martedì 31 agosto 2021

L'insostenibile pesantezza dell'essere

 

Kundera - dal web

Un'altra bella giornata, fresca ma coi colori tenui e netti della montagna di fine agosto. Un altro giorno di piacevole sospensione, nel galleggiare attutito del liquido amniotico del non senziente, ma solamente dell'avvilupparsi del pensiero, debole naturalmente, come si confà alla nostra epoca del troppo sempre, dell'essenziale mai. La montagna aiuta in questo vagare mentale, mentre il corpo si adagia in attesa che il giorno passi, d'altra parte cosa dovrebbe fare, considerato anche il peso, la massa grassa, direbbe il dietologo, certo non indifferente. Anche soltanto guardare i pendii verdi che scivolano piano verso valle, le cime frastagliate di pietra viva, scaglie corrose e imputridite dai secoli che cercano di rimanere vetta, condannate dal destino e dalla gravità a scendere comunque; il tempo passa per tutti, mentre si aspetta che il sole scompaia dietro la quinta quasi orizzontale dello spartiacque. Certo è bellezza pura che evita di farti considerare le miserie del corpo, le voglie non sopite ma ormai lontane, il cielo che infiamma ormai soltanto più i meandri della mente, con qualche scarica debole mentre la luce rossastra del tramonto illumina ogni cosa col fascino della nostalgia, come la ghigliottina

Come dice ancora l'amico Milan, il senso della bellezza libera di colpo dall'angoscia e la riempie di un nuovo desiderio di vivere. Ecco di questo c'è alla fine bisogno, che questo anno e mezzo ha agito come il caffelatte al bromuro anche sui desideri purtroppo, categoria così prossima ai sogni da rendersi sovrapponibile e a questo punto soppressi. Il rendersi conto dell'inutilità di tutto, se fai mente locale ad una famigliola con sette bambini dissolta in un attimo per dimostrare una reazione qualunque, un danno collaterale da minimizzare, che comunque il tuo possibile votante accetterà di buon grado, cosa mai vuoi che sia. Come dice ancora lui, una vita che scompare una volta per sempre, è simile a un'ombra, è priva di peso, è già morta in precedenza, e, sia stata terribile, bella o splendida, quel terrore, quella bellezza, quello splendore, non significano nulla. Forse non è neppure una cosa triste, è semplicemente così, un lancio di dadi in un gioco inutile. E poi, calato finalmente il sole e l'oscuro blu diventato il padrone di tutto, anticipando il tuo futuro obbligato, finalmente passerà un altro giorno, così che alla fine ne manchi ancora uno di meno.


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lunedì 30 agosto 2021

Sorgo nero

immagine dal web

E' una campagna apparentemente serena quella che scorre veloce dietro i finestrini dell'auto, mentre vai senza soffermarti troppo se non coda dell'occhio, sulle fughe di colori ed i quadri regolari dei campi. In realtà è soltanto apparenza, se ti fermassi a guardare meglio scorgeresti una sofferenza nascosta, poco appariscente, che tuttavia permea il territorio in maniera abbastanza uniforme. Dietro alla campagna rigogliosa della tarda estate, avverti, se vuoi interessarti davvero di come stanno le cose, un senso di mancanza e di deprivazione che si va facendo sempre più forte e pericolosa, una insoddisfazione sorda che incide sullo stato delle cose in profondità. C'è una siccità insistita che prosegue da mesi e l'acqua, che non arriva se non a scrosci inutili e violenti, comincia a mancare. Le stoppie dei frumenti e dei cereali a paglia corta, sono ormai sterili spuntoni che a malapena coprono campi seccagni nei quali la superficie si spacca dopo essersi ritorta e asciugata; quelli arati sono oramai privi completamente di umidità e non hanno avuto più la forza di far crescere che qualche raro stelo di erbe dure e filose. 

Gli appezzamenti di mais che dovrebbero essere al loro massimo vigore, visti da lontano paiono distese di oro puro, ricchezza gioiosa, ma da vicino si mostrano gialli e secchi con qualche misera striatura di verde che sta ormai scomparendo. Le foglie avvizzite si sono accartocciate le une sulle altre e se le le penetri si spezzano scrocchiando come bende rinsecchite di mummie antiche che emanano sbuffi polverosi. Anche la piralide ha fatto poco danno nel cercare un poco di umidità nelle spighe quando ancora erano tenere e dolci. Lo sviluppo si è arrestato e sono rimaste piccole e stortagnole, di certo i chicchi radi e striminziti. Il vento che sfiora la coltura ne fa gemere i fusti che scricchiolano come chiedendo aiuto. In mezzo a qualche campo emerge qualche orgoglioso fusto di elianto, residuo evidentemente di una coltura precedente, che è rimasto inutile parassita a marcare la differenza di bisogno d'acqua, ma con una capocchietta piccola e insignificante, segno della perdita della vigoria dell'ibrido dei suoi genitori. 

C'è invece qua e là, qualche campo di girasoli che tuttavia hanno perso la solare corona di petali gialli, cedendo la bellezza vana in favore di un abnorme disco centrale ormai carico e gremito di semi neri, ricchi di olio e sostanza, che stanno ancora gonfiando a dismisura. Loro hanno bisogno di poca acqua e si adattano anche a questo clima più difficile. Quest'anno poi, ci sono anche diversi campi di sorgo, molti di più che in passato, questi invece rigogliosi e forti mostrano con orgoglio una pannocchia apicale grassa e turgida, al massimo della sua possibilità. E' il cereale dell'Africa, abituato a vivere di poco o nulla, poco nutrimento, poca umidità, poca cura. Laggiù sopporta ogni genere di stenti, ma resiste e ce la fa quasi sempre ad arrivare a maturazione. Qui, non gli sembra vero di trovare quello che agli altri sembra misera micrania. Il pretenzioso e nobile frumento, il mais arrogante, faticano assai, devono avere tutto al meglio, se no è tutta una lamentela, non ce la fanno proprio, una fatica di vivere che li rende sempre più deboli e lamentosi, che pena. Loro no, sono abituati a farsi bastare il poco che c'è e a riuscire a sopravvivere quando gli altri faticano. Il girasole del lontano est che si fa bastare la poca umidità che trova e il nero sorgo africano a cui è sufficiente anche meno, abituato com'è a ben altra sofferenza. 

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domenica 29 agosto 2021

La temperatura scende.



Ci godiamo questi scampoli di fine estate come il sibarita che tira su con la cannuccia le ultime sorsate del cocktail con l'ombrellino sullo sdraio imbottito del villaggio vacanze. E' pur sempre vero che dopo il primo temporale d'agosto si scivola via, velocemente purtroppo, verso quell'autunno malagevole che precede l'inverno. E' una metafora della vita naturalmente, molto fastidiosa in verità, perché se è vero che stiamo qui ormai da quasi tre mesi a guardare il cantiere da veri nullafacenti (e che altro dovrebbero fare i maledetti pensionati succhia risorse di questo povero stato in miserie croniche) la vita scorre via veloce di giorno in giorno, ogni volta uno de mas y uno de meno. Questo Covid maledetto che ha rubato a tanti la vita e a moltissimi lavoro e risorse, a me ha rubato il tempo, ormai quasi due anni coi piedi inchiodati a terra come oche da fois gras, adesso a malapena mi lascia muovere nella mia aia sempre che munito di crin gras o come meglio dir si voglia, mettendo in ridicolo il mio spleen di andare a vedere cosa ci sia dietro la collina, certificandomi che tra non molto a fare quella strada che automaticamente diviene sempre più erta, non ce la farò più fisicamente o peggio mentalmente, che già le cose bene non vanno, se è vero che l'altro giorno mi dannavo perché non trovavo più il telefono, mentre stavo telefonando al mio amico, che pur quasi inchiodato su una seggiola a rotelle, è sempre pieno di entusiasmo e progetti. Tuttavia questa è la nostra condanna, invidiare chi sta meglio di noi e non girarci neppure un attimo a guardare quello che sta dietro alle nostre spalle, neanche fossimo a Kabul a distinguere tra talebani e qaedisti, per scegliere da quali farci segare il collo. In fondo noi apparteniamo a quel mondo che gli abitanti di quelle terre disgraziate, prima seduce e poi manda direttamente affanculo, fregandosi allegramente della loro sorte, tradendoli di volta in volta senza pietà. Dovrebbero averlo capoto da un po' credo, eppure ogni volta che andiamo ad esportare i nostri McDonald, ci aspettano come salvatori, meravigliandosi di quando li abbandoniamo in brache di tela ai primi tagliagole di passaggio, non appena abbiamo finito di vendergli le armi che ci avanzavano, le immondizie che non sapevamo più dove mettere, di depredargli quel poco che hanno, magari lasciando ad altri molto più furbi la roba più fine e ricercata, litio, terre rare e quant'altro, ma tranquilli, c'è chi ci pensa. 

D'altra parte è sempre stato così, quando le varie potenze europee si spartivano l'Africa depredando tutto il possibile, noi abbiamo preso uno scatolone di sabbia, mollandolo non appena ci si è accorti che galleggiava sul petrolio e abbiamo tentato di occupare l'unica terra che tutti gli altri avevano scartato, forse perché era l'unica nazione africana con un vero esercito, che infatti ce le ha suonate sonoramente, come del resto aveva fatto a tutti quelli che avevano tentati di prenderseli prima. Forse in queste cose non ci sappiamo fare. Rimane solo da guardare in TV la carneficina dei corpi tritati, magari spegnendo l'audio per non sentire commenti che interpretano le vicende secondo gli interessi delle nostre camarille locali, che le elezioni sono sempre alle porte. Ognuno pensa solo a razzolar qualche voto, è normale, il puzzo dei cadaveri tanto non arriva fin qui e si possono comunque usare a seconda degli interessi, anzi bisogna portarne a casa qualcuno per far vedere quanto siamo umani, meglio donne angariate e burqate da liberare e lasciare affogare gli altri che in questo momento non sono in copertina, anzi ci vuole il blocco navale. Vero che siamo ancora ad agosto e i cortei di quattro antivax non bastano a riempire le pagine dei giornali, già sottilissimi, ma per fortuna è ricominciato il campionato e Bebe Vio riesce a farci sognare comunque.


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venerdì 27 agosto 2021

Tiraspol?

 


Allora la notizia di oggi è che il Tiraspol squadra transnistriana è passato alla fase a gironi della Champions addirittura nello stesso girone dell'Inter. Tenuto conto che nella mia proiezione fatta a Fenestrelle, di una quindicina di giorni fa in cui ho parlato della Moldova e dintorni, ad un pubblico stranito che della Transnistria non aveva mai sentito parlare, pensate un po' che sorpresa, compitando il giornale di stamattina vedere che proprio della squadra della capitale si parla a gogo, cosicché i miei amici si saranno resi conto che non parlo a vanvera, ma che il luogo citato non solo esiste ma è anche assurto agli onori della cronaca sportiva per il momento, dunque vedete che è bene tenersi informati. Allora a questo punto punto, da buon milanista mi tocca dire forza Tiraspol e vediamo se riesce a passare agli ottavi. Badate non che non si tratta mica di una squadra bau bau micio micio, anzi, siccome il grano c'è, visto che è sponsorizzata con fior fior di milioni (e non si tratta di rubli transnistriani, ma di verdi dollaroni sonanti) dalla Sheriff che è l'unica industria del paese, naturalmente di proprietà del parente del capo politico del paese stesso, tanto per capirci e che ha infarcito la squadra di fior fior di campioni stranieri per cui staremo a vedere, non dovrebbe trattarsi proprio di una squadra materasso e al limite, voglio un po' vedere quanti si preparano ad andare a vedere la gara in trasferta proprio a Tiraspol. Magari contattate il mio amico Alfredo Ferrari, provetta guida sul posto, che vi potrà sicuramente organizzare un giro da quelle parti, partita inclusa. Se vi interessa saperne di più, sulla città e sul paese, date un'occhiata al mio libro Moldavia e Transnistria, acquistabile qui, anche in ebook, dove se ne parla a lungo.


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sabato 21 agosto 2021

Le ombre dei ricordi

Kawa mrojiona


L'estate starà pure finendo, però dopo pessimi giugno e luglio, ci si stanno godendo le dolci giornate di questo fine agosto montano, come se non ce ne fossero mai state di uguali. Il mattino con la sua freschezza pungente, che ti fa aggrottare le spalle fin che il sole non sorge da dietro la montagna un po' più pigro di un mese fa, ma che poi sale ancora deciso e scalda subito le ossa ancora crocchianti per la notte. Le ginocchia cigolano un po', faticano a rimettersi in moto, è così la mattina per l'anziano, facciamocela andar bene comunque, fino a che ce la si fa a fare la salita e i gradini che portano alla farmacia del paese, il negozio più frequentato naturalmente. Poi puoi scendere tranquillo fino a comprare il giornale, entrando rapido, complice il rito della mascherina, i sorrisi di turno e i buon giorno scanditi dall'abitudine e dalla serena coscienza di essersi di nuovo ritrovati il giorno successivo, inshallah. Il rito del marocchino al bar con due paste di meliga per farsi buona la bocca, rimasta un po' storta dopo aver compitato velocemente i titoli della prima pagina, ma che vuoi, niente di nuovo sotto il sole, tutta roba prevista e prevedibile, il buono deve ancora venire, si sa. Un po' di commenti, appunto da bar, per far venire l'ora di pranzo. Certo che è dura, stare sotto un grande ombrellone, con le ginocchia vellicate dai raggio del sole caldo mentre dietro la schiena ti accarezzano questi meravigliosi 25°C o giù di lì, più o meno. 

Verranno due gocce nel pomeriggio. Ma faccia un po' quello che vuole, tanto, chi sta meglio di così. Certo rimane la nostalgia del fatto che non puoi neanche più sognare qualche terra lontana, forse ormai perduta per sempre, chissà se e quando si potrà, magari la gamba non ce la farà più o peggio ancora la testa, che già sembra faccia un po' troppa fatica adesso, tanto per poter macinare i rimpianti dei vecchi. Di pomeriggio sul mio terrazzino c'è una pace che anche l'aria è ferma, la lucertolina sul muro di pietra è immobile, ferma anche lei a godersi questi scampoli di sole, delicato e gentile. Anche i miei cagnolini di solito aggressivi verso la sua specie, la guardano svogliati, godi anche tu lucertola, succhia la vita immobile e vivi il tuo sereno breve futuro. Del tuo passato forse altrettanto lieve avrai contezza? Chissà. Il cameriere polacco del bar ha sgranato gli occhi quando gli ho ordinato un kawa mrojiona, vile sfoggio di memorie lontane appunto, un caffè freddo shekerato col ghiaccio tritato che mi aveva, con le sue origini, portato alla mente, bevuto in quella piazza di Varsavia, 55 anni fa, quando dovevo ancora cominciare la conquista del mondo. Gincuje bardzo Luca che me lo hai portato alla mente. C'era lo stesso sole discreto, la stessa aria leggera di fine estate e le gonne leggere delle ragazze svolazzavano al vento del nord. Le nubi lontane non facevano paura, affatto, i temporali estivi bagnavano poco anche lassù e la bandiera rossa sul palazzo di governo pendeva floscia, forse presagendo il suo destino venturo. In mano avevo un ciondolo di ambra che forse suggeriva il mio.


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venerdì 20 agosto 2021

Serata China

 


E' accaduto l'impensabile, per la prima volta ad uno dei miei appuntamenti, il "servizio d'ordine" presente, incaricato di controllare il green pass, eheheh, un controllo spietato, ha dovuto respingere la folla che voleva entrare ad ogni costo nel salone dove ho fatto la mia chiacchierata estiva. Accidenti, questo proprio non me lo aspettavo! Sarà che la Cina è un argomento di attualità e che probabilmente suscita un certo interesse, fatto sta che, complice il virus che ha ridotto le capienze della sala per disposizione di legge, sia la mancanza di sedie, ma una quindicina di mie aficionadas e amici vari se ne sono dovuti tornare a casa, con le scuse di chi, facendo il suo dovere, ha dovuto loro impedire l'accesso. Troppa gente, capito, troppa gente ad una mia conferenza, cose da pazzi e dire che qui in agosto ci sono spettacoli di tutti generi, ad esempio Vecchioni in persona e le serate di Tangram teatro, mica baubau micio micio. Va bene è ovvio che se la gente si sbatte per venire a sentire le banalità che racconto, mi fa un piacere talmente grande che sono qua che giro gonfio come un pavone, tuttavia, sono davvero dispiaciuto che ci siano persone che avevano pensato di passare la serata da me e che hanno dovuto rinunciare. Oltre tutto non abbiamo neppure la possibilità di fare una replica, organizzativamente complicata. Dai, sarà per un altro anno, sperando che il Covid ci dia tregua e scusatemi ancora per il disagio e grazie al sindaco e agli amici della organizzazione comunale che mi hanno dato una mano a preparare la sala. 

Fenestrelle - non solo mucche


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martedì 17 agosto 2021

Haiku ventoso

 


il vento forte

spazza le nubi bianche -

indaco è il cielo



martedì 10 agosto 2021

Il mio libro sul Piccolo

Il Piccolo - 6 agosto 2021

Va bene che siamo ad agosto e riempire di notizie i giornali è una fatica immane, ma dai, datemi 'sta soddisfazione di gioire con me per la pagina intera che l'amico giornalista Alberto Ballerino ha dedicato al mio ultimo libro sullo Yemen, l'amarcord di un viaggio fatto tanto tanti anni fa, che ogni volta il pensiero si rattrista a pensare come sia ridotto quel disgraziato paese, che per la verità tanto in buone acque non ha mai navigato, ma adesso peggio di così, credo non sia mai stato. E dire che tanto avrei voluto vedere anche il suo fantastico sud con Shibam la new York del deserto e l'estremo nord di Sadah, proprio la roccaforte degli attuali guerriglieri che tengono in scacco al capitale e avanzano a quanto si sa verso Mareb, la regina delle sabbie. Quanto meno, Covid permettendo, prima di chiudere gli occhi avrei voluto vedere la perduta isola di Socotra di cui mi hanno raccontato meraviglie, dispersa tra le acque dell'Oceano Indiano, luogo di fiaba e di leggenda alla quale temo dovrò definitivamente rinunciare. Comunque l'uscita sul giornale cittadino è sempre una bella soddisfazione. Insomma mica bau bau micio micio, qui è giornalismo letterario vero, insomma una grande goduria che solletica  la mia proverbiale modestia e intanto ne ho già vendute due copie che non è mica male per un povero autopubblicato! Andiamo avanti così e vedrete che l'estate che ormai si è dispiegata in tutta la sua potenza, mi darà ben altre soddisfazioni. La cosa fondamentale è che ormai da 4 giorni non piove, cosa non secondaria e che quindi il mio tetto sta prendendo forma definitiva, addirittura si prevede di finirlo entro qualche giorno, quindi poi vengano pure giù le cataratte dell'universo, ma la casa sarà definitivamente al sicuro da inondazioni e diluvi oltre che dai terremoti, almeno fino a forza sette, così sembra. Intanto già domani ci si prepara per una nuova edizione del pescator grigliante, nel senso che il freezer ospita una quindicina di trote iridee che aspettano di essere spaventate dai carboni sfrigolanti, Fuori frigo altrettanti tomini al miele e altre piacevolezze da montagna, che il gusto cui guadagna, poi si vedrà. Ai convenuti tenteremo di chiedere il green pass, diversamente vedremo. 

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sabato 7 agosto 2021

Grigliando trote

 


L'estate ieri ci ha regalato una delle poche giornate di sole pieno. Anzi fin troppo sole pieno, tanto che dopo qualche ora nella quale l'astro impietoso, ci martellava il cranio poco protetto da coperture improvvisate ed inadeguate, eravamo tutti un po' rintronati, direi addirittura più del nostro solito. Tuttavia le trote sulla piastra di ghisa che l'amico Geri ha provveduto ad arroventare nello spazio appositamente dedicato, con la spettacolare visione del forte proprio di fronte, hanno sfrigolato allegramente, correttamente riempite di rosmarino, timo e salvia, spicchietto d'aglio e pochissimo sale, per il giusto tempo al fine di allegrarci della nostra condizione di pensionati sereni che attendono il fine corsa cercando di non pensarci troppo. Poi, per disnausiare, un tomino a testa condito di un mezzo cucchiaio di miele di alta montagna, che il calore della piastra aveva appena spaventato, sciogliendone fino ai precordi l'interno altrimenti indurito dall'attesa, è stato sufficiente a soddisfare i nostri stomaci ormai ristretti e non desiderosi di enfiarsi più oltre, se non di qualche tocchetto di melone ben maturo e profumato, rifrescato nell'acqua della fonte che sgorgava alle nostre spalle. 

Ormai mangiamo come uccellini. Una delizia. Una piccola fetta di torta di mele ha saturato i desideri. Il gewurtztraminer che ha consolato le trote e la barbera Fiulot di Prunotto, vero nettare degli dei ha finito con l'annegare il formaggio, così da rendere completa la giornata. Alla fine di quattro/cinque ore di sole pieno sul cupìs come si dice in piemontese, ci hanno cotto più delle trote ed abbiamo faticato un poco a traslocarci fino ad un tavolino della Rosa Rossa per finire il pomeriggio ed i classici discorsi da bar sono scivolati via nella goduria degli inglesi che rosicano alla follia. Oggi, al contrario, la giornata è ben diversa, almeno sembra e le cateratte del cielo sembra che stiano per aprirsi da un momento all'altro, penso tuttavia che per rovesciarci sul cranio valanghe di precipitazioni gelate, attenderanno almeno ancora per qualche ora, giusto per arrivare all'inizio del concerto di Vecchioni che stasera ci verrà offerto dal Comune, sempre che in possesso di green pass, per rovinarlo definitivamente. D'altra parte che volete, non si può aver tutto dalla vita, ci dobbiamo accontentare.


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giovedì 5 agosto 2021

In viaggio con Enrico - Serate a Fenestrelle

 A tutti gli amici in zona, stasera riprendono le serate fenestrellesi di In Viaggio con Enrico (che poi sarei io). Naturalmente siete tutti invitati anche senza green pass, visto che comincia domani, ehehhehe. Furbi eh?! Comunque vi saprò dire al termine della chiacchierata in cui racconterò di questo mondo dimenticato e conosciuto qui solo per le sue badanti. Sarà una serata curiosa naturalmente in omaggio all'amico Alfredo Ferrari che mi ha fatto conoscere questa realtà davvero interessante. Vi aspetto numerosi.



mercoledì 4 agosto 2021

La petneuse

dal web


 Una foto postata oggi da un'amica di FB, un ricordo che va a pescare nel passato, un passato lontano di quelli che non macinano più, ma sono una carezza sul cuore. La foto di un mobile, un mobile anche questo di un trapassato remoto. Chissà quanti di voi hanno ricordo della petneuse o meglio petineuse, ma così si diceva da noi con un vocabolo storpiato dal francese del nostro barbaro dialetto, almeno così lo definiva padre Dante. Si trattava di un pezzo tipicamente femminile, che trovava di certo posto obbligatorio in quei boudoir delle case che se la tiravano e dove si immagina che la padrona di casa sedeva voluttuosamente per toelettarsi. Ne esistevano certo di diversi tipi, ma il mio ricordo va a quella che stava in casa mia, quella della mia mamma, che di certo, nel mio ricordo di bambino, la voluttuosa non faceva, in quella casa ammobiliata a fatica alla fine della guerra. Un tempo che aveva significato miseria, sacrifici e di certo anche fame e privazioni. Tuttavia eccola lì, nella camera da letto matrimoniale, il mobile in oggetto, quasi uguale a quella che ho trovato in vendita sul web (vedi foto), costituito da un grande specchio rettangolare centrale basculante, due mobiletti ai lati dove riporre i materiali da toeletta, belletti e ciprie, stiamo parlando del periodo in cui andava per la maggiore Balocchi e profumi, nota canzone ancora così lontana dai sound dei Beatles che di lì a poco avrebbero cambiato il mondo della musica. Ricordo che il set era completato da tre oggetti in vetro verde, un portacipria, un vasetto porta creme e uno spruzzaprofumo che stavano lì probabilmente per bellezza in quanto per il perdurare della mia infanzia li vidi sempre desolatamente vuoti. 

Anche i due mobiletti a fianco erano vuoti o quasi, al più contenevano qualche set di asciugamani del corredo che la mia mamma si era puntigliosamente ricamata prima di sposarsi a 19 anni, grama fìa. Insomma un mobile assolutamente inutile nell'economia familiare e tecnicamente mai usato per il suo scopo, che tuttavia doveva avere una grande importanza psicologica per mia mamma. Ho saputo infatti da indizi vari e confidenze borbottate a mezza voce, che il solo fatto di possederlo l'aveva messa in forte contrasto con le due cognate che non solo non lo possedevano affatto, ma che evidentemente lo ritenevano status simbol assoluto e per questo la inviavano moltissimo dando la stura ad una serie di continue maldicenze. Avere la famosa o famigerata petneuse significava pur un volersi distinguere dalla massa e di certo la mia mamma era gratissima che il mio papà fosse riuscito ad avere la "mobilia", così si diceva allora, che la comprendesse, anche se nessuno la usava. Quando dovetti disfare la casa, tutti quei mobili anni '40, veramente malandati, finirono in discarica credo e così terminò la storia della petneuse che avendo avuto storia più blasonata, almeno nelle intenzioni, forse non meritava quella fine miserevole, della quale non ricordo nulla se non che la gomma della pompetta dell'spruzzaprofumo era irrimediabilmente indurita e non avrebbe mai più potuto spruzzare alcunché. Chissà se alla mia mamma, mancata qualche anno prima, sarebbe davvero dispiaciuto questo finale inglorioso. Tuttavia la tradizione familiare non è del tutto morta, infatti qui in montagna ha trovato spazio la petneuse di mia suocera, evidentemente era davvero un pezzo piuttosto comune ai tempi, di un tipo molto simile a quello citato dalla mia amica, due lastre di marmo, pesantissime, collegate da piedini metallici. Credo proprio che questa la terremo ancora a lungo. A farle fare la fine della sua collega dovrà pensare mia figlia, quando toccherà a noi.


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lunedì 2 agosto 2021

Citius, altius, fortius

da ilcorriere.it

Una giornata davvero incredibile ieri. In una decina di minuti il nostro paese davvero in cima al mondo. Quello che credi impossibile possa capitare, quello che non succede sicuro, ma se succede... Le medaglie più prestigiose delle Olimpiadi, quelle che raccontano lo stesso motto latino delle stesse, più veloce, più alto e anche più forte se ci mettiamo anche l'oro del Taekuando, sport di combattimento in fondo. Davvero in cima al mondo con due ragazzi che questo posto se lo sono davvero conquistati con la forza di volontà assoluta, superando difficoltà che avrebbero messo a terra  chiunque. Un simbolo dell'Italia più bella che dovrebbe fare impallidire di vergogna quella misera che sta in basso, l'Italia dei distinguo, dei furbastri, di quelli che dichiarano solo a favore di telecamere per piatire qualche voto in più, quelli pronti a saltare sul carro. Ragazzi che non odiano nessuno e diciamola tutta, quello che hanno conquistato se lo meritano tutto, inclusa l'ammirazione di tutto il paese e di tutto il mondo, compreso lo sguardo stupito del campione USA arrivato secondo che girandosi verso di lui, dice: Ma chi è questo qua? Anche queste  cose ti portano a dire che il nostro paese ce la può fare, se vuole. Vedere Tamberi che solleva il gesso del suo calvario e Jacobs con lo sguardo smarrito che si avvolge nella bandiera e i due che si abbracciano diche che davvero forse basta volerlo e spingere la barca tutti nella stessa direzione. Che bella giornata!


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