giovedì 12 gennaio 2017

Madagascar 13: Fianarantsoa


Thierry


Una classe
Thierry ci aspetta nella piazzetta alla base della stradina in salita, tra le venditrici di carbonella ed i carrettini di frutta. La città alta di Fianarantsoa comincia proprio lì dal cippo che racconta la storia di questa parte di città che, attraverso una combinazione positiva che ha messo in movimento organizzazioni straniere religiose e non, municipalità, donazioni e volontà degli abitanti, è riuscita a trovare un suo modello di sviluppo funzionale. Sono state recuperate tutte le abitazioni tradizionali e coloniali, dando via libera a soluzioni di ospitalità turistica, con l'organizzazione di visite e servizi di cui alla fine beneficiano tutti. I protestanti, ma anche i cattolici sono stati molto attivi in questo progetto essendo presenti da tempo in zona, dove si sono spesi, oltre che ovviamente nel loro lavoro di evangelizzazione, anche nel campo dell'istruzione scolastica, tanto che il nome stesso della città, significa "dove si impara". Lo schema progettuale è molto simile a quello di Tana, con una tripartizione abbastanza netta, secondo il pensiero del potere instauratosi nel paese all'inizio dell''800, con una Parte alta destinata ai reali e ai nobili, una media dei commerci e delle attività e una bassa per la plebe.

Alla lavagna
Il palazzo reale doveva dominare il punto sommitale della collina attorno alla quale si formava poi tutto il resto dell'abitato. Seguendo Thierry lungo le stradine in salita che arrivano alla spianata terminale, puoi apprezzare le vecchie case rimesse in ordine, gli antichi tetti fatti con tegole speciali ad incastro o i piccoli giardini della vieille ville. In cima, al posto del palazzo reale in legno ormai distrutto dagli incendi e sostituito da alcune baracche che ospitano la scuola pubblica, aule con 70 bambini, quelli in fondo neanche vengono presi in considerazione, quelli che si danno da fare stanno avanti, rimane soltanto una grande pietra, una specie di dolmen dove i cristiani venivano decapitati per ordine della regina "cattiva", così ancora oggi viene definita la donna che prese il potere dopo la morte del terzo re della dinastia e che si oppose in tutti i modi alla colonizzazione. Adesso sulla collina ci sono ben sette chiese tra cui una cattolica. La vecchia regina è stata sconfitta e si starà rivoltando nella tomba. Attorno è pieno di scuole private delle varie congregazioni, non manca nessuno, dai luterani ai salesiani; è un brulicare di studenti che arrivano da tutte le parti. L'albergo stesso dove andremo stanotte è parte di una scuola alberghiera dove si forma una forza lavoro che dovrebbe andare ad innalzare lo standard della ricezione turistica del paese.

Fianarantsoa -La città bassa
La città dall'alto presenta comunque un bel colpo d'occhio tra i colori variati delle bouganvillee, il rosso dei flamboyant e l'indaco delle jacarande che stanno per sfiorire. Lo sfondo rosso mattone della terra accentua i colori così come il nitore dell'aria pulita dopo la pioggia. Riesci a vedere lontano, fino alle colline ondulate dell'altipiano che sembra non voler finire mai. Lasciando la città all'apparenza moderna e rivolta al fututo, ritrovi però ancora tanti aspetti legati alla tradizione. La piccola arena, ad esempio, dove un paio di volte all'anno si svolgono le prove di ardimento dei giovani contro i tori, che devono essere gettati a terra con la sola forza delle braccia. Qui le ragazze occhieggiano gli uomini migliori, i più forti, che possano garantire una forza fisica valida per il duro lavoro dei campi, sufficiente a far prosperare la loro futura famiglia. Ci sono i piccoli capanni per i combattimenti dei galli della domenica e un grande mercato dove un giorno alla settimana si trova tutto quello che serve alla gente che arriva dai villaggi, portando le loro piccole produzioni agricole, dell'allevamento o dell'artigianato locale e se ne torna a casa alla sera con quello che l'autosufficienza della loro terra non può produrre. E' tutto uno sfolgorare di stoffe dai colori violenti, di stoviglie di alluminio e di terracotta, di materiali di plastica, contenitori di ogni genere.

La registrazione delle vendite
La maggior parte di questi materiali è di origine cinese, l'unica fonte che possa offrire prezzi accessibili a questo mondo. Dietro al gran numero di banchi, attorno al quale c'è una distesa di spazi, per così dire più poveri, costituiti da un semplice telo steso a terra, c'è una vasta area recintata dedicata al bestiame. Qui si scambiano soprattutto gli zebù, ma anche capre e altri ovini, mentre i maiali passano ben legati su carrette dalle quali si levano grida strazianti, coperte di foglie e spinte da ragazzini, verso la loro inevitabile destinazione finale. Ai lati, proliferano casupole in mattone crudo che costituiscono l'area per così dire di servizio, con luoghi di ristoro che servono zuppe da grandi calderoni fumanti o fritti di ogni genere pescati dall'olio che ribolle in wok anneriti dalle fiamme della carbonelle onnipresente. In fondo c'è anche un gruppo di scrivani che lavora alacremente, circondati da facce di pastori acciliati, evidentemente per registrare passaggi di proprietà e altri affari su foglietti di blocchi slabbrati che poi vengono consegnati alle parti dopo gli scambi di denaro. Poi, chi ha incassato va a vedere, prima di ritornarsene al villaggio, se è il caso o meno di comprarsi un bel bastone nuovo, liscio, tornito e ben mondato dai nodi e dalla corteccia. Un'attività tutto sommato abbastanza frenetica tra cui si può passeggiare senza essere neppure troppo osservati. Business is business, se i vasàh ci guardano lasciamoli fare.

Colori del mercato
SURVIVAL KIT

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Hotel La rizière - A poca distanza dalla città alta, ottimo hotel rispetto agli standard del paese. Doppia sui 130.000 AR. con colazione. Camere e letti piccolini ma con ampi bagni, tutto nuovo e pulito. Bottiglia di acqua complimentary (raro in Madagascar), free wifi nella reception e nel ristorante. Bel giardino con vista sulla città. Il servizio è molto buono essendo tutti gli addetti, allievi della scuola alberghiera. Grande gentilezza e professionalità. Ottima cena con vellutata, stufato di zebù e riso rosso e dessert a 24.000 Ar. anche molto ben presentata. Colazione standard. Assolutamente un'ottima sistemazione che consiglio.
Vendendo il maiale

Fianarantsoa - Seconda Città del paese sulla HN 7 verso sud tra Ambositra e Ambalavao. Da vedere la città alta. Visita guidata (10.000 Ar.) partendo dalla piazzetta sotto la scalinata che porta in cima. Bel panorama dall'alto. Da vedere anche il bel mercato fuori città verso sud che si svolge al lunedì. Si può fotografare senza problemi, anche se sempre con discrezione. La gente è sempre piuttosto amichevole.


Tegole della città alta

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