lunedì 28 novembre 2016

In morte del Lìder maximo

L'Havana - 2002

Beh, prima o poi tutti ce ne dobbiamo andare. E' toccato anche a lui dunque ed in questo caso, come accade per la maggior parte dei personaggi di spicco delmondo, le reazioni sono molto contrastanti, anche se ce le si deve aspettare in questi casi. Per la maggior parte borborigmi di pancia di fans o di nemici giurati, come si usa ormai nei tempi di social. Difficile leggere commenti che tentano di fare bilanci pacati, di esaminare la storia e la realtà. Forse è presto, queste analisi richiedono tempi lunghi che lascino smorzare appunto le reazioni di parte. Non basta di certo una generazione allo storico, d'altra parte poi, il tempo passa e la storia la scrivono i vincitori per cui neanche questa lettura dà certezze di verità. Erano così perfidi i Cartaginesi, chi può dirlo ormai. A caldo si possono solo esaminare, se si vuole mantenere una certa obiettività, i fatti più concreti ed evidenti, i numeri, i paragoni con situazioni analoghe sperando di fare le contestualizzazioni nel modo più corretto possibile, anche se ognuno poi non può fare a meno di portarsi dietro le proprie convinzioni. 

Nel nostro caso, partirei da alcuni punti fermi. Fidel è un personaggio che, forzatamente porta con sé luci ed ombre. Bisogna vedere se prevalgono le prime o le seconde. Non c'è dubbio che il carisma che lo ha sempre accompagnato, la forza del pensiero rivoluzionario, dell'opposizione ad un pensiero dominante con la ricerca di una soluzione che consentisse di non essere sopraffatti da un vicino scomodo e potentissimo, ne abbiano fatto una figura che ha acceso un'aura romantica e accattivante, bandiera per gli oppressi e i neocolonizzati di tutto il mondo. Tuttavia non si può negare che, come è accaduto in quasi tutti i casi, la spinta liberatoria e rivoluzionaria, si sia trasformata rapidamente in una dittatura che, come insito in ogni governo autoritario che non trova altro modo per autodifendere il proprio potere, ha sempre negato proprio quella libertà che affermava di avere conquistato. Non puoi non chiamare dittatore o tiranno chi imprigiona ed eventualmente, tortura e uccide anche un solo oppositore. 

Poi, però bisogna esaminare gli effetti che ha sulla vita reale di un popolo, un regime autoritario. Ad esempio non ci sono dubbi che a Singapore o nella Cina del dopo Mao, ci siano governi molto autoritari che negano una serie di libertà che il mondo occidentale non sarebbe disposto ad accettare, ma i risultati economici di questi governi sono tali da aver portato una serie di benessere materiale che per moltissime di quelle popolazioni, fanno passare assolutamente in secondo ordine, la richiesta di libertà che a noi appaiono  non negoziabili. Nel caso dell'esperimento cubano non è andata in questo modo. A Cuba è emerso per l'ennesima volta come l'ideale marxista di una società fondata sul socialismo distributivo del dare a tutti secondo i propri bisogni, nella pratica non funziona, forse perché nella genetica umana permane quel seme di egoismo inestinguibile che porta a far migliorare conomicamente la società in generale solo quando, ogni singolo individuo tenta di affermare la propria identità, spesso prevaricando il vicino, anche se rimanendo controllata in qualche modo dal sistema per non cadere nell'eccesso opposto, cosa che vediamo accade spesso nelle situazioni di liberalismo spinto. 

Il risultato è stato certo di eguaglianza generica, ma condita con un impoverimento totale e diffuso che chi è stato sull'isola non può negare in nessun modo. Il sistema socialista, ancora una volta ha dimostrato che non riesce a produrre ricchezza generalizzata o quantomeno un miglioramento degli standard di vita. Questo si accompagna poi sempre ad un aumento dello scontento interno, perché alla fine la gente tende a mettere davanti a tutto l'appagamento delle piccole necessità materiali, agli ideali di indipendenza, libertà e tutte le altre belle parole generiche che poi non riempiono la pancia. Quando ci sono stato per circa un mese, non ho potuto che registrare questo rumore di fondo continuo, nella stragrande maggioranza dei casi, in cui prevalevano sempre la sofferenza per la mancanza di beni conosciuti e desiderati o la voglia di andarsene in altri luoghi, idealizzati e sognati come un Bengodi favoleggiato. Solo la stupidità americana di un embargo spesso inutile, ha fornito una ottima scusa per giustificare completamente, da parte del potere, il fallimento economico di un sistema, oltre ad estremizzare una posizione internazionale che ha spinto il regime tra le braccia degli avversari di quel tempo. 

Dunque un regime che non ha dato risultati validi per il benessere generale di un popolo automantenendosi inoltre con forza e durezza inaccettabile. Però non si possono negare che ci siamo anche delle luci in questo processo. Per avere un giudizio obiettivo, il paese va paragonato agli altri dell'area nelle medesime condizioni. In questo caso non si può negare che tutti i vari staterelli centroamericani sono stati preda di situazioni opposte ed in quei luoghi la gente è parimenti poverissima e nella maggior parte dei casi sta anche peggio. Infatti non si possono negare al regime i risultati nel campo della sanità e nel sistema scolastico, di cui possono godere i cubani rispetto ai loro vicini. Spesso neppure gli stessi cubani scontenti si rendono conto di questo. Forse dovendo scegliere se nascere a Cuba o ad Haiti, Guatemala, Honduras, Belize, Nicaragua ecc. non avrei avuto dubbi e anche questa ritengo sia una realtà innegabile. 

Ora la morte di Fidel, anche se effettivamente era lontano dalla stanza dei bottoni da anni, segna un passaggio che sicuramente darà luogo a cambiamenti, attesi da molti con speranza, da altri con timore. La storia ha insegnato che in generale questo tipo di passaggi sono sempre forieri di sofferenza e pesanti disagi per la popolazione che vi viene sottoposta. Ci sono già feroci belve in lista di attesa, dalle zanne sguainate che non aspettano altro. Ritrasformare l'isola nel postribolo per americani come era precedentemente oppure per liberalizzare ghiotte opportunità predatorie per i neocolonialisti all'opera in tutte le parti del mondo, come sta accadendo alla grande in Africa è la bramosia generale che pervade chi è interessato dall'esterno. Difficile che lo status quo possa mantenersi a lungo adesso che la diga teorica rappresentata da Casto si è rotta. Troppo vecchi e consumati gli epigoni al potere attualmente per poter resistere a lungo su una linea di intransigenza. Un cambiamento graduale sarebbe certo, a mio parere il meno traumatico per i cubani, ma difficilmente questo avviene di solito. In ogni caso una cosa è certa, chi vorrà andare a vedere questa meravigliosa isola, di gran lunga il paese più interessante del Caribe, non la troverà più uguale a quella degli anni scorsi. Staremo a vedere.


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2 commenti:

tentare, nuoce ha detto...

Non ha mai seta
Quest'uomo appeso al niente
Per le sue ali

Enrico Bo ha detto...

bello l'haiku, se manca il kigo non fa niente

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