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mercoledì 16 luglio 2025

Seta 08 - Per musei

Street food - Kashgar - Cina - maggio 2025
 

Al ristorante

All'uscita del parco, c'è una grande scelta di ristoranti e locali per tutte le tasche, perché se è vero che la cultura nutre l'anima, anche il corpo ha le sue necessità, pertanto decidiamo di permetterci un bel locale, di quelli con le sedie pesantissime intagliate nel legno duro, che ci vogliono due inservienti per muoverle ed i tavoloni con la ruota centrale che gira dopo averla ricoperta di piatti succulenti. Alla fine, dopo aver compulsato lo sterminato menù, ricadiamo sempre sul solito plof ed una serie di noodles che sembrano alla vista non troppo piccanti e frutta, tanto per non sbagliarci. Uno stuolo di camerieri non abituati ad avere stranieri nel locale, si affannano attorno a noi trascurando gli altri clienti, mentre nel locale, che è davvero bello, nella parte centrale dotata di palcoscenico, comincia uno spettacolo di danze uigure, in costumi tradizionali. Anche le signore clienti vengono immediatamente coinvolte nella attività coreutica. Le nostre non si fanno certo pregare e così tutti si divertono, le straniere  a ballare, i locali a veder ballare le straniere e a farsi i selfie con loro e tutti a godersi musica e balli. Insomma una pausa che ci ristora nel fisico e nel morale visto che la notte la trascorreremo in treno. Comunque non bisogna troppo indulgere nel divertimento, questo insegna la morale cinese e anche noi dobbiamo adeguarci. Lasciamo dunque il ristorante inseguiti dai ringraziamenti di camerieri e responsabili di sala per aver avuto il piacere di ospitarci nel loro locale e proseguiamo il programma, non è che abbiamo tutto questo tempo da perdere. 

Uiguro

In Cina l'insegnamento confuciano è ancora molto forte, per questo il rispetto per l'imperatore e quindi traslando al giorno d'oggi, il rispetto assoluto per l'autorità è fuori discussione e per questo le direttive del governo vengono seguite senza troppi problemi, anzi, la stragrande maggioranza della popolazione lo trova assolutamente naturale, anche se, attenzione, anche il potere costituito, se dimostra assoluta incapacità o grande debolezza, può essere discusso e lasciare spazio a sanguinose rivoluzioni, così per lo meno insegnava il grande il filosofo anche se penso oggi il partito non sia troppo d'accordo su questo punto. Il secondo principio è il rispetto per gli anziani, da sempre oggetto di venerazione in quanto custodi dell'esperienza del passato e quindi meritevoli di cura e degnazione, basta osservare ad esempio la rapidità con cui sui bus o nella metro, i giovani lasciano il posto a sedere. Seguendo questo stesso criterio, in tutte le attrazioni turistiche, gli ingressi per gli over 65 sono gratuiti e a metà prezzo per la fascia 60/65. Per la verità questo va valutato, in quanto in generale i biglietti di ingresso sono proporzionalmente piuttosto cari, se raffrontati al costo della vita cinese, dai 5 ai 15 euro a seconda dell'importanza dei siti, molto di più di un normale pasto al ristorante e alla fine di un viaggio lungo come il nostro, in cui puoi anche considerare due o tre ingressi al giorno, la cifra totale risparmiata non è secondaria. 

Cavallino Tang

Fanno eccezione i musei statali nei quali invece l'ingresso è gratis per  tutti, la cultura insomma, sempre seguendo il dettame confuciano, deve essere fruibile a tutti senza distinzione  di censo. E ai musei è stato dato un forte impulso negli ultimi anni. In ogni città infatti, edifici faraonici, commissionati ad archistar internazionali, sono stati fatti proprio a questo scopo e naturalmente sono molto visitati. Qui a Kashgar, il più importante è il museo del Xinjiang, rinnovato una quindicina di anni fa, dove sono esposti manufatti ed opere d'arte dal paleolitico all'era moderna. Bisogna dire che l'esposizione è molto ben curata e gli oggetti, che in verità non sono moltissimi, se consideriamo l'immensa produzione artistica di questo paese, sono esposti con molta cura e buona valorizzazione. E' molto probabile che la causa principale della scarsità di opere esposte, nota comune anche in tutti gli altri musei che vedremo, è data dalle distruzioni operate nel periodo della rivoluzione culturale, responsabile di quella che fu probabilmente una delle maggiori devastazioni di opere d'arte del passato della storia. L'altra nota negativa è che, essendo  la totalità del pubblico esclusivamente locale, i cartelli esplicativi in inglese sono rarissimi e poco esplicativi. Naturalmente, ma ormai è inutile rilevarlo, tutto il commento è improntato sulla minimizzazione delle altre culture, che ad esempio proprio qui nel Xinjiang ebbero invece una rilevanza storica fondamentale, a favore della vulgata della pacificazione portata dagli Han e dell'armonia tra i popoli diversi finalmente raggiunta dopo secoli di inutili contrasti. 

Comunque sia, forse anche forse per il fatto che oggi è sabato, siamo circondati da una marea di visitatori che, a frotte, si affollano davanti alle grandi vetrine in cui sono esposti gli oggetti e le cartine esplicative, mentre le guide illustrano ad attente platee di ragazzi storia e fatti riguardanti gli stessi. Uno dei pezzi più importanti è una mummia risalente ad oltre 2500 anni fa, molto ben conservata e poi molta ceramica delle dinastie del Nord e del Sud e intere collezioni di statuette del periodo Tang, inclusi gli splendidi ed elegantissimi cavallini e infine una ricca collezione di libri e documenti antichi. In effetti sarebbe stato interessante poter fruire di maggiori spiegazioni in inglese, ma bisogna considerare che il turismo straniero arriva qui in dosi decisamente omeopatiche e che quindi questo sforzo documentativo potrebbe essere considerato con buona ragione abbastanza inutile. Abbiamo ancora un po' di tempo e facciamo un giro in un vicino bazar dedicato soprattutto al vestiario, rifacendoci gli occhi in una serie infinita di negozi che esibiscono stoffe di ogni colore, sete e lustrini, borse e accessori di ogni tipo. In Cina, opificio del mondo, hai sempre questa sensazione, la merce in quantità esagerata viene esposta in con dovizia e a cascata, in una sovrabbondanza bulimica, come a voler dimostrare che qui c'è di tutto, di ogni qualità, di ogni prezzo, devi solo scegliere e comprare. Giriamo un po' riempiendoci gli occhi della rutilante varietà di offerte, infine ripieghiamo all'esterno del mercato dove tutta una serie di banchetti offre ogni tipo di frutta, per la verità abbastanza cara, ma piuttosto invitante. 

Frutta

Ci facciamo prendere dalla gola e facciamo il pieno di ciliegie, albicocche, piccole ma buonissime, litchi e un paio di dragon fruit, di un rosso così ammiccante e goloso che non potevi lasciarli lì. Oltretutto abbiamo preso dimestichezza coi sistemi di pagamento e tutto sembra funzionare per cui sembriamo ormai dei perfetti cinesi, costantemente con lo smartphone in mano che smanettano per fare qualunque tipo di operazione, dai pagamenti, alla elemosina al mendicante che esibisce il suo bravo codice Qr appeso al collo. Intanto rientriamo in albergo per ritirare i bagagli che avevamo lasciato in deposito. Nell'atrio per poco non inciampo nel servorobot, che abbiamo battezzato Battista e che ritroveremo come presenza costante in tutti gli altri alberghi cinesi. Un umanoide a rotelle che a richiesta dei clienti dalle camere via telefono, viene riempito di quanto richiesto in un apposito vano superiore, cibo che arriva tramite riders dall'esterno o altro necessario e poi va da solo a prendersi l'ascensore e ti porta le cose richieste direttamente in camera. Con una vocetta chioccia e l'emoticon del sorriso, si scusa se ti taglia la strada e procede verso la porta dell'ascensore come nulla fosse. Il mondo va avanti ragazzi, siamo noi che rimaniamo indietro. Il tassista che ci porta alla stazione è stralunato dal fatto che porta stranieri, chiama subito la moglie a casa, insegnante di inglese e vuole che parliamo con lei per confermarci come tali, non sia mai. 

Alla stazione

Intanto arriviamo in stazione, quasi nuova e anche questa faraonica e sovradimensionata nelle dimensioni come tutte quelle che incontreremo nel corso del viaggio. I cinesi pensano al futuro e quando si fanno le cose nuove, meglio progettarle per il doppio o il triplo delle necessità odierne, non si sa mai che serviranno presto. Orientarsi nella stazione, date le dimensioni sembra complicato, molti i controlli per bagagli ed i passaporti, ma poi una volta capito il giro, troviamo facilmente la nostra banchina e il nostro treno. Siamo nella carrozza 12 e gli inservienti, rigorosamente uno per carrozza come nella vecchia Unione Sovietica, aiutano molto gentilmente gli anziani, per giunta stranieri, a far salire i valigioni. Ci sistemiamo al meglio, abituandoci subito, visto che questo è il mezzo di trasporto principale che utilizzeremo per attraversare tutto il paese. Gli scompartimenti sono molto simili ai coupé russi che avevo conosciuto nella mia precedente vita di viaggiatore con la valigetta dei contratti al fianco ed i posti vengono automaticamente distribuiti dall'algoritmo delle prenotazioni in modo che gli anziani abbiano le cuccette in basso, così che si ha la possibilità di finire in scompartimenti diversi. Ma questo è il funzionamento e bisogna prenderlo com'è. Comunque il treno parte con puntualità svizzera e sfila lentamente per la immensa periferia gremita di palazzi come una foresta di cemento. Poi mentre scendono le ombre della sera, siamo fuori città, in un territorio completamente desertico, fatto solamente di montagne di terra gialla dai fianchi erosi da calanchi variegati. Poi, mentre io mi finisco ghiottamente il cartoccio di ciliegie, cala la notte.

Il museo del Xinjiang

SURVIVAL KIT

Treno notturno da Kasghar a Urumchi - Coupé da 4 cuccette - Z6518 - 21:30 - 9:00 - sui 40 € a testa. 

Datteri di Kashgar


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lunedì 14 luglio 2025

Seta 07 - Tra tombe e mausolei

Mausoleo di Habakh Hoja - Kashgar - Cina - maggio 2024

La tomba
Il mattino non ha l'oro in bocca nel Xinjiang. Complice il fuso orario unico per tutta la Cina, anche in questa estrema landa occidentale del paese, si manifesta una certa qual incongruità tra il legale e il solare. Il tutto si risolve col fatto che la stragrande maggioranza degli esercizi e tutti gli uffici pubblici, aprono verso le dieci di mattina, quindi inutile mettersi in marcia troppo presto, tanto troverete tutto chiuso. Così prendiamo con calma la colazione, anche per noi non c'è quasi nulla di appetibile salvo un paio di uova sode e dei panini fritti, un po' unti, ma che quantomeno sono di una gradevole friabilità e van giù bene, salvo poi galleggiare sullo stomaco per il resto della giornata. Ma stamane non c'è neanche l'onnipresente anguria a placare la sete, solo acqua calda e senza neppure una bustina di tè. Il programma di oggi procede ancora nel cuore di questa città, cinese di fatto, ma nel cuore, nel sangue e nell'anima, centroasiatica a tutti gli effetti, a cominciare dai monumenti che conserva. Intanto per avere una idea chiara di questo mondo a noi praticamente sconosciuto bisognerebbe avere una visione completa della storia geopolitica dell'Asia centrale, che comporta il susseguirsi di tutta una serie di regni piccoli e grandi che si sono succeduti nel tempo e che solo occasionalmente sono stati sfiorati dal contatto con la Cina, rimanendo piuttosto all'interno dello sviluppo storico del mondo turcomanno e persiano, quantomeno sino all'uragano unificatore dell'impero di Gengis Khan e alla sua successiva disgregazione. 

Spettacoli
Ma la materia è per me troppo complessa per illustrarvela e preferisco che andiate a scartabellare un po' il web da soli, anche solamente per rendervi conto dell'importanza di queste popolazioni nello sviluppo di queste aree. In ogni caso noterete certamente che questo mondo ha lasciato dietro di sé testimonianze spettacolari per la durata di almeno un millennio, sparse in ogni paese dell'Asia centrale, che contengono tutte le medesime radici e le stesse caratteristiche comuni. Anche qui a Kasghar ne possiamo ritrovare qualcuna di notevole. Quindi ci dirigiamo subito verso una delle gemme di questa  serie, il mausoleo di Yusuf Khass Hajib, un famosissimo scrittore e filosofo dell'XI secolo, di origine kirghiza (il suo volto figura sulla moneta di quel paese, da 1000 sum), nell'epoca kharakhanide, un khanato che controllò l'Asia centrale tra l'800 e il 1200, epoca che segnò il passaggio definitivo di tutta questa area all'Islam. Il monumento, racchiuso in un giardino è in periferia, ma si raggiunge facilmente in taxi. Ci arriviamo all'apertura e non c'è ancora traccia di nessun visitatore, ma non è evidentemente cosa che attiri le folle di turisti cinesi. Naturalmente non riusciamo a pagare, visto che i nostri telefonini non sono ancora a posto, tra app malfunzionanti, Sim mal connesse e carte bloccate, ma con nostro grande  stupore la signora alla cassa ci fa entrare senza pagare, non sia mai che gli stranieri arrivati fin qui da così lontano, rimangano fuori dalla porta, sarebbe una imperdonabile scortesia. Così ci godiamo il monumento in  perfetta solitudine. 

Alla presenza della costruzione rimani subito abbagliato dallo sfavillare di queste pareti di maioliche azzurre, così riconoscibili e caratteristiche, anche se la loro impronta ti potrebbe confondere e lasciarti pensare di essere a Isfahan o a Samarcanda. I disegni sulle piastrelle intrecciano i loro fregi blu creando arabeschi complessi ed infiniti, che l'occhio tenta inutilmente di seguire su facciate, archi ed angoli dietro i quali corrono a nascondersi. I fregi floreali si confondono con quelli geometrici e creano una immagine complessiva di grande e raffinata bellezza, in sintonia credo con la visione del grande poeta, la cui opera, il Kutagdu bilig, ancora oggi è una delle basi letterarie su cui si è fondata la cultura turcomanna e la stessa lingua turca. Una statua del poeta è posta all'ingresso e la tomba stessa è di piccole dimensioni, resa così ancora più bella, quasi fosse un lavoro di delicato cesello di artigiani di grande valore. Le scritte, nell'elegante stile dell'epoca, sono esse stesse opere artistiche, dato che questa cultura, vista la proibizione delle raffigurazione umana o animale, non può diversamente esprimere la vena artistica, insopprimibile però nell'uomo. La luce penetra abbondante dalle grandi finestrature, trine di marmo delicate, che effondono all'intorno le sfumature rese azzurre dalla piastrellatura. I quattro minareti si levano verso il cielo, sottilissimi, come matite blu che vogliano completarne le sfumature, riuscendoci con garbo. 

Un senso di pace aleggia nei piccoli cortili adiacenti, complice la mancanza assoluta di visitatori. Bisogna tuttavia sempre ricordare che la tomba, dopo la morte  di Mao, è stata completamente restaurata, in seguito alle devastazioni provocate nel 1972 dalla rivoluzione culturale. La storia non fa sconti e chi è inneggiato trova prima o poi chi lo detesta. Ma non è questo il solo esempio di questo tipo in città. Infatti nel vicino villaggio di Haohan c'è un altro famoso mausoleo, quello dedicato al santo sufi Habakh Hoja, vissuto nel XVII secolo, che rappresenta forse il miglior esempio di architettura islamica del Xinjiang. Sfruttando il fatto che la struttura è immersa in un grande parco, si è voluto questa volta trasformare il tutto in una grande attrazione turistica preparata per accogliere grandi masse  di visitatori. Qui puoi misurare quindi la differenza sostanziale tra le due strutture. La prima, una piccola gemma nascosta tra il verde, la seconda un grande parco di attrazioni varie, pervasa dal gigantismo che caratterizza queste operazioni, con serie di locali e ristoranti, teatri pronti a spettacoli in costume, giardini sterminati e curatissimi e così via fino ad arrivare alla struttura storica vera e propria. All'ingresso infatti ci accolgono gruppi di figuranti in costume che si esibiscono in danze folkloristiche, noi svicolando  tra le varie offerte che propongono filmati storici e quant'altro. Noi percorriamo i giardini magnifici, con le siepi perfettamente livellate e le piante che l'arte topiaria, così amata in Cina, ha trasformato in sculture, giriamo attorno al grande roseto dalle mille varietà fiorite ed ai laghetti ed alle statue bronzee di guerrieri e cavalieri. 

Xiangfei

Naturalmente la sosta è d'obbligo davanti alla statua di Xiangfei, che ne vuole magnificare la leggendaria bellezza uigura, nipote del santo e nota come la "concubina fragrante", favorita del quarto imperatore della dinastia Qing. Qui la nostra Maria Luisa, si esibisce in una serie di posizioni in stile Shao Lin, che riscuotono immediatamente l'attenzione ammirata di gruppi di visitatori cinesi stupitissimi, che scattano a ripetizione, riempiendo rapidamente le memorie di cellulari e di reflex. Finalmente arriviamo al mausoleo che sarebbe poi la reale attrazione del luogo, detto "la tomba santa". la costruzione fu iniziata nel XVII secolo, ma continuò ad essere ingrandita fino al XIX. Lo stile ricalca le strutture classiche centroasiatiche e comprende oltre allo spazio centrale anche quattro sale di preghiera e altre sale rituali, oltre alle due torri dell'ingresso. Nella sala mortuaria, oltre alla tomba del santo sono allineate le altre 53, di vari discendenti che appartengono a cinque generazioni, quelle rimaste dopo un terremoto che devastò l'area. Tra queste naturalmente anche quella della famosa bellissima concubina, dove vanno a pregare le signore che aspirano a diventare mamme. Le piastrelle invetriate della facciata hanno toni soprattutto verdi e giallo/azzurro, mentre su tutto campeggia la cupola, sormontata dalla caratteristica luna crescente, la più grande del Xinjiang col suo diametro di 17 metri. Diciamo che il tutto è sicuramente molto bello e anche molto ben tenuto, ma di certo la folla di visitatori, toglie molto del fascino mistico che avevo rilevato nella tappa precedente. Prima di uscire, tanto per diluire la folla, puoi fare anche un itinerario in una sorta di folk museum dove si allineano tutta una serie di ambienti che ripropongono botteghe artigiane col racconto di antichi mestieri e strumenti di epoca. Non rimane che procedere, che la giornata è ancora lunga.

Mausoleo del santo sufi Habakh Hoja


Fregi floreali
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domenica 13 luglio 2025

Seta 6 - Cercando il bazar

Anziano uiguro - Kashgar - Cina - maggio 2025
 

Pane tradizionale
Ma, recitano le guide, uno dei luoghi più nominati della città, è il famosissimo bazar, d'altra parte, è o non è Kashgar la città dei commerci per antonomasia? Dunque ci dirigiamo spediti appena fuori dalle mura della città vecchia, traversata la monumentale porta che, sia pure ricostruita, rappresenta sempre il punto di accesso tradizionale alla città e dove risulterebbe ubicato appunto il fulcro dei commerci. Però fuori da questa, si vedono solo nuove imponenti costruzioni che con sfoggio di marmi e di cristalli, raccontano i fasti della nuova Kashgar, la moderna e rutilante città cinese, cui aspira diventare, relegando l'immagine del passato ad una dimensione turistica per le oceaniche folle di cinesi che si auspica, arriveranno a portare mazzi di yuan e nuove tipologie di commerci, per il resto nulla. Proviamo a chiedere nei vari esercizi in via di apertura e in quelli ancora in costruzione, con l'aiuto del traduttore, visto che pare che nella nuova Cina nessuno parli più inglese. Già, infatti sembra che, contrariamente a  quanto accadeva quando io la frequentavo per lavoro, quando l'uso di questo esperanto mondiale pareva indispensabile allo sviluppo delle relazioni internazionali, oggi sta crescendo l'opinione che questa lingua non sia poi così indispensabile, visto che si ritiene che stia perdendo la sua centralità nel mondo. La consapevolezza di quanto sia aumentata l'importanza della Cina nel mondo, infatti, è cresciuta di pari passo con l'orgoglio nazionalistico e alla convinzione che il loro sistema sia, alla fin fine, migliore del nostro. 

Venditrice uigura

Comunque sia, la comunicazione sta diventando sempre più complicata anche se la tecnologia aiuta non poco. Già perché anche se i miei volenterosi sforzi di compitare in tutti i modi le pochissime parole che conosco in cinese e cerco di mettere insieme almeno frasette elementari, certamente quasi incomprensibili per qualunque anche ben disposto interlocutore, visto che  certamente sbaglierò quantomeno i toni e chissà che altro, ecco che ad ogni tentativo vedo solo facce interrogative. Poi capisco anche che qui si parla esclusivamente Uiguro e quindi anche il mio più corretto mandarino standard risulta vanificato, per fortuna Google tra le sue infinite opzioni comprende anche questa lingua, cose da pazzi! Le nostre indagini però, appaiono segnate dall'insuccesso più completo, sarà il traduttore che dà scarsi risultati, ma nessuno sembra aver mai sentito parlare di bazar o cose simili. Poi dopo lunga consultazione si arriva ad un accordo di massima secondo il quale ci dicono, che effettivamente il mercato era da queste parti, per lo meno lo era una decina di anni fa, ma adesso è stato spostato in giganteschi mall, molto più moderni ed efficienti, ad una decina di chilometri fuori città. A questo punto per vedere un qualunque outlet di brand internazionali, uguali a quelli che popolano tutte le città del mondo, ci rinunciamo volentieri e rientriamo nel dedalo della città vecchia, finendo nella parte più popolata dove si ammucchiano un po' di turisti, che esibiscono i loro costumi, ma per i quali siamo noi, gli unici nasi lunghi in giro, a diventare l'oggetto di interesse per foto e selfie. 

Suonatore

Ci fermiamo per un tè in un locale bardato in maniera tradizionale, più che altro per impratichirci coi metodi di pagamento tramite telefonino e poi passeggiamo per la città tra piccole orchestre di suonatori di strumenti d'epoca fino ad arrivare alla zona del night market, ambiente quasi sempre presente nelle città cinesi, visto che questo popolo ama moltissimo mangiare all'aperto, con i più classici cibi di strada che offre la località. Percorriamo quindi tutto il grande viale circondato di bancarelle che preparano le specialità dello Xinjiang e visto che si è fatta sera ci fermiamo attorno ad un tavolo che dà direttamente sulla strada, più che altro attirati dal nero pentolone di plof che un baldo giovane rimescola continuamente con un robusto bastone. Questo è uno dei classici di tutta l'Asia centrale, una sorta di riso a cui viene aggiunta ogni cosa, dalla carne alle verdure e all'uva secca e da cui deriva anche la parola pilaf, che definisce una modalità classica di servizio del riso. La tradizione vuole che venga preparato all'aperto appunto un un grande calderone, che di norma non viene mai lavato, proprio per la "ricchezza" dei sapori che trattiene nel tempo! Io ricordo bene il plof che mi fu servito ai tempi della chiusura di un ricco contratto a Taskent in Uzbekistan, buonissimo per la verità, in un grande cortile dove era stata montata la tenda per il banchetto e ricordo anche lo stuolo di mosche che popolavano le vicinanze del pentolone stesso, come anche le problematiche intestinali che mi perseguitarono nei tre giorni successivi, ma erano altri tempi certamente e le mestolate di riso che ci hanno servito questa volta, corredate da un congruo numero di spiedini di montone, erano davvero buone e si sono rivelate amiche anche nei giorni seguenti. 

Plof e montone

Oltre a ciò abbiamo fruito anche delle attenzioni più sentite da parte del proprietario del locale, entusiasta dall'avere l'opportunità di servire un gruppetto di stranieri nel suo locale, convinto del fatto che questa presenza attirasse clienti, che infatti facevano a gara per occupare i tavoli vicini al nostro, fino al punto da offrirci un paio di piatti di materiale incerto, forse meduse o simili, ai quali però non abbiamo fatto particolare onore. Ce ne andiamo tra grandi saluti e ringraziamenti, ripercorrendo le stradine più segrete che a questa ora della sera, sono quasi deserte e alla luce giallognola e fioca delle lanterne appaiono davvero molto fiabesche e ricche di fascino. Adesso, senza lo schiamazzo dei visitatori, sembra davvero di essere tornati indietro nel tempo, in un passato lontano nel quale sentirsi mercante lontanissimo da casa, ma spinto dal desiderio di conoscere un mondo lontano e diverso, in cerca di opportunità e di nuove merci, abbagliato dalla diversità dei costumi e delle forme diverse che ti circondano. Suoni e colori alla luce delle fiaccole, ti dovevano apparire come magia pura dopo mesi trascorsi a traversare i più pericolosi deserti e le montagne più alte della terra. Lingue misteriose risuonavano nei mercati, ma i gesti, le occhiate, le stette di mano erano sufficienti a scambiare gemme, seta, drappi bestiame e poi ripartire per mete semisconosciute e lontanissime, nomi pronunciati di sfuggita nelle notti buie dei caravanserragli, mentre gli animali riposavano nella corsia centrale e ci si ritirava nelle nicchie in attesa che le carovane ripartissero. 

Montone

Il sogno, la speranza era arrivare a quel favoleggiato Catai conosciuto solo per sentito dire, ricco di beni preziosi e di una civiltà solo raccontata, con le sue filosofie misteriose, gli idoli ed il loro luoghi di culto, misteriosi ma di straordinario impatto. Il confucianesimo, il taotismo, che incrocio di pensiero e di idee nuove e sconosciute, di per se stesse affascinanti. Però, mentre ragionava tra sé e sé, del contrasto di pensiero sulla fedeltà assoluta all'imperatore e il diritto/dovere alla rivoluzione se questo era debole o incapace, chissà se anche Marco alla sera aveva la gola secca e tossiva continuamente come sto facendo io? La polvere che soffia dai deserti di terra gialla, quei loess che trasformano l'aria di Pechino in una nebbia color ocra in primavera, incrostandoti la gola come una carta vetrata, impregna pelle e vestiti e dopo le quattro gocce cadute dal cielo stamattina fa sì che le auto sembrino tutte coperte di sabbia. Però, intanto che siamo affascinati dalla natura, la tecnologia non mi sostiene e dopo aver tentato un pagamento di una collanina preziosissima, ecco che mi arriva la comunicazione che la mia carta di credito è stata bloccata dalla banca per ragioni di sicurezza. Meno male che prima della partenza mi ero premurato di scrivere anticipando che, a scanso di equivoci, per tutto il mese sarebbero arrivati pagamenti dalla Cina e quindi evitassero di bloccarmela. E' proprio vero che le troppe precauzioni alla fine servono solo a creare problemi quando non dovrebbero impicciarsi. Ci penseremo domani ma Marco non aveva di certo di questi problemi, di certo avrebbe tirato fuori dalla bisaccia lapislazzuli e berilli e lo scambio di merci sarebbe stato perfezionato senza problemi, dannazione! 

La porta della città

Uova
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sabato 12 luglio 2025

Seta 5 - La città vecchia di Kashgar

Itinerario cinese - maggio-giugno 2025
 

Antica porta

Di certo l'itinerario che abbiamo deciso di percorrere lungo tutta la Cina del nord è lungo e piuttosto impegnativo, ma i 26 giorni che ci siamo messi a disposizione per percorrerlo dovrebbero essere sufficienti, anche se tutto dovrà essere fatto un po' di corsa nella speranza che non sorgano intoppi che ritardino la marcia. La cartina orientativa che vi ho messo, illustra abbastanza bene il percorso che faremo in treno ed in bus, e vi assicuro che abbiamo scelto il sistema più efficiente, percorrendo dall'estremo occidente ad oriente il paese attraverso il Xinjiang, il Gansu, il Qinghai, lo Shaanxi, l'Henan, lo Shanxi e tutta la Mongolia interna fino al confine con la Mongolia vera e propria che attraverseremo a piedi (il confine naturalmente) per cominciare la successiva avventura. Più di 6000 km, che tuttavia confidiamo, i treni cinesi iperveloci ci consentiranno di percorrere rapidamente o almeno lo speriamo. Certamente la maggior parte di questa strada verrà compiuta attraverso le regioni più sperdute e desertiche della Cina odierna, quasi completamente spopolate e anomale rispetto al paese che fino a ieri era il più popoloso del mondo ed allo stesso tempo avremo modo di constatare che si tratta di territori culturalmente estranei alla cultura cinese propriamente detta e sinizzati, anche con una certa pressione solo in tempi recenti e anche questo sarà uno dei punti di interesse della nostra esplorazione. 

Finestre

Intanto eccoci proprio qui a Kashgar, o come tengono a ribadire i Cinesi a Kashi, visto che così è stata ribattezzata la città, per riportarla il più possibile nell'ambito nazionale, il punto di partenza, come già abbiamo rimarcato, della via  della seta cinese. La nostra ricerca di oggi cercherà appunto di trovare cosa è rimasto dell'antica città carovaniera che accolse per secoli i mercanti di tutto il mondo allora conosciuto. Infatti benché ci troviamo immersi in una città modernissima sotto ogni punto di vista, mentre intorno a noi sfrecciano nei controviali torme di scooter elettrici (quelli con motore a combustione non esistono più) che ti arrivano alle spalle come killer silenziosi e mortali e noi non ci siamo abituati, risulterebbe che ci siano ancora le vestigia della antica Kashgar, anche se occultati dalla selva dei grattacieli e dalla rete delle superstrade a sei corsie. Dunque mano a Didi, l'app collegata anche ad Alipay, che è il contraltare di Uber in Cina e ci dirigiamo proprio verso il quartiere della città vecchia che racchiude con le sue mura di terra quanto rimane della città vista da Marco Polo appena diciannovenne. In effetti siamo proprio al centro della città che circonda come un mostro tentacolare le vestigia di un tempo, oltre quattro chilometri quadrati di costruzioni, che testimoniano nonostante tutto abbastanza bene, cosa era questo luogo mille anni fa. Tuttavia non dobbiamo pensare ad una città di rovine, un sito archeologico  da visitare in silenzio immaginando come potesse essere nel lontano passato, come fosse una Pompei da percorrere lungo strade antiche, mura scalcinate e acciottolati pericolanti. 

La mentalità cinese è molto diversa dalla nostra e vuole cose diverse. Questo sito, come tantissimi altri che già avevamo visto nello Yunnan anni fa, prima del Covid, addirittura interi paesi e cittadine, compresa l'importanza storica e la loro fruibilità turistica, sono stati presi in mano e con un lavoro colossale, sono stati restaurati secondo un concetto da noi aborrito, del rifacimento totale in "stile" antico ed i vari edifici, rimessi in ordine, pur con le caratteristiche originali, utilizzati per locali, bar, ristoranti e negozi di ogni tipo, ma anche musei e spazi culturali. Insomma la creazione di una sorta di parco tematico, che a noi non piace molto, anzi se portato all'esasperazione non piace affatto, ma di cui i cinesi vanno pazzi. Non solo, come vedremo in tutte le altre città e  siti che visiteremo, anche qui è invalso l'uso, come già avevamo visto nelle città e nelle aree storiche coreane, specialmente per le ragazze, di vestirsi e bardarsi con costumi d'epoca, forniti da una miriade di appositi negozi che li affittano e provvedono anche ad un accurato trucco, per poi farsi fare un vero e proprio servizio fotografico in pose plastiche davanti agli angoli più suggestivi e pittoreschi del luogo. In particolare le donne appaiono molto sensibili a queste sirene e le trovi a dozzine con sguardi languidi e pose svenevoli appoggiate a serti di fiori e siepi potate secondo gli schemi della migliore arte topiaria, mentre le trine ed i ricami dei ricchi costumi formano un contrasto stridente con le scarpacce mastodontiche o gli ultimi modelli di Crocs, evidentemente tanto amate dalle teenager locali. 

per la città

Qui non hai ancora modo di cominciare a vedere e ne avremo testimonianze molto pesanti in seguito, il pressante e ormai insopportabile fenomeno dell'overturism, che tutto divora, mercifica e tende a distruggere, perché, mai come oggi in Cina, ti rendi conto di quanta sia la gente che si ammassa nei luoghi considerati mete turistiche, adesso che il paese ha raggiunto un benessere medio assolutamente paragonabile al nostro ed il turismo interno sia diventato davvero un imponente fenomeno di massa. Al momento comunque passeggiare per questi vicoli tra le case dalle pareti di terra, anche se spesso appena rifatte, ma con cura e attenzione per carità, è cosa piacevole. I mattoni crudi, che emergono sotto l'intonacatura di fango e paglia, erano posti verticalmente e di costa e le intercapedini di paglia erano poste oculatamente per fungere da isolante. Bellissime appaiono le porte, molte originali e le schermature alle finestre di legni intrecciati con lo stile tipico turchesco dell'Asia centrale, nei mille bovindi e terrazze riparate. Ci sono vie dove ritrovi botteghe di antichi mestieri o i forni dove ancora vengono cotti i naan, i caratteristici pani a focaccia, tondi e ornati sulla superficie superiore con un certosino lavoro in punta di forchetta da parte dei panettieri che poi li appiccicano a mani nude all'interno dei forni passando dall'imboccatura superiore. 

E poi lo stupore davanti all'infinita varietà dei mille tipi di frutta secca, dalle albicocche, ai caki, ai fichi e alle tante tipologie di uve sultanine e ancora i venditori di quella fresca, ciliegie, fragole e poi xiguà,西瓜, (la cucurbita dell'ovest),le piccole e acquose angurie e gli hamiguà, 哈密瓜,i dolcissimi meloni tipici della regione il cui nome deriva proprio da una città di queste parti. Insomma anche qui, tutto è stato preparato per l'arrivo di moltissima gente, troppa, ma lo spazio è ancora così vasto che puoi perderti per vicoli e stradine secondarie, immaginandoti ancora all'epoca del nostro Marco, stupito di certo dopo migliaia di chilometri di sabbia e di rocce desolate, di trovarti in questa sorta di paese delle mille e una notte, mentre da una porta di legno traforato, delicati occhi a mandorla ti misurano dall'alto in basso, con uno sguardo languido e interrogativo, forse curioso di come uno straniero sia arrivato fin lì e a fare cosa. E comunque qui i cinesi sono solo turisti come te, chi si muove e popola il sito è invece una tipologia di genti diverse. In testa agli uomini vedi solamente la doppa, quella specie di caciottella bianca o ricamata degli Uiguri e sui menti rade barbette lunghe una decina di centimetri, che segnalano quale era la popolazione del posto e oltre a loro Hui, Tagiki, Kirghizi, tutti musulmani, solo da poco sovrastati dalla pesante immigrazione imposta degli Han, arrivati fin qui grazie a vantaggiosi privilegi concessi dal regime per popolare il territorio ed al contempo modificare pesantemente il rapporto tra etnie. 

La grande moschea

Al di là del fiume c'è ancora una parte della città vecchia, dove l'opera di restauro, o meglio di rifacimento non è ancora arrivata e qui puoi vedere ancora le vecchie case in rovina, le pareti di terra dove scorgi i gialli mattoni di loess originali che si stanno disfacendo al sole, i soffitti crollati, l'intelaiatura delle abitazioni. C'è anche una serie di scale che, opportunamente disposte, ti consente, saggiamente, di vedere il quartiere dall'alto, per apprezzarne la complessa rete di vicoli e viuzze. Poi ritornando verso il centro, sbocchi davanti alla piazza della grande moschea di Id Kah che risale al XV secolo ed è tuttora la più grande della Cina con i suoi oltre 16.000 metri quadri e che potrebbe ospitare fino a 20.000 fedeli, tuttavia la mia impressione, forse sbagliata, per carità, è che il luogo sia stato praticamente chiuso e trasformato in museo. Nel senso, benissimo la fruizione turistica, ma a religione lasciamola un attimo da parte che è meglio, non andiamo a fomentare grane. Gli spazi all'interno sono immensi, dai grandi giardini circondati di alberi allo spazio della sala di preghiera, immensa con la selva di colonnine di legno che popolano lo spazio infinito antistante il mirhab, rivolto alla Mecca, dove avverti ancor più la solitudine assoluta che la avvolge, scandita dalle figure segnaposto del tappeto rosso fuoco, con i gul ottogonali che volevano assimilarlo ad un tappeto di fiori e orientare la preghiera, in un tempo ormai finito e da considerarsi, volenti o nolenti, ormai obsoleto. Comunque tanto per essere sicuri che le cose scorrano armoniosamente nella giusta direzione, nel 2014, l'imam della moschea, che nelle sue prediche veniva giudicato troppo anticinese, fu accoltellato a morte poco dopo avere assolto alla preghiera del mattino. Questione risolta.

Al trucco

SURVIVAL KIT

Kashgar - E' la porta della via della seta cinese, popolatissima fin dall'anno 1000 e descritta da Marco Polo. Oggi, di quasi 1 milione di abitanti, presenta la città vecchia con tre quartieri, di cui uno completamente ricostruito fino alla piazza centrale con la moschea di Id Kah oggi museo, una parte ancora in restauro dove si può apprezzare la struttura autentica della città e il bazar mercato notturno, particolarmente vivace con il suo street food e mercato dell'abbigliamento. La domenica invece vivace mercato tradizionale e fuori città in periferia il 牛羊巴扎 (niúyáng bāzhā, che letteralmente significa “Bazar delle mucche e delle pecore”). Qui potrete anche comprare una pecora o un cavallo o anche meglio un cammello, se intendete percorrere coi vostri mezzi un tratto di deserto. Per arrivarci ricopiate questa scritta e mostratela al tassista. Da vedere ancora in periferia, la tomba di Abakh Khoja, il leader islamico di Kashgar vissuto nel diciassettesimo secolo, molto ben conservata e la piccola e poco visitata tomba del poeta Yusuf Khass Hajib. Non dimenticate il museo del Xinjiang, che espone non moltissimi reperti, ma con grande sfarzo, conditi dalla consueta storia dell'armonia tra i popoli, finalmente raggiunta. Naturalmente fuori città si possono fare escursioni nel deserto o arrivare ai passi che portano ai paesi vicini, connettendosi con la Karakorum Highway con panorami naturalistici spettacolari. Non ci vogliono permessi per stranieri, ma ricordatevi di portare sempre con voi il passaporto perché i controlli sono frequenti, anche per entrare nei musei e simili.


La sala di preghiera


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giovedì 10 luglio 2025

Seta 4 - Primo contatto col regno di mezzo

Kashgar, la città vecchia - Xinjiang - Cina - maggio 2025
 

Effettivamente il viaggio per arrivare fino a qui ci ha stremato, ma siamo finalmente in terra cinese, proprio in quella Kashgar che rappresenta l'inizio del nostro viaggio, lo stesso inizio che un tempo era considerato la porta della via della seta, nel regno di mezzo. Diverse erano le vie che dall'Europa o dal sud dell'Asia arrivavano fin qui, ma proprio in questa città tutte si riunivano e questo era il centro fondamentale di passaggio per ogni carovana che volesse arrivare al Catai fino al suo punto finale dell'odierna Xi'an che allora si chiamava Changan. E se noi siamo morti per aver viaggiato un giorno e mezzo per guadagnarci l'accesso all'oasi mitica ai bordi del terribile deserto del Taklamakan, il mare  della morte, pensate alle carovane che un tempo per arrivarci ci mettevano un paio di anni, se non di più e che riuscivano ad giungerci solo grazie al fatto che su questa grande area della terra si era stesa quella che venne chiamata Pax mongolica, il dominio del grande impero creato da Gengis Khan, che primo tra i mongoli, riuscì a creare, oltre al più grande impero mai esistito al mondo, la possibilità di spostarsi senza problemi, in questi vasti spazi diventati finalmente senza confini. E possiamo solo immaginare l'emozione di chi arrivava fino a qui dopo aver attraversato la sconfinata Asia centrale e trovava questa oasi resa ricchissima dallo sviluppo dei commerci e popolata da genti e razze di tutto il continente che qui si incrociava, scambiando merci in una babele di lingue e abitudini diverse. 

Qui potevi giungere dai tre passi che attraversano le grandi catene che circondano il bacino del deserto, quello che va a sud verso il Pakistan, ancora oggi corridoio economico importantissimo, che arriva fino al porto di Gwadar sull'oceano Indiano e poi quello che va verso il Kirghizistan e l'ultimo che scavalcando il Pamir va verso il Tagikistan e la Persia. L'importanza quindi di questo snodo fondamentale del commercio mondiale, ne faceva, già dall'anno 1000, la città chiave per chi percorreva la via della seta e per questo motivo anche noi l'abbiamo scelta per dare il via al nostro viaggio, prendendo le mosse  dal capitolo 37 del Milione che, come spesso vi ho detto, rimane per me un punto fermo di ispirazione. Ho il libro aperto davanti a me e vi leggo:

"Casciar fu anticamente reame aquale è al Gran Can; e adora­no Malcometto.  Ella ha  molte  città e castella, e  la maggiore è Casciar.  E  vivono  di  mercatanzia  e d'arti. Egli hanno  belli giardini e vigne e  possessioni e bambagia assai (il cotone), e sonvi molti mercatanti,  che cercano tutto il mondo; ma sono gente iscarsa e misera, che  mal mangiano e  mal beono. Quivi dimorano alquanti Cristiani Nestorini, che hanno loro  legge, e loro chiese e hanno lingua per loro; e dura questa provincia cinque  giornate." 

Una città di mercanti, insomma già allora e infatti ancora oggi qui si tiene un famoso mercato della domenica, oltre ad importanti mercati settimanali di bestiame e di cammelli e certamente anche allora di dimensioni tali, di molte centinaia di migliaia di abitanti, da stupire il mercante che qui arrivava per la prima volta. 

Certamente Marco annotava, oltre alla produzione ed al commercio del cotone, che qui si parlasse una lingua diversa, in quanto fin dal I secolo, la dinastia cinese Han perse il controllo di questo territorio, che fu quindi sempre sotto il dominio dei diversi popoli turcofoni e mongoli che si succedettero fino alla tarda conquista dei Qing nel XVIII secolo, che denominò appunto tutta l'area come Xinjiang (nuova frontiera), Dalla metà dell'800 in poi però, fu tutto un susseguirsi di ribellioni in chiave anticinese, man mano che la dinastia indebolendosi, volgeva al suo termine e successivamente questi contrasti si acuirono ulteriormente con i movimenti indipendentisti Uiguri, durante tutto il '900 e ancora oggi rimangono una spina nel fianco per la auspicata armonia che il regime vuole a tutti i costi. Certamente oggi, davanti ai nostri occhi abbiamo solo una delle tante città cinesi, quasi indistinguibili le une dalle altre, costruita in massima parte negli ultimi 25 anni, con un centro modernissimo e le periferie popolate di selve di edifici di 25 piani, suddivisi in quartieri in cui fatichi a distinguere una casa dall'altra, costruite per ospitare le orde di cinesi di etnia Han, convinti con ogni genere di incentivi a migrare in queste province estreme per annacquare numericamente le etnie musulmane presenti e renderle meno disturbanti, da un lato con una pressante propaganda tesa a raccontare una storia del tutto fantasiosa di una civilizzazione portata da secoli dagli Han ad una serie di tribù di barbari litigiosi e con i quali oggi si vive in una placida e meravigliosa armonia. 

Nel contempo si procede ad una spedita operazione di opacizzazione e cancellazione della cultura precedente, minimizzando usi e costumi, osteggiando la lingua, chiudendo moschee e madrase o trasformandole al limite in attrazioni turistiche se, data l'importanza artistica non si può proprio abbatterle. Naturalmente in caso di opposizione reale si provvede in altro modo, ça va sens dire. Di certo non mi aspettavo di arrivare nell'oasi che aveva ricevuto Marco, ma anche la selva di palazzi ed il modernissimo centro tagliato da superstrade ad otto corsie in ogni direzione, è un bell'impatto. Comunque sia, cerchiamo di occupare il resto della giornata che ormai volge al termine per sbrigare gli aspetti pratici che ci saranno indispensabili per il corso del nostro viaggio. Domani invece cominceremo la visita vera e propria della città. Intanto cerchiamo di procurarci dei soldi cartacei, visto che subito abbiamo avuto qualche difficoltà con la tecnologia. Già, perché come forse vi ho già accennato in Cina la cartamoneta è praticamente scomparsa a favore delle applicazioni su smartphone con le quali si paga tutto. Ma questo sarà argomento di un apposito capitolo. Sta di fatto che andiamo di corsa prima che chiudano alla vicina agenzia della Bank of China, pare l'unica titolata a fare il cambio, ma solo in dollari, visto che l'Euro sembra piuttosto misconosciuto da queste parti. L'agenzia è piccola ed il nostro arrivo scompiglia un po' le carte e non so se per cortesia verso lo straniero o per loro comodità, veniamo dirottati verso uno sportello speciale, saltando la coda in attesa. 

L'operazione di cambio si rivela però molto complicata, come se per l'addetta, che esegue il tutto, fosse la prima volta. Un po' stralunata e con faccia preoccupatissima, procede ad ogni step con attenzione maniacale, ad esempio le tre banconote da 50 dollari vengono contate con la apposita macchinetta conta soldi per ben tre volte, forse per essere sicura di non sbagliarsi oppure per prassi obbligatoria consolidata. Innumerevoli problemi comporta poi la compilazione di diversi moduli per riportare i dati del passaporto che provoca molti dubbi di interpretazione forse a causa degli inusuali caratteri latini da translitterare. Un cliente, che poi è anche il proprietario del vicino negozio di giade, che è l'unico in giro  che conosce qualche parola di inglese si precipita a dare una mano, mentre grande uso viene fatto dei traduttori automatici dei telefonini, anche se mi sembra che non ci sia molto da spiegare nella transazione. Poiché comunque l'affare si ingrossa, subito accorrono altri addetti, una, più esperta, per dare una mano alla sportellista alle prime armi, che di tanto in tanto consulta quello che potrebbe essere un manuale di istruzione per casi problematici, gli altri, tra cui la guardia all'ingresso, a procurare sedili per i componenti del nostro gruppetto in attesa, affinché non si spazientiscano troppo. Non solo, un'altra bancaria si prodiga immediatamente a distribuirci bicchieri di acqua calda, prelevata dall'apposito distributore, per ristorare gli stranieri in paziente attesa. 

Non c'è altro probabilmente ma di certo, siamo anche un po' imbarazzati, non pensavamo di provocare tutte queste complicazioni. In pratica abbiamo bloccato l'intera filiale, ma gli altri clienti, ben lungi dal lamentarsi o protestare per l'inconveniente, si scambiano impressioni sulla situazione che, inopinatamente, sta prolungando anche i loro tempi di attesa. I dollari sono stati controllati con molta attenzione più volte più volte, affinché non presentassero il minimo segnetto, macchia o piegatura che comportasse qualche piccolo taglio, pena il rifiuto reciso ed inappellabile e infine incassati. Alla fine l'operazione viene perfezionata e gli yuan computati, ricontrollati più volte con la macchinetta conta soldi e finalmente consegnati all'interno di una busta, con due mani come si conviene tra persone educate, anche se noi a  tutti gli effetti dovremmo essere considerati barbari occidentali e forse tali siamo. In totale è passata un'ora e dieci minuti circa, usciamo esausti e ci dirigiamo a svolgere la successiva operazione, l'acquisto di una SIM cinese che ci consenta di usare il telefonino anche senza i wifi degli alberghi. Proviamo in tre negozi di telefonia diversi, che anche qui sono più numerosi dei verdurieri, ma il risultato è sempre lo stessa, le SIM non si possono vendere a chi non è in possesso di carta di identità cinese. 

Una bella grana direi, visto che noi cinesi non siamo. Un negoziante ci vorrebbe addirittura chiamare due taxi per andare in una fantomatica sede centrale della Telecom China, dove forse le forniscono anche agli stranieri, dopo chissà quale complesso iter burocratico. Rinunciamo, troppo complicato e ripieghiamo su una e-Sim, acquistabile on line, che costa di più, ma alla fine garantisce anche una VPN efficace che scavalca il Farewall governativo che non permette normalmente l'uso di Google e di tutti i suoi derivati(mail, maps, traduttore, ecc.) e WhatsApp, che in effetti da questo momento funziona in modo quasi regolare. Questo è uno dei problemi di base che si deve affrontare visitando questo paese e che va affrontato seriamente se volete viaggiare in autonomia, ma ci faremo un discorso a parte. Rimane solo più da mettere sotto il becco qualche cosa, visto che siamo in giro da quasi due giorni, ingerendo poco o nulla e sarà pure che la cucina cinese è una delle più famose del mondo, ma tra la difficoltà di comprensione dei menu ed il rapporto complesso con i camerieri, pur volenterosissimi, riusciamo alla fine a mettere insieme un piatto di noodles, talmente speziati che ci cuociono la gola per i due giorni successivi e poco più. Fatto ciò stramazziamo nei letti fulminati dal sonno del giusto. Domani penseremo alle visite più in particolare. 

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