martedì 29 maggio 2018

Moldova 8 - Una sera a Chisinau


Il parco della  cattedrale

In centro
Con la testa che sta girando un po', si riprende la strada di Chisinau. Tanto mica guido io; Alfredo al volante, che pure amerebbe il buon vino, non ha neanche sfiorato i bicchieri, da queste parti sembra che siano di una severità implacabile per chi guida dopo aver bevuto anche solo un bicchiere di vino; Via la patente, per la multa poi facciamo i conti. Quindi su questo argomento è meglio non scherzare, ricordatevelo se per caso pensate di affittare l'auto e mettervi direttamente alla guida. Stessa severità per i limiti di velocità e in ogni paese che attraverserete c'è il tutor all'inizio e alla fine, con tanto di telecamera che castiga senza pietà, la multa ti arriva a casa con la relativa decurtazione dei punti, oltre le auto civetta senza simboli (le riconosci solo dalla targa governativa, ma se non hai la ultra vista, quando riesci a leggerla, il radar mobile tu ha già beccato. Per fortuna, come in tutto il mondo la classica solidarietà tra automobilisti impone la veloce lampeggiata di fari per avvisare della trappola chi sta arrivando dalla parte opposta. Ma da Cricova alla periferia della città ci sono solo una decina di chilometri e quando arrivi alle cosiddette porte di Chisinau, una serie di palazzoni digradanti dalle due parti della strada rettilinea che ti porta verso il centro, un poco somiglianti alle vele di Scampia, absit iniuria verbis, segnalano l'inizio dell'ingolfamento di traffico che comunque non è mai completamente bloccato come nella maggior parte delle capitali. 

La fontana del parco
Siamo in centro mentre è ancora chiaro, maggio è un bel mese per visitare il paese e approfittare delle ore di luce in più. Così dopo le sei è davvero piacevole passeggiare in centro sulla Stefan cel Mare, affollatissima di gente che si gode la bella temperatura primaverile. Se proprio devo dire la verità, la sensazione che si ricava andando a zonzo per le vie del centro, non è certo quella di un paese poverissimo o male in arnese. Moltissimi negozi belli e pieni di gente, persone che passeggiano ben vestite, un ambiente ordinato e pulito, giardini ben curati, insomma ho visto molti luoghi che davano immagine di sé molto peggiori e dove potevi pronosticare difficoltà economiche e di vita assolutamente diverse. D'accordo mi direte, in fondo questo è il centro, questa è la capitale, dove di norma si concentrano le situazioni migliori ed è vero, tuttavia devo dire che questo sembra un paese che sta crescendo a poco a poco, con una gradualità tutto sommato sana, almeno per quello che mostra in superficie. Certamente contribuisce a tutto questo il fatto che quasi un quarto della popolazione vivendo e lavorando all'estero, contribuisce con le sue rimesse a migliorare di molto la bilancia commerciale, di sicuro la vita nelle campagne è decisamente povera o poverissima, fatta come sarà di assenza di bisogni e di autosussistenza alimentare, inoltre le differenze di costo della vita ed il livello degli stipendi (tra i 2 e i 300 euro al mese, con pensioni tra i 70 e i 150) invoglia gli investimenti stranieri, cosa che porta soldi e sviluppo. 

La festa della famiglia
Così su due piedi l'impressione è che sia un paese che ce la può fare, anche se non conosco quale sia la situazione in tema di contrasti sociali, insicurezza politica e grado di corruzione generale. Bisognerebbe saperne di più da fonti differenziate. Intanto posso confermare che qui comincia a circolare la solita fauna di pensionati italiani che trovano conveniente trasferirsi quaggiù, dove evidentemente trovano un clima fiscale più favorevole (ah, qui c'èla flat tax lo sapevate?) e un costo della vita piuttosto basso paragonato all'Italia. In una bella gelateria italiana del centro proprio davanti alla nostra ambasciata che occupa un intero piano di un nuovissimo palazzo di vetro, quattro anziani certamente veneti a sentire l'accento, stanno discutendo animatamente dandosi dritte l'un l'altro,su come rendere la permanenza migliore. Avrei voluto intervenire per chiedere anch'io qualche informazione, ma ho fatto finta di niente anche perché il gelato alla stracciatella, tra l'altro assolutamente delizioso, si stava sciogliendo. Intanto la folla sciama festosa verso la piazza principale che dà sul parco della cattedrale. Davanti al palazzo del governatore hanno montato un palco, proprio di fronte all'arco di trionfo e a sentire la musica sparata a palla sembra che la festa sia cominciata già da un po'. 

Il presidente saluta il pubblico
Dagli striscioni esposi, si tratta della festa delle famiglie, una via di mezzo tra la manifestazione popolare e l'occasione politica. Infatti sabato ci saranno le elezioni comunali per eleggere il nuovo sindaco e siamo alle ultime schermaglie con i concorrenti alla carica che si esibiscono negli ultimi comizi. Si capisce bene che ogni occasione è buona e in questa, come in altre che vedremo passando nei prossimi giorni, ci sono molte piccole troupe di giornalisti con telecamere al seguito in agguato qua e là per riprendere questo o quel candidato che volentieri si offre all'abbraccio della folla. D'altra parte noterò anche, fattomi più attento, un sacco di manifesti dei vari partiti che chiedono il voto. Anche non conoscendo la lingua, capisci al volo che le promesse elettorali sono le stesse in tutto il mondo, l'importante è mostrarsi con giovani allegri, famiglie sorridenti e bambini in braccio. Non bisogna aspettare molto e infatti sul palco, sul quale si susseguono una serie di esibizioni canore, arriva nientemeno che il presidente della repubblica, che sarà pure piccola, ma parliamo sempre della carica numero uno, accompagnato da moglie e prole, essendo appunto questa la Festa delle famiglie, che presenta l'aspirante sindaco, evidentemente della sua corrente politica, munito anche lui di regolare famiglia con due figli, un maschio e una femmina, che si produce in un breve discorso, per la verità un poco impacciato, anche se applauditissimo. 

Alla festa
Per la verità, pur essendoci sul palco persone di una certa importanza, non si notano in giro schiere di guardie del corpo, che certo ci saranno da qualche parte, ma bene occultate. Tutti se ne vanno dopo pochi minuti a piedi come erano arrivati, forse rifugiandosi nel palazzone alle spalle e la festa riprende il suo ritmo di prima. In fondo bisogna dire che non sono stati poi troppo invasivi e la gente li ha sopportati senza troppi sbuffi come sentiamo da noi quando il sindaco di turno interviene per fare presenza, mentre la platea rumoreggia e mostra sempre segni di irritazione. Forse alle nostre latitudini la politica ha perduto completamente la sua credibilità dando spazio a forze di cui non possiamo ancora prevedere l'entità delle future malefatte, tanto per essere più populisti del re. I numeri che passano sul palco sono costituiti essenzialmente da bambini truccati da adulti che scimmiottano cantanti famosi e devo dire molto divertenti, come ovvio con il contorno di famigliari in visibilio ai piedi del parco. Favolose tre ragazzine attorno ai sei anni che cantano e ballano, una delle canzoni di successo del momento, che terminano la loro esibizione riscuotendo grandi battimani. 

Il comune
Poi si alternano anche un paio di cantanti evidentemente molto conosciute che scatenano l'eccitazione dei fans, mitragliate dai telefonini degli astanti, richiestissime per i selfies  e che poi duettano con due ragazzine agghindate a loro simiglianza. Intorno, il consueto bailamme di palloncini colorati che sfuggono di mano a bambini ovviamente frignanti, pop corn e zucchero filato, bomboloni e bottigliette di bibite. Una festa popolare di paese con grande concorso di pubblico che si diverte attorno alla giostra del calcinculo, che si diverte tranquillo come nella mia città quando da ragazzo andavo ai baracconi in piazza Garibaldi. Se  chiudo gli occhi, l'odore dei bomboloni che gira nell'aria è proprio lo stesso. Quando il sole cala dietro gli alberi del parco, la folla comincia a diradarsi, la gente se ne va verso casa mentre la festa sta finendo. Anche le vecchie che agli angoli delle strade vendevano vaschette di fragole e amarene prese a manciate da grandi sacchetti bianchi, mettono via le loro cose. Per tutti sta venendo l'ora di andare a casa. C'è poca vita notturna in giro: la sera evidentemente non è costume frequentare i bar e i dehors in giro per la città, che a una certa ora chiudono i battenti, Alle otto anche la gelateria italiana chiude. I pensionati sene sono già andati a casa forse per vedere il telegiornale italiano sul satellitare. Noi andiamo a mangiare un boccone prima di ritiraci definitivamente, in fondo di cose ne abbiamo viste parecchie oggi ed è ora di andare a letto.



SURVIVAL KIT


Gelateria La Dolce Italia - Per chi avesse uno sbocco di nostalgia o volesse mangiarsi un bel gelato di qualità all'italiana, questa bella gelateria in Strada Vlaicu Parcalab, di fronte all'ambasciata italiana, offre i consueti gusti a cui siete abituati, dolci e cremosi al punto giusto, al tavolini o in coni e coppette da asporto. Noi abbiamo optato per una bella vaschetta da 750 a 10 euro  (che non è certo poco per il costo della vita quaggiù). Chiude alle 20.


L'arco di trionfo

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