mercoledì 30 novembre 2022

São Tomé 27 - Praia Piscina

La cascata di Pequeira



Vita sul rio Grande 
Comunque, per quanto riguarda il golpe, anzi il golpetto, sembra che la fase critica sia superata, a quanto mi dicono gli amici, posso dunque ritornare con la memoria ad un mesetto fa, quando lasciata Praia grande con la sua lunghissima striscia di sabbia dorata completamente deserta, ma percossa da onde piuttosto forti che fanno presumere sia luogo interessante per i surfisti, ripercorrevamo la strada che taglia in due la piantagione di palma da olio. Ai bordi della carreggiata mucchi di caschi segnalano che la raccolta è cominciata e non resistiamo a fare qualche foto di questi strani frutti che sembrano grossi datteri freschi e rossi, che stillano olio solo a toccarli. I gruppetti di lavoranti che passano, con le lunghe aste coi machete innestati in punta, usati per distaccarli dalla cima delle palme pur tozze e bassotte, ridono del nostro interesse e ci salutano continuando il loro cammino. Ne scalco un paio per guardarli meglio da vicino, sembrano davvero una benedizione della natura, dato che crescono in quantità sette volte superiore a qualunque altro seme oleoso che sia, praticamente non necessitano di manutenzione e trattamenti, gli basta l'acqua del cielo, praticamente non hanno concorrenti anche come risultato ecologico rispetto al consumo di suolo, eppure la lobby dei semi oleosi concorrenti è riuscita a presentarli in negativo come un pericoloso problema per la salute e per la natura. E' il mondo al contrario e credo che andrà comunque avanti così, fino a che la gente abbocca. Pazienza sono problemi vostri e comunque, parlando d'altro perché intanto è inutile insistere con le cause perse, dei pericolosi serpenti dell'isola non abbiamo visto traccia. 

Pesqueira

Intanto procediamo per raggiungere l'ultimo punto di interesse di giornata, dopo appena cinque chilometri circa, la cascata di Pesqueira, formata sul Rio Grande che si arresta con un piccolo salto di una decina di metri, appena prima di finire in mare, dato che la piattaforma lavica dell'isola si era arrestata prima di arrivarci. La cascata è segnalata da un cartello posto sullo stradino a destra che lascia la nazionale diretto al paesetto sul mare, con le case di lamiera colorate che si confondono nel bananeto. Un sacco di ragazzini accorrono per festeggiare la novità di giornata e ci fanno praticamente ala fino al fiume ed ai grandi massi a valle del piccolo salto, ancora non troppo ricco di acqua, dato che la stagione delle piogge è appena cominciata ed in cielo splende anche un bel sole che contribuisce a mandare la temperatura di certo oltre i 30°C. Facciamo qualche foto distratta al salto d'acqua, a valle della quale molte donne sono radunate ed intente al lavaggio di montagne di panni. Nel fiume intanto, i bambini si gettano nudi giocando tra le acque che scendono ancora un po' verso il mare aperto poco lontano, facendosi largo tra un folto gruppo di piccoli maiali rosa che a loro volta cercano refrigerio e cibo. Diciamo pure che è ora di ritornare indietro. Lasciamo il giovane Manie che ci ha accompagnato e che prenderà un mototaxi per arrivare al punto di ritrovo dei colectivos, per raggiungere la capitale in cerca della sua amica. Ci fa un sacco di saluti e raccomandazioni, non ultimo quello di mandargli un whatsapp non appena saremo arrivati in albergo che così si sente tranquillo di non averci abbandonati soli nella jungla selvaggia. 

Frutti della palma da olio

Un po' fa tenerezza ed alla sera, compiuto il mio dovere, mi ringrazia di averlo tranquillizzato e insiste di essere stato molto bene con noi, oggi, eppure non gli ho neppure lasciato la mancia di surplus sul prezzo concordato. In effetti ho notato che in questa isola la gente è particolarmente gentile e non avverti quell'ansia di approfittare delle occasioni, se pur rare, di mungerei i pochi turisti di passaggio, quanto piuttosto avverti un piacere di avere un contatto umano con gente diversa. Comunque, mentre ripercorriamo la pista di ritorno, non si può non approfittare dei tanti scorci che questa offre sul Pico Cao Grande che sta sempre lì come un misirizzi ammiccante e oggi poi, col sole pieno, particolarmente in bella vista, circondato da voli di grandi falchi dalle lunghe ali nocciola che veleggiano attorno, forse in cerca di piccoli roditori che si aggirano nelle radure della piantagione o magari dei famigerati najas. A noi rimane ancora tutto il pomeriggio per farci la sfilata di spiagge che punteggiano la frastagliata costa dopo Porto Alegre. Prima N'Guembu con Praia Bomboca, dove pare ci sia un costoso resort omonimo, anche se mi sembra rimanga sotto i 100 €, poi Praia Cabana col suo piccolo ristorante, Praia Inhaime e infine la più bella di tutte, Praia Piscina, gioiello nascosto da un'alta scogliera di rocce nere che la cela alla vista. 

Praia Piscina

Bisogna fare infatti un piccolo tratto tra i palmeti ed il bosco per arrivare al piccolo promontorio che avvolge una sorta di pozza naturale dove il mare penetra durante l'alta marea formando una sorta di piscina naturale di acqua limpidissima e cristallina contornata di nere rocce puntute come coltelli. Al fianco, la falce di luna di sabbia d'oro è quasi ricoperta e completamente ombreggiata da altissime palme che si protendono verso le onde quasi volessero anche loro gettarsi in mare. Il luogo è davvero incantevole, ci facciamo un bagno epocale, mentre lontano sulle rocce verso l'oceano un cercatore di ricci, anima solitaria, controlla ogni anfratto, ogni piccola pozza tra gli scogli per formare il suo bottino quotidiano. Espletato il nostro dovere, usufruendo dei tronchi quasi orizzontali a disposizione, come comodi sedili, ci sbocconcelliamo la scorta di banane di cui avevamo provveduto per tempo, snobbando la signora che, avendoci visto da lontano, è subito arrivata ad offrire un catering di pesce grigliato, riso e fruto de pão a fette. Vi assicuro che un paio d'ore su una spiaggetta così, ti rimettono in pace col mondo e ti fanno pensare che sei una persona particolarmente fortunata a poter profittare di doni di questa fatta, sicuramente immeritati. Il sole oggi ci ha benedetti, ma non troppo perché nonostante le generose dosi di creme spalmate sul mio corpaccio voluminoso, la sera, controllandomi attento l'epidermide, in attesa del meritato e spettacolare tramonto, scopro di essermi già orrendamente scottato. Domani, vermiglio come un gambero o come il rossetto prelibato che ha allietato la nostra cena, mostrerò a tutti le mie stigmate di turista europeo non uso al sole dell''Equatore. 

Col Jimmy


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

lunedì 28 novembre 2022

São Tomé 26 - Intermezzo politico

dal web

 Non ci sono dubbi, devo essere io che porto male, ma riscontro che in moltissimi luoghi dove sono stato, non appena son venuto via, capitano cose brutte di ogni tipo (ultimi esempi: Madagascar, epidemia di peste bubbonica; Birmania. golpe militare; Transnistria, guerra vicina;.Maldive, tentativo di golpe; Etiopia, guerra civile col Tigrai; Oman, alluvione; Cina del Sud; inizio del Covid).  L'ultima, la pone alla mia attenzione l'amico Folco, che richiede informazioni più precise al riguardo. Pare infatti che a Sao Tomé, stando alle scarne notizie che si trovano sul web, di certo questo piccolo stato non ha la rilevanza internazionale da portarlo sui telegiornali in ben altre cose impegnate (alluvioni, guerre, migranti, crisi economica, diatribe politiche), ieri c'è stato un tentativo di colpo di stato, subito sedato. Questo per lo meno riporta la rivista Africa e anche altre fonti di comunicazione attendibili. Il tutto mi è stato confermato anche da miei contatti del posto che ho conservato. Il tutto naturalmente è parametrato alle dimensione di questa repubblichetta e non potrebbe essere diversamente dato che parliamo di una realtà di più o meno 200.000 persone dove una trentina di anni fa non c'era ancora la luce elettrica. Pare comunque che nella notte di sabato, quattro persone (dico 4 in cifra) armate siano entrate nel quartier generale dell'"esercito" nella capitale nel tentativo di far partire un golpe convincendo i militari presenti alla rivolta armata contro il neo primo ministro Trovoada e la sua forza politica vincitrice delle elezioni a novembre. 

All'esterno si è udita una sparatoria ed alla fine pare ci siano stati quattro morti tra i militari. Sono state arrestate sei persone tra le quali l'ex primo ministro Neves, uscito sconfitto dalle elezioni e tale Costa, ex parlamentare e membro di un altro partitello di opposizione, membro del battaglione sudafricano di mercenari Buffalo, che gira per l'Africa a far casino, che aveva al suo attivo un altro tentativo fallito di golpe nel 2009, ma era ancora a piede libero, visto che nell'isola evidentemente non si usa la mano troppo dura. Al momento mi dicono gli amici dell'isola, tutto è tranquillo ed evidentemente alla popolazione non frega più di tanto, sensazione che mi pare di avere colto anche durante il mio soggiorno laggiù. Come mi raccontava il tassista che mi portava in aeroporto, in politica laggiù ci si mette solamente per rubacchiare sugli aiuti internazionali che adesso, purtroppo per loro, si stanno assottigliando. L'ADI (azione Democratica Indipendente), partito vagamente centrodestrista, che ha promesso lotta serrata alla corruzione, dopo che aveva vinto il ballottaggio esprimendo il presidente della repubblica, ha vinto anche a settembre le elezioni, conquistando la maggioranza del governo e sostituendo quello dell'MDFM (Movimento per la liberazione, partito storico oggi vagamente di sinistra) appunto di Neves, che aveva governato negli ultimi anni dopo un paio di colpi di stati falliti. Di certo i vari ministri sostituiti e privati delle giuste prebende (il tassista mi ha mostrato le ville di alcuni di loro, intercalando "esses ladroes roubam tudo") non saranno stati contenti di questa perdita e così sarà partito quello che a prima vista pare essere il classico golpe da operetta, che tra l'altro non credo appassioni la popolazione più di tanto. 

Di sicuro la lotta politica in questo staterello è simile a quelle che si svolgono nel continente, ma di certo tutto in maniera meno violenta e più ovattata. Diciamo che gli appetiti sono cominciati all'inizio del terzo millennio quando si sono cominciati ad esplorare eventuali giacimenti petroliferi off shore, che tuttavia dopo qualche anno si sono rivelati meno importanti di quanto si credeva e sui quali in ogni caso avevano già messo le mani, gli istinti predatori della vicina Nigeria e delle compagnie internazionali, che ai saotomensi avrebbero lasciato solamente le briciole. Così si è andata affermando sull'isola la longa mano dei lungimiranti cinesi che adottano in tutta l'Africa da tempo, tattiche astute e penetranti, edulcorate da aiuti furbeschi ma convincenti, tanto che São Tomé, che nell'ultimo trentennio aveva ricevuto circa 380 milioni di dollari in prestito poi condonati al 90%, nel 2017 ha decisamente virato a favore di Pechino, togliendo il riconoscimento a Taiwan (era una dei soli 14 paesi ad averlo fatto), suscitando l'ira di Trump e ricevendo immediatamente il condono del debito verso la Cina (28 mln), altri 146 mln a fondo perduto per la cooperazione con promessa di incremento e lavori per l'attivazione del nuovo porto a fondali profondi per oltre 600 mln, oltre alla donazione di 10.000 tonnellate di riso, cosa che ha convinto anche gli indecisi ad abbandonare la sponda dell'occidente. Non solo, Pechino ha inviato anche missioni mediche specializzate nel problema della malaria, facendo inviperire proprio Taiwan che per un ventennio aveva investito nello stesso programma un milione l'anno, debellando quasi completamente la malattia. 

Naturalmente il colosso cinese è subito partito con una operazione sulla televisione e il digitale, (al momento internet funziona benissimo da ogni parte di sao Tomé) in un'isola in cui la TV era arrivata solo negli anni '90 e base da sempre di una delle stazioni africane di Voice of America che tambureggia da qui in tutto il continente, schiaffo terribile alle intelligence americane. Addirittura il governo aveva abolito la necessità di visto per i cittadini cinesi, subito imitato reciprocamente da Pechino. Un colpo decisivo lo ha poi assestato il Celeste Impero, dichiarando che la Cina aiuterà São Tomé nello sviluppo sostenibile delle fonti energetiche rinnovabili anziché quelle fossili, argomento che al momento va per la maggiore sull'isola e che aveva subito entusiasmato la popolazione. Pensate come si era incazzato Trump. E Carvalho capo del partito. poi tuttavia sconfitto. aveva dichiarato: "La corsa al petrolio ha solo accresciuto la corruzione nel Paese. Per la prima volta abbiamo l’occasione di affrancarci dalla dipendenza dagli altri Paesi e di questo dobbiamo ringraziare la Cina, che ha saputo instaurare rapporti alla pari". Quindi non è facile, come sempre, indagare chi ci sia dietro a questo tentativo di golpe. Comunque la politica è sempre un po' lontana dalla popolazione, che tuttavia non rinuncia certo ad aspettare l'annuncio di nuove elezioni, mirando soprattutto con grande interesse alla distribuzione di magliette con gli slogan elettorali o le facce dei candidati, come vi ho già raccontato precedentemente. Frequenti elezioni significano anche un guardaroba più ricco ed in un'isola dove ogni tipo di tessuto deve essere importato dal continente, anche questo conta. Comunque tranquilli, anche se i telegiornali non ne parleranno, vi terrò informati su eventuali sviluppi della situazione.

L'esercito di Sao Tomé


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

domenica 27 novembre 2022

São Tomé 25 - Tra le mangrovie

Sao Tomé - Mangrovie - Cormorano nero


Vila Malanza

Il bello dei ritmi africani, specialmente in questi paesi periferici, è che ci si sveglia all'alba, dato che si va a dormire presto rispetto alle nostre abitudini, il tutto per godersi appieno tutta la luce del giorno. Il mare al mattino è così piacevolmente calmo e dolce, i colori pastello del pieno del giorno col sole alto sono sostituiti da tenui sfumature di azzurro e del verde pallido della foresta che si specchia nell'acqua. Camminare sulla spiaggia coi piedi che affondano nella rena spessa, è una bellezza. Solo una barchetta lontana segnala una presenza umana, con una minuscola vela fatta con sacchi di plastica di recupero, che ha buttato una piccola rete e aspetta di raccogliere il frutto quotidiano. Manie è un ragazzo giovane e atletico, viene a prenderci alle 9 come concordato, ma ci chiede se può portare con sé qualche bagaglio perché quando ci lascerà, deve prendere un collettivo per andare nella capitale, all'aeroporto a ricevere un'amica che arriva da Lisbona. Accidenti se ne ha di bagagli, dalla casetta della reception comincia a cavare zaini e pacchi e in un attimo il piccolo bagagliaio della Jimmy è pieno. Comunque partiamo rifacendoci la solita pista della quale ormai mi sembra di conoscere ogni singola buca, tanto che per fare i quattro chilometri ci metto meno di venti minuti. Poi procediamo veloci verso Vila Malanza, un paio di chilometri in fondo alla baia di Porto Alegre. Il paesino, come di consueto è composto da una serie di baracche di legno e di lamiera, allineate ai due lati della strada, le altre disperse appena dietro nel fitto, tra gli alberi. Il paese ha una caratteristica curiosa, quasi ogni casa espone una grande fotografia sopra la rampa che fa accedere alla palafitta, che raffigura un personaggio, evidentemente al quale vengono attribuiti motivi per essere celebrato in questo modo. 

La casa di Joao

Quella davanti alla quale ci fermiamo, racconta di un tale, certo João nato nel 46, uno della mia leva, come si dice, che può vantare il fatto di avere 9 figli e 54 nipoti e questo sembra essere il suo unico merito spendibile. La moglie, però, seduta davanti a casa alla quale manifesto questo mio punto di contatto che ci accomuna, non sembra manifestare molto interesse e mi fa un cenno di saluto un po' ingrugnito e per fortuna non mi ha chiesto quanto nipoti ho, il paragone non mi avrebbe dato molto merito, temo. Comunque troviamo il barcaiolo che altri non è che uno dei nove figli, ecco perché ci eravamo fermati proprio qui, e andiamo al piccolo imbarcadero nel punto dove la immensa laguna che si apre alle spalle del paese verso la foresta, si  incontra per un breve tratto col mare. Questa zona umida è una delle aree più interessanti per la biodiversità dell'isola (avete notato come ormai uso con estrema dimestichezza questo abusato termine, senza il quale ormai non si viene più presi in considerazione) sia per la ricchezza di piante che di avifauna e si dice che questa caratteristica delle isole sia addirittura superiore a quella delle Galapagos. Comunque sia, l'ambiente della mangrovie è sempre molto affascinante. Saliamo con grazia sulla piroga e subito, dopo pochi colpi di pagaia a cui collabora anche Manie, la parte libera del grande stagno si restringe con gradualità, mentre la massa verde ai suoi lati aumenta quasi volesse soffocarlo, con le migliaia di radici aeree che scendono da ogni ramo per formare nell'acqua ferma, un groviglio impenetrabile di mangrovie spesse più di un dito, che si ancorano sul fondo con forza esibita. 

Tra gli alberi

La maggioranza di questi alberi è costituita da una specie di mango selvatico di due tipi principali, uno cosiddetto bianco (Avicennia germinans), l'altro rosso, detto mangue vermelho (Rizophora racemosa), che non produce frutti eduli, ma ha una rapidità di crescita e propagazione eccezionale ed in breve tempo ricopre areali enormi. Questi alberi sembrano avere anche la interessante caratteristica di assorbire la CO2 in quantità cinque volte superiore al normale, rendendoli così di particolare importanza ambientale. La foresta intanto è piena di rumori, strida, cinguettii e strepiti e a poco a poco il tetto di rami che si allunga verso l'acqua tende a ricoprire come gallerie naturali, il nostro lento navigare, scandito dai colpi di remo, efficaci anche se apparentemente piuttosto rozzi nei quali si vedono ancora bene i colpi di machete che sono stati dati per costruirli. Subito tra i rami, avverti un tramestio convulso al nostro passare, è un gruppetto di macachi rossi, una razza endemica del posto, piccoli e con una lunga coda sottile, si mette subito in fuga saltando da un ramo all'altro per porsi fuori dal nostro passaggio; le precauzioni, per il maschio che vigila sulla sicurezza della sua famiglia, non sono evidentemente mai troppe. Scappano tra gli alberi lanciando grida di avvertimento a quelli che rimangono indietro e spariscono subito alla nostra vista. Non li vedremo più, di certo hanno avvisato anche gli altri compari, muti testimoni del nostro arrivo. Prendiamo vie laterali al ramo principale dello stagno e il procedere si fa sempre più stretto e buio. Tra foglie di felci giganti parte un volo di rolas, le tortorelle dal volo elegante, poi altri uccellini colorati fanno sentire il loro pigolare ritmato, mentre ci infiliamo nel fitto del bosco. 

Marta

L'ambiente è davvero affascinante, altri uccelli rimangono immobili sui rami bassi come se sapessero bene che il nostro passare è assolutamente innocuo. In una piccola radura coperta da grandi rami bassi che escono dall'intrico delle mangrovie, un cormorano nero ha scelto una posizione dove penetra l'unico raggio di sole che riesce a farsi largo tra le chiome più alte. Ha allargato le ali per asciugarle e rimane così immobile. in posa. come un modello conscio della propria elegante bellezza. Proseguiamo ancora in un ampio giro che ricollega tra loro i rami secondari della palude; infine lentamente come eravamo venuti riguadagniamo il pontile dal quale eravamo partiti. Intanto almeno un po' di punizione per aver troppo approfittato della grazia del cielo, l'invidia degli dei, anche quelli africani sono uguali a tutti gli altri, impone che venga giù un bello scroscio di pioggia, ma per fortuna ci eravamo organizzati e subito compaiono come per magia, cappelli e mantelle a riparare l'attrezzatura sempre delicatissima. Salutato il tizio, si risale in macchina per accompagnare Manie all'interno del paese a prendere un'altra valigia, dato che qui è anche casa sua, anzi di suo padre che in questo momento sta provvedendo a costruirgli la casa. E' così infatti che sorge ed aumenta il villaggio. Attorno alla casa di famiglia, mano a mano sorgono altre case quando i figli crescono. La sua è ben dentro il bosco di banani e palmizi. Una bella palafitta ben alta, visto che qui evidentemente la pioggia provoca sempre una fangata consistente. Il padre è molto contento della visita e ci mostra la casa in costruzione, anzi quasi in via di completamento, con la forma standard della rampa di scale e tre ambienti su robuste palafitte di almeno un metro e mezzo, dove però non è prevista acqua corrente, né altri servizi che saranno come per tutti in fondo al cortile, davanti all'orto. 

L'interno della casa di Manie in costruzione

I carpentieri all'interno stanno segando a tutta forza e ci fanno grandi saluti, forse pensano che veniamo a controllare il buon andamento dei lavori. Pare che il costo della casetta, sia di almeno 1600 €, dei quali almeno 600 dovuti ai carpentieri; si sa che i prezzi dei materiali aumentano continuamente, mi dice ridendo il padre di Manie, che avendo altri dieci figli non può certo dormire sonni tranquilli e qui aggiungerei io, non puoi neanche contare sul 110%. Tuttavia adesso che la casa viene pronta bisognerà che il ragazzo si trovi una brava moglie e che cominci a progettare dei nipoti. Il papà si mette allora a ridere di gusto facendomi grandi cenni di assenso col capo e ci lasciamo con belle pacche sulle spalle, evidentemente questo è un argomento del quale si è già discusso a lungo in casa di Manie, ma questi giovani moderni, hanno altre idee, sembra dire, tanti sogni e altrettanti grilli per la testa, altro che ai tempi suoi, lui se ne va nella capitale a trovare le turiste straniere altro che qualche brava ragazza del paese, magari quella bella che passa col pacco sulla testa e le treccioline bionde, sarà abbastanza moderna per piacergli no? Manie fa finta di niente, sorride a mezza bocca e salutato il papà, carichiamo l'ultima valigia e prendiamo la strada per Monte Mario, un altro piccolo paese vicino a Praia Grande, una lunghissima striscia di sabbia dorata dalla quale vedi il promontorio lontano di Ponta Balena con il suo punto di osservazione. La spiaggia è anche qui deserta ma ci sono posizionati due grossi container; sembra infatti che ci sia un progetto per la costruzione di un grande resort, il turismo è una delle speranze dell'isola. Infatti dopo un po' arriva una macchina con due tizi che cominciano ad andare intorno a controllare e a prendere misure. Il mondo va avanti, bellezza e speriamo che gli appetiti non siano troppo devastanti. Noi intanto, ce ne andiamo proseguendo lungo la costa, con la splendida vista delle Ilhas da sete pedras, che in lunga fila si protendono verso il largo.

La casa di Manie

SURVIVAL KIT

Tra le mangrovie

Tour delle Mangrovie - Da Vila Maranza andate all'imbarcadero che vedrete sulla strada nazionale a destra dopo del paese (a sinistra venendo da Porto Alegre, a circa 1,5 km). Il giro in piroga è molto bello e dura circa 1 ora, durante la quale vi gusterete questa zona umida molto particolare, avendo la possibilità di osservare molta avifauna acquatica. Costo della barca 10 € a persona. La guida, se ce l'avete per proseguire il giro per il resto della giornata, costa altri 20 €. Da Vila Maranza parte eventualmente un giro a piedi che attraversa tutta la foresta alle spalle della laguna per raggiungere una dopo l'altra tutte le più belle spiagge del promontorio sud di Sao Tomé, da Praja Jalé a Praja Inhame, la cosiddetta Rota do Cacau in circa 5/6 ore che passa in mezzo a vecchie piantagioni abbandonate. Se volete ritornare a Vila Maranza calcolate ancora 4 km, per i quali potete anche prendere un comodo mototaxi.

Mama


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:









l'imbarcadero









sabato 26 novembre 2022

São Tomé 24 - Praia Bateria

Sao Tomé - Ilheu das rolas - Praia Cafè


Praia Cafè

 Intanto la praia Café si è improvvisamente popolata. E' arrivata una coppia piuttosto giovane che si manifesta essere composta da un alto atesino con forte accento austriaco ed una bionda non meglio identificata, visto che lui le parla in inglese e lei non profferisce parola. Scambiamo qualche obbligatorio convenevole, visto che transitano nella nostra stessa direzione, ma non sembra voler comunicare più di tanto, infatti dopo essersi bagnati tra le onde si appartano all'altro lato della spiaggia dove, poco dopo arrivano viveri e materiali di consumo anche per loro. Tuttavia risultano essere stati comunque utili, dato che il tizio mi ha detto che arrivano da Praia Bateria, una delle più belle che gli sia mai capitato di vedere. Beh non sia mai che ce la perdiamo! Infatti ingurgitato l'ottimo pesce grigliato, ci avviamo nel bosco, Didi in testa a fare strada, ma il sentiero è uno solo, lungo il mare e quindi è molto difficile perdersi. La spiaggia si trova sulla costa ovest a circa un quarto del periplo dell'isola e in poco più di una mezz'oretta arriviamo alla deviazione che punta diritta al mare. Qui la costa è un po' più alta e la colata lavica ha formato una specie di zoccolo di una decina di metri sulla costa e gli alberi arrivano fino al bordo estremo quasi volessero cadere tra le onde che sotto, ruggiscono tentando di sbriciolarlo con la loro furia. Il sentiero termina in una piccola radura che circonda una rientranza della costa, una sorta di fiordo minuscolo e stretto, le cui alte pareti impediscono di scorgere il fondo. Arriviamo fin sul bordo, dove la roccia nera, perde il manto erboso e si lascia sprofondare verso il basso, lasciando comparire una deliziosa spiaggetta incuneata tra i due fianchi della rientranza che il mare bacia in un continuo, sensuale e dolce andirivieni spumeggiante, inscurendo l'oro puro della sabbia che si rischiara non appena l'onda voluttuosa si ritira. 

Praia Bateria

Non faccio a tempo a buttare l'occhio verso il basso per godermi tutta questa bellezza, quando su arrivano di colpo gridolini strozzati e due figure completamente nude corrono spaurite a nascondersi nella rientranza della roccia nascosta alla mia vista. Infatti il fondo della gola cela una grotta, piuttosto profonda dove i due si sono rintanati di corsa. Cerchiamo di non mostrarci troppo invasivi, rimanendo a una certa distanza dal  punto di accesso, costituito da una scaletta di legno piuttosto provvisoria e malferma che permette di scendere fino al mare. Dopo un po' i due, debitamente rivestiti, riemergono dal riparo dove avevano lasciato le loro cose, evidentemente ritenendo impossibile che qualcun altro arrivasse fin lì a turbare il loro ricongiungimento alla natura. Si tratta di una coppia giovane, lui spagnolo, lei colombiana che stanno percorrendo questo tratto di Africa in solitudine. Si chiacchiera un po' e la ragazza sponsorizza ampiamente anche la sua terra, sottolineando che non si tratta solamente di malavita e cocaina. Di certo ne sono convinto anche io e anche quella sarebbe una meta dei miei desideri, chissà se mai ci si potrà andare. Didi fornisce loro  indicazioni per proseguire la passeggiata fino a praia Juana, l'altra spiaggia sulla costa sud che necessita di un'altra mezz'oretta di cammino e i due se ne vanno perdendosi nella foresta. Scendiamo fino a mettere i piedi nella sabbia ruvida e a sentire la fresca carezza dell'acqua. Il luogo è davvero mirabile nella sua appartata e minuscola perfezione. Una sorta di camera con vista sull'oceano del sogno, di un pianeta sconosciuto, di una galassia lontana lontana, come direbbe Lukas. 

Il Cao Grande dal mare

Quando ce ne torniamo indietro  il tappeto spesso di foglie cadute, mostra solamente il suo dorso grigio, scricchiolando sotto i nostri piedi. Ripassiamo da praia Cafè dove al tavolo adesso è seduta una famigliola di locali e ci dirigiamo verso il paesetto che compare subito dopo l'ultimo promontorio. Anche vicino al porticciolo l'acqua rimane color smeraldo intenso e possiamo tranquillamente sederci sulla riva a guardare lo svolgersi della vita di un caldo pomeriggio, pieno di bambini che ruzzano sulla riva senza saziarsi mai di rivoltarsi nell'acqua prima e nella sabbia poi. Intanto arriva una barchetta piena di gente e masserizie, Giunge da Porto Alegre con una decina di persone, studenti che hanno finito la scuola per oggi e qualche tipo muscoloso. Appena scesi, i due barcaioli, gravano ognuno dei passeggeri di un pacco di merce. Una sorta di corvée obbligatoria compresa nel biglietto evidentemente, chi prende un fardello di Coca, chi sei bottiglie di PET di acqua Bom Suceso, chi due sacchi di cemento; i ragazzi vengono gravati di pesi minori, ma ognuno fa il suo dovere, alla fine i barcaioli si sobbarcano le casse di birra più pesanti e tutte le cose trasportate prendono la via dell'interno del paese. Intanto che il nostro barcaiolo prepara la sua lancia tirando su l'ancora, una grossa pietra legata con una fune di fibra di cocco, Didi mi prega di ottemperare ad una consuetudine alla quale i visitatori dell'isola non si sottraggono. Vicino alla prima casa del paese, posta su un rialzo, c'è una cassetta con una fessura, dove inserire una offerta a vantaggio dello sviluppo del paese. Ovviamente non mi sottraggo neanche io e ficco 50 dobra nella fessura, cifra evidentemente gradita, visto che il supposto sindaco viene a ringraziarmi personalmente. Poi la barca viene a riva e con mossa lesta saltiamo a bordo. Un'altra mezz'ora di balzi sulle onde e poi il golfo di Porto Alegre si apre davanti a noi. Sullo sfondo lontano dalla costa, ma ancora ben visibile, la sagoma certa del Pico Cão Grande si intravede tra le nubi sfrangiate. 

Tomàs

Espletati i pagamenti, Didi ci lascia sorridendo. Lui, il suo futuro, lo vede qui, non ha nessun desiderio di andarsene, è perfettamente conscio della bellezza diffusa da queste parti e spera soltanto che arrivi più gente per potergliela mostrare. Adesso c'è il tempo per farsi un giro nel paese, lungo la strada principale che, anche se c'è stato sole tutto il giorno, rimane piuttosto fangosa. La via è tutto un seguito di negozietti, bottegucce affacciate da una parete laterale in cui è stato aperta una finestra con un bancone e nelle quali all'interno scorgi frutta, verdura oppure quell'insieme di alimentari confezionati di certo in arrivo dal continente, pasta, biscotti, saponi e tante altre cose di ogni genere, come accadeva nei nostri paesi in quei negozi tuttofare da cui si andava per qualunque bisogno. Non mancano i veditori di bibite e vino di palma, che hanno l'aspetto di minuscoli bar con gli avventori che stazionano alla porta. Ci sono anche un paio di saloni di bellezza, perché sappiamo bene che in Africa la cura del corpo e soprattutto delle acconciature è importante. In un angolo su un banco una signora dall'aria seria vende bottiglie riempite artigianalmente di quello che sembra carburante multiuso. Da qui il posto più vicino per fare benzina è a qualche ora di distanza! La strada comunque è anche piena di maiali e galline, quindi di certo da mangiare non manca e la gente, tutta bene in carne, saluta cordialmente al passaggio. La ragazza della pescheria mostra orgogliosa i pesci che le hanno appena portato da vendere, tra questi troneggia una grossa murena punteggiata che lei ci mostra ridendo. Andiamo a prenderci la macchina che avevamo lasciato dietro al bar del porto. Non ci sono più i tapiri guardiani, così risparmiamo quantomeno una ulteriore mancia. 

Maria

Ce ne torniamo all'albergo ripercorrendo la nostra pista fangosa, finendo in buche di cui non indovini la profondità, ma evitando di spruzzare quanti al passaggio, tornano verso casa bilanciando sulla testa caschi di banane o secchi di prodotti della foresta, che in ogni caso si fanno da parte per evitarlo. Rimane giusto un'ora abbondante per riposare sulla spiaggia a godersi il tramonto. Aveva ragione il ragazzo stamane, oggi non è piovuto in tutto il giorno ed è stato piuttosto caldo. Andiamo a dormire presto, in fondo non sembra, ma la giornata è stata abbastanza faticosa, fare il turista stanca, è un lavoro a tutti gli effetti. Così quando verso le dieci sentiamo un tramestio alla porta seguito da un leggero bussare, salto giù dal letto già di cattivo umore e mal disposto alla trattativa. Pare sia arrivata una tartaruga e i giovanotti sono lì per trarne il giusto profitto. Il fatto è che la pretesa per essere condotti sulla spiaggia seguendo le loro lampade rosse, unico colore ammesso per non turbare i giganteschi ma simpatici rettili ovidepositori, è di 15 eurini a testa. La tariffa pretesa mi sembra assolutamente sproporzionata, praticamente in due quasi uno stipendio mensile dell'isola, per cui di malavoglia comincio una trattativa che però si scontra con un assoluto e irragionevole rifiuto a qualsivoglia tipo di sconto anche solo di buona volontà. Alla fine non voglio dargliela vinta, visto che in altre parti del mondo, con costi della vita molto superiori, la prebenda non ha mai superato i 5 € e così li caccio via con le pive nel sacco. Se ne vanno dunque senza colpo ferire dalle loro tartarughe che questa notte deporranno senza spettatori. Dormiamo va, che domani è un'altra giorno.

Albero Okà


SURVIVAL KIT

Porto Alegre

Tartarughe - Le praias Jalé e Inhame sono uno dei punti di ovideposizione per diversi tipi di tartarughe marine di grosse dimensioni, oltre un metro di diametro, che vengono qui  di notte a deporre le uova nei mesi di settembre-novembre. Sul posto c'è un centro per la tutela di questi animali che offre la possibilità di vedere questi spettacolari animali all'opera. Il servizio viene offerto nel caso alloggiate in uno dei vari alberghetti della zona; in questo caso, se una tartaruga arriva, generalmente dopo le 21, verrete chiamati per andare sulla spiaggia al seguito degli incaricati, dato che non si possono disturbare gli animali ed è obbligatorio utilizzare torce con luce rossa. Per questo vengono richiesti 15 € a persona, cifra che mi sembra esagerata. ma non è trattabile. Se non avete mai visto questo spettacolo indimenticabile in altre parti del mondo, conviene approfittarne comunque dato che si vive una volta sola.

Marta


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 112 (a seconda dei calcoli) su 250!