sabato 17 ottobre 2009

Dune.

Vi piace il deserto? Attenzione perchè oggi ho voglia di sbrodolare, quindi la faccio lunga, siete avvertiti. Sarà questo inverno precoce, ma parlare di deserto, una delle mie passioni, mi consola. Per carità è velleitario parlare di un argomento di cui si è già sommersi di libri di poeti, foto di grandi maestri, pubblicazioni avvincenti. Si è già detto di tutto, anzi già troppo, per cui se uno parte per una traversata ha già la testa piena di spazi infiniti, paesaggi disperanti, tramonti struggenti a cui ogni persona di buon senso deve soccombere di schianto. Quindi prepararsi alla delusione del troppo sognato. Macché , è tutto come avevi letto , sognato, anche di più. Quello di cui ti illudevi di poter dire:"tutte balle per i gonzi" è proprio lì a schiacciarti con la sua evidenza. Pensavi ad immaginette oleografiche da legione straniera, frasi fatti di mediocri scrittori, coloriture di aspiranti esploratori che si travestono da eroi, eppure ce le hai lì davanti da toccare, da vedere, per poter dire goffamente: è impossibile che sia così bello. A questo punto, come avevi letto nel libro, che ti aveva fatto un po' sorridere per la sua ingenuità, ti devi lasciare avvolgere dal nuovo pianeta che ti circonda, devi assimilarne il ritmo per sperimentare sensazioni nuove e grandi. Frasi fatte, però è così che succede. Ne ho visto solo qualcuno di deserto, dalle propaggini cespugliose del Taklamakan cinese a quelle di Gibson, le dune grige del Rub-alKhali yemenita, quelle rosso fuoco del Namib, quelle giallo ocra del grande erg occidentale, le sassosità egiziane, l'infinito viola di Timimoun, il tenue rosa del Tar indiano o il giallo pallido della Death Valley fino alle piccole dune islandesi e altri ne vorrei vedere. Certo frasi fatte. L'immensità del deserto. Si viaggia per ore per raggiungere un posto "vicino". Parli del prossimo paesino ed è come dire Venezia se sei a Torino. Dopo giorni di viaggio controlli la carta e vedi che hai fatto un trattino piccolissimo e allora scatta la seconda frase fatta. La disperazione e l'annichilimento del deserto. Se dopo trecento kilometri sei ancora tra le stesse dune di sabbia sottile che il vento porta a cancellare la pista, se dopo ore o giorni, la pietraia del serir continua implacabile battuta dal vento, ti senti davvero piccolo ed estraneo per sconfiggere questo universo e allora per sopravvivere devi allearti con esso, assumerne il suo ritmo. Allora basta poco per fare diventare possibile e vincere quella che credevi solo una espressione letteraria. Tutto diventa più naturale, quasi familiare. Fermarsi ad una tenda beduina, senza lingua comune, bere assieme un thé alla menta scambiandolo con un piccolo dono; scandire i momenti della giornata secondo il movimento del sole; percorrere il deserto secondo piste antiche e approdare alle oasi, isole che galleggiano nel mare sabbioso e godere un riposo tranquillo sotto i palmeti tra un gorgoglìo di canaletti. Nutrirsi col Deglet Ennour, il dito di luce che pende a cascata dalle palme, il dattero, frutto di un'agronomia secolare su cui si è fondata una grande civiltà fatta di tolleranza e allearsi con l'animale che sconfigge il deserto, il dromedario dallo sguardo scostante ma fiero, perchè è l'unico a conoscere il centesimo nome di Hallah. Mi avete fatto venire sete, ma molto ancora vorrei dire per cui riprendo domani.

4 commenti:

Ezio ha detto...

Sono curioso di conoscere il prosieguo! Per contro noi partiremo il 7 novembre per l'India del Sud. Ci sono ancora molte possibilità per visitare insieme tante altre regioni dell'India. Sarà mai possibile? Ezio & Gaby

fabristol ha detto...

Ti manca ancora un deserto (forse): quello di Arrakis del romanzo Dune di Frank Herbert. Se non lo hai letto troverai descrizioni meravigliose di deserti, dune, paesaggi e avventure desertiche da mozzare il fiato.

enrico ha detto...

Caro Fab, mi sono letto tutta la saga degli Atrides e degli Arkonnen al completo, bello sarebbe cavalcare un verme delle sabbie!

fabristol ha detto...

Ah incredibile!! I fan dei Fremen si trovano nei posti più insospettabili. ;)
Sono contento. E' un romanzo che ha cambiato la mia vita, in meglio.

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