venerdì 17 ottobre 2008

Gleichschaltung

Un mio amico russo mi raccontava che il ricordo e le sensazioni più vivide della sua vita erano legate al giorno della morte di Stalin. Lui aveva 15 anni e stava a casa con i suoi quando alla radio diedero la notizia. Nello stesso istante in tutta l'Unione Sovietica cominciarono a suonare le sirene delle fabbriche e suonarono per 15 minuti consecutivi. Lui ricordava come un incubo, questo suono agghiacciante in un silenzio tombale con una sensazione di dolore terribile che colpiva lui e tutto il paese. Proprio così, un grande, immenso e sincero dolore per la perdita di una persona amata, un padre severo e giusto che proteggeva e pensava al benessere di tutti. Forte, bello, maschio, che risolveva i probemi, che aiutava tutti, da ammirare e da amare anche se aveva il controllo di tutta l'informazione. Eppure tutti sapevano cosa stava succedendo. Dei due suoi compagni di scuola che avevano rubato un sacco di carbone alla ferrovia ed erano stati mandati per 5 anni in Siberia o dello zio che ce l'aveva col governo e una sera non era tornato più a casa (viveva con loro in una comunalka, gli alloggi collettivi nella periferia di Mosca) e nessuno, vedendo la sedia vuota, aveva commentato l'accaduto, né quella sera né dopo, come se lo zio non fosse mai esistito. Rimaneva chiara nella mente la sensazione di tempi sereni, in cui le cose andavano bene e si sentiva assolutamente libero, bastava fare e dire le cose giuste e il gradimento per il governo era altissimo. Se ci fossero state libere elezioni Stalin sarebbe stato eletto a furor di popolo. Nella repubblica di Weimar la gente si chiedeva di chi fosse la colpa di una crisi così grande e auspicava che qualcuno arrivasse a risolvere i problemi, in qualche modo con una gleichschaltung necessaria. Forse è sempre così; nei momenti di crisi, di difficoltà economiche la gente anela a queste soluzioni, le cerca fino a quando non le trova. Poi dopo decenni ci si chiede come poteva le gente non sapere, non capire, non vedere quanto stava succedendo? Sa, vede, capisce anche le cose più orribili, ma non gliene importa nulla. Basta che gli dicano che saranno sicuri, tranquilli, che i problemi saranno risolti, che la colpa è di qualcun'altro.

2 commenti:

laura ha detto...

Pensare è sempre scomodo, molto più facile far pensare qualcun altro. Quindi alla fine pochi patiscono le dittature, che non modificano molto la vita di tutti i giorni dell'individuo medio con buona capacità di adattamento.
Noi non siamo ancora a questo punto ma mi pare che il nostro amico abbia un indice di gradimento del 60%.

Anonimo ha detto...

Lui (con la maiuscola) ieri ha detto 70!

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!