sabato 31 dicembre 2011

Fine d'anno.

E così, piano piano, siamo arrivati alla fine. Di questo anno tribolato che ha visto finire anche, per fortuna , l'orrendo teatrino delle marionette che ci ha portato al naufragio, tra squilli di tromba e balli di gala sul ponte del Titanic, non per nulla ricorre il centenario. La fine è giunta, spintarella o meno data dalla Culona, mentre la mano è stata passata finalmente alla musica seria, con professori d'orchestra all'apparenza capaci  e comunque titolati a trasbordare sulle scialuppe di salvataggio, i croceristi riottosi che non vorrebbero lasciare i cotillons e lo champagne, anche se si sa, in questi casi a salvarsi davvero sono quasi sempre solo i passeggeri di prima classe. Nella confusione generale, i vecchi burattini continuano a far risuonare i loro falsetti chiocci e fastidiosi, qualcuno, i più francamente ributtanti, per dare addosso al nuovo comandante nella speranza vile di accalappiare qualche gonzo di passaggio alla loro sordida causa, gli altri piagnucolenti e decisi a pretendere di tornare quanto prima sul ponte principale, invece di capacitarsi di essere meritevoli solo della discarica, dopo aver trascinato la nave contro l'iceberg. Non importa, se ne son viste tante, vedremo cosa ci riserverà il nuovo anno, bisesto per la cultura nostra, funesto per quella d'occidente precolombiano, ma sorprendentemente positiva invece, per quella che, col nostro vento, spira da est. Vi ricordo infatti che da febbraio, superata l'asta dei BOT da 300 miliardi, comincia l'anno del drago, segno estremamente positivo e fortunato, secondo le credenze del regno di mezzo. Non per nulla pare che da qualche mese, tutti i cittadini del celeste impero scopino come matti nel tentativo di ingravidarsi quanto più è possibile. I nati all'inizio dell'anno del dragone, infatti, sono destinati ad un futuro quanto mai roseo e ricco di soddisfazioni e di successo. Speriamo di poterci legare a questa locomotiva, sfuggendo così ai più perfidi segnali negativi. Per parte mia non posso che farvi il consueto augurio criptato di fine d'anno, augurandovi, con la seguente Sciarada a domanda e risposta a frase, di cui attendo soluzione, quantomeno per avere un vostro segno di riscontro, un buon:

Enigma padano. (1,1,3,1,4,2,3,2 = 6,2,9)

Oggi, in breve
il Conte di Cavour
esiste o non esiste?
Si esprima o Eridano,
con un tocco di campano.
Ahimè sol Cota abbiamo!

Al prossimo anno!


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venerdì 30 dicembre 2011

Ritorno a Betlemme.



                                                                filmato da Repubblica.

Anche Natale è passato, non ancora completamente perché dobbiamo ancora archiviare torroni, cioccolata e panettoni rimasti, ma non turbatevi a casa mia durano poco e posso certificare che prima della befana avremo chiuso la pratica con tutti i suoi effetti secondari. A Betlemme, intanto, passate anche lì le feste, bisogna sistemare un po' il negozio, preparare i saldi, che qualcuno arriva sempre dopo in cerca di buone occasioni e fare un po' di 3x2 nel perdono dei peccati, infine fare le pulizie dopo l'afflusso della massa dei clienti. Ma anche lì si sa, ogni anno è la stessa musica, ortodossi e armeni, che si dividono gli spazi e gli stand del negozio con una meticolosa osservanza della metratura  (passeranno anche lì, sembra, all'ICI a metro quadro e revisione catastale, che tutto era censito come stalla rurale) anche questa volta se le sono date di santa ragione, brandendo i manici di scopa con cui ufficialmente pulivano i pavimenti, come ultras alla partita con le aste delle bandiere. 



                                                              Il precedente del 2008.

Ha dovuto intervenire, come le altre volte l'autorità palestinese, con la sua polizia, con qualche manganellata a fermare le bastonature, un po' di gente all'ospedale con la testa rotta, ordinaria amministrazione. Il capo dei gendarmi, da buon mussulmano ha cercato di sedare gli animi. Nessun problema, ha detto, discussioni normali tra preti, ma che arresti e denunce, sono cose normali, quando si affrontano i problemi del business religioso e poi gli affari sono affari e da queste parti si campa di questo. Per tutto il resto ci sarà un altro anno per pensarci, per ora facciamo le somme di quello appena passato, fino a domani almeno. E per il prossimo abbiamo almeno la consolazione che dal 21 dicembre in poi non avremo ulteriori pensieri, per lo meno se Monti resiste.

dal web



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giovedì 29 dicembre 2011

Cronache di Surakhis 46: E' cominciato l'inverno.

Il cielo si è finalmente incupito; ormai è davvero inverno qui su Surakhis. Gli avvenimenti convulsi degli ultimi mesi hanno fatto passare sotto silenzio l'armonioso rincorrersi delle stagioni ed il passaggio dal nostro dolce autunno, in cui le nuvole basse di cloro corrodono lentamente con la loro carezza umida, le guarnizioni delle finestre e delle tute, all'inverno severo e duro come si confà a questo pianeta di frontiera, non è stato sottolineato da nessun festeggiamento. Si sente solo il cigolare delle carrette che al mattino passano lungo i vicoli della città bassa a raccogliere i cadaveri di quelli rimasti in strada, che non hanno trovato protezione quando la temperatura scende sotto i 70°C, a sottolinere il cambiamento. Certo, con la crisi, sono un po' aumentati questi decessi, ma alla fine, si sa, più larghi, si sta meglio tutti e questi che non avevano più figli o organi da vendere, hanno in fondo fatto la fine che si meritavano. Certo l'inverno è una stagione di pulizia. Risolve tanti problemi irrisolti, fa decantare il puzzo delle centrali a merda che d'estate, qualcuno trova così fastidioso; costringe la gente in casa, almeno quelli che ancora ce l'hanno, dopo l'aumento della tassazione abitativa decisa dal nuovo ministro generale, quello Shan Men, da tutti voluto segretamente a fare i lavori sporchi e da tutti ufficialmente riprovato per attribuirsi meriti presso le proprie Gilde, non appena verrà eliminato. 

I più incattiviti sono da qualche giorno quelli della banda del dito Medio. Ormai, da quando nella loro cerimonia di iniziazione hanno cominciato a mozzare tutte le dita agli adepti tranne quello centrale, vogliono essere rappresentati solo in quel modo, ne hanno fatto bandiera e simbolo di fede. I Rotuliani dotati di otto dita in ognuna dei loro otto arti, avevano chiesto una speciale dispensa, disposti anche a farsi crescere speciali corna sul cranio, altro antico simbolo di quella Gilda; tanto, essendo completamente decerebrati, potevano farsele innestare in profondità senza problemi. Ci tenevano alle loro dita che, tra l'altro fungevano anche da estensioni sessuali copulatorie multiple. Niente da fare, anzi, è stato loro detto proprio dall'aiuto sacerdote in carica, quel Forello che aveva conquistato la sua preminenza con un lungo cursus honorum fatto di parentele dirette addirittura con il Pontifex Maximus, che quel dito centrale rimasto avrebbe rafforzato l'uso introduttivo dell'organo, così gradito ai Rotuliani stessi di entrambi i sessi e non solo a loro, dato che soprattutto nell'uso più improprio si sta diffondendo a macchia d'olio in tutta la galassia. E' ormai uno scherzo comune anche negli ambienti più raffinati, magari mentre stai godendoti una coppa di Muschiato in qualche aperipranzo, sentirti all'improvviso penetrato nel tuo orifizio più caro, quello che concedi solo agli amici più fidati, da qualche dito burlone, tra gli sghignazzamenti degli astanti. 

D'accordo che ormai la legge impone di girare tutti nudo podice per compiacere agli Esactores, ma a tutto dovrebbe esserci un limite, anche se a molti ormai adusi alla pratica, non dispiace. Ma tant'è contro le mode è difficile reagire, così quasi tutti stanno al gioco per non apparire non à la page. Comunque la situazione si fa sempre più difficile e la GdDM (la Gilda del Dito Medio) acquista sempre più adepti, sia insistendo sul fatto che i profughi della Magellanica Minore, noti per nutrirsi del sangue e del sudore dei lavoratori surakhiani, sono ormai un numero insostenibile e il loro abbattimento sia possibile solo di frodo, sia per i prelievi forzosi che il nuovo primo ministro ha imposto con un colpo di mano. Uno dei punti di forza della protesta è quello che Shan Men non è stato eletto democraticamente come il precedente parlamento, quando ogni deputato procedeva direttamente a raccogliere i voti da ogni elettore portandogli la scheda a casa con il suo solo nome prestampato da firmare comodamente e in modo da non commettere stupidi errori. Inoltre insistono, con una qualche ragione per la verità, che l'aver prelevato come tassazione sussidiaria, la mano destra per la banca degli organi ad ogni capofamiglia, potrebbe produrre una certa recessione produttiva a causa delle difficoltà a tenere il piccone con una mano sola e si sa che Surakhis è un pianeta minerario che vive di esportazioni. 

Mah, è difficile dare giudizi in questo difficile frangente. Tutti sembrano aver ragione. Ogni giorno molti fantastilioni del debito planetario giungono a scadenza  e non si sa come coprirli. Le figlie giovani sono già state tutte consegnate ai mercanti di sacerdotesse per i templi di Venus Fellatrix sparsi nei vari asteroidi di piacere, i nipoti che devono ancora nascere sono già stati impegnati con i trafficanti di feti e anche gli escrementi vengono prelevati quotidianamente per essere portati alle centrali a merda e a chi non consegna spontaneamente la quantità prevista, viene applicato il prelievo forzoso tramite enteroclisma dopo essere stato bloccato con le speciali ganasce clisteriche. Chi se li mangia direttamente con la scusa banale di non avere altro di caldo da mettere sotto i denti, viene portato subito alla centrale Equa e Taglia dove si procede alle amputazioni immediate a chi non può o non vuole, ché di mentecatti egoisti è pieno anche Surakhis, ottemperare alla nuova legge fiscale che pur con dolore infinito è stata promulgata. Certo sono tempi duri, ma il freddo invernale stagna subito le ferite e in fondo la primavera non è lontana con i suoi effluvi solforosi ed i suoi stormi di predatori di occhi che tornano dalla migrazione invernale, con le loro eleganti linee nel nostro bel cielo, rosa di fenolo. 


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mercoledì 28 dicembre 2011

Dé.

Il sole di questi giorni, unito al freddo pungente, invita ad uscire, respirare e fare una bella passeggiata. Una sensazione così positiva che non può non essere unita all'idea di benessere fisico e mentale. I cinesi, che hanno sempre sottolineato questo aspetto, lo riverberano come al solito nella loro meravigliosa lingua scritta. Partiamo da 德 -  Dé un ideogramma complesso che significa Virtù. Intanto dobbiamo notare che grazie a quella commistione dell'uso fonetico dei caratteri unito a quello significante, questo segno è usato in unione a quello di Paese per indicare la Germania. Dé Guò, che certo prende l'avvio dalla sigla internazionale con cui è indicata questa nazione, ma che significa così anche Il paese della virtù. Curioso no, specialmente in questi tempi tribolati. Ma esaminiamo il carattere nei particolari. E' composto a sinistra dal segno appunto di Passeggiare (Chì) mentre nella parte destra sono impilati i segni di 10, occhio e cuore, come a dire La virtù è quel cammino che si segue con il cuore e allo stesso tempo con dieci occhi, tanto è difficile. D'altra parte il segno di Passeggiare è presente in moltissimi altri caratteri. Unito a corte imperiale dà: 待  Dài - Trattare, era proprio durante lunghe passeggiate nei cortili della città proibita che nascevano le trattative politiche più complesse, non vi ricorda il nostro parlamentare corridoio dei passi perduti?  Le buone leggi, anche in un mondo in cui l'imperatore poteva tutto, nascono da un sapiente e confuciano controllo delle loro implicazioni, ma devono essere fatte con giustizia, ma anche con pazienza, passo a passo. Certo non è facile in questo mondo dove tutto deve andare dannatamente in fretta, ma questo è l'unico modo per fare le cose bene. Infine se uniamo a Passeggiare il segno di marciare abbiamo 徒 - Tù , Discepolo che è colui che, lentamente segue il maestro come un'ombra nel suo cammino spedito e sicuro, fidandosi e senza rompergli le scatole tirandogli continuamente la giacca. Eh sì passeggiare è proprio la base della salute fisica e morale. Adesso vi lascio e vado a sdraiarmi un po' nella mia poltrona preferita con una tazza di punch al genepy; fuori, per adesso fa troppo freddo, non vorrei costiparmi.

Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori


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martedì 27 dicembre 2011

Monumenti fondamentali.

Continuando a consultare compulsivamente la guida di cui vi ho parlato ieri, guatando con occhi bramosi, luoghi del desiderio, in cui non potrò mai essere, me ne è saltato all'occhio uno davvero curioso, che al contrario io ho inopinatamente visitato. Diciamoci le cose in faccia. Ma chi, tra tutti quelli che mi seguono, ha avuto la ventura di trovarsi un giorno a Zheleznovodsk, una piccola cittadina termale del nord del Caucaso, il cui nome si potrebbe leggere approssimativamente come Borgoferro o giù di lì, con riferimento alle sue acque virtuose, che non troverete neppure cercando attenzione sulle carte geografiche più dettagliate? Eravamo a metà degli anni '90 e aggirarsi in quelle lande all'apparenza sperdute, non era cosa usuale. Ma si può proprio dire che, con l'infido Andrej, procacciatore russo di nascita e circasso d'adozione da un lato e la fida e giovane Stefi dall'altro ,che con la sua conoscenza della lingua e dell'ambiente russo mi consentivano una tranquilla esplorazione del territorio, percorrevamo quelle aree periferiche e poco battute alla ricerca di buone occasioni. La pianura infinita che portava alle montagne del Caucaso brillava di neve, l'aria era così lucida e tersa da consentire la vista del cono perfetto dei 5600 metri dell'Elbruss lontanissimo e della curva asindotica all'orizzonte che li collegava. Il freddo era pungente, ma a me che mi stringevo nella dublijonka, le orecchie protette dalla schapka di volpe gialla, non dava fastidio; mi ci stavo abituando ormai e comunque l'eccitazione di poter esplorare un mondo così lontano e segreto, mi dava una spinta che poche volte ho provato.

 Le fabbriche e le altre realtà economiche che andavamo visitando sembravano fantasmi abbandonati, strutture che allungavano le loro braccia rugginose male illuminate dal pallido sole invernale. Gli operai si aggiravano come smarriti negli stanzoni gelidi, tra macchine rotte e obsolete, guardando interrogativi gli stranieri che arrivavano da un occidente favoleggiato e ricco di chissà quali miracolose opportunità di arricchimento, quasi che le cose potessero cambiare con la loro sola presenza salvifica e loro partecipare soltanto, con l'arrivo del nuovo bengodi che stava per mostrarsi all'orizzonte. Giungemmo così a Zheleznovodsk in un mattino gelato che ricopriva i marciapiedi sconnessi di una patina pericolosa ed irregolare. Il paesino, adagiato sulle prime colline caucasiche, aveva  strade larghe e deserte. Gli abitanti stavano rintanati nelle case basse ricoperte di candelotti ghiacciati e non da tutte usciva uno stentato filo di fumo che pareva affaticarsi a confondere il suo bianco sporco con l'altro bianco sporco che lo circondava. La direttrice della fabbrica ci accolse in un ufficetto polveroso, con un sorriso triste e melanconico. Il legno sconnesso alle pareti, il linoleum sporco e sollevato del pavimento, le poltrone di pelle finta e sdrucita, i bordi sbocconcellati della vecchia scrivania, raccontavano di una situazione difficile, di un immobilismo antico e incancrenito in attesa di un qualche miracolo che arrivasse dall'alto. Quello era stato uno dei punti di produzione più famosi della vecchia URSS per l' imbottigliamento di un'acqua minerale curativa dalle proprietà miracolose.

Gli occhi di Ielena Bobulova si accesero di un bagliore lontano quando ci raccontò dei tempi felici, quando dieci vagoni al giorno partivano dal braccio di ferrovia che entrava direttamente nei capannoni, carichi delle tradizionali bottiglie da mezzo litro, di vetro verde, pesantissime, anche se quasi tutte sbrecciate, con la vecchia etichetta azzurra che illustrava le proprietà medicamentose di quell'acqua così ricca di minerali magici. Certo era brutta a vedersi, niente a che fare con le brillanti bottiglie in PET, così perfette e trasparenti, con le loro etichette lucide e ammiccanti che cominciavano ad uscire dalle fabbriche della vicina Cherkiesk e che tutti volevano, anche se l'acqua al confronto non valeva nulla, salata anch'essa certo, ma priva di quell'odore acre ed all'apparenza fastidioso che pervadeva tutti gli ambienti circostanti ed anche un po' il paese, visto che la fonte proseguiva inarrestabile a sgorgare dalla montagna. Alla gente non importavano più le proprietà medicamentose, tutti ormai si accontentavano dell'aspetto esteriore, bello e perfetto perché sapeva di occidente, di ricchezza promessa, di futuro migliore, che però in fondo era quello che anche lei avrebbe desiderato e la ragione per cui ci aveva ricevuto. Certo, quando diede un'occhiata all'offerta, dopo aver scorso con occhi famelici i depliant lucidi che illustravano le imbottigliatrici e le soffiatrici per produrre le nuove bottiglie, al vedere i costi dell'impianto, un velo di tristezza consapevole appannò i suoi occhi grigi, incupendoli ancora di più ed il lampo scomparve.

Fu molto gentile comunque, ringraziandoci per il tempo che le avevamo dedicato e tentò in ogni modo di farci provare l'acqua dell'azienda la cui proprietà fondamentale e primigenia era quella di essere potentemente lassativa, aspetto medico che ci illustrò a lungo, puntualizzando l'importanza della funzione e le sue conseguenze benefiche dovute ad una regolarizzazione giornaliera dell'organismo e che solo l'uso continuo di quell'acqua santa potevano garantire. Ce ne andammo, senza aver effettuato la prova pratica che l'astuto Andrej ci aveva precedentemente consigliato di evitare, salvo conseguenze imbarazzanti per il resto della giornata. Il sentore sulfureo e ferruginoso che, d'altra parte dava il nome al paese, ci accompagnarono fino alla macchina. Ce ne andammo, certi come la direttrice, che la fonte avrebbe chiuso a breve. Scendemmo la collina imboccando l'ultima curva che immetteva sulla statale che portava a Kislovodsk, la stazione termale dello Zar. Dietro di noi le ultime case basse di quel paesino di cui, benché mi sforzi, non riesco a ricordare nulla, talmente era anonimo.

Cosa dunque ci sarà stato perché questo gruppetto di case perduto nel nulla, fosse elencato dalla Lonely Planet  come uno dei luoghi curiosi del mondo da non perdere assolutamente? Leggendo attentamente la guida e controllando su internet, ho capito. Un monumento importante, ma che al momento della mia visita ancora non c'era e che forse potrebbe essere una diretta conseguenza del nostro disinteresse a fornire a credito l'impianto per consentire un futuro alla fabbrica di acqua lassativa così naturale (oggi ci si potrebbe impostare tutto il marketing, il naturale paga come non mai), la cui chiusura deve aver lasciato in ambascie milioni di stitici di tutto il paese. Ma ad ogni cosa c'è rimedio e la scienza medica non sta lì a girarsi i pollici. A rimedi antichi, soluzioni antiche. Così come potete vedere dal video allegato, dopo la chiusura della fonte, nel 2008, il sanatorij di Zheleznovodsk, ha inaugurato il primo monumento del mondo, del peso di 400 chili di bronzo e costato un milione di rubli, dedicato al clistere, opera di un famoso scultore della Russia ormai modernizzata e citato appunto dalla Lonely. La cerimonia è molto russa e forse la presenza delle tipiche infermiere inauguratrici, può aver influenzato anche politici nostrani che hanno frequentato con ammirazione quel paese per diverso tempo. Il primario, che ha voluto a tutti i costi l'opera ha detto: " Dopo la chiusura della fabbrica della nostra acqua lassativa, non si può vivere senza clistere."





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lunedì 26 dicembre 2011

Recensione: Lonely planet - 1000 luoghi nel mondo.

L'ho trovato sotto l'albero di Natale. Certo anche il vecchio grasso con le renne, sa della mia passione per quello che sta dietro la collina, così eccomi qua a sfogliare compulsivamente questa guida/strenna della Lonely per cercare, per confrontare, per sognare. Con la consueta cura la guida elenca, suddivisi per categorie una serie di luoghi che valgono la pena di essere visti, in ogni parte del mondo.Naturalmente si può non essere d'accordo, ognuno di noi avrebbe una sua lista personale in cui l'ordine di importanza è diverso e scarti ed inserimenti fanno di certo parte delle nostre valutazioni e delle nostre passioni. Però, che piacere sfogliare queste pagine, almanaccare luoghi e pianificare viaggi, itinerari, soggiorni. Però più pagine ho sfogliato e maggiore è stato lo scoramento che mi ha preso. Accidenti, io sono una di quelle persone fortunate che si picca di avere viaggiato molto, un po' per passione, un po' per lavoro, un po' per inclinazione vagabonda naturale. Dichiaro con orgoglio e si può vedere anche nell'apposita pagina del blog di essere stato in 87 paesi, prossimamente in 88, praticamente quasi la metà dei paesi disponibili, invece non appena con la mia predisposizione inconscia al collezionismo, ho cominciato a conteggiare i luoghi indicati che ho già visto, sono arrivato ad un malinconico 245 su 1000, neanche un quarto. Ragazzi, il mondo è davvero grande e le cose da vedere sono così tante che non basta la vita purtroppo. Ecco perché bisogna darsi da fare con un po di impegno.


domenica 25 dicembre 2011

Auguri




BUON NATALE A TUTTI!

sabato 24 dicembre 2011

Vigilia di incertezza.

L'uomo è davvero un animale strano. Pensa, pensa, forse pensa troppo. La vigilia di Natale, comunque la prendi è un giorno particolare. In ogni caso ti impone delle riflessioni. Da un lato una frenesia anomala, che ti fa correre da tutte le parti con una ansietà, in contrasto con il desiderio di serenità che ognuno sogna o quanto meno riterrebbe auspicabile. Dall'altro una situazione che ti circonda e che mostra un meccanismo inceppato, che gira male, che presenta problematiche nuove e sconosciute, ma tutte all'apparenza senza soluzioni evidenti. Non voglio soffermarmi sui casi singoli, ognuno dei quali può avere la sua drammaticità dura da ascoltare, è il quadro macroeconomico che mi interessa e pone gli interrogativi più incomprensibili da risolvere. Purtroppo le risposte facili sono tutte fantasie irreali, comunque non praticabili e nella maggior parte dei casi foriere di danni peggiori e ben più terribili di quelli che pretenderebbero di risolvere. La nostra società occidentale è quella che nella pratica ha dimostrato di essere, nel bene e nel male, la più efficace e durevole per il benessere, soprattutto materiale, delle persone. Il meccanismo economico che regola il sistema, come si sa, è basato sulla crescita. In mancanza di questa, anche senza recessione, ma soltanto considerando uno stato di stagnazione, comincia il dramma, con una catena di eventi legati tra di loro che conduce inevitabilmente a perdita di occasioni di lavoro, di reddito con un drammatico impoverimento di tutta la società. Tuttavia questo sistema piramidale, si potrebbe dire alla Ponzi, di tanto in tanto si inceppa e fa saltare il banco. 

Questo provoca tensioni sociali talmente forti, da condurre a strappi violenti, tentazioni dittatoriali che generalmente portano a roghi bellici per far risorgere la fenice dalle sue ceneri, dopo il bagno di sangue collettivo. La difficile crisi finanziaria di questi tempi ne è un esempio tipico. I debiti sovrani di tutti i paesi sviluppati sono in sofferenza e la storia non mostra soluzioni praticate precedentemente che abbiano una qualche efficacia risolutoria. Ogni caso storico, che pur è stato sempre parziale o regionale, è finito drammaticamente, non solo lacrime e sangue vere, non le bazzecole di cui ci si lamenta in questi giorni, ma morte e distruzione. Le proposte new age invece fanno tenerezza. Perché, come propongono con facilità costoro, non si diminuiscono pesantemente i consumi, aiutando in questo modo anche il cessare della distruzione delle risorse del pianeta, che dobbiamo ricordare è un sistema chiuso come Rapa Nui? Ma pensate che è sufficiente la stagnazione per provocare reazioni scomposte a catena, che chiudono una fabbrica dopo l'altra, con un impoverimento drammatico delle risorse a disposizione. Un calo davvero sostanziale dei consumi, provocherebbe la completa dissoluzione del sistema in brevissimo tempo; una impossibilità di produrre cibo a sufficienza, di fornire cure ai malati, di erogare qualunque forma di sostegno oggi visto come civile e naturale. Sarebbe un ritorno alla barbarie di millenni, in una generazione, ad una economia di sussistenza e di autoproduzione stentata, fame e pestilenze, abitudini comuni fino a pochissimi secoli fa. 

Qualcun altro, digiuno anche delle più elementari regole economiche, dice con facilità: "Ma tutti questi debiti, non basterebbe non pagarli?". Santa ingenuità. Ma il debito del tuo stato è un debito tuo a tutti gli effetti, che in generale hai contribuito a creare usufruendo di servizi, forse troppo generosi o comunque non congrui e il non restituirli, spesso coincide con non ridarli a te stesso (ricordo che oltre la metà del debito italiano è con gli stessi cittadini che hanno i loro risparmi in titoli di stato o in depositi o fondi che a vario titolo sottendono agli stessi). Il default corrisponderebbe in prima istanza alla perdita di tutti i risparmi dei cittadini. Di seguito nessun altro organismo economico o politico presterebbe altri soldi a chi non ha pagato e per un paese come il nostro privo di risorse naturali da vendere in cambio di quel che serve (energia, cibo ed altro di cui deficitiamo) significherebbe impossibilità immediata di pagare stipendi e pensioni a tutti, salvo l'uscita dalla moneta comune e stampaggio a manetta di moneta fasulla, iperinflazione incontrollata e tutte le altre piacevolezze che sono accadute in questi casi in paesi assai più ricchi del nostro (tanto per ricordare Russia e Argentina, che dopo un decennio di macello sociale vero di oltre metà della popolazione, possono tirarsi su grazie alle loro risorse naturali infinite, mentre in Yugoslavia che aveva più o meno le nostre risorse sappiamo come è finita). Non ho soluzioni, se non pensare che togliendo un po' di pus alla volta, anche se fa molto male, può anche permettere alle ferite gravi di guarire. Forse. Dacci dentro professore, facci soffrire, resisti e a tutti quelli del dito medio, che ce lo hanno ficcato dentro per anni e che dopo averci portato fino a questo punto adesso hanno ancora il coraggio di sbraitare, fai vedere come è fatta la gente seria.



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giovedì 22 dicembre 2011

Il valore della chiacchiera 2.

Voglio completare il discorso dell'altro giorno e non solo perché non ho altro da dire oggi, non siate malevoli. Il fatto è che rileggendo  (sì certo li rileggo anche i miei post, un po' per correggere le castronerie e tanto per cambiare c'erano due congiuntivi fuori posto che stonavano come due campane fesse, un po' per crogiolarmi nel caldo afrore postcoitale della opera compiuta), devo rettificare parzialmente quanto detto. Certo la vita dedicata alla chiacchiera (invece che all'operosità calvinistica che sarebbe stata ben più meritoria, ma forse più noiosa) ha avuto la sua bella parte, ma doveva esserci qualche cosa in nuce, all'interno del mio testone pigro, una specie di inclinazione naturale, che ritenendo di certo più facile raccontarla che muovere le braccia, far insomma sudare più la lingua che la schiena, mi ha indirizzato verso il binario verbale invece che spostare lo scambio del mio treno di vita su quello delle opere. Me lo ricorda sempre una cara amica, che di tanto intanto fa capolino nei commenti, riportando alla mia ormai debole memoria, fatti lontani a riprova di questo assunto. Ecco dunque un gruppo di ragazzini, in una calda estate di tanti anni fa. L'aria quasi ferma per l'afa pesante della pianura che allora potevi chiamare padana senza provarne fastidio. Un pomeriggio dove cercavi solo l'ombra dei gelsi sotto cui sederti, continuando a buttare l'occhio a quelle ragazzine assolutamente intoccabili, senza neppure capire ancora bene dove volevano parare quei desideri inespressi. Bastava poco per riempirli quei pomeriggi; d'altra parte nessuno allora aveva soldi in tasca per suscitare invidie fuori tempo in chi non ne avesse. 

Quel giorno, sotto il gelso più grande trovammo una talpa morta da poco, un piccolo animale in una situazione tuttavia strana ed inusuale anche per noi. Si decise subito di organizzare un funerale. Il luogo fu scelto con cura alle pendici delle basse colline della strada della Cerca, in località detta gli Autén, come si scriverebbe in un verbale dei Carabinieri. Inforcammo tutti le biciclette, spingendo sui pedali giù dalla discesa. Io avevo una Maino gialla con il manubrio corto, sportivo e cambio Campagnolo a cinque rapporti, che il mio papà, pur con grandi sacrifici non aveva saputo negarmi. Come ero contento di quella bicicletta; spingevi sui pedali sul rapporto più corto e ti sembrava di volare lungo la discesa, mentre l'aria ti sferzava le guance, con quell'odore di sambuco ed i pappi dei pioppi che scivolavano via veloci senza posarsi per terra, scompigliati dalla velocità.  Arrivammo con tutta la banda nel luogo prescelto, dove  fu scavata una piccola buca e, depostovi il cadaverino peloso, con cura preparato un piccolo monticello della terra grassa, nera e morbida tra i canneti vicino al fosso. A questo punto, l'opera andava compiuta, così qualcuno aveva ideato, altri avevano compiuto, altri ancora avevano collaborato materialmente alle operazioni tecniche connesse alla sepoltura, qualche ragazza aveva assistito con sguardo mesto, ma qualcuno doveva incaricarsi dell'orazione funebre. Avete indovinato, toccò a me l'onere della prolusione che pronunciai con sussiego e compunzione, così come il frangente richiedeva. Niente da fare, il mio destino era già segnato. La vecchia bicicletta gialla invece è lì che giace arrugginita e con le gomme sgonfie nell'angolo più scuro della cantina, triste, quasi si vergognasse di esserci ancora.



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martedì 20 dicembre 2011

Un' altra presentazione.


Accidenti qui ci stiamo prendendo l'abitudine! Non soltanto venerdì sera, il libro (ormai mi tocca definirlo così a tutti gli effetti) è stato presentato in pompa magna al circolo Kiwanis (mi direte, per forza con tutti gli amici, ti piace vincere facile), ma ieri la stessa cosa è avvenuta nel salone Ambra dei Ferrovieri, alla festa di Natale dell'Università delle Terza Età, appuntamento tradizionale che chiude le lezioni, prima delle feste. Mai momento poteva essere più appropriato per captare la benevolenza degli astanti, come l'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze, così al nutrito gruppo di alunni già naturalmente di buonumore, non è pesato troppo ascoltare la mia breve prolusione in attesa del bel concerto che sarebbe seguito. Intanto, come vedete dalla foto, mi han vestito dalla festa, come si dice ad Alessandria (e il nero mi smagrisce), con cravatta d'ordinanza in tono con il momento ed alla fine non mi hanno neppure tirato i pomodori. Per aspera ad astra si potrebbe dire, ma in ogni caso cominciamo a cogliere l'occasione per fare a tutti i miei lettori ed amici gli auguri di Buon Natale, che male non fanno a nessuno.


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lunedì 19 dicembre 2011

Il valore della chiacchiera.

Ricevo spesso su queste pagine, commenti di approvazione e di lode riguardanti soprattutto l' aspetto affabulatorio che pervade i miei post. Non v'è dubbio che l'adulazione sia la più dolce delle blandizie, un miele dolcissimo che scorre sulla pelle ammorbidendo ogni asperità e che provochi piaceri insuperabili, per cui vi prego, soprattutto se femmine, continuate pure che non mi offendo. L'uomo è fatto così. Basta blandirlo e farà per voi qualunque cosa, soprattutto se magnificate le sue capacità della mente, per non parlar del resto. Per la donna forse è diverso, ma penso che ottengano effetti analoghi concentrando l'approvazione e la lode sull'aspetto fisico e sul fatto innegabile del dimostrare inoppugnabilmente meno anni del dovuto. Ognuno ha i suoi punti deboli, basta saperli individuare e difficilmente si va fuori bersaglio. Eppure, già ne ho parlato in queste pagine, la mia attitudine scriptoria era sempre stata giudicata, dal nostro sistema scolastico come men che mediocre, se non, talvolta, meritevole di recupero settembrino. Dunque cosa è successo per trasformare il bruco molliccio in supposta (no, meglio dire presunta, di questi tempi) farfalla multicolore dalla lingua multiforme? 

Probabilmente dal fatto che per tutta la vita ho campato di chiacchiera, trascorrendo decenni a spiegare, ad indorare pillole a riottosi clienti, a far prevalere il concetto che la qualità poteva essere premiata a dispetto del prezzo, a dimostrare nei fatti che la realtà positiva corrispondeva a quanto promesso, ché non c'è nulla peggio dello sputtanamento susseguente alla qualità od a patti non rispettati e così via. Il discreto successo ottenuto e il buon ricordo lasciato in giro, questa almeno è la mia illusione, mi fa pensare che questa attitudine a raccontare la favola del lupo, si sia, negli anni, arricchita sempre di più, rendendomi adatto a raccontare storie baroccheggianti e convincenti ed allungare brodi, anche all'apparenza scipiti, per farli diventare, comunque di qualche interesse. Così è nato il blog e di seguito il libro, con il suo travolgente successo di pubblico e di critica. Ritengo, in effetti, mio dovere informarvi che il successo editoriale è ormai conclamato, essendo arrivate le vendite on line addirittura a 5 (cinque in lettere) e vi pregherei di non ridere (troppo), ma il pensiero che cinque persone che non mi conoscono abbiano cacciato soldi reali per farsi mandare a casa la mia fatica, mi commuove e mi stupisce ogni volta che ci penso. Questo pensierino prenatalizio, solo per dimostrare quella di cui vi parlavo, cioè la mia naturale e a lungo coltivata, attitudine alla chiacchiera che mi consente di riempire comunque questo spazio anche quando sono immobile davanti al foglio (schermo) bianco, senza avere la minima idea di cosa dire oggi.


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domenica 18 dicembre 2011

Davanti al vino.

Dietro il paravento - stampa popolare.

La temperatura si sta abbassando velocemente. Adesso è davvero inverno, sotto il cielo sgombro di nubi. La poesia di oggi è Davanti al vino di Li Po, il poeta più famoso della dinastia Tang.


Vino di vigna,
coppe di oro.
Una ragazza giovane e bella
venuta in groppa ad cavallo bianco
ha sopracciglia tinte di nero
e stivaletti di seta rossa.
Canta vezzosa sbagliando le parole.
Durante la festa mi vola tra le braccia.
Cosa ti farei dietro il paravento.

Li Po (700-761)


Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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Nán 

Per un amico triste.

giovedì 15 dicembre 2011

Un treno nella notte.


Sono anni che non vado in treno. Sembra incredibile, dopo tante notti passate sui vagoni transiberiani, dopo gli infiniti viaggi AL-TO della gioventù, ma questo ambiente, un po' asettico, un po' depassé mi sembra oggi estraneo e ostile. Ormai ci siamo abituati troppo all'egocentrismo automobilistico per apprezzare quelle ore di solitudine comunitaria, in cui approfittare per scorrere un libro, tra compagni ancora sonnacchiosi o femmine piene di mistero avvolte in cappottoni e manicotti. Forse il binario che si lancia infinito nella notte, le parallele senza orizzonte che ti portano lontano, la pesantezza di questo mezzo ferroso, tutto sommato ottocentesco, mantengono però ancora un loro fascino nascosto e un po' demodé, ma è meglio non dirlo ai pendolari che al mattino si assiepano per salire sulle tradotte che li devono portare già stanchi a quell'attività su cui si fonda il malfunzionamento della nostra società. 



Comunque vinto da questi pensieri laterali, ieri sera ho provveduto ad organizzare l'apericena annuale degli auguri di Natale degli ex reduci della IIIA del Liceo Plana, al Treno bar di Spalto Borgoglio con ampio parcheggio di fianco al palazzetto (tanto per completare bene la marchetta). Ricco buffet concordato nel vagone d'antan, per ritrovarci e rinverdire i vecchi ricordi. C'è chi non lo sopporta, chi lo rifiuta con sdegno; ma il nostro gruppetto di fedelissimi invece, evidentemente ci gode e lo ripropone periodicamente. Eravamo 17 più accompagnatori, mica poi tanto pochi, considerando che sono passati quasi 50 anni. Messi i cappotti sulle cappelliere, l'atmosfera del vagone ci ha un po' presi, sembrava quasi che si dondolasse ritmicamente nella notte. La caligine nebbiosa che sorgendo dal Tanaro vicino, ha avvolto subito le cose e forse un po' anche le menti, ha aiutato. Pareva quasi attraversarlo, quel fiume antico, lentamente come quando il treno prende l'abbrivio prima di lanciarsi nella notte. Torino era ancora lontana, anche nei ricordi. Non è stato facile scendere.



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mercoledì 14 dicembre 2011

Orazio: Epodo VII



Dove, dove andate?
Perché le vostre spade sono state sguainate
se nel fodero erano riposte?
Nemmeno i lupi,
nemmeno i leoni
infieriscono sugli animali della stessa specie.
Dove mai correte
pazzi,
con le destre che agitano quelle corte spade
appena inguainate
e che molto ancora vogliono aspergere
le pianure e i flutti.
No, non si agitano per la rocca superba
o per il barbaro prigione
ma per un suicidio
da molti voluto.
Quale forza terribile vi domina?
Rispondete! Parlate dunque!
Tacent,
et albus ora pallor inficit
mentesque perculsae stupent.
Sic est!
Tacciono adesso,
un bianco pallore ammorba loro il viso
e le menti attonite sono quasi stupefatte dall'orrore.
E'così!
Un antico delitto li spinge
dal lontano giorno in cui
bagnò la terra sangue innocente,
maledizione per gli ultimi nipoti.

30 a.C. - traduzione libera.

martedì 13 dicembre 2011

Pessimismo cosmico.

Ormai siamo stati presi dalla vena poetica, dunque oggi vi beccate questo famoso sonetto del Belli.

La vita dell'omo.

Nove mesi a la puzza: poi in fasciola
tra sbaciucchi, lattìme e llagrimoni.
Poi p'er laccio, in ner crino e in vesticciola,
cor torcolo e l'imbraghe pe ccarzoni.

Poi comincia er tormento de la scola,
l'abbecé, le frustate, li ggeloni,
la rosalìa, la cacca a la ssediola
e un po' de scarlattina e vvormijjoni.

Poi vvié ll'arte, er diggiuno, la fatica,
la piggione, le carcere, er governo,
lo spedale, li debbiti, la fica,

er zol d'estate, la neve d'inverno...
e pper urtimo, Iddio sce bbenedica,
vié la morte, e ffinissce co l'inferno.

Giornata nera davvero quel 18 gennaio 1833, per il nostro Gioacchino, anche una delle poche cose gioiose della vita, è vista come un ulteriore peso, una ennesima maledizione da subire forzosamente, fonte di guai  e del dolente peso di vivere; si vede che il Papa aveva appena annunciato la manovra per far quadrare i conti del Vaticano.



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lunedì 12 dicembre 2011

Dormire soli.


Oggi vi offro solo una interessante lirica cinese del X secolo a.C.

Il cane abbaia alla porta.

Il cane abbaia alla porta:
è il mio amore che fa ritorno.
Scalza, scendo ad incontrarlo
e lo trovo ubriaco, stasera.
Lo aiuto a mettersi a letto
ma, ostinato, non vuole spogliarsi.
Lo lascio giacere tranquillo,
è sempre meglio che dormire sola.


Obietterete sicuramente che dopo tremila anni circa le cose sono molto cambiate e che il sentire femminile, non sia più così maschiocentrico. Può darsi, ma tenete conto che la lirica era stata scritta da un uomo.



Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966
                         




domenica 11 dicembre 2011

Civet di coniglio.

Il problema è trovare una via d'uscita. Il problema è che magari tutti sanno qual è, ma è una strada difficile e impopolare di cui nessuno vuole assumersi la paternità. Allora si gira attorno al problema, con scuse e bizantinismi, tanto è facile trovarle e l'arte dialettica insegna a scovarne mille, tutte valide sulla carta e tutte utili a mettere sabbia nell'ingranaggio. Ma la via d'uscita va trovata comunque se non si vuole morire prigionieri di una gabbia costruita nel tempo. Ecco perché sono giorni che il coniglio nano di mia figlia gratta disperatamente un angolo del fondo della sua gabbietta di plastica.

Continuo a dargli carote, bucce di mela e anche croccantini che hanno un aspetto davvero invitante, eppure niente, lui, anzi lei, perché è una femmina, testa in basso e chiappette in alto (che non è comunque una bella posizione), gratta disperata il fondo di plastica spessa e praticamente indistruttibile, nel tentativo, credo e spero assolutamente vano, di aprire un varco, formare un tunnel che la porti alla salvezza e alla libertà. Non vorrei trovarmela una mattina in giro per la casa a mangiare fili elettrici, come peraltro ha già fatto. L'ho anche minacciata di mangiarla a Natale, mostrandole la teglia in cui entrerebbe di misura, ma lei sa di essere magrolina e niente affatto invitante sotto questo aspetto, anche se opportunamente marinata e cosparsa di olive taggiasche, e prosegue in questa opera indefessa, forse inutile e in cui profonde tutte le sue energie forse altrimenti utilizzabili. Oltretutto agitandosi nello sforzo, mi butta fuori della gabbia una quantità costante di segatura impregnata dei suoi micidiali residui corporei. Forse vuol farmi capire che se bisogna stare nella merda deve essere un mal comune. Quando si agitano gli schiavi, si alza sempre un po' di polvere, ma basta aspettare e poi tutto si posa, un colpo di scopa e torna tutto come prima.


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sabato 10 dicembre 2011

L'insostenibile leggerezza della manovra.

Bisogna stare attenti a passeggiare per le strade in questi giorni. Se non si cammina rasente al muro, si rischia di essere inondati dagli scrosci di lacrime e dagli schizzi di sangue dei feriti gravissimi che si aggirano per le strade con le aorte squarciate, contornati da vedove e figli gementi che li  piangono, con geremiadi configurate su mantra classici (equità, ben altro, chi non ha mai pagato, ecc.). La famigerata manovra  che tutti concordavano, dovesse essere fatta, non ha ancora dispiegato la sua ala nera e caliginosa e già le piazze si riempiono per l'assalto ai forni. La folla, lo aveva già bene dipinto il mio collega Alessandro, è come un mostro acefalo, pronto a farsi guidare dal primo arruffapopolo disponibile, si sa, ma qui per scegliere i Masaniello, bisognerà fare un casting peggio che al Grande Fratello. Ma possibile che nessuno si ricordi che stiamo per precipitare in un burrone che significherebbe, per la parte debole della popolazione, almeno una buona metà, finire alle mense dei poveri, posto che ancora ci fossero o a dormire nei cartoni, come è accaduto nei paesi che hanno fatto default e che qualunque misura presa per tentare, ripeto, ho detto tentare di evitare ciò, è infinitamente preferibile? L'intelligente  strada scelta, di mettere a prendere le decisioni qualcuno che non avesse interesse al consenso, è di per sé garanzia che quantomeno si tenti di salvare il cucuzzaro ed i sacrifici richiesti, per quanto possano apparire dolorosi, sono sempre enormemente meno gravi del quasi inevitabile crollo. 

Fosse stata fatta qualche mese fa, questa scelta, tutto sarebbe stato più facile, ma forse le resistenze sarebbero state ancora più forti; adesso che siamo davvero alla fine, l'inevitabilità delle scelte dovrebbe essere chiara. I provvedimenti proposti sono gli stessi che chiedevano, un po' da destra e un po' da sinistra, gli stessi che adesso mettono pelosi steccati, tutti fasulli naturalmente, ma eretti al solo fine che i propri elettori se ne ricordino tra un anno e mezzo. Ognuno fa il suo miserabile gioco delle parti di facciata, dai sindacati, agli oppositori schierati dentro e fuori al parlamento, a quelli che invece sostengono nei fatti il governo, tutti tesi solo a guadagnare consensi futuri. I giornalisti, poi sono i peggiori, perché, bisognosi di avere un po' di litigiosità da presentare, danno spazio proprio al peggio ed alle tesi più strampalate, ai vari coccodrilli che popolano le fogne di tutto il mondo, ma che i meno preparati prendono poi per buone e possibili. Comincia così l'assalto alla diligenza da parte di chi, se sa fare bene i conti, spera alla fine che le sue grida non saranno accolte, così da poter poi dire a suo tempo al popolo bue "vedete io vi ho difeso fino alla fine, ma non ho potuto fare di più, votate per me!". Vedete, io, se si esclude l'innalzamento dell'età pensionabile e le barche e gli aerei, sono colpito pesantemente da tutti gli altri provvedimenti, ma cerco di riflettere sul fatto che il non pagare quelli che comunque sarebbero spiccioli se rapportati alla perdita quasi completa dei risparmi, del proprio reddito (pensioni o lavoro che sia) e di tutto il resto, sarà comunque assai meno pesante. 

Al limite posso mandare le mille maledizioni a chi nei decenni ci ha condotto a tutto questo, me incluso, anche se sarebbe molto più facile dare la colpa ai "banchieri", agli "speculatori", ai "burocrati", tutti utili uomini neri da mitizzare e su cui far convergere le colpe da parte dei milioni di vecchiette che si rallegravano quando i BOT in cui mettevano i loro piccoli risparmi davano il 15% di interesse o di quando sono andate in pensione a 14 anni 6 mesi e 1 giorno. E badate bene, in fondo anche ai politici, che hanno fatto niente altro che quello che la gente chiedeva loro per votarli; se poi nelle pieghe hanno anche pensato soprattutto a sé stessi, come non capirli, eheheheh.  In realtà tutti sarebbero d'accordo, pur che non venissero toccati personalmente, ma che i colpiti fossero gli altri, anzi ben altri, quelli che non hanno mai pagato, ecc. quando qualunque studentello di economia del primo anno sa bene che se non colpisci nel mucchio e tutti, di soldi veri e tanti e subito, non riesci a portarne a casa. Ma non turbatevi, non sono gli italiani i soli a guardare solo alle loro tasche, in Europa è la stessa cosa. 

Così tutti i politici europei, che nell'intimo sono ferocemente antieuropeisti, perché alla fine Europa significa perdita di potere, proni alla necessità di non perdere consenso dai propri elettori, non accettano misure necessarie e salvifiche o le introducono a metà, quando non se ne può più fare a meno, presi per il collo ed in misura comunque insufficiente, quando ad esempio, se si fosse intervenuti subito e con decisione sulla Grecia, si sarebbe forse risolto il problema con quattro soldi. Alla fine qualcosa fanno, ma  a rischio, che non essendo interventi decisi e completi, potrebbero non convincere e si sa che quello che conta è la sensazione. Chi, ancora più miope, come la perfida Albione, si chiama fuori, tra il plauso globale dei suoi stessi sudditi ciechi (non cechi, che quelli hanno capito), che ieri sera alzavano le pinte nei bar, mostra in effetti una debolezza ancora maggiore, quella che ti spinge a chiuderti a riccio, nell'egoismo folle di chi pensa di poter fare tutto da solo, mentre nella realtà si indebolisce sempre di più, come ben sottolinea l'Economist, che già sul nostro simpatico ex ci vedeva lungo. Ma si sa che già all'inizio si diceva che gli inglesi erano disposti ad entrare nell'Unione Europea a patto che tutti gli altri ne uscissero. Ragazzi, date retta a uno che non se ne intende, paghiamo quel che c'è da pagare, lanciamo qualche maledizione (ma ragionando, indirizzata a chi ha preceduto, non a chi ci fa pagare) e speriamo solo che questo e quelle cose che ancora dovrà fare il serio Monti, le faccia e soprattutto che bastino ad evitare il disastro. Sarò pure afflitto dalla sindrome di Stoccolma, ma frustaci Monti, frustaci senza pietà.


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