Scusate ma queste taranghe di francesi da quest'anno dopo 15 minuti mi tagliano la connessione, quindi non riesco a postare praticamente nulla. Avevo in programma questa brillante recensione, ma me la sono già persa tutta una volta. Sarà per quando arrivo acasa. Pazientate gente pazientate che arrivo.
martedì 30 giugno 2015
venerdì 26 giugno 2015
Museo Picasso ad Antibes
Eccomi qua, dopo una pausetta dovuta alle connessioni, neanche i francesi sono perfetti tuttavia. Si sa che tutta la zona della Cote d'Azur è stata meta privilegiata per gli artisti degli ultimi due secoli. E come potrebbe essere diversamente, basta rimanere solo un attimo a sentire questa luce incredibile che avvolge la costa e l'arrière pays e ne rimani avvinto anche se sei una zucca vuota come me, figurati un grande artista. Li avevano condotti qui sul finire dell'800, proprio quelli che nella luce e nel plain air ricercavano la loro ispirazione prima, poi l'ondata successiva. Alla fine della della guerra, nel 46, c'era anche Picasso.
Chissà come doveva essere straordinaria quella parte di costa, ancora intonsa dall'orda turistica che arriverà qualche decennio dopo. Ci si fermò un po' di tempo e per un paio di mesi rimase qui a castello di Antibes a lavorare. Non era la sua stagione migliore, secondo me, tuttavia, in questa ricca collezione che ha lasciato dentro le antiche mura, leggi la sua ansia di ricerca, in quelle linee, gettate sui fogli con iterazione concitata, più opere ogni giorno, con piccole varianti alla ricerca di nuova espressione nella raffigurazione dello spazio sul piano. È il periodo dei fauni e della mitologia, ma anche delle centinaia di ceramiche, che forse la vicina Biot, con la sua tradizione, gli ispiravano.
Dalle decine di piatti che ricoprono le pareti, ridono facce che ti immagini tracciate con un rapido colpo di dita, scene di corrida e ancora fauni ed animali. Qualche nudo e tanti segni alla ricerca di una nuova forma femminile, quando ormai il peso della materia cubista sta cedendo lo spazio alla linea pura, che già stava trovando il suo trionfo privo di colori in Guernica. Il pezzo più bello secondo me, uno splendido disegno di una capra, dove la spettacolare tecnica di tratto di cui aveva padronanza infinita, compone un' opera davvero magistrale. Se passate di qui fateci un salto prima di andare a fare il bagno. 6 euro intero, 3 gli anziani.
mercoledì 24 giugno 2015
L'invasione ai Balzi Rossi
Arrivo or ora dai Balzi Rossi, dove ho voluto andare a ficcare il mio nasone santommasesco, visto che qui a Mentone o anche su tutto il lungomare fino a Garavan, a 100 metri dalla frontiera non si nota nulla che possa far presagire questa sorta di problemi epocali che si leggono sui giornali. Prima della frontiera niente di diverso dal solito. I consueti quattro pensionati che fanno finta di pescare, invece di stare in spiaggia con le mogli a badare ai nipoti e i soliti salutisti pancioni che fanno finta di correre con gli auricolari bianchi che fa molto yuppy. Al baraccotto francese sotto la tettoia solitamente deserta, c'è un camioncino della gendarmerie, con due tizi in divisa annoiati che chiacchierano dei fatti loro. Effettivamente sugli scogli davanti alla galleria, c'è qualche decina di disperati accampati con qualche telo colorato che li distingue dai soliti bagnanti amanti dello scoglio, che si sono nel frattempo spostati di qualche centinaio di metri.
Un paio di gazebi con due pentoloni sul gas in attesa di accensione e un pulmino della Croce Rossa. Niente altro che faccia presagire avvenimenti epocali. I commercianti attorno all'area sono neri e a bocca storta brucerebbero volentieri con un bel falò quello che sta sotto i teli, sia chi sia, un po' per inclinazione naturale, un po' perobbligo di contestazione come quando vogliono fargli una zona pedonale davanti, ma mi sembra che gli affari vadano meglio di prima, visti i capannelli di curiosi che di tanto in tanto arivano a buttare un occhio. Naturalmente ritengono che di qui non si passi assolutamente e che i francesi (e anche gli inglesi, ma che c'entrano gli inglesi) ci ributtino indietro chiunque abbia l'ardire di mettere il naso al di là. Gente civile, a posto, che mica sta lì a fare bau bau micio micio, i francesi.
Alla domanda di come mai continui ad arrivare gente dal sud e qui più o meno son sempre gli stessi, fanno spallucce, nel senso so ben io cosa bisogna fare. L'unico davvero disperato è l'abusivo che stazionava nel punto dove ci sono i volontari, con un finto camion vendendo frutta a quelli che volevano evitare le gioiellerie mentonesi dove le albicocche le fanno a 5 euri al chilo. Era una specie di terra di nessuno tra le frontiere, dove nessuno chiedeva permessi o scontrini e lui faceva il suo business ora negato. Ho fatto il giro da Ponte San Luigi. Anche qui nessuno in vista tranne un bus vuoto con un paio di gendarmi, evidentemente dedicato a rimpatriare quei pochi che passata la frontiera (si dice a 70 euro a testa) riescono a farsi beccare, la metà dei quali viene comunque rifiutata indietro dagli italiani che mica stanno lì a far flanella e che comunque ripassano il giorno dopo. Insomma dove è il problema? Semplice. Il fatto è che bisogna mantenere viva la tensione almeno da parte di chi ha interesse a farlo.
I quattro desperados che rimangono sugli scogli, mentre è già stata loro offerta una soluzione dignitosa, che vogliono mantenere attenzione mediatica sul loro problema. Maria la Pina che deve spingere sull'accelleratore visto che questo paga, assieme al felpato ruspante nostrano. Questi sanno bene che ogni problema di questo tipo deve essere accentuato al massimo e soprattutto mai risolto, in quanto verrebbe meno la loro ragione di esistere. Sanno che di qua e di là delle Alpi, è pieno di gente deliziata dal fatto di affondare i barconi, naturalmente con la gente sopra o al limite di mitragliarli sulla battigia, come la maggioranza delle deliziose vecchiette con la veletta che portano il cagnetto con la copertina a cagare sugli scogli adesso indegnamente occupati, così che tocca loro portarli nella spiaggia dedicata. Per loro risolvere la cosa, vuol dire dover andare a cercare altra carne da bruciare, che ne so, magari pagare qualche zingarello perché dichiari di guadagnare 1000 euro al giorno rubando, tanto qualche giornalaio che ci ricama sopra si trova subito (ma l'Ordine in questi casi non avrebbe il dovere di intervenire?).
I Rom alla fine sono sempre una bella ruota di scorta. Hollande poi, odiato adirittura più di Renzi, deve far vedere che ha il pugno duro e ufficialmente blinda la frontiera, tanto alla fine passano tutti lo stesso, mentre il nostro deve dichiarare che batterà i pugni in sede europea, dove i padri putativi del felpato, che adesso hanno anche il coraggio di parlare, hanno, a suo tempo firmato i trattati dietro i quali si trincerano con buona ragione i nostri vicini. Tutti devono parlare a voce alta perche il tutto venga riportato dai media, quando invece queste cose si sono sempre risolte con cautela, sottobanco, con accordi in cui il buon senso prevale, basta che poi non vada sui giornali. I barconi si affondano man mano, senza gente sopra e se non si rompesse le scatole si andrebbero ad affondarli anche nei porti libici. I migranti verrebbero tacitamente lasciati andare dove vogliono andare, certo non in Italia e i campi profughi comincerebbero a sorgere in Niger e in Tunisia, pian piano. Ma ci vogliono mesi e calma per fare bene le cose e soprattutto non avere continuamente i bastoni tra le ruote da parte di elmi cornuti e altri insetti parlanti, che, adesso che i meridionali hanno smesso di puzzare, devono trovare il motivo per continuare ad esistere. E adesso vado a fare il bagno.
martedì 23 giugno 2015
Aria di mare
Eccomi qui, come tutti gli anni da un po' di tempo a questa parte, a prendermi questa pausa di riflessione marina preestiva. Vediamo un po'come butta. Intanto vorrei verificare se le notizie chepassano sui nostri media sono le solite bufale da giornalai che fanno diventare i moscerini degli elefanti. Quindi dopo vado a fare un salto ai Balzi Rossi a vedere come è la situazione, poi vi racconto i dettagli. Per ora posso dirvi che venendo da Ventimiglia con l'autostrada, potevo portare un carico completo di Eritrei e scarrozzarmeli fino a Parigi senza che nessuno mi desse un'occhiata. Probabilmente anche in Francia bisogna far vedere agli elettori terrorizzati che si sta facendo qualcosa. Nella buca delle lettere per la primavolta ho trovato un volantino della Pina, la Mattea locale, che mi informava dell'orrore dell'invasione nera. Quelli che devono battere la grancassa per aizzare le teste vuote dei più deboli, sono uguali dappertutto. Felpe ruspanti, elmi cornuti e grilli parlanti devono darsi da fare per cercare ogni giorno un nuovo motivo che possa motivare indignazione, protesta e minacce varie. Tanto peggio, tanto meglio. Ogni buona cosa, ogni miglioramento o sensazione che si vada verso il buono se tutti cooperano, è veleno, da mettere in dubbio o meglio seppellire sotto una coltre di balle e mezze verità o cose vere usate per dimostrare il falso. C'è sempre stata questa gente, non turbatevi. Certo hanno sempre procurato gran danno, ma poi il tempo ne ha fatto strame. Ci sentiamo magari domani.
lunedì 22 giugno 2015
India: Jaygaon e un altro confine
L'astrologo |
Jaygaon |
Al mercato |
Tra sacro e profano |
Ornamenti |
Trattative al mercato |
SURVIVAL KIT
Jaigaon - Città di confine sud con il Bhutan, il principale con l'India. 220 km da Gangtok, considerate 4/5 ore più le soste (dogana del Sikkim, traffico, deviazioni, strade in costruzione e manutenzione ecc.). Circa 50.000 abitanti, punto di sosta obbligatorio per sbrigare le pratiche di passaggio del confine. Molti alberghi. Se non avete ancora comprato i classici souvenir da turisti, questo è l'ultimo posto per averli a prezzo decente. In Bhutan, il regno della felicità interna lorda, tutto costerà il doppio o il triplo, ma lassù in fondo il denaro non è importante. Nella via principale, massima concentrazione di alberghi di ogni classe e ristoranti. La città dall'altra parte della frontiera, prosecuzione di Jaygaon si chiama Phonshuling e si può raggiungere anche a piedi..
Al mercato |
Kasturi Restorant - Uno dei pochi non vegani. Comoda posizione sul corso principale che va alla frontiera, al primo piano dell'omonimo hotel. Menù molto vario, ma alla fine si finiranno per scegliere i soliti piatti indiani e cinesi. Riso fritto, Noodles, Aloo paratha, Tandoori ecc. Main course attorno ai 150/200 R. Servizio rapido e gentile, Sala spaziosa e dall'apparenza piuttosto elegante. Accettabilmente pulito secondo gli standard indiani, comunque c'è penombra. Probabilmente valido anche l'Hotel, ma più caro dell'Hibis.
La via principale di Jaygaon |
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Cucina economica ma elegante |
domenica 21 giugno 2015
Taste of Sikkim 9
La neve è sciolta.
Che cosa sta nascosto
dietro la porta?
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sabato 20 giugno 2015
Sikkim: Vagabondare a Gangtok
Turisti al Tashi view point |
Tibetology institute |
Anche se in fondo avresti voglia soltanto di girolare per la città senza uno scopo preciso, di passare davanti ai negozietti o sederti su una panca a guardare la gente che passa e quanta gente passa, un andirivieni continuo su e giù per le scale, ci sono anche un sacco di cose da vedere in città. Allora bisogna organizzarsi un giro che per lo meno comprenda le principali. Intanto puoi cominciare a goderti la collezione di tankhe e oggetti sacri donati dall'ultimo re, poverino, all'Istituto di Tibetologia, una costruzione bassa che somiglia ad un tempio anche nella struttura interna. Come sempre questi dipinti magnifici ti lasciano attonito, per la perizia del disegno e per quel di più che leggi nel tratto sottile e nell'esplosione del colore, quello che trasforma l'artigiano anonimo in artista assoluto che, compreso com'è nella propria estasi religiosa non si rende neppure conto del proprio valore personale. Forse è lo stesso sentimento che animava i nostri anonimi pittori del 200, delle infinite pale di altare, alcune delle quali arrivate fino a noi col solo segno distintivo di Maestro di ... ecc, insomma un tuffo in quel misto di arte e religione così indissolubilmente unite in tutta l'area himalayana. Appena di fianco, una ripida salita ti porterà al Dodrul chorten, uno stupa gigantesco circondato da abitazioni di monaci.
Le scale sono dure |
Lungo la strada la corte dei miracoli dei santuari, suonatori, mendicanti e povere donne in cerca di qualche cosa da mangiare, in cima monaci ragazzini che si rincorrono lungo il lungo perimetro dello stupa schivando chi percorre la Kora in senso orario, cercando di far girare i mulini di preghiera con colpi secchi e ed esperti in modo che rimangano in movimento il più a lungo possibile. Le ruote cigolano e la preghiera vola via, in alto al di là della punta dorata che cerca di forare l'indaco del cielo. Il colore ti dà speranza, forse l'aria oggi sarà abbastanza limpida e allora via di corsa all'estrema periferia della città nel saliscendi continuo delle stradine, fino ad una collinetta a quasi 2000 metri, il Tashi view Point, con una grande terrazza che guarda la valle sottostante. La città quasi scompare tra il verde delle foreste che la circondano, ma l'attesa è disillusa per l'ennesima volta. Il Kangchenjunga non ci ama evidentemente. Non rimane che prendere un thè al baretto godendosi le famigliole di turisti indiani che approfittano del posto per acconciarsi da veri tibetani, stivali, cinture, pellicce e cappelli inclusi per farsi le fotografie di rito, la montagna sullo sfondo non si vede, pazienza il ricordo della giornata, tornati a Calcutta, rimarrà.
Monaco di Enchey |
Enchey Gompa invece è un piccolissimo tempio sorto su un crinale di un'altra collina coperta di alberi che nascondo le molte costruzioni che ormai lo assediano. Ha solo un centinaio d'anni, tuttavia pare essere spiritualmente molto importante perché sembrerebbe essere stato costruito da un monaco santo dei Nyingma Pa, i Cappelli rossi, che aveva la capacità di spostarsi volando e che scelse questo luogo perché proprio qui Padmasambava aveva sottomesso gli spiriti del Kangchenjunga, di Yabdean e di Mahakala, che sono adesso le divinità protettrici del monastero stesso. Non c'è nessuno nel piccolo cortile. Un monaco anziano solitario spazza l'ingresso con la schiena piegata dai secoli. C'è solo l'aria ferma e sottile della alta quota, qualche dlin dlin di campanelle che il vento muove nella sua ansia di arrivare alla pianura. Anche qui basta poco per arrivare al Flower exibition Centre e se vi piacciono le orchidee avrete la vostra soddisfazione. In una grande serra ne troverete centinaia di specie diverse. Una famigliola è come noi estasiata davanti a una tale rigogliosità di colori.
Orchidee |
Arrivano dall'Assam con tre ragazzi già grandi, le foto si sprecano, pare che gli indiani amino molto farsi fotografare con gli stranieri di passaggio, lo sfondo dei fiori diventa poi una quinta impagabile. Il ragazzo più grande non perde occasione di chiacchierare. Appena esce fuori la parola magica: Italia, subito l'interesse cresce di molto e Amir si affanna a cercare di assicurarci di quanto sia grande la sua ammirazione per Leonardo, Michelangelo e Raffaello e di come il suo più grande desiderio sia il poter vedere qualcuna delle loro opere dal vero e non si riferisce alle tartarughe ninja. Credo che possiate capire facilmente quello che senza merito e senza sforzo, avremmo da vendere al mondo. Non sarebbe necessario né marketing mirato, né pubblicità, tutto già fatto da solo e clientela già fidelizzata da tempo. Il resto della giornata, lo puoi passare in giro per le stradine del mercato per finire seduto in qualche caffè a guardare la vita che ti scorre intorno. Domani ce ne andremo anche da qui, un altro regno ci aspetta.
SURVIVAL KIT
Non si sa mai |
Per fare un giro delle varie cose da vedere in città, bisogna considerare che queste non sono vicine tra di loro e che la strada è tutta un saliscendi, per cui conviene per non sprecare troppo tempo, affittare un taxi che rimanga a vostra disposizione per almeno una mezza giornata o prendere uno dei tour che tutti gli alberghi offrono. Non perdere il mercato coperto a due piani in fondo alla scalinata che scende dalla via pedonale.
Namgyal Institute of tibetology - Sede di studi tibetani fondata dall'attuale Dalai Lama, in pratica un interessante museo di oggetti d'arte e di uso religioso. Apertura 10 am- 4 pm. Ingresso 10 R. La collezione di statue e tankhe è davvero interessante.
Un suonatore a Purba stupa |
Dodrul chorten - Detto anche Purba Stupa, sorge proprio di fianco all'Istituto. Molto visitato dai fedeli che non mancano di fare i giri rituali attorno ad esso girando i 108 mulini di preghiera. Contiene diverse reliquie, un libro sacro e una statua di Guru Rimpoche
Enchey Gompa - Piccolo tempio situato in splendida posizione panoramica. Spesso solitario si anima solo in occasione dei festival religiosi. Curiose le finestre evidenziate da cornici trapezoidali nere. Notare la statua esterna al tempio del fondatore, la figura curiosa e un po' spiritata del monaco che si dice avesse capacità di librarsi nell'aria.
Tashi View Point - A 8 km dal centro a 2000 m. belvedere di recente costruzione con terrazza, banchetti di souvenir, bar e varie, incluso negozio che affitta i costumi per fare le foto. Di qui si dovrebbe avere una spettacolare vista della catena himalayana ed in particolare del massiccio del Kangchenjunga. Tanti auguri.
Una finestra di Enchey gompa |
Flower exibition Centre - Esposizione permanente dei fiori della zona in particolare delle orchidee di cui c'è una varietà infinita. Ingresso 10 R. 9 am- 5 pm. Sempre piuttosto affollato.
Downtown Resto Bar - M.G. Marg - Al centro della via pedonale, questo è un ristorante con cucina multietnica (ma alla fine ci sono solo piatti indiani e cinesi, popolato da molti giovani del posto. Il bar è pieno di gente che suona chitarre e dà l'impressione di un luogo dove c'è vita e possibilità di incontri. Inutile chiedere roba fresca da bere (cosa comune da queste parte. La spiegazione è che, dato che siamo in inverno è inutile mettere birra o Coca in frigo, che c'è ma è pieno di carne), rassegnatevi. Se prendete pollo o altra carne alla griglia, che non è male, chiedete che non vi venga annegato nel kethchup. Piatti sui 200/250R.
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Ruote di preghiera |
venerdì 19 giugno 2015
Laudato si?
Siccome oggi vado di fretta, voglio lasciarvi solo un paio di riflessioni sulle quali vi pregherei di essere caritatevoli e non rivolgermi troppi insulti, anche se in generale, qui non commenta quasi mai nessuno. Parto dalla premessa sulla polemica innescata qualche giorno fa dal mio concittadino Umberto Eco, sulla quale mi trovo molto d'accordo e cioè che il web è diventato un luogo dove qualunque idiota pretende di dire la sua in modo arrogante e questa infestazione è un fenomeno in continua crescita che va assumendo una sua rilevanza anche in termini sociali. Ora, appartenendo io completamente e con convinzione, a questa schiera di idioti linguacciuti e inarrestabilmente logorroici che vogliono mettere il naso e anche il resto, in cose davvero al di sopra della loro portata, oggi mi arrogherei il diritto di pontificare (mai termine più azzeccato) su un argomento su cui la modestia e il buon senso consiglierebbero di tenere un profilo basso, se non un più corretto silenzio.
Siccome invece ho notato, dando occhio ed orecchio ai vari media, che tutti ne stanno parlando a spron battuto, ecco qua il mio parto di oggi sulla enciclica papale. Intanto il primo punto è che la maggior parte di quanti aprono la bocca e danno fiato è l'esordio: io non l'ho ancora letta, ma...Cosa che, specialmente detta da giornalisti, forse più correttamente definibili come giornalai, mi sembra di per se stessa una ammissione piuttosto grave e da far arricciare i peli delle braccia. Vien subito da rispondere, leggitela e poi torna qui a discuterne. Quindi intanto, io la lessi, come direbbe Totò e mi riferisco ad un comico in quanto, dato il mio gruppo di appartenenza a cui ho fatto cenno all'inizio, non è implicito che dopo la lettura debba avere la pretesa di averci capito qualcosa, ma tant'è sembra che si possa anche fare così. Quindi vorrei fare solo pochissime osservazioni, sempre per volare basso.
Mi sembra logico che, visto da fuori e affrontando la religione come un qualunque altro prodotto immateriale da offrire al mercato mondiale, il discorso che fa un amministratore delegato deve essere congruo alla linea aziendale, ma impostato in modo da ottenere un risultato ottimale dal punto di vista del marketing. Sotto questo aspetto, mi è parso che l'intonazione generale dell'enciclica sia molto congruente con questo fine, mantenendo una intonazione, absit iniuria verbis, piuttosto cerchiobottista, infatti in quasi ogni argomento, capitolo, capoverso si può leggere una affermazione, magari apparentemente dura, subito poi mitigata da distinguo e controdeduzioni che danno adito ad interpretazioni addirittura opposte se non si legge il passo nella sua interezza e complessità. La dimostrazione di questo sta nel fatto che basta leggere qualche titolo di giornale o ascoltare le argomentazioni espresse nei dibattiti che stanno seguendo e subito si vede che vengono estrapolate frasi singole per affermare in modo subdolo e parziale che il discorso papale viene a sostegno delle proprie tesi e tutto questo in maniera assolutamente opposta a secondo di chi la dice.
Questo, a mio parere naturalmente, è un classico di tutti i testi sacri e similari di tutti i tempi, ci puoi trovare tutto e se vuoi anche il suo contrario, così è l'interpretazione e l'intenzione, da parte di chi la fa, che saprà trasformare la stessa idea morale da religione dell'amore in religione dell'odio e così via. Non voglio soffermarmi più di tanto sulla fattispecie, ma vi invito a leggere il testo completo per farvi un'idea prima di parlarne, se no rischierete di trinciare giudizi sulla base di titoli ed esternazioni fatti da gente che a loro volta non l'ha neanche guardato. Solo un cenno su un argomento che mi sta a cuore. La parte sugli OGM è molto interessante (a parte lo svarione colossale, che non è stato ancora corretto, sulla bufala della sterilità degli stessi, ma forse anche il ghost writer di Papa Francesco non prevede il controllo delle fonti) e già ho sentito commentatori che sbandierano: Il Papa è contrario agli OGM e altri che recitano: Il Papa è favorevole agli OGM, confermando le mie sensazioni. Interessante anche la parte riguardante la netta distinzione tra uomini e animali che non farà piacere a certo animalismo d'accatto o quella sulle banche che accoglie invece la vulgata populista, chi vorrà potrà anche leggerci una strizzata d'occhi alla decrescita felice. In ogni caso un documento interessante, anche per i non credenti, proprio per tutto quanto indurrà alla riflessione sulla interpretazione manipolatoria dei media sulla società. Adesso ditemi pure quel che volete, tanto noi idioti del web non siamo perseguibili (forse).
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