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giovedì 27 luglio 2023

Ritorno a Vallouise

 


Vallouise è una deliziosa valle della mia dolce Francia, terra che amo, come sapete, che si insinua nel massiccio del Pelvoux e che già lo scrso anno avevamo esplorato e così tanto ci era piaciuta, che si era deciso per un replay, quest'anno. Ve ne avevo già parlato, ma repetita iuvant e così eccoci qua a raccontare di nuovo della nostra scampagnata, levati di primissima mattina secondo i nostro standard,, partenza alle 8:15, stop per colazioncina al volo al Colle e poi giù verso Cesana e il Monginevro, dove gli occhiuti gendarmi francesi sorvegliano con occhio assonnato che le macchine non facciano da trasporto naufraghi, mentre intanto i bisognosi invece transitano dal sentiero della montagna, in questa stagione non più innevato e quindi un poco più agevole, e infine ancora su e giù verso  Briançon, che un Google map più sovranista del re continua a chiamare Brianconi e infine a infilare la strada verso Gap, salvo lasciarla dopo una ventina di km appunto per imboccare la valle suddetta. Il paesino di Vallouise barra la strada che prosegue ancora per una decina di chilometri, salendo solo negli ultimi due o tre fino ai 1890 metri circa e arrivando su un largo pianoro che fa da base logistica davanti al levarsi delle montagne della barre des Ecrins che si innalzano davanti con pareti inquietanti. Rocce aspre e graniti dalle spaccature nette che attendono chi voglia arrampicarsi su di loro con un'aria che invoglia alla sfida. E di gente che ne ha voglia evidentemente ce n'è tanta, visto il numero di macchine che affollano l'amplissimo parcheggio ricavato tra gli arbusti e già pieno zeppo di prima mattina, almeno alle 11 circa, ora del nostro arrivo. 

Bisogna dire che i gitanti e gli amatori della montagna si affollano qui con i più differenti intenti, dalle famigliole in cerca di un posticino per un piacevole picnic, a barbuti hipster bardati di tutto punto che si addobbano di fasci di corde, ramponi e picozze da ghiaccio e che si apprestano ad imprese scalatorie sui ghiacciai circostanti, posto che il riscaldamento globale, amato o negato che sia, ce ne abbia lasciato qualcuno da aggredire. Lungo la strada che arriva fin su, del resto abbiamo notato altri gruppi di addobbatissimi e nerboruti e nerborute per carità, che anche le donne qui non si fanno mancare nulla, che si predisponevano ad attaccare ferrate e pareti scuola, dove affrontare i primi passi dell'affondare i denti nella roccia viva, mentre il torrente ricco di acque gorgoglianti rumoreggiava appena più sotto, scavando orridi e marmitte man mano che scendeva verso valle, con acque azzurro ghiaccio, che portavano con sé il ricordo omeopatico dell'acqua rappresa che le aveva formate, la memoria dell'acqua è proverbiale si sa. Ne vedi diversi di questi aspiranti ragni delle rocce appesi qua e là, per le pareti verticali a strapiombo che si consultano l'un l'altro o con il probabile istruttore per dove sia meglio attaccare la mano o mettere il piede, al fine di progredire sempre più in alto, come diceva una vecchia pubblicità della grappa. Ma per carità, ognuno ha diritto di divertirsi come gli pare. Per non parlare delle schiere di biciclisti, a gruppi o spargoli, che arrancano sulle rampe ed i touniquet di questa strada vigliacca che impone a chi non sia già passato alla furfantesca pedalata assistita, fatiche improponibilii a noi umani che pure ne abbiamo viste stante sulle cinture di Orione.

Comunque noi siamo arrivati alla base calcolata per lo svolgimeto del programma odierno, la base della morena che mostra le due vie che si inerpicano verso quelle che erano le due lingue di ghiacciaio che scendono o meglio scendevano verso di noi. Uno, il glacier noir è praticamente scomparso o meglio regredito a tal punto da non essere quasi più visibile dal nostro punto di osservazione, l'altro il glacier blanc, invece è ancora lì, più in alto, un 4/500 metri all'insù, che occhieggia su una cengia al di sotto della quale uno stretto e ripidissimo sentiero si dipana a zig zag verso l'alto, quasi volesse invitarti a salire se ne hai il coraggio e soprattutto la voglia. Così qualcuno dei nostri sodali, i più agguerriti, i più incarogniti e decisi del team, bardatisi di tutto punto, regolati i bastoncini da salita, zaini affardellati di vettovaglie e generi di conforto e riparo, parte deciso all'attacco dello sperone roccioso che ci separa dal bianco abbagliante che si sporge dall'alto e sembra avere voglia di caderci sulla testa. Supereranno i nostri prodi il temuto sperone degli Italiani? Solo il prosieguo della giornata saprà dirlo. Sotto, davanti noi, il torrente glaciale che esce dalle due morene e si scaraventa verso valle con tutta la furia della sua giovane vita. 

Noi, gli altri, che non siamo presi da questo cupio dissolvi che costringe a sfidare la montagna e costringerla a cedere ai nostri voleri, ma, più umilmente ne rispettiamo la volontà di solitudine, lasciamo che le orde di camminatori procedano all'attacco del sentiero, quasi fossero un ulteriore elemento naturale di erosione, fruitori e responsabili al tempo stesso dell'ulteriore degrado di questa natura contaminata che ci sta davanti agli occhi e più prosaicamente ci dirigiamo verso una costruzione in legno che ha addobbato una serie di tavolini alla bisogna, per prenderci una bibita fresca ed asciugarci il sudore che i volenterosi assalitori ci hanno fatto venire al solo guardarli nella preparazione dell'ascesa verso l'infinito. Poi, riposati della fatica, che comunque anche guidare stanca, scendiamo verso il bel paesino di Vallouise dove, il già precedentemente adocchiato ristorantino La table del Nany, acconciamente riservato a suo tempo, ci attende con un piatto di gratin di trota e cavolfiori e altre delizie, per rinfrancarci in attesa del ritorno dei nostri prodi. Assolutamente consigliato.




mercoledì 24 agosto 2022

Vallouise e le Parc des Ecrins


Parc des Ecrins - Glacier blanc

Lo confesso, amo la Francia come più volte vi ho ripetuto e ci ritorno ogni qualvolta ne ho l'occasione. Così ieri, complice la giornata spettacolare e gli amici che a loro volta spingono, abbiamo come si dice, inforcato la macchina (o forse non si dice, ma con la bici sarebbe stato molto più faticoso dati i saliscendi e la distanza, anche se sono itinerari appunto disegnati proprio per gli amanti delle due ruote) e abbiamo preso la via del Monginevro percorrendo una delle supposte strade di Annibale al contrario e superata Briançon, che non so come mai il navigatore si ostina a chiamare Brianzoni (forse un rigurgito del ventennio o chissà, forse un  riposizionamento una volta letti i sondaggi più recenti, meglio infatti saltare subito sul carro dei vincitori) abbiamo preso la bella valle della Durance che scende verso Embrun e dopo pochi chilometri deviato a destra verso la valletta che penetra nel massiccio degli Ecrins. Subito la strada che costeggia la riva destra del fiume, un poco più dall'alto della strada principale, devia all'interno e comincia ad inerpicarsi superando prima il paesino di Les Vigreaux, del quale le guide consigliano una breve visita per apprezzare le vecchie case tradizionale del centro e continua fino a raggiungere, in circa cinque chilometri, l'abitato di Vallouise, punto di partenza per l'entrata nel parco. Poi la strada prosegue per una quindicina di chilometri risalendo la valle fino a raggiungere una amplissima area di parcheggio nei pressi di un rifugio che funge anche da ristorante, al centro di un circo glaciale dove un tempo si riunivano forse diverse lingue dei ghiacciai che scendevano dal massiccio. 

La strada per arrivare fin qui, tutta asfaltata e di facilissimo accesso ed è davvero un piacere della vista. Siete circondati da altissimi picchi a tratti di natura quasi dolomitica, con vette ardite che raggiungono e superano in alcuni casi i 4000 metri ed i boschi di conifere che ne risalgono i fianchi sono fitti e nonostante la siccità di questa annata disgraziata, ancora verdissimi. Il torrente che percorre la valle serpeggia zigzagando tra massi e scarpate, alternando tratti più calmi a ripidi salti e cascatelle che si precipitano in forre spumeggianti, rumoreggiando e lanciando schizzi bianchi tra i massi di granito. Quando la quota lascia spazio ai pascoli alti e le radure da piccoli areali tra gli alberi si mutano in ambienti sempre maggiori fino a conquistare completamente il fondo valle, la vista libera porzioni di cielo e di monte sempre più grandi e le vette si stagliano contro il blu, mentre il sole comincia a bruciare la pelle. Le montagne che ti circondano sono aspre e scoscese. Indovini pareti di roccia nuda quasi verticali che fanno da protezione a picchi alti ed aguzzi rendendone se possibile ancor più ardua la salita. Di tanto in tanto incontri gruppetti di giovani attrezzati di tutto punto, con imbragature e corde, segno che salire qui è vera e propria scalata e non più semplice escursionismo se pur di alta montagna. Incroci una palestra di roccia, nascosta dopo un piccolo tunnel scavato nel monte ed i tipi appesi alle corde o che si trascinano lungo la parete attaccati a funi di metallo fisse di una bella ferrata, mostrano una certa fatica a salire. 

Procedi ancora fino a raggiungere appunto il luogo dove lasciare le auto. Da qui puoi andare avanti lungo il greto amplissimo del torrente che ha creato una vasta area alternata ai materiali morenici scaricati dalle lingue circostanti. Il luogo è davvero di selvaggia bellezza. Cammini sulla pietraia lungo un comodo ed ampio sentiero per un paio di chilometri arrivando fino alla confluenza dei due torrentelli che escono dalle due parti della montagna, uno dal Glacier blanc, la cui lingua finale spicca maestosamente in alto da una valle sospesa da cui si precipita a valle una cascata ricca che scende fino quasi ai tuoi piedi e l'altro, che scende più rettilineo da sinistra dal Glacier noir, non più visibile da questo punto, credo perché vistosamente arretrato negli ultimi anni. Dal ponticello che lo oltrepassa per dare accesso al sentiero che prosegue poi per arrivare fino al ghiacciaio, hai la vista migliore e spazi all'intorno, dominando picchi lontani, mentre davanti campeggia la Barre del Ecrins in tutta la sua possanza; a sinistra il Pelvoux, scuro e ormai in ombra, a destra altre splendide cime illuminate dal sole. Gli escursionisti che salgono lungo il sentiero sono moltissimi, tanti ragazzi e bambini. La salita non sembra affatto impegnativa e dovrebbe permettere di arrivare al ghiacciaio in una oretta, per il rifugio del Glacier Blanc, il cartello segnala quattro ore.  

Bisogna confermare che tutto il massiccio degli Ecrins è davvero stupendo con moltissime possibilità sia escursionistiche che alpinistiche propriamente dette ed inoltre offre una vastità di opzioni davvero impressionante date anche le dimensioni del territorio. Infatti basta aggirare il gruppo verso destra prendendo la strada del Lotaret per arrivare dalla parte opposta con le salite al ghiacciaio della Meige e alle altre straordinarie cime che svettano sul versante nord. Insomma uno spettacolo per gli amanti della montagna. Noi possiamo invece scendere verso valle ritornando al paesino di Vallouise, per dare un'occhiata alle viuzze del centro antico con le belle case, magnificamente conservate e soprattutto alla chiesetta di S. Etienne, di sorprendente fascino per un paesino di queste dimensioni, con la sua volta a carena di nave, il ricco altare centrale ed alcune statue lignee di pregevole fattura. Insomma una escursioncina fuori porta che merita il viaggio di un'oretta da Sestriere. Casomai, se proprio dovete chiudere la giornata in bellezza, potete fare poi una sosta al ristorante Le Vallois a gustare qualche piatto tipico di questo versante alpino, raclette, bourguignonne, trota alla mugnaia di torrente, boite chaude (che segnalo perché molto buona). Insomma anche per integrare le calorie spese nella gita che non si sa mai. Nell'altro ristorante che ci avevano assai consigliato, non ci hanno presi anche se c'era ancora posto perché, capirà non riusciamo a trovare personale e siamo solo in tre. E qui non è neanche questione di reddito di cittadinanza.

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