venerdì 31 maggio 2019

Malta 9 - Dall'ipogeo al porto di Marsaxlokk

Il tempio di Tarxien

Il buco dell'oracolo
Dopo la magnifica giornata di ieri a Comino, questa mattina il cielo è un po' imbronciato a dire il vero, nuvole grige basse e vento freddo, poco consueto per un maggio maltese. Comunque mentre mi sbocconcello un muffin ai mirtilli devo considerare che ieri sera è stato un bel problema parcheggiare qui intorno. Va bene che era sabato sera e che evidentemente anche fuori stagione la movida locale era in pieno svolgimento, ma il tono del guardiamacchine abusivo che mi ha fatto infilare in un angolo di uno spiazzone sterrato, tra carcasse di auto senza ruote abbandonate evidentemente da tempo, non mi aveva rassicurato completamente. Invece poi tutto fila liscio e il mio macchinino eccolo lì tranquillo e intonso tra i cadaveri inquietanti da sfasciacarrozze che popolano il piazzale. Adesso il problema che si pone è quello di trovare un albergo per gli ultimi tre giorni che avevo programmato di trascorrere nella zona della Valletta, in modo da essere poi vicino all'aeroporto per la partenza, anche se qui parlare di vicino  o lontano è un po' senza senso, date le dimensioni dell'isola. Andiamo prima nella zona di Gzira e poi un po' più in giù verso Marsa, ma quello che avevo individuato su Booking, non esiste, almeno così mi confermano gli assonnati abitanti del quartiere. 

I bovindi del paese
Già che siamo in zona, faccio un tentativo per visitare il famoso ipogeo di Hal Saflieni nell'abitato di Paola, niente altro che uno dei tanti templi megalitici che però ha avuto la fortuna di essersi completamente conservato con la sua completa copertura di pietra essendo rimasto completamente sepolto fino ai giorni nostri (è stato scoperto nel 1902), comprendente diverse stanze su più livelli differenti. Essendo l'unico al mondo con queste caratteristiche, è certamente interessante, ma presenta notevoli difficoltà di conservazione se sottoposto a grandi flussi di visitatori. Visto che non ci sono posti liberi e trovare i biglietti non on line è un po' come una caccia al tesoro, decidiamo di farne a meno. Dalle foto visibili su internet bisogna dire che l'emozione esclusiva del sito è proprio quello della sua unicità temporale, parliamo infatti di oltre 5600 anni fa. Per il resto, le differenze reali con gli altri templi o addirittura le catacombe di Rabat non sono poi così grandi. In ogni caso facciamo un po' come la volpe e l'uva e diciamo che non siamo poi così interessati. A questo punto orientiamo la giornata all'esplorazione della parte sud dell'isola, non prima di aver dato un'occhiata al vicino ed omologo tempio di Tarxien, in larga parte coevo. 

Parte della dea della fertilità
Il sito, molto grande e coperto anch'esso da una enorme tensiostruttura che, per carità, protegge, ma deturpa un poco la fascinazione del luogo, che comprende almeno cinque templi aggregati di epoche diverse, è anche molto ricco di ritrovamenti particolari, come le grandi statue rappresentanti una sorta di dea della fertilità e di ambienti come il buco dell'oracolo. Insomma questa civiltà che per oltre un millennio ha arricchito l'arcipelago, lasciando almeno 23 aree templari per una popolazione stimata a poco più di 10.000 abitanti, cosa di per sé piuttosto anomala, e poi scomparsa senza apparenti ragioni logiche, è davvero molto stuzzicante per tutte gli inconsueti aspetti che presenta. La statuaria gigantesca che ci ha lasciato, è davvero particolare ed è, a suo modo pervasa da uno stile non privo di una sua raffinata rappresentazione. Ne parleremo naturalmente ancora, ma la serie di figure dalle esagerate rotondità di cosce e fianchi e dalle posizioni graziosamente mosse e non irrigidite come per millenni successivi che ci sono rimaste, non possono non ricordare le accattivanti figure di Botero, che, ne sono quasi certo, da qui ha tratto ispirazione. Poi la strada prosegue verso sud fino al mare e al paesino, per lo meno quello che era un paesino tipico di pescatori: Marsaxlokk, nome che arriva dall'arabo Marsa isciloc, il porto dell'est. 

I luzzu
E' domenica, che ancora una volta sarebbe giorno da evitare se non vuoi essere assediato dalla folla, infatti è il giorno di mercato e attorno al porto lungo la fila dei banchetti si è addensata una folla strabocchevole, d'altra parte ci siamo venuti proprio per questo. Naturalmente c'è una lunghissima serie di venditori di carabattole da turistame sparso, coi soliti senegalesi con le borse griffate, le robe cinesi, ciabatte e foulard, roba da mare e chi ne ha più ne metta sembra di essere al mercatino di Ventimiglia. C'è anche un po' di roba mangereccia sedicente tradizionale, torroni e dolcetti vari, ai datteri, al miele, alle mandorle, ceduti naturalmente a prezzi di gioielleria, ma tutto va. La parte più interessante è costituita dalla decina di banchi centrali, che dovevano essere il nucleo originario del mercato di un tempo dove viene esitato il pescato della giornata, anche se a ben guardare anche qui ci sono più turisti che pesci. Tonnetti, orate, aguglie, seppie giganti, gamberoni, ricciole e tanto altro pesce pregiato che poi ti ritrovi anche nella serie ininterrotta dei ristoranti che popolano la sfilata delle case di fronte. Nella rada le belle barche coloratissime che erano, chissà se ancora lo sono, i mezzi di lavoro dei pescatori del paese. Si chiamano "luzzu" e fanno bella mostra di sé, specchiando i loro colori forti, rossi, gialli e azzurri pastello, nella acque calme del porto. 

Pescato
Visto che anche qui le sistemazioni in albergo latitano, ho visto un paio di B&B, ma tutti superiori agli 80 € per notte, e parliamo di maggio, bisogna, per consolarsi cercare di buttare giù qualcosa. Faccio un giro sul fronte e noto subito che pur essendo soltanto mezzogiorno non c'è un buco libero. Volevo provare il magnificato dalla guida, Ir-Rizzu, per provare la sua famosa lampuga alla griglia, ma non prendono più neppure prenotazioni per il terzo turno. Intanto comincia una pioggerella fine ma fastidiosa, anche perché fa piuttosto frescolino. Alla fine decidiamo per il ristorante quasi a fianco, dove una sbrigativa maitresse ci sistema alla meglio tra gli altri tavoli, ma di grazia se ci son due sedie libere e scribacchia malamente le nostre ordinazioni. A contatto di gomito una coppietta di ragazzi maltesi (in verità la maggior parte della gente che gira intorno è costituita da locali in cerca di svago da week end) piuttosto simpatici, con cui si riesce a scambiare qualche impressione e che ci confermano, oltre al fatto che l'isola è in pieno boom economico, che qui, per gli amanti del pesce, rimane comunque una buona soluzione. Guardo infatti con interesse il fritto monumentale che viene loro servito e che subito siamo invitati ad assaggiare. Insomma alla fine, coi piedi sotto al tavolo, davanti al mare, non si sta mai male. Anche la brezza sembra più tiepida, la birra va giù e la compagnia aiuta.

Al porto di Marsaxlokk

SURVIVAL KIT

Mercato del pesce
Ipogeo di Hal Saflieni - Nell'abitato di Paola. Prenotare tassativamente sul sito, diversamente dovrete fare acrobazie sul posto e avere difficoltà. Qualcuno tenta (come noi) di arrivare all'ingresso e sperare che qualcuno dei prenotati non si presenti. In ogni caso sono ammessi solo 10 visitatori ogni ora (accessi limitati ad 80 al giorno causa la fragilità del sito stesso). Ecco perché le visite sono limitate e bisogna prenotarsi giorni prima, se non di più durante i periodi di maggiore affollamento, c'è chi parla di settimane. Naturalmente questa, che è la maggiore attrazione dell'isola, non è inclusa nel biglietto cumulativo, che invece costa, udite udite: 35€ (40 on line), 20 i ridotti. Vedete voi. Comunque già che siete qui non dimenticate a qualche centinaio di metri, ma tecnicamente in un altro paese, la presenza dell'importante e coevo tempio di Tarxien (ingresso 6€, ma incluso nel pass, senior 4,50).

Ristorante Ta'Matthew - Xat is- Sajjeda- Marsaxlokk-  Sulla passeggiata, dove dovreste evitare di venire di domenica, quando trovare posto sarà un'impresa. Frequentatissimo. Buon rapporto prezzo-qualità. Noi abbiamo avuto seppie alla griglia e trancio di pesce spada con i consueti obbligati contorni di patate e insalata, con una pinta di birra Cisk alla spina per 31 € in due. Servizio sbrigativo ma abbastanza rapido visto l'affollamento. Frequentatissimo da gente del posto. Consigliabile.


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martedì 28 maggio 2019

Malta 8 - Comino


Comino e Gozo

Grotte
Il bello del viaggiare per conto proprio è che questa soluzione ti dà una libertà impagabile e prima di ogni altra cosa l'opportunità di cambiare programma ogni volta che vuoi, a seconda delle esigenze che si presentano di volta in volta, così stamattina, che è prevista una giornata di bel tempo, a differenza dei prossimi giorni ho deciso di anticipare la scappata a Comino, l'isolotto che sta proprio tra le due isole maggiori. L'idea è di partire prestissimo per arrivare il prima possibile al traghetto al fine di evitare la folla, ma tra colazione e la mezz'oretta che comunque ci vuole per arrivare a Cirkewwa da dove partono tutte le barche per le altre isole, anche se si tratta solo di una dozzina di chilometri, non arriviamo al molo prima delle nove e rotti. Eh sì, non siamo proprio dei gran mattinieri. D'altra parte sei in vacanza, devi anche puntare la sveglia per andarti a divertire? Non fa parte del mio DNA, si arrivi quando si può. Intanto la fortuna accompagna, è una giornata di pieno sole e dopo esserci guardati intorno per capire come è il movimento e parcheggiata l'auto, riusciamo a saltare sul barcone proprio mentre stanno slegando le cime da quelle robe di ferro piantate nel cemento (si chiamano bitte?). Acqua blu notte e spruzzi bianchi altissimi. Attraversiamo lo stretto mentre il sole già alto gioca a riflettersi nell'acqua, che trema al nostro passare.

Cardo selvatico
Dopo un quarto d'ora al massimo siamo già davanti alle alte falesie dell'isola. La barca rallenta e fa un giro esplorativo (grazie al surplus che si paga sul biglietto) scorrendo quasi all'interno delle incavature che il mare ha scavato sotto le scogliere, grandi grotte in cui l'acqua entra con fragore e la luce penetra solo di riflesso colorando le pareti di sfumature azzurre. Si gira lentamente attorno a grandi scogli, residuo di crolli di qualcuna di queste erosioni, divenute troppo profonde e deboli per resistere al peso sovrastante. Così le zone di ombra si alternano ai crateri luminosi. Infine dopo un largo giro, entriamo in quella che, a pieno titolo viene chiamata Blue lagoon, una sorta di piscina naturale che separa Comino dalla sua estensione Cominotto, niente di più di un colossale faraglione scagliato in basso da qualche ciclope malevolo, infuriato per la bellezza assoluta di questo tratto di mare. Direi che è inutile tentare di raccontare questa visione unica, tutte parole vane e riduttive rispetto alla realtà. Direi soltanto che è particolarmente bella in questa stagione e a quest'ora della mattina, quando la gente che sbarca è ancora sopportabile. Ma l'attrattività di questa terra che sulla carta ospita tre! abitanti fissi, consiste proprio nella sua desolata solitudine. Mai abitata prima, forse rifugio di pirati poi, infine con l'arrivo dell'Ordine, riserva per cacciare lepri e cinghiali. 

La torre
Chi vi fosse sorpreso senza l'autorizzazione, si beccava tre anni di galera, nel senso di quelle dove ti incatenavano al remo mentre i turchi ti sparavano le palle di cannone. Il terreno è costituito da un altopiano ondulato con i bordi formati da alte scogliere a picco sul mare. Solo un paio di approdi dove la terra digrada a formare l'arco di una spiaggetta. Due chilometri per uno, sentieri che serpeggiano tra arbusti e cespugli, adesso punteggiati dai fiori di una particolare macchia detta garrigue. Siepi di fico d'india che già mostrano gli abbozzi rossi di quelli che diventeranno frutti succosi. Erbe odorose, origano, timo, rosmarino, lavande, una mescolanza che si alterna alla rinfusa e riempie l'aria di profumi penetranti. C'è anche il cumino (kemmuna in lingua maltese), che forse ha dato il nome all'isola. Cammini facendo attenzione alle infossature tra i cespi erbacei e ad ogni passo quello che calpesti solleva ondate di essenze, che respiri in pieno attraversando questa terra così bella nella sua solitudine. La torre, sul punto più alto dell'isola fa da punto di riferimento. Ci arrivi con calma, assaporandone le linee dure e diritte, l'aspetto severo e non ridondante. Anche se l'aria è ancora fresca, la salita sembra sempre dura agli spompati come me che la affrontano con la voglia del cuore ma la debolezza della gamba, oltre a quel malefico zaino accessorio di una trentina di chili che mi porto davanti e che non si può neppure posare ogni tanto. 

L'ospedale di quarantena
Giri attorno alla vecchia costruzione, che era servita come quarantena per chi arrivava qui dall'Oriente in periodo napoleonico prima e inglese poi e poi compi l'ultima lunga gradinata che ti porta all'ingresso e poi ancora le strette scale di pietra fin sulla terrazza di osservazione, dove davvero ti accolgono interminati spazi, sovrumani silenzi e profondissima quiete, senza neppure la barriera di quella siepe che dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Il mare, da questa altezza, una tavola blu, circonda il verde cupo della macchia fiorita e le altre isole lontane misurano soltanto le dimensioni della distanza. La luce acceca, il silenzio assorda. Camminare a Comino è privilegio assoluto. Scendi verso il basso, oltrepassando la piccola chiesetta semiabbandonata, dedicata alla Madonna della fuga in Egitto, una bassa facciata lobata, in calce bianca, dall'apparenza messicana, fino ad arrivare alla spiaggetta di sabbia rosso scuro, ricoperta dall'alga nera, appunto la S. Mary beach. Non si può non tentare di immergersi in questo mare che digrada lentamente compiendo tutte le sfumature dei verdi e degli azzurri.Così mi avvio con coraggio, incurante delle tracce delle piccole meduse spiaggiate che vedi sulla riva. Il contatto del tenero piede di animale a sangue caldo, non protetto dalla untuosità naturale del tricheco, anche se simile nella massa, con la superficie liquida, è paragonabile a quello di una scottatura. L'acqua è talmente fredda che subito addormenta la circolazione e perdi la sensibilità degli arti inferiori.

Fauna di Comino
Ma se c'è l'intenzione forte, la ragione non si può opporre alla follia e proseguo pertanto con graduale pervicacia l'immersione progressiva del corpaccio latteo, vista anche l'assenza di ghiaccio che probabilmente ha appena terminato di sciogliersi. Infine, con un atto di coraggio finale e di sprezzo del pericolo, completo l'immersione totale, perché non sia mai che si rinunci. Poi come un componente del gruppo degli Orsi polari che a gennaio fanno il bagno nella neve a San Pietroburo, riemergo immediatamente con un inatteso colpo di reni e riguadagno la riva con uno scatto felino, giungendo a salvazione, mentre di fianco a me una famigliola di nordici vichinghi sguazza felice tra le onde dichiarandole assolutamente tiepide e piacevolissime. Punti di vista insomma. Fatto sta che Comino è bellissima adesso che non è sottoposta alla pressione delle orde estive. Quando ritorniamo alla Blue lagoon, eccone la dimostrazione lampante. Complice il sabato infatti, nelle tre ore in cui abbiamo fatto il giro dell'isola, i barconi hanno scaricato così tanta gente che sulla pur piccola spiaggetta e sulle rocce circostanti, non si trova neppure più un piccolo spazio a sedere. Non oso immaginare cosa ci sarà a luglio. Anche il mare ne è pieno e moltissimi raggiungono a nuoto la vicina Cominotto nella speranza, vana, di trovare uno spazio meno affollato. 

Le grotte di Comino
Intanto ci sono i baraccotti in piena attività. Va molto l'ananas scavato ripieno di longdrink da spiaggia. Certo va bene che non c'è neanche quasi posto in piedi, ma sorbire uno smootie alla fragola ghiacciato di fronte a questo mare, sarà pura tanta roba! Però ragazzi, capisco che tutti siamo bramosi di esclusività, ma che ci vogliamo fare se un posto è bellissimo e comunque accessibile! Che si fa? Si contingenta, si prenota, si fa pagare di più per selezionare, negando ai molti e privilegiando i pochi? Ognuno decide secondo il suo sentire, ma chissà come mai la gente preferisce andare in posti belli piuttosto che passare il week end in una discarica. Ce ne torniamo a Malta con calma, prima  che cali il sole, lasciando la folla a sfogarsi fino a sera, la logica del godi anche tu è forse la meno carica di aggressività ed alla fine c'è spazio per tutti, basta saperselo gestire, senza troppe recriminazioni. Intanto scende la sera, dopo una giornata così, un giro sulla piazzetta del centro, a considerare i locali dove la vita notturna estiva sembra appena cominciata; i pub cominciano a scaldare i motori, le gelaterie sciolgono i polsi di chi deve maneggiare le palette e allora scegliersi un bel localino sul mare per farsi una bella grigliata di pesce, non offende la vista e nemmeno lo spirito e considerata da questo lato, in fondo anche Bugibba, con le le sue schiere disordinate di palazzoni vacanzieri, non è neppure così brutta.

Cominotto


SURVIVAL KIT

L'arco della Blue Lagoon
Gita a Comino - Consiglierei di fare questo giro in giornata, anche se sull'isola c'è un'alberghetto (che si trova a volte in offerta sugli 80/90 ). Tuttavia è chiaro che il fascino del luogo è molto diverso se ci andate fuori stagione arrivando il più presto possibile o lasciandolo la sera tardi, possibilmente di giorno feriale o se lo fate a luglio. I barconi partono da Cirkewwa dalla parte destra arrivando (il molo di sinistra è per i traghetti per Gozo). C'è un parcheggio davanti, ma si arriva comodamente in bus da qualunque parte dell'isola, soluzione consigliata in estate, quando l'affollamento potrebbe creare problemi di parcheggio. Ci sono due sgabbiotti sul molo. Il biglietto costa 17 € a/r e comprende un giro panoramico della scogliera e delle sue grotte prima di arrivare alla Blue Lagoon. Le spiaggette dell'isola sono 3, ma questa è la più affascinante a prescindere dalla folla. Molte le soluzioni per lo snorkeling o per i divers. Alla torre di S,Maria arrivate in una mezz'oretta di cammino in salita. Ingresso a offerta. D'all'alto veduta impagabile. Considerate che d'estate fa un caldo torrido, non c'è ombra e nessuna possibilità di ristoro, se non ai baracchini al molo di arrivo per cui portatevi appresso una adeguata scorta di acqua. Attenzione alle meduse. In ogni caso, il breve trekking a piedi attraverso l'isola, le vedute dalla torre e la laguna col paesaggio circostante sono assolutamente imperdibili. Non ci sono scuse.
Chiesetta della Madonna della fuga in Egitto


Georges Seafront restaurant - Islet promenade - Sulla piazzetta di Bugibba, forse adesso ha cambiato nome, ma è sempre sotto una vasta tettoia sulla passeggiata appena dopo la piazzetta. Ottima posizione difronte al mare. Ristorante economico che offre buona scelta di piatti mediterranei soprattutto paste e pesci. Porzioni piuttosto abbondanti. Noi abbiamo preso una pasta al polipo, una grigliata di mare mista e una bistecca di spada con birra a 40 € in due. Servizio sbrigativo ma sempre pieno.

Cominotto e Blue lagoon

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lunedì 27 maggio 2019

Malta 7 - Le scogliere a Hagar Qim

L'isola di Filfa



La baia dall'alto
Ci sono a Malta dei luoghi segreti, dei punti nascosti dove non si rischia di fare a spinte per guadagnarsi la posizione, dove non devi affannarti per arrivare alle ore in cui i pullman dei croceristi non sono ancora partiti? Ci sono, ci sono, anche in questo territorio così piccolo dove tutto sembra investigabile con facilità. Basta avere voglia di fare qualche passo in più senza spingersi poi così in là, tanto i chilometri sono sempre pochissimi. Ecco dunque perché goduta la storia ed i suoi monumenti a Rabat e Mdina, cerchiamo di arrivare con soli cinque chilometri in uno dei punti meno noti dell'isola, forse dal punto di vista paesaggistico, uno dei più belli, proprio per quel senso di maestosa solitudine che ti consente di sederti di fronte al mare e fartene possedere. Ti servirà l'auto. Prendi la stradina che porta a Bahrija, già il nome lancia suggestioni. Traversa la piazzetta centrale del paese, che sembra assolutamente spopolato, al meno in questa stagione, un paio di trattorie debitamente chiuse e le persiane sbarrate, qualche rara auto ferma, apparentemente abbandonata nelle viuzze laterali. Prosegui diritto, piegando leggermente a destra finito il paese, di fianco al parco giochi, verso la discesa, seguendo sempre la Triq Saif ta' San Martin che diventa un viottolo, anche se malamente asfaltato e ti troverai a discendere su una sorta di pista da bob incassata tra muraccioli di pietra, in curve tortuose verso una costa che indovini subito contorta e scoscesa.

Fomm ir-Rih
Nell'aria profumi mediterranei, tra campicelli pietrosi semi abbandonati, cespugli di tamarisco, carrubi e cardi selvatici dai grandi fiori viola. Finalmente arriverai su una piazzola dove lasciare l'auto, una sorta di belvedere che ti lascia immaginare il percorso di un sentiero inselvatichito che prosegue verso il basso, mentre della infossata baia di Fomm ir-Rih (la bocca del vento) si intravede appena l'incavo superiore. La via, almeno dall'alto non è così evidente, cosa che ti potrebbe invogliare a desistere, ma non cedere e prosegui lungo il sentiero, che percorre il greto di un torrente secco, circondato da profumi e da una fioritura delicata di gialle ginestre, dal rosso acceso della sulla, dalla massa dei rigogliosi ed invasivi cespi di acanto che ricoprono la ripa, nascondendone l'orlo a precipizio. Il sentiero sembra scomparire invece prosegue, anche se chiuso da paletti per impedirne l'accesso a bici e cavalli, lungo una falesia di terra chiara, erosa dall'acqua in gradoni successivi, una sorta di Scala dei Turchi in tono minore che ti porta direttamente alla fenditura del fondo della baia, nella quale potrai scendere a precipizio, tenendoti ai cespi ed alle rocce circostanti, fino al fondo di questo Averno, dove il mare rumoreggia spinto a scavare ancora dalla forza della risacca, affondando in una colossale caverna. La baia suddivisa in calette successive è completamente solitaria e priva di segnali antropomorfici. In alto qualche sorta di capanno appena accennato. Nascondigli per i cacciatori che qui attendono il passaggio dei migratori stremati che si avvicinano all'isola quasi privi di forze dopo la lunga traversata, giusto in tempo per farsi massacrare in questa residuo ancestrale di predatorietà territoriale. 

La costa
Qui te ne puoi stare a lungo in solitudine a guardare il mare, che è pure un'attività piuttosto appagante. Cinque chilometri fa eri al centro di un'orda di tedeschi coi sandali e di cinesi in cerca di selfies, qui sei di fronte ad un luogo dove da un momento all'altro potrebbe apparire un gruppo di Nehandertaliani di ritorno da una caccia la cinghiale. Risalire è utan po' più dura, ma lascia stare, ne valeva la pena. Torna indietro con calma, lascia la mente libera di vagare, qui non c'è campagna elettorale o preoccupazioni per il futuro, qui sono trascorsi i millenni senza lasciare tracce, altri ancora lo faranno. Ma vai, altri tratti di costa aspettano. Tutta questa zona, che è rivolta a sudovest, è piuttosto impervia e le stradine la percorrono quasi con fatica, d'altra parte è anche la più elevata dell'isola. Poi scendi di nuovo per arrivare ad altre balconate, altre scogliere imponenti. Passerai prima per il Verdana Palace, altra magnifica villa castello, immersa in un parco verde, che non riesci ad intravedere in quanto è ben racchiusa da un alto muro, essendo oggi diventata la residenza estiva del Presidente. Tutto attorno, l'unica area che puoi dire davvero boschiva dell'isola, tanto è vero che si chiama il Boskett, una piccola ma fitta foresta di alberi marini, tra cui predomina il pino di Aleppo, che sparge attorno sentori di resine, con tante aree di picnic prese d'assalto durante il periodo di maggiore calura. Un poco più a valle, quando oramai il terreno è spoglio e cespuglioso, la guida segnala presenza delle famose Cart Ruts. 

Cart Ruts
Si tratta della misteriosa presenza su un terreno di scabra e piatta roccia porosa, di una numerosa serie di solchi rettilinei e paralleli scavati a fondo, anche per decine di centimetri e che appaiono come segni del passaggio di ruote di pesanti mezzi di trasporto, carri o slitte che hanno determinato in un andirivieni evidentemente continuo, questi segni inequivocabili. Lasciamo l'auto ai margini del campo in vista di lontane cave di pietra ancora oggi ben funzionanti, che sottolineerebbero la correttezza di questa interpretazione e ci mettiamo alla ricerca di questi segni di un passato antichissimo, fotografando all'impazzata ogni minima fenditura che appaia tra i cespugli di erba ed i monticelli di pietre. Tutto sembra piuttosto vago se devo dire la verità e non molto convincente. Mentre ce ne torniamo dubbiosi alla macchina, notiamo un pullman di turisti che sbarca una massa umana dopo un casotto diroccato. La guida ci fa un segno. I famosi o famigerati Cart Ruts sono laggiù, noi avevamo male interpretato delle normalissime spaccature della roccia. Dopo una opportuna scarpinata ecco infatti che si evidenziano bene i percorsi inequivocabilmente paralleli delle ricercate tracce neolitiche. In verità ce ne sono parecchie in giro per l'arcipelago, anche Gozo conserva le sue ed il fatto che siano tutte più o meno in vicinanza dei famosi templi megalitici, suggerirebbe la correttezza della teoria di queste tracce come vie di trasporto dei pesantissimi materiali, dalle cave ai luoghi di erezione degli stessi imponenti massi. Infatti proprio qua vicino, in una spettacolare posizione, affacciati sulla costa che digrada irreparabilmente sul mare, ci son i più importanti: il tempio di Hagar Qim e quello di Mnajdra. 

L'ingresso dell' Hagar Qim
Il primo, che significa "le pietre che stanno in piedi", si presenta con una dimensione talmente vasta da colpire l'immaginazione. Ricorda immediatamente una Stonehenge sul bordo del mare. La sua pietra più grande, oltre 20 tonnellate è schierata dietro, in fila con le altre, solo di poco più piccole a chiudere le camere posteriori. L'ingresso classicamente trilitico ti fa entrare nel dedalo dei corridoi che aprono la vista attraverso stretti passaggi, su spazi che contengono altari, pietre scolpite, massi su cui la mano umana ha lavorato a lungo, oltre 5000 anni fa. Al di là dell'ingresso, il terreno digrada rapidamente verso il dirupo. Poi solo il mare blu scuro. Lontana il piccolo scoglio dell'isoletta di Filfa, un parallelepipedo di roccia forse allora irraggiungibile, che avrà dato adito a leggende e storie di misteri ultraterreni. Se non ci fosse la tremenda ma ahimé necessaria copertura a vela a protezione, potresti sentirti qui, davvero spostato indietro nel tempo non appena sorpassi il dolmen iniziale. Settecento metri più avanti il secondo tempio replica sensazioni e malìe. Ma qui non c'è solo il mistero della capacità organizzativa e costruttiva, ma sono stati anche ritrovati manufatti di rara raffinatezza, che non possono non stupire. Il mare sta muto davanti a te, troppo lontano e troppo alte le scogliere in questo punto per lasciarne arrivare la voce. Puro colore steso su una tela increspata da un vento teso e regolare che spazza la costa con severa costanza. 

Cappella di Maria Maddalena
Forse sarebbe bello proseguire sulle falesie a piedi, percorrere questo lungo tratto di costa selvaggia e priva di strade per poterne assorbire le suggestioni, di certo uguali, quando il sole calava all'orizzonte allineandosi nei solstizi agli ingressi nella pietra che uomini come noi avevano perfettamente calcolato lungo angolature immutabili. Bisogna almeno arrivare fino a Gar Lapsi, altra spaccatura nella costa con rocce a picco sul mare profondo, blu scuro, quasi viola. Oppure ancora più avanti verso nord-ovest, dove puoi ancora percorrere uno stradina asfaltata sulla cresta alta della costa che passa proprio sotto il punto più alto dell'isola, la cima di Ta' Zuta, di ben 253 metri, per poi oltrepassare la  cappelletta di S.Maria Maddalena, sull'orlo della scogliera e poco più avanti la stazione radar, fino a raggiungere i Dingli Cliffs, con una serie infinita di balconate e punti di vista molto accattivanti e che non ti fanno di certo pentire di aver deciso di spendere un pomeriggio a camminare in questa natura scabra e ruvida al tatto. Non rinunciate a questa zona, in auto, in bus o a piedi, tutti i modi saranno buoni. Rimaniamo ad aspettare il tramonto in un cielo sgombro di nubi. Il vento teso e freddo vi farà rialzare il bavero del piumino, ma rimanere così di fronte all'orizzonte che cambia colore, ti lascia il tempo di navigare con la testa, finalmente senza smartphone in mano e lontano da Google.

Ghar Lapsi

SURVIVAL KIT

Una camera del tempio
Templi di Hagar Qim e Mnajdra - Se avete tempo per un solo sito megalitico, scegliete questo. I due templi a distanza di meno di un chilometro sono di fronte al mare in posizione fantastica. Purtroppo sono entrambi coperti, per proteggerli dalle intemperie da due colossali tensiostrutture che rompono un poco la magia del sito. Ingresso 10 € (incluso nel pass). Carrettino elettrico per il ritorno(in salita) 1 €. Consigliato specialmente quando il sole picchia a martello. D'inverno chiudono alle 17. Nei solstizi vengono organizzate visite guidate sull'argomento per poter apprezzare gli allineamenti col sole. Il primo più in alto, è il più grande con molte camere ovali piuttosto disordinate. Il secondo presenta invece una evidente struttura trilobata, in linea con gli altri dell'isola. Le sculture e gli oggetti ritrovati, tra cui le straordinarie Veneri steatopige, assieme alle pietre scolpite di fregi, sono al Museo archeologico della Valletta. Questo può anche essere punto di partenza per bei trekking sulla scogliera antistante, circa 5 km, fino ai Dingli cliffs, che meritano assolutamente. Luoghi ideali per il tramonto. 

Dingli cliffs


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domenica 26 maggio 2019

Malta 6 - Mdina e Rabat

L'ingresso della cittadella

Mdina - Il priorato
Sono qui davanti alle bellissime mura color miele di Mdina, perfette nel loro spigoloso disegno e non posso far a meno di notare come in questo punto, come pure in molti altri dell'isola, si abbia una completa corrispondenza al pippozzo storico che vi ho fatto ieri. Mentre a meno di dieci chilometri da qui sorgono le vestigia corrose dai millenni dei templi megalitici, appena fuori dalla cerchia di queste mura puoi vedere i mosaici di una grande domus romana, ragionando sui nomi arabi che ti circondano: Mdina, la fortezza ed il suo contraltare al di là della piazza, Rabat, la città che si è sviluppata intorno, sulle tante altre preesistenti e che conserva al suo interno, sia le catacombe della Cristianità, che i palazzi che l'Ordine ha costruito per magnificare il suo potere e la sua ricchezza, davanti a queste mura, circondate da bei prati all'inglese. Una frammistione di culture, un melting pot completato anche dalle molte figure nere che popolano i cantieri che punteggiano le vie laterali,la nuova forza lavoro alle porte. Su tutto questo, l'andirivieni dei pullman che scaricano il loro bagaglio di turistame spicciolo, che si mescola ai molti fai da te, impastandoli con l'amalgama dei croceristi di ogni forma e colore che passeggiano col naso in su, capeggiati da rotonde e loquaci guide con la bandierina bene in vista, che mescolano idiomi diversi per raccontare la stessa storia.

Mdina - La cattedrale
Certo la cittadella di Mdina è una delle più belle, complete ed omogenee che si possano vedere, con le sue stradine segmentate ad angoli vivi, i palazzi fastosi ed il suo barocco non invadente che ne scandisce gli angoli e le piazzette. Un'occhiata al Museo di storia naturale, visto che è già pagato, con le sue collezioni che raccontano la geologia, la flora e la fauna dell'isola, ma soprattutto permette di ammirare l'interno del bel palazzo, poi basta passeggiare per le strade, scegliendo magari quelle meno frequentate e adesso che siamo ancora ad inizio stagione, ne trovi molte in cui hai la sensazione di essere solo in visita, come poteva esserlo uno straniero venuto dal mare a conoscere la potenza dell'Ordine. Poi, basta girare l'angolo e subito compare la piazza della cattedrale di S. Paolo, imponente ma sobria con la sagoma dei pilastri appena rilevati che ne scandiscono facciata e fianco, in cui intravedi subito (dato che l'hai letto sulla guida) la lezione borrominiana. Ma la sensazione più accattivante è data dal rumore degli zoccoli delle carrozzelle che percorrono queste vie antiche, testimoni di un passato importante e orgoglioso della sua bellezza. Non sempre è così quando il grano corre a fiumi ed il benessere intride una comunità, ma spesso l'opulenza economica riesce a tradursi anche in bellezza, spesso per il solo desiderio di competere, mostrando di potersi permettere il superfluo non necessario, l'orpello inutile che sigla il fatto di avere.

Scalone del Museo di storia naturale
Forse la bellezza è una sorta di inutile necessità dimostrativa e qualificante, di cui chi ha, può fregiarsi come simbolo di appartenenza ad una determinata classe. Certo se ne potrebbe fare a meno, spesso trascende nella smargiassa esagerazione del kitch, ma alla fine, in molti casi, rimane e ne puoi godere anche tu poveraccio e sine nobilitate. E' il caso ad esempio del bellissimo palazzo Falson,  un edificio medioevale in perfetto stato di conservazione, che mostra quale fosse la sontuosa vita degli aristocratici maltesi, con le sue collezioni di oggetti rari, la sua biblioteca, le opere d'arte, i preziosi tappeti orientali, insomma la vita quotidiana di un nobile ricco, artista e amante del bello. Ma assolutamente forte rimane il piacere di passeggiare a lungo tra queste mura antiche, sugli spalti che donano larghe vedute della piana sottostante. Un luogo tutto sommato silenzioso e stimolante di atmosfere passate che fatichi a lasciare. Fuori dalle mura, davanti al fossato ormai occupato da ordinati giardini, ne godi ancora su tornite panchine di ferro prima di riprendere il tuo girovagare curioso. La Domus romana, appena fuori del ponte che immette nella cittadella, propone i reperti trovati all'intorno, tra i quali le deliziose ampolle profumiere di vetro colorato perfettamente integre, assieme ai mosaici pavimentali che la identificano come una ricca villa del I secolo a.C., mostrando ancora il peristilio originario con il noto motivo delle colombe di Soso, l'unico mosaicista greco ricordato anche da Plinio. 

Catacomba di S.Paolo
Sopra la villa, a dimostrazione di quanto detto sul susseguirsi delle culture, i resti di un cimitero islamico. La vie di Rabat sono anche un bell'esempio della tradizione costruttiva maltese dell'800, con le sue case basse ed omogenee, costruite nella pietra ocra chiaro comune sull'isola che a sera si illumina di barbagli color del miele. E qui spunta l'altro aspetto della cultura cristiana che si è sovrapposta all'impero romano morente. Una serie di catacombe che per secoli hanno traforato il sottosuolo della città in ipogei minuscoli e isolati oppure più complessi ed articolati in veri e propri dedali di corridoi, sale di riunione, ambienti dove le tombe e le sistemazioni funerarie si alternano senza soluzione di continuità. Ci trovi i simboli sulle pareti che le identificano per periodo e per cultura, essendo state proprie sia del periodo pagano, che di quello cristiano e per non farsi mancare nulla anche di quello ebraico. In particolare le Catacombe di S.Paolo, cominciate nel III secolo d.C. e ampliate continuamente per almeno cinque secoli successivi, sia come luogo di sepoltura che anche di riunione della comunità e addirittura di attività commerciali. Un vero dedalo sotterraneo che mi ha ricordato molto nella disposizione, il sito di Tarquinia.

Bovindi a Rabat
Insomma qui, al centro dell'isola, respiri davvero tutta la storia di questa terra; qui si sviluppò l'antica capitale che nel periodo arabo aveva una superficie addirittura tre volte maggiore a quella attuale, qui si dischiuse l'affermazione del potere dell'Ordine dei Cavalieri; qui, nelle belle case coi bovindi rettangolari in legno che si affacciano sulla via principale, vedi lo stile di vita che ha accompagnato questa gente negli ultimi due secoli con le sue tradizioni. Ti puoi sedere a qualche tavolino a mangiare una pastizza, il classico fagottino di pasta sfoglia ripieno, caldo e appena sfornato o un pezzo di torrone morbido ai pistacchi o al sentore di agrumi, altra tipicità isolana, per non parlare dei kannoli, il cui nome richiama senza infingimenti la vicina Sicilia. C'è un'aria di vita tranquilla tra queste mura antiche, tra le tante facce, corrose dal tempo, di anziani seduti ai tavoli di legno delle locande nascoste nelle vie laterali, tra i davanzali fioriti di case apparentemente mute, ma comunque ancora vive. Qui ascolti la Malta vera, che la moltitudine dei turisti non riesce comunque a far degenerare, forse grazie al sole rovente che nei mesi estivi, quando il sovraffollamento raggiunge l'apice, calcina le zucche ed i pensieri, riducendone l'impatto con l'ambiente circostante, assieme alla pietra delle case. 

Una via di Mdina



SURVIVAL KIT

Carrozzella 
Mdina e Rabat - In realtà un tutt'uno comprendente la cittadella e la città circostante, come dicono i nomi arabi che le caratterizzano. Raggiungibili con facilità con i bus da ogni parte dell'isola e ovviamente inserite in tutti i vari percorsi turistici dei bus scoperti che fanno il giro dell'isola. Nella prima, detta anche la città silenziosa per il suo senso di tranquillo abbandono, quando viene lasciata dai gruppi dei vacanzieri,  i punti focali sono la Cattedrale (ingresso 10 € escluso dal pass) col suo museo, il Palazzo Falson (ingresso 8 € con audioguida) e il Museo di Storia Naturale. 
Coltile del palazzo Falson
Per chi è interessato all'interno delle mura si può anche assistere ad uno spettacolo multimediale sulla storia dell'isola. Chiuso invece il Priorato Carmelitano di clausura che dicono molto interessante, in un bel palazzo barocco proprio di fronte al Falson. Non dimenticate un giro sui bastioni e girolate senza meta per le strade secondarie, specialmente di prima mattina, quando la città è ancora deserta in cerca di scorci attrattivi, assorbendone il clima di passato che esprime. A Rabat, appena di fronte, invece, date un'occhiata alla chiesa, se la trovate aperta e poi alle catacombe, avrete la scelta tra quelle più importanti di S.Paolo, (incluse nel pass), ben 23 oltre a quella principale piuttosto vasta, ma che non presentano affreschi e quelle di S. Agata, affrescata in epoca medioevale (5 €) e altre minori come la grotta di S.Paolo. C'è poi la Domus Romana con annesso museo, casa Bernard, un altro palazzo nobiliare aperto al pubblico e poi il piacere di passeggiare per le strade, ammirandone la struttura architettonica tradizionale qui ancora bene identificabile. Calcolate da una mattinata, cercando di arrivare il più presto possibile, ad un giorno intero, per godervela con calma.


Domus Romana- Peristilio con mosaico col motivo delle colombe


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sabato 25 maggio 2019

Malta 5 - Cercando le spiagge


Tramonto a Gnajna Bay


Golden Bay
Le dimensioni contano. Nel senso che essendo l'isola tutto sommato piccolina, puoi decidere repentinamente sui cambiamenti di direzione e sulle alternative in corso d'opera. Pochi minuti e tutto è risolto. Ad esempio, in questa stagione, alle 17, tutti i siti chiudono, ma hai ancora tre belle ore di luce, prima che il sole si butti dietro l'orizzonte del mare, quindi ti rimane tutto il tempo per dedicare questa parte godibilissima della giornata a vedere quello che non chiude mai, il mare, le spiagge, le scogliere, prolungando ed ottimizzando così la giornata. Da Mgarr infatti, bastano un paio di chilometri e hai a disposizione almeno tre spiagge volte ad ovest, che promettono quindi anche una opportunità di tramonti da cartolina. La più nota e che va per la maggiore, è quella più a nord, la Golden bay, che offre una mezzaluna di sabbia rosso mattone incorniciata da scogliere basse che vanno digradando verso il mare, segnate da una piccola torre lontana sulla sinistra. Anche fuori stagione però devi trovare spazio tra nutriti gruppi di vacanzieri. I baretti e i ristorantini appaiono già in piena attività. Però come resistere ad avere il primo contatto dei piedi, tonnati da una prima giornata di scarpinamento, con l'acqua marina. E' un attimo e sei già dentro, scarpe e calze delicatamente appoggiati allo scoglio. 

E' sera
Accidenti, ghiaccio puro, inutile dirlo, ma tant'è, il piede fumante ne trae tuttavia beneficio ed inoltre in questo modo, hai altro da pensare che non dispiacerti, per l'enorme ecomostro a cinque stelle, un Rdisson Hotel, che chiude la baia alle tue spalle. Asciugate le estremità, con licenza parlando, come diceva una mia collega, che trovava questa espressione già piuttosto ardita, decidiamo di andare ad esplorare un altro luogo più promettente e vicino, anche se con l'auto bisogna fare un lungo giro tra stradine tortuose, sempre alla ricerca di spazi di sfogo quando incroci qualche altro mezzo. Tralasciata la più prossima Ghajn Tuffienha Bay, accreditata sulla guida di una scalinata di 200 gradini e pertanto meno affollata, proprio sotto la torre che si vedeva in lontananza, optiamo per la successiva Gnajna Bay. Sulla strada incroci il sontuoso Zammitello palace, adesso trasformato in ristorante di lusso, che ti dà subito un'idea della opulenza delle ville padronali delle quali i Cavalieri avevano riempito l'isola, negli scorsi tre secoli. Vuol dire che anche allora il grano girava da queste parti, come adesso del resto. La spiaggia di sabbia rossa, ti accoglie qui solitaria e mistica. La torre adesso è più vicina e domina l'altura alla tua destra, mentre la baia si chiude con un largo arco di rocce che digradano lentamente, mostrando le tracce di una continua e potente erosione che le hanno scavate a lungo segnandole di grotte, poi chiuse da muri dalla mano dell'uomo, in cui hanno trovato riparo abitazioni di pescatori e ricoveri di barche.

Le grotte rifugio a Gnajna
Sembra una postazione semiabbandonata di una civiltà di altri pianeti, un set di Star war in attesa di essere popolato di attori e comparse per raccontare storie di galassie lontane. Sulla spiaggia quasi nessuno. Verranno più avanti, non vi preoccupate, ma intanto puoi rimanere qui a bere una bibita fresca da uno dei baraccotti e rimanere a guardare il mare, i piedi affondati nella sabbia umida e spessa che te li colora di rosso, come gli strati di nuvole lontane, mentre il sole cala sgranandone le sfumature come da un rosario arcobaleno. Beh questa prima giornata, mentre risaliamo la stradina solitaria fino alla macchina, ha chiarito che tutto promette bene, che non bisogna lasciarsi impressionare dai danni che inevitabilmente provoca il turismo di massa e che ci vuoi fare, ma che basta girarci intorno e le cose da vedere ed i posti da apprezzare e godere, sono così tanti che devi certamente dirti contento e non deluso, di avere deciso questa destinazione. Al rientro Bugibba non sembra neppure così brutta. Ormai hai fatto l'occhio alle costruzioni affrettate di una edilizia di rapina, giustamente irrispettosa di uno stile da mantenere; puoi farti un giro sul lungomare o sull'arteria centrale piena di locali e ristoranti per cercare una soluzione per la cena, magari per provare qualche piatto tipico isolano, schivando steack houses, sushi bar, pub irlandesi e pizzerie napoletane.

Le mura di Mdina
La mattina arriva predatoria dopo il sonno del giusto, la ricerca del cornetto e cappuccino, perché privarsene a questo punto, in fondo si contribuisce ad esportare la cultura italiana nel mondo, il nostro sovranismo d'accatto dovrebbe esserne contento e poi via, chiappa in macchina per percorrere l'itinerario che definiamo "ovest" e che comprende il centro dell'isola. Qui vive ed è ben evidente ,anche il cuore della sua storia che spicca come una gemma vivida dalle mura dorate di Mdina, la vecchia capitale dell'arcipelago. Ma forse a questo punto è meglio fare un piccolo excursus che tracci a grandi linee i flussi della storia che hanno caratterizzato Malta, per meglio comprendere le tante cose da vedere che la raccontano. Abbiamo detto che qui l'uomo è arrivato molti e molti millenni fa, di certo quando ancora a causa delle glaciazioni l'isola era agganciata all'Italia, assieme ad una fauna esotica fatta di elefanti nani, ippopotami e altri animali che popolavano anche la nostra penisola e di cui ci sono abbondanti tracce nei fossili rinvenuti. Poi, quandola preistoria ed il neolitico dei megaliti ha lasciato il posto alla civiltà del bronzo e l'uomo ha imparato a navigare i mari, l'importanza della sua posizione al centro del Mediterraneo, l'ha resa punto focale degli incontri e scontri tra civiltà. Ecco quindi per oltre 500 anni, tra l'800 e il 200 a.C. che diventa base per i commercianti Fenici e della loro estensione Cartagine, infine dopo le guerre Puniche, punto focale per i Romani ormai signori del mondo conosciuto, che tuttavia le concessero sempre quella dimensione di autonomia che la rendeva chiave fondamentale per i commerci.

Dalle scogliere
Questa fu una fase di grande prosperità per l'isola, dove gli affari fiorivano durante la pax romana. Intanto, con S. Paolo arrivò subito il Cristianesimo che vi attecchì rapidamente. Poi non ci fu neppure il tempo di subire la fase di appannamento della decadenza dell'impero che subito nel VII secolo cominciò l'inarrestabile avanzata dell'onda araba che già si impadronì dell'isola nell'870, caratterizzandone profondamente la lingua e la cultura. Poi l'isola seguì di sponda i destini della vicina Sicilia e arrivarono quindi in sequenza Normanni, Angioini, Aragonesi e Castigliani, fino alla svolta che segnò il destino della piccola nazione, l'arrivo dei Cavalieri di San Giovanni, scacciati dal Turco da Rodi, che la ebbero in dono da Carlo V, pare tra lo sgomento degli isolani, che intendeva in questo modo creare una barriera all'avanzata dell'impero Ottomano nel Mediterraneo, il problema principale del tempo. Malta fu concessa dall'Imperatore all'Ordine in cambio di un tributo di due falconi all'anno ed evidentemente, dell'impegno militare. Ecco che l'isola, proprio per la sua posizione si trovò al centro di quel conflitto epocale che davvero allora opponeva le due visioni del mondo, quella dell'Islam in contrapposizione a quella Cristiana e proprio qui ci si trovò al centro di quella guerra totale culminata nel grande assedio del 1563, in cui il sultano, già in crisi interna, ebbe la peggio.

La torre Lippija
Il pericolo si allontanò definitivamente otto anni dopo con la battaglia di Lepanto, ma da quel momento l'ordine dei Cavalieri fu salutato dall'Europa cattolica come baluardo insostituibile e qui affluirono fiumi di denaro che ne aumentarono vieppiù l'importanza strategica. Fu quello successivo dunque un altro periodo d'oro per l'arcipelago, in cui fu dato grande sviluppo alle costruzioni e alle fortificazioni che diedero l'impronta definitiva a quello che è l'isola oggi, attirando anche artisti e occasioni di ulteriori affari. L'arrivo di Napoleone che allontanò, eliminandolo, il potere dell'Ordine, aprì un'epoca molto breve, infatti i francesi rimasero qui soltanto quattro anni, sostituiti nel 1802, per richiesta della stessa popolazione che non voleva il ritorno dei Cavalieri,  dagli inglesi che vi rimasero, facendone un punto militare navale strategico fino all'indipendenza nel 1964, con alti e bassi economici in dipendenza dei vari eventi bellici, che ne magnificavano l'imprtanza, come il periodo della guerra di Crimea, quando fu base logistica di partenza per gli alleati o successivamente quandola sua posizione logistica fu vieppiù aumentata dall'apertura del canale di Suez, quando le rotte commerciali presero questa via. Ovviamente fu punto cardine durante le due guerre mondiali essendo veramente al centro del conflitto per il controllo del Mediterraneo. Il resto è storia recente.

Gli approdi dei pescatori

SURVIVAL KIT

Ta Pawla Restaurant -320, Triq il-Turisti, Bugibba. Ristorante tradizionale maltese, sempre molto affollato, con una grande sala arredata con gusto di un passato recente, tra sapori locali e coloniali. Andateci presto o dovrete aspettare parecchio per essere serviti. Propone cucina tradizionale, menu di tre piatti ad es. penne ai capperi e olive, coniglio in umido e dolce ai datteri per 15 €, oppure pesce fresco. Fantastiche grigliata a 25 €. Ho mangiato la miglior bistecca di tonno in assoluto della mia vita. Per questo ci siamo tornati 4 volte. Non mancano naturalmente piatti di pasta e pizza ormai internazionali. Unico appunto il servizio molto lento, potreste aspettare anche un ora, causa l'affollamento e il fatto che fanno i piatti espressi, garanzia comunque di qualità. Per minimizzare questo problema conviene andare il più presto possibile quando ancora il locale si sta riempiendo, Prezzi assolutamente congrui. Grande scelta divini locali a prezzi abbordabili. Il servizio è gentilissimo, in particolare vi segnalo Marco, pieno di attenzioni verso chi è sotto la sua cura. Consigliatissimo.

Gnajna Bay

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