lunedì 26 giugno 2017

Recensione: D. Bressanini – Le bugie nel carello

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Seguito del meritatamente fortunatissimo libro Pane e bugie, di cui continua il filone inesauribile della corretta spiegazione e relativa demolizione delle tantissime bufale alimentari che tengono banco nella vulgata popolare, ingigantite e convalidate da tanti personaggi, televisivi e non solo che su questo mercato ci campano. Bressanini è un noto ricercatore che da anni, in varie rubriche sui giornali, innumerevoli conferenze e con il suo seguitissimo blog Scienza in cucina, cerca di spiegare con parole accessibili a tutti, come bisogna affrontare un assunto dal punto di vista scientifico, unico modo corretto per discuterne e giudicarne o meno la validità. In questo lavoro, l’autore prende in esame le etichette di molti prodotti, immaginando di percorrere i corridoi di un supermercato e per ognuno, sottolinea e discute le tante diciture a bella posta ingannevoli, anche se non false, che ormai tutte le aziende inseriscono per convincere il compratore di quanto il prodotto sia “naturale” e “sano”, anche se tutto questo non ha niente a che vedere con il valore o la qualità reale del prodotto stesso. Particolarmente gustosi i capitoli dedicati alle prove a doppio ceco sui consumatori per capire se piaccia di più il vino più costoso a prescindere dal suo effettivo valore o quello sul Kamut® di cui gli italiani sono ovviamente i più grandi consumatori al mondo o sulla patata al selenio che fa venire intelligenti. E’ un libro di particolare attualità, corredato da tutti i riferimenti necessari e delle fonti attendibili da cui sono ricavati i dati, proprio in questi tempi in cui gli scaffali sono pieni di prodotti “no tutto” a cui il numero sempre maggiore di ortoressici, si sta affezionando particolarmente, creando uno strepitoso mercato del nulla, su cui si sono buttate a pesce tutte le multinazionali del food, proprio quelle che questo panel di consumatori è solito condannare a prescindere. Da leggere assolutamente, non solo per prendere nota dei vari casi citati e farne tesoro, ma anche e soprattutto per abituarsi ad utilizzare il metodo scientifico per analizzare un problema, prima di trarre le conclusioni che sembrano più scontate ed alle quali il marketing vorrebbe accompagnarci, da consumatori con la testa imbottita di false credenze sparse a piene mani da mestatori e fattucchiere.


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