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venerdì 26 settembre 2025

Recensione: Lackberg- Flexeus – La setta

 

Consueto noir nordico, quelli che adesso vanno molto di moda, caratterizzato come si consueto da atmosfere plumbee, personaggi che fanno le indagini, ognuno con così complessi problemi familiari da risultare incredibile come possano ammucchiarsi tutti nello stesso commissariato. Il libro è il secondo di una trilogia con gli stessi personaggi, che significa altre 1500 pagine, che comunque se uno deve passare il tempo. Lo passa. Comunque 750 e oltre pagine da sciropparsi per poter arrivare alla fine che comunque prima o poi arriva senza troppi colpi di scena, anzi con un finale che non mi ha convinto del tutto. La vicenda si svolge a Stoccolma con tutte le tipiche atmosfere scandinave, forse comprensibili dal momento che è gente che per sei mesi all’anno vede poco sole e indaga come indica il titolo stesso, l’ambiente delle sette, già di per se stesso foriero di teste bacate. Comunque si legge anche di peggio.



domenica 21 settembre 2025

Seta 44 - D. Brennecke – I viaggi di Marco Polo.

 

Letture prima di cominciare il viaggio

D. Brennecke – I viaggi di Marco Polo.

Volendo affrontare un viaggio in Cina sulle orme di Marco Polo, sulla via della seta, non può prescindere dalla lettura preventiva del Milione. Io vi suggerirei di cercare sul web una edizione vicina all’originale, meglio se in italiano antico che conferirà alla lettura un fascino particolare. Ce ne sono molte disponibili, tra cui anche alcune con un versione italiana più moderna. Possibilmente scegliete qualche cosa che abbia molte note esplicative soprattutto sui nomi geografici antichi e li espliciti con quelli moderni. Io ne ho consultate diverse, ultima mi è stato regalato questo libro di Brennecke, che vuole essere una edizione critica ma in italiano moderno. Quindi questo lavoro, dopo un breve commento per inquadrare l’opera e la storia del personaggio, che se pur conosciuto, presenta ancora diversi aspetti da analizzare, propone l’ennesima versione del Milione, questa volta però, senza commento o note esplicative. In questo caso l’autore ha scelto di volgerlo in italiano pressocché attuale, forse per renderlo più facilmente leggibile, anche se, a mio parere le scritture più vicine all’originale (che tra le altre cose, è ormai andato perduto) danno una sensazione più stimolante e ci fanno sentire l’opera più calata nel suo tempo. Anche la mancanza di note esplicative, è un difetto che non consente di apprezzare alcune parti e alcuni fatti; inoltre sarebbe interessante se a fronte di ogni nome geografico utilizzato da Marco Polo si potesse fare un esame preciso della corrispondenza con le località attuali. Detto questo, rispetto appunto alle versioni più vicine al presunto manoscritto originale, almeno quelle che io ho controllato e letto, in molti punti ha allargato le maglie prolungando il racconto, pur senza stravolgerlo. Manca tuttavia e non si capisce la motivazione, tutta la parte finale del libro originale e si tratta di decine di capitoli, all’incirca dal 158 all’ultimo, il 209, e cioè il ritorno in nave lungo la rotta sud di circumnavigazione dell’India, in cui Marco Polo descrive con molti particolari interessanti le isole indonesiane, le Andamane e le Nicobare, Sri Lanka e tutta l’India a cui vengono dedicati moltissimi capitoli, assai dettagliati sulle abitudini religiose e di vita di quei popoli. Inoltre non si fa cenno alla parte dell’oceano Indiano, da Socotra a Zanzibar, il Madagascar, l’Oman, lo Yemen e la via dell’incenso. Una parte forse giudicata a torto meno interessante, ma comunque una decisione che rimane difficile da comprendere.

 


sabato 20 settembre 2025

Seta 43 - L. Waugh - Dove volano gli uccelli

 


Letture prima di cominciare il viaggio

L. Waugh - Dove volano gli uccelli

Bella lettura per chi voglia andare in Mongolia e vuol cominciare ad avere un’idea del paese che visiterà, anche se il libro ha 25 anni e quindi evidentemente molte cose sono cambiate. Racconta la storia di una ragazza, l’autrice, che dopo aver passato un paio di anni a Ulaan Bator, ha deciso di trascorrere un anno in uno sperduto villaggio in una zona estrema del paese, come insegnante di inglese, il punto più occidentale della Mongolia, al confine tra Russia, Cina e Kazakistan, tagliato fuori da tutto, rimanendo completamente isolata dal mondo e conducendo la stessa vita dei pastori abitanti dell’area, per rendersi conto di cosa sia la vera Mongolia. Una vita durissima e difficile, sia per il clima veramente estremo, con un inverno in cui la temperatura scende spesso al di sotto dei – 30°C, tempeste di polvere in primavera, piogge e straripamenti di fiumi e montagne coperte di neve e caldo altrettanto estremo in estate. Inoltre ha dovuto adattarsi al cibo locale, una dieta molto spartana dovuta alla quasi totale mancanza di frutta e verdura e di molto altro, inclusa l’elettricità, praticamente assente. L’interesse del libro è la descrizione puntuale e divertente delle abitudini di vita dei locali, che in effetti abbiamo ritrovato anche noi in molti particolari gustosi e comunque divertenti come l’intrusione notturna degli ubriachi, fatto che avviene evidentemente con una certa frequenza. Non nego che spesso leggendo il libro ho ritrovato situazioni vissute anche da noi nel nostro pur brevissimo viaggio in questo paese. Naturalmente la descrizione della vita dei nomadi, delle loro abitudini assieme ai contrasti sopiti ma sempre presenti tra i diversi gruppi etnici, Mongoli, Khazaki e Tuvani e la bellezza straordinaria del paesaggio, sono un altro punto di forza del libro, che rimane sempre di scorrevolissima lettura. Vi appassionerete anche voi ai vari personaggi raccontati nei loro difetti e nelle loro virtù e alla fine, quando l’autrice dovrà lasciare definitivamente il paese dove ha trascorso questo anno difficile, sarà una ulteriore dura prova dare l’addio definitivo a tutte le persone che sono diventate una parte importante della sua vita.


domenica 5 gennaio 2025

Recensione: A. Barbero - Romanzo russo

 

Credevo che il grandissimo storico e divulgatore, Prof. Barbero, fosse un esperto di medioevalistica e un grande storico in generale e in questo ambito desse il suo meglio, ma dopo aver letto questo meraviglioso romanzo mi sono ricreduto, meravigliandomi della sua conoscenza anche di questo mondo specifico. Sono 750 pagine che mi sono bevuto in mezza giornata senza avere il coraggio di staccarmene prima della fine. Il romanzo è stato scritto nel 98, quindi quasi trenta anni fa, proprio nel periodo del disfacimento dell'impero sovietico e si svolge interamente nel momento Gorbaciov e solo chi lo ha vissuto direttamente come me, stando a Mosca e girando nell'URSS di quel tempo, può capire l'interesse straordinario di essere stato testimone di quei momenti. A parte il fatto che il libro è scritto benissimo e la vicenda sarebbe avvincente già di per sé, ma è questa sua perfetta ambientazione che lo rende straordinario ed imperdibile. Solo chi abbia vissuto direttamente quel periodo sul posto può apprezzarne le sfumature, i particolari, i personaggi, gli eventi che capitavano a chi viveva lì e sono certo che il Professore deve averci vissuto per forza, diversamente non avrebbe potuto descrivere in questo modo perfetto ed empatico le quinte, gli scenari ed i personaggi attraverso i quali ruota il romanzo. La trama è secondaria in fondo, un intreccio tra una giovane ricercatrice che si intestardire a completare un processo di una epurazione staliniana del 49, avvenuta nel Caucaso, un giudice che vuol fare un po' di giustizia in un mondo che si sta sfasciando tra gli appetiti dei nuovi russi che stanno emergendo ed uno scrittore a cui piace troppo la vodka, che vuol scrivere dei massacri degli ebrei ad Odessa. Questa è la scusa per raccontare gli episodi di tutti i giorni, che io ho vissuto, spesso identici e che al solo scorrerli, mi fanno venire brividi di nostalgia. Mi piacerebbe davvero chiedere al professore se anche lui ha vissuto questi momento o come li ha conosciuti. Comunque a chiunque ha vissuto questi momenti dico non può perdersi la lettura di questo libro. Poi fate come credete.


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domenica 15 settembre 2024

Recensione: T. Umrigar - Il canto dei cuori ribelli


 

Romanzo molto adatto a chi ama l'India e da questa è attratto morbosamente come me, quindi certamente poco equilibrato nel giudizio. Certamente questi lavori a tinte forti possono sembrare un po' troppo feuilletton d'altri tempi, ma le storie indiane sono spesso dure e anche utili a sfatare quel  giudizio generalizzato che si dà normalmente dell'India, credendolo un paese dolce e dal cuore spiccatamente gandhiano. No, l'India è anche e soprattutto un paese che può essere molto violento specialmente quando andiamo a parare sui temi religiosi e sui rapporti che si rifanno alle tradizioni. In particolare il trend politico di questi ultimi anni ha ancora di più, se possibile, accentuato questo aspetto che ha inasprito i rapporti tra la maggioranza indù e la minoranza mal sopportata e palesemente discriminata dei musulmani. Ma al di là della storia potente di questo romanzo, interessante come tutti quelli scritti da autori indiani, anche questa vive all'estero, è il secondo aspetto, il romanzo nel romanzo della protagonista, una giornalista di origine indiana, che si trova a seguire contro voglia una vicenda di cronaca nella sua terra in cui torna casualmente, chiamata a sostituire una collega. E' a mio parere la parte migliore del lavoro, che studia, scruta ed esamina gli stati d'animo degli espatriati che ritornano a casa e si trovano in mezzo al contrasto tra i loro vecchi stati d'animo e quelli nuovi, in cui credono di essere perfettamente integrati, trovandosi poi fuori posto in entrambe le situazioni. Una situazione che credo molto consueta, ma qui trattata con belle sfumature. Gradevole insomma.  



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sabato 14 settembre 2024

Recensioni: M. Vaglio Tanet - Tornare dal bosco


 

Candidato allo Strega 23, si sente che è scritto bene, da una mano delicata e che sa fare il suo mestiere. In più un'autrice che ama profondamente la natura e la descrive con cura ed affettuosità direi decisamente poetica, quando si lascia andare ad allungare il brodo del racconto. Tuttavia questo tipo di romanzo non è nelle mie corde per cui l'ho fatto andare piuttosto velocemente senza che mi abbia coinvolto più di tanto. Si svolge nella Biella degli anni '70, area che ho conosciuto e forse anche per questo, riconoscendone i luoghi mi ha trattenuto un po' di più, con una storia delicata, di una bambina che si suicida per un rimprovero e della sua maestra che sui colpevolizza. Un ricamo su un fatto di cronaca realmente avvenuto. Una cosa un po' flebile anche se per carità, non offende.


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lunedì 24 giugno 2024

Recensione - La voglia di studiare - M. Piattelli Palmerini

 

Mi aspettavo una delle solite pappardelle all'americana con la solita serie di consigli banali, su come vendere, come trovare lavoro, come fare qualunque cosa che erano tipiche degli anni 90 e precedenti. Invece il libro è piuttosto interessante in quanto invece di proporti appunto consigli sulla metodologia psicologica di amare lo studio, si rivela un vero e proprio trattato sulla cultura, direi proprio l'essenza della filo-sofia, sui suoi aspetti più intriganti e apprezzabili. L’autore professore e cattedratico, ha insegnato nelle più importanti università del mondo, laureato in fisica ma ha tenuto una cattedra di filosofia della scienza all’università di Firenze e si sente. Indaga con questo lavoro che ormai ha trenta anni ma mi sembra sempre molto attuale, le diverse materie nei loro aspetti più curiosi, con aneddoti gustosi e racconti specifici tesi a dimostrare l’importanza della cultura in ogni suo aspetto. Di tanto in tanto fa cenno anche al problema delle macchine e della loro intelligenza artificiale mettendone in risalto la grande distanza con il cervello umano. Questo almeno è quanto se ne pensava all'ora, sarebbe interessante sapere il suo punto di vista oggi, dopo tanti anni dalla stesura del libro, sull’AI. A mio parere una lettura molto stimolante.


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domenica 23 giugno 2024

Recensione - R. Gary - La vita davanti a sé


Bellissimo libro di questo importante autore francese, conosciuto anche sotto lo pseudonimo di Emile Ajar, morto suicida nel 1980. Questa è forse la sua opera più nota e nonostante sia stata scritta nel 1975, ti avvince immediatamente con la sua sconcertante attualità. Una sconvolgente storia scritta attraverso la voce innocente di un ragazzino di dieci anni, arabo e figlio di nessuno, che cresce in una banlieue con una anziana prostituta ebrea sopravvissuta ad Aushwitz, che per campare custodisce a pagamento e illegalmente un gruppetto di ragazzini come lui. Le parole di questo bambino cresciuto per necessità sono colorite dalla sua visione pragmatica dell’esistenza dove però ha capito due sole cose, che “per vivere è necessario l’amore” e “gli incubi sono i sogni quando invecchiano". La serie dei personaggi che via via sfilano davanti a voi man mano che le pagine scorrono, sono straordinari davvero e se ancora non lo conoscete vi esorto assolutamente a non perdervelo.


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sabato 22 giugno 2024

Recensione - M. Togawa - Residenza per signore sole


 

Una maestra del noir giapponese, questa Togawa Masako e questo suo libro che ha addirittura 60 anni sulle spalle e che ha vinto numerosi premi, lo dimostra assolutamente. Un residence a Tokio venuto su alla fine della guerra, ospita solo signorine sole, con strettissime regole. Negli anni le donne invecchiano e inevitabilmente nelle loro esistenze solitarie si creano segreti e piccoli misteri. La storia si dipana intricata fino alla soluzione finale, inattesa, spiegata con precisione solo nelle ultime pagine. Un giallo dalla stesura abbastanza classica, tuttavia il racconto non risente troppo degli anni, ma è un bello spaccato della mentalità giapponese e anche della suo confronto con la trama gialla. Inoltre si sente il nerbo della scrittrice di qualità. Come sempre interessante confrontarsi con la scrittura che fiorisce sotto altri cieli. Ottimo per l’ombrellone.


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venerdì 21 giugno 2024

Recensione - Han Kang - L'ora di greco

 

Opera secondaria di una (pare assai nota) scrittrice coreana, che offre anche uno spaccato su quel mondo lontano che ho avuto modo di avvicinare lo scorso anno con grande interesse. Racconta il contatto fortuito tra due disagi. Due persone problematiche che alla fine uniscono i loro difficili rapporti col mondo. Lei che per motivi psicologici perde la parola improvvisamente, come le era già successo da bambina e lui che sta diventando irrimediabilmente cieco da anni in maniera progressiva. La casualità è l’ora di greco antico che lui insegna per sopravvivere e lei segue per cercare una ragione di vita. L’unione di queste due solitudini si rivelerà come una possibile soluzione. Interessante per la modalità di scrittura e per la stranezza dell’argomento, perseguita con uno stile evidente proprio a quel mondo dove le sensibilità sono molto diverse dalla nostra. Interessante, ve lo consiglio


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martedì 18 giugno 2024

Recensione: Camilleri - Il giudice Surra



Una piacevolissima raccolta di racconti brevi dell’inventore di Montalbano, in cui ritroverete, lo stile, l’arguzia e la consueta capacità di raccontare propria di questo autore. Una lettura velocissima e sempre molto gradevole, in particolare se ormai avete l'orecchio alla sua gergalità e al suo stile, che vi rallegrerà di certo la comoda posizione allungata sullo sdraio sotto l’ombrellone. In un paio d’ore ve la cavate, poi potrete andare a fare il bagno, quindi non mi dilungo oltremisura, visto che il libretto risponderà di certo alle vostre aspettative.




venerdì 22 settembre 2023

recensione : S. Truzzi - Il cielo sbagliato

 

Una storia familiare che si svolge tra le due guerre, piena di drammi epocali, sofferenza e riscatto, miseria e nobiltà, dalle polveri agli altari e così via. Il libro comunque si legge abbastanza volentieri e preme l’urgenza di vedere come va a finire la storia, se i cattivi verranno puniti e i buoni premiati. Comunque i personaggi sono piuttosto ben delineati e il libro che racconta la storia della nascita del fascismo a Mantova e dintorni sembra anche ben documentato. I ragionamenti che stavano nella testa della gente al tempo, paiono piuttosto ragionevoli e l’inclinazione di ognuno faceva premio facilmente nello spingerti da una parte o dall’altra. Un altro punto interessante è notare come nei riferimenti e nelle descrizioni che riguardano il sesso, è enormemente diverso l’approccio a seconda che l’autore sia maschio o femmina. E questo lo si nota bene anche ad esempio paragonando i libri di cui vi ho parlato nei giorni scorsi. Pare di discutere di argomenti completamente diversi. Interessante. Comunque questa storia è di piacevole lettura e potrei al limite anche consigliarla, come passatempo estivo.


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giovedì 21 settembre 2023

recensione: Amanda Colombo - Meno male che ci siete voi


 

Libretto veloce e gradevole nel suo genere. Quello che si dice libro da donne e non con intonazione spregiativa. L’autrice racconta la storia di tre amiche, in maniera spigliata e divertente, partite tutte con grandi sogni e che si ritrovano a fare il punto per tutte e tre piuttosto deludente rispetto ai sogni iniziali. Una libreria che sta per chiudere ed il suo vecchio proprietario sarà la chiave, di lettura appunto, per riprendere in mano per tutte e tre del filo della vita che si stava logorando e offrire una soluzione appagante. Un libro che piacerà certamente agli amati del libro e della lettura in generale e perché no, tradizionale, con i suoi continui richiami all’odore inebriante della carta e al piacere di sfogliare le pagine dei libri alla ricerca di frasi memorabili, citazioni e insegnamenti di vita. Insomma un inno alla bibliofilia e tutto quello che ne segue, anche se molto lontano dalla realtà. Basti pensare al paesino immaginario della Brianza dove le tre amiche, una via di mezzo tra Sex and the city e Desperate housewife, troppo imperfette per essere reali, in cui vengono stipate tutte insieme le complicazioni femminili, dipanano la loro storia perfetta, è priva completamente dei naturali personaggi negativi che dovrebbero popolarlo e anche quelli inseriti a forza perché necessari al racconto come l'ignavo ameboide o la perfida suocera o la famiglia anaffettiva, sono così poco reali da risultare persino simpatici e divertenti. Mancano completamente invece la giusta percentuale che dovrebbero esistere, viste le statistiche di leghisti beceri o di miasmi vannacciani. Mi lascio andare a dare un giudizio tutto sommato benevolo, perché sono molto buono.



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mercoledì 20 settembre 2023

recensioni - S. Badani - La cacciatrice di storie perdute



Qui io sono facile preda. Amo le storie di scrittori indiani, anzi, come in questo caso scrittrici, perché in generale, oltre alla storia, raccontano sempre diffusamente di un mondo che amo e del quale mi piace sentire le descrizioni più accurate. Mi pare sempre di essere trasportato come per magia in quella terra che per me ha un fascino irresistibile, con i suoi odori, i suoi rumori, il suo rigoglio sempre presente. Così tra contrasti e vicende tristissime, gli scrittori indiani amano sempre le tinte forti e le tragedie familiari, usando topos da noi magari abusati da secoli, ma che in fondo sono sempre in prima fila nel provocare emozioni e attenzione al lettore. Questa è la storia di una ragazza americana di origine indiana, carica di problemi e di grane familiari, che in seguito alla morte del nonno indiano decide di tornare alla terra dei suoi avi che non conosce per nulla ed alla quale si crede completamente estranea e qui, naturalmente ritroverà se stessa. Una trama classica da vendere tal quale a Bolliwood, che tuttavia, chi ama l’India leggerà molto volentieri delibandone con gusto ogni parte ed ogni descrizione. I grandi segreti della famiglia verranno a galla a poco a poco, tra drammi, lacrime e sangue, contrasti di casta e amori sensualissimi, cosa per cui nel subcontinente vanno sempre pazzi, fino alla fine attesa e naturale. Insomma a me, da come avrete capito è piaciuto.



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martedì 19 settembre 2023

Recensione - W. Smith - Come il mare

 

Avanti con l’avventura con Wilbur Smith, assolutamente un classico del genere, con questo libro che mi si dice essere uno dei suoi migliori. Pur essendo uno dei maestri della letteratura di consumo, bisogna dire che è sempre uno che si lascia leggere con un certo gusto e rimane in ogni caso un ottimo artigiano che sa fare il suo mestiere di produttore di libri che i suoi cultori attendono come bibbie. Ovviamente mai meno di 500 pagine così perlomeno ha la sensazione di aver speso bene i tuoi soldi. Questo lavoro risale nientemeno che a quasi cinquanta anni fa, dunque il fatto che non sembra risentirne, è prova ulteriore che insomma, il nostro è uno che sa fare il suo mestiere. Per averne una ulteriore prova, vi sottolineo che non so quanti siano gli scrittori capaci di tirare avanti la descrizione di una tempesta marina per quasi cento pagine senza far cadere di noia qualunque anche ben disposto lettore. E qui ce ne sono addirittura un paio. Già perché la storia si svolge quasi completamente sul mare e questo è il tema di fondo che fa da quinta alla storia e dalla quale si evince anche che l’autore è uno che di mare se ne intende. Certo lo stile di cinque decenni fa si sente, tutto è estremizzato, superlativo, inavvicinabile. Le donne tutte bellissime, anzi di più, con pelle color del miele, sensualissime, irresistibili, gli uomini parimenti. La sensazione è proprio questa che tutto è sempre esagerato, senza mai ricadere neppure per un attimo nella normalità. Mai che ci sia un tramonto o un’alba di caratteristiche anonime, tutto talmente spettacolare da rimanere a bocca aperta, anche il marinaio che ne ha già visto di uguali a migliaia. I cattivi sono talmente cattivi che non si riesce neppure ad averne un po’ di comprensione umana, mentre i buoni sono anche intelligentissimi, coraggiosissimi e ça va sens dire sensualissimi. Le aragoste si sprecano ma solo all’armoricaine e per i vini solo etichette di altissima classe. Ci sta, l’avventura inoltre si svolge nelle acque antartiche e successivamente nel Caribe, per cui il palcoscenico non ha bisogno di ulteriori magnificazioni. Insomma un classico del genere. Almeno un giorno di passatempo garantiti senza sorprese, al tempo tutte le avventure finivano bene.


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lunedì 18 settembre 2023

Recensione: S. Bjork - La stagione del fuoco


Eccomi alle prese con l'ennesimo dark thriller scandinavo. Questa volta si tratta di tal Bjork, definito tanto per cambiare "maestro del thriller nordico", con un suo lavoro che, a quanto ho capito fa parte di una serie. Stavolta si tratta di un Norvegese e anche qui il mio interesse è acquito dal fatto che descrive luoghi che ho visto e il ricordo contribuisce ovviamente alla piacevolezza. In questo caso il racconto è maggiormente definito e condito con un po' più di dettagli di contorno cosa che comporta automaticamente ad un raddoppio dello spessore del tomo, cosa che, per la lettura di consumo contribuisce a farti maggiormente apprezzare il costo a pagina. La vicenda è un po' più intorcinata dell'islandese di cui vi ho parlato ieri e ier l'altro, ma condita con i temi consueti, alcool, droga, depressione e grandi segreti familiari. Come sempre i poliziotti coinvolti sono casi umani pieni di problematiche, tuttavia intelligentissimi che alla fine arriveranno alla soluzione del caso, in contrasto con i cosiddetti piani alti sempre popolati di imbecilli presuntuosi. Il topos è uno dei più abusati ma alla fine la scrittura concitata e scorrevole di quello che mi sembra comunque un onesto compilatore di materiale di consumo che deve essere prodotto non dico in serie, ma secondo la necessità e la richiesta del mercato, fa sì che anche in questo caso tu voglia vedere come va a finire e se hai capito chi è il colpevole. In questo caso il finale però non mi è piaciuto per nulle, perché contrasta, a mio parere, con le regole basilari del buon giallo. Ma pazienza. Sotto l'ombrellone abbiamo già il piacere di goderci il mare e tutto il suo contorno, qu indi ce lo facciamo andare bene. Anche in questo caso 5 euro per impegnare 7/8 ore ci stanno tutti. Diciamo che meno di un euro l'ora è assolutamente accettabile, poi puoi sempre sonnecchiare in attesa che venga il momento di fare il bagno.


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domenica 17 settembre 2023

Recensione: Ragnar Jonasson - La signora di Reykjevik

 

Ed eccoci ad un altro libro del suddetto giallista islandese di cui vi ho parlato ieri. La solfa è sempre la stessa, atmosfere cupe e sole avaro della sua presenza, freddo, neve, alcool e depressione. Tuttavia devo dire che se siete stati in quei luoghi, ovviamente l'effetto del ricordo vi renderà più affascinante la lettura, sull'onda dei ricordi e considerando anche il fatto che quelli sono, naturalisticamente i più interessanti dell'intera Europa, a mio parere naturalmente. Un altro punto da sottolineare è che la prosa del nostro Ragnar è piuttosto stringata e non si perde in fronzoli, quasi volesse dirti: a me interessa solamente la vicenda nuda e cruda e voglio portarti alla fine del mio racconto senza farti perdere troppo tempo. In effetti, anche se tutto questo non contribuisce certo a rendere l'opera indimenticabile dal punto di vista letterario, le 250 paginette scritte grosse, ti permettono di chiudere la pratica velocemente e così se sei soprattutto interessato a vedere come va a finire, non ci metti molto. 

Dunque, mentre il precedente si svolgeva nell'atmosfera aovattata e crepuscolare di Sigulfiordur, un fiordo sperduto ed isolato nell'estremo nord dell'isola non lontano da Akureiri, questa volta la vicenda si svolge vicino a Reykjavik e nella desolata penisola di Reykjanes poco lontana. Questa volta la protagonista è Hulda, una ispettrice a pochi mesi dalla pensione, sempre snobbata ai piani alti perché donna, sola e naturalmente preda di problematiche psicologiche, di delusioni lavorative e guarda caso di inconfessati segreti familiari, che viene forzata a lasciare il servizio a favore di giovani raccomandati e naturalmente incapacissimi colleghi. Tanto per tenerla buona le viene affidato un ultimo caso a sua scelta, il classico cold case che giace in fondo alla pila di scartoffie. Così, attraverso la consueta serie di trovate si arriva alla conclusione e devo dire che l'unica nota assolutamente interessante è che il colpo di scena finale è decisamente inatteso e merita i 5 euro spesi.


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