Cari amici, chi mi conosce da molti anni avrà notato in questi ultimi tempi un cambiamento piuttosto profondo nel mio modo di agire e di pensare. Avrà visto che sono più distaccato dalle cose del mondo e la mia tendenza ad isolarmi si è fatta più severa. Forse il momento fatale, in cui qualcosa ha fornito la spinta definitiva è stato in questo viaggio, a Tabgha, nella chiesa della moltiplicazione dei pani, di fronte a questo mosaico, vicino al luogo dove Pietro fu trasformato da pescatore di Tiberiade in pescatore di anime. "Per primo, apri le porte al messaggio" Luca (1.04).Adesso, molto più di prima, amo la solitudine, amo cogliere una pesca dall'albero, amo ascoltare il vento che spira tra le canne della palude. In India (chiedo conferma a Tutto qua) quando un uomo ha compiuto i suoi doveri verso la famiglia e la società si ritira per dedicarsi alla cura della sua anima, a cercare la sua interiorità. Quanti ne ho visti al tempio di Menaksi, ispirarsi al manto argenteo della dea per capire l'essenza della vita e anche il senso di questo post. Mi ritirerò quindi in un piccolo monastero che ho visto molti anni fa, vicino a Pescasseroli, con la silenziosa compagnia di altri monaci portando con me solo i libri che amo di più: L'ermeneutica della mente di Fisher, Les pensées di P. Oisson ed il curioso ma affascinante El estudio sobre la mosca di P. E. Scadò (Skacchina che è una esperta, approverà senz'altro le mie scelte). Non cercatemi, vi prego, lasciatemi alla vita contemplativa che ho scelto, come negli stupendi versi della lirica del grande poeta russo Ribov che amo più di tutti:
Sul lago ghiacciato.
Sul grande piano bianco
l'inverno gela i pensieri.
Davanti a un buco nella neve,
solo,
per ore in attesa,
anche il pensiero si ferma.
Allora a tutti un ultimo saluto consueto delle liriche Tang che tante volte vi ho propinato: