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venerdì 16 dicembre 2022

São Tomé 37 - La roça Sundy

Principe - Josepha


Sundy

 Risaliamo di nuovo il monte, ancora verso la costa nord, per vedere un luogo un po' particolare, forse l'unico in assoluto per il quale l'isola di Principe è conosciuta nel mondo. Si tratta dell'antica roça Dundy, una delle prime piantagioni che si svilupparono qui. La casa padronale era poi diventata una sorta di casa di villeggiatura per i reali portoghesi, ma la sua notorietà mondiale si ebbe nel 1919, quando l'astrofisico britannico Sir Arthur Stanley Eddington, approfittando di un'eclisse solare totale che stava per avvenire proprio sull'isola, la ritenne il luogo idoneo per provare la teoria della relatività di Einstein sfruttando la deviazione della curvatura della luce solare a causa della gravità. La cosa fu ovviamente di rilevanza mondiale e così la piccola isola sconosciuta, improvvisamente venne agli onori della cronaca. Le rilevazioni avvennero appunto su una delle terrazze della roça Sundy e ancora oggi una targa su uno dei balconi, lo ricorda. Recentemente la proprietà è stata trasformata in albergo di lusso, approfittando della presenza degli storici locali, unendo il fatto che la piccola produzione di cacao che viene sviluppata nella annessa fabbrichetta, eseguita con gli ormai consueti metodi biologici e compagnia cantante, contribuisce così ad aumentarne l'attrattività. Poi nel negozietto annesso a quella che adesso si chiama Roça Paciencia, nome quanto mai evocativo, puoi vedere i vari metodi di lavorazione che partono dai vicini tendoni di essiccazione dei semi di cacao, rigorosamente eseguiti coi metodi tradizionali, sole e forza di braccia, non sia mai, e quindi alla successiva fermentazione, la torrefazione, la cernita ed infine la macinatura, fino ad arrivare alle tavolette di cioccolato, rigorosamente amarissimo come ormai va di moda, minimo 70%, se non sbaglio, offerte poi a prezzi di assoluta affezione, ma si sa la qualità e il marketing si devono pagare. 

Hotel Belo Monte

Indubbiamente tutta l'area con la magione ben ristrutturata e tutti gli antichi edifici con il loro aspetto cadente, come le anguste e spartane sanzalas dove abitavano gli "schiavi", hanno il loro fascino ed anche la posizione sul colle contribuisce ad aumentarne il richiamo. Non ci sono dubbi che tra le mura corrose dalla muffa e dal tempo, si senta scorrere la storia con gli innumerevoli episodi che avranno costellato ognuno di questi ambienti, di questi magazzini, di queste baracche. Chissà che qualche fantasma di schiavo fuggitivo o di qualche diafana fanciulla morta di malaria, lontana dalla madrepatria non aleggino ancora in queste stanze antiche dal vago sentore di muffa.  E proseguendo nella stradina che dietro le costruzioni scende a precipizio verso la costa si arriva appunto alla bella praia Sundy, che essendo, se no, raggiungibile solo dal mare, costituisce una sorta di spiaggia quasi privata per gli ospiti dell'albergo. Ma noi andiamo avanti imperterriti lungo la costa, rivedendo dall'alto, una dopo l'altra, le spiagge più famose dell'isola, fino a Belo Monte, l'altra antica piantagione che nel 2014 fu trasformata nell'albergo più lussuoso di Sao Tomé, con l'intento appunto di attirare qui una clientela particolare disponibile a anche spendere tra i 300 ed i 500 € a notte (ma con la pensione completa) per vivere nel fascino della selvaticità della foresta. La struttura, visitabile, è assolutamente sontuosa con i suoi saloni riempiti di mobili e foto di epoca, oltre che di oggetti del recente passato coloniale, dalle porcellane agli strumenti che arricchivano la residenza dei proprietari portoghesi che avevano scelto di trascorrere del tempo in questi loro domini così remoti. 

Ilheu Bom Bom

La receptionist tuttavia sembra un pochino imbambolata, anche se si affretta a mostrare il depliant con le combinazioni offerte, casomai volessimo passare qui un periodo della nostra vacanza. Nelle teche sono anche in vendita tavolette di cioccolato della Roça Paciencia e anche quelle del vicino Corallo alla modica cifra di 8 € per 50 gr. capirà, il bio costa e bisognerebbe sostenerlo, se ci credete. Noi agnostici, ce la caviamo con l'acquisto di una cartolina celebrativa per soli due euro che la ragazza imberta nel cassetto con sollecitudine. Fuori, vaste terrazze si affacciano sull'area circostante, con viste magnifiche sulla selva e dall'altro lato sull'oceano. I giardino sono ben tenuti e ostentano il loro rigoglio esplosivo, con piante e fioriture davvero ricche e accattivanti. Insomma se hai il grano disponibile, non vivi male, davvero questa è la regola. Il bello è che anche se non ce l'hai, puoi ancora almeno vederlo questo posto e la vista di praia Banana dalla terrazza del mirador ti gratifica in pieno, specialmente se non hai dovuto pagare nulla per ammirarla. Insomma c'è tutto il tempo per rifare una completa immersione nella foresta circostante, poi decidiamo che è meglio avviarsi verso l'aeroporto anche se è solamente mezzogiorno, che non si sa mai. Infatti nella costruzione gialla davanti alla striscia di asfalto lunga un chilometro, non c'è ancora nessuno e le porte sono sbarrate. Ci sediamo lì davanti col nostro valigino e aspettiamo, un poco ansiosi dato che siamo in possesso solamente di un biglietto da me stampato su carta riciclata, con la data del volo cancellata e con la nuova, scritta a mano con uno scarabocchio, senza neppure una ricevuta dei soldini pagati per il cambio. 

L'aeroporto di Principe

Non si vede nessuno, salvo la gente che passa, che torna a casa nel vicino paesetto, i gruppi di bambini che escono dalla scuola schiamazzando come in tutte le parti del mondo. Molti vanno al vicino baracchino a comprare una specie di merenda, le maestre guardano da lontano, poi tutti si avviano a piedi verso le loro case distanti forse chilometri. Di tanto in tanto arrivano dei pulmini per così dire scolastici, dono evidentemente di qualche organizzazione internazionale che scaricano gruppi di ragazze e ragazzi in divisa, evidentemente allievi di qualche scuola superiore non lontana, che scherzando, a gruppetti si avviano anche loro a conquistarsi l'opportunità di emigrare. Davanti, all'altro lato della strada un grosso cartellone reclamizza le tariffe di un abbonamento a internet della locale compagnia di telecomunicazioni, molto conveniente e che consentirà a tutti di connettersi con il mondo intero, fabbisogno evidentemente ritenuto essenziale sotto tutti i meridiani. A fianco un altro grande cartello, evidentemente governativo, invita tutti i giovani a trattare con riguardo e a non spiegazzare le nuove banconote da cinque Dobras, evidentemente appena emesse, dopo che alla valuta locale sono stati tolti tre zeri, appunto il Dobra "pesante", operazione di facciata in uso in tutti quegli stati dove la svalutazione aggiunge progressivamente zeri sui biglietti stessi, man mano che proporzionalmente ne riduce il potere d'acquisto. Comunque arrivano le due e non si vede nessuno, anche se un paio di persone si avvicinano con qualche bagaglio; a richiesta qualcuno mi dice che "forse" l'aereo arriva per le quattro, ma di stare tranquillo che arriva sicuro. 

La scolaresca

Infatti verso le tre giungono alcuni addetti con le chiavi, che aprono il portone di ingresso, anche se non lasciano ancora accedere all'interno e confermano quanto prima detto. Finalmente entriamo e con un po' di patema vado alla scrivania dove si svolge una specie di check-in. Mi controllano la valigia a mano, in quanto non c'è nessuno scanner a disposizione, un rapido controllo personale per vedere che non porti armi a bordo e veniamo fatti passare senza nessun problema; sembra che il mio biglietto corretto a mano basti ed avanzi. Così eccoci ad aspettare l'arrivo del bielica che ci riporterà a São Tomé. La piccola sala d'aspetto intanto si riempie a poco a poco dei diciassette passeggeri previsti. Si siede accanto a noi anche una signora con un bimbo tra le braccia di quattro mesi, è davvero piccolissimo e lo sta portandolo all'ospedale della città, evidentemente ha qualche problema, anche se pare assai vispo e succhia la sua tetta con un certo gusto, mentre la ragazza mostra un largo sorriso. Intanto arriva sulla pista un altro aereino, privato, che  sbarca un gruppetto di bianchi abbienti, evidentemente destinati ad un soggiorno in qualcuno dei luoghi che vi ho appena descritto. Subito dopo, finalmente, in perfetto orario sul ritardo, atterra il nostro. Il pilota è lo stesso dell'andata e ci fa salire sulla piccola scaletta uno alla volta. Infine si parte, le eliche verso l'occaso, col sole che non vuole ancora saperne di scendere dietro le nuvole, l'oceano sotto di noi, il verde delle coste dell'isola gemella che si avvistano anche se ancora lontane con le montagne avvolte nei nuvoloni della stagione delle piogge. Arrivare nell'aeroporto di São Tomé appare quasi come un ritorno alla civiltà. Presa quindi la valigia, ci dirigiamo fuori a cercare di bisticciare con qualche avido tassista per arrivare in città prima che scenda la notte.                                                                                                        

Maria


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giovedì 15 dicembre 2022

São Tomé 36 - Paesi senza nome

Principe - la baia senza nome


Mare e foresta

Le omelettes di Rito unite ad un bel fettone di ananas fresco che qui viene detto abacaxi, ti addolciscono la sveglia. Bisogna sfruttare per bene ancora tutta la mattina prima di salire di nuovo alla striscia di terra che qui chiamano aeroporto e ritornare alla isola madre. Abbiamo preso la macchina per mezza giornata, un bel 40 €, incluso il tipo alla guida, che alla fine ci lascerà direttamente in aeroporto verso l'una, visto che il volo è schedulato alle 14:00. Passiamo subito il ponte che attraversa il rio Papagaio e prendiamo l'ultima strada dell'isola che non abbiamo ancora investigato e che si dirige sulla costa orientale. Dopo qualche chilometro la pista si divide in due, una prosegue verso Terreiro Velho, la antica roça che l'italiano Corallo ha trasformato in piantagione extra-bio dandole nuova vita e interpretando al meglio il marketing che paga in questo momento, l'altra piega verso la costa attraverso la foresta più fitta che costeggia la linea della parte superprotetta dell'isola, il Parco Naturale Obò do Principe, riserva mondiale della biosfera, come è stata targata dall'Unesco. Passiamo attraverso la fila di povere baracche di Portinho e poi arriviamo ad una radura aperta che dalla costa della montagna, nel frattempo siamo saliti di qualche centinaio di metri, mostra una spettacolare piccola baia senza nome, proprio sotto di noi. E' bello stare qui, in questo Mirador naturale, orlato di palme, di agavi e di cento altre essenze che non so riconoscere, con fiori colorati che pendono dai cespugli, con piante verdi che di norma noi chiamiamo da appartamento, dalle foglie colossali e che qui invece si mostrano parte di una foresta rigogliosa e vitale. 

Il paesino

Arrivare fin sul limite della scarpata e guardare il mare, più sotto, che da qui sembra solo una lamina di blu cobalto, mentre sullo sfondo si allunga il promontorio estremo della baia con la sua piccola catena di cime vulcaniche che svettano tra il verde della selva, è un colpo d'occhio che ti fa considerare quanto sia valsa la pena di salire fin quassù. Il sole ha conquistato il cielo oggi e pare che la stagione delle piogge appena iniziata, voglia darci tregua e consentirci di salutare questa isola come si merita. Ho letto su uno dei rari blog di viaggio che parla di Principe, che questa è un'isola che ha più storie da raccontare che visitatori ad ascoltare. Non c'è affermazione più vera, mi sembra, visto che in questi tre giorni gli incontri con persone non autoctone sono state meno delle dita di una mano. L'isola sembra dormire così, nella sua disperata bellezza, principessa sensuale e calda, aspettando il bacio di chi la possa risvegliare. Mi auguro che chi lo farà, prima o poi, la ami davvero come si merita; sarebbe davvero un delitto se chi le offrirà il suo amore non sarà davvero sincero e finirà per volerla solamente possedere in malo modo, violentandone l'innocenza e finendo per distruggere tutta questa bellezza, per la sola brama di possesso. La pista adesso, superata Nova Estrelha, quattro case nella foresta, scende verso la baia di praia Abade, assediata dal rigoglio della selva che cerca disperatamente di riconquistarne lo spazio rubato. Arrivati al fondo, su due spiagge contigue, c'è un paesino di pescatori, con la consueta sparpagliata di baracche di legno e di lamiera. 

Essiccazione dei pesci

C'è anche al centro qualche povera casa in muratura, la scuola e una specie di dispensario dove una volta alla settimana viene un'infermiera a distribuire qualche medicina. Non oso pensare che debba fare, chi abbia qualche cosa di serio, a partire da una semplice appendicite. Un gruppetto di donne lava panni nel rio, che scende come un rigagnolo dal monte, ma che immagini violento e forse distruttivo quando l'acqua scenderà a cataratte dal cielo e poi li stende sugli arbusti intorno ad asciugare. Sulla spiaggia, i pescatori hanno già terminato la distribuzione del pescato e adesso sono intenti a riparare le reti come in tutti i porticcioli sparsi per il mondo. Seduti sul bordo delle piroghe scavate a mano da rozze asce e coltellacci, eseguono il loro lavoro con la calma senza tempo dettata da ritmi secolari. Subito dietro, in un punto particolarmente soleggiato, tra grandi alberi dai tronchi nodosi, una serie di tralicci di canne sono ricoperti da centinaia di pesci, debitamente aperti e ripuliti che seccano sotto i raggi di un sole finalmente imperioso. Un gruppo di ragazzini nudi e nerissimi, sguazza nell'acqua con grida di gioia, una espressione di felicità allo stato puro. In fondo al paese la solita baracca-bar con un gruppo di giovani e non; questa volta noto anche diverse donne e ragazze più giovani, attorno ad un grande bottiglione di liquido bianco lattiginoso, è vino di palma, profumato e vigoroso, nel momento in cui la fermentazione dà il suo meglio, è evidente che è necessario berlo subito, che tra qualche ora lo spunto acetico comincerà ad avere la prevalenza e sarà troppo tardi per goderselo. 

Scuola primaria

Mi sembra che tutti ci stiano mettendo impegno per evitare questo sgradito finale e infatti gli occhi, pure essendo mattina, sono già sufficientemente rotondi, le voci del chiacchiericcio un tono sopra il consueto ed i gesti delle braccia piuttosto ampi. Grandi saluti ed inviti a partecipare alla festa, magari offrendo ciò che si condivide, le donne sono le più infervorate nel coinvolgimento dello straniero, almeno così pare. Salutiamo con calore, ma ci facciamo da parte senza gradire, il turista in fondo ha sempre la scusante dei problemi di salute. Così arriviamo alla piccola scuola, dove al momento i bimbi stanno facendo una pausa, giocando nel cortiletto. Altre bimbe sono al vicino negozietto a comprare pacchettini di caramelline o simili. Ci sono un paio di aule con parecchi banchi, almeno una dozzina, qualche quaderno chiuso in attesa del ritorno del legittimo proprietario, una lavagna sbrecciata alla parete e il maestro che ci fa entrare a dare un'occhiata. Dalle finestre i ragazzini più grandi incuriositi occhieggiano in cerca di attenzione, ci dice l'insegnante che sono diciassette e tutti molto bravi e studiosi. Lasciamo al maestro il mazzetto di biro che portiamo per queste occasioni e poi scendiamo ancora verso l'altra costruzione, chiaramente un asilo, gremito di piccoli che gridano a tutto spiano, giocando sul pavimento. Qui ci sono tre maestre che mi confermano di avere almeno una trentina di bimbi sotto i cinque anni, per un paesino così piccolo, che non credo ospiti più di duecento persone, significano davvero una forza vitale impressionante. Risaliamo dunque di nuovo il monte meravigliandoci ad ogni curva del rigoglio in ogni senso di questa terra bellissima.

Cremilda e Marcia

SURVIVAL KIT

Miguel

Strade di Principe - La rete stradale dell'isola è estremamente ridotta. Qualche chilometro dall'Aeroporto alla città è malamente asfaltato, ma pieno di buche per cui bisogna guidare con prudenza e mai al buio, non essendoci illuminazione e data la presenza di gente sulla strada, tutto il resto (meno di 30 km in tutto) è costituito di piste di terra, fangose durante il periodo delle piogge e in qualche caso lastricate di pietra. Per percorrerle è meglio avere un 4x4 tipo Jimmy, che essendo alto di pianale garantisce una guida più tranquilla anche se di rado serviranno le quattro ruote motrici. Il costo è tra i 50 e i 60 € giornalieri se guidate voi (non ci sono problemi a farlo, anzi è piuttosto divertente). qualcosa di più se volete l'autista che ha il vantaggio di portarvi a colpo sicuro nelle varie località. In ogni caso le distanze tra i punti di interesse, se pur minime, richiedono un'auto per essere raggiunte. Considerate che è possibile fare dei bei trekking, se vi fermerete sull'isola per più di tre/quattro giorni, tra le varie spiagge, oppure nell'area centrale della foresta attorno ai Picos.

Eula

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martedì 13 dicembre 2022

São Tomé 35 - Santo Antonio

Principe - La piazza di Santo Antonio



Bagni publici

 Rimangono un paio d'ore per fare una passeggiata a piedi per Santo Antonio che formalmente è il capoluogo dell'isola di Principe. Era un insediamento coloniale, una minuscola cittadina da cui i Portoghesi movimentavano tutto il traffico commerciale del cacao verso l'Europa e all'inizio dell'800, quando si era sviluppata nel suo massimo fulgore era arrivata a superare i 1500 abitanti, più o meno quelli che è tornata a raggiungere oggi, dopo il periodo di crisi succeduto all'abbandono delle piantagioni. Dopo la sfilata delle case sul porto, villette monofamiliari piuttosto simili tra loro, l'impianto della cittadina è molto regolare con strade larghe che seguono il corso del fiume Papagaio che, scendendo dall'omonimo pico, verso il centro dell'isola, ha creato con le sue deiezioni fangose questa specie di piccola pianura alluvionale prospiciente alla baia. I muri delle casette sono completamente scrostati e corrosi dall'umidità. Qualcuna è in stato di evidente abbandono, disabitata da decenni, altre ripopolate ma senza nessun accenno di manutenzione, dando così il senso di un disfacimento totale di una cultura che i nuovi residenti rifiutano alla base, non comprendendola e destinandola quindi ad essere consumata dal tempo. Su qualche muro decrepito riaffiorano ancora vecchie scritte, anch'esse semiscomparse o che tentano disperatamente di sopravvivere agli insulti del tempo. Magazzini di derrate o bagni pubblici adesso trasformati in provvisorie sedi di partito per le recenti elezioni, con gli slogan che ancora inneggiano al candidato del momento. 

La chiesa

Tuttavia notando appunto come queste scritte siano recenti, non puoi fare a meno di considerare che già si stiano scolorendo indecorosamente, segno che l'insulto del clima è davvero potente e quasi nulla resiste all'aggressione dell'umidità equatoriale. La grande piazza centrale presenta anche un tentativo di aiuole fiorite, ma la velocità con cui le erbe spontanee crescono in questo ambiente dà al giardino stesso quel senso di naturale disordine che non può essere governato in alcun modo se non con una serratissima e quasi inutile lotta quotidiana. Anche la chiesetta, chiusa al momento, presenta la stessa aria stanca di avvenuto spopolamento. In un angolo della piazza, un grande cartello ricorda che il Covid è una malattia letale e che conviene a tutti prendere le opportune precauzioni per evitarlo. Qui pare che la cosa sia stata presa piuttosto sul serio e che praticamente la quasi totalità della popolazione sia stata vaccinata con un prodotto indiano a basso costo, che tuttavia sembra aver funzionato dato che i morti si sono contati sulle dita, complice forse anche la bassa età media della popolazione. Comunque l'attenzione posta al problema come abbiamo visto all'arrivo in aeroporto è ancora forte e dovrebbe insegnare molto anche alle cosiddette nazioni più sviluppate. In giro ho visto magliette con la scritta: Io mi vaccino, tanto per dire, anche se come ho detto per la politica, la maglietta regalata è uno stimolo potente per le campagne pubblicitarie. 

Un bar

C'è comunque nell'aria un senso di letargica distopia, come se fosse finita un'era particolare e adesso il tutto si trovasse in uno stato di calma irreale, quasi di attesa che si presenti un nuovo inizio. I pochi ragazzi che vedi per le strade, sono accoccolati negli angoli che hanno l'apparenza di locali comunitari dove evidentemente ci si ritrova per far passare il tempo, bere un paio di birre o meglio del vino di palma, in attesa di qualcosa o qualcuno che non arriva mai. Su una casetta c'è un'insegna sbiadita di una Onlus italiana. Nel giardino inselvatichito, accanto ad una carcassa di automobile della quale neppure la marca è più riconoscibile, un tizio con un machete sta tentando di pareggiare una siepe. Ci dice di essere incaricato di fare il guardiano di non si sa bene cosa, ma comunque si offre anche come guida nel caso volessimo fare un giro nella foresta fino alle montagne del centro dell'isola. Ma noi domani ce ne andremo, così il nostro volenteroso Miguel, perde la sua occasione, ma dall'aria allegra con cui ci saluta capisci che se ne farà rapidamente una ragione. Il mercato è ormai chiuso a quest'ora e i banchi si mostrano nudi e pronti ad accogliere le solite povere merci domani mattina e le nubi hanno quasi completamente liberato il cielo dando spazio al Pico che incombe dietro la città. Mentre prendiamo la via del nostro alloggiamento, passiamo davanti ad un parrucchiere ancora aperto, gremito di ragazzi, in realtà ammassati attorno all'unico cliente perché l'astuto coiffeur concede l'opportunità di vedere la televisione, un vecchio apparecchio appeso al muro. 

Coronavirus

La luce comincia a scemare e pur se è quella che ai naviganti intenerisce il cuore, bisognerà pur pensare di mettere sotto i denti qualche cosa visto che oggi tranne un cocco ed un paio di banane, non abbiamo tritato altro. Rito è sempre lì che si guarda le partite della Premier Ligue, spaparanzato sulla sedia più comoda, al centro del locale. Il ristorante è ancora vuoto e le luci semispente, in attesa dei primi clienti, solo il grande schermo del televisore, orgoglio di Rito, illumina la sala. Ci fa un cenno stanco di accomodarci dove meglio crediamo, poi chiede notizie della giornata, se abbiamo evitato la pioggia, specie la più grossa, se ci sono piaciute le spiagge e cosa vogliamo fare domani. Poi va verso la cucina per prepararci qualche cosa di buono per cena. Ci lasciamo guidare, tanto ormai siamo nelle sue mani e devi dire che la tracina alla griglia che ci ha presentato era così gustosa e allo stesso tempo morbidissima che ho dovuto fargli i complimenti; lui ride sotto i baffi che non ha, conscio dei punti in più che la sua esperienza europea gli ha fatto guadagnare sui suoi concorrenti diretti, che comunque in città non sono molti. Questa sera pochi anche i clienti, cinque portoghesi, ragazzi giovani amanti evidentemente del turismo alternativo, un paio di coppie di locali, silenziosi e discreti. Fuori la notte è scura e le luci pochissime e fioche, sulla città abbandonata che dopo le nove cade in un deliquio notturno senza tempo.

Un negozio


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sabato 10 dicembre 2022

São Tomé 34 - In barca attorno a Principe

Principe - Una spiaggia


Ricardo

 Il mattino ha l'oro in bocca! Così se si vuol fare il giro con la barca è meglio svegliarsi presto, diciamo alle 6:30. Poi la realtà è diversa perché al ristorante di Rito è ancora tutto buio e il ragazzo delle colazioni la prende comoda; poi arriva anche Rito e sforna panini caldi e una omelette al formaggio da leccarsi i baffi, d'altra parte diciotto anni passati nella cucina di un ristorante italiano anche se londinese, significheranno pure qualche cosa. Del tizio della barca nessuna traccia, ma Rito dice di stare tranquilli, intanto il cielo si incupisce, secondo me non sarebbe proprio il giorno per uscire in mare, ma il fatto è che oggi è l'unico giorno disponibile visto che domani si torna a São Tomé. Comunque sia il tipo arriva e con grande allegrezza assicura che la giornata è bellissima, il tempo spettacolare e il mare calmo, insomma l'ideale. In realtà sembra terrorizzato dal pericolo che gli annulliamo il giro, provocandogli di certo un pesante danno economico, su cui evidentemente ha già fatto conto, mentre fuori comincia lietamente a gocciolare. Alla fine, obtorto collo, andiamo fino ad un murazzo dove è ormeggiata la barca dove Nelson, il nostro capitano ci aspetta con due giubbotti rossi da profugo economico nigeriano. Ecco perché la traversata costa così cara. Nella baia, naturalmente l'acqua è liscia come l'olio; passiamo di fianco al porticciolo dove è ormeggiata la carretta del mare che con una tempistica del tutto irregolare, va e viene da São Tomé e dalla costa africana portando tutte quelle povere merci richieste a Principe. Però appena usciti dalla baia il vento diventa più sostenuto e l'onda non è così liscia come pareva alla partenza e la barca salta sulle onde con una certa baldanza. 

Praia Grande

Nelson però sembra assolutamente tranquillo e allora mi metto il cuore in pace e cerco di godermi la costa. Puntiamo decisamente su una piccola isoletta senza nome davanti al promontorio che all'uscita della baia si protende diritto nell'Oceano. Tutta la costa di Principe è frastagliatissima e il nero cupo delle sue rocce racconta la natura vulcanica che l'ha costruita; piccoli golfi e rientranze si alternano a scarpate a picco sul mare. In fondo ad ogni seno piccole lingue di sabbia dorata costituiscono approdi limitati e scoperti alla furia del mare quando il tempo è arrabbiato. In pratica, oltre metà dell'isola è coperta di foresta primaria e anche sul resto i pochi campi e le piantagioni riattivate sono circondate da fitti boschi che arrivano fino al mare, rendendo la maggioranza di queste spiaggette inaccessibili da terra. L'isolotto senza approdi visibili, è un monticello sovrastato da un faro e subito dopo compare la striscia di Praia Grande, più o meno 500 metri di sabbia, la più lunga di Principe. C'è solo qualche bambino mudo che gioca nel bagnasciuga. Navighiamo sotto costa e lo spettacolo è davvero magnifico, offrendo via via l'immagine delle spiaggette più belle dell'isola. Tutta la parte nord è un  alternarsi di verde cupo, nero giaietto e l'oro della sabbia. Passano praia Boi, praia Macaco, praia Banana che ieri avevamo visto dall'alto, praia Burra e praia Bombom che riconosciamo immediatamente dal ponticello in disuso che lo collega all'isoletta che costituisce il punto più a nord dell'intero arcipelago. Di qui si dovrebbe vedere il passaggio delle balene e di altri cetacei che passano da queste bande andando verso sud. Ma si vede che sono già passati, dato che al momento non ce n'è traccia visibile. Intanto come temevamo comincia a piovere. Precauzionalmente ci eravamo blandamente attrezzati per questa situazione che seppur deprecabile fornisce un certo tipo di esperienza. 

Una rada

La macchinetta fotografica viene prontamente imbertata in una bustona impermeabile e le mantelle da acqua ci avvolgono completamente, mentre percorriamo la parte est dell'isola. Compaiono i picchi del centro dell'isola, coni altissimi di quasi mille metri, grigi e tondeggianti che tuttavia, man mano che il tempo peggiora vengono avvolti dalle nuvole basse. Quando arriviamo alla baia de Agulhas, avendo completato oltre la metà del periplo dell'isola, le cateratte del cielo si aprono completamente e a desso piove davvero forte, il vento anche e l'onda, secondo me comincia ad essere preoccupante, anche se Nelson ostenta una tranquilla mancanza di partecipazione ai miei nervosismi. Tuttavia questo è il punto estremo che dovevamo raggiungere, è passato mezzogiorno e dunque finalmente voltiamo la prua di nuovo verso nord, mentre il nostro capitano continua a gettare acqua fuori dalla barca utilizzando il solito imbuto ricavato da un contenitore in plastica da conegrina col  manico. Le nuvole però sembrano andare in direzione contraria, verso sud e a poco a poco la pioggia si riduce e lontano pare addirittura di veder comparire uno squarcio di luce. Verso l'una siamo a praia Sundy e sta uscendo un raggio di sole, forse la giornata non è del tutto persa. Intanto Nelson tira su le lenze dei bolentini che aveva gettato in acqua tanto per unire l'utile al dilettevole. Ha preso due discreti pesciolini, un tonnetto e uno più tozzo ma dall'apparenza golosa. Intanto approdiamo alla spiaggia, con il posteriore dolente a causa dello sbattere sull'onda, ma raggiungere la riva come un naufrago che quasi quasi disperava di mai più guadagnarsela, fa dimenticare tutto e poi la spiaggia è bellissima oltre che completamente deserta. Dopo un po' attracca anche, all'altro capo della lingua di sabbia, un'altra barca con due spagnoli a bordo, ma per la distanza, non capisco bene se sono degli anzianotti come noi o dei giovani virgulti. 

Praia Santa Rita

Mentre facciamo il bagno, anche se l'onda è un po' alta, Nelson raccoglie un po' di cocchi, tanto per non perdere tempo. Ripartiamo a malincuore, ma poco distante ecco la lingua di praia Banana seminascosta tra gli alberi per il bagno successivo. Adesso il sole è uscito completamente e l'acqua da azzurro grigio si è mutata in splendido smeraldo trasparente. Arrivano anche gli spagnoli, questo in fondo è un itinerario obbligato ed i due barcaioli salgono come gatti sulle palme che si sporgono sulla spiaggia a raccogliere altri cocchi coi quali riempire le barche. Nelson, munito ovviamente di machete idoneo ne libera due dalla spessa buccia verde, li apre e ce li porge. Prima ci beviamo tutto il dolce liquido contenuto, deve essere spettacolare per la glicemia, una vera frustata di zuccheri, poi lo spacca e con la paletta ricavata dalla buccia ci raspiamo tutta la polpa bianchissima e tenera al punto giusto. Che goduria! Ormai sono passate le tre, direi che è ora di tornare. Le barche devono essere rimesse all'onda e non è facilissimo visto che sono alla fine piuttosto pesanti, comunque alla fine l'operazione riesce e subito dopo praia Santa Rita, doppiamo Bombom e bordesando con calma arriviamo a superare il capo che ci porta all'interno della baia di Santo Antonio, le cui basse casette sfilano lungo il porto. C'è una certa animazione attorno al cargo che stamattina abbiamo visto alla fonda. Stanno scaricando casse di birra, mi sembra di vedere da lontano. Comunque adesso è tempo di bassa marea e dobbiamo attraccare dall'altra parte del porto. Dopo aver adeguatamente mancificato Nelson che riparte felice, torniamo a piedi all'albergo, percorrendo tutta la "passeggiata", praticamente in mutande visto che tutto quello che abbiamo è completamente bagnato. Intanto fa ragionevolmente caldo come ci si aspetta all'equatore e il sole è forte adesso, anche se sta già calando, comunque alle 16 ci guadagniamo una bella doccia bollente e proviamo a stendere tutte le varie cose nella speranza che qualcosa si asciughi visto che domani si riparte e la muffa nella valigia non è cosa buona.

I Picos

SURVIVAL KIT

Isole 

Giro dell'isola - Questa è una delle escursioni per così dire obbligatoria ed effettivamente imperdibile perché vi consente di vedere l'isola dal mare e di toccare alcune delle spiagge più belle che diversamente non sarebbero raggiungibili. Inoltre si dovrebbe avere anche la vista spettacolare dei Picos del centro dell'isola coronati dalla nuvole, della foresta fitta che copre larga parte del piccolo territorio e in stagione il passaggio delle balene. Di certo il luogo dove passerete la notte sarà disponibile a chiamarvi coloro che propongono questo giro o ad organizzarlo direttamente. Si tratta di piccole barche a motore che faranno il giro, oltre la metà del periplo, ma la parte sud dal mare non è molto interessante perché priva di approdi, tra le 9 del mattino e le 16 del pomeriggio con un paio di soste nelle spiagge più belle di almeno un'oretta cadauna, per fare il bagno o rifocillarsi. Portatevi dietro qualche cosa da mangiare e per bere, perché le spiagge sono tutte deserte e prive di ogni attrezzatura. Il costo, se trattate un po' dovrebbe essere di 100 € per barca. Comunque sia è una cosa da fare.

La baia de Agulhas

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