Visualizzazione post con etichetta Calcio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Calcio. Mostra tutti i post

sabato 2 aprile 2022

Adrenaline

Antonino Pio da Wikipedia


 Ma sì anche il primo di aprile è passato, ho visto qualche simpatico scherzo sul web, ma mi è sembrato che non ci fosse la stessa voglia di ridere degli anni passati. Anche l'attenzione al mio tentativo di leggerezza politica è passato sotto silenzio quasi totale, ma va bene lo stesso, si vede che la gente è sempre più preoccupata, disillusa, disattenta, in pratica tutti hanno i cabbasisi sfranti da due anni e mezzo di difficoltà sempre più serie e fastidiose che non sembrano arrivare ad una soluzione. C'è in tutti una voglia di leggerezza che però non riesce a concretizzarsi perché su tutto incombe sempre una nuvolaglia grigia che ti mette di cattivo umore anche se avresti voglia di sorridere. Va bene, intanto il mondo va avanti e andrà avanti lo stesso e questi fatti, per noi esiziali, verranno presto dimenticati, una paginetta nel libro di storia, forse neppure o una totale cancellazione se capiterà a seguire qualche altro fatto ancora più terribile e funesto.  Chi sa se nel periodo di Antonino Pio, imperatore dimenticato che qualcuno confonde anche col più famoso Pulcino, oltre alla epidemia che aveva colpito Roma e dintorni ci fossero state vitali discussioni nel Senato sulla necessità di dotare l'esercito di nuovi stock di gladi rinforzati e di misura più lunga o se si fosse discusso se era il caso di spostare i legionari sulla frontiera invalicata delle tribù germaniche sempre più selvatiche e arroganti o magari sulla possibilità di affrontare le immense pianure sarmate dove Avari e altri barbari poco conosciuti si affacciavano minacciosi? 

Non ci fu neppure il tempo di ricevere una delegazione di Sini arrivata con doni e proposte commerciali e diplomatiche dal lontanissimo regno del Catai, di cui nessuno conosceva l'esistenza se non per i preziosissimi drappi di seta che da quella direzione arrivavano e che gli astuti mercanti dell'Arabia Felix, arrivando dalle terre dell'incenso, dichiaravano come di produzione propria. Dopo un paio di mesi di inutile anticamera, in una Roma cupa e immusonita dalla peste, che sicuramente arrivava pure da Oriente, tanto per cambiare, se ne tornarono nel Catai con le pive nel sacco e nessuno pensò di registrare quel passaggio di cui si sarebbe appunto persa ogni traccia se non ci avessero pensato loro, nei puntigliosi registri annali degli imperi cinesi a scrivere di questa visita infruttuosa, relazionata puntualmente ad un imperatore, scocciato certo, ma poi preso da altri e più importanti affari. Se l'imperatore An Tun di Rom, così venne registrato Antonino Pio, non era interessato a commerciare con la Cina, che si fottesse, loro avevano da pensare già allora all'isola di Taiwan che non voleva cedere all'essere assimilata nel rame di Mangi e pagare regolari tributi. E' così, noi pensiamo che ogni cosa che ci accade sia di importanza enorme per il mondo e invece la maggior parte degli eventi, non parliamo neppure di quelli personali, vengono sepolti nell'angolo della spazzatutra del tempo, con tutte le loro brutture e i loro distinguo di importanza eccezionale. 

Sic transeat gloria mundi e poi, fu vera gloria? mah, pensiamo piuttosto al fatto che per la seconda volta siamo fuori dai mondiali, vah, questo sì che conta, per l'orgoglio nazionale e anche per il portafoglio sempre quello nazionale anche se molti, schifati da questi argomenti banali, non ci pensano, ma sono beu milioncini che non arrivano, sponsorizzazioni, premi, merchandising e tutto il resto che ci va dietro. E' tutto PIL che se ne va, che sparisce dai conti e il rapporto deficit/PIL cresce e non ce n'è più per le pensioni, ragazzo, questa è la globalizzazione. Intanto, contando anche i due in cui abbiamo fatto una figura da ciculatè come si dice qui e i due in cui siamo assenti, la prossima volta, sempre che riusciremo a qualificarci, perché qui ormai è una abitudine, saranno venti anni che non ci si vede ai vertici delle competizioni mondiali. Altroché i tempi in cui arrivando in India o nelle zone selvatiche dell'Africa, i ragazzini ti correvano dietro gridandoti Baggio, Baggio oppure Paolo Rossi. Bei tempi, adesso abbiamo avuto praticamente una generazione senza un'Italia di punta ai mondiali. Perdersi l'esperienza di essere in piazza quando dallo schermo gigante arrivava quello straordinario e triplice: Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo! Cosa vuoi che sia l'adrenalina scatenata dalla paura di beccarsi un missile con testata nucleare sulla testa! Sono altre emozioni. Va bene oggi ho già allungato troppo il brodo. Eventualmente ci si becca domani.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

venerdì 27 agosto 2021

Tiraspol?

 


Allora la notizia di oggi è che il Tiraspol squadra transnistriana è passato alla fase a gironi della Champions addirittura nello stesso girone dell'Inter. Tenuto conto che nella mia proiezione fatta a Fenestrelle, di una quindicina di giorni fa in cui ho parlato della Moldova e dintorni, ad un pubblico stranito che della Transnistria non aveva mai sentito parlare, pensate un po' che sorpresa, compitando il giornale di stamattina vedere che proprio della squadra della capitale si parla a gogo, cosicché i miei amici si saranno resi conto che non parlo a vanvera, ma che il luogo citato non solo esiste ma è anche assurto agli onori della cronaca sportiva per il momento, dunque vedete che è bene tenersi informati. Allora a questo punto punto, da buon milanista mi tocca dire forza Tiraspol e vediamo se riesce a passare agli ottavi. Badate non che non si tratta mica di una squadra bau bau micio micio, anzi, siccome il grano c'è, visto che è sponsorizzata con fior fior di milioni (e non si tratta di rubli transnistriani, ma di verdi dollaroni sonanti) dalla Sheriff che è l'unica industria del paese, naturalmente di proprietà del parente del capo politico del paese stesso, tanto per capirci e che ha infarcito la squadra di fior fior di campioni stranieri per cui staremo a vedere, non dovrebbe trattarsi proprio di una squadra materasso e al limite, voglio un po' vedere quanti si preparano ad andare a vedere la gara in trasferta proprio a Tiraspol. Magari contattate il mio amico Alfredo Ferrari, provetta guida sul posto, che vi potrà sicuramente organizzare un giro da quelle parti, partita inclusa. Se vi interessa saperne di più, sulla città e sul paese, date un'occhiata al mio libro Moldavia e Transnistria, acquistabile qui, anche in ebook, dove se ne parla a lungo.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

mercoledì 14 luglio 2021

Far Play

dal web


Beh adesso che qualche giorno è passato e la sbornia, coi vari eccessi, l'abbiamo quasi digerita, ci rimane pur sempre la soddisfazione del lavoro ben fatto, della figura internazionale che almeno per qualche giorno ha coperto quella pietosa figura che i nostri politici continuano a fare e finalmente continuare a consolarci per come gli inglesi, che spesso a torto abbiamo considerato tanto superiori, si sono dimostrati miserevoli e criticabili. Arrivavamo da Londra con l'ammirazione per chi sa stare in coda e non ci accorgevamo che poi alla fine dei conti, sono peggio degli altri. Anche se non dovremmo rallegrarci della Brexit, perché se si san far bene i conti ci perdiamo anche noi, alla fine almeno se ne sono andati fuori dalle palle. Sia chiaro che alla fine, io poi non sono così critico, per lo meno con i tifosi, che sono dei beceri in tutto il mondo con le loro manifestazioni che la foga dell'appartenenza tende a far diventare bestiali ed incomprensibili per lo meno con il metro di chi ne è fuori, in fondo gli inni li abbiamo fischiati anche noi, chi non ricorda quello dell'Argentina e il famoso "Hijos de puta" labiale di risposta del compianto Pibe de oro, che pur amava l'Italia. Per lo meno a Bari ai beceri che fischiavano la Marsigliese, Buffon fece partire un applauso che a poco a poco coinvolse tutti, dimostrando che l'esempio viene dall'alto e il popolo lo segue. 

No, quelli con l'epa gonfia di birra li perdono, non saranno i primi né gli ultimi a calpestar bandiere o a menare gli avversari, anche se poi questa era una bufala, e a scappare dallo stadio imbestialiti, in spregio all'avversario dimostratosi superiore, per andare ad ingollare il rimanente. Animali da gregge, parco buoi la mungere comune sotto tutte le bandiere. Chi invece non merita scusa davvero, appunto per l'esempio che ne scaturisce sono i giocatori che hanno schifato il secondo posto e soprattutto le altezze reali che scappano alla chetichella dalle tribune prima della premiazione. Pensate che bella lezione sarebbe stata se Principe, Principessa e Principino fossero scesi, magari accompagnati da Mattarella a consolare, ringraziandoli, i loro giocatori e poi avessero consegnato la coppa ai nostri, come si va generalmente in tutto il mondo. Almeno imparare qualcosa dalla magistrale lezione del CT spagnolo, che ancora a caldo ha fatto una intervista sorridente che rappresenta l'essenza dello sport e del saper perdere. Perché tanto è così, una volta vinci e una sei sconfitto. Certo l'Inghilterra l'Europeo lo ha vinto l'unica volta che ha rubato. Questa volta ci ha provato eliminando ingiustamente la povera Danimarca e forse i giornali locali avrebbe considerato giusto anche qualche aiutino nella finale, ma pazienza, hanno incontrato una squadra più forte e devono rassegnarsi al fatto che, come ha detto Bonucci, ne devono ancora mangiare di pastasciutta, ricordando, come hanno già detto in molti, che quando loro stavano ancora sugli alberi, noi, a Roma eravamo già froci, anche se tendono a dimenticarselo. 

Noi invece, ci teniamo il nostro Berrettini, uno che ha dimostrato come si può perdere bene, contro quello che forse è il più forte tennista di tutti i tempi, ponendo le basi per vincere in futuro e per vincere molto, ne sono sicuro. Consoliamoci insomma, tutto questo serve, checché ne dicano gli snob da salotto, che lo sport lo snobbano come espressione di cultura inferiore, anche all'economia del paese. Ne guadagna sempre e comunque, la credibilità internazionale e Dio sa quanto ne abbiamo bisogno e anche tutta la macchina economica, che qualcuno ha anche calcolato in uno 0,2/0,3 del PIL. Mica poco di questi tempi, visto che noi, grazie ai politici che abbiamo non riusciremo certo ad imporre una linea decisa contro gli antivax, come hanno appena fatto i francesi e quindi ci saranno molte probabilità che presto si debba tornare a chiusure più o meno importanti, danneggiando non solo la salute ma anche e soprattutto le attività economiche. Questo mi amareggia non poco, perché speravo che la via di uscita fosse vicina e la normalità non fosse più un sogno. Ma ogni paese ha sempre e soltanto quello che si merita. Meglio che torni ad interessarmi dei miei lavori, merce che non si trova, prezzi stellari e consegne ritardate. Incazzature quotidiane insomma. Tre giorni di serenità e di soddisfazione e poi torniamo pure a farci il sangue marcio.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

domenica 11 luglio 2021

Forza Azzurri!



Eccoci qua in frenetica attesa. Prima Berrettini, poi finalmente la nazionale. Lui accompagnato anche dalla simpatia degli inglesi, che più tardi invece ci guateranno in cagnesco. Scontro epico dove si parrà la nostra nobilitate. Aspetto a casa mia tre fan per vedere la battaglia in compagnia, due dei quali tra l'altro residenti proprio nella perfida Albione, che non aspettano altro che festeggiare. Sperùma ben, perché la cosa non è semplice e siamo anche sfavoriti. Ovviamente non si parla d'altro in paese, gremito all'inverosimile dall'arrivo di quelli che Roberto Balocco nelle sue Cansùn d'la Piola, chiamava i Dumenichin e che probabilmente stasera dopo la partita si incolonneranno per tornare a Torino e non per fare il corteo dei festeggiamenti, mentre altri, pochi fanno gli snob da barzelletta, quelli che sai io stasera devo vedere il tenente Colombo o un documentario sugli struzzi del Malawi. Anzi a proposito di struzzi, sono tre giorni che mangio proprio frittata di uova di struzzo, che mi ha portato un amico, Dato che come mi avevano detto in Sudafrica, dove lo struzzo, tra le altre cose, lo avevo anche cavalcato per una breve corsetta nel deserto (il mio per la cronaca si chiamava Jack the ripper), uno di quelli equivale a circa ventiquattro uova di gallina, capirete che la frittata è venuta piuttosto grande, direi monumentale e quindi sto faticando a finirla. 

Comunque dai, ci sentiamo domani, magari anche festeggianti e se no pazienza, i nostri ragazzi si sono fatti valere e comunque la bella figura è fatta. Bisogna comunque saper perdere co,me ci ha magistralmente insegnato Luis Enrique, il CT spagnolo, segnato dalle durezze ben più gravi a cui la vita lo ha sottoposto, a cui va tutta la mia ammirazione per quello che ha detto dopo la sconfitta con gli azzurri, sconfitta tra l'altro molto relativa, dopo aver giocato anche meglio di noi. Ma si sa per arrivare in fondo ci vuole anche un po' di culo e stavolta c'è stato. Tanto basta. E comunque saremo sempre i primi delle nazioni europee, dato che gli altri, dall'Europa si sono tirati fuori, con assoluta e proverbiale spocchia, quando per sbaglio c'erano entrati, pare che avrebbero gradito che uscissero tutti gli altri, tanto che tifano contro anche Scozzesi, Gallesi e Nordirlandesi, insomma non piacciono proprio a nessuno. Anche la Regina immarcescibile pare snobberà l'avvenimento, lasciando la rappresentanza al nipote, quello amato ed ubbidiente, lei va solo a vedere i cavalli ad Ascot e Mattarella è troppo giovane per fraternizzare sugli spalti. Repubblica contro Monarchia insomma, noblesse oblige. Intanto è domenica e tacciono anche le squadre di muratori che martellano incessanti la mia dimora, saranno anche loro alla ricerca di un televisore per non perdersi la partita. Io, speriamo che me la cavo.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

domenica 17 giugno 2012

Haiku europeo.




Contro il Croato
lo scontato Spagnolo?
Biscotto amaro.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Tarda primavera.
I fiumi non ritornano.
Caravanserraglio. 
Haiku
Grigio nebbia.

giovedì 5 maggio 2011

Recensione: Panahi - Offside - 2006

Un altro interessante film iraniano, che si è meritato tra le altre cose un Orso d'argento, a dimostrazione che si possono fare cose interessanti e divertenti con quattro soldi. Il problema è come sempre avere le idee. Qui i punti sono due, il confronto di valori tra i sessi in una società chiusa e diversa come l'Iran e una passione universale, così uguale e comune a culture anche distanti tra di loro. A Teheran si svolge la partita finale tra Iran e Bahrein per arrivare alle finali del Campionato del mondo di calcio 2006. E' un momento storico per il paese e la follia calcistica sconvolge la città in una attesa spasmodica. Un gruppo di ragazze, anch'esse appassionate, vuole assistere alla partita della vita, ma le regole vietano alle donne l'ingresso allo stadio per il motivo che possano sentire le parole sconvenienti che vengono pronunciate dagli uomini durante la foga del tifo, assolutamente bandite all'interno delle case. Ma la passione travolge la prudenza, così un gruppetto di ragazze si traveste da uomo per assistere alla partita, ma viene intercettata nelle perquisizioni ai cancelli e portate in un recinto dai soldati, in attesa di essere consegnate alla polizia della moralità pubblica.

E' in questo spazio franco, che si dipana il dialogo surreale tra le ragazze e i soldati, sull'assurdità di questa condizione con una serie di spunti divertenti e teneri, dove la punizione più tremenda rimane quella di non poter assistere alla partita che si svolge a pochi metri e di cui si sentono soltanto i boati senza percepirne lo svolgimento. Un non luogo dove le incongruenze della situazione cozzano tra di loro con risultati a volte esilaranti. Nella festa generale a cui darà il via l' insperata vittoria, tutti verranno accomunati in una gioia che cancella tutto e durante i caroselli simili a quelli che avvengono in tutte le città del mondo, le ragazze riusciranno a mescolarsi e a scomparire tra la folla. Una speranza di aiuto a superare problemi gravi attraverso cose leggere ma universali. Un film che riesce a essere lieve e divertente, pur  sottolineando una condizione difficile e ancora lontana dalla soluzione. Si vede volentieri, grazie anche agli attori bravi e credibili. 


 



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

lunedì 12 luglio 2010

Sportivo è una parola grossa.


Si fa presto a dire: non sei sportivo. Intanto se uno è grasso, diciamo leggermente sovrappeso, non più di una trentina di chili certo, questa menata dello sport come metodo per consumare calorie, oltre che terribilmente noioso e privo di interesse, diventa anche una sorta di stress psicofisico che non fa bene, anzi è di certo foriero di più gravi problematiche. Se poi anche lo sport come spettacolo diventa delusione e noia, allora andiamo a goderci una serata al fresco tra le frasche, con una fetta di anguria in mano che è meglio.


Aver visto un campionato del mondo mediocre, con una finale tra squadre mediocri, buone solo a tirarsi calcioni nello stomaco, le migliori comunque tra tanta mediocrità, con partite condizionate da errori di arbitri mediocri, mentre la tua nazionale è stata cacciata come ultima del girone più debole e scalcagnato, è sintomo chiaro di un mondo che si è adagiato e si crogiuola nella crisi e nell'impotenza, nell'incapacità di reagire al sopruso e all'arroganza, con l'intelligenza, la ragione, la bellezza; piegandosi all'oscurantismo, alle religioni, all'immobilismo del potere più becero. Siamo diventati tutti grassi nel cervello, ci siamo adagiati in comode nicchie di benessere in cui la mancanza di fame, ha fatto nascere la pseudocultura dello slow food.


Eppure nel dopoguerra eravamo tutti bei bambini che parevano volenterosi di fare, figli di un baby boom che sembrava voler cambiare il mondo. Veramente io, magro magro non lo sono mai stato, anche quando, piccino, la mia mamma mi portava dal fotografo con la maglietta che mi aveva fatto ai ferri con relativo fiocco di palline al collo (ero peraltro un bellissimo bambino, come si può ben vedere, e tale sono rimasto), salvo un brevissimo periodo servito ad intortare quella poverina della mia GS (gentile signora) che evidentemente, obnubilata dall'amore, avrà creduto che sarei rimasto bellissimo per sempre; diciamo che ero un bambino grassoccio, anche se molto carino. Un po' molle in verità, che non riusciva ad arrivare in cima alla pertica e per questo motivo tentava sempre di farsi esentare dalle lezioni di educazione fisica, per evitare la derisione dei malevoli compagni.


Allora andava di moda la pallacanestro nelle scuole, i maschi erano una quindicina per classe e anche coi cambi qualcuno doveva rimanere fuori giocoforza. La palestra del nostro liceo era una cantina piuttosto vecchia e piena di spigoli, pericolosi anche per giovani dalla vitalità prorompente. Così era necessario che qualche allievo a caso venisse messo a protezione delle esuberanze liceali. Così toccava sempre a me fare da paraspigoli, dopo che alla prova dei fondamentali tre passi, non riuscivo mai a buttarla nel cesto. In effetti, però, non provavo alcuna frustrazione. Forse da lì nasce la mediocrità di una nazione.





Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:




martedì 22 giugno 2010

Frustrazione mondiale.

Leggo negli occhi che si vedono in giro, disperazione e sconforto. Dopo la partita con la Nuova Zelanda, è passata la voglia di accendere il televisore anche a chi si era comprato un gigaschermo al plasma per passare un mese completo dentro i mondiali in HD. Sono crollate anche le vendite dei kiwi. Eppure è strano che nessuno si renda conto che questo è quello che ci si deve giustamente aspettare. Anche la nazionale di calcio è lo specchio del paese che rappresenta. Un paese in pesante decadenza fisica e intellettuale. Mancano le forze, le idee e la volontà.
Rimane solo l'ottuso abbarbicarsi a quel poco che è rimasto, difendendo il fortino dalle mura sgretolate, cercando di innalzare barriere di cartapesta facendole sembrare duro acciaio. Siamo un paese di vecchi nemmeno più capace di riprodursi. Chiusi nelle stanzette dei nostri ricoveri maleodoranti di piscio e segatura, aspettiamo la fine liberatoria, ma ben attenti a non mollare nulla, rifiutando di ammettere la nostra colpa per aver lasciato andare tutto in malora, di continuare a indicare come nostri rappresentanti personaggi interessati unicamente a affari loschi e personali, avendo come sola scusante di essere gli unici interessati ad occuparsi della cosa pubblica. Vecchi biliosi che cacciano all'estero quei pochi giovani rimasti a far grandi gli altri paesi e se son femmine al massimo le assumono a metà prezzo.
Altri vecchi, tesi a impedire che chiunque penetri la loro ghenga, che si avvicini alla greppia, disponibili ad accogliere solo i loro clientes e sodali, che come topi famelici si aggregano per poter divorare le poche forme di formaggio sbocconcellate che sono rimaste in magazzino, lordando e mandando in malora tutto quello che non riescono a ingurgitare, tesi a dimostrare la loro potenza sessuale come bandiera di presunta gioventù, sventolando le loro conquiste prezzolate come dei misirizzi da sagra paesana. Gente che punta solo a sfruttare l'accidia e le paure dei vecchi che li circondano, vellicando i loro timori, assicurandoli che la colpa è di qualcun altro e che faranno cambiamenti diretti a far sì che nulla cambi.
Individui per cui istruzione, cultura e ricerca sono voci nella colonna delle spese, possibilmente da eliminare; per i quali ignoranza, precarietà e mancanza di regole sono valori da incentivare ed espandere. Questo non è un paese per giovani, ma per decrepiti che si cancellano le rughe per sembrare giovani, che consumano Viagra per mostrarsi potenti, che si disegnano i capelli in testa per mostrare la propria vitalità, per fingere di dimenticare che la fine prima o poi arriverà, inevitabile sul deserto che hanno lasciato, ebbri del potere di cui hanno vantato il diritto ad esercitare, scontando meriti figurativi, casuali o semplicemente presunti. E qualcuno si stupisce se i nostri atleti, con le teste pelate, le schiene rotte, i muscoli ormai imbolsiti stanno fermi in mezzo al campo mentre tutti gli altri corrono? Hanno dato quello che potevano, quello che la loro qualità poteva dare. Se qualche giovane c'era, lo si è lasciato a casa, che non turbasse la tranquillità della casa di riposo, dove si sa, tutto dà fastidio dal volume della televisione, al rumore delle trombette, anzi che si metta un filtro affinché non si senta più il rumore.
Niente gioia, niente festa, solo cupo risentimento. Ma che volevate? Abbiamo la nazionale che meglio ci rappresenta. A questo punto me ne vado. Non ne voglio più sentir parlare, emigro anch'io. Vado a meditare per qualche giorno dove spero di trovare concordia ed efficacia, dove si bada al risultato e chi comanda non si ammanta di arroganza e menefreghismo, dove si misurano le parole prima di dirle. Ho necessità di una pausa di studio e riflessione. Non per sempre. Andrò per qualche giorno in Francia, chissà se lì hanno gli stessi problemi. Ci sentiamo.
Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

giovedì 16 ottobre 2008

Campioni?

Come si spiega l'appartenenza ad un gruppo? E' un fenomeno misterioso che fa sì che ci si identifichi in vario modo in un insieme di persone, simboli, cose, ideali. Questo forse costituisce la forza della nostra specie, l'evoluzione vincente che ha contribuito a permettere che ci impadronissimo del pianeta, ma dovrebbe essere così lontano da un pensiero per così dire alto, di spessore, al quale anelerei appartenere. Mi riesce veramente difficile identificarmi in etichette, vestiti, nazionalismi che mi sembra di riconoscere come generatori di appiattimento culturale, intolleranza, autoritarismo, violenza di ogni tipo. Vorrei sentirmi Uomo; mi sta stretto già Europeo, figuriamoci solo Italiano; che autorestrizione! Perchè non dobbiamo preferire di volta in volta di riconoscere come giusto, corretto e condivisibile un'idea o un concetto, oggi di una parte e domani un altro di quella diversa? Sembrerebbe l'unica strada percorribile, un Tao della condivisione. Ma allora perchè due anni fa ero anch'io in piazza a girare questo video, a gridare, saltare e ad inneggiare; mi sembrava di essere veramente contento e soddisfatto di quella appartenenza, irridendo e cantando "Materazzi fu ferito", tanto che il mio telefono cadde e fu calpestato dalla folla inferocita come per l'assalto ai forni manzoniani. La psicologia umana è veramente un mistero!

Se volete vedere il video completo cliccate qui.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!