Ah, che meraviglia senza eguali, il profumo ineguagliabile delle madeleines che si mescola a quello del caffè caldo che esce sbuffando dalla moka. Eh, va bene, non fate i difficili, intanto a me piace il caffè e quindi mi va bene così e poi, santo cielo, capisco che non sono quelle della zia Léonie e il mio caffè Kimbo, non è certo un delicato infuso di tiglio, ma questo è quanto passa il convento, e poi si tratta solamente di quelle industriali della Saint Michel comprate al supermarché les Mousquetaires qui di fronte. D'altra parte si tratta della premiata ditta fondata addirittura nel 1905, la più titolata biscotteria industriale della douce France, con tanto di logo gallinaceo sulla confezione, quindi ... La mia personale recherche se ne è ormai fatta una ragione, d'altra parte i tempi sono cambiati e noi siamo abituati ormai alla pasta al gliphosato alla faccia di chi ha i problemi di glutine, inoltre confesso che le mie sono arricchite con deliziose gocce di cioccolato. E poi diciamo la verità, di questi tempi, i problemi direi che sono altri, anche se qui sulla Cote, non si sentono (ancora) i rumori dei droni russi che l'amico Macron paventa. Anche la spiaggia non è popolata come una volta e la lingua di Tolstoi è decisamente meno gettonata, va bene che ormai è quasi ottobre e le rondini sono partite ormai e qui, tra i sassi che il mare ha consumato, non c'è più molta gente, spiaggiata a godersi il sole tardivo, certo non vedi più le sgarzoline con le poppe sventaglianti a destra e a manca, ma solo torme di pinguedine pensionata male e invecchiata peggio. Alligna invece una fauna che è sempre stata tipica di queste parti, una specie più accidiosa delle iguane delle Galapagos, che vegeta semi immobile sulle rocce con la pelle incartapecorita e rugosa delle tartarughe pluricentenarie, gorgogliando borborigmi biliosi all'indirizzo di questo mondo maledetto, perfido e bastardo, popolato soprattutto di giovani maleducati, infami e minus habens, buoni solo a compulsare telefonini e soprattutto di malefici immigrati che tanto male va il mondo da quando hanno infestato il nostro bel paese, le femmine della specie soprattutto terrorizzate almeno all'apparenza di subire violenze di ogni tipo da parte dei suddetti, come si sa bene sempre lancia in resta al grido di Allah akhbar!. Così con le palpebre a mezz'asta, tipiche delle iguane ibernate, bofonchiano maledizioni cariche di odio venefico all'indirizzo di chi non capisce, spandono intorno maleodoranti fiati legaioli e miasmi vannacciani neoarrivati. Solo tra gli incomprensibili rigurgiti, si riesce a malapena a capire la parola "sicurezza" ripetuta come un mantra inestinguibile, quasi che gli effetti dell'Alzheimer avessero cancellato nelle loro menti liquefatte quello che accadeva negli anni '70 ed '80. Non si capisce poi se sono più forti i fetori putrescenti delle carni ormai marce o il carico di odio che emana dalle mezze frasi sprezzanti lasciate cadere con aristocratica nonchalance. Eppure nessuno si preoccupa, la marea nera sale sempre di più e non mi riferisco agli scarichi fognari liberi, eppure la masnada dei litigiosi che si illude di vincere le prossime elezioni, si dichiara pure assai soddisfatta del brillante esito delle elezioni calabre, dove la destra ha ormai superato il 60 % e addirittura si giudica deludente il risultato del generalissimo che ha superato il 10%. Annamo 'bbene!
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mercoledì 30 settembre 2026
sabato 26 settembre 2026
Recensioni: N. Gardini - Le 10 parole latine
Dopo l'operazione di grande successo del precedente Viva il latino, lingua inutile, l'autore ritorna sul luogo del delitto come si dice, con questo piccolo grande libro, godibilissimo anche per i non addetti ai lavori: Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo. Il nostro prende in esame, immagino dopo una serie di dolorosissime rinunce, dieci parole latine iconiche: Ars, Signum, Modus, Stilus, Volvo, Memoria, Virtus, Claritas, Spiritus e non ultima, viste le implicazioni attuali, Rete. Di ognuna esamina con puntuale precisione, tutte le complesse evidenze etimologiche, poi passa alla ricerca delle tracce di queste parole e dei loro derivati in una infinita e ricercatissima serie di citazioni di tutta la letteratura classica ed odierna, in ogni possibile lingua, esaminandone tutte le implicazioni filosofiche e l'importanza che queste rivestono anche nel nostro attuale mondo. Davvero una disamina molto interessante che piacerà moltissimo anche chi il latino non lo conosce affatto, ma che potrebbe essere causa di un irresistibile anche se magari tardivo avvicinamento a questa lingua, base della nostra civiltà, per molti. Sicuramente un testo necessario per chi si interessa della filologia del latino e delle sue implicazioni nella nostra vita di tutti i giorni.
mercoledì 23 settembre 2026
Recensioni: Jung Chang - Il volo dei cigni selvatici
Questo è il seguito del famoso ed acclamatissimo Cigni selvatici che nel '92 diede all'autrice la fama internazionale, tradotto in oltre 50 lingue e secondo alcuni il libro sulla Cina più conosciuto nel mondo. Quel libro che raccontava la storia di sua nonna e di sua madre, assieme al padre comunisti della prima ora e partecipanti alla Lunga marcia, poi, come spesso accade in quei regimi, spaventosamente vessati, imprigionati, condotti sull'orlo del suicidio e infine anche della sua, quando riuscì a lasciare la Cina per Londra nel 1978, anno in cui si concludeva il libro. Questo libro invece racconta cosa è accaduto dopo, proseguendo fino ai giorni nostri e oltre alla prosecuzione della saga familiare che va avanti per altri cinquant'anni è l'occasione per ripercorrere la storia cinese recente. Il punto di vista è, sebbene schierato e come non potrebbe esserlo, sempre di estremo interesse, sia per la chiarezza di esposizione che per l'acutezza delle osservazioni, che riescono a mantenere nonostante tutto, una notevole obiettività e, dal mio punto di vista, visto che essendoci stato almeno una trentina di volte dal 1999 fino ad oggi, ritengo di conoscere un poco questo paese, mi sono ritrovato spesso vicino o sovrapposto alle sue considerazioni. La scrittrice è attualmente al bando in Cina dopo il suo monumentale libro su Mao, scritto a quattro mani con il marito, che cerca di riportare la figura del dittatore nell'alveo della sua realtà storica, al di là delle beatificazioni che ancora lo circondano e che ha creato nel tempo un culto della personalità duro a morire anche nel resto del mondo, mentre laggiù fa ancora parte dei pilastri alla base del sistema, forse con un interesse addirittura aumentato rispetto al passato recente. Comunque un lavoro molto interessante per tutti quelli che hanno ancora di quel paese una conoscenza sfumata, lontana dalla realtà, spesso edulcorata o anche di contrasto, che relega la Cina in un contesto assolutamente fuorviante rispetto a quello che è realmente. Per questo è un libro molto consigliabile da leggere e da ragionare con attenzione, magari se avete interesse ad un viaggio da quelle parti, per cercare di capire meglio quello che andrete a vedere al di là della vetrina colorata e rutilante.
martedì 22 settembre 2026
Recensioni: S. Rushdie - La città della vittoria
Bisogna dire che Rushdie non delude mai, la sua prosa, barocca, onirica, dalla fantasia sfrenata, riesce sempre ad avvincerti con le sue invenzioni dalla prima all'ultima pagina. Qui siamo in presenza di un lavoro che si avvale di molti dei topoi più classici. Il manoscritto antico ritrovato e reinterpretato dall'autore, la riscrittura di un poema epico indiano fiume, sul tipo del Ramayana o del Mahabharata e la sfilata di tutti i personaggi più iconici di quel caleidoscopio di colori, di nomi, di dei e di eroi che l'India ci presenta sempre come la sua attraente e fantasmagorica facciata, in uno scenario di templi e di antiche città di arenaria. La vicenda, che questa volta avviene nel XIV secolo, racconta la storia di una città dalla sua fondazione alla sua rovina, creata da una donna dea, che ne stila appunto la storia in versi nel suo arco di vita di 250 anni. Amore, eroismo, crudeltà, stupidità umana e morte mescolati in un gran calderone di vicende che si intrecciano all'infinito. Come sempre avvincente e soprattutto affascinate per il suo sapore di esotico, come solo questo continente sa dare, l'autore non perde l'occasione per imporre il suo stile, ricco e divertente e soprattutto sempre intriso di ironia sarcastica, che rimanda senza troppe difficoltà al nostro mondo ed ai suoi problemi e contrasti attualissimi e ben riconoscibili. Godibilissimi soprattutto i contrasti religiosi ed i riferimenti ai vari regimi che il mondo moderno ci mette ogni giorno davanti agli occhi. Un altro buon lavoro, insomma, di questo autore che nonostante l'età continua a sfornare senza interruzione. Consigliato.
lunedì 21 settembre 2026
Recensioni: M. Cerrino - Il segno del drago
giovedì 17 settembre 2026
Recensione: C. Divakaruni
Interessante lavoro di questa importante scrittrice bengalese, già nota per il famoso La maga delle spezie che ripresenta il più noto poema epico indiano, il Mahabharata, attualizzandolo e raccontandocelo secondo il punto di vista di una donna, la principessa Panchaali. E' un po' come se stessimo parlando dell'Iliade che, invece di raccontare le gesta di Achille, Ettore, Ulisse, Agamennone e tutti gli altri eroi omerici, ce la presentasse narrata dal punto di vista di Elena. Interessante e coinvolgente sotto molti altri punti di vista, ovviamente oltre a quello di questa visione al femminile, è anche una puntuale e assolutamente contemporanea visione degli orrori della guerra e della sua ineluttabile malvagità intrinseca che riesce a trasformare anche gli uomini moralmente sani in mostri assoluti e disposti a qualunque nefandezza, cosa che purtroppo dobbiamo constatare continuamente e che conduce inevitabilmente verso un unico e sempre prevedibile baratro. Oltre che affascinante e utile a chi vuole approfondire la conoscenza delle tradizioni indiane, il libro dimostra come siano così vicini i grandi libri etici dell'antichità di ogni cultura anche se apparentemente distanti tra di loro. Interessanti anche le descrizioni delle armi fatate che gli dei concedono agli uomini, immaginate migliaia di anni fa dai poeti epici indiani, alcune nella descrizione assolutamente sovrapponibili a missili, bombe e così via, per non parlare dell'arma assoluta, la Shakti, che nasce dai raggi e dalla materia solare, in pratica la bomba nucleare. D'altra parte come si evince dallo stesso poema siamo ormai precipitati nel Kaliyuga, la quarta e ultima età del mondo quella nella quale regnano il buio, la falsità e la morte. Meditate. Si legge in un attimo.
sabato 12 settembre 2026
Otium aestivum
Ritrovato in una soffitta di Fenestrelle il quadro di Van Gogh che si credeva perduto,
il famosissimo Ritratto di coppia e cane
E così è proprio finita davvero, bagagli quasi pronti, dopodomani sarò nella assolata Alessandria, gioiello della pianura padana, pronto per altre avventure. Quantomeno possiamo dire, dai, su, siamo ancora vivi, alla faccia di chi ci vuol male, e soprattutto alla faccia dell'INPS che aspetta solo di risolvere il problema pensionistico, mentre noi cerchiamo di resistere il più a lungo possibile per poterle succhiare ancora il massimo, almeno fino a quando ce la faremo. Che parassiti, direte voi! Siamo fatti così è la nostra natura direbbe lo scorpione di Esopo, o era Fedro, chissà? Intanto è settembre, dunque andiamo è tempo di migrare come diceva invece D'annunzio e noi migreremo, spero presto, come i suoi pastori verso il mare e sarà proprio l'Adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei monti. E quest'anno non abbiamo neppur potuto bere profondamente ai fonti alpestri, intanto perché non si trattava di acqua natia, e poi neppure ce n'era poi un gran ché di acqua, visto che non è piovuto per mesi. Va bene non stiamo lì a fare troppo i sofisticati, intanto scendiamo a valle e cerchiamo di metterci a posto, perché sono piuttosto indietro col lavoro che devo fare. Anche se lavorando duramente in questi mesi di calma, ho portato a termine il libro sul Pamir, anche in inglese, grazie anche all'aiuto dell'AI che mi stupisce ed appassiona sempre di più. Pensate che ho scoperto che un amico che mi sta aiutando nella revisione della traduzione (fatta grazie all'AI), la sta correggendo con l'aiuto dell'AI! Ormai siamo al paradosso, comunque bisogna adeguarsi. Io se di lavoro facessi il traduttore non starei tanto tranquillo insomma. Adesso intanto, approfittando degli ultimi giorni a disposizione che mi rimarranno da trascorrere sotto un ombrellone, mi metterò di buzzo buono a preparare le conferenze dell'autunno prossimo venturo, tranquilli di lavoro da fare ce n'è ancora parecchio. Poi speriamo che si parta, finalmente, perché sono un po' stufo di questi otia perpetua che mi imbolsiscono più di quanto già non mi imponga il tempo. Adesso intanto mi preparo per l'ennesima apericena, con i residuati bellici, che ancora popolano il borgo, tanto per finire in bellezza. Ci sentiamo con calma.
mercoledì 9 settembre 2026
Comincia l'autunno
| Lago nero |
Con oggi sembra che l'estate in montagna sia davvero finita, cielo grigio su, foglie gialle giù, come diceva quel tale, solo che comincia anche a fare freschino. Adesso il mio amico alessandrino, so già che mi dirà, ma hai un bel coraggio dopo tutte le lamentele sul caldo insopportabile, non voglio sentirvi che me la menate che fa freddo. Lo so è così, l'uomo è assolutamente incontentabile. Comunque io cerco di riprendermi poi farò un breve passaggio a vedere cosa hanno combinato sotto casa mia e me ne vado via di nuovo, così non ve la prendete se mi lamento. E' la solita canzone dell'anziano, insomma. Intanto ho finito il nuovo libro, pure tradotto in inglese con l'AI, che mi stupisce ogni giorno di più, pensate che i frammenti del Milione, me li ha girati in inglese antico ed i brani dei poeti Pamiri che ho scovato sul web, li ha tradotti con le rime! Robe da matti. Intanto rimango qui, sul mio terrazzino, mentre la prima pioggia gocciola sul tetto a sognare nuovi programmi, nuove mete, itinerari affascinanti e spero realizzabili prima che sia troppo tardi. Da un lato gli anni che avanzano e non consentono più certe soluzioni, dall'altra questi maledetti che vogliono disfare il mondo con la loro idiozia. Che qualcuno li veda dall'alto e li punisca con la folgore che si meritano. Io rimango qui a sognare, per ora, poi si vedrà.