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martedì 11 settembre 2012

Recensione: R. Vecchioni – Il libraio di Selinunte.


Opera curiosa di questo cantautore poeta, che mostra qui al meglio la sua vena più sognatrice che spesso trasferisce nei suoi lavori musicali. Una favola breve e incantatrice. Nella bellezza greca di Selinunte, tra i templi che oltre alla storia sanno trasmettere antiche malìe, arriva uno strano personaggio che non parla con nessuno e porta con sé un gran numero di casse. Prende un vecchio negozio, lo rimette in sesto e lo riempie dei suoi tesori. Sono libri, un numero enorme di libri. Ma si tratta di un libraio strano come persona e come commerciante, infatti i suoi libri non li vende, ma li legge a chi entra nel suo negozio. Straniero e strano sono cose che suonano male in tutti i luoghi e si accompagnano subito a paura e odio, tanto è vero che dopo la prima curiosità nessuno entra più ad ascoltare. Solo un adolescente, di nascosto ne fa il suo appuntamento quotidiano, affascinato dai versi dei poeti, dalle parole che fluiscono dalla bocca del libraio, fino a quando l’intero paese che non riesce a sopportare la diversità, brucia il negozio e nel rogo scompare per sempre il libraio con tutti i suoi libri, ma allo stesso tempo spariscono anche le parole, le parole che avevano affascinato il ragazzo  e che ad ogni uomo, da sole riescono a spalancare il mondo delle emozioni. Si legge in fretta e volentieri.


mercoledì 14 dicembre 2011

Orazio: Epodo VII



Dove, dove andate?
Perché le vostre spade sono state sguainate
se nel fodero erano riposte?
Nemmeno i lupi,
nemmeno i leoni
infieriscono sugli animali della stessa specie.
Dove mai correte
pazzi,
con le destre che agitano quelle corte spade
appena inguainate
e che molto ancora vogliono aspergere
le pianure e i flutti.
No, non si agitano per la rocca superba
o per il barbaro prigione
ma per un suicidio
da molti voluto.
Quale forza terribile vi domina?
Rispondete! Parlate dunque!
Tacent,
et albus ora pallor inficit
mentesque perculsae stupent.
Sic est!
Tacciono adesso,
un bianco pallore ammorba loro il viso
e le menti attonite sono quasi stupefatte dall'orrore.
E'così!
Un antico delitto li spinge
dal lontano giorno in cui
bagnò la terra sangue innocente,
maledizione per gli ultimi nipoti.

30 a.C. - traduzione libera.

martedì 9 novembre 2010

Barometro d'ascolto.

Non c'è niente da fare. E' paurosamente aumentato il tasso di litigiosità ed in generale di insofferenza da parte della gente. Non è ben chiaro se è una questione di cambiamento climatico o di evoluzione della specie, sta di fatto che nessuno sopporta più nessuno. Qualcuno obietta che si tratta della crisi e di un diffuso malcontento dovuto alle difficoltà sempre maggiori che si incontrano nella vita di tutti i giorni; secondo altri la colpa è di nuove realtà che si affacciano nel paese a cui non siamo ancora abituati. Però, vi dico il vero, ieri, alla quinta telefonata di una Chiara o Deborah o Filippa che fosse, che voleva illustrarmi i vantaggi di passare ad un nuovo gestore telefonico, mi è un po' salito il sangue al naso, anche perchè stavo creando e mi avevavno fatto perdere il filo.

Poi, dopo aver risposto come di consueto con un - La ringrazio ma non sono interessato- che taglia sempre la discussione (senza aggiungere spiegazioni, mi raccomando, pare che i poveretti siano stati addestrati a valutare questo tipo di risposte come motivo a non perdere ulteriore tempo e passare ad altro cliente), a mente fredda ho realizzato che in fondo scrivere su questo blog la mia scemenza quotidiana, non può definirsi propriamente una creazione e la cosa mi ha rincuorato. Sono andato così un po' indietro nel tempo quando, nel periodo universitario, lavoravo come intervistatore. Come vi avevo già segnalato, i lavori che mettevano in moto le braccia non mi sono mai stati congeniali, muovere la lingua (absit iniuria verbis , di questi tempi) invece non fa sudare molto. Lavoravo per diverse ditte, ma spesso mi toccava il Barometro d'ascolto della Rai.

Allora non c'era l'Auditel, però funzionava alla grossa nello stesso modo. Bisognava andare a casa delle persone, scelte casualmente da una lista di nomi, per chiedere in quali ore avevano visto la televisione (c'era un canale solo, quindi era tutto più semplice) e ti davano 130 Lire a botta. Avevo una cartina della città dove mi ero segnato i vari indirizzi e come un seriel killer, cercavo di percorrere il tratto ergonomicamente più logico, cercando di beccare qualcuno a casa nelle ore del tardo pomeriggio e della sera. Secondo voi, quando dicevo: - Buongiorno sono della Rai, vorrei farle qualche domanda sui programmi che ha visto ieri- la gente mi sbatteva la porta in faccia, mi lanciava insulti o addirittura mi mi diceva di andarmene al diavolo senza neanche aprire la porta? Niente di tutto ciò. Nella quasi totalità dei casi mi facevano entrare, accomodare e la maggior parte mi offriva il caffé. Quanti caffé in quel tempo, forse è per quello che dormivo poco. Tutti volevano dirmi quale programma gli era piaciuto, un tizio mi raccomandò:-Deve scrivere che facciano più quizzi.- o non mi piace il tale o perché non si vede più il talaltro. Naturalmente queste cose non interessavano assolutamente e come adesso, contava solo da che ora a che ora qualcuno era stato davanti al televisore, al di là del fatto se il programma piacesse o meno.

Ma la cosa assolutamente normale era che la gente ti faceva entrare in casa propria quasi con piacere, eppure non è che si stesse poi così bene a quei tempi; sicuramente i problemi economici ed il benessere materiale era inferiore ad oggi. Per la verità furti e violenze erano allora addirittura superiori, quindi cade anche la motivazione della sicurezza reale. Forse c'era un diffuso sentire che le cose parevano migliorare ogni giorno, che si stava mettendo bene per tutti, che hai ragazzi, le ditte telefonavano a casa per vedere se volevano andare a lavorare. Forse è tutto lì il problema, la gente è incupita quando ha la sensazione continua che le cose peggiorino e che i propri figli staranno peggio di quanto siano stati loro e scarica questo stato d'animo su chi sta loro intorno. Forse oggi arriva dall'alto il segnale sempre più chiaro di un totale disinteresse per i problemi reali, mentre il paese crolla in pezzi. Pompei è solo un simbolo, la gente, inconsciamente teme l'eruzione del vulcano.


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mercoledì 29 luglio 2009

Serendipity.


La serendipity è un concetto filosofico con cui si indica la possibilità di scoprire una cosa non cercata e imprevista, mentre se ne sta cercando un'altra. Il termine, però, non fa riferimento solo alla fortuna, ma a quella stessa base del famoso precetto di Pasteur: il caso favorisce la mente preparata. Mi sembra di ricordare che Ceylon, che adesso tutti chiamano Sri Lanka, fosse indicata come l’isola in cui questo concetto era più manifesto. Era uno dei luoghi più piacevoli della terra dove trascorrere la vita (da ricco ovviamente), con coste straordinarie in faccia all’Oceano e un interno dipinto con il verde smeraldo delle montagne che circondano Kandy. Dolci colline ricoperte dal tenero arbusto del thé e templi nascosti nella jungla dove giocare a rincorrere gli eroi del Ramajana. Anche lì però tutti cercano qualcosa, come i cercatori di pietre preziose, che scavano buchi nella pianura e con mezzi di fortuna, tirano su acqua e fango che setacciano con ceste artigianali alla ricerca disperata di qualche piccolo frammento che brilla, la pietrolina che rimane in fondo al mucchio, lo sperato rubino o almeno una corniola grezza o qualche cosa che dia senso alla fatica e al pericolo che di tanto in tanto, uccide qualcuno in fondo al pozzo, sepolto dal fango e dalle pietre. Forse qualcuno cercando tra il fango trova altro, magari la rabbia che ha trasformato questo luogo in terra di intolleranza, in campo di conflitto spietato, sempre basato sull’odio etnico ammantato da giustificazione religiosa, istigato ed alimentato da quelli che predicano la divisione, la separazione come soluzione, ben sapendo che è solo la fucina dell’odio e del decadimento morale ed economico di un territorio. Quando ci sono stato, non si respirava ancora il conflitto, benchè dalle parti di Trincomallee, una baia di paradiso, già si parlasse con fastidio di Tamil. Il fuoco cominciò subito dopo. Incomprensibile se rapportato alla gente incontrata, così serena apparentemente. Avevamo tardato a confermare il volo di ritorno e avevamo perso la prenotazione. L’agenzia ci informò sconsolata che i voli erano tutti pieni almeno per 30 giorni e la nostra preoccupazione prese corpo in maniera pesante. Il proprietario vedendoci così scossi, ci invitò a cena e mi disse:”Non riesco a capire il processo di pensiero di voi occidentali di fronte ad un problema. Date in escandescenze, vi disperate, non riuscite a ragionare con freddezza. Eppure se il problema si può risolvere, basta agire con cura senza motivo di avere preoccupazione. Se invece il problema non si può risolvere, non c’è ragione di avere preoccupazione, in ogni caso è un inutile dispendio di energia psichica. Andate a dormire tranquilli. Domani penseremo al da farsi”. Il giorno dopo ci accompagnò in aeroporto, parlò con il tizio del checkin, poi ci mise davanti al banchetto prima che si formasse la fila e in qualche modo riuscimmo a partire. Anch’io forse cercavo solo la bellezza a Ceylon, ma forse ho trovato anche cose che mi porto accanto nella vita e non sono inutili.

venerdì 17 ottobre 2008

Gleichschaltung

Un mio amico russo mi raccontava che il ricordo e le sensazioni più vivide della sua vita erano legate al giorno della morte di Stalin. Lui aveva 15 anni e stava a casa con i suoi quando alla radio diedero la notizia. Nello stesso istante in tutta l'Unione Sovietica cominciarono a suonare le sirene delle fabbriche e suonarono per 15 minuti consecutivi. Lui ricordava come un incubo, questo suono agghiacciante in un silenzio tombale con una sensazione di dolore terribile che colpiva lui e tutto il paese. Proprio così, un grande, immenso e sincero dolore per la perdita di una persona amata, un padre severo e giusto che proteggeva e pensava al benessere di tutti. Forte, bello, maschio, che risolveva i probemi, che aiutava tutti, da ammirare e da amare anche se aveva il controllo di tutta l'informazione. Eppure tutti sapevano cosa stava succedendo. Dei due suoi compagni di scuola che avevano rubato un sacco di carbone alla ferrovia ed erano stati mandati per 5 anni in Siberia o dello zio che ce l'aveva col governo e una sera non era tornato più a casa (viveva con loro in una comunalka, gli alloggi collettivi nella periferia di Mosca) e nessuno, vedendo la sedia vuota, aveva commentato l'accaduto, né quella sera né dopo, come se lo zio non fosse mai esistito. Rimaneva chiara nella mente la sensazione di tempi sereni, in cui le cose andavano bene e si sentiva assolutamente libero, bastava fare e dire le cose giuste e il gradimento per il governo era altissimo. Se ci fossero state libere elezioni Stalin sarebbe stato eletto a furor di popolo. Nella repubblica di Weimar la gente si chiedeva di chi fosse la colpa di una crisi così grande e auspicava che qualcuno arrivasse a risolvere i problemi, in qualche modo con una gleichschaltung necessaria. Forse è sempre così; nei momenti di crisi, di difficoltà economiche la gente anela a queste soluzioni, le cerca fino a quando non le trova. Poi dopo decenni ci si chiede come poteva le gente non sapere, non capire, non vedere quanto stava succedendo? Sa, vede, capisce anche le cose più orribili, ma non gliene importa nulla. Basta che gli dicano che saranno sicuri, tranquilli, che i problemi saranno risolti, che la colpa è di qualcun'altro.

giovedì 16 ottobre 2008

Campioni?

Come si spiega l'appartenenza ad un gruppo? E' un fenomeno misterioso che fa sì che ci si identifichi in vario modo in un insieme di persone, simboli, cose, ideali. Questo forse costituisce la forza della nostra specie, l'evoluzione vincente che ha contribuito a permettere che ci impadronissimo del pianeta, ma dovrebbe essere così lontano da un pensiero per così dire alto, di spessore, al quale anelerei appartenere. Mi riesce veramente difficile identificarmi in etichette, vestiti, nazionalismi che mi sembra di riconoscere come generatori di appiattimento culturale, intolleranza, autoritarismo, violenza di ogni tipo. Vorrei sentirmi Uomo; mi sta stretto già Europeo, figuriamoci solo Italiano; che autorestrizione! Perchè non dobbiamo preferire di volta in volta di riconoscere come giusto, corretto e condivisibile un'idea o un concetto, oggi di una parte e domani un altro di quella diversa? Sembrerebbe l'unica strada percorribile, un Tao della condivisione. Ma allora perchè due anni fa ero anch'io in piazza a girare questo video, a gridare, saltare e ad inneggiare; mi sembrava di essere veramente contento e soddisfatto di quella appartenenza, irridendo e cantando "Materazzi fu ferito", tanto che il mio telefono cadde e fu calpestato dalla folla inferocita come per l'assalto ai forni manzoniani. La psicologia umana è veramente un mistero!

Se volete vedere il video completo cliccate qui.

giovedì 25 settembre 2008

Il campionato

E' tutta la vita che mi sento preparato a questo momento. Fin da quando ero bambino ed ho avuto cognizione di cosa era una palla, ne sono stato attratto magicamente. Poi man mano che crescevo e capivo, l'ammirazione per i campioni di questo sport e per quello che ottenevano, dalla popolarità alla gloria, mi ha affascinato e quasi obbligato a far parte di questo mondo. Man mano che imparavo e giocavo, tutti si accorgevano di quanto ero bravo, di quanta era la mia dedizione e di come ero disposto a sacrificarmi pur di arrivare in alto. Gli anni sono passati e il pallone è diventato quasi un'estesione di me e posso fargli fare le evoluzioni più impensate e spericolate. Vincere le partite non è mai stato il fine del gioco, ma soltanto un mezzo per arrivare più in alto, fino al vertice, come segnato da Dio a questo destino. Così di squadra in squadra sono arrivato alla cima, sono nella squadra più forte del campionato e sono il migliore della mia squadra. Adesso ho quasi tutto quello che ho sempre sognato: l'ammirazione della gente, il benessere materiale per la mia famiglia, impensato per chi era povero e conduceva una vita quasi misera, infine l'urlo senza paragoni della folla che ti fa sentire unico e vicino al cielo. Così di gara in gara siamo arrivati alla fine ed oggi ci sarà il momento della verità, quello che decreterà la squadra vincitrice del torneo, e quindi il campione assoluto, il più forte di questo ciclo. Immagino già, l'ingresso nello stadio con le gradinate gremite di gente che grida e ci acclama, che urla il nostro nome e vedo entrare gli avversari, i nemici da battere senza pietà. Sento dentro di me il desiderio del risultato che sarà certamente nostro, mio; vedo la palla venire veloce verso di me e mi vedo, guidato dall'Alto, mentre la colpisco con forza e quindi la palla che vola precisa a segnare, in un acme sensuale, il punto che ci regalerà, che mi regalerà la vittoria finale, nel boato indescrivibile che sale dagli spalti. La gioia suprema, i festeggiamenti ed infine Io che in una trance divina, salgo lentamente la gradinata per avere il premio agognato da tutta la vita. Mi godrò ancora un attimo la tensione delle migliaia di uomini e di donne che mi ammirano e mi amano; poi, in un attimo il coltello di ossidiana mi spaccherà il petto e il mio cuore strappato e palpitante sarà offerto a Quetzalcoatl. In nome del Dio così partiranno gli eserciti per distruggere i nostri nemici , gli inferiori a noi che non credono.

martedì 16 settembre 2008

La nebbia offusca le menti

Ieri un ragazzo è stato ucciso a sprangate per qualche biscotto.
Da quando ho sentito la notizia sto guardando con attenzione tutti i media. Voglio sentire chi sarà il primo a dire: "Certo che se non avesse rubato i biscotti non sarebbe successo niente". Sarà un politico, sarà un opinionista, un amministratore, un intervistato? Qualcuno lo dirà. Perchè tutto questo odio soffia così forte nel mondo? Qualcuno lo ha acceso e lo alimenta o è soltanto una questione di topi che si azzannano a causa dello spazio troppo ristretto? Quindi una reazione filosofico-antropica o un semplice fenomeno naturale? Troppe domande; secondo il mio amico Geri una versione più robusta di influenza aviaria risolverà (risolverebbe) il problema.

A corollario di quanto sopra , Adriana mi segnala questo fatto che vi invito a leggere come ulteriore testimonianza del titolo di questo post.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!