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sabato 6 maggio 2023

Lebanon 40 - Beirut downtown

Piazza Nejmeh e torre dell'orologio - Beirut - marzo 2023


Piazza Nejmeh - L'Etoile

Siamo alla fine ed ogni ora che passa ci porta verso quel varco temporale che vede nella scaletta dell'aereo, il portale quantico che ti riconduce nella tua galassia lontana lontana. Ma rimane da vedere, da sentire, da vivere, quello che probabilmente rimane la zona più iconica di Beirut, il Distretto centrale, o downtown, chiamato qui anche Solidere, dal nome della compagnia che ne ha gestito il tentativo di ricostruzione. Non starò qui a descrivervi i singoli punti, luoghi, palazzi e monumenti che in gran numero sorgono in questa parte della città e che troverete facilmente sul web, magari date un'occhiata qui, ma cercherò di passarvi le sensazioni che inevitabilmente si provano passeggiando in questo luogo a mio parere assolutamente unico nel suo genere. Questo quartiere che in tutto il '900 e di certo anche prima, è stato il centro pulsante della città, ne racchiude completamente la storia e la sa raccontare attraverso i suoi edifici, che espongono qua e là anche le rimanenze più antiche, dai fenici in poi, mostrando nei diversi punti, affioramenti di ruderi che la raccontano. Ma è la parte più recente, diciamo il centro del centro, eretto in maniera estremamente omogenea attorno alla Etoile centrale, negli anni '30 del secolo scorso, che si sviluppa tutta la storia recente. 

In restauro

Questo quartiere durante la guerra civile dopo il '75. è stato completamente devastato, molti dei suoi palazzi resi inabitati ed inabitabili, in pratica abbandonato, mentre intorno, le varie milizie si massacravano lungo la linea verde e la piazza dei Martiri che ne forma uno dei lati di confine. Attualmente tutto questo centro che ripercorre la pianta della città romana scandita come di consueto, da cardo e decumano, è diventata una amplissima zona pedonale, che appunto si cerca di fare ritornare ai fasti del passato, mantenendovi intanto i palazzi del potere, come il Parlamento e la Presidenza. Tuttavia dovete considerare che vi si accede attraverso varchi presidiati dall'esercito e le barriere ed i cavalli di Frisia, disturbano mentalmente chi vuole entrarvi per prendere posto ai tavolini dei bar e dei locali elegante che qualche volenteroso sta cercando di aprire. Quindi, specialmente nelle ore del primo pomeriggio passeggi per queste splendide vie, larghe e spaziose, circondate da palazzi monumentali, tutti in uno stile vagamente razionalista, per arrivare all'ampia piazza centrale con la torre dell'orologio (Rolex), in una solitudine assoluta. I palazzi, per la maggior parte appaiono completamente disabitati, come abbandonati a se stessi, le vetrine del pianterreno per la maggior parte sono piene di macerie e vetri rotti e gli ingressi sbarrati. Passeggi in un silenzio irreale, esattamente il contrario di quello che dovrebbe rappresentare il centro pulsante di una città moderna, in un ambiente che richiama quadri metafisici, con archi vuoti e colonne erette nel nulla in una luce tersa ma completamente vuota. 

Palazzi Nell'Etoile

Un paio di soldati presidiano il Parlamento, anche loro così immobili da sembrare finti. Alle spalle della torre, circondata da alberi, il palazzo delle Generali (avete notato che in ogni piazza centrale delle capitali del mondo, c'è un qualche palazzo su cui troneggia il leone della nostra più importante  compagnia assicuratrice?), dove aveva anche sede l'ambasciata italiana, si erge vuoto e solitario, in un'atmosfera straniante, che non riesco a definire diversamente che aliena. Diciamo che questo luogo meriterebbe almeno una giornata intera per essere visto nella sua complessità, godere dei vari monumenti e comprenderne la storia millenaria, ma rimanere seduti al centro ad assorbirne l'atmosfera irreale, passeggiare lungo questi portici infiniti, osservare gli androni ancora pieni di macerie o percorrerne il perimetro tra murales contro la guerra e colonne romane smozzicate, te ne riporterà comunque l'emozione principale. E soprattutto la spettacolare uniformità del quartiere, delle costruzioni, della pietra ocra con la quale sono state erette. La chiesa ortodossa che dà sulla piazza centrale, poi, è un vero gioiellino, sorta sul solito tempio romano, più volte distrutta e ricostruita, bruciata infine durante la guerra civile e restaurata nel '95, mantiene all'interno la sua sacralità avvolgente. 

Bagni romani
Cattedrale maronita

Risaliamo la strada fino al giardino dei bagni romani, vasta area dove completamente scoperte, ne apprezzi le fondamenta e le dimensioni che danno la caratura della città dei primi secoli dopo Cristo. Completiamo il perimetro che costeggia la piazza dei Martiri, col suo lugubre monumento appena ingentilito da un colorato murales, anche questa museo all'aperto della storia natica e recente. Mentre scendiamo in direzione del vicino porto, a destra intravedi lontana, la fila degli alberi che contrassegnavano la linea verde, a sinistra i palazzi ricoperti di graffiti alla base che attendono la ricostruzione, qualcuno già attivo, come un gigantesco golem che muove i primi passi di una nuova vita, qualcuno che ancora sta vivendo l'ansia dell'attesa, con staccionate divelte, travi sconnesse, portoni sbarrati. Dalle traverse, chiuse accora dalle barriere di filo spinato, con le garitte dei militari magari deserte, ma ancor di più per questo, inquietanti, simbolo incontrovertibile di ansia e di morte, invece intravedi in basso, scavi che mostrano colonne di antichi templi, volute ardite di capitelli o residui fenici ancora più antichi, archivolti bizantini più in superficie, residualità di eserciti crociati. mentre il fonde delle strade riportano sempre a quella centrale piazza Nejmeh, che con la sua torre quadrata ne rappresenta il cuore, un tempo pulsante. 

Piazza Hariri

Sul perimetro altri importanti edifici religiosi, le moschee, la cattedrale greco-cattolica, quella maronita, e lontana la caratteristica cupola di quella armena. Infine la grande moschea che occupa l'angolo sulla piazza dei Martiri, prima del monumento centrale, con i sottili minareti che svettano verso il cielo azzurro. Ne percorriamo la scalinata nella speranza di trovare uno spiraglio per entrarci e goderne l'interno, ma non c'è neppure nessuno a cui chiedere, solo un vecchio con una barba imponente sta seduto sulla cima della gradinata, così immerso nei suoi pensieri da rendere difficile il volerlo anche solamente disturbare. Di qui il quartiere continua fino alla Corniche e questa parte effettivamente sembra ritornata ai fasti di un tempo con negozi e locali completamente restaurati e la gente che la affolla e la fa rivivere. Ma l'immagine che ti rimarrà a lungo assieme all'atmosfera, è quella di piazza Neijmeh, con le facciate mute che la circondano, con le infinite fughe di portici deserti che da lì si dipartono, in attesa muta che qualcuno venga a riportarli alla vita. 

Beit Beirut
In restauro

Ancora una sosta a meno di un chilometro verso sud e siamo arrivati alla Beit Beirut, una bellissima casa storica della città, completamente devastata dalla guerra, oggi trasformata in museo e volutamente lasciata con la sua facciata completamente ricoperta dai fori delle pallottole dai colpi di cannone, con le pareti e le finestre sfondate perché il ricordo di cosa significhi una guerra civile, permanga nelle testa della gente, pensiero lodevole, proposito da perseguire anche se purtroppo la storia ha mostrato essere completamente inutile. La memoria umana è sempre troppo corta e a poco servono le icone dimostrative che raccontano la storia. Certamente un'altra delle immagini della città che contribuiscono a rendertela indimenticabile. Su questo e su tutto quanto abbiamo visto in questi giorni ragioniamo nel giardino di un bel locale storico del centro sorbendoci l'ultima limonata, tendando di immaginarla negli anni '60 nel periodo in cui tutti la consideravano la ricca Svizzera del Medio Oriente, cercando di assorbire, assimilare, digerire, oltre alle immagini, le emozioni che il viaggio ti presenta e ti consente di portare via con te. George ride ancora prima di lasciarci, è stato un buon auriga in questa carrellata cittadina che finisce davanti a un piatto imperiale di costolette di agnello, che ci sembra comunque enorme, anche se il cameriere sembra piuttosto rammaricato dal fatto che rappresenti comunque una mezza porzione. Niente doggy bag quindi, mentre lasciamo la città, pochi minuti e già sei all'aeroporto. Tocca infine ritornare a casa.

Beit Beirut

SURVIVAL KIT

Central district

Cose principali da vedere a Beirut - Le elenco sommariamente, considerando che difficilmente riuscirete a vederle tutte in un giorno, per cui meglio se vi ritagliate anche qualche puntata qua e là, se non avete tempo per esplorarla dettagliatamente. Dunque abbiamo detto Il Distretto centrale (Solidere) del quale attraverso dettagliati percorsi a piedi, potrete vedere la parte di rovine antiche (fenici, ellenistici, romani, bizantini e crociati) di cui i bagni romani ed il foro sono i principali punti di interesse; quindi gli edifici religiosi di ogni tipo, in alcuni dei quali è possibile entrare; il centro anni '30 con piazza Nejmeh e la torre Rolex, Piazza dei Martiri con la linea verde e le vie dei dintorni a nord fino al porto. Tutta la Corniche a partire dal porto di cui potrete vedere le rovine e poi la parte degli alberghi, fino alle Pigeons Rocks, dove potrete trovare anche i ristoranti più eleganti. La Beit Beirut almeno dall'esterno, il Museo Archeologico, almeno un paio d'ore e il museo Sursok. Infine il quartiere Armeno con la sua confusione e il quartiere Gemmayze, con le case antiche ed i locali di tendenza. E naturalmente girando per la città avrete l'opportunità di vedere tutte la parti ancora devastate dalla guerra e quelle semidistrutte dall'esplosione, i murales che la arricchiscono dappertutto, oltre ai quartieri nuovi che definiscono l'ultimo volto di questa città millenaria e non facilmente dimenticabile.

La Corniche


Negozi
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Tempio 


venerdì 5 maggio 2023

Lebanon 39 - Quartieri

Pigeons rocks - Beirut - marzo 2023


La chiesa armena

Il quartiere armeno è incredibilmente vivo e rumoroso. Traffico intenso e gente che occupa le strade, le attraversa senza troppo riguardo, clacson che strombettano, motocicli che si infilano dovunque cercando un varco per passare, auto ammassate alla meglio in una esibizione di parcheggio selvaggio, insomma la tipica città mediorientale. La cosa che colpisce maggiormente è il numero di gioiellerie che occupano la maggior parte dei negozi lungo le strade e qui non siamo in una delle parti tematiche di un suq, con il consueto susseguirsi di bugigattoli, col vecchietto appollaiato in fondo come un falchetto in attesa che qualche passerotta si avvicini incautamente per guardare, ma vi sto parlando di bellissimi negozi con vetrine che grondano oro e preziosi di ogni tipo, pietre colorate, perle e gioielli anche di una certa importanza. Le insegne recitano i consueti nomi armeni che finiscono tutti in -ian, frutto di quella diaspora che percorse il medioriente dopo il genocidio compiutosi all'inizio del secolo scorso. Percorriamo tutta la via principale; le nostre accompagnatrici si rifanno gli occhi tra collane di corallo e orecchini di pietre preziose, sembra proprio che comunque una clientela in grado di comprare queste cose continui ad esistere, visto il numero e le dimensioni del business. In fondo, affogata tra le case, la chiesa armena, completamente dipinta di rosso cupo, alza la sua classica cupola cilindrica sormontata da un aguzzo cono. 

Palazzo a Gemmayze

Ma Beirut è anche questo: contrasti violenti da un quartiere all'altro quasi ci si confrontasse in città o paesi diversissimi e lontani anni luce tra di loro. Così ci spostiamo a Gemmayze con la sua Gouraud street, il quartiere in della movida notturna e dei movimenti intellettuali ed artistici della città. Qui è tutto un susseguirsi di antiche case ottocentesche, uniformi per il loro aspetto ottomano che le contraddistingue, in genere tre piani, con un grande piano nobile che centralmente presenta di solito una grande trifora, scandita da eleganti colonnine, con o senza bovindi artistici, magari in legno scolpito. Molte di queste case, che generalmente erano unifamiliari, adesso vengono via via restaurate e tornano al loro splendore originale, per dar luogo o case di lusso o ad alberghi o a locali di tendenza. Tutta la zona è percorsa da presenza di arte, con gallerie ed esposizioni. Questa è la parte della città dove vedi i murales più belli ed espressivi. Nei cortili delle case sono frequenti gli spazi con giardini e locali dove bere qualcosa o fermarsi ad assaporare il bello della città. In alcuni di questi vengono ospitate esposizioni o meglio quello che oggi si chiamano installazioni di arte contemporanei, di molti artisti locali ed internazionali. 

Istallazioni e reperti
Murales

Certamente le opere si possono e si devono discutere, sarà il tempo che permetterà di fare la giusta scrematura salvando quello che meriterà di essere salvato e buttando nella pattumiera della storia artistica quello che è solamente fuffa, cosa che, del resto, è sempre successa in ogni epoca. La cosa assolutamente curiosa è che in molti di questi locali che in generale hanno molti spazi all'aperto in deliziosi e godibilissimi giardinetti con giochi d'acqua e spazi appartati, queste opere artistiche, sono mescolate in maniera casuale con frammenti archeologici o pezzi straordinari di statue e mosaici antichi, evidentemente depredati dai vari ed innumerevoli siti che il paese presenta ad ogni piè sospinto e che evidentemente si trovano con una certa facoltà su di un mercato non troppo controllato. Qui vedi una parte di pavimento  con animali di fantasia, là tra due palmizi un sarcofago bizantino ancora sbozzato, in mezzo all'erba resti di capitelli corrosi, dietro ad una istallazione ottenuta dalla compressione in un piccolo cubo, dei rottami di un'auto corrosa dalla ruggine, un frammento di statua che leva al cielo un braccio smozzicato, insomma un vero e proprio museo a cielo aperto. Tuttavia l'evidenza è che tutto questo viene assolutamente tollerato, diversamente non se ne spiegherebbe questa orgogliosa e per nulla nascosta esibizione. 

Case di Gemmayze
Dopo l'esplosione

Comunque passeggiare per questo quartiere, bere un caffè od un aperitivo in questi bei locali, col naso all'insù per constatare quanto potesse essere bella la città quando la follia umana non aveva ancora deciso di prenderla a mitragliate, fa parte assolutamente del disbrigo della pratica comunemente etichettata come visita della città. Ne veniamo via malvolentieri perché è una zona davvero piacevole, ma la giornata ha ancora molte cose da proporre e anche se George rimane a disposizione con la sua macchina, le ore sono quelle che sono e siamo già a metà del nostro ultimo giorno in città. Dunque arriviamo fino in fondo alla Gouraud street, che in ogni caso rappresenta bene quella che era la parte più elegante della città vecchia, nella piazzetta circondata da palazzotti e case nuove ancora coi vetri spezzati dall'esplosione e da lì, in un paio di isolati, siamo già al porto vecchio da cui spiccano le putrelle ritorte puntate verso il cielo ed i capannoni devastati e quindi percorriamo tutta la corniche, fino alla punta, doppiandola per ad arrivare alla baia più famosa della città, con la scogliera che la domina e dalla quale dall'alto puoi spingere lo sguardo verso sud, quasi fino a Sidone. Alle spalle una parte abbastanza nuova della città con grandi palazzi, con qualche decina di anni, mentre la passeggiata è completamente occupata da locali alla moda, club e ristoranti sul mare, per la verità pieni di gente, anche se in giro incontri tanti che chiedono l'elemosina, incluse giovani madri con bambini in braccio, cosa che rappresenta molto lo stato di salute di una economia in sfacelo. 

La spiaggia di Beirut

Nella grande baia, di fronte alla falesa che cade dritta nel mare, un'altra nota cartolina della città, i due grandi faraglioni, detti Pigeons rocks, che sono l'attrazione principale della passeggiata, che con il suo grande balcone sempre gremito di gente che li fotografano, è meta costante di turisti, locali, coppiette che si fanno selfie e bambini che corrono in libertà, mentre i genitori siedono sulle panchine circostanti. Una della due grandi rocce presenta anche un notevole arco e le barche girano loro intorno e lo attraversano continuamente, per cercare la visuale migliore per una foto, mentre tu dall'alto cerchi di spingere l'occhio al di là della leggera foschia che ti confonde e dall'ultimo orizzonte il guardo esclude. La larga spiaggia che si protende all'infinito, sembrerebbe una selvaggia marina dei mari del sud dove onde lunghe si frangono dolcemente sulla riva, se non fosse per la sfilata di palazzoni altissimi che le fanno da sfondo e che la distanza fa apparire come abbandonati e quinte desolate di un mondo distopico postnucleare. Eppure mi dicono che durante l'estate questo luogo è affollatissimo e diventa uno dei più gettonati posti di mare della costa, grazie anche al fatto di rappresentare un po' la spiaggia più bella e comoda della capitale. Appena sotto la balconata una grandissima terrazza ospita una sorta di beach club con una grande piscina. La gente si gode il sole, sui tavolini bicchieri pieni e ombrellini colorati, i camerieri corrono da un tavolo all'altro, manca solo Daniel Craig vestito da James Bond che ordina Marini agitato non mescolato. Tutto appare bello e piacevole, ma la presenza di uomini della security all'ingresso, generalmente non è un segnale rassicurante. 

Quartiere armeno


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Vecchio e nuovo
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Un locale a Gemmayze



martedì 2 maggio 2023

Lebanon 38 - Tra musei e golosità


Sarcofaghi antropomorfi - Museo archeologico Beirut - marzo 2'23 - foto T. Sofi



Tripoli

La pioggia ci coglie violenta quando stiamo attraversando il giardino brasiliano. Troviamo rifugio sotto gli alberi, mentre il cielo grigio si fa via via più buio e non promette niente di buono. L'immenso spazio del parco è desolatamente vuoto. Un'auto lontana ne attraversa il confine esterno verso il mare. Hai la sensazione di essere in uno di quei film in bianco e nero degli anni '60 che facevano perno sull'incomunicabilità e la stanchezza di vivere. I palazzi lontani del quartiere di al-Minà sono rischiarati dalla luce livida della sera, l'ultimo rigurgito del sole basso che passa sotto le nubi sul mare. Le costruzioni non finite, appoggiate allo spazio verde come fossero istallazioni di un artista folle, rimangono immobili come spettri inamidati in attesa di qualcuno che sappia interpretarli o semplicemente trasformarli in attività viventi e fruibili. Un luogo davvero straniante, dove per fortuna dopo un po' l'intensità della pioggia scema di un poco, permettendoci una fuga a passo da pensionato, verso il lontanissimo ingresso dove George ci aspetta guardando il cielo preoccupato. Arriviamo bagnati come oche dallo stagno e passiamo dopo poche centinaia di metri ad un locale acconcio a mettere qualche cosa sotti i denti, visto  che potremmo anche avere già smaltito tutto quanto è stato via via ingollato durante il giorno, tra assaggini  qua e là nel suq. 

Spiedini

Il locale è molto grande e moderno e anche piuttosto affollato. Comunque tra i suggerimenti di George e Marie Jo, riusciamo a farci strada nella infinita serie di antipastini che rappresentano sempre la caratteristica fondamentale dei ristoranti libanesi. Ma non starò qui a tediarvi con i racconti dettagliati delle nostre cene per evitare di venire accusato di porre troppa attenzione al cibo, così diamolo per fatto e dopo aver salutato caldamente la nostra deliziosa guida, dormicchiamo col capo reclinato sul sedile dell'auto mentre percorriamo per l'ennesima volta la strada che ci riporta a quella che ormai chiamiamo casa. Il traffico sulla litoranea è intensissimo, in pratica coda continua di quasi due ore, così quando arriviamo a Beirut è ormai buio pesto ed è giunta l'ora del meritato riposo. Come vedete cerco di allungare il brodo il più possibile, perché la storia racconta che domani sarà il nostro ultimo giorno libanese e come sempre, ti senti già quasi pronto a fare bilanci ed a rimpiangere di non aver programmato quei due o tre giorni in più che forse ti avrebbero permesso di goderti meglio e un po' più a fondo tutte quelle imperdibili cose a cui hai dovuto rinunciare. Naturalmente non è così ma ti fa piacere pensarlo, chiacchierando amabilmente ed osservando il passaggio dei clienti dell'hotel che non si decidono ad andare a dormire. 

Il museo nazionale

Forse è perché proprio in questa città spira un'aria che invoglia a perdere il tempo, alla chiacchiera e al ragionare attorno ad una tazza di caffè scuro e forte. Comunque sia, la notte passa in fretta e il nostro George arriva puntualissimo, con la sua risata grassa e coinvolgente. Trascorreremo tutto il giorno ad esplorare la città cercando di conoscerla un poco più intimamente di quanto non abbiamo fatto nei giorni scorsi, tentando così, tanto per usare una frase pomposa, di assorbirne l'anima visto che molto probabilmente non la vedremo mai più, per quanto sia presuntuosamente possibile in un tempo così breve e in una visita che per forza di cose è destinata a rimanere superficiale. La giornata sarà lunghissima visto che ho programmato il volo di ritorno in piena notte, ma per noi giooovani, sacco in spalla, questi sbattimenti sono cose normali. Dunque veniamo alla prima imperdibile tappa che è il Museo nazionale archeologico, da vedere assolutamente di mattina, come consigliato da Joelle, vista la quasi sicura possibilità di qualche interruzione della corrente elettrica, che ne condizionerebbe la visita. Il grande edificio neoclassico, domina un'incrocio di viali spaziosi che attraversano la città e il suo ingresso, segnato da quattro altissime colonne, immette nei tre piani della esposizione più importante del paese. 

Mosaico romano

Questo museo contiene collezioni di straordinaria importanza e pezzi con uno stato di conservazione tale da poter essere apprezzate in tutta la loro rilevanza, oltre che alla loro intrinseca bellezza. I reperti sono esposti con cura senza essere affastellati, ma mantenendo i giusti spazi che li valorizzano appieno e al contempo ne rispettano il susseguirsi temporale. Statue, epigrafi, mosaici e stele, sarcofaghi e bassorilievi, addirittura tombe interamente ricostruite con affreschi splendidi e corpi mummificati, fino alla spettacolare sfilata nel sotterraneo di dodici sarcofaghi antropomorfi che spiccano, moltiplicati all'infinito da una accorta disposizione di specchi, con i loro visi che riproducono evidentemente le reali fattezze del defunto. Un colpo d'occhio veramente impressionante, di certo il più notevole dell'intero museo. Ma poi ecco la infinita successione di preziosi gioielli e delle figurine che le tombe contenevano, le famose maschere d'oro che riportano alle culture Micenee, gli oggetti di vita comune dei corredi funerari, insomma ce n'è di che stare per ore a guardare con le apposite lenti le fattezze, sorprendentemente moderne e assolutamente attuali di collane, orecchini, bracciali. Il materiale di alta qualità è davvero moltissimo e non potrebbe essere diversamente visto che qui non c'è cultura che non abbia lasciato il suo segno dal neolitico in poi, passando per tutti i mesopotamici, i greci e i romani e poi bizantini, crociati e tutte le dinastie arabe prima e turcomanne. 

La tomba affrescata
Il museo Sursock

Insomma una impagabile orgia di pietra e di storia direi assolutamente imperdibile. Durante la nostra visita ho notato un sacco di scolaresche, segno che il passato viene tenuto nella giusta considerazione. La seconda tappa prevedeva la visita del secondo museo in ordine di importanza della città: la villa che ospita il Nicolas Sursock museum. Si tratta di un magnifico palazzo circondato da un ampio giardino in stile veneziano-ottomano, l'ultimo di questo tipo rimasto, in pieno centro cittadino, di proprietà del ricchissimo aristocratico libanese Sursock che, alla sua morte, ha voluto trasformare l'abitazione contenente le sue collezioni d'arte, comprendente centinaia di artisti libanesi ed internazionali moderni, in uno splendido museo aperto al pubblico. Purtroppo riusciamo a goderci solamente la vista della splendida villa, in quanto il museo, pesantemente danneggiato dall'esplosione del porto del 2020, che ha distrutto anche alcune delle opere contenute, è ancora  in restauro. Così i gentili guardiani ci consento solamente qualche scatto della facciata e quindi lasciamo il magnifico quartiere pieno di belle case e ville evidentemente ricchissime, con le cosiddette pive nel sacco. Intanto la mattinata è filata via molto in fretta, complice il tempo passato tra le pietre dorate del Museo nazionale e tenuto conto che la luce elettrica è andata via solo una volta e per poco tempo, possiamo dire di essercelo goduto appieno, quindi è ora di provare un'altra delle specialità assolute che ancora non abbiamo testato. 

Mangiando kebab

E allora via di corsa per le vie congestionate del centro cittadino, fino al quartiere armeno dove c'è il negozio del kebabbaro più famoso di Beirut, il Basturma Mano. Evidentemente deve essere una istituzione cittadina perché la folla degli avventori è davvero tanta, una vera e propria coda, tenendo conto che si tratta comunque di un take away, e fuori ci sono solamente tre o quattro sgabelli dove posare le terga se li trovi liberi. Dalla porta del negozio è un andirivieni continuo di clienti che si affollano alla cassa e si incrociano con quelli che escono con pacchi e cartoni contenenti le specialità del locale. Dentro è tutto un affaccendarsi concitato di inservienti in divisa che si avvicendano attorno a tre grandi spiedi verticali. che girano lentissimi, scalcandone ritmicamente sottili fettine che si ammucchiano alla base, nel piatto metallico dove è infisso il marchingegno. Così dovevano certamente essere gli addetti baffuti che servivano, con compunta serietà ed evidente piglio professionale, alla corte dei sultani ottomani o almeno questa è la sensazione. Il primo spiedone, rosso fuoco è di Basterma (o Pastirma, ma chiamato anche con molte altre varianti) la caratteristica carne secca di manzo stagionato all'aria, propria del mondo culinario ottomano. 

Al taglio

Il suo gusto a mio parere, rimane troppo intenso per i nostri palati e non troppo gradevole se mangiato in purezza, così vi consiglierei di soprassedere. Il secondo è di carne di montone, il  più tipico e comune tra le scelte, che possiamo assimilare al classico kebab da noi conosciuto e che è anche evidentemente il più gettonato, visto che attorno si avvicendano in due o tre a preparare, quasi in catena di montaggio, saporosi involti da consegnare agli avventori che si affollano attorno in attesa. Il terzo infine a mio parere il più goloso, è di pollo speziato, da cui verranno prelevate le parti destinate al nostro pranzo. Paghi alla cassa e scontrino alla mano aspetti davanti allo spiedo. Il baffuto addetto ti squadra e poi si mette subito all'opera ed i ritagli profumati e fragranti cadono in basso come foglie di rosa ai piedi di una coppia di sposi, lui prende e aggiunge, taglia e condisce, preparandoti un bel cartoccio rigonfio che alterna i ritagli di carne rosolata ad una serie di deliziose salsine, in cui l'aglio è presenza distintiva ma non usurpante, direi di dolcissima ad avvolgente essenza, quasi a costituirne l'anima. Una bontà assoluta, Anche per gli amanti del kebab nostrano, direi che non c'è assolutamente paragone e sbocconcellarsi il fagotto, appollaiato sul trespolo sotto gli occhi incuriositi ma incoraggianti dei molti avventori che si alternano al bacone, non ha prezzo come si dice, ma è una esperienza mistica imperdibile. Grazie George. Adesso possiamo pure andare. 

Maschera d'oro

SURVIVAL KIT

Sarcofago antropomorfo

 Express - 32 Road - al-Mina - Tripoli - Ristorante famoso frequentato particolarmente dai locali, che serve cucina tipica libanese di ottima qualità, in particolare una ricchissima serie di antipasti e stuzzichini che potrete vedere anche esposti al bancone degli ordini, così da evitare i dubbi e facilitare l'ordinazione. Comunque il menù è anche in inglese. Appartiene evidentemente ad una catena per cui credo si trovi anche a Beirut o in altre città. Noi abbiamo avuto diversi assaggi tra i quali delle squisite verdure impastellate e fritte e come piatto forte degli ottimi spiedini con verdure grigliate. In 6 cena per 32 $.

Museo Archeologico Nazionale - In pieno centro sulla Pierre Gemayel. Il museo raccoglie tutto il meglio dei reperti archeologici del paese ben esposti in ordine cronologico, con ampi spazi e relative spiegazioni. Il pezzo forte è il sotterraneo con i sarcofaghi antropomorfi in marmo del IV secolo a.C. e la tomba romana rinvenuta a Byblos e ricostruita perfettamente con i suoi spettacolari affreschi. Altrettanto famosi i gioielli e le maschere d'oro. Guardando con calma calcolate un paio d'ore. Negozio vendita souvenir ben fornito all'ingresso. E possibile fotografare. Ingresso sui 5 $.

Sursock Museum - Villa privata aperta al pubblico e contenete le collezioni di arte moderna libanese e straniera, del proprietario. Al momento il museo è chiuso in seguito ai danni avuti durante l'esplosione del porto. Dovrebbe riaprire alla fine di maggio del 2023. 

Basterma Mano - Borj Hammoud, Nahr - Beirut - Nel quartiere armeno tra gioiellerie e traffico. Il tipico kebab libanese, incluso quello per noi poco conosciuto al manzo essiccato (Basterma). 32 $ per 5 pezzi con 5 bibite. Assolutamente da provare. servizio velocissimo e molto coreografico. Il giusto intermezza a pranzo.

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