martedì 30 ottobre 2018

Oman 4 - A mangiare dal Turco


Il faro di Sur
 
Piste
Sia quel che sia, un aspetto non secondario del girare per il mondo è anche quello gastronomico. E' divertente, è piacevole, insomma è cultura pure questo e con questa scusa, noi ghiottoni siamo a posto e giustificati senza problemi, vero Iapo? Così mi scuserete se di tanto in tanto, al di là del solito post riassuntivo sugli aspetti della cucina in questo paese, mi prenderò la libertà di illustrarvi qualche spot riguardante la cucina o meglio la gola, visto che vorrei sottolineare, questo giro ha dato a questo aspetto culturale, una certa importanza (forse perché ne valeva la pena). Comunque l'importante è cominciare bene e quindi dopo la mattinata di primo impatto con Muscat, che dopo la consueta notte insonne dello stanco viaggiatore, ha impattato duramente, complice la calura, sui corpi stanchi degli anziani in comitiva, arriva il momento di mettere i piedi sotto al tavolo, come si dice, non foss'altro che per rinfrancare le stanche membra. E qui bisogna appuntarsi bene questo indirizzo dove la Silvia ci porta decisa, anche se in Oman non ci sono gli indirizzi, è un modo di dire insomma: Turkish House! Vedo già che cominciate a dire, ma possibile che se vai in un posto cominci subito a scegliere ristoranti che si richiamano a cucine di altri paesi? Qui però, bisogna tenere conto del fatto che l'Oman è un paese tutt'affatto particolare, che non funziona, o meglio non funzionava secondo i canoni consueti dei viaggiatori.

Una spiaggia
In realtà, una vera e propria cucina omanita, al di là di qualche piatto particolare non esisteva neppure, ma ne parleremo a suo tempo ed il sistema, già illustratovi dello sponsor ha fatto sì che solo imprenditori stranieri abbiano aperto ristoranti in senso moderno e quindi vi ritroverete nella maggior parte dei casi a gustare piatti di cucine di paesi viciniori. Dunque qui siamo dal Turco e vi assicuro che ne vale la pena. Ecco intanto, dopo breve attesa, arrivare un bel piatto dei classici Mezzé anatolici, comprendenti un hummus di sublime delicatezza, una classica crema all'aglio, yogurt e cetrioli (che non amo particolarmente) ed un altra salsa piuttosto piccante ma stuzzicosa, accompagnate da una sorta di focaccia croccante che potresti sbafarti anche da sola, tanto era appetitosa. Poi arriva un fritto di calamari di rara leggerezza e dire che in questi paesi l'olio di frittura è sempre un punto interrogativo, eppure non lascia traccia sulla carta su cui i tenerissimi anelli sono poggiati, seguono un paio di gamberoni grigliati a testa, teneri e sapidi ed infine un piattone completamente ricoperto da un enorme pesce aperto e grigliato a puntino e qui capisci già di che morte dovrai morire nei prossimi giorni. Ma la chicca assoluta è il frullato di lime e menta che accompagna il tutto, denso saporoso, delicato e adattissimo alla bisogna, che ti incoraggerebbe a berne ancora e ancora e ancora.
Tartaruga in deposizione
Sembra che sia il migliore della città in assoluto. Dai diciamo pure che l'accoglienza è stata decisamente superiore alle aspettative e di questo e di quello che evidentemente ti aspetterà nei prossimi giorni, ragioni tra te e te mentre l'auto ti porta via dal centro di Muscat e passata la corniche, imbocca la strada della montagna che bisogna attraversare con larghi tornanti autostradali per andare verso sud, verso quel Ras al Hadd che sarà il nostro ricovero per queste due settimane. La via ti presenta subito il volto attuale del paese, una autostrada quasi nuova, da cui scorgi i forti lontani e le torri di osservazione, tre larghe corsie, illuminata per tutto il suo percorso, di notte, da una fila infinita di lampioni, che come tutte le altre, attraversa il paese per portare il verbo e la benevolenza del Sultano in ogni dove. Fuori della città il traffico ancora scarseggia, comparato a strutture di queste dimensioni, ma qui, soldi permettendo, si pensa sempre al domani e quindi avanti con arterie moderne ed efficienti, alla densità delle macchine ci penseremo più avanti. Qui però, attenzione, il codice della strada è molto severo; ogni tre chilometri circa c'è una postazione radar e se sfori di 10 km la velocità massima, è multa certa che ti arriva a casa ed è meglio che la paghi. Ma non basta, perché in questo caso non è sufficiente stare attento quando vedi da lontano il baraccotto che fa la foto, troppo comodo, ci sono continuamente postazioni mobili su macchine civetta dai vetri oscurati che ti aspettano al varco (anche se gli omaniti le riconoscono al volo da lontano, essendo auto governative e quindi con targa rossa, eheheheh.

Tratto di costa
Salvi allora? Eh no, troppo comodo, se tu sei interessato, diciamo ad arrotondare i tuoi redditi, puoi fare richiesta come privato di istallare sul tuo mezzo un radar e dedicarti diciamo così, a tempo perso, a fare un po' di foto agli automobilisti indisciplinati che, una volta segnalati alla polizia, riceveranno la loro bella multa comodamente a casa, con relativa percentuale a te naturalmente. Non parliamo poi di passare il semaforo col rosso, in questo caso parte subito una luminaria di flash che ti obbligano a fermarti subito, con successivo sequestro del mezzo e due giorni di prigione. Ma tanto di semafori ce ne sono solo due o tre a Mascat e nessun altro nel resto del paese. Insomma, certezza della pena per avere risultati, anche senza il taglio della mano, come ai bei tempi antichi, allora sì che si stava bene. La montagna intanto, con i suoi ripidi tornanti, è passata, niente tunnel naturalmente, perché questo popolo non ama interessarsi di quanto sta sotto terra, né visitarlo, quello è un mondo ostile popolato dai Jinn, esseri misteriosi e malevoli, che odiano i vivi e con i quali è meglio non avere a che fare, quindi nessuna galleria in Oman, meglio far girare la strada fino al passo più conveniente. Poi l'autostrada corre lungo il mare. Alla nostra sinistra il golfo di Oman che si va allargando per incontrare nei pressi della nostra meta finale l'oceano Indiano. E' un mare bellissimo e grandioso dal colore blu scuro in lontananza ed azzurro carico nell'onda che si frange sulla riva che si perde all'orizzonte.

Il divano a Casa Oman
A sinistra la roccia viva e nera, aspra e puntuta, che la mancanza di pioggia non riesce a levigare in forme ammorbidite, lasciandola così, dura e scostante, severa, nemica, difficile. Nel tratto che arriva in prossimità della spiaggia invece si formano tratti infiniti di bastioni alti sulla riva e scavati dalla forza dell'onda di un mare che nei momenti di rabbia, si ricorda bene di essere pur sempre un oceano, con la sua furia cieca che scava grotte e disegna scogliere, graffiando e dilavando, riducendo in briciole pareti maestose che crollano sotto la forza dell'onda, che diventeranno via via nei secoli pietrisco prima ed infine ciottoli di dimensioni sempre più piccole fino a mutarsi nella sabbia morbida e calda dove il piede affonda leggero. Una cartolina di benvenuto che non ti lascia prendere sonno per le quasi tre ore necessarie per arrivare a "casa". Solo di tanto in tanto piccoli agglomerati di case bianche sul mare quando la strada si allontana un poco verso l'interno. Poi, passata Sur, l'unica città rilevante, col suo faro sulla punta della baia incorniciata dal porto, un ultimo balzo verso la punta estrema del paese verso est, dove le case sparse di Ras al Hadd occupano il promontorio che delimita il grande parco marino delle tartarughe di Ras al Jinz, la spiaggia di decine di chilometri dove ogni anno oltre 20.000 tartarughe verdi vengono a deporre le loro uova ogni notte. Tra le altre al bordo estremo del paese, lungo una delle vie laterali di terra e sabbia, una costruzione omanita ha già il cancelletto aperto sul cortile interno. Siamo a Casa Oman. Sul grande divano classico al centro, coperto di stuoie e di cuscini, di fianco al bricco del thé speziato e del vassoio dei datteri, una sagoma dalle dimensioni facilmente identificabili, ci sta aspettando. E' Iapo. Accanto a lui, con gli occhi socchiusi mentre aspira una lunga boccata dal narghilé, l'amico Rashid. E' quasi sera e il muezzin comincia il suo canto, dalla moschea dietro casa.

Sulla spiaggia

SURVIVAL KIT

Turkish House - Al Hadiqa street- Muscat - Uno dei migliori ristoranti turchi della capitale. Prezzi per noi molto accettabili, dai 5 ai 7 OM a seconda di quanto mangiate. Qui servono soprattutto pesce freschissimo e di gran qualità. Sevizio rapido. Non perdetevi la bibita menta e lime, unica!

Sgonfiaggio delle gomme
Guida in Oman - Potrete guidare senza problemi in tutto il paese, con patente italiana. Potete affittare la macchina (meglio un fuoristrada se volete usarlo per vedere le zone più interessanti del paese. E' possibile con la macchina in affitto andare e venire anche dagli Emirati. Le regole della strada sono quelle internazionali, guida a destra come da noi, ma come ho detto, c'è una certa severità. Potrete essere fermati da posti di blocco per cui dovrete avere sempre con voi passaporto e patente. Ma nessun problema con la polizia, gentile e cordiale anche se vi faranno molte domande. Nessuna ricerca di scuse per fare multe inesistenti come accade purtroppo in molti paesi. Il traffico appena fuori dalla capitale è scorrevole e minimo. Le indicazioni, non frequentissime, sono però sempre bilingui. Tutti si fanno in quattro per dare informazioni, magari ti accompagnano fino al bivio che devi prendere. La benzina costa circa 0,50 Euro al litro, ma i mezzi disponibili consumano parecchio. Le strade tutte nuovissime raggiungono ormai tutte le città del paese fino all'estremo sud di Salalah. I distributori sono abbastanza frequenti e segnalati e aperti 24/24 h. Se affronterete piste sul deserto  o tratti di spiaggia sabbiosa, dove guidare è divertentissimo, ricordatevi di sgonfiare le gomme prima (contate fino a 120 circa) e di aver una pala con voi, caso mai vi insabbiate. Appena sull'asfalto andate subito da uno dei tantissimi gommisti che ci sono in ogni paese a rigonfiarle. Se vi trovate in difficoltà e passa qualcuno, sicuramente sarà disposto ad aiutarvi, nel caso.

Torri di osservazione

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