venerdì 9 gennaio 2009

Elogio dell'ignoranza

Sono sempre stato turbato dall'ignoranza, quella crassa, cattiva, arrogante, orgogliosa di sè stessa, che ti squadra ghignando per dirti che comunque è più furba di te. Quella che si innervosisce infastidita quando affiora la parola cultura e che di norma nasconde altri sentimenti assai peggiori; violenza, desiderio di sopraffazione dell'altro, egoismo totale. Ma c'è anche un'altra ignoranza, più gentile, timida e un po' schiva che quasi si schernisce con le guance ammantate di rossore, quasi vergognandosi della propria inadeguatezza. Un mio caro amico, formidabile poliglotta, aveva cominciato a studiare il russo negli anni settanta durante il servizio militare. Era alle trasmissioni; così metteva a frutto le interminabili nottate solitarie di guardia davanti al telegrafo muto concentrandosi sulle tortuosità della grammatica zarista. Era una notte buia e tempestosa (direbbe il grande scrittore) e, nella pace assoluta della caserma, il nostro era alle prese con lo scoglio di un terrificante elenco di verbi di moto, perfettivi ed imperfettivi. Le pagine davanti a lui, data l'ora tarda confondevano l'elegante grafia cirillica di cui le stanche cornee sfumavano i contorni, quando, dietro di lui, inatteso, un fruscio silenzioso ed inaspettato giunse a turbare la concentrazione. Una mano si posò dura sulla sua spalla, mentre sentiva, appuntati sulla nuca, due occhi grigi, inespressivi ed indagatori che si sporgevano ad esaminare il libro. In quegli anni, nell'ambiente militare, studiare il russo di soppiatto era un interesse alquanto sospetto, certamente una cosa strana i cui fini erano da approfondire. Si sentì gelare il sangue, annaspando alla ricerca di una spiegazione, ma prima dell'excusatio non petita, arrivò secca la domanda: "Ah! Cosa stai facendo?" Uno schiocco nel silenzio notturno. La gola gli bruciava, mentre cercava una risposta credibile ma neutra. Ne uscì una voce flebile e strozzata che gli grattava la gola. "Sto studiando..." Il graduato si sporse ancora in avanti, esaminando le pagine con attenzione; scorreva con calma l'elenco misterioso che dipanava le volute delle maiuscole cirilliche. Dopo qulche momento interminabile, scattò il giudizio, tranchant. "Bravo! Il greco è una lingua bellissima, l'ho studiato anch'io al liceo. Continua così." La pressione della mano si allentò e la presenza inquietante fu inghiottita dalle ombre della notte, da altri attenti controlli. Chissà, ci salverà l'ignoranza?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Si' esattissimo. E' successo proprio cosi'......!!! e meno male che il graduato era ignorante, se no a causa del mio zelo linguistico in galera finivo...........
FEROX

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