martedì 28 febbraio 2023

Taste of Sao Tomé 1


 
ti offri a tutti
rosa de porcelana -
carne sensuale


lunedì 27 febbraio 2023

Alba triste

dal web



 Che infinita tristezza. Come possono dormire, la notte, nell'ora dei fantasmi, quelli che con i loro comportamenti, queste cose contribuiscono a provocare; come pensano che il loro Dio potrà mai perdonarli, specie quelli che si dicon cristiani. Quattro parole di falso cordoglio, soffocando un soddisfatto compiacimento e avanti così, diritti alla meta. Almeno fino al prossimo caso, dove bisognerà pensare ad un'altra dichiarazione pubblica.



domenica 26 febbraio 2023

Fenicia

da Wikipedia


 Nella storia dell'umanità, ci sono stati popoli che hanno costruito la loro rilevanza come disruttori, conquistatori e creatori di regni ed imperi più o meno grandi costruiti principalmente sull'uso della forza e l'appropriazione delle conoscenze elaborate da altri popoli, di cui si sono appropriati elaborandole e poi terminando il loro ciclo, più o meno lungo, quando, dopo una fase di decadenza militare, altri sono sopravvenuti a sostituirli con forze fresche e più giovani, ma parimenti violente e prevaricatrici. Altri invece, hanno fondato la loro rilevanza su conoscenze ed inventive proprie, naturalmente assorbendo e rielaborando tutte quelle con le quali venivano a contatto. Di norma questi ultimi non sono mai stati vere e proprie potenze militari primarie, ma sono sempre risultati soccombenti di fronte alla forza dei primi, pur rilasciando una forte influenza sui loro dominatori. Tuttavia bisogna dire che questi popoli sono i responsabili primi del progresso umano, grazie non solamente alla loro inventiva ed alla capacità di sviluppare le idee, ma soprattutto al merito di averle fatte liberamente circolare, in una miscela straordinariamente fruttuosa che, a strascico, ne ha generato altre sempre più complesse, raffinate ed utili, necessarie alla edificazione della nostra civiltà. Dopo questo bel pistolotto programmatico, eccoci al punto di oggi, nel quale volevo parlarvi dei Fenici, popolo straordinario che da tempo attira la mia attenzione e che, a mio  parere è uno dei responsabili primari della primazia assunta della nostra civiltà occidentale. 

Di origine Cananea, da quella mezzaluna fertile fonte primaria della storia moderna dell'uomo, dove si è concretizzata l'invenzione prima dell'allevamento e poi dell'agricoltura, che ha segnato il passaggio fondamentale dalla vita nomade dei cacciatori raccoglitori alla stanzialità con la nascita delle prime comunità dei paesi ed infine delle città, dopo più o meno dieci millenni, si sviluppò sulle rive del Mediterraneo orientale come popolo di mercanti navigatori, che portarono attraverso tutto un mare di facile navigabilità, le loro trovate tecniche e scientifiche. Anche i cinesi inventarono molto, ma il fatto di non avere un mare navigabile come il nostro, li restrinse ad uno sviluppo chiuso in se stesso che non consentì la circolazione di idee necessarie e che sul mondo occidentale invece ha avuto. Il loro grande merito, che è proprio di tutti i mercanti, fu sempre quello di essere poco interessati alla conquista di spazi e di popoli, ma solo quello di creare e mantenere contatti il più possibile solidi e fruttuosi di scambio di merci, senza mai avere grandi eserciti o bisogni militari. Infatti nel loro periodo di grande sviluppo storico che dura all'incirca 800 anni, dall'XI secolo al periodo di Alessandro Magno, durante il quale non crearono mai  un regno vero e proprio ma una serie di città stato dedite ai commerci, si lasciarono tranquillamente conquistare da tutte le potenze belligeranti dell'area, contro le quali non combatterono mai convintamente, affrettandosi ad allearsi o ad arrendersi, pagando regolari tributi a patto che fossero lasciati liberi di continuare i loro affari. 

Così Egiziani ed Ittiti prima, poi gli Assiri, quindi i Babilonesi, i Persiani e infine Alessandro, divennero via via i teorici dominatori dell'area costiera che va dal mare alla catena montuosa circostante, ma le città, via via saccheggiate e ricostruite, oppure semplicemente assoggettate passivamente, continuarono il loro fruttuoso lavoro, producendo ricchezza ed esportando idee. Pensate che Biblos conta oltre 25 strati di epoche di successivo sviluppo. Invece di cercare di costruire imperi millenari, fondarono soprattutto colonie in ogni parte del mediterraneo, che non erano altro che empori per scambiare merci, fare affari, aumentare la ricchezza. Da Lixos in Marocco, a Cadice ed Utica in Spagna, in almeno una dozzina di siti in Sardegna dove modificarono profondamente la civiltà nuragica e nella stessa Etruria, nel sito di Pyrgi dove è stata ritrovata una famosa stele in lingua fenicia appunto, in Sicilia a Lilibeo e Mozia, a Lampedusa, a Malta e naturalmente la più famosa di tutte, la potentissima Cartagine, che aveva subcolonie dappertutto ed era interessata soprattutto al commercio e che il nascente potere di Roma non poteva sopportare, ma doveva sottomettere ad ogni costo, perché lì c'era il grano, quello vero, di cui appropriarsi. Addirittura secondo Erodoto, riuscirono a circumnavigare l'Africa partendo dal mar Rosso, come riporta nel IV libro delle sue Storie. Vero o falso che sia, bisogna considerare che se lo dice, si sapeva che questo era cosa possibile ed esisteva già allora l'idea di un periplo del continente africano. 

Già, coi vichinghi, furono i più grandi navigatori di tutti i tempi, che grazie al legno di cedro disponibile, che esportavano fino in Egitto, inventarono i concetti di chiglia, fondamentale per la navigazione in mare e degli incastri delle travi a tenone e mortasa (diverse soluzioni di maschio e femmina), che consentirono la costruzione di navi di grandi dimensioni e delle prime biremi e successivamente delle triremi, come risulta da un resoconto assiro del 700 a.C. Loro sono le prime cartografie dei porti e la capacità di progettare porti artificiali autopulenti come Sidone, Tiro, Acri. Una delle loro invenzioni più straordinaria e di successo fu l'anfora di terracotta, che consentì il trasporto e la conservazione di derrate solide e liquide a grandi distanze, divenuta poi di utilizzo comune in tutto il mondo conosciuto. Furono in effetti i primi esportatori (verso l'Egitto come risulta da moltissimi documenti) del Vino e naturalmente anche della vite, arrivata dal Caucaso, ma diciamo così, industrializzata proprio da loro. E' venuta alla luce una cantina di vinificazione per l'esportazione in una fattoria a sud di Sidone e la tecnologia fu poi esportata in Sicilia e per tutto il Mediterraneo. Il commercio prima di tutto. Tra le altre invenzioni fondamentali per i loro commerci ci fu la soffiatura del vetro, mentre prima si univano solo tra di loro le due semivalve e la produzione dei tessuti colorati di porpora dalla famosa conchiglia, due must dell'antichità di straordinario successo, oltre alla capacità conclamata nella lavorazione del bronzo, dei metalli, dell'avorio. I pagamenti? Oro in Egitto e dove c'era e argento, dalla Sardegna e dalla Spagna, ma soprattutto lo stagno, su cui si basò lo sviluppo della civiltà del bronzo. Ecco cosa significa il commercio, l'apertura senza confini, la commistione di culture diverse, nel progresso e nell'avanzare di una civiltà. 

E pare infatti fossero estremamente dinamici nell'accogliere stranieri, naturalizzarli, farli entrare a far parte del loro mondo. Il mercate è amico di tutti e di nessuno, soprattutto è amico di se stesso, ma questo alla fine contribuisce allo sviluppo del genere umano. Non per nulla, come tutti i commercianti, i Fenici erano giudicati come astuti, furfanti, ingannatori ed inaffidabili, dalle buone popolazioni rivierasche che preferivano sicuramente risolvere le diatribe con un buon colpo di spada piuttosto che con bizantine contrattazioni, in cui venivano costantemente messi nel sacco. E l'apertura mentale, la dimostrarono sempre ad esempio con la rilevanza delle donne nella società; si ricordano infatti regine e principesse al comando di città fenice, per non parlar della più nota, la leggendaria. Didone. Inoltre si ricordano attorno al VI secolo, assemblee di popolo democratiche e la nascita delle prime associazioni di categoria, che facevano valere appunto come lobbies primordiali, i loro interessi. Per ultimo bisogna fare cenno all'invenzione di certo più importante e significativo per il successivo sviluppo della civiltà Mediterranea, quella dell'Alfabeto. Infatti questa semplificazione della scrittura, che abbandonava definitivamente le complessità del geroglifico o dei segni cuneiformi, che relegavano questa conoscenza ad una ristretta cerchia di sapienti e dunque di potere, sviluppò questa serie di segni fonetici a base consonantica, che ne distaccava definitivamente il significato intrinseco di ideogramma, restringendolo a notazione di suono e che dilagò attraverso il mare diventando base di tutti gli alfabeti successivi dall'etrusco, al greco, al romano. Questo è stato, credo il maggior lascito di questa affascinante civiltà, di cui siamo debitori del nostro sviluppo definitivo. Una civiltà che credo meriti di essere conosciuta più da vicino, eheheheheheh, per quello che ancora ne rimane.


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sabato 25 febbraio 2023

Anniversario

 

da Euronews

Dunque ieri era l'anniversario e la fine ancora non si vede, anzi pare molto lontana, per la gioia di chi ci guadagna o è guerrafondaio per natura e ideologia e per il danno di chi in tutto ciò soffre o semplicemente ci perde o infine è solo disgustato dalla violenza insensata. Ragazzi, se non lo avete ancora capito, qui non se ne esce. I due attori principali, non se ne danno per inteso e si sono spinti a un punto di non ritorno, tale per cui se non potranno dichiarare vittoria piena con l'annichilimento completo dell'avversario, ne usciranno morti e con le ossa rotte e non solo in senso figurato. Quindi difficile aspettarsi da loro soluzioni, Ci potranno arrivare solo se obbligati obtorto collo. Dunque toccherebbe agli altri operare, ma al momento l'attore più potente, gli USA non sembrano avere interesse alla pace, anzi, cercano in tutti i modi, soprattutto con le dichiarazioni, di alzare l'asticella, seguiti da tutto il loro gregge. Intanto hanno ottenuto un risultato cercato da anni, lo sganciamento ormai conclamato dell'Europa dall'energia russa, ormai gli odiati gasdotti Northstream, a lungo inutilmente boicottati, sono fuori gioco e forse addirittura distrutti dai loro servi sciocchi britannici, come pare ormai quasi certo. In secondo luogo, possono rinnovare arsenali obsoleti, dopo aver provato sul campo strategie e armamenti solo teorici fino ad un anno fa. L'unico punto debole per loro è il rapporto con il vero nemico, la Cina, che sembra assumere sempre maggiore rilevanza e pericolosità. L'Europa, divisa e provata dalle sue incertezze interne, sembra l'Italia del 1300 e non riesce neppure a parare i colpi negativi di questa situazione, parte in causa senza esserlo, subendo i danni maggiori sotto tutti i punti di vista, economici, logistici, di sviluppo. 

Annaspa disperatamente, tirata di qua e di là dai singoli stati, ognuno con i suoi piccoli interessi di bottega da portare avanti,  senza voce univoca e quindi neppure ascoltata da nessuno, tanto è vero che non è riuscita a fare affermare nessuna proposta di soluzione credibile, scavalcata addirittura da una Turchia in cerca di affermazione mediterranea. In tutto questo la Cina, spettatore semimuto fino a questo momento, si potrebbe dire alla finestra in attesa di agire secondo la sua convenienza, alle prese con la gestione di vantaggi e svantaggi alternati, tra problemi interni grossi come macigni e necessità impellente di crescita, della serie se ti fermi sei perduto, se ne è uscita con una proposta, molto intelligente, almeno così appare a chi cerca di vedere le cose obiettivamente, tuttavia forse destinata al fallimento a causa del fatto di essere proprio lei a proporla, anche se non è detto. Chiunque la legga con mente aperta, difficilmente può non essere in accordo coi dodici punti, anche perché le asperità più controverse, sono molto sfumate e interpretabili come favorevoli ad entrambi i contendenti. Intanto parte con quel punto fermo del riconoscimento della integrità territoriale e dell'obbligo di non mutarla con la forza in ogni caso. Questa è una grande astuzia, applicabile nella fattispecie con diverse interpretazioni, ma che sottende il fatto che al momento nelle costituzioni cinese e taiwanese, la Cina è unica e indivisibile per entrambi e quindi Taiwan (o il Tibet o gli Uiguri) non può dichiararsi indipendente autonomamente, chiaro!

Forse la maggioranza del mondo manco lo sa che Taiwan è formalmente ancora Cina e questo per entrambe le parti, un paese unico e indivisibile, bisogna solo decidere chi è che comanda. Magari non sapete che nella costituzione taiwanese, la loro capitale ufficiale e Nanchino, tanto per capirci. E poi l'altro punto fondamentale è che le armi tacciano per lasciare spazio alla discussione. Chiunque direbbe che questo deve piacere a tutti gli uomini di buona volontà che desiderino la pace, addirittura, non dispiace così tanto ad entrambi i contendenti che sembra abbiano fatto cenno di poterne discuterne, ma evidentemente non piace a quelli che vogliono che la guerra continui, che ci guadagnano direttamente o indirettamente o che vedono nella guerra un continuo logoramento dei loro avversari storici, o che ci sono costretti da obblighi pelosi o da semplice stupidità guerrafondaia. Infatti tutti questi, Usa in testa, esprimono dubbi, non di "fidano" del piano cinese, senza neanche discuterne e dispiace dirlo, l'Europa, invece di mostrare una propria indipendenza di pensiero e mostrare attenzione ai propri interessi, si accoda pedissequamente. Gli USA schizzano rabbia contro la Cina, avendo capito da dove arriva per loro, la vera minaccia economico politica, lo si vede bene dal battage montato sulla vicenda del pallone, che in altri momenti sarebbe stato derubricato a incidente di nessun conto.

Tanto è vero che hanno dovuto amplificare il problema, parlando di oggetti non identificati, una sorta di UFO, per giocattoli lanciati pare da amatori americani, uno dei quali, del valore di 12 $ (dodici in lettere) è stato abbattuto con enfasi con un razzo da 400.000 $ lanciato da un aereo da combattimento del valore di 25 milioni di $ che spende 100.000 $ per volare per un'ora! Così la battaglia verbale anche di demonizzazione con le opinioni pubbliche interne continua, tanto è vero che si continua a illudere una parte con la promessa di più armi, più efficaci e moderne, per accenderne insensate speranze di vittoria definitiva sull'altra parte, soluzione talmente insensata ed inattuabile, da renderla addirittura ridicola, ma che può trovare audience in ambienti massimalisti ed in cerca di affermazioni personali o di parte. Questo può essere prodromo di un fallimento annunciato, anche se non è detto che sia così. Altri infatti potrebbero affiancarsi alla spinta positiva; io spero nel Vaticano, niente affatto secondario in questo gioco, la stessa Turchia e anche altri attori apparentemente distanti, che potrebbero accodarsi, Allora se la spinta alla pace sarà potente, può darsi che le cose virino al positivo, ma non sarà facile. Bisogna aiutare i costruttori di pace anche se le motivazioni sono pelose, non sono ingenuo, perché poi tutto gira meglio. Staremo a vedere se si aprirà il tavolo o se le armi continueranno a sparare cronicizzandosi in una guerra a bassa (perché di questo si tratta) intensità sempre sul punto di trasformarsi in ecatombe nucleare.

PS.  Come volevasi dimostrare leggo sui giornali di oggi che tutti, ripeto tutti, dichiarano di non credere al piano di pace della Cina. Ottimo segno che è buono e che nessuno vuole la pace, ma molti hanno interesse che la guerra continui e molti altri sono così coglioni da non capire che fanno del male solo a se stessi. Unico segno di buon senso, a mio parere davvero incredibile, Zhelensky afferma di voler parlare con XI e i Russi già lo hanno fatto.

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venerdì 24 febbraio 2023

Mediterraneo

dal web


 Anche scegliere le priorità, quando si tratta di decidere verso quale parte del mondo dirigere il proprio interesse, non è così semplice. Troppe sono le pulsioni, i richiami, a volte dovuti a semplici rimembranze giovanili, a tarli che si sono incistati nella mente e nel tempo si sono sviluppati autonomamente oppure interessi che si sono via via sviluppati in maniera autonoma e certamente con giusta ragione. Se mi fermo ad esaminare le mie valenze specifiche, non ci sono dubbi che io abbia sempre avuto una grande attrazione per l'estremo oriente. Forse attrazioni giovanili dei tigrotti di Mompracem o dei misteri della jungla nera, che mi hanno fatto sognare troppo e quindi poi sono diventati calamite attrattive verso quel mondo in cui domina un ché di esotismo dal quale non riesco a distogliermi, cosicché potrei dire di aver percorso quel mondo con grande attenzione e ragionevole continuità, lasciando pochissimi spazi aperti e per lo meno, riguardo al sud est asiatico, avendo esaurito tutti i paesi possibili. Un'altra area di eccezionale attrattività è l'Africa, non si può negarlo, con i suoi irresistibili richiami di selvaticità ancestrale, il senso primario dell'origine della specie, i suoi spazi primitivi in cui puoi ancora sentire bene l'essenza dell'uomo nudo di fronte alla natura. Qui le mie scorribande, se pur molte, non sono potute essere completive. Gli spazi bianchi sono ancora moltissimi, i paesi irraggiungibili, almeno per le mie forze, ancora molti, vuoi per ragioni economiche (l'Africa costa molto di più delle altre aree, generalmente), vuoi per ragioni logistiche, guerre, insicurezza conclamata e problemi vari, me lo hanno in alcuni casi, impedito definitivamente, in altri, posposto nei cassetti dei desideri, per la maggior parte ormai irrealizzabili. 

Per il Sudamerica, l'attrazione mi è sempre stata minore, per carità, presente anch'essa, ma per così dire frenata, da chissà cosa, in fondo non lo so bene, la distanza, i costi, un ché di difficoltà organizzativa maggiore o semplicemente da una minore abitudine. Ma veniamo invece a quell'area che alla fine, secondo me più delle altre, presenta un'insieme di punti attrattivi innegabili, che formano una miscela spesso vincente quando si tratta di scegliere. L'area Mediterranea infatti ha dei punti di forza difficili da scalfire. Innanzitutto, la maggiore vicinanza, i costi più governabili ed inoltre una facilità e comodità organizzativa dovuta alle somiglianze al nostro stile di vita e alle conoscenze comuni, che rendono assolutamente agevole, programmazione e assenza di sorprese. Inoltre è un bacino culturale ricco di tali fermenti e interessi incrociati da renderlo così ricco di stimoli che non vi è praticamente punto che si possa ritenere immeritevole di una visita. A tutto ciò, già assolutamente sufficiente, si aggiunga tutta la parte naturalistica, dai mari alle montagne che ne completano il quadro globale. Che vuoi di più quindi, arte, cultura, storia, benessere, natura e last but dont least la cucina e tutto il comparto enogastronomico, che pure vuole la sua parte, mentre tutto il resto del mondo, anche per me che un tempo ero così bramoso di provare le curiosità culinarie del diverso da me, anche se molto lontane dalla nostra cultura, e che col progredire dell'età mi hanno invece fatto regredire ad un tradizionalismo culinario che mi fa godere quasi solamente coi sapori della mia tradizione. So che si tratta di una perdita, ma l'anziano è fatto così e bisogna sopportarlo. 

Dunque l'esplorazione del Mediterraneo, lo confermo con forza, rappresenta per me uno degli stimoli più forti a cui non so resistere. Nel tempo, attraverso certosine esplorazioni, condotte attraverso toccate e fuga, oppure con centellinate e certosine e plurime puntate, sono riuscito a percorrerne, tratto per tratto, quasi l'intero periplo e sono rimaste solamente tre le nazioni che vi si affacciano e nelle quali non ho potuto ancora posare il piede, due delle quali purtroppo sono al momento praticamente interdette e quindi, temo definitivamente precluse alla mia mania collezionistica. E pensare che uno di questi paesi, la Libia, è anche l'unico paese straniero visitato da mio padre a suo tempo, lui che non ha mai più oltre messo piede, fuori dai patri confini, unica puntata dunque in terra straniera. Per la verità non sarebbe andato neanche in quello per suo espresso desiderio, se non ce lo avessero inviato a presidiare qualche duna di sabbia, in mezzo agli ascari e alle cimici, quando alla fine degli anni '30, conquistavamo l'impero. Certo non ha messo piede, pur presidiando il suo bidone di benzina in Cirenaica, né a Leptis Magna o a Sabratha, per goderne le bellezze ineguagliabili, e delle quali di certo non sospettava neppure l'esistenza e quindi le dune del golfo della Sirte non suscitarono in lui una grande impressione, interessato più che altro a tornarsene a casa, per sottrarsi ai pidocchi e agli scarponi di cartone di cui era stato dotato. 

Le stesse impressioni hanno albergato anche nei ricordi di mio suocero Giuseppino, negli stessi luoghi condotto dalla insensatezza di un regime anche allora così plaudito dagli italiani e pur scelta da lui in alternativa alla Russia che pur gli era stata proposta, dalla quale una indovinata decisione lo salvò, cosicché la Libia percorse a ritroso qualche anno più tardi, inseguito dagli inglesi in una ritirata che lo costrinsero dunque alla cattura nella adiacente Tunisia e alla conseguente prigionia. Anche in questo caso, solo ricordi di nostalgico desiderio di un ritorno a casa, dopo due anni. Le storie, la storia, amano ripetersi, solo che gli uomini non se ne accorgono e corrono in piazza ad inneggiare alla morte e a seguire bandiere tenute da tromboneggianti Masanielli vari. Comunque sia, diciamo che lì ci ho messo una pietra sopra, ma rimane pur sempre inestinguibile, la mia sete di Mediterraneo, di mare azzurro, di montagne bianche di neve sullo sfondo, dai fianchi coperte di verdi alberi e di città di mare, aperte al mondo, al commercio e allo scambio di idee, dove la furia dei massimalismi, può certo albergare come dappertutto, ma è sempre una parentesi storica che prima o poi viene superata. Di vestigia millenarie che stanno lì, innalzando al cielo colonne smozzicate come dita che indicano il cielo, teatri di pietra, templi innalzati nella ricerca di un trascendente cercato senza tregua, spesso con rabbia, lasciando dietro come utile scoria, una scia di arte che non può più essere cancellata. Profumi di olivi e di lentischi, di rosmarini e di rose, di zagare e limoni, di occhi neri e di forme flessuose. Di sole che brucia anche in inverno. Mediterraneo, culla della mia civiltà; incrocio inestricabile di culture, trascendenze e saperi diversi; mescolanza di idee, di filosofie, di progresso. Mediterraneo, amore infinito.




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giovedì 23 febbraio 2023

Preoccupazioni

dal web


 Tutto è fatica, purtroppo, e non parlo del lavoro naturalmente, fatica a cui l'uomo è condannato per maledizione biblica per procurarsi da vivere, ma di tutto il resto. Anzi di norma, quando uno, a causa (e non dico grazie) dell'età, riesce a liberarsi di questo peso, sembra addirittura che questa categoria ontologica della faticosità aumenti proporzionalmente. Solamente per ottemperare agli obblighi, civili, familiari, etici, financo al divertirsi. E direi che questo è davvero il colmo. Tuttavia, non so se sia una questione di età o di forma mentis, questo senso di faticosità, lo avverto sempre di più, anche nella cosa che più mi interessa in questo momento, quella di riuscire ancora a vedere qualche brandello di mondo, prima di tirare definitivamente i remi in barca, come si diceva un tempo, vedendo lo striscione del traguardo finale che oramai campeggia sullo sfondo (tutta chiacchiera apotropaica naturalmente, ma capirete si incrociano sempre le dita). Forse non è del tutto vero, allora, che il fare un lavoro che ti piace, non è più neppure un lavoro; come si dice a Napoli, non è faticà. Proprio io che ho sempre amato, nel preparare un viaggio, procedere, man mano a programmare personalmente ogni cosa, dall'itinerario a tutti i necessari punti di appoggio, adesso comincio a sentirli come un peso, una fatica necessaria solo per rientrare in budget sempre più risicati ed attenti. Diciamo che, potendo, forse lascerei ad altri le incombenze della preparazione del viaggio, salvo poi, sono sicuro, me ne lamenterei furiosamente, non riuscendo a trovare tutto quello che meticolosamente avrei potuto progettare di persona. 

E' la natura sbagliata dell'uomo, l'incontentabilità, che comunque lo spinge a ricercare continuamente il meglio, la perfezione, senza mai trovarla, anzi spesso ricadendo nelle trappole del rimpianto. Comunque sia, questo lungo preambolo l'ho buttato giù di getto, per raccontare come gli ultimi giorni prima della partenza, anche se per una parentesi pur breve a cui di norma non sono neppure abituato (ma avete notato come ormai i viaggi proposti dalle varie organizzazioni non superino la settimana?), siano ansiogeni e preda costante dell'affanno generato dalla paura di dimenticare le cose essenziali o ai timori dell'imprevisto. In più ci si mettono anche i pari problemi collaterali, come i terremoti o le guerre viciniori in procinto di essere scatenate, tanto è vero che per la prima volta nella mia vita, pensate a che punto sono arrivato, ho provveduto anche a registrarmi sul sito della Farnesina. Robe da matti, se penso che da giovani, si partiva col solo biglietto in tasca e quando arrivavi sul posto ti cercavi il primo albergo che sembrasse accettabile e poi cominciavi a ragionare di itinerario, bisogna davvero dire che con l'età si peggiora, perché non credo affatto che siano i tempi a cambiare, anzi, mai come adesso, internet alla mano, è diventato così facile impostare un viaggio in tutti i suoi particolari. Non parliamo dell'assicurazione, ormai giudicata da tutti indispensabile e costoso orpello del viaggiator cortese. E se ti ammali, e se devi essere riportato a casa in barella, per non parlare del rientro della salma,

Figuratevi se quando camminavo nell'Himalaya, in vista del campo base dell'Annapurna, mi veniva in mente di curarmi dei vari coccoloni o gambe rotte che ci si potesse provocare durante il trek! Comunque sia, sono agitato. Continuo a computare i documenti e le prenotazioni per scovare qualche dimenticanza, cerco continue rassicurazioni da chi verrà con noi, continuo a scartabellare siti e diari di viaggio per scovare ulteriori tips. E va già bene che non devo preoccuparmi minimamente dei dettagli pratici, in sostanza della roba da mettere in valigia, a parte il fatto che ormai anche lì sorgono nuove condizionalità, dato che anche le compagnie un tempo più titolate, nel nostro caso Lufthansa, ti vendono il bagaglio in stiva a parte, utilizzando un prezzo civetta nudo e crudo che non contempla neppure i posti vicini. Comunque dai, che oramai ci siamo. Adesso vado a controllare l'attrezzatura fotografica, tanto per occupare il tempo e compensare i dubbi. Sarete d'accordo con me, credo, che nella nostra epoca, dati reali alla mano, tutto è diventato più sicuro, più facilmente programmabile, gli incidenti e gli inconvenienti sono costantemente in diminuzione e meglio prevedibili e quindi evitabili, eppure la paura insita dentro di noi ed i timori dell'imponderabile, crescono in continuazione. Insomma le signore sono terrorizzate dall'uscire di sera anche se i crimini sono al minimo storico assoluto, non siamo mai stati così sicuri, ma tant'è ci si vorrebbe barricare in casa, neppure quelle poi così tranquille. Dunque razionalmente concluderei che una bella e razionale meditazione, sull'ansia del viaggiatore moderno andrebbe fatta, per verificare se man mano che le cose vanno meglio e tutto diventa più facile, forse per contrappasso, siamo sempre più ansiosi e preoccupati. E con ciò speriamo che vada tutto bene.


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mercoledì 22 febbraio 2023

II -23 Giornata AMAP

Museo Egizio di Torino - Vacche pezzate nere e rosse


Zebù e caprino

Ed eccoci alla seconda giornata AMAP di quest'anno, organizzata come  sempre dalla nostra Presidente Giacomina Caligaris, che questa volta ha avuto luogo nientemeno che al Museo Egizio, gloria Torinese al quale, penso, nessuno riesca a resistere. Questa volta tuttavia l'interesse specifico della visita è stata data dal fatto che il tema base a cui si è attenuto il nostro competente accompagnatore era appunto, l'aspetto agricolo ed economico, rilevabile dai reperti esposti nel grande contenitore, nel quale evidentemente si possono davvero riconoscere moltissime sfumature diverse che condurrebbero ad  infiniti itinerari tematici. Dunque grazie a questo fil rouge, siamo potuti passare all'esame di una serie spettacolare di affreschi tombali che illustravano le diverse fasi e le tipologie dell'allevamento nell'Antico Egitto. La presenza, ad esempio, degli animali domestici e di quelli domesticati propri dell'Africa e dei quali si è persa l'abitudine, come gazzelle, antilopi ed altri ungulati, oggi esclusivamente selvatici. Molte invece le testimonianze dell'allevamento bovino con razze che si identificano immediatamente grazie alle grandi corna lunate come di discendenza zebù, con specifiche differenziazioni in razze locali, pezzate bianche e rosse e bianche e nere. Sono presenti anche scene di macellazione, che ne illustrano la tecnica. Poi gli affreschi contenenti greggi di ovini e caprini e scene di trasporto con asini e muli, riconoscibilissimi dalla lunghe orecchie e preziosa la testimonianza del primo cane domestico registrabile nelle testimonianze artistiche a noi arrivate e che risale a circa 4000 anni fa, ben riconoscibile come un levriero egiziano munito di collare. 

Asino da soma e ungulati

Insomma una iconografia di tutto rispetto da cui sono rilevabili anche le colture, in particolare quella dell'orzo, probabilmente il cereale principale che veniva coltivato assieme al monococco Korassan, il precursore di tutti gli attuali frumenti, tipico di tutta la mezzaluna fertile e che ha dato luogo a tutta una serie di leggende e bufale per giustificare operazioni commerciali su grani che vanno oggi commercialmente per la maggiore e che vengono riferiti a fantomatici ritrovamenti appunto all'interno di piramidi. E qui naturalmente si aggiunge tutta la ricchissima parte dei materiali veri e propri rinvenuti veramente nelle tombe che venivano messi per accompagnare il morto nel suo ultimo viaggio, tra cui sono ben visibili, molti tipi di frutti, come fichi, datteri, uva e altri materiali che evidentemente facevano parte integrante della dieta del tempo, in particolare la birra, che tuttavia era una specie di zuppa alcoolica a base di orzo piuttosto spessa, di anforette contenenti olio e anche il vino ancora contenuto in preziosi contenitori sigillati,  che al momento non si osano aprire per indagarne a fondo il contenuto; insomma tutta una spettacolare collezione di materiali che riescono bene ad illustrare l'economia agricola di quel tempo. Ma forse la parte più interessante del visibile su questo argomento è dato dai papiri che riportano i particolari della vita reale degli uomini comuni che vivevano in Egitto lavorando ogni giorno secondo le proprie inclinazioni e possibilità, dai semplici operai agli artigiani più raffinati. 

Il levriero

Ecco quindi emergere papiri che riportano, come regolari libri mastri, compilati con cura ed attenzione da schiere di scribi, le paghe degli addetti alla costruzione delle tombe dei faraoni, debitamente annotate. E qui cade il mito delle moltitudini di schiavi obbligati con la frusta a morire sotto il sole spostando pietre colossali. Si trattava al contrario di regolari maestranze, che lavoravano 11 mesi all'anno (mentre uno era dedicato invece ai lavori agricoli presso i propri campi). Mesi composti di tre decadi con due giorni di riposo ognuna e tre giorni di ferie, regolarmente pagate, più altri tre giorni di permesso non retribuito, ma del quale bisognava dare giustificazione accettabile, es. necessità di andare dalla moglie, ecc. e che veniva accuratamente annotato. Gli stipendi erano piuttosto congrui e variabili a seconda delle qualifiche dei lavoratori. Ed è pur vero che non esisteva il denaro, non l'avevano ancora inventato, ma in pratica c'era una sorta di unità di conto che valutava la proporzione tra le varie derrate od oggetti che venivano dati come stipendi, per cui un'anfora di birra equivaleva ad un certo numero di libbre di carne secca e così via. Da qui si deduce che, purtroppo o per fortuna, l'uomo è sempre stato soggetto al mercato, anche in assenza di denaro. Insomma non si è mai lavorato per il piacere di farlo e di certo il trattamento di quelli che noi consideravamo schiavi era certamente preferibile come tipologia di contratto a quello dei raccoglitori di pomodori, molto a noi più vicini. E comunque, di certo c'erano anche robuste rappresentanze sindacali, visto che nel famoso papiro dello sciopero si fa riferimento proprio ad una protesta per avere aumenti generalizzati di stipendio, poi alla fine ottenuti. Insomma un punto di vista di grandissimo interesse che vi esorto ad esplorare se capitate a Torino.

Scena di macellazione


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martedì 21 febbraio 2023

Il re è nudo. Auto elettrica e dintorni

dal web


Qualcuno dovrebbe cominciare a tirar fuori il coraggio e dirlo a voce alta. Il re è nudo e l'auto elettrica è una truffa. A tutti gli effetti. Se nessuno lo vuol dire allora lo dico io, tanto non devo vendere niente e non ho bisogno di voti. E non mi riferisco solamente al lato economico, per cui basta dare un'occhiata ai numeri e chiunque capisce subito che se non ti regala soldi lo stato, non è economicamente sostenibile e il successivo costo al chilometro, altrettanto. Pensate solamente che se già adesso, fare un chilometro a carburanti tradizionali costa molto meno che farlo a elettricità (e questo è ovvio visto che l'elettricità va prodotta e non si trova della miniera dei Watt), pensate se tutto fosse elettrico e lo stato perdesse il gettito delle accise, dovrebbe come minimo aggiungerle sul Watt, oppure prenderli da qualche altra parte perché il bilancio è il bilancio e se vuoi pagare le pensioni, la scuola e la sanità che avrebbero bisogno di ancora di più, i soldi li devi incassare comunque. L'imbecille dirà come al solito, prendeteli dove ci sono e non sprecateli, chiacchere da bar al vento. Ma ripeto, questo sarebbe il meno e se questo effettivamente salvasse il pianeta chi se ne frega. Ma purtroppo la realtà è ben diversa. E' il momento di dirlo forte, chi vuole l'elettrico odia il pianeta e lo vuole meno green e per ottenere questo risultato inganna tutti, la gente, i ragazzi che vanno dietro ai cartelli e che sono così facili da ingannare. 

Marchionne, il  più grande genio delle politiche industriali, ovviamente lo aveva ben capito e non credeva assolutamente nell'auto elettrica, che ha osteggiato fino alla fine, rendendosi ben conto prima di tutto della sua insostenibilità economica, e poi anche, cosa più importante, di quella ecologica. Il punto sta nel fatto che quando si vuole sostenere una tesi sbagliata, si esamina sempre solo una piccola parte, parziale e quindi fuorviante, per poter arrivare a far accettare il falso. Basta fare dei magnifici spot sulle meraviglie di auto silenziose e che profumano l'aria invece di ammorbarla nelle città e il gioco è fatto, l'elettrico è la soluzione green della movimentazione. E no, cara la mia gente, non è così. Se vuoi fare un paragone di sostenibilità lo devi fare nella completezza dell'oggetto considerato, dal momento della sua creazione a quello del suo smaltimento definitivo. Oggi più che mai. Dunque considerate il problema della costruzione delle batterie e dei materiali necessari a produrle e quali siano le emissioni prodotte. Pensate che se qualcuno ha denominato alcuni elementi chimici: terre rare, ci sarà un motivo oppure è un nome di fantasia. Forse bisogna pensare che per averne un pugnetto bisogna tritare una intera montagna, dunque aggiungete al conto la quantità di CO2 prodotta e quella di poveri sottili a coté. Ma quelle le fanno in Cina e qui così abbiamo l'aria pulita in città. Bravo coglione, è così che salvi il pianeta? Senza neanche considerare in che mani vai a metterti, visto che stiamo appena toccando con mano, cosa significhino le dipendenze. 

E poi andate ad aggiungere nel conto quanto costerà, sempre in termini di sostenibilità green, lo smaltimento delle stesse, dopo all'incirca ad una ventina di anni. Inoltre poi l'enorme aumento della richiesta di elettricità richiederà, un aumento di produzione e il passaggio doppio, da fonti tradizionali, con produzione di CO2 assolutamente maggiore. Dice, eh ma noi l'elettricità la faremo con fonti alternative. Bravo e i pannelli solari si trovano da soli nella miniera dei pannelli solari, o li devi produrre, e poi smaltirli. Ricordatevi che i conti si devono sempre fare completi, dalla nascita allo smaltimento finale di tutti i componenti necessari. Non ci sono pasti gratis e tutto ha un costo in termini di inquinamento. Allora perché tutto questo battage attorno all'auto elettrica? Ma lo aveva già appunto ben capito Marchionne. La capacità produttiva del comparto auto nel mondo, è molto superiore alla richiesta, almeno doppia, quindi o questa industria dimagrisce attraverso accorpamenti e conseguente riduzione di impianti produttivi o si salta. Ecco perché l'industria automobilistica mondiale spinge la politica a virare sull'elettrico, perché in questo modo, si dovrà eliminare il parco macchine globale e questo porterà lavoro (inutile e dannoso per il pianeta, ma utilissimo per la salute di queste aziende, a spese dei contribuenti in quanto per farlo digerire alla gente bisognerà continuare con forti incentivi) per qualche altro decennio. 

Chiunque si mettesse di buona voglia a fare i conti globali della operazione della mobilità elettrica anche solo in termini di salute del pianeta, manderebbe tutto in soffitta all'istante. Senza naturalmente considerare che al momento, l'utilizzo di un'auto elettrica, e chiunque lo abbia provato praticamente non può che concordare, in termini di comodità, di tempi di carica, autonomia e costo a chilometro percorso, è talmente negativo che il confronto col tradizionale è impietoso. Tanto è vero che, nonostante il battage pubblicitari e gli enormi incentivi economici pompati a drogare il mercato, di auto elettriche in pratica, non se ne vendono. La gente non è scema, se la tocchi nel portafoglio. Datemi retta, pensate a carburanti alternativi (idrogeno, biogas, ecc), a efficientamento dei motori e dato che non ci sono alternative, alla limitazione dell'uso, potenziando i trasporti pubblici, se no si faranno solo danni. Ai politici non ci pensate, non appena l'opinione pubblica capirà che l'elettrico è una truffa e lo conclamerà nei sondaggi, i politici cambieranno immediatamente idea e butteranno tutta l'operazione nel cesso della storia. Ah, naturalmente l'automotive, anche considerato come ho detto nella sua interezza, è solo una piccolissima parte del problema della sostenibilità del genere umano sul pianeta, come sempre il discorso sarebbe molto più vasto e complicato, ma alla gente i problemi complessi danno fastidio, è sempre più comodo stare a sentire risposte semplici, meglio, semplificate così si fa meno fatica a capirle e c'è meno da pensare. 


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lunedì 20 febbraio 2023

Recensione : M. Bussi - La mia bottiglia nell'oceano

 

Diciamo un gialletto da spiaggia, anche se mi dicono che l'autore Michel Bussi sia il più venduto giallista francese, che però, di norma ambienta le sue storie in Normandia. Questa storia invece si svolge tutta in Polinesia Francese, nell'isola di Hiva Oa, quella, per intenderci, in cui andarono a morire prima Gauguin e Jaques Brel successivamente. Un tipico impianto della storia alla Agatha Christie, in cui un gruppo chiuso e ristretto di persone, le stesse muoiono una dopo l'altra, ponendo quindi al lettore l'enigma di chi sia il colpevole. Nel nostro caso, cinque aspiranti scrittrici vengono convocate laggiù, da un famoso scrittore per partecipare ad un concorso letterario nel quale il premio consisterà nella pubblicazione del lavoro della vincitrice. La parte originale del romanzo sta nella narrazione che alterna di capitolo in capitolo, il punto di vista di tutti i personaggi, che mescola quindi le loro vicende personali alle loro azioni ed ai loro sospetti. Alle spalle il paesaggio e la natura prorompente di questa isola di sogno che con il suo esotismo ed i suoi richiami storici e artistici, fa da collante e da sfondo, permeando inevitabilmente il sentire e le azioni di ognuno. All'inizio, l'ho trovato un po' di faticosa lettura, poi se prendi il ritmo, ovviamente vuoi vedere come va a finire e come si risolve l'enigma. Sotto l'ombrellone può anche andar bene. 


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martedì 14 febbraio 2023

Viva la democrazia!

dal web


 Evvai che la settimana si è completata, dopo la messa cantata ormai finita, anche le elezioni (qualcuno se ne era accorto?) si sono concluse. A questo punto effettivamente potrebbero anche fare a meno di farle, tanto i risultati sono ampiamente scontati e quei tre o quattro che ancora vanno a votare potrebbero andarsene in montagna e far girare il PIL, invece delle pal. I giornalai cercano disperatamente qualche cosa su cui discutere, ma è tutto così scontato che la gente gira subito su Netflix e lo share va giù. Cosa vuoi dire. Le polemiche idiote su Sanremo, che i partecipanti disperatamente cercano di mantenere vive per camparci almeno ancora una settimana. I politici che studiano le dichiarazioni da fare per accalappiare quei voti disperati in libertà, chi dice di qua e di là che ha ragione Putin per incassare tutti quelli che non si aspettavano di ricevere le bollette di gennaio (ma dove stava questa gente?); poi quelli che fanno la ola a quanti insultano la Enogu o inneggiano a collaborare attivamente per far annegare la gente nel Mediterraneo, perché intanto questo è quello che pensa la grande maggioranza più o meno silenziosa che ci circonda; quelli che brigano per mettere la mani sulla RAI, che non gli basta ancora che ormai tutti i giornalai dei TG si siano ormai già riposizionati, terrorizzati dal timore di perdere il posto e ogni giorno leccano le chiappe al potere in maniera sempre più smaccata. Neppure le pensano magari, le cose che dicono, oppure le pensano ma non le direbbero, comunque dicono e devono dire, così almeno li consigliano i loro spin doctor, quello che pensano che pensino i loro possibili elettori. Adesso, almeno fino a stasera, massimo domani c'è ancora spazio per scandalizzarsi che la gente non vada più a votare. 

Bisogna farci una lunga riflessione, dichiarano tutti. Colossale belinata, Bisogna dirlo certo, ma domattina, non fregherà assolutamente nulla a nessuno. Al politico interessa soltanto che i tre che votano, votino per lui. Anzi, molto meglio se votano in pochi, in questo modo, costa meno convincerli, se il voto glielo compri, materialmente o indirettamente proteggendo i suoi privilegi. Quelli che ancora votano, per lo meno e che ormai, tolti amici, parenti, beneficati e clientes, li conti sulle dita di una mano, forse non varrebbe neppure la pena di tanto sforzo. Oltretutto ti trovi in una situazione in pratica mai vista, in un paese fortemente orientato a destra e privo di qualunque opposizione reale. Ti piace vincere facile diceva quello slogan. Il campo avverso è un Ade popolata di ombre di Cimmeri che vagano qua e là, senza una meta precisa, intento solo, se incontrano qualcuno, a mordersi selvaggiamente tra di loro, come quei randagi in cerca di qualche osso putrefatto con cui tirare avanti, visto che altro mestiere nella vita non sanno fare. Basti sentire le dichiarazioni dei vari attori, nelle ore appena seguenti gli scontati risultati; solo insulti brutti anche da sentire, non già agli avversari, ma ai loro compari di merende. Se pensi che in Lombardia, dopo tutto quello che aveva fatto nella precedente gestione, è stato riconfermata la stessa persona; capisci allora che tutto è possibile e che ormai andare a votare è una attività assolutamente inutile. Un vezzo d'altri tempi. Intanto l'orrore della vita di tutti i giorni continua, se vuoi fare una TAC, ti prenoti tra due anni, se hai un cancro, puoi usare l'acqua di Lourdes, se ti serve un passaporto, compra un biglietto falso di Ryanair per saltare la fila, se hai bisogno di un asilo, ti conviene comprarti una nonna. Ogni popolo ha sempre e soltanto quello che si merita. Se ti scandalizzi perché strappano una foto di un ministro invece del fatto che un ministro si vesta da SS, te lo meriti davvero e va bene così. E' la democrazia bellezza. 


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lunedì 13 febbraio 2023

Mezzaluna fertile

da wikipedia

Vi parlavo l'altro giorno del movimento turistico in generale e di quanto questo nel tempo sia stato influenzato contemporaneamente, dalle necessità pratiche e dalle mode. Scegliere una meta dove andare, non è mai frutto del caso, ma spesso ci sono condizioni pratiche alla base delle scelte. Naturalmente molto parte da qualche sogno che sta lì per anni riposto in angoli remoti del cervello e che è nato magari da casualità, piccoli ricordi, racconti di altri viaggiatori, bravi a divulgare, che ti hanno colpito e che sono rimasti lì, pronti a riemergere di tanto in tanto, come oggetti del desiderio, magari favoleggiati al di là del loro valore reale. Ricordo la figurina del Circasso che stava al centro di una pagina della raccolta Razze umane, che tanto mi faceva sognare da ragazzino, unita allo scarso interesse reale di quel paese che al momento delle mie visite era ormai completamente adagiato sul realismo sovietico, oppure a contrario i racconti di amici che mi descrivevano quasi con stupore e meraviglia i paesaggi e le città fatate dello Yemen e che ritrovai forse ancora più magiche. Altri racconti invece, che avevano creato in me propositi e progetti, da perseguire sicuramente nel mio futuro prima o poi, il Mali e la falaise de Badjangara, l'Afganistan da Bamjan ai laghi di Band-e Amir, le isole Mentaway al largo di Sumatra, per motivi vari e sopravvenute impossibilità tecniche, rimarranno per sempre nel cassetto dei sogni, itinerari accuratamente preparati e pronti destinati a languire come desideri inespressi, anche se mai dire mai. Poi ci sono le possibilità pratiche e organizzative, che cambiano profondamente nei decenni. 

Quando ero giovane e mi affacciavo alla scoperta del mondo, c'erano rotte aperte a tutti e anche facilmente percorribili come tutto il nord Africa, praticamente quasi senza frontiere o la via delle Indie, nella quale tanti ragazzi si buttavano con una 2CV, mentre altre aree del mondo come l'oltrecortina o il sud est asiatico e varie parti dell'estremo oriente erano assolutamente interdette, mentre adesso avviene esattamente il contrario. Insomma le cose cambiano, il mondo muta profondamente e i desideri sono destinati ad essere realizzati o meno, soprattutto da situazioni estranee alla nostra volontà. Certo rimangono i richiami della fantasia, letterari o logistici, come l'area indo-asiatica, Salgari e le tigri di Mompracem, la Cina di Pearl Buck, Chatwin, Melville e le mille balene bianche da inseguire nei nostri sogni. La situazione attuale, comunque, in cui bisogna ormai convivere sotto diversi punti di vista, fa comunque da discrimine invalicabile per ogni scelta, anche di pancia, a cominciare, perché no da quello sanitario, che anche il Covid ci ha messo lo zampino, a quello economico, che a causa del lievitare del prezzi, comincia a rendere alcune mete off-limit, almeno per chi, come me, è abituato a fare viaggi a basso impatto sul portafoglio e a quello politico che, con i rivolgimenti più recenti, ha chiuso per chissà quanto molte aree e altre continua a mantenere serrate a doppia mandata. Dunque diciamo che scegliere diventa sempre più difficile anche se il mondo rimane grande e ce n'è sempre molto ancora a disposizione. Così diciamo che questa volta vorrei passare dal richiamo ancestrale dell'origine della specie a quelle aree, in cui sono assente ormai da moltissimi anni, dove si sono accesi i punti cardine della nostra civiltà occidentale che con buona ragione possiamo anche considerare mondiale. 

Certo il fascino della scintilla primaria della specie umana, in quella Rift valley, che tante cose ha da offrire, rimane comunque quasi ineguagliabile, sotto il punto di vista di quel mal d'Africa, sia pur letterario, che genera quella malia magnetica che ti vorrebbe condurre a percorrere sentieri nascosti, dove si avventuravano esploratori arditi fino a raggiungere luoghi difficili, forse sulla carta pericolosi e ancora popolati da gruppi etnici isolati e mirabilmente interessanti, ma questa volta sono rimasto accalappiato, per motivi vari da quella mezzaluna fertile da cui la nostra genia è partita alla conquista del mondo. Lì, un po' più di diecimila anni fa, sui postumi dell'ultima glaciazione, stirpi varie di allevatori che conducevano greggi e mandrie per il mondo abitabile, fermandosi solo a raccogliere bacche, radici e semi da macinare alla meglio attorno a fuochi e caverne, per consumare le prede cacciate, e sempre più spesso comodamente allevate, qualcuno capì che proprio quei semi raccolti con fatica nelle pianure, se rigettati nel terreno, germogliavano, dando vita a nuove piante e moltiplicando all'infinito quella preda raccolta faticosamente ricercandola chissà dove e che invece poteva essere disponibile attorno a quel luogo che poteva diventare capanna e poi casa fissa, fino a far nascere agglomerati, paesi, infine città, lasciando il tempo per pensare, inventare, darsi regole, differenziare i compiti, vivere più facilmente, insomma. In pratica la nascita della civiltà, attraverso una forzatura definitiva della natura alle necessità umane. La mezzaluna fertile, grazie alle condizioni climatiche, creò la base per lo sviluppo delle idee, che la vicinanza di un mare facile ed amico come il Mediterraneo, contribuì a spargere più lontano, creando quella sana mescolanza di popoli e soprattutto di idee, che hanno provocato, rinfocolandosi le une con le altre, la definitiva nascita del nostro mondo. 

Per questo il Medio Oriente ha uno straordinario fascino e mantiene la capacità di mostrare vestigia tra le più antiche, che raccontano la nostra storia e ancora oggi è una delle aree del mondo che ne conserva un numero considerevole e degno di grande interesse. Negli ultimi anni direi che l'ho frequentato trappo poco, praticamente quasi mai per lavoro e purtroppo anche poco per il mio piacere, complici anche tutte le complicazioni geopolitiche che hanno limitato l'accesso a molte delle sue parti più interessanti. Di certo quando ero giovane era molto più facile, anche se forse più costoso, percorrerne le vie, al di là delle sempiterne beghe israelo-palestininesi, ma per il resto potevi andare dappertutto con una certa semplicità, dato che tutte le asperità religiose della galassia islamica, sonnecchiavano ancora sotto la cenere, senza palesarsi troppo. In Iran i Komeinisti erano appena arrivati ed erano ancora poco incisivi nella vita reale, l'Iraq con la Siria, sonnecchiavano da secoli, l'Afghanistan stava ancor aspettando di trasformarsi nel Vietnam dei Russi, Giordania e Libano sembravano paesi ormai volti al futuro e la Turchia mostrava di avviarsi sulle orme di Ataturk, verso una inarrestabile deriva di europeizzazione. Vedete bene come possono cambiare le cose in pochi decenni. Così sempre rimandando, dopo le mie scorribande anatoliche degli anni '80, avevo un po' lasciato da parte questa area, con sporadiche puntate, Giordania, Egitto, una toccata e fuga iraniana e più recentemente una interessantissima presa di visione di Israele e territori Palestinesi. Tutte cose di grandissimo interesse naturalmente, ma che hanno lasciato tante caselle da riempire, tanti spazi vuoti da marcare. Così è nato il prossimo breve progetto. Una necessità di muoversi finalmente, un'idea suggerita e raccolta con entusiasmo, un controllo di fattibilità concreto e finalmente, come si dice, la messa a terra del progetto definitivo, per riempire una nuova casella, un'altra figurina in quell'album che mantiene purtroppo ancora tanti, troppi spazi vuoti.


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domenica 12 febbraio 2023

Festivalli


 

Dopo cinque giorni e tutti i lanci dei precedenti due mesi, la messa cantata è finita anche quest'anno, anche se adesso tocca all'onda di riflusso che terrà occupate molte trasmissioni per almeno un altro mesetto. Quindi essendo il fenomeno che è, bisognerà pur dirne qualche cosa, cercando di essere concreto e parlarne con l'estraneità di giudizio che si dovrebbe utilizzare quando si esamina qualunque cosa, in maniera asettica, senza lasciarsi trascinare dalle proprie idee per generare giudizi che portano fuori dal seminato in ogni caso inutili a definire un fenomeno. Un po' come quando devi descrivere un esperimento di fisica o di chimica e ti fermi a criticare il colore della pallina utilizzata o quello della schiuma prodotta. Intanto partiamo dal fatto fondamentale (l'unico che conta in termini reali). Il festivalone è uno, anzi il principale evento, tra 4 o 5 al massimo, che contribuisce a tenere in piedi le esangui casse della RAI, e questa è la prima ma anche l'unica cosa che conta e mette in fila (dopo) tutte le altre. Come sempre, dato che sembra abbia orami oltrepassato abbondantemente i 50 miliardi di  incasso e altri ne macinerà con l'indotto, è riuscito assai bene nel suo scopo. E qui cominciamo a non capire la stupidità invidiosa di quanti, ogni anno, con costante petulanza, continuano fin dal primo giorno, a blaterare su quanto ingiustamente guadagnerà il tal conduttore, il tale ospite e via, appunto, cantando e dimostrando, se ce ne fosse bisogno, delle inutilità profondamente sbagliata di queste osservazioni. 

Il fine ultimo deve essere l'incasso finale e questo si ottiene con investimenti di vario tipo, che possono essere giusti o sbagliati, il giudizio, lo darà solo quel numerino alla fine, la somma del grano che entra nelle casse e che dovrebbe solo far piacere al contribuente medio invece di orripilarlo. L'altro numero che definisce la riuscita dell'evento sono gli spettatori e lo share e anche qui pare che quest'anno si siano superati i numeri passati, perché se arrivi al 73% di spettatori collegati, vuol dire che sei stato capace di accalappiare una platea molto differenziata e composita e che sei riuscito a riprendere fasce di ascolto che nei momenti meno brillanti, come alla fine degli anni '90, ti avevano abbandonato. Ora capisco anche l'atteggiamento snobistico di chi vuol far rimarcare che neanche ci ha pensato di fermarsi per un solo attimo a partecipare al sabba e proprio il fatto di rimarcarlo ne testimonia invece la rilevanza, ma ritenere un fenomeno che produce questi numeri, un evento marginale, non ha senso. Oh anche io mica sono riuscito a vedere tutto, poco dopo la mezzanotte, aggiustata la copertina sulle ginocchia (accidenti a Putin), mi rilassavo dicendo, no, no sto solo riposando un po' gli occhi! Dunque come definire lo spettacolo di quest'anno? Intanto secondo me, sbaglia di certo chi continua con voce roca a blaterare, che deve trattarsi di un evento esclusivamente musicale, anzi è proprio la sua coralità nazionalpopolare che richiede la presenza di una pluralità di aspetti, di temi, di sfaccettature, necessarie appunto ad portare davanti allo schermo e a farne parlare il maggior numero di persone. Si deve comporre un varietà, che di questo si tratta, uno spettacolo completo che comprenda tutta una pluralità di aspetti che facciano discutere il più possibile e il maggior numero di gruppi demoscopici possibili. 

Dunque serve ovviamente la musica, la parte comica, la parte seriosa, lo spettacolo, il gossip e soprattutto gli scandali. Tutto deve essere preparato e centellinato con magistrale e professionale precisione. Certo poi gli sciocchi indicheranno il dito dei comportamenti, delle chiacchiere in libertà, delle lacrime fasulle, degli incidenti più o meno simulati, tutto senza accorgersi che in fondo alla sala campeggiano tre schermi, su cui scorrono implacabilmente ed inderogabilmente, ogni parola da pronunciare, ogni atteggiamento da tenere, inclusi i puntini di sospensione da rispettare con pause di stupito atteggiamento, lacrime, mamme adoranti, fiori lanciati, baci dati e non dati, con e senza lingua, naturalmente e così via secondo una regia precisissima che deve portare a massimizzare quel risultato finale. Solo quel numero dirà se è stato fatto tutto bene o meno e anche quest'anno pare che sia andata nel migliore dei modi, grazie credo alla capacità di chi tutto ha pensato e organizzato. Naturalmente uno dei pezzi più importanti è costituito dalla musica, che come ho detto deve essere considerata però come spettacolo. Ricordatevi che il grande successo dell'opera ottocentesca è proprio dato dal fatto che non si tratta solo di armonie strumentali e techné di voci sopraffine evirtuose, ma anche e soprattutto di spettacolo completo, scene, abiti, contorno e perché no scandali. Oggi la sapienza dell'organizzatore ha saputo mescolare vecchio e nuovo, tradizione e tendenze, reinterpretando e innovando al tempo stesso, cosa che ha condotto diverse generazioni a riunirsi. Così è inutile fermarsi alla critica riduttiva di aver portato sul palco residuati di RSA, condotti a forza di braccia, magari completamente sfiatati, ma in altri casi ancora sorprendentemente simili all'originale, alternandoli a ragazzini apparentemente senza arte né parte. 

Il risultato è che è piaciuto a tutti se la gente è rimasta a guardare. I giovani hanno ascoltato i vecchi, magari trovandone qualche spunto interessante, i vecchi meno stravolti dall'Alzheimer avranno riscontrato che qualcuno tra questi ragazzi ha qualcosa di interessante, ad esempio magari si sarà accorto che le nuove tendenze musicali, e parlo del trap ad esempio, danno molto più spazio di un tempo alla parola, magari accorgendosi che alcuni, Lazza ad esempio, vengono fuori dal Conservatorio e che l'autotune lo aveva già inventato Cher decenni fa. Poi il domani dirà quali di queste 28 canzoni andrà definitivamente nel dimenticatoio come nei decenni passati e come è giusto che sia e quali saranno invece ascoltate e cantate. Questo è un altro vitale aspetto economico. La musica è un consumo come tutti gli altri è roba che si vende e produce PIL, quindi c'è quello che mira al personaggio che significherà serate, stadi pieni e biglietti da vendere, altri che mirano al tormentone estivo che martellerà spiagge e radio, generando fiumi di diritti e qualcuno anche tenterà di rinvigorire l'esangue mercato della discografia. Alla ricerca di qualche cosa con cui presentarsi nel mercato internazionale con il suo strascico, di Eurovision e così via. Da qui ricordiamoci che sono usciti i Manneskin, che anche se non lo volete riconoscere, sono oggi una importante realtà mondiale, belle macchine da soldi. Operazione molo ben riuscita. C'è quindi tutta la parte dei look, anche qui materia di discussioni infinite e di strascichi di marketing e più se ne parla e più significa che l'operazione è anche questa riuscita. 

Infine gli scandali ed i problemi che via via emergono. Tutto questo serve a far parlare e a battere la grancassa. In alcuni casi vengono pilotati dal basso e quando non decollano da soli, si cerca in ogni modo di rinvigorirli aizzando qualcuno, ma nella maggior parte dei casi, basta lanciare l'amo e tutto parte da solo, i politici sono i cavedani più grossi, utili idioti, sia detto in senso buono, per ingrossare l'affare, sperando tutti che si arrivi alle querele per poter parlarne ancora a lungo, rinfocolando l'attenzione sul singolo artista o sui pezzi. Così scandalo e orrore per il bacio fluido o per il sex toy brandito sul palco, denunce offesissime e stralunate perché si strappa la foto di un viceministro, senza rendersi conto della follia che non ci si scandalizzi invece del fatto che lo stesso si vestiva da nazista. E meraviglia per l'attesissima e copiosa sequela di sconcezze e orrende offese rivolte alla Egonu, colpevole soprattutto di essere bella e brava, in un paese in cui, questo è colpa grave, grazie naturalmente alla cassa di risonanza fatta da conduttori di regime, chiocci e volgarissimi che hanno sbattuto la grancassa e ai loro ammiratori che l'hanno amplificata e resa virale. Grazie agli odiatori di professione, ancora avete fatto il vostro utile mestiere, ricordare se ancora ce ne fosse bisogno, quanto è razzista il nostro paese. Lo share ringrazia anche questi. Va bene, adesso lasciamo scorrere la coda dell'evento per raccogliere la restante parte del pescato che rimane nelle pieghe della grande rete, in attesa del prossimo anno. Il regime promette di rivoluzionare tutto. Vedremo con quale successo naturalmente. Qui si può dire che il risultato c'è stato. Io per parte mia, avrei premiato maggiormente Madame, che mi pare abbia elementi distintivi di una certa qualità, che già in altri pezzi ha dimostrato. Naturalmente anche se il suo pensiero nella vita reale mi è assolutamente lontano e da bocciare senza appello. Ma se uno è bravo, questo giudizio personale non deve inficiare quello artistico, sempre secondo me, naturalmente.


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