lunedì 12 luglio 2010

Sportivo è una parola grossa.


Si fa presto a dire: non sei sportivo. Intanto se uno è grasso, diciamo leggermente sovrappeso, non più di una trentina di chili certo, questa menata dello sport come metodo per consumare calorie, oltre che terribilmente noioso e privo di interesse, diventa anche una sorta di stress psicofisico che non fa bene, anzi è di certo foriero di più gravi problematiche. Se poi anche lo sport come spettacolo diventa delusione e noia, allora andiamo a goderci una serata al fresco tra le frasche, con una fetta di anguria in mano che è meglio.


Aver visto un campionato del mondo mediocre, con una finale tra squadre mediocri, buone solo a tirarsi calcioni nello stomaco, le migliori comunque tra tanta mediocrità, con partite condizionate da errori di arbitri mediocri, mentre la tua nazionale è stata cacciata come ultima del girone più debole e scalcagnato, è sintomo chiaro di un mondo che si è adagiato e si crogiuola nella crisi e nell'impotenza, nell'incapacità di reagire al sopruso e all'arroganza, con l'intelligenza, la ragione, la bellezza; piegandosi all'oscurantismo, alle religioni, all'immobilismo del potere più becero. Siamo diventati tutti grassi nel cervello, ci siamo adagiati in comode nicchie di benessere in cui la mancanza di fame, ha fatto nascere la pseudocultura dello slow food.


Eppure nel dopoguerra eravamo tutti bei bambini che parevano volenterosi di fare, figli di un baby boom che sembrava voler cambiare il mondo. Veramente io, magro magro non lo sono mai stato, anche quando, piccino, la mia mamma mi portava dal fotografo con la maglietta che mi aveva fatto ai ferri con relativo fiocco di palline al collo (ero peraltro un bellissimo bambino, come si può ben vedere, e tale sono rimasto), salvo un brevissimo periodo servito ad intortare quella poverina della mia GS (gentile signora) che evidentemente, obnubilata dall'amore, avrà creduto che sarei rimasto bellissimo per sempre; diciamo che ero un bambino grassoccio, anche se molto carino. Un po' molle in verità, che non riusciva ad arrivare in cima alla pertica e per questo motivo tentava sempre di farsi esentare dalle lezioni di educazione fisica, per evitare la derisione dei malevoli compagni.


Allora andava di moda la pallacanestro nelle scuole, i maschi erano una quindicina per classe e anche coi cambi qualcuno doveva rimanere fuori giocoforza. La palestra del nostro liceo era una cantina piuttosto vecchia e piena di spigoli, pericolosi anche per giovani dalla vitalità prorompente. Così era necessario che qualche allievo a caso venisse messo a protezione delle esuberanze liceali. Così toccava sempre a me fare da paraspigoli, dopo che alla prova dei fondamentali tre passi, non riuscivo mai a buttarla nel cesto. In effetti, però, non provavo alcuna frustrazione. Forse da lì nasce la mediocrità di una nazione.





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4 commenti:

Angelo azzurro ha detto...

Buonasera liberopensatorepensionato.
Leggo che, nonostante le temperature, la voglia di ironizzare non si smorza! Per fortuna, dico. Così chiudo la giornata in bellezza...
Abbasso i grassi nel cervello ( gli altri, naturalmente, mica noi!) e viva le fette d'anguria fresche tra le frasche!!

enrico ha detto...

Grazie Angy, è un piacere sentirti, ma se avessi passato la tua gioventù a fare da paraspigoli, anche tu saresti rimasta traumatizzata e col cervello ridotto!

Anonimo ha detto...

Tes neurones sont bien musclés,Enrico,et la rédaction quotidienne de la page "Il vento.." va certainement les maintenir souples encore longtemps.
A nos âge,nous payons cher nos follies sportives passées:une tendinite nouvelle tous les jours!!!!!!!!!!Et on nous disait qu'il fallait faire du sport pour vieillir en forme..........

Jackie

enrico ha detto...

@Jackie - D'accord sur la deuxieme partie. Trop du sport est mal. Si l'homme a été creé pour courrir, il aurait les roues. Pour la première partie, j'ai oublié aussi le conditional du verb etre en français!

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!