venerdì 8 gennaio 2010

Tequila reposado.

Di tipi strani in Messico ce ne sono tanti. Girando nei vari ambienti ci sono tante occasioni per apprezzarli. D’accordo, magari trovi dei gruppi di donne che attraversano l'autostrada come in un fumetto di Tex Willer, ma di certo non incontri lo stereotipo del tipo col sombrero che fa la siesta, ma un certo modo di prendere la vita mi sembra che sia abbastanza comune. Forse gioca in questo stereotipo la particolare gentilezza e cortesia della maggior parte delle persone che si incontrano, sia nel lavoro che nella vita normale. Io penso che un ruolo importante abbia anche il particolare tipo di spagnolo che si usa da quelle parti, infarcito di una quantità esagerata di diminutivi e di vezzeggiativi, spesso accoppiati o triplicati in una sola parola, anche se lo spanglish comincia ad essere invadente. Se chiedi qualcosa, sempre te la faranno “ahorita”; per un ragazzino, non basta chico, ma subito diventa chiquito o chiquitito e così via, una carineria che, in verità non mi è mai sembrata solo di facciata. Quanto al lavoro, sarà anche vero che negozi ed uffici aprono tardi e ci senti una atmosfera abbastanza rilassata, ma nelle fabbriche si rusca eccome e ho notato anche una certa efficienza. Noi avevamo un rappresentante abbastanza particolare. Si chiamava Xavier , sempre indaffaratissimo con telefoni, fax, cercapersone, e-mail e sempre in corsa tra un aereo e l’altro, ma di una cordialità travolgente che quasi non ti lasciava spazio. Il fatto è che aveva quasi ottanta anni, sette figli e un numero imprecisato di nipoti. Ci teneva a sottolineare che il fondatore delle sua numerosissima famiglia era arrivato in Messico alla fine del 1500 e vantava conoscenze in tutti i settori. Dalla sua casa, una tranquilla villetta a Guadalajara, lontano dalla confusione del Districto Federal, muoveva i suoi contatti con dinamicità assoluta, partendo ogni lunedì per i suoi lunghi giri d’affari, rappresentando diverse aziende italiane e degli Stati Uniti. Io ero sempre stupito dalla sua verve e non mancavo di fargli notare che, non essendo più un ragazzino forse era il caso che trovasse qualche chico a cui lasciare adagio adagio il sentiero del business. Lui mi guardava allora con l’occhio un po’ triste e ribatteva pronto: -Que dices Enrique, si no puedo trabajar, io me muero – E subito rispondeva a qualche telefonata urgente. Si rabbuiò solo quando ad un mercatino comprai una vecchia foto di Pancho Villa di cui gli chiesi notizie, viste dal di dentro. Borbottò a lungo e poi aggiunse : -іAsesino!- girandosi dall’altra parte. Certo, per la vecchia nobiltà hispano-europea, non c’era spazio rivoluzionario. C’era invece una atmosfera gradevole a Guadalajara, nei suoi locali tradizionali del centro storico, dove potevi mangiare un delizioso spezzatino di toro con un tequila reposado dalle sfumature calde e legnose. Nei ristoranti la gente parlava a voce bassa senza infastidire i vicini, anche la presenza dei turisti caciaroni era minima e poco invasiva. Prima di venir via, l’ultima volta che ci vedemmo mi regalò una bottiglia di tequila reserva especial, con una etichetta dedicata che non ho ancora avuto cuore di aprire. Gli ho mandato gli auguri a Natale e alla mia domanda: - ¿Siempre trabajas? - ha risposto conciso ma deciso : - Siempre.- alla faccia del sombrero e della siesta; credo che vada per gli ottantacinque.

4 commenti:

Angelo azzurro ha detto...

Bello, questo ritaglio di civiltà da me poco conosciuta

enrico ha detto...

Grazie, Angy, sai girando per il mondo si incontrano un sacco di persone interessanti! (è un po' come girare sui blog, ahahahah)

Angelo azzurro ha detto...

Ti dirò...io, se potessi scegliere, preferirei "vagabondare" per il mondo e incrociare gli occhi di chi incontro!! :))

fabristol ha detto...

Questo post è un po' per rispondere un po' al mio sul "valium del messico". :D

Io credo di avere un punto di vista diverso perché vivo da 4 anni in UK e ho vissuto un anno in Svezia dove, spesso c'è un'ansia nella gente e si fanno le cose in modo più veloce rispetto all'Italia. Ecco, rispetto al posto dove vivo il Messico mi sembra al rallentatore. Complice anche la gentilezza di cui parli e la calma con cui ti parlano. Gli spagnoli invece parlano come macchinette e muovono la testa e le mani come gli italiani.

Ma bada bene che considero anche l'Italia lenta e svogliata, solo che da noi siamo isterici, maleducati e ansiosi.

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