giovedì 29 marzo 2018

Half way


Così a mezza strada non avrebbe davvero senso voler tirare somme o elencare giudizi. È ancora il tempo di assaporare sensazioni, afrori, rumori lontani, gusti aggressivi che ti cicondano e ti lambiscono i sensi. La terra che mi contiene ha storie e tempi che non si raccontano in secoli o millenni, ma in milioni di anni. É Africa vera, non edulcorata dal ventre di vacca del turismo lussuoso, ma un'Africa dura, reale, selvaggia e selvatica. Un'Africa sempre in cammino sui bordi di un asfalto mangiato e corroso, un'Africa nuda e senza vergogne, nera come i suoi volti e le sue strade senza luci; arida e secca perché l'acqua la devi conquistare con la fatica di tutti i giorni specie se sei donna; fangosa è affogata perché l'acqua è troppa oppure soffocata dalla polvere spessa e appiccicosa che si leva come la scia di una lumaca dalle auto in corsa. Un'Africa calda come un'amante sincera che ti circonda con braccia accoglienti e forti, antiche come le ossa di Lucy che camminava eretta e orgogliosa, marciando verso nord alla conquista del mondo esterno, di quella non-Africa che adesso la respinge con odio è fastidio. Un'Africa misterica che sta lì, aspettando di farsi scoprire poco alla volta, mostrando le sue bellezze senza ritegno e senza negarsi mai.

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