromi dei palati sensibili a spezie strane od utilizzate in troppa quantità. 

Samarcanda
Apprezzerete e sicuramente non tornerete a casa dimagriti, ma di questo parleremo un po' più approfonditamente nel prossimo capitolo. Anche tutta quella parte igienico-sanitaria che un tempo impauriva notevolmente quando si paventava un soggiorno da queste parti, visto che anche per tradizione questa era una delle zone del mondo più a rischio per quanto riguarda le affezioni alimentari, visto che da qui sono sempre nate le epidemie più funeste, che poi via via scivolavano verso l'Europa e anche la peste bubbonica era qui ancora endemica, brrrr, al momento sembrano rientrare nella assoluta normalità. Tutto sembra più pulito ed accettabile, sia nella parte del soggiorno, gli hotel sono sempre decisamente puliti e di livello occidentale anche se si scende di categoria e ugual cosa si può dire della ristorazione, tanto che si può tranquillamente dire che anche cedere alla gola del cibo di strada può essere consentito, sempre con le dovute cautele, comunque, mi raccomando che Tamerlano è sempre in agguato con la sua maledizione. Avvicinatevi dunque a questo paese con la fiducia che merita e sicuramente ne rimarrete conquistati, da un lato per la piacevole gentilezza che riscontrerete in quasi tutte le persone che incontrerete, così come per la bellezza dei monumenti e delle cose che potrete vedere, alcune già molto note, altre sconosciute, ma che riusciranno certamente a stupirvi, tanto che credo che questa potrebbe diventare una delle mete turistiche più gettonate e di moda del prossimo futuro, visto anche che i costi che dovrete affrontare, sono assolutamente accettabili ed invoglianti. Insomma il mio consiglio è: inserite sicuramente l'Uzbekistan nell'elenco dei visti prossimi desiderata.

Cotona


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 01 - Il progetto

sabato 7 febbraio 2026

Uzb 20 - Un ultimo saluto

Moschea Bibi - Samarcanda - Uzbekistan - ottobre - foto T. Sofi


Zona della Moschea Bibi 
Il grande parco, queste città dell'Asia centrale amano davvero la presenza continua di spazi verdi, amati tanto evidentemente per tradizione dagli abitanti di queste terre, circonda la moschea di Bibi in un fresco abbraccio, ricco di acqua che corre, fontane e alberi fronzuti. Tra questi si nascondono locali di ogni tipo, d'altra parte la necessità di sfamare queste orde di turisti che arrivano ormai in numeri sempre maggiori, li ha moltiplicati. Noi ci sistemiamo sui sedili di un ristorante di cucina mista, con i tavoli bendisposti sotto delle pergole ricoperte di verde e disposte tra grandi alberi. Non oso pensare quanta gente si riverserà qui quando il complesso della moschea, delle due madrase annesse e del cortile, saranno completamente ripotate al loro splendore originale, si tratterà di uno dei monumenti topici del paese, almeno credo e non solo per le dimensioni ma anche per la qualità artistica assoluta che ne fanno un unicum nel ventaglio delle offerte turistiche uzbeke. L'ambiente del ristorante è gradevole, senti parlare un po' tutte le lingue e forse per questo il menu offerto cerca di contemperare l'internazionalità dei gusti, tuttavia, a mio parere con poco successo per ché i piatti non suscitano il nostro entusiasmo. Abbiamo ancora qualche ora di tempo e facciamo quindi un salto in un sobborgo appena fuori città, nel quartiere di Konigil, dove è stato creato una sorta di parco tematico, in una vasta zona verde attorno ad un piccolo corso d'acqua, più che altro credo per rispondere proprio a questa pressione turistica che ama questo tipo di cose e parlo specialmente di quella utenza che si è affacciata al mercato turistico solo negli ultimi decenni e mi riferisco specialmente agli orientali in genere. 

Macerazione gelsi
Quindi anche qui tra il verde gradevolissimo di un grande parco in cui si alternano ruscelli, boschetti e piccoli gruppi di costruzioni tradizionali, nelle quali sono presenti varie attività dimostrative, quella principale è la cosiddetta Cartiera Meros, una sorta di museo attivo in cui si racconta la tradizionale attività di produzione della carta fatta a mano a partire dalle piante di gelso, una tecnica importata qui durante la fase di espansione cinese, fin dal X secolo. Assistiamo così alla lavorazione, a partire dal macero dei rami di gelso, la successiva spremitura del materiale ottenuta attraverso un mulino mosso da energia idrica,  poi la strizzatura della pasta, fino alla produzione dei fogli attraverso l'immersione dei telaietti, che vengono poi asciugati con l'apposizione di pesanti pietre che ne fanno fuoriuscire la residua umidità. Poi c'è ancora una fase di lisciatura attraverso l'abrasione ottenuta con conchiglie e corna di animali appositamente levigate ed i fogli di carta saranno pronti per essere utilizzati per usi di pregio come cartoncini di invito a cerimonie importanti o matrimoni. Un anziano maestro provvede a mostrare i vari passaggi con la calma serafica dell'0rientale che attribuisce importanza al gesto in sé e impreziosisce l'oggetto prodotto solo per il modo in cui è fatto. Sono procedimenti antichi e affascinanti che attraggono soprattutto per la storia che si portano sulle spalle.

Lisciatura della carta
Comuni in tante parti del mondo per carità, li abbiamo visti in Madagascar, in Vietnam, in Etiopia e perché no anche nelle cartiere tradizionali della nostra Costiera Amalfitana, ma sempre conservano il loro interesse di artigianato antico e che da solo valorizza un aspetto storico di un paese. Un buon tè servito alla fine con i dovuti modi ti fa apprezzare ancora meglio l'intermezzo. Intanto puoi approfittare del parco e fare una bella passeggiata nel verde godendoti i vialetti solitari, i giardini fioriti, le case dalle forme antiche. Il gorgogliare dei ruscelli rendono il luogo così piacevole che molti trascorrono qui tutta la giornata. Noi invece, come sempre via di corsa ci sono ancora cose da vedere e il tempo scorre. Così eccoci, nuovamente rientrati in città su di un'altra collinetta dove sulla cima nelle viscere della terra si trova l'osservatorio di Ulug beg, ritrovato nelle sue fondamenta solo nel 1909. L'opera era decisamente straordinaria per il tempo e tramite gli studi dei sapienti che il re fece arrivare dall'India e da tutti i luoghi più famosi della cultura dell'epoca, si fecero osservazioni astronomiche, ad occhio nudo impensabili per quei tempi, con una precisione assolutamente incredibile; pensate che la lunghezza dell'anno solare fu calcolata con una imprecisione inferiore al minuto e le osservazioni produssero un libro di astronomia sul movimento dei pianeti e con le coordinate di ben 1018 stelle, fondamentale per l'astronomia, come riporta il grande Babur, fondatore dell'impero Mogul in India nel 1526, nato in Uzbekistan e discendente di Timur, a sua volta poeta e scienziato oltre che grande condottiero. 

Il sestante sotterraneo
La costruzione era un gigantesco goniometro con un raggio di 40 metri perfettamente allineato sul meridiano passante. Gli scritti e gli studi prodotti in questo luogo per tutto il XIV secolo rappresentarono la summa delle conoscenze scientifiche di tutta l'Asia. L'osservatorio fu distrutto dopo la morte di Uluk Beg dai fanatici religiosi che ne presero possesso e vi costruirono edifici religiosi per stimolarvi redditizi pellegrinaggi, tra cui la Casa delle 40 vergini, con la successiva distruzione di quasi tutti i preziosi testi della biblioteca anch'essa bruciata con i suoi libri ed il suo sapere, così per secoli  il potere religioso ebbe il sopravvento, riuscendo a cancellare e spegnere la torcia della scienza e dell'osservatorio rimasero solo le fondamenta nascoste sotto terra e venute alla luce solo cinque secoli dopo. Oggi possiamo vedere queste rovine con la base del sestante che sprofonda sottoterra e il piccolo ma interessante museo che conserva alcuni degli antichi manoscritti salvati. Pensate alla storia straordinaria della cultura di quei tempi, ancora visibile in questi volumi, considerati materiale preziosissimo e che giravano per il mondo attraverso le vie delle carovane ,diffondendo la cultura nel mondo allora conosciuto. 

Ingresso
Pensate a gennaio ero in Mauritania, dove tra le antiche rovine della città di Cinguetti ci sono ancora oggi famiglie che conservano antiche biblioteche con manoscritti che risalgono fino al X secolo, così come accade anche a Timbuctu e pensate che in queste città chi viaggiava con le carovane doveva per tradizione, riportare al ritorno a casa almeno un libro e in caso non fosse stato possibile comprarlo avrebbe dovuto studiarlo a memoria e riscriverlo appena rientrato a casa. Ecco così che anche qui, in mezzo alle dune africane che si sono quasi completamente mangiate la città, si possono oggi trovare antichi testi scritti in Farsi, in Uzbeko, nelle lingue turchesche dell'Asia centrale, forse proprio qualcuno di quei testi salvati a fatica dalla furia dell'estremismo religioso. La scienza viaggiava attraverso i deserti e si è tramandata attraverso i secoli, incurante delle panie e dei tentativi di ostacolarla di ogni religione che ha sempre temuto la potenza della verità dimostrabile, sulla irrazionalità della fede. Ma ci rimane ancora una visita da fare, poco lontano, sulla collina successiva ad Afrasiab a nord est della città, la tomba del Profeta Daniele, uomo santo per le tre religioni monoteiste e quindi luogo designato di pellegrinaggi continui. In un piccolo e semplice, ma lungo edificio, sormontato da cinque cupolette disadorne, circondato da un piccolo giardino in cui campeggia un albero di pistacchio contorto e stortagnolo, oltre che seccato, anche se si dice che dopo la visita del Patriarca di Mosca nel 2010, sia addirittura fiorito, pare di 600 anni, ecco la strana tomba lunga bel 18 metri, ricoperta da un drappo nero ricoperto di scritte d'oro.

La tomba di Daniele
Si dice che i resti siano stati portati qui dai primi cristiani, mentre secondo altri fu Tamerlano a recuperarli e a costruire la tomba, nella credenza che essa avrebbe protetto la capitale del suo impero, quanto alla sua strana lunghezza si dice invece che sia stata fatta in questo modo per nascondervi importanti reliquie, sottraendole così ad eventuali ladri di sepolcri. Secondo altri invece la spropositata lunghezza deriva dal fatto che si crede che tuttora il corpo del profeta cresca di circa un centimetro all'anno, quindi capirete bisogna prevedere spazio. E' credo un unicum, questo luogo dove ebrei, musulmani e cristiani convergono per adorare la tomba dell'antico profeta e successivamente bagnarsi alla fonte vicina dall'acqua miracolosa e guaritrice. Credo che per noi a questo punto la visita della città sia finita, nel poco tempo che le abbiamo dedicato ci ha dato tutto quello che ha potuto e penso proprio che si possa dire che è stato davvero molto. Bisogna allora prepararci a lasciare il paese. Facciamo una puntata ad un supermercato per prendere qualche genere di conforto, poi via alla stazione a prendere il treno per Taskent e poi via all'aeroporto. Detto così, viene subito spontaneo un: ma ti fidi, e se il treno ritarda sei in mezzo all'Asia e l'aereo se ne va e ti molla lì! Avrete ranche ragione, ma guardate che i tempi sono cambiati, qua, tra tecnici Coreani e grano Cinese, gli han costruito una ferrovia che attraversa il paese come una saetta e in 2.:20 ti fa fare i 332 km, che presto sarà upgradata ad alta velocità, per fare tutto il tratto in poco più di una oretta. 

fedeli
E qui vi assicuro che le cose ormai si fanno in fretta, per lo meno i vicini cinesi  li hanno abituati in questo modo e tutto questo fa parte di quella Via della seta che prevede una linea merci veloce che possa attraversare l'Asia a spron battuto che il business ha mica tempo di aspettare. Così eccoci sul nostro comodissimo treno, sedili da aereo imbottitissimi, tre ogni fila, una vera goduria viaggiare così. Tutti gli altri passeggeri che ti aiutano con le valigie, il capotreno che vie a vedere se hai trovato i tuoi posti e se stai comodo, i vicini che continuano ad interrogarti per sapere l'età, non è chiaro se per meravigliarsi che dei poveri vecchi non se ne stiano a casa o se facciano considerazioni sull'efficienza fisica degli Europei. Meno male che riusciamo a nascondere gli acciacchi ancora abbastanza bene. Insomma un vero piacere, tanto da piegare la testa di un lato e mentre il treno fila veloce e non vedi nemmeno più l'esterno perché l'oscurità ormai si è preso lo spazio che le spetta e quasi dormiveglio. Pensa un po', se al mio fianco ci fosse, proprio qui, il mio amico Marco Polo, cosa penserebbe? Pensa Marco, ci avresti messo circa dieci giorni di cammino con la tua carovana per fare questo tragitto e poi chissà che caravanserraglio avresti trovato laggiù dove stiamo andando, pieno di Saracini disleali e malevoli che volevano fregarti la merce. Prima di trovar un'altra carovana, a cui aggregarti per percorrere tutta la valle di Fergana e arrivare al Pamir, quel terribile tetto del mondo e come hai scritto mi pare al Cap.32 : " Partendo da Baghashkar, procedettero attraversando gli altopiani del Pamir e quindi scesero verso Khashgar...". 

Il treno
Forse proprio la via che cercheremo di fare a giugno prossimo per completare quel piccolo tratto che ancora ci rimane da fare, Marco, seguendo quasi passo passo le tue orme. Tu forse diresti che siamo matti, anzi che sono matto ad essere quasi perseguitato da questa mania, ma cosa vuoi fare noi uomini moderni siamo spesso condizionati dalle vostre imprese. Scommetto che pensare che noi ci stiamo arrivando in poco più di due ore come ti ho detto, ti potrebbe apparire come una di quelle fanfaronate che pensavano dicessi proprio tu, i tuoi vicini di Vinegia, quando gli raccontavi di carbone, di cartamoneta, di olio sotterraneo che brucia nelle lampade e di uomini pelosi con la coda detti urangoutang nel Borneo dove precisi, soggiornasti cinque mesi. Che tempi eh, roba da non credere insomma, così quasi mi sveglio di colpo e riprendo allora la chiacchierata con Eldor che vicino a me sorride contento perché tutto è andato bene e i suoi clienti sembrano soddisfatti. Ma quali sono i tuoi sogni Eldor? quasi mi confondo e lo chiamo Marco tanto sono stordito. Lui vorrebbe solamente il meglio per la sua famiglia, una vita tranquilla e scrivere un bel romanzo, ma gari che gli desse la fama. Ma come hai fatto a imparare così bene l'italiano, gli chiedo. L'ho studiato da solo e poi parlando coi clienti l'ho perfezionato, a poco a poco, ma continuo a studiare eh, mi sottolinea sorridendo. 

Scendendo dal treno
Sai l'inverno è lungo. E poi potendo vorrebbe anche viaggiare, vedere qualche altro paese oltre il suo. Ma Eldor, non ce l'hai davvero un grande desiderio? - Ci pensa un po', poi con la testa leggermente inclinata da un lato e stringendo ancora di più gli occhi, alfine si apre in un lieve sorriso e mi confessa: - Sì, certo, mi piacerebbe tanto vedere il mare. - E rimane lì a guardare fuori dal finestrino, forse a sognare quello che ha letto sui libri e la cui immensità e bellezza cerca solamente di immaginare. Intanto il treno entra nella stazione. Nessun ritardo ovviamente, non è che qui siamo come in quei paesi dove il fatto che il 70 % dei treni siano arrivati in orario è considerato un successo. No la norma dovrebbe essere quasi il 100%. A noi non rimane che andare all'aeroporto, abbracciare per l'ultima volta l'amico Eldor e andare al check-in. Chissà le grane perditempo che ci saranno per controlli e passaporti, Ci avviciniamo ai banconi e appena identificati come italiani, partono i festeggiamenti e le congratulazioni. Cannavaro è appena stato ingaggiato come Commissario Tecnico per la nazionale Uzbeka e grazie al genio italico pallonaro, si prevede che il paese parteciperà appunto per la prima volta ai campionati del mondo di calcio (al contrario dell'Italia che non si sa mica ancora!). Grandi ringraziamenti allora e via privilegiata verso il gate; procedere quindi seguendo le indicazioni per trovare alfine la via verso la nostra nuova carovana, volante questa volta, che ci porterà nel cuore della notte verso un'altra avventura.


SURVIVAL KIT

Treno Samarcanda - Tashkent - Ce ne sono una decina al giorno , circa 330 km in 2:20 h - Biglietto da 19 a  29 € - 18:10 - 20-30

L'albero di pistacchio di 600 anni



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mercoledì 4 febbraio 2026

Uzb 19 - Ancora a Samarcanda

Shakhi- Zinda - Samarcanda - Uzbekistan - ottobre 2025 - foto T. Sofi


 

L'ingresso
Quest'ultima giornata che ci aspetta, darà modo di buttare un'occhiata a tutto quanto ci resta, naturalmente tenendo conto solo delle cose di maggiore rilevanza della città di Samarcanda e poi non ci rimarrà che raggiungere la capitale dove ci aspetta la fine di questa e l'inizio di un'altra avventura. In pratica quello di oggi, e la giornata sarà indubbiamente lunga ed impegnativa, sarà a tutti gli effetti quella del nostro saluto all'Uzbekistan. Il primo shot della giornata spetta quindi allo Shakhi- Zinda ( il Re Vivente), un insieme spettacolare di tombe e mausolei, inframmezzate da piccole moschee e madrase, che copre una intera collina, il nucleo primigenio, si dice, della città stessa, che racchiude una serie di veri e propri capolavori architettonici, molti dei quali ancora attivi anche dal punto di vista religioso, quindi occasione per ammirare alcune delle maggiori opere architettoniche ed artistiche del paese ed allo stesso tempo sentire da vicino l'afflato spirituale dei fedeli che frequentano questi luoghi come pellegrinaggio. In una grande via commerciale frequentatissima, che dà spazio quindi anche alla fame di souvenir della massa di turisti che si mescola ai fedeli, già di prima mattina, si apre il grande portale che dà accesso alla scala che risale la collina. Qui i venditori di magliette lasciano spazio definitivo alle attrezzature sacre, nella consueta mescolanza di sacro e profano che caratterizza l'ambiente tipico dei mercanti nel tempio, proprio di tutti i siti religiosi del mondo. 

La salita
Quando ci venni la prima volta il luogo era completamente deserto, solo un paio di custodi dalle lunghe barbe salafite, sporgevano il capo dietro gli stipiti dei mausolei più importanti, poi solo qualche fedele in cerca del luogo dove effettuare le abluzioni di rito. Oggi, superata la calca dei venditori, organizzati anche con piccoli Apecar, carichi di magliette di ogni colore e taglia, c'è anche la mia pensate un po', fanno il loro business con incessante dedizione. Quella che va per la maggiore, è tutta nera con la scritta ammiccante: All you need is plof, che mi sembra di per se stessa tutta un programma. In fondo diciamocelo pure, a questo mondo, specialmente adesso, abbiamo bisogno soprattutto di sdrammatizzare e se ci scappa un sorriso ben venga. Ma finalmente entriamo e cominciamo a percorrere la scalinata che procede a zig zag verso la cima della collina, circondata ai suoi lati da una sorta di corridoio di edifici, dalle dimensioni abbastanza simili tra di loro, si allineano tombe di personaggi famosi, personalità religiose, artisti e potenti. Alcune di queste sono state ristrutturate e risplendono lucide e perfette, completamente ricoperte di maioliche stupende, altre lasciate un po' a se stesse, con le superfici dei portali più esposti alle intemperie o ai guasti del tempo, mostrano qualche scalfittura o abrasioni con la perdita di tessere o piastrelle, ma allo stesso tempo rivelano il loro carattere di artefatto antico e ancora perfettamente godibile. 

 la tomba dove La perla è sepolta
Sono state costruite tra l'XI e il XIV secolo, le ha viste anche il nostro Marco, tanto per capirci, ma la struttura basica di ogni mausoleo è piuttosto simile, un edificio a base quadrangolare, sormontato da una piccola cupola, a cui si accede tramite un un grande portico ad arco che disegna la facciata e questo fa sì che l'intero complesso presenti una uniformità maestosa e quasi voluta, per arrivare alla costituzione di un insieme omogeneo che rappresenta di per sé una vera opera d'arte. Le ore del mattino sono l'ideale per risalire i gradini irregolari, scorrendo tra i portali illuminati dalla luce perfetta che mette in evidenza le migliaia di geometrie diverse che si formano con l'accostamento di queste piastrelle lucidissime, che mostrano una dopo l'altra, tutte le sfumature dell'azzurro simile all'acquamarina, fino al quasi nero del lapislazzulo, mescolate ai tanti verdi cangianti. L'effetto che si ottiene durante la salita è il continuo rutilare di un caleidoscopio straordinario che cambia ad ogni angolo, pur apparentemente rimanendo sempre uguale. E quando i colori, nella loro assoluta perfezione di accostamento, arrivano a stordirti, ecco che vieni preso dalla modanatura delle superfici, dall'alternanza delle ombre provocate dai vuoti e dai pieni, dalle stalattiti delle muqarnas che arricchiscono ogni angolo, ogni soffitto, trasformando dopo gli archi di ingresso anche gli interni in vere e proprie grotte di Aladino. Ma forse la tomba più bella è quella chiamata Dhadi Mulk Aka, costruita da Turkan Aka, una delle sorelle di Timur, per la giovane figlia, per questo detta La Perla è Sepolta, in riferimento alla straordinaria bellezza della giovane e proprio per rimarcarla, volle che l'insieme della costruzione fosse se possibile la più splendida ed elegante. Tutta la sua facciata è fittamente decorata di tessere azzurre  in ogni possibile variazione di colore che compongono una serie infinita di cornici contrapposte e concentriche, che si inseguono con corolle di fiori, variazioni e segni grafici e soprattutto un meraviglioso esercizio di calligrafia che riportano una famosa iscrizione dedicata alla giovane defunta: "Questo è il giardino dove il tesoro della felicità fu sepolto. Questo è il sepolcro dove una preziosa perla fu perduta e dove colei che ha la figura di un cipresso ha trovato rifugio."

Colonne
In mezzo, nell'interno un po' oscuro, le piccole tombe, apparentemente disadorne o coperte da piastrelle più semplici e delicate, rimangono mute, come se invitassero a lasciare una preghiera, ricordando sempre la caducità della vita terrena. In uno slargo tra gli edifici si apre una piccola piazzetta popolata di tombe povere di ornamenti. E' quello che viene anche chiamato cimitero di strada, evidentemente popolato da personaggi certo importanti, ma giudicati minori o forse semplicemente privi di rilevanza religiosa o politica. Qui infatti è tutto un peregrinare da un edificio all'altro da parte dei fedeli che evidentemente vanno ad omaggiare quelli che per noi potrebbero essere assimilati a persone sante e che per l'Islam rappresentano sapienti e personaggi comunque degni di devozione religiosa a cui rivolgersi, noi diremmo per chiedere grazie, anche se questo aspetto non sarebbe contemplato, ma si sa che questo topos è insito nell'animo umano e il rivolgersi allo spirito di chi è nella stima della divinità, non può che essere considerato prodromico alla soluzione dei propri problemi. D'altra parte si tratta comunque di una professione assoluta di fede. Quindi, dirà il fedele, male non fa. E come in tutti i luoghi santi, anche qui fioriscono le leggende.

La tomba del santo
Quella che sarebbe alla base della nascita del sito, racconta di Kusam ibn Abbas, addirittura cugino del Profeta, che già nel 640 venne qui e per 13 anni predicò il verbo dell'Islam e infine proprio qui fu decapitato dai sacerdoti zoroastriani, che stavano proprio sulla collina, evidentemente luogo sacro da sempre, a cui stava portando via tutti i fedeli. Ma si dice che il nostro personaggio, presa in mano la sua testa, cominciò a percorrere la scalinata fino in cima, deponendola nel luogo dove oggi c'è proprio il mausoleo detto del Re Vivente. Qui intorno, data la santità del sito, sono sepolti in cripte differenti alcuni dei parenti dello stesso Tamerlano, visto che l'intero complesso è stato completato nel 1434 dal nipote Ulug Beg. Un corridoio finale porta al cortile rotondo con un arco a volta, sul fondo dotato di una antichissima porta istoriata di legno, pare dell'epoca, attraverso la quale si accede proprio alla tomba del santo. Non ci sono dubbi che comunque il luogo sia decisamente antico, qui infatti le ricerche archeologiche hanno individuato ben undici strati sovrapposti, il che fa presupporre origini antichissime in ogni caso. Questo è il punto terminale del pellegrinaggio, che si dice, un tempo avesse pari valore di un Haji alla Mecca. Il percorso è davvero piacevole. Tu puoi scegliere, tra le costruzioni meno affollate, dove entrare, forse perché il personaggio lì custodito ha un'aura di santità inferiore, ma questo non di certo sminuisce la bellezza e l'eleganza del decoro, puoi così rimanere a goderti le differenze delle geometrie, cercare di riconoscere e interpretare le scritte, che ripetono i 99 nomi di Allah, oppure semplicemente perderti nei mille arabeschi, cercando il filo dei capi che si intrecciano in ghirlanda infinite. 

moschea Hazrat- Hizr
Davvero una esperienza di notevole spessore, che anche chi non fosse appassionato delle arti decorative non potrà non apprezzare. Già solo questo basterebbe a riempire una giornata completa anche perché quando scorri davanti a queste testimonianze, diciamolo pure, della grandezza della mente e del cuore umani, e non vedo come si possa definirle altrimenti, dovresti avere il tempo ed il buon senso di fermarti, guardare, ammirare, magari sentire qualche spiegazione, ma soprattutto ascoltare il tuo cuore e le tue emozioni, che non potranno che scaturire con lentezza anche se con una certa intensità, quindi ci vorrebbe tempo da dedicare anche a digerire e fare proprie queste emozioni, goderne pienamente, insomma e forse in questo modo portarle con sé a lungo, se non si riuscirà per sempre come meriterebbero. Invece il nostro destrino sprecone è sempre quello della fretta, dei tempi ristretti, una sorta di horror vacui della mente, per il quale non ci devono essere tempi morti nell'itinerario, per non pentirsi di non aver approfittato appieno del luogo o peggio dello scoprire a posteriori di aver lasciato indietro qualche cosa per trascuratezza o per mancanza di tempo. Va beh, non stiamo a rimestare le solite chiacchiere sulle differenza tra turisti e viaggiatori veri, tanto non portano da nessuna parte. A noi l'intermezzo serve invece per arrivare alla piccola moschea Hazrat- Hizr, che domina un'altra collinetta. 

La moschea Bibi Khanym
Da questa bella costruzione ben restaurata nel '900,, che contiene un minuscolo ma interessante museo e una piccola Khanaka, il monastero dove i Dervisci esercitavano le loro meditazioni ed insegnavano a raggiungere l'autoipnosi attraverso il compulsivo ruotare su se stessi, ed un elegantissimo minareto sormontato da una cupola gialla nervata, sopra la grande lanterna, si può avere un bel colpo d'occhio sulla città e soprattutto sulla grande e famosissima Moschea di Bibi-Khanym che sorge in un grande giardino proprio al di là della grande via di comunicazione che lo costeggia. La costruzione di questo colossale edificio, ai tempi di certo la moschea più grande del mondo, è avvolta anch'essa nella leggenda. Si dice che la costruzione fu voluta da Tamerlano stesso dopo la vittoriosa campagna in India, in onore della sua moglie favorita, appunto Bibi- Khanym, mentre secondo altri fu proprio lei ad ordinare la costruzione, che durò cinque anni, per fargliela ritrovare al suo ritorno. Centinaia di architetti, artisti, artigiani e pittori furono convocati a Samarcanda e quando il meraviglioso cortile era ormai terminato, si potevano ammirare i suoi porticati infiniti sostenuti da oltre trecento colonne di marmo ed i minareti che svettavano da ogni lato. Ma il fatto fondamentale era quello che dovesse essere il più straordinario e gigantesco edificio religioso mai elevato al mondo, col suo immenso portale il cui arco ricordava la Via Lattea e la spettacolare cupola blu che alcuni paragonavano al cielo.


Arco restaurato
Abbiamo ormai capito che l'ossessione per le dimensioni della dinastia Timuride, pervadeva ogni aspetto del regno. Lo abbiamo già visto ieri a Shakhrisabz e qui che era la vera capitale dell'impero, il concetto non poteva di certo essere annacquato. Purtroppo accadde che, o il progetto era troppo esagerato per le capacità costruttive del tempo e gli architetti seguirono la follia pantagruelica della committenza, per piaggeria o timore di una fatale reprimenda, o più prosaicamente, qualcuno rubò come non ci fosse un domani, risparmiando sulla qualità dei materiali, fatto sta, che non appena terminato, l'edificio cominciò a perdere pezzi, i muri iniziarono a scrostarsi ed a crollare a poco a poco. Il monumentale e famoso portale, cominciò a sgretolarsi è crollò solo pochi anni dopo la sua erezione ed i pregiatissimi marmi che erano stati fatti arrivare da ogni parte del mondo e le ricchissime piastrellature, i mosaici e le pitture cominciarono a cadere e i muri a sbriciolarsi. Troppi ladri anche a quel tempo, capaci di non impaurirsi neppure per le severissime pene che li avrebbero inseguiti in eterno assieme alle loro famiglie o più semplicemente un progetto troppo audace ed ambizioso per le conoscenze dei tempi? Il mistero non è mai stato svelato e per fortuna Tamerlano, morì giusto in tempo, per non dover assistere a questa debacle che di certo lo avrebbe colpito nel morale più di una campagna militare di sconfitte. 

La grande sala interna
Oggi la moschea viene a poco a poco restaurata, con un ambizioso progetto di rifacimento totale e pur trattandosi di un lavoro di ripristino davvero impegnativo, quasi quanto lo era forse il progetto originale, il governo appare piuttosto attento e disposto ad investire, visto l'accrescersi dell'interesse di tutto il mondo per il turismo uzbeko. Oggi puoi vedere larghi tratti dell'edificio, rimaneggiati e riportati all'antico splendore, anche se altri, come gli interni della grande sala di preghiera, sono solo una distesa di calcinacci e le pareti si presentano ancora completamente spoglie. Invece sono soprattutto i mosaici della facciata che cominciano a mostrare parte dell'antico e spettacolare splendore, con la ricostruzione meticolosa dei fregi che si sono potuti riprodurre partendo dalle poche tracce rimaste, mentre nel giardino il monumento che raffigura un grande Corano aperto, funge ancora da attrazione per le signore in cerca di gravidanze, che paiono quasi garantite se si ha l'accortezza di passare, chinate, sotto alla scultura di marmo. Tuttavia al momento la grande scultura è transennata, forse definitivamente e le aspiranti madri dovranno cercarsi qualche altra soluzione. Anche il blu assoluto della grande cupola svetta ormai nuovamente stagliandosi contro il cielo, da cui ha tratto ispirazione, nella speranza di confondersi con esso, nel tentativo forse di rinnovare il sogno dell'Imperatore. Noi più prosaicamente cerchiamo un po' di ristoro nei locali che opportunamente circondano il monumento, poi si vedrà.

Zona dei fianchi in restauro e cupola



Il Corano delle partorienti
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