venerdì 12 maggio 2017

Malaysia 21 - Palme da olio


Territorio malese

Maiale barbuto (Babiroussa?)
Tanto per mettere la parola fine a quanto detto sul parco più noto ed importante della Malesia peninsulare, trascurerò di raccontarvi il giro notturno sul cassone di un pick up per le strade attorno al parco stesso, per avere l'opportunità di vedere la vita che anima la foresta di notte, anche perché dopo aver scutato per un paio d'ore tra le frasche illuminate dal raggio fioco di una torcia, le uniche cose che abbiamo scorto sono state: un paio di presunti occhi gialli in alto sulla collina, alcune cacche secche di elefante, un minuscolo bradipo su un palo della luce e un maiale selvatico barbuto, che fosse il salgariano babiroussa di buona memoria? Conserviamo almeno questa illusione. La parte mezza piena del bicchiere è invece rappresentato, grazie alla quasi completa assenza di nubi, dalla visione di un cielo stellato quale raramente ho visto prima. Un mantello di velluto nero trapuntata di strass luminosi gettati con apparente casualità di traverso a questo cielo tra le montagne. Ma bando alla lagna del poetastro d'accatto, oggi voglio parlare di un argomento che (solo nel nostro paese, per la verità, visto che evidentemente non abbiamo cose serie su cui discutere) sembra rivestire un certo interesse. La produzione dell'olio di palma. Non voglio qui fare una disamina sul prodotto in sé e sulla sua eventuale implicatione salutistica, chi vuole ed è senza pregiudizio può trovarne a carrettate sul web, come qui da cui si evince la stupidità della sua demonizzazione. 

da Wired - Drupa di palma da olio
(La frase più calzante l'ho letta su Wired quando sottolinea che dobbiamo smetterla di dire che la merendina fatta con olio di palma è cattiva e la crostata fatta dalla mamma col burro è buona a prescindere. Sono buone e cattive allo stesso modo, dipende dalla quantità che se ne mangia in un anno). Mi interessano in questo caso di più, invece, le valutazioni sul fronte della sostenibilità ecologica. Intanto bisogna osservare che le coltivazioni di palma da olio vanno a sostituire e sono alternative alla produzioni di altri grassi vegetali (sempre più nocivi in generale). Se facciamo queste valutazioni, non si può che notare che questa coltura è la più "ecologica" in assoluto, in quanto, per unità prodotta, occupa fino a un settimo di terreno rispetto alle colture concorrenti (soya, colza, girasole, mais, ecc.); non necessita di irrigazione in quanto si estende in zone in cui le precipitazioni sono più che abbondanti, senza quindi consumo di acqua, né di fertilizzanti, né di pesticidi come le altre citate prima. Oltre a questo è anche tecnologicamente migliore ed è il meno caro, anche se questo ci deve interessare di meno, se ci dichiariamo disponibili, per ragioni ideologiche a pagare di più per una cosa che vale di meno, come per tutta la fuffa biologica in generale. Dunque vediamo cosa succede in Malaysia, il secondo paese produttore a livello mondiale, cosa di cui mi sono interessato essendo sul territorio

Fabbrica statale di olio di palma
Percorrendo le strade del paese, in particolare della penisola, ma anche poi nel Borneo malese, si osserva che la totalità del territorio non occupata da foreste, è un unico e sconfinato campo coperto da palma da olio senza soluzione di continuità. Di tanto in tanto vedi piccole fattorie vivaio che producono i piantini di palma per le nuove piantumazioni. In pratica questa è diventata quasi l'unica coltura del paese e negli anni, ha via via sostituito quasi completamente le piantagioni di alberi della gomma che hanno gradualmente perduto di interesse e non, se non in modo molto parziale, le foreste primarie, che anzi negli ultimi anni, dati governativi alla mano, hanno incrementato la loro superficie e godono di una protezione legislativa consistente in quanto il sentimento, chiamiamolo ambientale, sta diventando sempre più importante a livello politico in tutto l'oriente. Un'altra cosa interessante è l'osservazione del fatto che, quasi sempre, il terreno sottostante la coltura viene occupata dall'allevamento bovino, che contribuisce a mantenere pulito il terreno senza uso di fitofarmaci. Per quanto riguarda gli slogan a cui sono chiamati testimonial di provata simpatia del tipo io sto con gli oranghi, davvero non ci sono più confini alla presa per i fondelli del popolo bue. Nel Borneo malese, e ne parleremo quando saremo da quelle parti, vivono attualmente circa 3000 oranghi selvatici, che sono al momento considerati e trattati con maggiore attenzione che se non fossero delicatissimi bimbi. 

Orango
Ne è conosciuta la localizzazione, sono ultraprotetti da leggi severe (10 anni di prigione e multe colossali a chi procura danni a qualcuno di questi) in quanto è ormai chiaro a tutti che la protezione del wilderness significa moneta sonante e turismo che porta soldini in aree sottosviluppate, questo sì incentivato al massimo e ben compreso anche dalle popolazioni locali che da anni hanno smesso di fare danni a questi animali. Dovunque sono sorti centri per la protezione e per la riabilitazione degli oranghi eventualmente trovati feriti o orfani, a loro volta e per fortuna, macchine da soldi. Ciò chiarito mi sembra davvero vergognoso che proprio noi, nazioni ricche, col grasso che cola dalle tavole oltre che dalle orecchie e che abbiamo devastato ogni nostra zona forestale, non solo dedicandole all'agricoltura, ma ricoprendole di cemento, andiamo a fare la morale a paesi che escono dal sottosviluppo e che trovano nell'agricoltura una fonte di reddito e di attività lavorativa che consente loro di mangiare invece che di morire di fame come facevano prima, quando ci facevano tanta pena. Il territorio malese è punteggiato di aziende pubbliche e private, fabbriche insomma a cui affluisce il prodotto raccolto da uno stuolo di lavoratori che qualcuno dice maltrattati. Ma se questo è vero, non sarebbero maltrattati allo stesso modo se coltivassero soya o colza o altro prodotto succedaneo (tra l'altro su una superficie sette volte maggiore)? Come se i diritti dipendessero dal prodotto e non dalle condizioni del paese. Insomma pensatela un po' come volete e sepreferite sostenere le ragioni della (fortissima) lobby delle margarine e oli vegetali, i cui utili sono i veri danneggiati dall'olio di palma, fate pure. Io sto con la Nutella!

SURVIVAL KIT

Giri notturni attorno al parco - Tutte le agenzie organizzano giri in macchina di notte sulle strade che corrono attorno al Teman Negara. Il costo va sui 35 R a testa a seconda del numero di partecipanti. Le possibilità di vedere animali è molto scarsa, tuttavia è una delle poche attività da fare dopo a calata del sole.
Colline coperte di palma da olio



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Serbatoi dell'olio di palma

2 commenti:

Sergente Elias ha detto...

Incredibile quel bosco di palme... e pensare che nella mia città, qualche anno fa, ne sono andate distrutte tante a causa di un animaletto terribile chiamato punteruolo rosso. Un salutone e... a presto.

Enrico Bo ha detto...

La nostra palma (Canariensis) è particolarmente sensibile al punteruolo rosso, mentre quella da cocco e da olio sono attaccate raramente è hanno una sorta di autodifesa

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