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lunedì 14 dicembre 2009

Carnevale della Matematica.

Come tradizione oggi 14 dicembre è appena stata postata la 20° edizione del Carnevale della Matematica, che questo mese è ospitato da Matematicamente, il bellissimo blog di Annarita. Come nelle precedenti edizioni, ci si può trovare una ricchissima serie di contributi, direi per tutte le tasche (volevo dire teste naturalmente), da chi ama la matematica seria e si vuole stordire con tutte le ultime novità della ricerca del settore a chi si diverte con i giochini, a volte facili, a volte capziosi e stimolanti. Una vera pacchia insomma per tutti. Invito tutti gli amici ad andare a dare un'occhiata, ce n'è da passare tutte le vacanze di Natale, altro che cinepanettoni! Tra l'altro, (e qui traspare il mio entusiasmo peloso, ma via, consentitemi questo vezzo esibizionistico, altrimenti blogger non sarei, eheheheh) Annarita ha benignamente ospitato anche tre miei piccoli contributi; certo, come direbbe Roberto Zanasi nel suo blog, di pensiero laterale, ma tant'è tutto è passato agli atti e fatevene una ragione. D'altra parte sarebbe bella che un tuttologo non dicesse la sua anche su un fondamentale come la matematica. Chi mi segue, li ha già visti qui, quindi non perda tempo e veda il resto. Quindi buona lettura a tutti e se qualcuno si appassionerà, tanto meglio, ci sono i precedenti diciannove capitoli da andare a sfruculiare.

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mercoledì 13 dicembre 2017

Fare calcoli sbagliati



Devo dire che non si riesce ad uscirne. Ce n'è sempre una. Insomma pensavo di aver finito con tutte le granette varie, sistemazioni di macchine, rogne da commercialista, bollettame vario che ti aspetta ogni volta che torni da qualche giorno di svago e di meditazione sul senso dellavita ed eccola lì, la rogna in agguato che non ti lascia stare tranquillo un momento. Stavolta si tratta di un problema matematico, anche se si potrebbe dire altrimenti ed io in matematica non sono mai stato molto bravo. Non è una cosa complicata per carità, devo solo farmi un calcolo, ma un bel calcolo piuttosto grosso che richiederà capacità e perizia e anche un impegno di almeno un paio di giorni. Dato che come ho detto in questo campo non sono un'aquila, sono stato costretto a mettermi nelle mani di professionisti. Dunque, mi ritirerò nuovamente per qualche giorno per cercare di risolvere il problema. D'altra parte ogni calcolo,per complicato e grande che sia, ha una sua soluzione e penso che anche stavolta ci riusciremo. Quindi se per qualche giorno non mi sentirete, non preoccupatevi più di tanto, siamo lì che incolonniamo numeri, analizziamo dati, per arrivare alla soluzione finale, che essendomi al momento incognita, non dico che mi tolga l'appetito, ma in qualche modo mi condiziona anche nella soddisfazione dei bisogni primari, come quella, ad esempio, di sgranocchiarmi una tavoletta di cioccolata tanto per tirarmi su. A presto dunque, a calcolo risolto.


Ore 12:00
Contrordine compagni. In questo momento mi comunicano che l'operazione matematica viene rimandata e che pertanto i miei importanti calcoli saranno risolti a gennaio. La cosa mi innervosisce molto ma, come si dice tra mandrogni, bisogna mordere l'aglio e dire che è dolce. purtroppo la prorogatio è consuetudine italica e bisogna che me ne faccia una ragione, d'altra parte la matematica non è un'opinione. Quindi ne riparleremo.


giovedì 4 settembre 2008

Ancora matematica

Io, con la matematica proprio non ci azzecco, per dirla alla molisana. Sento dal portavoce del governo che il vecchio e laido governo Prodi metteva le mani nelle tasche degli italiani e gli prelevava circa il 43,6% di tasse. Invece, conferma lo stesso portavoce, il munifico governo attuale che aveva basato la campagna elettorale promettendo una sostanziale diminuzione delle tasse, ha varato una finanziaria che prevede che per 3 (tre) anni le tasse rimarranno invariate al 43,6% (solo le amministrazioni locali, a causa dei tagli di bilancio saranno costrette ad aumentarle un pochino , ma poco). Ma allora in questi tre anni, chi mette le mani nelle mie tasche per prelevarmi il detto 43,6%? La mia vecchia professoressa di matematica continua a dirmi che non ho mai capito niente e non vuole più darmi ripetizioni private, dice che è inutile.

mercoledì 25 luglio 2012

Recensione: M. Pieraccini - L'anomalia


Come è giusto, quando arriva l'estate viene il tempo delle letture da ombrellone. Non voglio ritirarmi da questo compito informativo. Eccovi dunque, porto su un piatto di silver plate, tra una fetta di cocomero, un ghiacciolo alla menta e un pezzo di cocco bello, questo: L'anomalia, un classico triller mescolato all'intrigo internazionale. C'è un po' di tutto, da Cernobyl all'11 settembre col condimento della guerra chimica e batteriologica appena scampata. La particolarità è che tutto l'ambaradan, pur con frequenti flash back esplicativi,  si svolge ad Erice ad un convegno internazionale di fisici, con tanto di Zichichi in odore di sospetto. Tutto è ben condito dalla mentalità logica e matematica dei ricercatori, non per nulla l'autore è appunto un fisico e scienziato nel campo delle microonde e prende spunto proprio dalla cosiddetta Anomalia di Catt, un paradosso irrisolto dell'elettromagnetismo classico, vedere qui per chi volesse approfondire. Così tra misteri, servizi segreti, un paio di cadaveri e tante considerazioni sull'essenza dell'universo, la teoria delle stringhe e le tare filosofiche che la matematica e le sue elucubrazioni porta con sé, driblando tra l'equazione di Dirac e quella di Schrodinger, si arriva al finale velocemente, ancor prima di aver finito ghiacciolo e cocomero.Piacerà di più agli amanti della matematica forse, ma non pretendete molto, abbiamo detto che son fatiche da spiaggia.






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giovedì 21 maggio 2009

Matematica.


La scorsa settimana se ne andata anche l'ultima (credo) dei professori storici che ho avuto nel mio Liceo Classico. Insegnava matematica, la Professoressa Morato, e non è mai stata molto amata dagli studenti. La sua stessa figura altissima e la sua rigidità anche fisica le conferivano l'immagine di grande severità ed inflessibilità. Non si parlava molto durante le sue lezioni per non essere fulminati dalle sue occhiate algide che promettevano sfracelli nell'interrogazione successiva. Aveva, primo esempio nella mia memoria, istituito il moderno e costituzionale metodo delle giustificazioni programmate, due per trimestre e senza motivazione specifica, includente quindi anche quella che ieri non avevo voglia di studiare e ho cazzeggiato tutto il giorno, terminate le quali, non c'erano santi, nonne morte, madri all'ospedale che tenessero, si veniva interrogati senza pietà. Le annotava con calligrafia minuta su un quadernetto dalla copertina gialla all'inizio di ogni lezione. Alzava la testa, sempre perfettamente curata sopra il lunghissimo collo modiglianesco, e, sirena imperturbabile, lanciava l'irresistibile richiamo: "Chi si giustifica?". Nelle prime lezioni del trimestre avveniva allora una specie di reazione a catena, mentre si alzavano le prime mani, il panico cominciava a serpeggiare tra gli alti banchi di legno scuro intagliati dai graffiti di generazioni, in quanto, diminuendo la base interrogabile, aumentavano proporzionalmente le possibilità di essere pescato (è matematico, appunto). Così l'insicurezza spingeva altre mani ad alzarsi fino a coinvolgere quasi tutta la classe. Rimanevano invariabilmente due o tre interrogabili, i sempre preparati, Marghe, Gianmaria e pochi altri. Presa debitamente nota, chiudeva il quadernetto e annunciava con una piccola vena di sadismo: "Oggi allora non interroghiamo e andiamo avanti col programma." Invariabilmente nelle prime lezioni se ne andavano tutte le giustifiche e eravamo quindi pronti per la macelleria. Il suo grande senso di giustizia le faceva utilizzare, nella scelta degli interrogandi, l'uso della sorte. Apriva infatti a caso la pagina di un libro, sommando le cifre fino ad ottenere un numero corrispondente ad un candidato. Il sistema penalizzava fortemente quelli che come me avevano, data l'iniziale del cognome, un numero basso, che venivamo dunque interrogati più volte di altri. Quindi sempre pronto al cimento, anche se eri stato interrogato il giorno prima. Era stato tentato un correttivo ed il capoclasse fu incaricato di preparare un sacchettino contenente tutti i numeri dei discenti, ma dopo che scoppiò lo scandalo (il capoclasse infatti, non aveva artatamente inserito il suo numero, qualcuno si ricorda se ci fu una punizione oltre all'esposizione al pubblico ludibrio?), si ritornò all'ingiusto metodo tradizionale. Però la matematica l'ho imparata e me l'ha fatta anche piacere evidentemente, se, nonostante il classico ho scelto una facoltà scientifica come molti altri miei compagni. Credo anche che avesse una certa simpatia per me, diversamente avrebbe preso dei provvedimenti in linea con i tempi, quando la cinghia di gomma avvolgilibri, che avevo teso, legandola attorno al banco per trarne vibrazioni sonore come la corda di una cetra, si spezzò e preso il volo, andò a colpire la parete dietro la sua testa schivandola di poco. Roba da mettere subito su Youtube, ma non fecero a tempo a filmare col telefonino, magari solo perchè non immaginavamo ancora che potesse esistere. Forse mi assegnò solo un piccolo penso, tipo un centinaio di esercizi per la lezione successiva, tutta roba utile alla causa. L'ho rivista qualche anno fa, accompagnata, che camminava a fatica; non credo mi avesse riconosciuto, ma, quando le strinsi la mano, nei suoi occhi era brillata subito la luce di soddisfazione di tutti i professori quando vengono avvicinati da ex allievi. Siamo il prodotto della loro fatica, nel bene e nel male. A Roma, la scorsa settimana, come nei raduni di reduci, abbiamo parlato anche di lei, con con una melanconia che veniva da lontano, proprio mentre se ne andava.

mercoledì 15 dicembre 2010

Carnevale della Matematica n.32

Vi ricordo il consueto appuntamento di metà mese con il carnevale della matematica. Questa interessantissima 32esima puntata è stata ospitata da La nostra matematica, il bellissimo blog tematico di Annarita Ruberto, che vi esorto a visitare anche oltre il post dedicato. L'argomento trattato questa volta riguarda un aspetto molto intrigante di questo mondo, la matofobia, che rappresenta per molti una scusa più inventata che reale per tenersi lontano da un mondo che può essere anche divertente e piacevolissimo. Annarita ne ricerca cause e motivazioni psicologiche con interessante approfondimento. La serie dei contributi è davvero grande e vi potrà deliziare per un po'. Addirittura ci sono entrato di striscio anch'io con Matofobia o matofilia, che sembra un titolo inquietante ma alla fine è di contenuto leggero.



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domenica 15 gennaio 2012

Carnevale della matematica n.45.



Ecco un nuovo appuntamento del carnevale della matematica. La 45esima puntata è questa volta appannaggio di Matem@ticaMente di Annarita Ruberto che, fin dall'introduzione, dà del tema proposto: Computazione, storia del PC e dintorni, una interpretazione davvero interessante. I contributi ricchissimi, sono poi tutti da degustare per gli appassionati. Non mancate di dare un'occhiata. Ci sono anch'io con: Calcolare non stanca di qualche giorno fa. D'accordo sono un abusivo, ma mi è sempre piaciuto imbucarmi alle feste e questa, vale davvero la pena.


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martedì 1 dicembre 2009

Cronache di Surakhis - 22: A nightmare

La festa era finita ormai. Gli ultimi ospiti se ne stavano andando, ma di certo alcuni, che già da un po’ erano crollati sotto i tavoli, completamente ubriachi, non si sarebbero mossi fino al giorno dopo, tranne gli Aldebariani naturalmente, a quelli , la sbronza passava solo dopo una settimana, eppure non resistevano mai alla tentazione del vino della terza luna di Ghost, così dolce e profumato. Paularius si trascinò fino ai suoi appartamenti, dopo aver allontanato con un cenno della mano le quattro concutrans che ancora avevano voglia di muovere i fianchi al ritmo delle percussioni dei musici denebiani. Si gettò nel grande letto e le luci scemarono di intensità automaticamente mentre scivolava in un sonno pesante. Ma, passato poco tempo, almeno così gli parve, un rumore secco in mezzo alla stanza, lo svegliò quasi di colpo ancora intorpidito dal primo sonno. Poco sotto il soffitto debolmente illuminato si materializzò un ologramma, un po’ sfrigolante a dire il vero, con le sembianti oscure di un essere avvolto in un lungo saio a cui non si leggeva il viso. –Sveglia, vecchio mio, un sonno troppo lungo ricorda la morte e tu così preciso ed amante della razionalità non vuoi certo rifuggire alla dimostrazione che il certo e l’incerto spesso si confondono, che i sofismi matematici a te tanto cari non sono certezze, se li sai scavare nel profondo. Voglio convincerti che ciò che ti sembra così certo non lo è affatto, che la tua razionalità è illusione. – Paularius era sempre pronto a queste sfide mentali e si sedette, anche se a fatica, aggiustandosi i morbidi cuscini, come per accettare l’agone. – Certo se ti convincerò, dimostrandoti che cose apparentemente diverse in realtà possono essere matematicamente uguali, dovrai pagare uno scotto, ti vorrò dunque per me, sarai carne per la mia banca degli organi, vecchio mio.- Non seppe ribattere Paularius, incapace di ritrarsi dalla sfida. L’ologramma sfrigolò un poco prima di cominciare a tracciare segni sul grande schermo che si era aperto davanti al letto. – Concorderai con me che posso dare due immagini diverse di qualcosa, come anche nominare in modo diverso una stessa realtà, una stessa quantità, non avrai niente in contrario quindi, se diamo ad “a” e “b” lo stesso valore 1 scrivendo a=b=1.- Paularius, con la gola secca assentì col capo. – Dunque prendiamo come assunto l’uguaglianza:

a = b

e di certo mi seguirai nel ragionamento che moltiplicando i due termini per uno stesso fattore “a” l’uguaglianza non cambia, dunque

a^2 = ab

Lo schermo virtuale evidentemente era di vecchio tipo, perchè non riusciva a mostrare i caratteri "al quadrato" scritti in apice; un impulso telepatico gli suggerì di usare il simbolo ^, ma Paularius capì ugualmente, anche se non riusciva a ribattere alcunché, mentre l’ologramma assumeva un certo tono rosato mentre proseguiva il ragionamento. – Parimenti posso togliere ad entrambi i termini la medesima quantità b al quadrato:

a^2 - b^2 = ab – b^2

A questo punto Paularius sbottò: - Ma non capisco dove vuoi andare a parare, questa è matematichetta elementare, cosa mi vuoi dimostrare?- - Niente, niente, solo posso continuare con il noto sviluppo del binomio e mettendo in evidenza la “b” nella parte destra dell’uguaglianza, non è vero? Così:

(a + b).(a – b) = b (a – b)

-Fin qui niente di nuovo, dove mi stai portando?- - Sto solo seguendo la tua logica e le tue regole perfette, quelle delle quali tu sei tanto certo. Ma ora, come tu mi insegni la semplificazione è la via maestra nella ricerca dei risultati, non solo nella matematica, ma anche nella filosofia e nella soluzione dei problemi della vita, nella ricerca della verità, dunque si impone sempre, quando è possibile di semplificare il tutto. Se elimino (a – b) da entrambi i lati dell’uguaglianza in questo caso otteniamo allora:

a + b = b

e se sostituiamo ai simulacri, alle sembianti, alle fantasie da noi create, mettendo i veri valori al posto delle lettere avremo dunque:

2 = 1

Sei dunque ancora duro nelle tue certezze? Adesso che ti ho dimostrato l’impossibile, voglio la posta in gioco, c’è bisogno dei tuoi organi, anche se li hai sfruttati anche troppo nella tua vita di crapula.- L’ologramma scurì a poco a poco i colori fino quasi a rimanere indistinto con la parete dello sfondo, ma ingrandendo a poco a poco i contorni fino ad avvolgere l’intero letto. Paularius terrorizzato si rannicchiò in un angolo, poi mentre il braccio ricoperto dalla tunica nera si avvicinava al suo corpo, cacciò un urlo selvaggio e si svegliò coperto di sudore freddo. I sardar della guardia personale, armati fino ai denti, piombati nella camera, lo trovarono tremante che guardava una scritta rosso sangue vergata sul pavimento

NO/X0

Mentre arrivava il robomedico per sostituirgli un paio di coronarie e per i controlli di rito, lo sentirono dire forte alle cameriere: - D’ora in poi basta con quel rognone trifolato, non lo digerisco più.-

______________

Questo post parteciperà indegnamente alla 20° edizione del Carnevale della Matematica, una interessante iniziativa ideata da .mau. sul modello del Carnival of Mathematics, di cui vi invito a prendere visione e che sarà ospitato il 14 dicembre da http://lanostramatematica.splinder.com/post/21763826/Carnevale+Della+Matematica:+As. Vi farò un memo a suo tempo.

sabato 16 gennaio 2010

Carnevale della matematica n.21

Questo mese, il ventunesimo Carnevale della Matematica è ospitato da Chartitalia, blog di classifiche, politica e scienze. Vi invito ad andarci a dare un'occhiata perchè è una vera miniera di divertenti post a soggetto.

Inopinatamente e di certo per abbassare la media della qualità degli inyterventi, (non bisogna volare troppo alti) è stato citato anche il giochino del mio post: http://ilventodellest.blogspot.com/2010/01/cronache-di-surakhis-25-antiche-fonti.html

lunedì 15 marzo 2010

Carnevale della Matematica n. 23


Vi segnalo il Carnevale della matematica n. 23, questo mese veramente eccezionale, dall'ottimo Popinga. Tra l'altro io sono nato il 23...quindi!

domenica 31 agosto 2008

Matematica

Leggendo i dati pubblicati dalla stampa ed ascontando le dichiarazioni ai media, poichè nonostante l'età ho ottima memoria, credo di aver capito che nell'affaire Alitalia, l'offerta di Air France di 1,5 miliardi di Euro e 3000 esuberi per tutta la compagnia compresi i debiti era una svendita orribile, mentre la soluzione di scorporarla in una bad company con tutti i debiti (pagati dagli italiani) e 7000 esuberi e una good company che creerà utili, venduta (regalata?) a 1 miliardo di euro (in parte in natura, vedi Air One compagnia decotta o quasi), è un affare straordinario. Siccome in matematica non andavo tanto bene, ho cercato di farmi aiutare dalla mia vecchia professoressa, ma è molto anziana e mi ha detto di non prenderla in giro. Qualcuno mi può aiutare? Ho capito solo che in Air France a queste condizioni sono molto interessati a rientrare e si stanno fregando le mani, come mai?

venerdì 25 marzo 2011

Benzina e matematica.

Non è che mi son svegliato col piede storto, che qualche volta succede e neanche perchè sono andato a pagare il riscaldamento che comunque non è una passeggiata, ma è quando mi sono fermato alla pompa che è scattato il trip. Perchè anche dando credito alla mia beneamata professoressa Morato, che sosteneva che di matematica non ho mai capito molto, pur se mi difendevo col ragionamento, i conti non mi tornano, ma proprio per niente. Dunque, posto che oggi il greggio costa 100 $ al barile e un paio di anni fa al suo massimo storico era arrivato a 150 che secondo me (ma forse sbaglio prof?), sarebbe il 50% in più, (40/41 in effetti, se, essendo pignoli, consideriamo il differenziale cambio Euro/dollaro che è leggermente peggiorato), alla pompa, la benzina ha superato invece i massimi di quell'epoca, quando aveva toccato 1,5 Euri, lanciandosi in spazi aperti e sconfinati verso l'1,6, senza che vi siano apparenti ragioni di aumenti di costi dei servizi collegati al settore. Molto peggio ha fatto il gasolio, per non parlare del GPL che siamo stati convinti ad istallare per il bene dell'ambiente e che in un anno è aumentato del 30%.

Ora, siccome questo calcolo non torna, anche ricorrendo ai numeri irrazionali, che forse non ho mai afferrato bene fino in fondo, non vorrei che, Dio ci scampi, qualcuno ne volesse approfittare. Io, se fossi capo del mondo, quale è poi la mia aspirazione segreta, farei così. Convocazione urgente, anche in sedi separate di tutti i presidenti e amministratori delegati delle compagnie petrolifere a cui passerei una circolare/velina (di carta non di carne) del seguente tenore: - Egregi signori, siamo in un paese libero e quindi Voi potete offrire i Vostri pregiati carburanti al prezzo che ritenete giusto, per carità; comunque, se entro domattina i prezzi alla pompa non tornano al livello congruo e proporzionale col recente passato, riceverete subito la visita dei miei ispettori della finanza che cominceranno un controllo serrato sui vostri conti, mentre dalla prossima settimana scatterà automaticamente una accisa addizionale a vostro carico, che si adeguerà proporzionalmente ad ogni vostro aumento considerato incongruo. Adesso andate pure e fate come credete meglio, perchè siamo in un paese democratico.- Secondo me sarebbe anche una manovra gradita all'elettorato e non ditemi che sono un facilone qualunquista.


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mercoledì 10 gennaio 2018

Ancora matematica


Allora sembra che finalmente sia giunto il momento, anzi con un giorno di anticipo, domani mi farò 'sto grosso calcolo, che come si sa, la matematica non è un opinione. Non aggiungo altro, perché mi sta qui dentro da un bel po', quindi ne parliano quando sarò riuscito ad arrivare al risultato, naturalmente con l'aiuto di chi ne sa di più di me e di calcoli ne fa quasi tutti i giorni, quindi direi è da considerarsi esperto e dovrebbe darmi una mano anzi tutte e due per arrivare al risultato corretto. 

Spero di farcela in due o tre giorni, ma sapete com'è magari potrebbe essere più complicato del previsto tanto da arrivare ad un risultato definitivo, anche se non auspicato. E' già capitato, sembrava un calcoletto semplice e invece anche con la prova del nove si è rivelato fatale per il malcapitato che voleva togliersi il pensiero. Comunque vi saprò dire, spero entro domenica. 

mercoledì 23 febbraio 2011

Carnevale della chimica 2.


Vi segnalo che sul blog Scientificando di Annarita Ruberto è ospitata questo mese la seconda edizione del Carnevale della Chimica, che ha ormai preso il volo sull'onda dei grandi successi di quelli della matematica e della fisica. Mi ci sono imbucato anch'io con La chimica dell'insalata, come quei tali che appena sanno di una festa si infilano, con la scusa che conoscono qualcuno anche se c'entrano poco. Intanto si partecipa alle danze e l'importante alla fine è divertirsi e con le nuvole nere che ci stanno sopra la testa, bisogna anche cercare di pensare ad altro. Dateci un'occhiata e son sicuro che vi divertirete anche voi.



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sabato 23 settembre 2023

Casualità


A volte emergono dal passato fantasmi lontani dei quali evidentemente mantenevi una traccia in un lontanissimo angolino della tua mente consunta e credevi ormai irrimediabilmente perduti, fino a quando una casualità assolutamente bizzarra ed impensabile, una congiunzione astrale davvero difficile a verificarsi, le ricrea davanti ai tuoi occhi increduli e ricostruisce un mondo lontano ed ormai scomparso per sempre. Ecco qua, qualche giorno addietro, incontro due care amiche del tempo che fu, allaccio di un'infanzia vissuta in un altro secolo a tutti gli effetti e per assoluta casualità ecco che da un cassetto salta fuori una collezione di cartoline che il padre di una di loro, ha messo insieme in una vita intera. Tutte rappresentavano vedute del nostro paesello nel quale, bambini, trscorrevamo a casa dei nonni, quella che un tempo si chiamava la villeggiatura. Decine e decine di cartoline, puntigliosamente ordinate per data, che raffiguravano aspetti diversi di Valle S. Bartolomeo, una delle frazioni alessandrine. Alcune risalgono addirittura ai primi anni del '900 e per la maggior parte, come dicono i collezionisti, rigorosamente viaggiate. Già, perché il bello della cartolina è che, al di là della illustrazione che spesso, essendo tematica, riporta con piccole varianti, lo stesso tema all'infinito, anche se trattandosi di un paesello ne puoi apprezzare i piccoli cambiamenti temporali, che ti rammentano su quale panchina ti sedevi sulla piazza, il piccolo messaggio scritto sul retro della stessa, racconta una storia di un tempo lontanissimo che suscita tenere considerazioni e spesso fa immaginare storie ormai svanite. 

Bene, potete dunque pensare quale sia stato lo stranito stupore del ritrovamento di una di queste cartoline spedita da me stesso tredicenne, nel 1959, quasi sessantacinque anni fa, alla mia professoressa di matematica delle medie, la anzianissima, così almeno mi sembrava allora, signorina Trucco Carolina, un nome che la descriveva appieno, con la quale le auguravo buone vacanze. Di certo la cosa era stata ispirata dalla mia mamma attentissima alle relazioni scolastiche, che curava in ogni loro aspetto. Questa straordinaria professoressa, che oltre ad insegnare nelle nostre scuole medie, viveva a Boscomarengo, avendo dedicato tutta la vita ai ragazzi dell'istituto correzionale che aveva sede nell'attuale complesso di S. Pio V, aveva la capacità di rendere la matematica, materia assai attrattiva a noi teste quadre e sono certo che l'interesse che ha sempre suscitato in me fosse dovuto proprio a lei. Era piccolissima e magra, sempre vestita di nero, con camicette di pizzo accollatissime, che ricordo avvicinarsi alla cattedra imbracciando il registro di classe e poi, davanti alla lavagna munita di gessetto e cancellino, che riempiva all'infinito di espessioni da risolvere. Così pensate alla assoluta sorpresa e all'emozione che ho avuto nel ritrovare questo reperto, approdato lì, per assoluta casualità, trovato probabilmente su una bancarella dove era finita, quando alla morte della mia cara prof, avevano smantellato i suoi poveri averi. Le cose che lei aveva evidentemente religiosamente conservato, le tracce dei suoi ragazzi che le avevano fatto compagnia fino alla fine e che come per tutti noi, dopo, vengono disperse nel vento. Una grande emozione, vi assicuro, anche io in fondo, nel mio piccolo sono umano.




 

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domenica 16 maggio 2010

Il carnevale della matematica n.25

Un'altra segnalazione di servizio.
Non dimenticate di dare un'occhiata alla stupenda edizione del Carnevale della matematica, sul sito di Annarita Ruberto, MatematicaMente, dedicato alla bellezza, di cui abbiamo tanto bisogno, che segnala una serie di post interessantissimi e anche curiosi, che sapranno affascinare anche chi della materia non è un cultore e magari, avendola mal sopportata a scuola a causa di certo solo di cattivi insegnanti, l'ha un po' in uggia. Godeteveli, centellinandoveli ad uno ad uno.
Tra l'altro, indegnamente, Annarita ha voluto segnalare anche il mio Diamo i Numeri, che mi sembra abbassare un po' la media dei contributi, anche se la cosa mi inorgoglisce comunque assai.
Dunque appuntamento al prossimo mese.

venerdì 4 dicembre 2009

Cronache di Surakhis 23: Soluzione finale.

Visto che l'altro giorno, in seguito al divertissement matematico che potrete riguardare qui, non si è scatenata la furia dei commentatori nel tentativo di spiegare la facile spiegazione del problemino, probabilmente perchè era già ben conosciuto o meglio ancora, perchè la soluzione era talmente facile da essere sdegnata dalla quasi totalità dei miei benevoli lettori che non hanno voluto commentare con ignominia, mi corre comunque l'obbligo di dare due righe di commento, vuoi a chi, disinteressato alla materia di Ipazia, guarda con irritazione al pensiero scientifico forse un poco arido, vuoi soprattutto al povero Paularius che a due giorni di distanza non si era ancora ripreso dall'incubo gastroprodotto. Lo avevamo lasciato in un bagno di sudore, nel letto pneumatico a levitazione magnetica, che cercava di discernere il sogno dalla realtà, ma quando giunse, opportunamente convocato, l'esperto di matemagica, un bonobo quadrumane di Zork, che computava sulle dita di mani e piedi con un sistema vigesimale derivato direttamente da una antica cultura Maya, lo trovò seduto sul bordo del letto quasi sgonfio, che osservava, tenendosi la testa tra le mani, la scritta insanguinata sul pavimento, che ricorderete anche voi:

NO/X0

Il primate, a cui era stata preventivamente fornita la sequenza dei passaggi matematici, cercò di consolarlo, battendogli ritmicamente le manone sulla schiena e offrendogli le sue parti posteriori in segno di sottomissione rituale, come tutti quelli che erano ammessi alla presenza di Paularius. Poi nella sua lingua gutturale, emise alcuni significativi grugniti, indicando i simboli vermigli. -Ma mio illuminato e sapientissimo sire, la spiegazione è scritta qui davanti ai vostri occhi e solo la stanchezza del pesante cibo che ha allietato la vostra cena, i cattivi effetti delle sostanze che avete assunto e tutte le operazioni che avete subito dalle concutrans che hanno allietato la vostra notte, vi impediscono di decifrarla, infatti basta leggerla così come è scritta.- Paularius non aveva voglia di perdere ulteriore tempo, anche perchè il rognone trifolato continuava a rinvenirgli i rivoltandogli lo stomaco e allungato un calcio al bonobo che si trastullava, come d'abitudine e come tra l'altro prescriveva il protocollo e le sue naturali inclinazioni, con le sue parti intime, gli impose di dare subito una spiegazione logica senza perdere altro tempo. Lo scimmione nero, alzò allora l'occhio triste e schiacciandosi un pidocchio impudente che cercava di saltar fuori dalla ormai rada pelliccia, indicò le lettere sul pavimento: - Vedete, o mio Duce, insigne fustigatore dei costumi, amatore della famiglia, protettore del popolo dai clandestini andromediani, rondista duro ma giusto - E non farla lunga - sbottò Paularius irritabile- Guardate la sequenza delle lettere. La scritta recita: NO (quindi una negazione) seguita dal segno della divisione in uso negli antichi calcolatori, il segno PER seguito infine dallo zero. Appare quindi evidente il significato. Non è possibile, benchè a Voi tutto sarebbe possibile naturalmente, oh Immenso, se solo lo voleste, in matematica la divisione per zero. Avrete infatti di certo notato che nel quinto passaggio dello sviluppo dell'eguaglianza si è diviso entrambe le parti per (a-b), ma avendo assunto che a=b=1 nel dato iniziale, questo equivale a dividere per zero, rendendo quindi erronea la conclusione finale. Di certo lo avevate ben compreso ed ora vi fate beffe di me, povero scriba credulone.- E nuovamente si chinò porgendogli le terga. Paularius lo allontanò con un calcio, robaccia da Carnevale della Matematica, si disse e si diresse verso il salone delle colazioni, dove lo aspettava una schiera di ancelle per la toeletta del mattino.

martedì 23 luglio 2019

Central India 29 - Il forte di Gwalior


Chit Mahal
 
Interni del forte
Il vantaggio di passare la notte in treno è che il tuo arrivo alla meta ovviamente di prima mattina, ti permette, essendo come ovvio ben fresco e riposato (ahhahahahah), di avere tutta la giornata a tua disposizione per goderti appieno, dopo aver caricato i bagagli sulla macchina, la città in cui sei appena arrivato e poi proseguire senza affanno alla meta successiva, guadagnando quasi un un giorno e mezzo. Tutto il contrario insomma della strategia low travel, quella del vero viaggiatore che non misura il tempo, ma viaggia adattandosi all'itinerario e non affannandosi per riuscire a vedere il massimo nei pochi giorni che ha ha disposizione. scegliete voi insomma, io faccio quello che posso. Gwalior, l'ennesima grande città trovata (o meglio cercata) sul nostro itinerario, è una città piuttosto negletta e trascurata dai girovaghi che pure da queste parti transitano per vedere le altre conurbazioni importanti che stanno da queste parti, di certo non si trascura Agra con la sua perla di marmo bianco, oppure l'aria intrisa di morte di Varanasi o anche la serie dei famosi templi erotici di Kajurao, eppure pochi dedicano almeno una mezza giornata per godersi uno dei più bei complessi artistici indiani, tanto che l'area del forte di Gwalior viene definita anche "la perla tra i forti dell'India". Come gli altri si erge anch'esso su una grandissima collina calcarea che domina la città sottostante. Una cinta di mura ne circonda la sommità, una acropoli che contiene molte costruzioni di epoche diverse che raccontano la storia di quanto è avvenuto quaggiù.

Maioliche
Le pareti strapiombanti sulla valle della costruzione principale, sono scandite da torri eleganti che ne identificano subito la sua unicità e le conferiscono la sua bellezza inconsueta. Risalendo la strada a zig zag che porta alla principale porta d'accesso sei letteralmente sovrastato da una facciata senza fine che incornicia completamente la cresta della collina. La pietra dorata con cui è costruita, è completamente ricoperta da un fitto e complesso schema decorativo fatto di archi e rientranze, di vuoti e di pieni in cui giocano le ombre, cosa di per se stessa immaginata con mirabile ingegno decorativo, ma quello che le conferisce l'impronta assolutamente unica è la serie di mosaici in ceramica blu che evidenzia in positivo serie infinite di figure di animali immaginari, di corone di fiori, di disegni dall'astrazione elegante. In questo palazzo, nelle sue torri arzigogolate, nei suoi cortili ricchi di colonnati e finestre, si è davvero scatenata la fantasia di architetti di gran valore, che hanno saputo alternare in modo perfetto la decorazione alla scultura, alla progettazione degli ambienti. Ti affacci alle finestre e butti l'occhio sulla città sottostante. Che sensazione di dominio, di potere assoluto. I re che vivevano questo palazzo dovevano avere ben chiaro il significato del regnare. E' ancora presto, in pratica siamo forse i primi visitatori, complice il treno. Il botteghino dei biglietti è ancora chiuso come anche il bar all'ingresso, in cui tentiamo disperatamente di fare colazione. Esce un guardiano assonnato, fa segno che tornare come minimo tra un'oretta e comincia a spazzare il cortile con una scopetta dal manico corto che lo obbliga ad una posizione china assolutamente innaturale.

Il forte
C'è da pensare di mettere su un'aziendina che fabbrichi manici lunghi, roba da far soldi a palate. Poi emerge anche il tizio dei biglietti e possiamo cominciare a camminare all'interno dei tanti palazzi che epoche e civiltà successive hanno costruito sulla collina in quasi mille anni consecutivi di rimaneggiamenti ed elevazioni, pronte a sopraffare quelle precedenti, per dimostrare la propria superiorità, in realtà rimanendo inevitabilmente contaminate dalla loro bellezza. Così i turcomanni hanno sopraffatto i Rajput, che sono poi ricomparsi per essere sconfitti nuovamente e trucidati dai Moghul, con inevitabile sati collettivo di tutte le mogli, pronte al suicidio rituale pur di non cadere nelle grinfie del nemico, che le ha comunque celebrate in una delle tante steli davanti alle grandi piscine serbatoio che costellano gli spazi aperti tra i palazzi. In qualcuno puoi osservare pareti coperte di iscrizioni, addirittura è segnalato che qui figura in una scritta risalente al IX secolo, il primo zero, della storia della matematica, un cerchietto da nulla che racchiude però un concetto astratto talmente straordinario ed importante da sconvolgere tutta la storia della matematica, partito dunque da qui e traslato poi alla cultura araba e giunto infine a noi nel tardo medioevo. Stai seduto su queste antiche pietre a guardare la perfezione di questi muri, di queste statue imponenti, di queste linee che si estendono in curve eleganti che hanno visto nei secoli l'alternarsi di forze opposte di distruttori e di costruttori, di volta in volta a scambiarsi e sostituirsi. 

Interno del Sas Mandir
C'è davanti a me un gruppo di anziani in visita, sono sigh dai gonfi turbanti, vesti blu ed imponenti barbe bianche, anche loro certamente a guardarsi intorno meravigliati da tanta imponente bellezza, ma a te che vieni da un altro mondo, sembrano soltanto gli abitanti naturali di questo posto, che ne completano l'essenza iconografica, devono solo levare al cielo lunghe scimitarre che di certo avranno nascoste al loro fianco e lanciare alto il loro grido di battaglia di guerrieri Rajput pronti a sacrificarsi pur di non lasciare il loro regno al nemico. Ecco ora levano la mano dalle pieghe del mantello, ma non è una lucida spada quella che si alza nell'aria. Il luccichio del metallo sul quale il sole rimbalza è però quello di un iPhone, seguito dalla richiesta imperiosa di un selfie al nostro fianco, che qui siamo noi il quadro esotico. Ci aggiriamo ancora a lungo tra i palazzi all'intorno, mirabilmente conservati per la verità e nel piccolo museo contenete la statuaria induista non abbandonata alla furia del monsone, poi su un'altra balconata lontana bisogna fermarsi ancora. Qui sorgono due splendide gemme, i due piccoli templi di Sas Bahu, erroneamente indicati  come suocera (Sas) e nuora (Bahu), mentre in realtà si tratta di una semplice assonanza con uno dei tanti nomi di Shiva. Queste due piccole costruzioni sono davvero due splendori architettonici, dalla struttura complessa ma elegante e sia all'esterno che all'interno completamente ricoperti di magnifiche sculture, grandi bassorilievi, rosoni ricavati in positivo dai soffitti di pietra e capitelli di complessa fattura. Davvero difficile staccarsi dall'osservare fin nei più minuti particolari il lavoro di queste schiere di artigiani, scalpellini, scultori che hanno lavorato qui per anni e anni. 

Sikh
Un thirthankara
Puoi lasciarli solo per buttare l'occhio per un'ultima volta al di là delle mura, nella valle, per abbracciare il panorama completo della città ai tuoi piedi. Poi puoi prendere la strada che scende la collina dalla parte opposta fino alla porta Urwahi e qui realizzerai l'ennesima stupefacente visione. Lungo la stretta scarpata che raggiunge la valle tra rocce a picco, per centinaia di metri si mostra una serie che ti apparirà infinita, di grotte e rientranze nella roccia nella quale sono scolpiti decine e decine di templi giainisti. Cerchi di lasciare la macchina in qualche slargo nel quale sia visibile ed eviti di essere centrata da qualche altro mezzo di trasporto che, disinteressato a tanta bellezza percorre la discesa con una certa baldanza e poi ti infili, un po' faticosamente a piedi nel fossato che porta alle grotte dove ti sentirai immediatamente sovrastato dalle statue colossali, anche una quindicina di metri di altezza, dei 24 Thirthankara, i santi del giainismo, monoliti scavati a tutto tondo nella roccia tenera, in molti punti ricoperti dal muschio che la forte umidità della zona fa crescere a dismisura sulle statue. All'interno delle grotte ancora altre statue, sedute, coricate, colonne e capitelli di animali, processioni di offerenti e danzatrici ricoperte da veli. Gli occhi senza luce dei santi guardano l'infinito perduti in un vuoto dato dalla mancanza di sensazione, niente sofferenza, nessun doloroso piacere, solo il nulla pneumatico dello stato di rinuncia ottenuto con l'ascesi, la meditazione, la mortificazione del corpo, la nonviolenza, per oltrepassare con l'esempio dei siddha (i perfetti) lo stato di Samsara, la ruota della reincarnazione. Meditate gente, meditate. Noi intanto andiamo, che è tardi.

Le grotte giainiste

SURVIVAL KIT

Il forte
Gwalior - Città del nord del Madya Pradesha a circa 100 km a sud di Agra e 300 km ad est di Jaipur che conserva eccellenti vestigia storiche ed architettoniche. Nella cittadella sulla cima della collina si possono visitare: il famoso forte ricoperto di maioliche blu (Chit Mandir), e i molti palazzi che sorgono intorno, il ManSingh Palace, il Gujari Mahal e molti altri con larghi occupati da piscine e serbatoi per l'acqua. In un altro palazzo, all'ingresso, piccolo museo di statuaria. Da vedere i templi di Sas Bahu perfettamente conservati del X sec. e il Chaturbhuj temple del IX sec. che contiene in una iscrizione il primo zero scritto della storia. Uscendo dalla Porta di Urwahi troverete una serie di giganteschi monoliti scavati nella roccia ed una serie di caverne scolpite di religione giainista. Ingresso 250 Rp + 25 per macchina fotografica.

Il Sas Mandir

domenica 15 maggio 2011

Recensione: Marco F. Barozzi (Popinga) - Giovanni Keplero aveva un gatto nero.

Mica deve essere vero che la gente non legge più. A giudicare dalla ressa che c'era ieri al salone del libro di Torino, con una bella mezz'ora di coda alle casse (almeno una decina) direi che la gente si ammazza per comprarli 'sti libri. Voi direte che questo non prova che poi vengano letti. Si dice che il 90% degli acquirenti del Cimitero di Praga poi non l'abbia neppure sfogliato, infatti. Ma tant'è, che piacere passeggiare tra torme di assatanati consultatori delle montagne di libri che emergevano dagli stand e mamme e bambini incuriositi qua e là, attente pusher per nuovi consumatori. I molti spazi con autori che presentavano i loro lavori, erano costantemente gremiti di gente e non solo quelli importanti. Però, in fondo lo scopo della mia scampagnata, oltre a quello di andare a dare un'occhiata alla Boopen, l'editrice virtuale del mio libro, che invece è reale, guarda un po', arrivando addirittura a parlare con chi del mio volume aveva seguito la stampa (che emozione!), era proprio quello di andare ad assistere alla presentazione del libro Giovanni Keplero aveva un gatto nero, del mitico Popinga, oltre che conoscerlo di persona, ottenendo, cosa non secondaria, di arraffarne una copia ad ufo, alla faccia dell'"aiutare l'arte".

A mia parziale scusante, va detto però che ho contribuito a piazzarne una ulteriore copia al mio accompagnatore. Gran bel lavoro quello di Marco, che, noto a chi già lo conosce ed apprezza, non mancherà di affascinare i suoi nuovi lettori. Presentare gli argomenti scientifici, matematica e fisica, nei loro aspetti più complessi con uno stilema poetico scherzoso e divertente era tratto comune anche di scienziati del passato e Popinga, nel suo volume ne riprende i metri più classici, il limerick o il clerihew, senza trascurare l'haiku o altre forme di strutture assai adatte all'argomento come il fib, che usa versi con un numero di sillabe corrispondente alla serie di Fibonacci o il verso malthusiano, gradito ai futuristi, riuscendo tra nonsense e scienza a strappare sempre un sorriso quando non una risata, a riprova che non è vero che gli ingegneri non sono spiritosi. Potrebbero addirittura essere adatti alla politica. Ve ne riporto qui solo un trio per non togliervi la voglia di avere il libro nelle mani, un tenero haiku e due limericks, il primo matematical-politico, l'altro di ordinaria lotta tra i sessi.

Ormai tra di noi
forze di Van der Wall.
Stanco amore.

L'autoritario

Un > dall'aria marziale
dava ordini al povero =
"Con la democrazia
solo licenza e anarchia!"
"Da un -1 sarai capovolto, maiale!"

Lite coniugale

Il lato del quadrato alla diagonale:
"Sei sempre la solita irrazionale"
"Caro, ciascuno ha le sue
e se tu valessi radice di due?
Il maschilismo in geometria non vale!"

La presentazione poi, e qui lo dico ad appannaggio di tutti gli amici del web che lo seguono, troppo pigri o distanti per partecipare, ma che vogliono una relazione puntuale, è stata simpatica e coinvolgente come ha dimostrato una platea attenta e numerosa (posti in piedi) e tra l'altro composta quasi completamente di giovani, probabilmente affascinati dall'argomento accattivante. Fossi in voi il deca glielo darei e vi dà anche il resto!



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mercoledì 6 giugno 2012

Amarcord.



Il tempo è una dimensione anomala; si estende e si comprime secondo regole misteriose e non controllabili. Una matematica irrazionale e piena di sorprese anche se puoi riconoscerne facilmente i punti di riferimento. Così eccoci qua, sette vecchi amici, ragazzini ormai frollati che di tanto in tanto si ritrovano a raccontarsi cose. Soli, lontani dai compagni relativi, lasciati altrove per non infastidirli troppo con i nostri continui: ti ricordi? Eppure basta sedersi uno di fronte all'altro, Gilberto, Pina, Lauro, Paola, Rosy, Enrico, Giancarlo e con il calore dell'estate che arriva ti vedi subito come allora. Parte di colpo il film e siamo già seduti su quella panchina della piazza a parlar di niente, a ridere della panettiera che si lamenta perché facciamo baccano alla sera e delle sue tende staccate via e portate fin sugli alberi del viale. Che dispetto! Sono quasi spariti gli alberi di quel viale, dove la brigata si rifugiava alla sera, tutti pieni di speranze per gli approcci neppure tentati e sempre delusi, guardando di sbieco quelle ragazzine così belle e così impossibili, mentre le biciclette stavano là, riverse nel prato. 

Una cucchiaiata di gelato e subito senti il pepeee lontano del carrettino che passava alle due. Cono da 20 lire, panna e nocciola, da leccare seduti sulla balaustra della pompa dell'acqua salata. La musica nuova che stava arrivando rompeva schemi vecchi, il rockandroll, le serate alla SOMS. La pellicola si svolge lentamente, emerge qualche figura lontana, quasi sbiadita da un ricordo spezzettato che riaffiora, a poco a poco ricostruito dall'apporto di tutti fino a che il puzzle si ricompone. Ed ecco che riemerge Camilla, con cui la natura era stata così ingenerosa e la sua povera mamma che prenotava sempre il tavolino sul bordo della pista alla festa del paese e poi, non vista, faceva il giro di tutti i ragazzi a pregarli di fare ballare la figlia, vi prego, almeno una volta in tutta la sera. La sera, così carica di impossibili desideri inespressi, su per la salita fino al cimitero per la prova di coraggio. Il cancello che improvvisamente nel buio si apriva cigolando; le ragazze che scappavano di corsa, terrorizzate. Odore di ciliege, vento fresco sui capelli mentre girano vecchie fotografie. Accidenti come erano belle quelle ragazze.


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