mercoledì 29 settembre 2021

Evvai Tiraspol!



Finalmente è capitato l'impossibile e oggi ho ricevuto telefonate e messaggi di amici che avevano assistito a qualche mia conferenza sulla Moldova e sulla ancor meno conosciuta Transnistria. Ma allora esiste davvero, è stato il commento di base che ha uniformato il senso delle chiamate. Certo che esiste e merita assolutamente di essere visitato questo paese che si è autonominato nazione indipendente e non manca di ribadirlo. Comunque il fatto è che lo Sheriff Tiraspol, la squadra della capitale, appunto Tiraspol, per la prima volta partecipante alla Champions, non solo è riuscita ad arrivare alla fase a gironi, ma ha vinto le prime due partite ed è in testa al girone stesso, a questo punto con buone probabilità di arrivare agli ottavi. Intanto la prima l'ha vinta con il forte Shaktar, squadra più forte dell'Ucraina, con ottimi risultati anche negli anni scorsi e contro la quale, tanto per dirne una, ieri sera l'Inter, che è nello stesso girone, ha faticato assai a portare a casa uno scialbo 0-0, ma quello che è stato più straordinario è che ha vinto per 2-1 e meritatamente, nientemeno con il Real Madrid nel mitico stadio Bernabeu, che ha visto CR7 e tanti campioni quanti non se ne contano nel resto dell'Europa. Ora voi direte, è la vecchia storia della squadra miracolata, la favola che fa bello il calcio, sport dove ogni tanto anche i miracoli si avverano (vi ricordo l'Alessandria in semifinale di coppa Italia col Milan), il pallone è rotondo e via con le banalità.

No, non è così, Il Tiraspol, non è per niente una squadretta di paese che ha indovinato qualche partita, col capitano che fa l'idraulico e si allena il sabato mattina e il portiere che deve prendere le ferie per giocare, lasciando a casa il camion con cui fa le consegne. Niente affatto, lo Sheriff Tiraspol è una squadra con controfiocchi, piena di grano, certo non alla pari dei big del calcio, di proprietà del figlio del padrone della Transnistria, che occasionalmente è proprietario appunto della Sheriff, società che fa almeno il 90% delle attività economiche del (pur piccolo) paese e quindi i soldi ci sono e con quelli si è comperato fior di giocatori, indovinandoli certamente, tanto che il goal della vittoria ieri sera è stato proprio il golazo che fanno i grandi campioni. Poco conta che nella semisconosciuta Transnistria, (nota solo per il libro l'Educazione siberiana e relativo film) le banconote sembrino quelle del Monopoli e tanto valgano e le monete, non avendo lo stato i soldi per farle di metallo, le ha dovute stampare di plastica, come le pedine della pulce di quando eravamo ragazzi. No, i giocatori se li sono comprati in Euri e Dollaroni sonanti, altro che storie e sono bravi, allenatore compreso. Infatti anche se con il confine della Moldova sono schierati cannoni e carri armati, il Tiraspol milita da anni nel campionato Moldavo e da almeno dieci lo vince regolarmente, alla faccia del non essere riconosciuto. Comunque adesso che ha 6 punti, prima del girone e l'Inter è ultima con 1 punto, qualcuno a Milano comincia a chiedersi, con una certa preoccupazione, dove sia 'sta Tiraspol e come si deve fare per andarci  a vedere la trasferta. Cominciate ad informarvi e eventualmente ordinatemi il libro che parla di questo imperdibile paese (c'è anche in ebook) e la cui copertina vedete in testa all'articolo. Se non sapete come fare scrivetemi pure, che ve lo faccio avere.


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martedì 28 settembre 2021

Gabbiani e sacerdoti

foto dal web

Adesso che la spiaggia è quasi deserta, sono tornati a ripopolarla in massa i gabbiani. Stanno lì, muti, lanciando solo di tanto in tanto un stridio rauco e si guardano intorno con sguardo corrucciato. Ce ne sono di due tipi. La taglia è molto simile, ma quelli bianchi sono candidissimi e hanno solo le ali sfumate di grigio con le penne così fitte da sembrare un mantello di pelliccia. I grigi invece sono quasi marmorizzati, uno sbuffo bianco sul collo tozzo, con le penne picchiettate di nero che si notano subito per la loro irregolarità. I primi hanno i  becchi e le ampie zampe palmate di un giallo vivo, i secondi invece, becco nero e zampe quasi vermiglie. E' chiaro che appartengono a specie diverse, tuttavia sono mescolati a caso e non si danno fastidio l'un l'altro, sulla riva in fila con l'occhio rivolto verso il mare, forse aspettando di scorgere il guizzo di qualche pesciolino o forse, più comodamente, riposandosi, come i vecchi pensionati che stanno a guardare il mare senza parlare; per il mangiare faranno poi un volo tutti assieme verso una vicina discarica, dove è molto più facile reperire cibo che non tuffandosi in mare. Le strida si alternano ma sono assolutamente uguali, saranno pure di specie o di etnie diverse, ma la lingua è la stessa, i bisogni gli stessi. Non sembra che i bianchi ce l'abbiano con i neri, né che li odino o vogliano cacciarli da dove sono venuti. Stessa lingua, una faza, una raza, si potrebbe dire. 

Si sopportano, ma si accettano vicendevolmente, forse, oso ipotizzare, perché nella loro fase evolutiva non si sono ancora inventati una loro religione, magari naturalistica, chissà, il Sole, il Mare, la Pioggia? L'uomo invece è andato oltre, di religioni ne ha inventate un sacco e il potere gli ha subito dato corda, afferrando al volo come fosse facile, tramite questo mezzo, ottenere una obbedienza totale. D'altra parte come non capire subito come sia molto più semplice, per un re sacerdote, che i suoi sudditi ubbidiscano ad un precetto tipo, non rubare o non ammazzare, se lo dice Dio, piuttosto che se lo dice lui con una legge. La legge si discute immediatamente, io sono libero, chi dice che la legge sia giusta, ma come si permette chi la promulga di pretendere la mia obbedienza e poi chissà quali interessi ci sono dietro, non ce lo dice il re, chi ci guadagna e chi lo paga e così via e chissà cosa ci hanno messo dentro per controllarci, microchip e scie chimiche! Se invece è la divinità a dirlo è tutto più semplice, scatta il tab§ e se uno ruba o uccide al limite gli si taglia la testa. Tutti i regimi totalitari alla fine sono stati favorevoli alla religione anche se all'inizio di dichiaravano atei; lo stesso governo cinese, ha detto che è bene che il popolo creda in una religione (purché sia controllata dallo stato naturalmente). Poi se si devono fare guerre di qualunque tipo (che poi è sempre uno, quello economico) basta farlo in nome della religione e via, si ammazza che è un piacere in nome di Dio.Deus vult! Got mit uns! e avanti Savoia. 

E va già bene che il mondo occidentale è un po' più freddino rispetto alla predominanza della religione nella vita di tutti i giorni, grazie all'Illuminismo che gli ha aperto gli occhi, gli altri ci devono ancora passare e sono un po' più rigidi, ma anche nel nostro mondo ci sono dei bei rigurgiti di massimalismo religioso, salvo poi tagliarsi la gola l'un l'altro in famiglia, ancor più che tra credi diversi. Famose le guerre sanguinosissime tra i pacifici buddhisti. A tal proposito vi cito una storia che ho letto qualche giorno fa e che mi pare illuminante della mentalità religiosa in generale. C'era un uomo su un ponte che stava per buttarsi giù, gridando - Nessuno mi ama -. - Non farlo, gli disse un uno che passava di lì, Dio ti ama, non credi in Dio?-. - Certo sono Mussulmano -. -Vedi, anche io, Sunnita o Sciita? -. - Sunnita -. - Anche io! Deobandi o Barlevi? -. - Barlevi -. - Vedi, anch'io! Tanzeehi o Tafkeeri? -.  -  Tanzeehi -. - Anch'io! Ma Tanzeehi Azmati o Farhati? -. - Farhati naturalmente -. - Ecco anch'io! Ma Tanzeehi Farhati Jamia ul Uloom Ajmer o Tanzeehi Farhati Jamia ul Noor Mawat?-. - Tanzeehi Farhati Jamia ul Noor Mawat. - - Ah, maledetto cane infedele, devi morire!!!. - e lo spinse di sotto. Bella è! badate che si attaglia a qualunque religione, la mentalità è la stessa, sembra di stare all'interno della sinistra italiana. Chissà, se non avessimo inventato la religione, se saremmo come i gabbiani, immobili sulla riva ad aspettare il mistral per levarci in volo verso le discariche delle città vicine, senza cercare di ammazzarci l'un l'altro.

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lunedì 27 settembre 2021

Autunno, andiamo, è tempo di tornare

Menton - la spiaggia verso le 10:30


Non ci sono più discussioni, siamo, inevitabilmente, improrogabilmente, inequivocabilmente in autunno. In pratica sono tre giorni che piovischia, giusto dal 23, data ufficiale del levatevi dai piedi; il mare è mosso e la temperatura è precipitata. Oddio non si è fatta un gran male perché sarà scesa al massimo di un paio di gradi, già non faceva più caldo prima, ma la spiaggia, come potete vedere, non richiama più quella gran folla, direi. Finito il periodo delle otarie e dei trichechi, i gabbiani grigi anche loro, hanno ripreso il dominio che gli spettava. Si sente solamente più il loro stridente ululato, un chioccio gloglottare che vorrebbe scacciare anche i pochissimi rimasti. Sembrano galline giganti, ma imperiose e antipatiche, che sembrano dire, più il tempo è brutto e più stiamo bene, ti guardano storto col loro beccaccio giallo e adunco, poi vanno a farsi un voletto in giro per segnare ancor più territorio coi loro lasciti. Questa mattina avevo quasi il magone, poi per fortuna il cielo si è leggermente sgrigito e un solicello malato ha fatto finta di fare capolino. Tuttavia il mare è rimasto quella grigia superficie che ti ispira il freddo inverno in arrivo. Sparito il verde, l'azzurro, la gioiosa attrazione di buttarsi tra i flutti e farsi cullare, qui al più hai voglia di non bagnarti neanche i piedi. Vero è che in questa situazione sulla spiaggia non corri certo il rischio di beccarti il Coviddi, ma la voglia di andarsene definitivamente a casa, è tanta. Cercherò di resistere, tanto per farvi piacere fino a giovedì mattina, poi toccherà tornare in tutti i casi. Vacanze estive finite. Pronto tuttavia a cominciare quelle invernali. 

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venerdì 24 settembre 2021

Haiku architettonico

Venaria reale - Galleria di Diana


carezza il sole
con raggi luminosi -
la perfezione



 

giovedì 23 settembre 2021

Recensione: G. Dainelli - Esploratori e alpinisti nel Caracorum

 

Volume praticamente introvabile della UTET, salvo qualche usato su internet, saggio geografico per specialisti. Edito nel 1959 poco dopo l'impresa italiana della conquista del K2, racconta nel dettaglio tutte le esplorazioni scientifiche e di scoperta nella zona del Karakorum. Ricordo che in quell'anno mi regalarono il vocabolario Melzi, con un volume cosiddetto scientifico, dove sulla mappa delle esplorazioni c'erano ancora molte zone in grigio, in vari punti della terra, con la dicitura "terre inesplorate", pensate a quanto sono vecchio e queste opere si richiamano a quei tempi. Comunque, ancorché molto tecnica e ripetitiva, una lettura appassionante che ripercorre tutte le spedizioni nel Karakorum a partire dalle primissime, quella dell'italiano Padre Ippolito Desideri nel 1712, fino alla spedizione di Desio. Lo stesso Dainelli ha partecipato a due di queste spedizioni nel 1913/14 e negli anni trenta, contribuendo alle prime idee per la salita al K2 per la quale era stato addirittura incaricato di studiare la fattibilità. Per quanto riguarda l'impresa, non rinuncia a critiche mirate e a piccole polemiche che all'epoca dovevano avere accompagnato il viaggio. Il commento alla conquista della vetta, fatto evidentemente a caldo, non include i risvolti della vicenda Bonatti, emersa evidentemente solo in seguito. Al di là del fatto specifico e della strepitosa messe di foto d'epoca a cominciare quelle dell'archivio Sella e di quelle scattate dallo stesso Dainelli nelle sue due spedizioni, di particolare interesse, specialmente per chi è stato da quelle parti, sono i resoconti dettagliati di tutta la parte etnografica, riguardante il Baltistan e il Ladakh, in cui ho riconosciuto passo dopo passo i miei itinerari e le puntuali descrizioni dei paesi, delle genti e della parte dedicata ai monasteri lamaisti. 

Interessantissime le considerazioni sulle differenze culturali tra i due versanti, che l'autore imputa principalmente, guarda caso, alla religione (Islam contro Buddha e stiamo parlando di un periodo in cui questi contrasti non erano certo di attualità, né c'erano preconcetti negativi alla radice). Ad esempio le sue osservazioni sulla tristezza insita nella vita dei Balti, tipicamente ingrugniti e poco comunicativi, in contrasto con la gioiosità e l'allegria tipica dei Ladakhi, sempre pronti al gioco, allo scherzo e a far festa, nasce a suo parere proprio da questo atteggiamento di base, che ha condotto ad una organizzazione sociale molto diversa, anche se lo stato di miseria e pochezza di mezzi è molto simile nei due gruppi. In particolare nei Ladakhi si è sviluppata una soluzione familiare poliandrica in contrasto a quella poligamica dei Balti, senza che questo migliori la situazione generale della donna, sempre minoritaria e priva di potere famigliare (a differenza di certe società matrilineari come nella vicina Cina). Tuttavia questa situazione ha generato un particolare sistema ereditario, in cui il patrimonio rimane sempre indiviso e passa al figlio maggiore e in mancanza alla sorella maggiore, purché non sia sposata e via via, in mancanza al fratello maggiore o alla sorella maggiore purché non sposata (il matrimonio fa perdere alla donna il suo status all'interno della famiglia di origine), o ancora agli zii, mai al padre o peggio alla madre vedova. Questo sistema oltre a mantenere le proprietà indivise (come nel nostro maso chiuso) le fanno passare sempre a eredi privi di altre sostanze creando via via una società in cui il capitale rimane parcellizzato, ma non accumulabile. Questo sembra creare una società di economicamente uguali, meno sensibile alle gelosie, cosa a cui contribuisce anche il sistema poliandrico e renderebbe la gente più felice. Non saprei, tuttavia il sorriso dei Ladakhi mi è rimasto impresso indelebilmente anche dopo quasi 50 anni. Un volume per amatori comunque.


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mercoledì 22 settembre 2021

Sogni di una notte di mezza estate/autunno

 
Menton - sett. 21

Ieri vi ho illustrato con dovizia di particolari quale sia la mia fervida e impegnativa attività che occupa le mie giornate in questa località vacanziera. In realtà non dovete pensare che quando la mente è in stato, come si può dire, di totale inerzia, di coma vigile, di assenza di segnale, sia completamente bloccata e nullopensante. In realtà essa rimane libera di vagare nell'iperuranio e di norma può sognare e spesso lo fa. La mia in particolare in questo periodo di forzata inattività, sogna molto, complice il fatto che in pratica da un paio d'anni sono fermo al palo, cosa che mi infastidisce moltissimo, anche se non lo faccio trapelare troppo in quanto è una lamentela, tra le tante, inadatta a questi tempi, in cui per i più, i problemi sono molto, molto più gravi. Ovvio quindi che il sogno vaghi soprattutto nello spazio e si costruisca tutta una serie di itinerari del desiderio, che nella maggior parte dei casi rimarranno sulla carta, anzi nella testa, causa, in primis, il Covid che non sembra dare tregue definitive, in secundis l'età che purtroppo non si riesce a fermare e quindi li impedirà, vuoi a causa della salute sempre più malferma dell'anziano, sia del fattore tempo che si restringe giorno dopo giorno. Tuttavia a titolo puramente onanistico, volevo farvi un piccolo elenco dei viaggi che ambirei fare in un prossimo possibile futuro (non nella prossima vita però), prima di ricongiungermi al Grande Spirito o come meglio volete nominarlo. Partiamo da quelli che erano già stati impostati e che quindi sarebbero in teoria fattibili tra i primi.

  1. Sao Tomé e Principe - del quale avevo già pagato il volo, per fortuna in parte recuperato, anche se l'albergo da me ieri interpellato mi segnala che c'è di nuovo una recrudescenza di virus
  2. Georgia, Armenia, Adzerbajgian (con possibilità di Nagorno Karabagh e magari puntata in Abkazia) con tutti i contatti e gli itinerari già segnati, posto che la guerra (finita?) lo consenta.
  3. Argentina (con puntata di un paio di gg. a Montevideo, Concordia e cascate Iguassu e messa del piede in territorio del Paraguay) parte Patagonica con risalita della Patagonia Cilena (contatti già avviati)
  4. Seychelles - di facile preparazione
  5. Polinesia Francese - magari in coincidenza con i 50 anni di matrimonio
  6. Mongolia - in concomitanza di qualche festival importante, tra luglio e agosto
Non pensate poi che io disdegni il sistema crociera, in particolare ho già esaminato se venissero fattibili a buon prezzo:
  1. Isole del Caribe che ti consentirebbe di vedere una decina di paesi in un sol colpo e solo in questo modo es. questa: British islands, Antigua, S. Kitts, Guadalupa, Martinica, Dominica, Barbados, Trinidad, Grenada, S. Vincent, S.Lucia
  2. Nord estremo, con stop in Groenlandia e isole Svalbard, oltre ovviamente ai fiordi norvegesi
  3. Sud estremo - Crociera antartica, tuttavia impossibile per il costo proibitivo
C'è poi una serie di viaggi, almeno una ventina, che mi piacerebbero moltissimo ma sono tutti da preparare, lunghi:
  1. Da Seattle, Vancouver risalendo la costa fino ad Ankorage in Alaska
  2. Da S. Diego in Messico lungo la Baja California, risalendo poi il Messico del nord (barranca del cobre) in itinerario circolare
  3. Costarica coi suoi parchi, Panama e il canale e le isole S. Blas
  4. Bolivia (Salares e Titicaca) e Peru completo
  5. Equador con Galapagos
  6. Colombia completa
  7. Nuova Zelanda con estensioni possibili (Tonga, Fiji, Samoa)
  8. Tajikistan, Kirghizistan, puntata in Kazakistan e prosecuzione nella Cina del nord da Urumchi a Pechino. Eventuale escursione di 3/5 gg in Corea del Nord
  9. Corea almeno una 15ina di gg
  10. Giappone classico per la fioritura dei ciliegi
  11. Iran completo con estensione nel golfo (Bahrein o Qatar)
  12. Tutto Pakistan da Karachi fino alla valle del  Chitral
  13. Sumatra (lago Toba e isole Mentaway/Siberut), Sumba, Sumbawa, Komodo, Flores e Timor est
  14. Valle del Mustang in Nepal a patto che si possa fare con mulo o asino o cavallo, perché a piedi non ce la faccio più
  15. Mauritania e il suo deserto
  16. Togo, Benin e Ghana
  17. Parchi dello Zambia e Zimbabwe
  18. Uganda, Ruanda e Burundi con i gorilla di montagna
  19. Molte isole dell'Egeo sacco in spalla coi traghetti
  20. Tour australiano con Tasmania
Poi ci sarebbero una serie di viaggi brevi:
  1. Sudan e la zona archeologica di Meroe
  2. Mauritius e/o Reunion
  3. Isola di Madera
  4. Giamaica
  5. Nord dell'Angola con le sue tribù poco conosciute
  6. Punjab per la festa ad Amristar eventualmente con puntata in Ladakh nelle valli dove ancora non sono stato
  7. West Irian per il festival delle tribù
  8. Arabia Saudita archeologica
  9. Capo Verde, diverse isole

    Poi ci sono grandi raid in macchina da fare se qualcuno mi pagasse per farli e parlarne o scriverne

    1. Da Alessandria a Pechino (Austria, Ungheria Russia, Caspio, Turkmenistan Uzbekistan, Irkusk, Mongolia, Pechino)
    2. L'anno dopo, da Pechino a Delhi, traversando tutta la Cina interna, Tibet, Nepal e India
    3. L'anno dopo, Da Delhi ad Alessandria (via Pakistan, Iran, Turchia, Bulgaria, Serbia, Zagabria)
    4. Da Alessandria a Camerun lungo l'Atlantico per 22 paesi (Italia, Francia, Monaco , Andorra, Spagna, Gibilterra, Ceuta, Marocco, Sahara spagnolo, Mauritania, Senegal, Gambia,  Guinea Bissau, Guinea, Sierra Leone, Liberia, Costa d'Avorio, Ghana, Togo, Benin , Nigeria, Camerun) Ebola permettendo
    5. Da Nairobi a Città del Capo
    6. Da Ankorage in Alaska a Ushuaia 
    Infine ci sono i viaggi ad oggivimpossibili,vche non abbiamo fatto quando si potevano fare
    1. Afganistan fino al corridoio del Waziristan
    2. Libia col deserto del Fezzan fino al lago Ciad
    3. Eritrea con le isole fino a Gibuti
    4. Aden e valle dell'Hadramaut (Yemen) con Socotra
    5. Mali e la falaise di Badjangara fino a Tibuctu
    E poi ce ne sono un sacco di altri che a questo punto non elenco neanche visto che oggi ho sognato anche troppo. A domani

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    martedì 21 settembre 2021

    Trichechi e otarie

    Battigia - Menton - sett. 21

    Ohibo! Ho fatto un piccolo conto in un attimo di lucidità. In questi giorni dormo più o meno dalle 10 di sera alle 9 di mattina, circa 11 ore, a cui vanno aggiunte un paio d'ore di pennichella al pomeriggio, un paio d'ore tra operazioni nutritive, di cura del corpo e di esigenze fisiologiche varie, durante le quali opero in totale automatismo, in una sorta di totale annebbiamento mentale. A queste vanno aggiunte un paio d'ore di dormiveglia sulla spiaggia, cullato dal dolce suono della risacca e infine un'oretta (suddivisa in due mezz'ore, prima e dopo il dormiveglia) a mollo nell'acqua alla quale accedo strisciando come un tricheco spiaggiato senza curarmi dell'harem di tricheche che mi circonda, obnubilato ormai come sono. L'acqua è il mio elemento vitale, ci starei dal mattino alla sera, anche se in effetti non so neanche nuotare, ma rimanere cullato dall'onda con l'apparente sensazione di essere senza peso come quando l'aereo stratosferico, dopo aver raggiunti la quota di massima parabola, si lascia andare alla discesa e tu rimani lì a galleggiare senza peso per una decina di minuti (tutti avranno provato questa magica sensazione, almeno credo) non ha prezzo, così almeno dice Elon Musk. In effetti per me rimanere per un'oretta con questa sensazione di essere con una trentina di chili in meno di peso, così mi assicura Archimede, è così piacevole, da farmi rimanere appunto in uno status di assenza di pensiero, una pace mentale, una sorta di atarassia prospettica, dalla quale non mi smuovono né i bagnanti festosi, pochi in questa stagione, né le onde più violente provocate dalle barche di passaggio. 

    Insomma, se avete fatto la somma siamo a circa 18 ore di totale stand by mentale, senza neanche la lucina rossa accesa, non mi serve. Rimangono solo sei ore giornaliere per pensare e di questi tempi direi sono già fin troppe. Qualcuno dirà che mi sto preparando al sonno eterno e sto allenandomi al momento in cui diventerò cliente di Bagliano. Ma se ci pensate bene, in fondo sei ore per pensare non sono poche. Quando prestavo la mia opera al mondo, obbligo necessario per procurarmi da vivere, cosa che ho sempre considerato una punizione biblica, benché abbia avuto la fortuna di fare un lavoro di grande piacevolezza, ma chi lavora come dipendente ha questo destino purtroppo, d'altra parte non ho avuto la voglia e la capacità di mettermi in proprio, per tentare soddisfazioni diverse, dovevo forzatamente dedicare dalle otto alle dieci ore al giorno, molti sabati inclusi a utilizzare la mia attitudine mentale (le braccia no, quelle non ho mai saputo o dovuto adoperarle, essendo nato con due mani sinistre e inadatte a qualunque lavoro fisico-pratico, unico muscolo usato nella vita, la lingua, pur senza aver mai fatto l'attore porno, non avevo le fisique du rol), per fare cose che esulavano completamente dai miei interessi e quindi il mio lavoro mentale era completamente avulso dalla mia vita personale. 

    Unite alle otto ore di sonno e poco altro ecco che anche qui non rimanevano che sei ore scarse per le mie elucubrazioni e meditazioni filosofiche, più o meno quanto adesso. Quindi non accetto nessuna critica in merito e continuerò a rotolarmi ancora per un po' di giorni tra battigia e acqua da buon tricheco anche se non dispongo di uno strato di sugna paragonabile, anche se mi ci metto d'impegno per incrementare lo spessore e difendermi dal freddo artico, che mi consenta di rimanere immerso di più senza sentire la morsa del gelo quasi autunnale dell'acqua della côte, siamo sui 25°C esterni, non so l'acqua che mi avvolge, dove i branchi di otarie che mi circondano, sguazzano felici occupando il mio spazio vitale. Vuol dire che questa sera cercherò di incrementare lo stato con qualche ostrica e un bel fritto misto, poi vi dirò.


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    lunedì 20 settembre 2021

    Recensione: A. Roy - Il ministero della suprema felicità

     


    Arundhati Roy è una grande scrittrice. Il fatto che sia fortemente schierata, cosa che le fa assumere spesso posizioni estreme e non condivisibili, non inficia assolutamente il fatto che quando si mette a raccontare, il suo scrivere scorre leggero e coinvolgente, scava a fondo nel cuore, delinea con rara delicatezza gli aspetti più nascosti dei suoi personaggi e soprattutto, cosa che la pone per questo tra i miei autori preferiti, racconta l'India vera, concreta, nei suoi particolari più crudi e realistici. Chi conosce almeno un poco il subcontinente indiano (perché in tutta questa area spaziano le sue storie) non può non apprezzare questo aspetto che riporta direttamente ai profumi, agli odori, ai miasmi di questa terra straordinaria, dipinta sempre senza oleografie e ammiccanti aspetti esotici di circostanza. Soprattutto chi si avvicina a queste vicende, scoprirà la tremenda violenza che opera in questo mondo apparentemente dolce e gentile, che rappresenta comunque circa un quarto della popolazione della terra. Stragi, massacri e morti nella maggior parte dei casi assolutamente poco conosciuti, dimenticati o neppure sfiorati dal racconto dei nostri media, negli anni e nei decenni passati. Laggiù, quando parte qualche protesta o lotta tribale o religiosa o perché no, politica, si parla sempre di migliaia di morti, quando non di decine o centinaia di migliaia. Le basi di questa inesplicabile follia è data principalmente dall'odio e dalle vendette trasversali provocate dalle religioni e questa terra è il crogiolo di tutte le religioni del mondo che si intersecano e si moltiplicano in tutte le loro più minuscole varianti. Non ne manca nessuna. 

    Questa particolarità, mescolata alle centinaia di etnie, tribù e caste provoca un viluppo di contrasti che può esplodere in qualunque momento e per qualsivoglia minima provocazione. E' in questo ambiente pericoloso e sempre sul punto di esplodere che si dipana questa bellissima storia che segue la vita di alcune donne, diverse tra loro eppure alla fine legate dalle vicende della vita. Donne dell'India moderna, allo stesso tempo disinibite e legate dai vincoli delle tradizioni millenarie che le costringono in lacci inestricabili; donne non donne, e qui si racconta molto bene lo stato assolutamente anomalo degli Hijra, la casta di transessuali che costituisce da secoli un unicum assoluto, con tutti le sue particolari tradizioni e regole di vita. Un romanzo duro, col sottofondo della rivolta del Kashmir (chi ne ha mai sentito parlare), tuttora in atto, con le sue migliaia di morti, repressioni e torture che ha trasformato quella terra di straordinaria bellezza, in un luogo di terrore; di quella del Punjab seguita all'uccisione di Indira Ghandi e allo sterminio di migliaia di Sigh; quella dell'Orissa dove i gruppi tribali di Adivasi hanno costituito bande di ribelli o terroristi maoisti, con conseguente durissima repressione ed infine la violenza quotidiana delle grandi megalopoli, provocata da una autorità minata dalla microcorruzione. Insomma un libro che piacerà moltissimo a chi ama l'India, che contribuirà molto a farla conoscere nella sua realtà a chi ne ha solo sentito parlare da lontano e che la renderà ancora più insopportabile a chi già non la sopporta. Comunque un libro da non perdere assolutamente.


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    domenica 19 settembre 2021

    Recensione: W. Smith – L’uccello del sole


     

    Dato che siamo al mare, vi segnalo questo classico libro da ombrellone, nel senso che non hai bisogno di molta concentrazione per andare avanti e anche se al tuo fianco hai qualche querulo vicino che schiamazza senza mascherina, puoi procedere nella lettura senza troppi problemi. Classico libro di avventure alla Indiana Jones, che grazie al mestiere di un maestro di questo genere di scrittura di consumo, procede speditamente con la spinta della voglia di vedere come finisce e senza troppi spunti filosofici su cui ragionare. Anche se di nullo valore letterario, il tempo te lo fa passare, ormai si trova nelle edizioni da 5 euro e dato che è la solita mappazza di 500 pagine, con 1 euro all’ora il tempo passa piacevolmente senza stare a sentire le notizie dei telegiornali. Una storia di archeologia africana, con tanto di ritrovamenti, mistero e collegamenti con i lontani cartaginesi. Noto che il libro è del 72, quindi in pratica sono passati una cinquantina d’anni e quando il nostro Wilbur lo scriveva, il Sudafrica e tutti gli altri paesi attorno erano ancora in una situazione ben diversa da quella odierna ed i bianchi della sua tribù avevano ancora in mano tutto e pensavano di averlo per sempre, anche se i segnali che qualchecosa scricchiolava si cominciavano ad intuire, cosa che si sente molto bene tra le righe del racconto, dove i negri sono ancora tali e nessuno si sogna di chiamarli neri e i bianchi si sentono ancore ben chiaramente portatori di civiltà. D’altra parte i tempi erano quelli e bisogna sempre contestualizzare. Oggi credo che lo avrebbe riscritto con maggiore attenzione.


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    giovedì 16 settembre 2021

    Lamenti

    Menton - la plage


    Che siamo esseri incontentabili l'ho già rimarcato più volte, noi metereopati in particolare. Se non piove, c'è il problema della siccità, che, per carità bisogna chiedere subito lo stato di crisi; se invece piove, maledizione è finita l'estate; se c'è il sole, fa troppo caldo, che pizza, si soffoca; se è nuvolo, non se ne può più di questo tempo di m... E sempre un occhio al meteo e maledizioni a destra e a manca se non ci azzecca al millesimo. Ora, ho capito che non bisogna esagerare, ma nel tempo in cui sono stato nell'Eden della Val Chisone avrò avuto si e no 5 o 6 giorni davvero belli, di quelli in cui al mattino si mette la testa fuori e non ce n'è per nessuno, si parte per la gita a una vetta, che poi io di gite alla vetta non ne faccio più da venti anni, lo so, e al massimo mi trascino fino alla Rosa Rossa a far venire ora di pranzo, lamentandomi coi vicini di quanto è cogliona la gente, ma fa niente, tanti altri magari la facevano la gita. Ma nello stesso tempo non è piovuto praticamente quasi mai o comunque mai nel momento giusto e mi riferisco naturalmente alla luna, per cui i miei incaricati non hanno portato a casa neanche l'ombra di un fungo che è uno e quindi quest'anno non ho avuto il piacere di mangiare neanche due porcini fritti di numero, che direi è quasi blasfemia. Adesso che sono al mare sono due giorni che piove, anzi peggio, il primo mi ha fatto andare fino in spiaggia, pagare il parcheggio e poi si è messo a sgocciolare, per cui ho dovuto scappare a gambe levate, smenandoci pure i due eurini. Il secondo era prevista pioggia da magnìn tutto il giorno e specialmente dopo l'una, per cui visto che al mattino già veniva bene, non sono neanche uscito di casa (salvo inviare un veloce messo ad acquistare due ettari di tarte au pommes, che mi fa impazzire come la fanno qui) e adesso sono ore che è uscito il sole, anzi ad onor del vero farebbe già caldo, roba da far venire il nervoso. E non avrei neanche il diritto di lamentarmi? Il peana dell'Eden l'ho già fatto ieri, oggi direi che ce n'è abbastanza per scatenare le reprimende del pensionato uggioso, a questo punto mi mangio la torta e ci vediamo domani!


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    mercoledì 15 settembre 2021

    Eden

     

    Menton

    Mi sono fatto convinto, direbbe Montalbano, che se c’è mai stato un giardino dell’Eden, o come volete chiamarlo a seconda della vostra religione, che ognuna ha il suo particolare Paradiso terrestre, questo è sicuramente stato ideato in riva al mare. Non c’è ragione che non sia così, date retta a me che ne ho viste tante e tanti di posti bellissimi e accattivanti. Certo la montagna è magnifica, le vette incombono e portano a considerare il sentimento del sublime, d’accordo, ma al mare innanzitutto c’è il mare e questo credo che nessuno lo possa negare, è un assioma lapalissiano e incontestabile. E al mare non puoi stare che bene. Bastano i piedi al contatto con la sabbia, quella pressione delle dita che la penetrano come fosse carne viva, calda e pulsante, il leggero crocchiare che provoca il tuo peso quando il tallone la penetra e la stessa fatica dell’onda che bagna appena la riva, dove vai a mettere il piede affinché sia lambito dolcemente, affinché tu possa sentirne il calore, l’umidore accogliente di quel liquido amniotico da cui arriva la vita di questo pianeta. La carezza del sole sulla pelle e il profumo che ad occhi chiusi senti arrivare da quel piano azzurro in perenne movimento, un odore salso e sapido, di alga viva, di pietra bagnata, di scoglio scolpito dall’impeto della spuma bianca che lo tormenta nell’acme  infinito, mentre si sbrindella in mille schizzi di piacere. 

    Il caldo non ti soffoca mai, intanto perché sei pressoché nudo, quasi allo stato di natura, anche se sgradevole alla vista, ma pazienza, in fondo nessuno vede se stesso e la tendenza comunque è a soprassedere, a giustificare, in ogni caso a non essere troppo severi nel giudizio, anche se non ci sono vesti che occultino o camicie che facciano difetto. E se per caso fa troppo caldo, proprio lì a due passi, c’è il più straordinario modo di rinfrescarsi, ogni altro è un succedaneo, un sostituto miserevole e non paragonabile al bagno di mare. Una vasca infinita nella quale crogiolarsi all’infinito e poi ancora. E quando ne sei sazio, se mai arrivi ad esserlo, c’è tutto quello che sta alle spalle della battigia, una terra di latte e miele, da cui vengono brezze di monte, leggere e profumate, sentori di rosmarino e borragine e più avanti odori più forti di lentischi e tamerici selvagge ed aspre (sempre così sono le tamerici, lo dicono almeno i poeti, io non so neanche cosa siano, al pari degli asfodeli dell’altro giorno, ma dai, fa tanto poetico e suona benissimo). Il monte del mare poi, è quasi sempre selvatico e spinoso, la macchia mediterranea impenetrabile e aspra, ma ricca di profumi forti e distintivi che richiama sempre il salmastro dell’ingombrante vicino. 

    In questa stagione poi, la folla ha lasciato la spiaggia e stare sulla rena a piedi nudi, quasi da soli (oggi ci saranno state venti persone in un chilometro), solo qualche presenza lontana che prova col piede la temperatura dell’acqua, non ha prezzo. Sarà per questo che per non farti godere troppo, chi pensa all’organizzazione generale ha deciso che da oggi qui sulla côte debbia piovere, cielo grigio e nuvole spesse che non promettono nulla di buono, come dire: non farti troppe idee in fondo sei un travet con la nuvoletta nera che ti segue, non pretendere troppo, soffri in silenzio e vediamo se starai bravo, tra qualche giorno. Anche domani pioverà, stavolta copiosamente, pazienza, tanto siamo già nel paradiso terrestre, perché lamentarsi, al limite come consolazione, c’è sempre la sfilata dei ristoranti sulla passeggiata. E se non mi sentite per qualche giorno non fateci caso, un po’ sarà la pigrizia che mi prende quando mi spiaggio come un otaria, un po’ il roaming che con i suoi costi nascosti mi impedisce di collegarmi.

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    domenica 12 settembre 2021

    Profumo di asfodelo

     

    asfodelo - da wikipedia

    Oggi non scrivo niente, non ho né voglia, né idee, mi spiace. Mi guardo un episodio della casa di carta e oggi pomeriggio, mi godo il gran premio di Monza. Avrò ben diritto a un po' di riposo, insomma! Dopo tre mesi di direzione lavori (da un tavolo del bar della Rosa) sono assolutamente esausto, le fatture le ho pagate tutte, così ho abbandonato le impalcature ancora allo stesso punto di prima e mi potrò cominciare a godere finalmente un po' di vacanza marina, che è un anno intero che non sento lo sciabordar dell'onda ed il profumo di asfodelo! Veramente non so neanche cosa sia l'asfodelo, devo andare a cercarlo su wiki benedetta, ma sentitelo, ripetetevelo a mezza bocca un paio di volte, asfodelo, asfodelo, che suono dolce e delicato, di sicuro un profumo inebriante, seppure sottile e femmineo, da suscitare pensieri inconfessabili. Ci sono parole che per il loro stesso suono, nella nostra lingua dalle parole lunghe e musicali, danno diletto e godimento al solo pronunciarle, sia per il significato sotteso che anche solamente per il loro sonar gentile e ricco. Salciccia, per esempio; al solo ripeterla vi riempie la bocca, vi sazia e vi delizia al tempo stesso, vi rende ebbri di quella soddisfazione che si prova quando si soddisfano le passioni, i vizi più condannabili, la gola in questo caso. 

    Dovrebbe essere un esercizio consigliato dai dietologi in sostituzione ai pasti, almeno a qualcuno di essi. Tutto ciò mi fa ricordare che dovrei sentirmi pronto alla prova costume, in quanto tra un paio di giorni dovrò esibirmi di fronte alle esigenti e raffinate francesi. Non ho lavorato molto su questo punto. lo confesso, vorrà dire che anche quest'anno se ne dovranno fare una ragione. Ma continuiamo invece a vellicarci con le parole, Maccherone, Filomena, Stracciatella, sentite che melodia, che cadenza, sembra musica a ripeterla, deve essere facile fare il rapper in italiano, le frasi suonano già da sole. In molte lingue deve essere molto più difficile. Il cinese ad esempio, in generale, come tutte le lingue monosillabiche, zhong, mao, bian, ti arriva subito il concetto, ma il suono non ti impasta la bocca, non ti lascia il tempo, perché il suono della parola ti ronzi nella mente riscaldandola con la sua sola musicalità. 

    Altre come l'arabo e il tedesco le sento un po' ostili con la loro rauca pronuncia, le aspirazioni continue che danno ansia, i suoni duri e raschiati, per creare atmosfere ambientazioni da sogno. Anche un lied cantato con dolcezza, mi urta come un ordine perentorio da parte di un taliban col mitra in mano. Invece altre lingue come il russo, con le sue parole lunghe e modulate, suoni che paiono vergati a mano come note delicate su un pentagramma di pergamena, mi paiono più adatte al concetto che ho cercato di esprimere. извините пожалуйста, sentite la dolcezza del suono, l'abbondanza delle i che rendono più dolce la frase, l'abbondanza di vocali, le a che si trascinano più a lungo quasi a voler ancora chiedere scusa. Se poi il tutto è pronunciato da una donna biondissima, con gli zigomi alti e gli occhi di un azzurro cielo che sfuma all'orizzonte in una tundra infinita, pelle delicata come le betulle bianche, non vi farebbe sdilinquire al solo ascoltarla, non vorreste rimanere lì a sentirvelo ripetere di nuovo e poi ancora? Di certo l'invenzione del linguaggio ha fatto fare il salto di qualità, almeno quanto la cottura dei cibi, non c'è dubbio e con questo vi confermo che oggi non ho voglia di scrivere altro e mi ritiro.

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    sabato 11 settembre 2021

    E adesso fa caldo

    Alessandria - il ponte Mayer

    L'uomo è davvero un animale incontentabile. Non finivo di lamentarmi fino a ieri di come ormai la montagna stesse volgendo il capo verso l'inverno, gufando neve, gelo e tormenta e adesso son già qui a neanche 24 ore di distanza, nella città tentacolare che mi lamento di come faccia ancora caldo, della pelle appiccicosa e e delle lenzuola che si attorcigliano attorno alle gambe. Bisognerebbe porre un freno alla lamentosità della gente, oggi ancor più di un tempo dato che tutte queste querule geremiadi vengono poi moltiplicate sui social sui quali, io per primo, si sfogano tutti i malesseri degli incontentabili umani. Chi li ha inventati forse non aveva neppure previsto che il motivo di questo successo inimmaginabile, fosse dovuto in primis a questo aspetto di pianto continuo e ovviamente poco motivato, almeno nella maggior parte dei casi. Certo poi viene la possibilità di esternazione della propria parte oscura, l'odio sparso a piene mani e la goduriosa possibilità di spargere scemenze, insulti e menzogne a profusione senza doverne pagare pegno. Questa un po' la sindrome già conosciuta, dell'abitacolo della propria auto, luogo liturgico all'interno del quale persone di norma ammodo ed educatissime, si lasciano andare alla esternazione delle peggior cose all'indirizzo di chi li circonda, anche questi protetti a loro volta dalla confortevole corazza di lamiera del proprio veicolo. 

    Non è detto infatti che, fermata l'auto o nel nostro caso abbandonata la tastiera e scesi in strada, poi la gente sfoderi il proverbiale cacciavite per perforare l'intestino tenue del proprio avversario, qualche volta lo fa, è vero, ma in misura minima rispetto ai casi che si dovrebbero prendere in esame. Questo succede dappertutto, anche nella rispettosissima Cina dove nel traffico ho sentito più volte al mio pilota e accompagnatore pronunciare l'orribile e irriguardoso wan ba tan, uovo di tartaruga (l'edulcorazione del nostro stronzo) l'impronunciabile insulto rivolto a chi tagliava improvvidamente la strada, cosa che mai sarebbe stata digeribile se pronunciata di persona personalmente, direbbe Catarella. Insomma sarei quasi portato, non dico a giustificare la cascata inarrestabile di insulti, vituperi e porcherie inviate via web, accettandole come sfogatoio liberatorio del popolo, una sorta di stanza delle violenze data in uso temporaneo dove tutto è concesso una tantum, anche l'uso della mazza da baseball per sfondare ogni cosa a portata di mano, per poi poter tornare, una volta uscito, ad una vita civile e dignitosa fatta di prego, scusi, prima lei. Ma sì, anche se fa caldo, maledizione, gustiamoci ancora un po' questa libertà e ragioniamo sul fatto che avremmo potuto benissimo nascere in Afganistan.


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