giovedì 21 giugno 2018

Tuscia 2 - Da Viterbo a Vitorchiano


Vitorchiano

Viterbo - Palazzo dei Papi
Al mattino presto la vista sul lago dal balconcino della tua finestra non ha prezzo. Sarà pur vero che il lago induce di per se stesso alla melanconia, ma che piacere stare qui a guardare il clic dell'onda leggera che si rivolta sul ghiaino della riva, mentre una serie di paperelle si infila tra i salici ed i canneti. Ma gambe in spalla, che il tempo non è molto e le cose da vedere tante. Si risale la caldera e tra boschi di querce, vecchi olivi a quinconce e nuovi impianti di noccioli, questa è la regione con la maggiore produzione italiana, grande fornitrice della Ferrero, si arriva a Viterbo, la città dei Papi, severa e racchiusa nelle sue alte mura col palazzo e la città che si stagliano all'orizzonte formando una skyline indimenticabile ed immediatamente riconoscibile, altro che New York o Dubai, per dire. Qui dal belvedere del giardino di fronte la vista del grigio palazzo famoso, subito richiama alla mente tempi antichi e paramenti paludati di conclavi complicati. Forse proprio qui prese il via la parola che definisce la riunione che dà luogo all'elezione papale. Qui in questo palazzo severo, la popolazione esausta che da anni manteneva a ufo la massa di cardinaloni che non si decidevano a votare il prescelto, fu richiusa dentro appunto cum clave, nel palazzo privo di tetto e pare anche di cibo fino a che non si si fossero messi d'accordo, cosa che fecero immantinente. 

Viterbo - Quartiere San Pellegrino
Potenza della persuasione popolare. Certo che questo dovevano essere tempi pericolosi per la detenzione del potere, infatti durante il periodo papale in città, che fu di soli 24 anni, si alternarono al soglio ben nove pontefici, una moria diciamo pure sospetta. Comunque la piazza antistante il palazzo e la preziosa loggia è davvero spettacolare e non meraviglia sia stata scelta come set per numerosi film, compresa la serie del Commissario Rocca. Ma la meraviglia continua camminando tra fontane e giardinetti per le vie dell'antico quartiere San Pellegrino, con le sue case addossate le une alle altre, le scale esterne aggettanti e ricoperte da cascate di fiori, insomma ce n'è veramente in eccesso per essere orgogliosi del nostro paese. Anche pranzare in un ristorante ricavato in una antica casa, tra archi di pietra e volte a botte fa sembrare ancora migliori i piatti tradizionali che abbiamo provato, dalle croccanti bruschette, al risotto all'ortica, alla classica amatriciana e via via fino al semifreddo finale. Poi primo pomeriggio alla villa Lante a Bagnaia, forse un poco meno nota delle consorelle a Caprarola o di Villa Farnese o villa d'Este, ma assolutamente imperdibile con uno dei parchi più belli d'Italia ed un giardino all'italiana di tale perfezione da rimanere incantati. Che bellezza passeggiare nei vialetti tra le siepi di bosso a scoprire fontanelle nascoste e altre maestose, giochi d'acqua e cascate gorgoglianti, statue in peperino ricoperte di muschi e i mori del Giambologna al centro del parterre.

Villa Lante il giardino all'italiana
Tutte opere meravigliose che la dicono lunga di come in tutte le epoche avere molto danaro a disposizione poteva dare luogo a opere magnifiche ed il cardinale Gambaro che la portò al suo massimo splendore, ne ha fatto davvero un pezzo unico. Peccato che le due costruzioni quadrate che costituiscono le ville vere e proprie, siano visibili all'interno solo in alcuni ristrettissimi periodi dell'anno. Rimane allora la curiosità che dovrebbe indurre al ritorno. Ancora un appuntamento per terminare la giornata, l'abitato di Vitorchiano, abbarbicato su uno sperone di roccia con le sue case abbracciate le une alle altre, quasi appese nel vuoto sulle rocce fessurate che minacciano di spaccarsi da un momento all'altro e far precipitare nel baratro tutto il paesino. All'interno del borgo accedi solo attraverso strette porte e le stradine mostrano tutta la bellezza dell'abitato medioevale che scende ripido verso la parte esterna, dove il sentiero esce quasi a precipizio nella forra sottostante nel punto che certo affascinò Monicelli nel 66 quando qui volle posizionare una delle scene topiche della sua Armata Brancaleone. Il colpo d'occhio dalla balconata di fronte è davvero spettacolare, con il sole che sta scendendo dietro i rilievi lontani. La curiosa statua di un Moai dell'isola di Pasqua che completa lo spiazzo, è uno dei pochissimi scolpiti fuori dall'isola da un gruppo dei suoi abitanti che hanno girato il mondo in cerca di condizioni analoghe alle loro e che hanno trovato nella cava della pietra di questi luoghi il materiale idoneo a lasciare una testimonianza della loro cultura. 




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