mercoledì 24 ottobre 2018

Oman 3 - Muscat, la città

Muscat - Mercato del pesce

Nel porto
La zona di Mutrah si dispiega attorno al vecchio porto; questo era il cuore della vecchia città, quando ancora la costa era un agglomerato di villaggi e non un'unica sequenza di costruzioni lungo il mare di quasi 70 km come ora. Nella rada ci sono solo due giganteschi yacht, anche questi dell'amato Sultano, che li usa per girare per il mondo con i suoi amici. Al momento fanno bella presenza di sé manifestando, se ancora ce ne fosse bisogno la sua potenza e disponibilità. Comunque da qui si può fare un salto a dare un'occhiata al mercato della frutta e soprattutto all'attiguo mercato del pesce, affollato di prima mattina quando arriva il pescato e verso sera quando i morsi del sole si acquietano un poco. Anche qui, tutto nuovo naturalmente, banchi di lucido acciaio ed aria condizionata, quindi non dobbiamo cercarvi il caratteristico esotismo dei mercati d'oriente tutti puzza e confusione, né dolercene perché non ci sono. Insomma dobbiamo farcene una ragione. Questo è un paese ricco e ben governato, cosa che prelude ad una buona distribuzione della ricchezza, per cui e direi, fortunatamente per loro, non trovi certo l'accumularsi di sporcizia, povertà e marcescenza che fanno certo la gioia del turista sceso dalla nave, bramoso di esotismo da cartolina. Lui se ne rammaricherà forse, poiché rimarrà privo di scatti lacrimevoli ricchi di manine sporche e di occhi cisposi e coperti di mosche, ma gli abitanti sono di certo molto più contenti così. 

Cernie giganti
Altre sono le cose che devi cercare quaggiù. Ad esempio godere della ricchezza del pescato disteso sui banconi. Pesci enormi, dai tonni ai barracuda, ai marlin ed agli squali fanno bella mostra di sé distesi in esposizione gli uni di fianco agli altri e soprattutto è un vero divertimento stare a guardare l'abilità dei sezionatori, che in pochi secondi, di certo meno di un minuto, con coltelli affilatissimi, tagliano un tonno di quasi un metro, pulendolo di tutto punto e riducendolo a cubetti di carne rossa e golosa. Una velocità ed una precisione di colpi da rimanere a bocca aperta e devo dire che non sembra che qualcuno ci lasci le dita, altro che maestri di coltello giapponesi! Ci sono omaniti, soprattutto addetti alla vendita, ma qui come altrove, la maggior parte è costituita da indiani, pakistani e bengalesi, la vera forza lavoro della nazione. E qui bisogna spendere due parole sul sistema che fa funzionare l'economia di questo paese. Abbiamo detto che qui c'è un sacco di petrolio e di gas, tanto che il saggio sultano non sta sfruttando tutti i giacimenti trovati, ma intende conservarne qualcuno per il futuro, quando eventualmente ne comincerà la carenza. Ma questi soldi, anche se tanti, non basterebbero per garantire una vita agiata e nullafacente a tutti gli abitanti, cosa a cui la saggia popolazione ambirebbe senza problemi. E' vero, si fanno strade, case per tutti e gratuite, sanità e istruzione garantite, pensioni con 20 anni di anzianità (altro che quota 100) per quei pochi che occupano una posizione nei tanti uffici governativi o nella polizia o nell'esercito, ma non sarebbe sufficiente comunque. 

Una via del souk
Così, come per altri stati del golfo è stato inventato l'ingegnoso sistema della sponsorizzazione. Per qualunque straniero che desideri venire a lavorare o ad impiantare una attività o ad investire qui, è obbligatorio avere un locale omanita che ti sponsorizzi, cioè, che sia responsabile per te e si occupi di tutta la burocrazia per farti avere i permessi necessari, dopo di ché tu potrai cominciare la tua attività sia che si tratti di fare la domestica ad ore, o di un negozio di barbiere o un supermercato, fino a che tu voglia costruire un resort turistico. Basterà però, che ognuna di queste attività sia intestata allo sponsor (che eventualmente ne rimarrà proprietario se tu te ne vai), oltre ad una congrua fetta di utili, sostituibile eventualmente se sarà troppo complicato fare i conti, con un comodo canone mensile. Mica male, no? Poiché gli omaniti sono circa tre milioni e gli stranieri che lavorano o hanno attività qui, sono altrettanti, praticamente ogni residente ha una o più attività in cui gli altri lavorano e lui gode parte dei frutti. Ecco perché tutti gli omaniti che incontri sono felici, gentili ed accoglienti, oltre ed al di là della loro antica inclinazione naturale. Bisogna ricordare che qui gli unici mestieri svolti da migliaia di anni sono quelli dei pescatori, degli allevatori, dei mercanti di schiavi e delle attività legate al dattero e niente altro. Quindi non devi stupirti, quando passi nel vicino souk, di vedere la maggior parte dei negozi gestiti da indiani o pakistani, e anche la merce per la maggior parte arriva da questi paesi, così come tutta la frutta e la verdura.

Il palazzo del sultano
D'altra parte in un paese con un clima impossibile come questo, coltivare qualcosa che non sia il dattero o l'incenso che tra l'altro cresce spontaneo nel Dhofar, sarebbe difficile e costosissimo anche con i moderni sistemi di prelievo dell'acqua, mentre è assolutamente comodissimo e conveniente farle arrivare dalla vicina India o da qualunque altra parte del mondo. Le strade del souk, anche queste piuttosto moderne e coperte. hanno l'aspetto classico dei vari mercati orientali con i negozietti, aggregati per settore, i gioiellieri, i souvenir, i vestiti e le spezie, che si susseguono stipati gli uni di seguito agli altri, con i vari buttadentro che cercano di convincerti ad entrare. Bisogna ricordare che qui arrivano le navi da crociera che vomitano sulle banchine, quasi ogni giorno, migliaia di compratori affamati di esotico e che comprano senza troppe esitazioni dalla palla con la neve, alla pashmina di plastica, per giustificare il proprio passaggio e comunque far girare un poco l'economia. Per la verità qui non si indulge nemmeno troppo alla trattativa, anzi gli sconti non superano mai il 10-20%. Insomma non illudetevi di vivere i fasti del bazar di Istambul o dei mercati indiani, ma potrete farvi una passeggiata sufficientemente climatizzata, occhieggiando qualche donna velata e qualcuna un po' più disinibita che armeggia sullo schermo dello smartphone. Se proprio non vuoi uscirtene a mani vuote, la nostra Silvietta detta Burra, sa a colpo sicuro i locali dove sfogare i tuoi desiderata, i prezzi medi e le merci migliori da guardare, per lo meno quelle che hanno un aspetto originale ed interessante. 

Un forte
Poi usciti all'aria aperta che si fa via via più rovente man mano che passano i minuti, si può fare un altro salto, poco lontano per vedere il palazzo del sultano, per lo meno dall'esterno. Anche questo non esagerato anche se caratterizzato da una sua linea particolare che lo distingue da tanti altri e senza suggestioni kitch come ci si potrebbe attendere. Intorno, le sagome severe dei forti, completamente restaurati, almeno dall'esterno, che li fanno apparire come costruzioni affatto nuove, con forme antiche ed intriganti, che dominano i promontori che circondano il porto stesso. Insomma una vista di insieme accattivante, anche se non puoi elencare nessun particolare di spicco. Ecco questa potrebbe essere sottolineata come l'anima della città. Un agglomerato ormai moderno e non distintivo, non specifico e privo di costruzioni spettacolari o di nuclei antichi, ma proprio per questo completamente omogeneo, pulito ed ordinato, sul quale si levano eleganti e non esagerati minareti, circondati da case e ville bianche od ocra pallido, che formano un insieme gradevole  e mai pacchiano. Ma ormai è passato mezzogiorno e il sole picchia diritto. E' ora dimettere qualche cosa sotto i denti, perché diciamolo pure. Per Iapo che tira le fila da lontano, il viaggio deve avere anche e non ultima, una valenza gastronomica che completi l'illustrazione del posto. Forza allora che l'amico turco ci aspetta al varco.


Tonni

SURVIVAL KIT


La città
Muscat - Non c'è moltissimo da vedere in città, se si escludono i musei. Dopo la moschea, che è l'attrazione principale, calcolate un'oretta, rimangono nel quartiere di Mutrah, il mercato del pesce, il souk davanti al porto ed il palazzo reale, visibile solo dall'esterno. Dopo aver visto la moschea, parcheggiate al porto e da qui potrete raggiungere le altre cose a piedi. Già che siete qui cambiate i soldi di cui ritenete avere necessità durante il viaggio. Potrete cambiare anche a Sur, ma evitate l'aeroporto all'arrivo dove il cambio non è molto favorevole. Tenete conto che nel souk, se prevedete acquisti, tutti accettano senza problemi euro o carte di credito. Nel souk poca roba interessante, tranne le spezie, l'incenso che viene dal sud e i suoi prodotti, i pugnali in argento (molto costosi, anche 250 OR o più), e qualche raro oggetto di antiquariato. Poco il margine di trattativa. In una mattinata doveste cavarvela. 

Lo yacht del sultano




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