venerdì 31 gennaio 2020

Riscampagnata torinese

Stampa Giapponese Hokusai, La Grande Onda Stampa Con Telaio 150X100 Cm
Hokusai -La grande onda


Un'altra scampagnata a Torino, per motivi vari che mi ha consentito di ritornare a vedere la Pinacoteca Agnelli al Lingotto dove è ancora aperta fino al 16 febbraio salvo prolungamento, una ricchissima mostra che espone 100 xilografie dei tre maggiori esponenti giapponesi di questa arte: Hokusai, Hiroshige e Hasui, in una attività che copre tutto l'800 e dintorni. Inutile sottolineare il godimento assoluto per questi straordinari lavori, la cui eleganza, emozione e sentimento poetico sono ben conosciute e tra le altre cose molto affini ai miei gusti. Tra le tante, tutte comunque bellissime, spiccano alcune tra le notissime 36 vedute del Fuju di Hokusai e naturalmente la famosa Grande onda e il Fuji rosso. Da non perdere l'interessante filmato introduttivo che spiega con dovizia di particolari (quasi mezz'ora) l'arte della xilografia giapponese coi dettagli della tecnica. Unica pecca da segnalare, l'illuminazione non felicissima che penalizza un poco la godibilità della visuale, costringendo ad un po' di contorsionismi per scansare i riflessi e poter ammirare i particolari delle opere. Naturalmente vorrete cogliere l'occasione per dare un'occhiata, già che siete lì alle 25 opere di grande spessore della collezione permanente che, ricordo a chi non le ha ancora viste, comprende due statue del Canova, molti Canaletto e Bellotto e poi Tiepolo accanto a Severini e Balla. Ci sono poi 7 Matisse e una manciata di impressionisti tra i quali un bellissimo Renoir. Già che siete lì, al quarto piano potete uscire fuori e dare una nostalgica occhiata alla famosa pista sul tetto del Lingotto, immortalata in tante fotografie d'epoca. Insomma una goduria. Se siete anziani ve la togliete con 10 euro.

giovedì 30 gennaio 2020

Cina 39 - Il mercato di Lijiang


Anziana venditrice Bai

Donna Bai
Un'altra mattina frescolina. I ragazzi dell'albergo ci aiutano a portare le valige fino alla terrazza dove arriverà a prenderci la macchina. Siamo in alto e vedi tutta la città sfrangiata dalla nebbiolina del mattino, i tetti seminascosti dall'umidità, le nuvole basse che nascondono la montagna. Non c'è ancora gente in giro; le case sono immobili, cristallizzate nel tempo; a quest'ora non puoi avvertire in quale epoca stiamo vivendo. Le locande ancora chiuse mostrano le loro lanterne rosse di carta coi segni bene auguranti che pendono sotto gli spioventi ricurvi. Mercanti o turisti non fa differenza, qualcuno arriverà anche oggi. Intanto arriva la nostra macchina a riportarci al nostro tempo. Però prima di andare all'aeroporto per lasciare definitivamente questa terra, rimane il tempo per dare un'occhiata di primo mattino al grande mercato. Qui Apple, che abita poco dietro, è di casa e conosce un po' tutti, così facciamo un giro, durante il quale è tutto un salutare amici e possiamo anche vedere un po' dal di dentro, diverse attività. Andiamo da un vecchio panettiere che produce grandi pani in maniera molto tradizionale. Impasta una sorta di grandi focacce che vengono infornate e poi vendute al taglio. Il padrone mostra la tecnica di impasto e poi mi racconta di essere stato a Roma per vedere il Papa, evidentemente è un cattolico, anche se non è chiaro se appartenga alla chiesa sotterranea o a quella governativa ufficiale. Con la vicina, che invece produce ravioloni e panini al vapore, ci raccontiamo come invece li facciamo in Italia, le racconto la tecnica del cappelletto, in tutto simile alla loro e quella dei plìn piemontesi, insomma uno scambio di cultura gastronomica, ma ho la sensazione che mi stia a sentire più che altro per cortesia e che non gliene freghi più di tanto. 

Possibilità di pagamento della verdura con Alipay e Wechat
Apple compra dalle sue amiche frutta e verdura di ogni tipo e mi dà modo di osservare un comportamento evidentemente ormai comune anche in questa provincia periferica della Cina, per lo meno così recitava la mia vecchia Lonely planet: Un'area ancora molto arretrata e isolata, immersa nelle sue antiche tradizioni. Infatti tutte le vecchiette che hanno un telo steso a terra con sopra ordinatamente esposte verdure di vario tipo o frutta, arance, uva, zucchine e rape, hanno anche appeso ad un paletto un cartello con un bel codice Qr bene in vista. Tu prendi il tuo sacchetto di roba di certo organica, naturale e a chilometro zero (che anche qui ormai tromboneggiano su questo tasto) e, tirato fuori il telefonino, lo rivolgi verso il cartello, lo inquadri e messa la cifra che devi pagare scatti la foto e te ne vai con la benedizione della vecchia che avrà così accreditato sul suo conto Alipay o Wechat (roba cinese tipo le nostre Paypal o postepay). Area arretrata e periferica vero? Qui si fa così dappertutto, ovviamente pagando in ogni negozio o tram o metro. La carta di credito in pratica non viene più usata, strumento superato ormai. Sembra però che qui le vecchiette non abbiano tutte le difficoltà che da noi si paventano verso gli strumenti elettronici da parte degli anziani (che poi in realtà trafficano tutto il giorno sullo smartphone), che sarebbero portati alla follia o ridotti al suicidio o alla chiusura del negozio, a causa della limitazione nell'uso del contante. Forse il problema è che qui le tasse vogliono farle pagare a tutti e la gente non difende a priori gli evasori, tanto è vero che l'avevano inventata proprio in Cina, la lotteria degli scontrini, con una sorta di gratta e vinci, più di venti anni fa, anche questa oggi ormai superata da tempo.

Spiumando le oche
Nella zona delle carni invece, è tutto un proliferare di banchi dove spiumano oche dall'epidermide grigia e trattano montagne di animali da cortile,ammucchiandole a terra tra liquami vari, per non parlare delle zone dove invece stazionano quelli in vendita vivi. Certo il livello di pulizia e di igiene di queste zone sono quelle tipiche dell'oriente, quindi non ci si deve stupire troppo se questi sono sempre stati focolai da cui si sviluppano epidemie varie e quello che sta accadendo in questi giorni è assolutamente in linea con queste situazioni comuni in tutta l'Asia. Alla fine tutti i vari ceppi di influenza, forti o leggere che siano, partono sempre dall'oriente ogni anno. Accidenti se ci penso, diciamo che l'ho schivata per un pelo; in fondo, mentre sto scrivendo queste righe, devo considerare che sono tornato solo da un paio di mesi e se mi ci fossi trovato in questi giorni, anche se ad oltre mille chilometri di distanza, sarebbero stati effettivamente cavoli amari. Ma in quel momento ce ne siamo andati dal mercato con la nostra sportarella di arance e uva senza cattivi pensieri per la testa, anche se ho dovuto pagare con lerce banconote, invece che con un clik del telefonino, tra gli occhi commiserevoli delle anziane venditrici. Poi ce la filiamo verso l'aeroporto dopo un grande abbraccio ad Apple, ormai un'amica in più nella nostra lista. Gli aeroporti cinesi, ormai quasi tutti nuovissimi sono lo specchio di una efficienza molto moderna ed avanzata. I timori che avevo circa la possibilità di fare arrivare direttamente il bagaglio alla destinazione finale, dato che avevo un cambio aeromobile con due compagnie diverse, viene subito fugato dall'addetto che assicura che non ci sono problemi, ritira tutto e mi spedisce all'imbarco senza timori di trovarmi in mezzo alla Cina senza bagagli, perduti per sempre come ovvio.

Il panettiere
Anche l'aeroporto di transito di Kunming, è nuovissimo e si gira con facilità, anzi mi permetto anche un buon cappuccino, è la globalizzazione ragazzi, anche se un po' caro (58 Y), ma noblesse oblige. Tutto in orario con i tempi giusti, così ho anche il tempo per un primo punto di riflessione su questo Yunnan, che abbiamo visto nelle sue parti fondamentali anche se non complete, mancava come al solito la classica settimana in più. Tanto per anticipare quello che ripeterò nelle mie considerazioni finali al viaggio, devo cominciare a ragionare sul fatto che, come sempre, le risultanze sono sempre molto diverse dalle aspettative, anche se soprattutto l'aspetto della ovvia progressiva perdita delle tradizioni e dell'omologazione generale tra le culture te lo devi forzatamente attendere dappertutto. Qui in Cina i cambiamenti, e lo ripeteremo all'esaurimento, sono così veloci e che non puoi non aspettarti di trovare un paese completamente diverso da quello che conosci anche soltanto a distanza di dieci/quindici anni. Dunque ricordatevi sempre di non farvi illusioni nell'andare a cercare cose che comunque non possono più esistere, ma cercate di riconoscere per lo meno in quanto vi circonderà, i segni del passato, che comunque rimangono a condire i nuovi mondi. L'esempio minimo è che anche se entrate in un McDonand o in un KFC, troverete certo l'uniformità mondializzata, ma ci sarà anche qualche tocco che farà immediatamente riconoscere il mondo in cui vi trovate, con la sua diversità. Non abbiatevene a male se il colore folkloristico che troverete anche nei più isolati paesini, appare artefatto, costruito per la nuova categoria del visitatore, che qui arriva a frotte, non più per commerciare o venire a comandare, ma solo a vedere, a conoscere. 

La friggitoria del tofu
Il turismo è categoria dello spirito recente che influenza il mondo moderno in modo importante e spesso più che influenzare, stravolge, in particolare nei numeri che provocano una modificazione degli stili di vita dei luoghi interessati. Tuttavia dobbiamo vederlo tranquillamente come uno dei nuovi momenti del commercio che quindi crea un tipo di sviluppo esattamente simile nelle modalità a quelli provocati nel passato dal crearsi delle varie vie del sale o della seta che fossero. In fondo alla gente che vive in questi luoghi poco importa di chi arriva, se mercante con i muli carichi di pelli o turisti con macchine fotografiche al collo, l'importante è che arrivi carico di svanziche da spendere, cosa che farà fiorire migliori condizioni di vita in chi vive lì e se volete vedere sua nonna in costume col cappello di perline, andate al museo e non parlategli di quanta è bella la conservazione delle tradizioni e palle varie che vi corrono dietro col bastone. Comunque questa è una diatriba filosofica di poca importanza, mentre l'aereo perde quota e scende verso Zhang Jia Jie, forando la ormai solita coltre di nubi che non promette niente di buono. I bagagli intanto come per magia (il fatto che i bagagli arrivino è un'altra delle cose che non riuscirò mai a spiegarmi, quasi come quello che gli aerei riescano a stare su), compaiono sul nastro trasportatore e ci dirigiamo verso l'uscita. Mettiamo il naso fuori ed ecco un'altra magia. Il proprietario dell'albergo con cui avevo avuto una fitta corrispondenza al momento della prenotazione, è lì che mi aspetta con un cartello in mano col mio nome scritto sopra. E' venuto direttamente a prendermi in aeroporto, timoroso che mi perdessi nella città tentacolare.Vai a lamentarti.

Uve
SURVIVAL KIT

Uova con pulcini
Da Lijang a Zhang Jia Jie - Per guadagnere tempo e chilometri da percorrere su strada, ho preferito terminare il giro nello Yunnan a Lijang invece che a Kunming, per il volo verso la capitale dell'Hunan. Questo mi ha obbligato ad un cambio di aereo, dato che non c'è il volo diretto, ma mi ha risparmiato quasi un giorno di trasferimento da Lijiang a Kunming. Comunque tutto si svolge con grande facilità e senza problemi. Poi negli aeroporti le indicazioni sono alternativamente in inglese e cinese, per cui tutto è più semplice anche se pochi parlano inglese. 

Volo Lijiang - Kunming - Mu 5922 delle 12:35 (1 h) della Cina Eastern Airlines - Euro 58
Volo Kunming -ZhangJiaJie - HO1018 delle 16:20 (1,20 h) della Juneyao Airlines - Euro 42

Il centro città di ZhanJiaJiè è molto vicino all'aeroporto, quindi se non avete nessuno che vi viene a prelevare, potrete tranquillamente prendere un taxi per il centro, ma ricordate di prepararvi la prenotazione col nome dell'hotel in cinese. Se siete senza prenotazione c'è un banco informazioni agli arrivi, ma non sempre c'è chi parla inglese. Comunque vi aiuteranno tutti con l'app traduttore, che tutti hanno sul telefonino.

Pagamento Alipay



Mercato delle carni
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Tofu fritto







Cottura a vapore











lunedì 27 gennaio 2020

Cina 38 - Shu He e Bai Sha


Shu He

Bambini in gita
Dando un'occhiata al web, leggo in un blog che, se è vero che Lijiang è sovraccarica di turisti, basta spostarsi di quattro o cinque chilometri nella vicina Shu He e si ritrova la pace e l'autenticità dello Yunnan di altri tempi. Si tratta di un pezzo scritto tre o quattro anni fa al massimo. Ebbene la realtà odierna ti fa capire la velocità a cui marcia la Cina, cosa confermata anche dalle realtà più serie come la capacità di costruire, nell'emergenza dell'epidemia che sta facendo tremare il mondo, un ospedale in dieci giorni. Shuhe è un delizioso paesino trasformato in parco tematico, con tanto di biglietteria all'ingresso (50 Y, salvo anziani) con le sue case antiche immerse tra verdi giardini, corsi d'acqua gorgogliante, sorgenti e boschetti, che lasciano spazio a piccoli orti familiari e templi di pietra nascosti tra i canneti sul fianco della collina. Obiettivamente, schivata la parte centrale dei locali e dei ristorantini, dove per altro si mangiano degli ottimo ravioli (una porzione di 20 a meno di 20 Y), trovi un sacco di posticini che si possono definire quasi solitari dove ti sembra davvero di tornare in un tempo passato, complice il fatto che non transitano mezzi a motore, anche questo paese infatti è chiuso al traffico. Davanti al tempio, scorre il fiumicello; acque limpidissime e immagino gelate che scendono dal Drago di giada. Le rive qui sono piene di verde, arbusti fitti e salici i cui rami si piegano ad accarezzare l'acqua. Tra la vegetazione angolini che guardano il fiume con minuscoli sedili in pietra. Mentre mi godo l'atmosfera ecco in un angolo quasi nascosto, una figura presa di peso da un rotolo di pittura Qin. Una ragazza, bellissima, il volto appena piegato di lato, guarda il cielo con occhio languido e perso nel vuoto.

Anziano
La sposa
E' avvolta in una nuvola bianca che ne sfuma i contorni, come se il pennello che l'ha tratteggiata avesse volutamente lasciato nella terra dell'incertezza, la definizione della figura. E' un abito bianco, leggero, che scende abbondante, coprendola completamente, dal quale spunta soltanto la punta intrigante di una scarpetta rosa. Una coroncina semplice di roselline ne incornicia il capo. Ma non è né un dipinto, né una statua, come si vede non appena si muove leggera e muta la sua posizione, sotto i comandi di due giannizzeri che la martellano di clik dall'altra parte della roggia. Uno sostiene anche un grande specchio per convergerle la luce sul viso, l'altro suggerisce i lievi spostamenti necessari a rendere la sua posizione, più leggiadra e sognante. Il servizio fotografico per il matrimonio, ha evidentemente raggiunto una importanza notevole tra le giovani coppie cinesi, almeno a vedere la supposta professionalità che viene messa in campo. Il ritorno alla realtà lo vedi dalla posizione cosiddetta dei cabbasisi tritati, che manifesta invece lo sposo in un completo nocciola, che gli stringe un po' troppo la pancia incipiente da amante della birra e le scarpe a punta, strette anch'esse, che di certo gli fanno male, almeno al vedere come se le massaggia di tanto in tanto nel mentre che la sposa, vero centro dell'interesse collettivo procede nel servizio. Si vede bene che non ne può proprio più e non aspetta altro che il segnale di fine lavori per andarsi a fare un piatto di ravioli. 

L'altra sposa 
Bai Sha
Frantumata la mia visione onirica dalla dura realtà, mi sposto nel giardino vicino, ma anche qui su una panchina tra alberi dal tronco secolare, mi trovo al fianco di una altra sposa, che però ha decisamente terminato l'impegno, almeno a giudicare dalla posa spaparanzata, il grande vestito banco col pizzo trasparente sollevato che mostra impudiche estremità. Che le giovani cinesi abbiano ormai mutato la loro decisa avversione a mostrare i piedi, da sempre considerati il vero baluardo della femminile sessualità, l'ultimo argine prima della definitiva perdita della purezza? A corte si poteva lasciar correre anche qualche pizzicotto su una chiappa formosa, ma sfiorare una scarpetta facendo finta di raccogliere un fazzoletto fortunosamente caduto tra le gonne della bella, era considerato un affronto inaccettabile oppure, se ignorato o peggio accolto di sottecchi con uno sbattere di ciglia, un cedimento alla lussuria più totale. La nostra invece sta compitando sul telefonino; tanto per capirci, i tempi cambiano. Anche il paese vicino, Bai Sha (白沙- Sabbie bianche) è piacevolissimo; questo sì con poca gente in giro anche se i residenti o presunti tali, hanno tutte attività legate al possibile e sperato prossimo afflusso turistico. Però qui puoi passeggiare tranquillamente per le vie del paese gustandoti le vecchie case in parte in pietra, in parte in legno, attraversare l'arco all'incrocio delle due vie principale con le pareti dipinte a colori vivaci. Davanti agli usci delle case solamente qualche anziano, le donne infagottate in giacconi di piumino, gli uomini col cappello a tesa larga, qualcuno con qualche bella giacca di raso e damasco. 

Black dragon pool
In una casa antica, una famiglia di artigiani lavora con grande abilità rami ed ottoni, battendo con una serie di specifici strumenti costruiti da loro stessi a seconda dello specifico utilizzo, le lastre che, tagliate, incurvate e ribattute fino allo stremo, danno vita ad oggetti, contenitori, piatti, cuccume dalle forme particolarmente eleganti. E' tutto un ticchettare di martelli dalle dimensioni diverse su piccole incudini dalle corna rivolte verso l'alto, ognuna adibita ad una speciale funzione, ad una forma finale differente e specifica. I ragazzi sono entusiasti del mio interesse e vogliono mostrarmi i risultati delle differenti tecniche e gli oggetti che ne derivano. Alle pareti, centinaia di contenitori ed altri pezzi ornamentali già finiti in attesa del mercato, mostrano la loro bellezza. Più avanti in una grande casa stanno preparando invece tutta una serie di festoni rossi che attraversano il cortile. Si adorna la casa, nei prossimi giorni ci sarà un matrimonio e qui verranno accolti molti ospiti per il banchetto nuziale. Qualcuno sta incollando strisce di carta ai battenti delle porte recanti scritte bene auguranti per gli sposi. Le donne saranno di certo tutte in costume, gli uomini con i vestiti della festa, solo gli sposi, probabilmente saranno vestiti alla moda occidentale che ormai è di rigore per questo momento della vita. Troppi telefilm americani direte voi, ma questa è la globalizzazione, anche se nell'angolo del cortile si apprestano i pentoloni dove bollire il maiale. 

Scimmia senza naso
In fondo alla via, il massiccio del Drago di giada mostra, tra le tegole ricurve dei tetti, la cima principale bianca di neve a dominare la valle. Una decina di chilometri ed eccoci di nuovo a Lijiang. Il nostro autista mette a frutto il tempo passato con noi facendo esercizio con il suo inglese ancora basico. Apple lo corregge puntigliosamente, lui ride a più non posso, la pronuncia lo impaccia, la prof direbbe, è intelligente ma non si applica. Ci lascia al parco della Black Dragon Pool, che visto il sole, così raro in questo giorni, offre una luce bellissima accoppiata alle scene da cartolina del laghetto con le pagode che vi si specchiano. E' ormai pomeriggio e non ci sono più i gruppi che si esercitano nelle danze o negli stage di ginnastica e di respirazione ed anche i visitatori non sono numerosi; nel bel tempio della collina, siamo addirittura da soli, vai a lamentarti poi. Tra gli alberi riesci addirittura a vedere qualcuna delle famose scimmie senza naso, una specificità dello Yunnan. Qualche anziana in costume Naxi, un'ampia gonna bianca plissettata con una bordura azzurra e le fasce incrociate sul petto attraversa il ponticello andando verso l'antica pagoda al centro del laghetto. Rami secchi di alberi ormai morti si allungano sull'acqua come dita nere e contorte. Il vicino museo, racconta nei dettagli la cultura della minoranza Naxi, i costumi, gli oggetti di culto e le cerimonie religiose, i libri e la lingua, almeno quei pochi che la furia della rivoluzione culturale non ha distrutto al suo passaggio.

Intervista
Quando torniamo nel centro è quasi buio e seduto nella piazza in attesa di uno sperato boccone, vengo circondato da un gruppetto di ragazzini in uniforme scolastica a cui non pare vero di avere incontrato un naso lungo da intervistare. Stanno facendo un lavoro per la scuola e si sono accuratamente preparati una serie di domande da rivolgere ai turisti. Il tema è lo stato ecologico della città, evidentemente l'argomento è piuttosto sentito, ed i ragazzini sfogano il loro inglese più accurato, capiscono benissimo le mie risposte, cosa già non facile e riportano diligentemente sul quaderno il mio pippozzo di frasi fatte e di encomio per la cura con cui la città viene conservata. Di certo prenderanno un bel voto e punteggi di merito in quella che dovrebbe essere la pagella del bravo cittadino che sembra, il governo compili per ognuno, tanto per capire chi sta dalla parte giusta e non creerà problemi a lungo andare. Nel gruppo qualche discolo che ridacchia alle spalle dei più diligenti, di certo c'è. Le solite pecore nere che poi approfitteranno del risultato del lavoro di gruppo beneficiando della fatica dei migliori. Niente di nuovo sotto il sole, considerando che, come al solito le ragazzine sono quelle più attente e che più si danno da fare. Quando ci lasciano liberi, cala la sera ed è giusto l'ora di buttare giù un boccone. Niente di meglio della solita spaghetteria che li fa sul momento a 30 Y la porzione, cosa che è sempre uno spettacolo mirabile. Di certo li facevano in questo modo anche quando era passato Marco Polo, sarà lui che li ha portati in Italia? Non lo sapremo mai di certo, ma proprio nella piazza, nel negozio di fianco hanno messo invece un robot antropomorfo che serve le bevande più varie, dalla Coca Cola alla birra.

Negozio di thé
Noi ci facciamo invece un succo di melograno (20 Y), che è di stagione e a km zero. Sembra che faccia anche delle battute simpatiche e dica spiritosaggini varie prima di fare il conto, perché gli avventori, prima di prendere il bicchiere cortesemente sporto e pagare con un tocco sul telefonino, sghignazzano tra di loro. I tempi cambiano, ma come la prenderebbe il nostro Marco, catapultato da queste parti adesso? Facciamo quattro passi ed ecco un poco più in su nella via principale, i gabinetti pubblici, santa istituzione certamente, ma anche qui devi rimanere attonito, prima di entrare, osservando un lungo display dai led colorati, che mostra la suddivisione di sesso, l'ubicazione dei vari stanzini contrassegnati da icone che mostrano la chiara posizione, che illustra se trattasi di turche o wc, rossi o verdi a seconda se siano o no occupati e vari dati, come temperatura e, umidità, ppm di polveri sottili!?! Gli orinatoi poi, di design ovviamente, portano al centro il disegnino di una mosca o altro insetto. Pare che l'ansia di centrarlo riduca del 40% le operazioni di pulizia. I negozi si susseguono colorati e ricchi di luci, sia che offrano souvenir o oggetti utili, vestiti, cappelli e cibarie di ogni tipo. Le sale da thé la fanno da padrone. Qui puoi gustare il famoso Pu'er, le foglioline fermentate dal gusto particolare, che possono essere addirittura vecchie di cento anni, o almeno così c'è scritto sul pacchetto. Sulla piazza intanto  sono partite le solite danze. La folla dei turisti si presta alla partecipazione e la festa comincia. Le stradine intorno allora, diventano buie e solitarie e mentre torni in albergo l'atmosfera che ti circonda torna ad essere quella di 800 anni fa.

Il display del cesso



Il tempio della collina
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Donna Naxi






domenica 26 gennaio 2020

Un'intervista su Easytravelhosting


Varanasi

A tutti gli amici che mi seguono, voglio segnalare la mia intervista che è stata pubblicata oggi su Easytravelhosting, un sito che racconta proprio di travel blogger e similari, queste strane creature che popolano il web in cerca di non si sa bene che cosa. Alla fine mi sono convinto che lo facciamo soltanto per avere un poco di esibizionistica visibilità, cosa che è forse la malattia del nostro tempo. Però alla fine, pazienza, siamo fatti così, ci dovete prendere per quello che siamo, vanitosi e pieni di bramosia di raccontare le nostre "avventure", che poi alla fin fine non sono altro che normalissimi viaggi, perché, davvero, oggi se paghi ti portano in braccio anche in cima all'Everest o al polo. Ma basta condirli con un po' di chiacchiera e qui, io, avendo campato di parole per tutta la vita, parto avvantaggiato, ed il viaggio si colora di bellezza e di sorprese, anche perché spesso basta fermarsi un momento a cercarle e ne trovi dovunque, invece di passare velocemente col solo scopo di arrivare al traguardo. 

Va bene, comunque sia, se avete voglia date un'occhiata qui a questo mio botta e risposta che ho accompagnato con qualche foto, clikkando qui, dove più che altro ho ripetuto i concetti che ispirano il raccontare dei miei libri, che davvero sono diventati ormai la ragione specifica di questo mio passatempo. Grazie ancora dunque a Molly che segue con cura  e professionalità questo sito e che si è voluta prendere la briga di mettermi in mostra ed a voi che mi seguite, spero con interesse, fin che cela farò.

sabato 25 gennaio 2020

Cina 37 - Li Jiang, il centro del Cha Ma trail


I mulini

Murales
Cortile
E così anche il lago Lugu con le sue signore supposte sbarazzine, quantomeno le anziane che ancora circolano, ce lo lasciamo alle spalle e risaliamo il territorio montuoso e travagliato verso Li Jang. Sul fondo delle valli strette ed incavate scorrono fiumi impetuosi, tributari dello Yang Tzé che incontriamo un poco più avanti quando le rive si stanno già allargando parecchio prima di arrivare ad una delle tante dighe che ne sbarrano il corso per nutrire la insaziabile brama di energia di questo paese in progresso talmente tumultuoso che non si riesce quasi a seguirne i progressi, se solo consideriamo che la loro crescita attuale supera il 6%, anche se è la più bassa di sempre. Questa è la forza incredibile della Cina. Il mondo forse se ne stupisce, ma non i cinesi stessi che sono certo non faranno una piega di fronte alla notizia di questi giorni, che per far fronte all'epidemia partita a Wuhan, costruiranno un ospedale da mille posti in dieci giorni; anzi qualcuno criticherà la cosa, visto che in occasione della SARS di qualche anno fa ne hanno costruito uno analogo addirittura in sette giorni. Qui funziona così, numero, determinazione, obbedienza, nel bene e nel male. Così ragionando arriviamo a Lijiang (丽江 - Il bel fiume), la città simbolo di questa provincia, quella che meglio la rappresenta, caposaldo della via del thé e del cavallo, quel cha ma trail che portava nei secoli al desolato e spopolato altopiano tibetano. Oggi, accanto alla città nuova, come tutte le altre in furiosa espansione, c'è l'antico centro, molto ben conservato e ricostruito nelle parti mancanti, con perfetta rispondenza a quella architettura Naxi che l'aveva eretta nel XIII secolo durante la dinastia Song.

Canale
La cittadina è stata devastata nel 1996 da un fortissimo terremoto che ne ha raso al suolo quasi un terzo. Oggi di questo evento non c'è più traccia e tutto il centro storico, patrimonio Unesco come i dintorni, è diventato uno dei cardini del turismo del sud della Cina. Tutta l'area naturalmente è chiusa alle auto private, quindi lasciamo la nostra e con un taxi raggiungiamo l'interno delle mura dove un paio di baldi ragazzotti ci aspettano per portare le nostre valigie fino all'albergo, una antica casa tradizionale sulla via che scende lungo il fianco della collinetta fino alla piazza centrale. A qualcuno di certo potrà dare fastidio che tutte le case siano ormai occupate da negozi, locali, bar e alberghetti e che per le vie strette che le attraversano ci si debba fare largo tra una folla di turisti, ma questo è il turismo di massa ragazzo, fattene una ragione e non sarà la nuova SARS a risolvere il problema. Tuttavia non si può negare che il paesino sia delizioso. Un susseguirsi di vicoletti tra i tetti spioventi, mentre in basso le case sono affacciate su una serie di canali e rogge che percorrono tutta la città-fiume. attraversati da oltre trecento ponticelli in pietra tutti diversi, illuminati dai colori delle lanterne a palloncino che occhieggiano tra aiuole fiorite, piccoli giardini, balconi verdi di piante che si affacciano sull'acqua che gorgoglia. Da un lato è così bello che sembra finto, dall'altro bisogna considerare che il paese e almeno due terzi delle costruzione sono così da almeno duecento anni e passeggiare su questo antico selciato, dà una sensazione particolare.

Le pozze familiari 
Così vado meditando mentre mi sgranocchio una deliziosa anatra croccante davanti ad un ponte a schiena d'asino che scavalca il ramo del fiume che attraversa le case. La pelle perfettamente fritta scrocchia sotto i denti, le strade, pure affollatissime nella penombra creata dalle luci fioche, potrebbero essere le stesse percorse dalle carovane che risalivano la valle. Forse anche allora qui c'era un certo affollamento, locande, alloggi, caravanserragli, magazzini per le merci. Ci ritiriamo presto, dalla grande vetrata della nostra camera, una lunga distesa di tetti arcuati illuminati dalla luna, un cane abbaia lontano, il rumore della città è soltanto un leggero brusio che si confonde col rumore dell'acqua. Al mattino presto invece c'è poca gente in giro, la città si sveglia con calma e non ama la folla. Si può passeggiare per le stradine ed i vicoli che appaiono decisamente più intimi e privi di una determinazione temporale. Oltretutto non essendoci veicoli di alcun tipo, neanche potrebbero muoversi, data la ristrettezza delle vie e gli angoli acuti tra le case, e la maggior parte dei negozi ancora chiusi, la sensazione di un mondo trapassato è ancora più accentuata. Lo so, bisogna accontentarsi di queste suggestioni, ma se pensate che ci siano ancora nel mondo, luoghi antichi, ben conservati e sconosciuti, siete fuori strada davvero. Qui puoi fermarti ad ogni passo ad ammirare le antiche case, le porte dipinte, gli stipiti scolpiti, i disegni sui muri, i minuscoli templi nascosti nelle pieghe dei vicoli o semplicemente sederti sul bordo di una roggia, prima di attraversare il ponte che la scavalca.

Casa museo naxi
Nella zona che ospita le case più antiche c'è una grande costruzione con all'interno una serie  di cortiletti/giardino che si susseguono circondati da stanze contenenti oggetti e memorabilia di un famoso studioso della cultura Naxi, che qui viveva con la sua famiglia. Sono molto interessanti soprattutto gli studi sulla lingua e la scrittura di questa minoranza i cui ideogrammi sono vicini almeno in parte alla forma più antica dei pittogrammi cinesi. Subisco molto il fascino di queste forme di espressione scritta, che hanno cristallizzato e mantenuto per millenni il sistema dell'ideogramma, del disegno che è una riconoscibile  idea di un significato, di un oggetto, di una sensazione anche astratta. E' in fondo il modernissimo concetto dell'icona che invece nell'area del Mediterraneo era stata abbandonata da quasi tre millenni. Questo di certo era un mondo più chiuso e dalla cultura simile, mentre il nostro ha goduto in maniera moltiplicata dello scambio delle idee che è avvenuto grazie all'opera dei mercanti che attraversavano il nostro piccolo mare mettendo a contatto popoli con conoscenze e saperi così diversi che a contatto sono riusciti a moltiplicarsi in maniera mirabile, attraverso una naturale ricerca di efficienza e semplificazione. Ma come sono suggestive queste modalità di scrittura che alla fine condizionano anche il modo di pensare ed il tipo di sviluppo! Percorriamo poi una lunga via piena di fiori e di localini davvero piacevoli. Ci fermiamo per la colazione da un amico di Apple (lei qui conosce tutti) dove si chiacchiera un po', bevendo un frullato di mango, che ti tira sempre su. L'amico sta staccando dalle finestre gli ideogrammi rossi che evidentemente citavano qualche massima maoista, cosa ancora molto comune.

Case fiorite
Sembra che ormai la cosa sia sentita come un po' troppo nostalgica e vecchio stile. Insomma non a più di moda nell'epoca dell'esplosione economica, inneggiare al grande balzo in avanti e robe simili. D'altra parte i regimi hanno bisogno di scritte giganti per le strade, solo quando la loro estrema debolezza rende necessarie continue rassicurazioni perché i sudditi continuino a credere nell'ideale di base al quale è ancorato il potere. Poi, quando la gente comincia a stare bene, tutto questo non serve più e va nel dimenticatoio che solo i nostalgici continuano a ricordare mentre in tutti gli altri, al più ingenerano un senso di fastidio. Ma un altro classico è che queste scritte sono estremamente resistenti e rimangono ancora ed ancora presenti, anche se sepolte sotto successivi strati di vernice e poi col tempo ritornano alla luce, in superficie, come a voler riaffermare una presenza incancellabile, fare rinascere il senso di un passato mai morto, vellicando piaceri lontani nel tempo ma non nel sentire profondo di alcuni, che autoassolve le vergogne e le brutture derubricandole a piccoli errori edulcorati nel segno di una epopea gloriosa, che magari invece aveva prodotto nella realtà solo risultati luridi e miserabili. Forse questa è una categoria insita nell'uomo, uno dei suoi difetti di fabbricazione, un bug genetico non riparabile che conduce a rifare errori che la storia avrebbe dovuto insegnare a non ripetere, tanto poi ci si richiederà all'infinito, ma come faceva la gente a non capire, a non rendersi conto. Ma il mango è dolce e profumato e va giù come un medicamento, una cura per il malanimo ed i cattivi pensieri.

Il monte del Drago di Giada

SURVIVAL KIT

Durian shop
Li Jiang - Cittadina base del Cha Ma trail che ha avuto il massimo dello splendore durante l'epoca Ming e ha ripreso importanza dopo l'invasione giapponese per i traffici di merci nell'area. A mezza strada tra Tibet e Birmania a circa 200 km da Dali e altrettanti da Shangri La. Al centro di una valle sotto il gruppo montuoso del Drago di giada (dove c'è anche un piccolo centro sciistico), che domina lo sfondo, è attraversata dal fiume che arriva dalle montagne che si suddivide in una serie di canali e rogge in un complesso sistema idrico con vasche e bacini secondari che fornisce l'acqua a tutte le case, suddivise in tre pozze in successione, la prima l'acqua da bere, le altre per lavare le persone e le cose, dandole la patente di una delle tante Venezie sparse nel mondo. Oltre al centro storico (DaYang) appartengono al patrimonio Unesco anche i due piccoli centri secondari di Shu He (con biglietto di ingresso) e Bai Sha ancora molto ben conservati, ma anch'essi ben ripieni di turisti. Centro della cultura della minoranza Naxi, ne conserva molte testimonianze soprattutto nell'architettura tradizionale delle case. Da vedere Il parco Heilongtan (pozza del drago nero) con l'attiguo Museo della cultura Naxi e la casa museo della lingua Naxi. Questo può anche essere preso come punto di riferimento per visitare lo Yunnan.


Il giardino dell'albergo


Reading is boutique hotel - 35, Huangshan - In una casa antica sulla stradina in salita che arriva sulla terrazza superiore, comodo per il taxi, Camere belle e spaziose ben arredate con ampio letto. Bel bagno con buone dotazioni. TV, free wifi, zona thé. Personale gentilissimo, aiuta per il trasporto della valigie. Bellissimo giardino tradizionale. Buona posizione che permette di visitare tutta la città vecchia. 



Un vicolo


Pittogrammi naxi 
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