lunedì 2 novembre 2026

Ancora cimiteri

Val Chisone


Beh, è il tempo. Io l'ho sempre fatto il giro dei cimiteri, fin da quando ero bambino, prima mi portava la mia mamma, tenendomi per mano; accompagnavamo la mia nonna di Valenza senza che neppure io capissi bene quello che stavamo facendo, per la verità ci andavo volentieri perché all'uscita, lei mi comperava un bel pezzo di torrone nei banchetti che stazionavano all'uscita. Adesso non ci sono neppure più, solo quattro crisantemi scalcagnati e un venditore di fazzoletti, inutili, che uno le lacrime le ha già versate prima delle sepolture, si vede che, o non ci si portano più i bambini o che questo è un consumo ormai desueto. Poi la strada per tornare al cascinotto era lunga e io brontolavo un po', visto che già da bimbo evidentemente non ho mai amato lo sport, ma allora avere un automobile era davvero una cosa fuori dalla portata della nostra casta. Adesso il cimitero di città è così triste ed anonimo che ci vado, come si dice, per obbligo di firma, Ai miei ci penso lo stesso dal di fuori, poi arrivare là e constatare solo che gli hanno fregato anche i fiori finti che abbiamo lasciato durante il resto dell'anno; mi dà un po' di fastidio, certo, anche se credo che per loro non sia un così grande dispiacere e li avranno guardati con occhi tutto sommato compassionevoli dalle foto sulle lapidi, lasciando capire un non detto: " Ma sà chi stei a fònda, ansansà...", senza parole certo, magari scrollando la testa; certamente se c'è qualche cosa da quella parte, non ci si dispiacerà di certo di queste miserie umane. 

D'altra parte, stare in quel grosso condominio senza riscaldamento, dà sempre una sgradevole sensazione, ma certo, lo so che non ce n'è bisogno, ma mi fa sempre una certa impressione quando sosto davanti a quelle lapidi, cercando di sentire quel contatto extrasensoriale che sempre rimane comunque tra genitori e digli, mentre il vento gelato spira dalle balconate e Alessandria è perfida in questo periodo dell'anno, non che non lo sia anche durante gli altri mesi. Invece lassù tra le montagne è un'altra cosa, sia che la giornata sia bella e serena, carica dei colori del boschi che risplendono nella valle, o come ieri, uggiosa e fredda, ma tutto sommato con quel suo fascino misterioso di terra degli gnomi, con le nuvole basse che si diffondono sulla costa coperta di larici e abeti, dove non si sente più i bramito del cervo, che ormai ha fatto quel che doveva fare e il bel maschione cornuto se le è già ingravidate tutte le sue cerve, belle o brutte che fossero, e l'umidità dell'inverno in arrivo che ti pizzica il volto. Qui i morti se ne stanno tranquilli, senza apparente fastidio, affacciati sulla valle a godersi il panorama, meditando su quanto sia inutile tutto quel preoccuparsi compulsivo di quanti vengono qui oggi, a dare un'occhiata se ci sono erbacce troppo alte e intanto si crucciano per i prezzo della benzina alla pompa. 

Ma state tranquilli che tanto tra un po', costi pure quel che vogliono, non ve ne fregherà più niente. Cosa volete che sia qualche centesimo di fronte all'eternità! Viene il prete a benedire, meccanicamente passa davanti a tutte le tombe coi parenti ordinatamente disposti a fianco, solo quelli più recenti con l'occhio intristito e tumido, nel ricordo doloroso della perdita, poi se ne va frettoloso, capirà, ho ancora quattro paesi da girare per queste stradine di montagna con altrettanti cimiterini, ah, la crisi delle vocazioni! E poi via, certo l'animo è un po' intristito, si tratta pur sempre di un momento di ricordi lontani che genera comprensibile malinconia e non c'è neanche più quel torrone morbido a lenire la mia golosità di bambino. Il pensiero accarezza i ricordi lontani, di quelli che c'erano e adesso non più. Tranquilli che un po' arriviamo anche noi, come è naturale che sia. Chissà se è vero che se fossimo immortali, ci stancheremmo presto e, annoiati, cercheremmo un modo per risolvere comunque la questione. Solo letteratura di serie B. Bisogna riscaldarsi però, perché questa umidità che penetra sotto le vesti, già che non si può neanche più mettersi uno scaldacollo se no ti prendono per un maranza No Tav e ti portano dentro, ti aggredisce il costato raggelandoti le membra ed anche il pensiero. Forse aiuterà una bella zuppa di ceci, forse anche per questo la prevede la tradizione. Vediamo se Cristiano oggi ce la propone.



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