C'è una grande diatriba sul gap qualitativo tra la scuola, gli studenti e gli insegnanti odierni e quelli di un tempo, pre-68, tanto per intenderci. Si filosofeggia molto su cause ed effetti, si notano voragini di ignoranza e così via. Poi nella realtà di tutti i giorni, mentre siamo qui a commentare le nuove classi di Merystar con 41 allievi, come a Novi Ligure, i nostri ragazzi, che in fantomatici test, studiati da chissà quali teste aguzze, arrivano sempre dopo quelli del Burundi, vanno all'estero a studiare o a lavorare e sbancano quasi sempre il cucuzzaro, sono tra i più graditi ed apprezzati e ci fanno fare dei gran figuroni. Chissà com'è la realtà vera. Io, a causa dell'anagrafe, posso solo ricordarmi degli episodi, non so se significativi, ma certo quantomeno curiosi. Ho preparato diversi esami universitari con un caro amico, poi, com'era consuetudine allora, si andava a sentire gli esami degli altri, da cui si sperava di trarre utili indicazioni sulle manie ed inclinazione del professore ed altre malizie; adesso non si può più, giacchè gli esami sono tutti scritti e di fronte ad un foglio anonimo; passa anche la poesia e manca lo stimolo del combattimento verbale, la lotta corpo a corpo per sgusciare dalla presa della domanda ignorata e la ricerca di una posizione favorevole sull'argomento conosciuto su cui assestare il colpo fatale. Comunque quella mattina, grigia come tutte le sessioni autunnali, eravamo pochi nella piccola aula di chimica dove si svolgeva l'esame di organica. Un cubo vuoto dalle pareti sporche, con il fondale di lavagne a scorrimento, coi gessetti che stridevano sulla superficie rosa dall'uso ed i cancellini di feltro che da eoni non erano stati sbattuti e diffondevano nell'aria un tenue polverino bianco. In fondo all'aula un gruppetto di giovanotti in giacca a e cravatta, tremebondi gli uni, gli esaminandi, un po' più rilassati ma preoccupati per il futuro gli altri, gli auditori. Alla cattedra, vicino a due stanchi e svogliati assistenti, il pimpante professore di chimica, un toscano dalla parola facile ed aggressiva. Il mio amico viene dunque chiamato, consegna il libretto ad uno di due scherani che comincia a consultarne i voti; un tempo questa era la fregatura se eri uno studente mediocre, mentre se acchiappavi qualche trenta all'inizio, tutto era in discesa e si dispone quasi sull'attenti ad affrontare il fuoco nemico. Il prof si alzò e vergò con cura una formula sulla lavagna e chiese se l'esaminando sapesse riconoscere il composto. Lo sguardo dubbioso e confuso di E. ondivagò sulla nera superficie, cominciando a scorrere lungo la catena dei tre atomi di carbonio come sgranando le palline di un rosario di duro diaspro, alla ricerca di un qualche appiglio per non esser affondato al primo colpo. Allora si usava così. Dentro o fuori. Tra lo sguardo pensoso, mentre gli occhi umidi ruotavano qua e là alla disperata ricerca di aiuto, il cerbero, forse si commosse e se ne uscì con la battuta che per certo aveva lungamente studiato e che, certo, riteneva spiritosissima. "Dunque, vedo che non è molto preparato, ma visto che questa mattina è il primo, voglio proprio aiutarla. Se lei ha un insalatone, con cosa lo condisce? Con l'olione e con.....con.... su forza che è facile" . Uno sguardo di gratitudine affiorò immediatamente nell'occhio disperato del mio socio che si affrettò ad afferrare quella insperata ciambella di salvataggio e se ne uscì pronto e candido: " Con il limone". L'occhio del prof si vetrificò e il viso divenne d'un tratto paonazzo, poi con furia afferrò il libretto dal tavolo e lo scagliò contro il malcapitato, urlando :"Se ne vada!" Anche la polvere di gesso rimase per un attimo ferma a mezz'aria, congelando quel momento topico, che rimase a lungo nella storia della facoltà. Ma forse erano altri tempi.
Pagine
- Home page
- I miei 36 libri
- Paesi visitati
- Bangladesh
- Cambogia
- Caucaso
- Canada e New England
- Cina Nord
- Cina sud
- Corea del sud
- Etiopia
- Laos
- Libano
- Madagascar
- Malaysia/Brunei
- Malta
- Mozambico
- Maldive
- Mauritania
- Moldova e Transnistria
- Mongolia
- Myanmar
- North & Central India
- Oman
- Senegal
- S.Tomé
- Sudamerica
- Taiwan
- Tanzania
- Uzbekistan
- Vietnam
- Yemen
Visualizzazione post con etichetta professori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta professori. Mostra tutti i post
lunedì 28 settembre 2009
giovedì 21 maggio 2009
Matematica.

La scorsa settimana se ne andata anche l'ultima (credo) dei professori storici che ho avuto nel mio Liceo Classico. Insegnava matematica, la Professoressa Morato, e non è mai stata molto amata dagli studenti. La sua stessa figura altissima e la sua rigidità anche fisica le conferivano l'immagine di grande severità ed inflessibilità. Non si parlava molto durante le sue lezioni per non essere fulminati dalle sue occhiate algide che promettevano sfracelli nell'interrogazione successiva. Aveva, primo esempio nella mia memoria, istituito il moderno e costituzionale metodo delle giustificazioni programmate, due per trimestre e senza motivazione specifica, includente quindi anche quella che ieri non avevo voglia di studiare e ho cazzeggiato tutto il giorno, terminate le quali, non c'erano santi, nonne morte, madri all'ospedale che tenessero, si veniva interrogati senza pietà. Le annotava con calligrafia minuta su un quadernetto dalla copertina gialla all'inizio di ogni lezione. Alzava la testa, sempre perfettamente curata sopra il lunghissimo collo modiglianesco, e, sirena imperturbabile, lanciava l'irresistibile richiamo: "Chi si giustifica?". Nelle prime lezioni del trimestre avveniva allora una specie di reazione a catena, mentre si alzavano le prime mani, il panico cominciava a serpeggiare tra gli alti banchi di legno scuro intagliati dai graffiti di generazioni, in quanto, diminuendo la base interrogabile, aumentavano proporzionalmente le possibilità di essere pescato (è matematico, appunto). Così l'insicurezza spingeva altre mani ad alzarsi fino a coinvolgere quasi tutta la classe. Rimanevano invariabilmente due o tre interrogabili, i sempre preparati, Marghe, Gianmaria e pochi altri. Presa debitamente nota, chiudeva il quadernetto e annunciava con una piccola vena di sadismo: "Oggi allora non interroghiamo e andiamo avanti col programma." Invariabilmente nelle prime lezioni se ne andavano tutte le giustifiche e eravamo quindi pronti per la macelleria. Il suo grande senso di giustizia le faceva utilizzare, nella scelta degli interrogandi, l'uso della sorte. Apriva infatti a caso la pagina di un libro, sommando le cifre fino ad ottenere un numero corrispondente ad un candidato. Il sistema penalizzava fortemente quelli che come me avevano, data l'iniziale del cognome, un numero basso, che venivamo dunque interrogati più volte di altri. Quindi sempre pronto al cimento, anche se eri stato interrogato il giorno prima. Era stato tentato un correttivo ed il capoclasse fu incaricato di preparare un sacchettino contenente tutti i numeri dei discenti, ma dopo che scoppiò lo scandalo (il capoclasse infatti, non aveva artatamente inserito il suo numero, qualcuno si ricorda se ci fu una punizione oltre all'esposizione al pubblico ludibrio?), si ritornò all'ingiusto metodo tradizionale. Però la matematica l'ho imparata e me l'ha fatta anche piacere evidentemente, se, nonostante il classico ho scelto una facoltà scientifica come molti altri miei compagni. Credo anche che avesse una certa simpatia per me, diversamente avrebbe preso dei provvedimenti in linea con i tempi, quando la cinghia di gomma avvolgilibri, che avevo teso, legandola attorno al banco per trarne vibrazioni sonore come la corda di una cetra, si spezzò e preso il volo, andò a colpire la parete dietro la sua testa schivandola di poco. Roba da mettere subito su Youtube, ma non fecero a tempo a filmare col telefonino, magari solo perchè non immaginavamo ancora che potesse esistere. Forse mi assegnò solo un piccolo penso, tipo un centinaio di esercizi per la lezione successiva, tutta roba utile alla causa. L'ho rivista qualche anno fa, accompagnata, che camminava a fatica; non credo mi avesse riconosciuto, ma, quando le strinsi la mano, nei suoi occhi era brillata subito la luce di soddisfazione di tutti i professori quando vengono avvicinati da ex allievi. Siamo il prodotto della loro fatica, nel bene e nel male. A Roma, la scorsa settimana, come nei raduni di reduci, abbiamo parlato anche di lei, con con una melanconia che veniva da lontano, proprio mentre se ne andava.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!
Create your own visited countries map or check out the JavaScript Charts.