Visualizzazione post con etichetta vacanza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vacanza. Mostra tutti i post

sabato 8 luglio 2023

Telegramma dai monti



Anche quest’anno l’estate è cominciata e io ho scavallato alla fine di giugno la metà delle mie ferie annuali, apprestandomi a fare l’altra metà che come è giusto finiranno il 31 dicembre. Ora non vorrei che questa mia esternazione suonasse come irrisoria verso chi mi sta pagando la pensione, ma dovete mettere in conto che, di contro, io, se è pur vero che non alzo più paglia e anche l’altro muscolo, quello ormai piccolino che sta dentro il cranio, lo uso assai poco, devo subirmi e sopportarmi una veneranda età, che mi opprime assai di più che se dovessi alzarmi ogni giorno con l’incubo (perché di incubo si tratta, lo comprendo benissimo) di dovermi recare a compiere un lavoro purchessia. Insomma rivendico il mio diritto al riposo temporaneo che spero duri ancora un poco prima di quello eterno, quantomeno il più possibile. Comunque eccomi qua nella mia sede di ozi estivi a guardare un cielo niente affatto limpido e blu come di solito ci si aspetta in questo mese, su per le valli piemontesi e a subire quello che invece, almeno per me, è un freddo porco, che mi fa intirizzire come non mai, non appena cala la sera e, bello avvolto in un pesante giaccone di pile, mi rintano a mettere sotto i denti qualche rimasuglio di cena in attesa che cali la notte per infilarmi velocemente sotto pesanti coperte, non avendo assolutamente voglia di accendere la stufa o far fumare camini, che vi assicuro, ci starebbero tutti, ad onta di quanto vanno blaterando i perennemente accaldati, che corrono qui a ripararsi dai caldi estivi, che tuttavia quest’anno non sembrano ancora apparire all’orizzonte. 

Per fortuna per carità. Non starà mica per cominciare un’altra piccola era glaciale? Questo mi sembra uno di quegli anni di una volta, primavera mutevolissima e capricciosa, piogge a gogo e estate non troppo calda e anzi bella fresca in montagna. Va bene, una pausa ci sta pure, visto che il niño non promette niente di buono, anzi per il futuro prossimo sono previsti sfracelli e caldo da fornace, tanto quassù ci consoliamo lo stesso con gnocchi alla bava, polenta con la fonduta e cinghiale in civet. Va bene. Prendiamola come viene, tanto non possiamo farci niente e godiamo del fato che siamo già stati fortunati a nascere nel paese giusto e a non dover scegliere se essere ammazzati direttamente in casa o se dobbiamo rischiare di morire affogati attraversando un qualche mare per andare a farci fare schiavi da qualche altra parte. Qui, dai monti regno di Cozio, vi certifico invece che è tutto tranquillo, tutto tace e anzi, pare non ci sia neppure l’afflusso atteso di turisti che invece convergeva da queste parti negli ultimi due anni. Tutti al mare? Può darsi. Vedremo nei prossimi giorni, caso mai vi terrò informati. Adesso vado a sdraiarmi un attimo sperando che non piova. Eventualmente ci sentiamo domani.

lunedì 29 maggio 2023

Voglia di caldo

Alpi Cozie

 

E così eccoci finalmente a casa, con la pratica da archiviare con la dicitura anche questa è fatta. Insomma tutto è bene quel che finisce bene, per fortuna. Anche se la testa me la ero fasciata bene anzi, fin troppo bene, ma si sa, in questi casi le precauzioni non sono mai troppe. In realtà adesso che sono a casa e mi piacerebbe tanto trascorrere il periodo di cosiddetta convalescenza blandito e coccolato come non mai, che è una situazione di grande piacere, in quanto ormai stai benissimo, ma puoi ancora con giusta ragione fare il malatino, sono subito stato assalito dalla montagna di incombenze delle cose da fare entro e non oltre, cosa che mi infastidisce moltissimo e che comunque sono il segnale inequivocabile che l'emergenza è finita e della mia definitiva resurrezione. Passato anche il momento dei dovutissimi ringraziamenti a tutti quelli con cui ho avuto a che fare e che mi hanno trattato come un bimbo, non lesinandomi ogni sorta di attenzioni, devo solo cercare di chiudere tutte le pratiche che sono rimaste in sospeso prima di pensare all'estate che incombe. In realtà, vorrei solo andarmi a spiaggiare sulla Cote, adesso che non c'è ancora quasi nessuno, il tempo è quanto mai gradevole e l'acqua è fresca ed invitante, prendendomi il riposo necessario che mi prepari alla settimana napoletana che mi attende a fine giugno, prima di cedere definitivamente ai richiami di Heidi e delle caprette che fanno ciao. Là trovero la pace necessaria a studiare con attenzione una bella trasferta autunnale, posto che le finanze ancora lo consentano. Insomma l'anziano non riesce a trovare la tranquillità a cui anela. Direte, ma sei tu che te le vai a cercare. E' vero, ma prima di tirare il marmetto (avevo comunque già precauzionalmente scelto la foto idonea) ci sarebbero ancora così tante cose da fare, da vedere, da esperimentare... Insomma vedremo, vi terrò informati eventualmente.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

venerdì 23 luglio 2021

Estate dolce

Prati - Fenestrelle Val Chisone 


Un'altra giornata che più piacevole non si può. Dopo i 34°C alessandrini trascorsi in attesa della soluzione di tutta una serie di magagne che non ho nessuna voglia di star lì a raccontare, essere qui sul mio terrazzino col cielo azzurro sopra Berlino e una brezza leggera che stimola il pensiero non ha prezzo, anche se qualche nuvola bianca si addensa per il piagnucolio serale. Neanche sento lo stridore della mola abrasiva che taglia le pietre che dovrebbero servire a completare il mio tetto o la sega elettrica che spunta le travi messe lì allo stesso scopo, quello di evitare che nuovamente, appena ripioverà forte e accadrà presto, lo so, mi si riempirà nuovamente la casa di acqua rovinando il parquet appena risistemato. Nemmeno il martello che picchia inferocito sui lunghi chiodi delle perline che completeranno il tutto e che si confondono con la sparachiodi automatica che pare una pistola impazzita da autodifesa legaiola, mi danno fastidio, basta non stare a sentirle in fondo, se non mi turbano i centootto colpi della campana grande che suona alle otto del mattino a pochi metri dalla mia testa, che fastidio volete che siano un po' di colpi bene assestati che oltretutto ti stanno rifacendo casa nuova! Non importa nulla, conta solo il garrulo chiocciare di due uccellacci sopra il grande albero al di là del muro, quello che mi inonda ogni giorno di foglie secche e rami spezzati, che chiacchierano tra di loro come due comari che non hanno mai abbastanza maldicenze da proporsi. Mi consolo pensando che in tre pasti mi sono già scofanato mezza anguria  da 11,5 kg, ma un pezzettino, piccolo, lo ha mangiato anche mia moglie. Gli altri 6 chili li comincio stasera, anche se comincio ad avvertire una certa acidità di stomaco, ma di certo non è per l'anguria. 

Piaceva tanto al mio papà, l'anguria e quando se ne portava a casa una, camalandosela a piedi per tutti e tre i piani della scala, correva subito in cucina, dove aveva uno speciale coltello apposito che si era fatto da solo unendo un trincetto da ciabattino ad un vecchio manico, per provvedere a tassellarla e constatare se il venditore che gli aveva garantito una dolcezza senza pari, lo avesse fregato. Poi assaggiava il tassello e concludeva: - E' buona -. Se la mangiava poi a tocchetti con gran gusto e la buccia la tagliava con cura maniacale in pezzetti minuti con lo stesso coltello per occupare meno spazio nel sacchetto della spazzatura. Chissà se là dove è adesso ci saranno angurie e ciliegie, altra sua grande passione, mi piacerebbe saperlo, dato che piacciono anche a me e il traguardo di fine corsa non sarà poi così lontano. Forse mi basterebbe così, ne sarei contento come di certo lo è lui. Qualche bella fetta ghiacciata di anguria dalla buccia verde scuro, rossa e dolce e un poco di quelle belle ciliegie quasi nere, grosse e dure, come quelle che l'amico Dionigi mi permetteva di raccogliere quando si andava alla sua cascina a certificare il grano da seme. Faceva sempre un gran caldo come adesso, ma non mi sembrava così gravoso e le cicale avevano un frinire amico. Mi sembrava di avere ancora tutta la vita davanti ed invece era solo un attimo fa.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

martedì 10 settembre 2019

L'accidia aumenta

Risultati immagini per accidia

Hai voglia l'aria del mare e la brezza mattutina con la sferzata di iodio che arriva dallo sbattere dell'onda; hai voglia il profumo della macchia mediterranea, l'olezzo di lentischi e rosmarini, il sentore dei limoni che fluttua nell'aria della cote, ma cavolo, se continua a piovere a dirotto, come direbbero sui miei monti la vén da magnìn, altro che passare, l'accidia aumenta e mi si piazza sullo stomaco come un mattone crudo da digerire. La commessa del supermercato dove siamo passati per fare un piccolo rifornimento di formaggi, tanto per tenere a bada il colesterolo la fame, dice che un po' d'acqua ci voleva, ma accidenti proprio quando arrivo io? Ho già capito, mai cuntént, direte voi, già sei un fancazzista provetto che succhi il nettare dell'INPS, che fa voti che tu schiatti al più presto e neppure ti va bene? Ma non non è che mi lamento, è che questo clima mi intristisce un poco e mi induce a quella vena melanconica ed improduttiva, aggiungi il fatto che non riesco a quagliare con i miei progetti di viaggio che non decollano e alla fine vado in depressione. Per fortuna che non ho la televisione per vedere quanto capita in Italia, tanto adesso mi sono messo all'opposizione anche se non posso negare una gran soddisfazione al vedere gli schizzi di rabbia a e di merda che sprizzano da tutti i pori di quelli che per un anno e mezzo hanno fatto le stesse cose che rimproverano ingiustamente a questi, e quindi chi se ne frega. Intanto pare che domani esca un po' di sole. Poi si vedrà.

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

venerdì 14 settembre 2018

Nice matin



 
Devo dire che Nizza è una città sottovalutata. Ci passi in macchina, tagliandola fuori con l'autostrada o attraversandola tutta sulle sopraelevate di grande scorrimento ed hai l'impressione di una città banale, fatta di grandi e disarmanti periferie e di traffico convulso, invece se ci cali dentro e vai appena più in là della promenade des Anglais, scopri un centro storico, quello della città vecchia e il vecchio porto, dove passeggiare diventa davvero un gran piacere. Belle piazze dalla presenza piuttosto italiana, come piazza Garibaldi (d'altra parte era Italia a tutti gli effetti no?), una gran serie di viuzze e vicoletti, tutti pedonalii naturalmente, dove puoi camminare per ore tra negozietti e locali per tutti i gusti, inclusi quelli che servono solo al banco e poi ti porti il vassoio al tavolo e ti mangi le varie specialità nizzarde, dalla socca alla pissaladiere e a tanto altro. Poi, magari nascoste dietro angoli antichi, gli ingressi seminascosti di belle chiese, poco appariscenti all'esterno, ma che manifestano tutta la loro voglia di esibizionismo barocco, non appena ne oltrepassi la soglia. 
Non dimentichiamo poi i musei, che mi riprometto ogni volta di vedere, specialmente quello di Matisse e quello di Chagall ed alla fine rimando sempre, tanto ho già capito, sarà per il prossimo anno a questo punto. Poi un'altra cosa che mi ha molto colpito, è il grande spazio, proprio a ridosso della città vecchia, che da poco tempo è stato occupato per un'area davvero enorme,  di un bellissimo giardino, curatissimo, nel quale passeggiare all'infinito, tra fontane, verde, fiori e alberi. Certo quasi tutta l'area prima era occupata da un gigantesco parcheggio, che a tale scopo è stato sacrificato, forse con gran nervosismo dei tanti italiani che arrivano e non sanno dove mettere la macchina, ma forse non sarà un piacere maggiore sedersi su un prato di erbetta che sembra un tappeto di lana, tra sbuffi di vapore freddo che si levano dal suolo per raffreddare la temperatura, piuttosto che schivare una fila di macchine incolonnate? 


Forse è così che si attira il turismo. E pensare che io vivo in una città dove per vincere le elezioni da sindaco devi promettere di togliere le vie pedonali dal entro e di ricoprire di asfalto i resti dell'antico duomo appena ritrovato per guadagnare12 posti al parcheggio sulla piazza centrale della città! Così va il mondo, che volete che vi dica, poi alla fine ognuno ha quello che si merita. Intanto io la giornata di ieri me la sono davvero goduta, bevendomi una bella birra ghiacciata, mentre guardavo tutte la belle ragazze che sfilavano intorno al mercato, con lo spettacolo del castello che domina il centro e la sua cascata d'acqua che sembra precipitare giù fino alle case o forse sarà stato anche il piacere di passare un bella giornata con cari amici che non vedevo da tempo, parlando di viaggi e di esperienze piacevoli. A' la prochaine!



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

martedì 11 settembre 2018

Il senso del mare


Stare seduti davanti al mare, in silenzio, ad ascoltare il suo respiro e basta. Secondo me è sufficiente, il resto sono chiacchiere. Meglio se c'è un po' di ombra e una brezza leggera, ma proprio solo una bava di vento. Non ci sono molte cose più belle al mondo. Puoi rimanerci a lungo senza annoiarti, senza pensare a nulla, senza ascoltare nessuno, che è la cosa migliore, concentrandoti solo sul contatto dell'aria sulla pelle. Puoi regolare la respirazione sul ritmo dell'onda che si rovescia leggera sul bagnasciuga. puoi guardare quell'azzurro che ti circonda, sentirne l'odore di salso, puoi toccare la rena, affondarci la mano, ascoltare il rumore dei granelli che ti scivolano tra le dita. Puoi dimenticare il resto.

domenica 9 settembre 2018

Voglia di far poco

Sarà l'aria. E' un mistero, ma quando sono qui sulla Cote, che qualche giorno di riposo, il pensionato bolso ha disperato bisogno di trascorrerle anche qui, vengo preso da un senso inesplicabile di sdilinquimento che mi farebbere trascorrere un lasso di tempo anche illimitato in una sorta di quieto abbandono, quasi un sonno dei sensi e dei pensieri, uno stato di assenza cosciente, che mi permetterebbe un dormiveglia indefinito, abbandonato indifferentemente sulla spiaggia o su una poltrona in terrazza, senza fare assolutamente nulla, se non leggiucchiare distrattamente un libro o scarabocchiare, sbagliandolo, un sudoku. E, dirò di più, non mi sento assolutamente in colpa, anzi meno faccio e meno farei; quasi quasi mi pesa anche varare faticosamente il mio imponente corpaccio lungo la pendenza della spiaggia, lasciandolo scivolare sulla battigia fino allo sciabordio dell'onda. Poi nell'acqua, l'amico Archimede aiuta molto e di nuovo diventa faticosissimo riguadagnare la riva. Però quello che stupisce, è proprio quell'atmosfera atona, in cui tutto è in stand by, specialmente il cervello, per cui leggi i titoli del giornale e invece di fare un balzo terrorizzato per quello che sta accadendo, ti giri dall'altra parte emettendo al massimo un leggero sospiro. 

O forse sarà la luce, questa luce forte che ti appanna l'occhio e rivigorisce i colori magnificandoli all'estremo, il verde delle piante, i viola, i rossi, gli amaranto dei fiori che a cascate si affacciano fuori delle case, le gonne leggere delle ragazze che svolazzano, le attrezzature da mare. E' una luce assolutamente diversa da quella a cui siamo abituati noi della bassa che del mare, da piccoli, avevamo solo sentito parlare. Per forza che tutti i grandi pittori dell'800 venivano qui, incantati proprio da questa luce assordante che ti segna l'anima e la pelle, ovviamente se non usi la protezione 50. Così rimango qui, neghittoso, ma senza sensi di colpa, in posizione orizzontale a respirare come diceva il Buddha, ma almeno lui stava seduto sui calcagni, io no, mi farebbero male le ginocchia. Non mi smuovono neppure sentori leggeri di fritture di pesce, pissaladière e bouillabbesse, che pure qui dovrebbero smuovere i morti. Non ho neanche la voglia o il desiderio di mettere insieme le informazioni, di studiare, di preparare tutta la logistica per la prossima partenza, che ormai è già lì che sta incombendo. Si sa, tempus fugit.  Già scrivere queste poche righe rappresenta uno sforzo notevole, per cui scusatene la povertà. Vuol dire che finisco di leggiucchiare il libro che stavo sfogliando, poi scivolerò nell'acqua con la grazia di un tritone innamorato di un affresco seicentesco. Domani vedremo.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

mercoledì 13 settembre 2017

Mare di fine estate

Menton - Francia
Quando l'estate sta finendo, il mare ha un altro colore. E' un azzurro più pallido, un poco più triste, sembra che tutta quell'acqua abbia voglia di trattenere la gente ancora un po', insomma che cerchi di convincerti a non andartene. La spiaggia è finalmente meno affollata, per il tuo piacere naturalmente che un poco soffri la folla agostane e luglienga, ma il mare ha bisogno di gente, di corpi flaccidi da arrostire al sole, di animali da bagnasciuga in tutte le declinazioni del rosso, dal rosato pallido al vermiglio intenso, con larghe chiazze che denunciano i brani di epidermide caduta, forse persa per sempre, gode del fatto che non si veda quasi la sabbia o le pietre a seconda della location, insomma il mare senza bagnanti che mare è. Non sembra neanche vacanza. Gli ombrelloni adesso sono radi, qui sulla côte, già da giorni hanno ritirato il bagnino della municipalité, anche le boe sono state rinfoderate. Lungo la passeggiata vedi già qualche serranda abbassata, le auto girano più in fretta, quasi che non ci siano camminatori che cercano di raggiungere la battigia. 

Alla spiaggia adesso scendono tardi, non come prima che se arrivavi alle nove dovevi farti strada a zigzag tra gli asciugamani stesi con arte per occupare più spazi, per conquistare posizioni. Intanto sono spariti bambini e ragazzini vocianti, tutti a scuola direte voi, francesi ed italiani, uniti nello svolgimento del dovere, nonni al seguito naturalmente. Tuttavia la striscia davanti al mare rimane comunque preda dell'anziano o della single attempata che si ostina ad esibire la tetta cadente, fidando su qualche nuova scoperta antigravitazionale. Qualche coppietta di varia avvenenza si lascia carezzare dalla brezza. Gruppetti isolati di russi hanno conquistato spazio e si sentono a loro agio sguazzando nelle acque improvvisamente diventate più gelide, al contrario di quanto dovrebbe garantire la stagione. Anzi sembra proprio che il mare sia un poco arrabbiato per questo senso di abbandono e l'onda più lunga e movimentata quasi ti respinge se cerchi di entrare in acqua. 

Al mio fianco una signora disattenta, forse abituata alla docilità dello scorso mese, è stata sbattuta a terra dall'onda potente e deve avere sbattuto la gamba su un pietrone, forse se l'è addirittura rotta. Per lo meno così sembra ai solerti omaccioni dell'ambulanza che sono subito arrivati a prelevarla dopo averla imbardata in una speciale crisalide gonfiata con la pompa da bicicletta che l'ha immobilizzata. I russi aiutano nel trasporto. Certo che rompersi la tibia in spiaggia è una bella sfiga, direte voi. Eh, non si è mai abbastanza attenti. Anche qui, sdraiati al sole a pancia all'aria e leggere il giornale o un libro, merce rara sulla spiaggia, mentre sullo sfondo ogni tanto passa, cercando di rendersi invisibile, qualche clandestino, riconoscibilissimo, per chi lo volesse, ma non visto da chi, qualche metro più in alto, munito di mitra ed elmetto da combattimento protegge la patria dall'invasione. 

Migranti di fine estate, l'importante è far credere al popolo beota la propria decisa durezza, l'invalicabilità della frontiera e del sacro suolo, il voto chiama dappertutto. Intanto l'aria è più fina, si respira meglio sulla spiaggia spopolata, verso l'una quasi tutti se ne vanno; rimane la madama che era attaccata al telefono già da un'oretta, che pacchia adesso che il roaming è aggratis, ma forse è la stessa che telefonava anche prima, quando si pagava. Ma sì, si sta proprio bene, anche se l'aria di smantellamento di fine stagione rende il tutto un po' più sdilinquito. E poi accidenti io sono un convalescente che va accudito con amore e questo luogo da baronesse russe tubercolotiche fin de siècle, mi si addice assolutamente. Quindi lasciate che mi crogiuoli ancora per qualche giorno prima di ritornare ad occuparmi della prossima partenza che si avvicina a grandi passi, ma che comunque non riesce ancora a distogliermi dalla mia accidiosa pigrizia.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

martedì 23 giugno 2015

Aria di mare

Eccomi qui, come tutti gli anni da un po' di tempo a questa parte, a prendermi questa pausa di riflessione marina preestiva. Vediamo un po'come butta. Intanto vorrei verificare se le notizie chepassano sui nostri media sono le solite bufale da giornalai che fanno diventare i moscerini degli elefanti. Quindi dopo vado a fare un salto ai Balzi Rossi a vedere come è la situazione, poi vi racconto i dettagli. Per ora posso dirvi che venendo da Ventimiglia con l'autostrada, potevo portare un carico completo di Eritrei e scarrozzarmeli fino a Parigi senza che nessuno mi desse un'occhiata. Probabilmente anche in Francia bisogna far vedere agli elettori terrorizzati che si sta facendo qualcosa. Nella buca delle lettere per la primavolta ho trovato un volantino della Pina, la Mattea locale, che mi informava dell'orrore dell'invasione nera. Quelli che devono battere la grancassa per aizzare le teste vuote dei più deboli, sono uguali dappertutto. Felpe ruspanti, elmi cornuti e grilli parlanti devono darsi da fare per cercare ogni giorno un nuovo motivo che possa motivare indignazione, protesta e minacce varie. Tanto peggio, tanto meglio. Ogni buona cosa, ogni miglioramento o sensazione che si vada verso il buono se tutti cooperano, è veleno, da mettere in dubbio o meglio seppellire sotto una coltre di balle e mezze verità  o cose vere usate per dimostrare il falso. C'è sempre stata questa gente, non turbatevi. Certo hanno sempre procurato gran danno, ma poi il tempo ne ha fatto strame. Ci sentiamo magari domani.

venerdì 11 ottobre 2013

Voglia di vacanza.

Com'è che al venerdì uno si sente più allegro del solito? Per via del week end? Ma se per me è domenica tutti i giorni! No so, deve essere qualcosa che ormai mi è penetrato nelle ossa e che mi fa considerare una specie di sindrome di venerdì del villaggio. Però sapere che la settimana è finita ti scalda un po' il cuore, chissà perché. Adesso me ne vado alla questura a ritirare il passaporto nuovo, così le rondini possono tornare a sperare di volare via, poi vediamo. Alla prossima.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


Barometro d'ascolto.
La vita è un casino.

venerdì 20 settembre 2013

Trenini e soldatini.


 

Ci sono cose strane al mondo e non facili da spiegare. Alcune poi seguono regole contorte ma che si muovono sempre nella medesima direzione. C’era quello spiritosone che affermava, ad esempio che le tette le avevano inventate per i bambini, ma poi alla fine ci si divertivano soprattutto i papà. In effetto sono cose che succedono di frequente. Prendete per esempio il modellismo, di cui in questi giorni c’era una bella esposizione qui a Mentone  nel Palais de l’Europe. Davvero singolare che a passeggiare tra i molti banchi, ripieni fino all’inverosimile di soldatini di ogni specie, dimensione, arma ed epoca, modellini di auto, aerei, navi e treni, plastici di città fantasy con creature mostruose e ogni altra cosa che vi può venire in mente, non ho visto neanche un bambino. Eppure vi assicuro che c’era da rimanere incollati ai banchi per osservare da vicino, anche con apposite lenti in alcuni casi, tanto erano minuscole le opere esposte, una serie di oggetti che definire capolavori non è esagerato. Invece ecco una serie di personaggi di ogni età pencolare attorno, ammirando, commentando, facendo richieste del come, del quando e soprattutto del quanto. Vi assicuro che c’erano soldatini tanto minuscoli da guardarli con la lente, ussari prussiani, generali napoleonici, ulani con le lance in resta, truppe austriache ed inglesi, dipinti così perfettamente e minuziosamente, che potevi contar loro gli alamari o rimirar le medaglie appuntate sul petto ad una ad una. Aerei di ogni tipo, con i portelli semi aperti così che se ne potessero apprezzare i particolari interni fino alle cinture di sicurezza mollemente slacciate. 

Velieri maestosi, con la tolda ricoperta di minuti oggetti, botti, materiali, sartiame come malamente abbandonato e invece messo apposta con cura minuziosa che avrà necessitato di ore e ore di attento e paziente lavoro. Il capolavoro assoluto era in un banchetto il cui espositore presentava tutti mezzi bellici che parevano abbandonati alla incuria del tempo. Legno corroso e spezzato, lamierini contorti e rugginosi, reti consunte e ruote ormai sgonfie ed affondate in quello che pareva fango di palude. Davvero straordinari. Ma come mai gli uomini sono attirati da queste cose? Da piccolo non avevo mai desiderato il famigerato trenino elettrico. Appena ho avuto una figlia, mi sono precipitato comprarne uno, unico sodale in famiglia, mio suocero, con cui abbiamo concordato forma dimensioni, percorso delle rotaie e naturalmente numero e forma dei vagoni. La scatola troneggiava al posto d’onore sotto l’albero di Natale. Cercammo di finire in fretta e furia il pranzo natalizio con gran disdoro delle femmine di casa che come ovvio ci tenevano al menù approntato in giorni e giorni, per buttarci subito nel montaggio che durò quasi tutto il pomeriggio. Quando finalmente la locomotiva coi vagoncini al seguito cominciò a fare il suo mestiere, rimanemmo estatici a rimirarcela, quasi ci dimenticammo di chiamare mia figlia, che aveva seguito distrattamente di lontano tutto quell’armeggiare. Lo guardò per un attimo, poi se ne andò via subito, annoiata, verso la casa della Barbie.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

giovedì 29 agosto 2013

Tra inferno e paradiso.

Nella drammatica fase di interregno che sta tra la montagna ed il mare, c'è questa cosa priva di forma e forse anche di sostanza, la piana. E' una specie di non luogo, di purgatorio dove le anime si aggirano punite e condannate a fare tutte quelle cose penose, che pure sono obblighi inderogabili e tutti a scadenza. Bollette, conti in sospeso, anticipi arrivati tra capo e collo, cose da riparare in un tempo ristrettissimo, rinnovi entro e non oltre ed altre piacevolezze del genere. Ma non basta, rientri anche in una specie di limbo in cui riappaiono problemi vitali come la candidabilità di certuni e la coerenza di altri, enti astratti che rimangono a determinare i destini dal cielo dalle stelle fisse. Così è tutto un correre a destra e a manca, per ottemperare agli obblighi, inseguito da queste voci fastidiosissime che fuoriescono da uno schermo nuovamente e forse inutilmente riacceso, dopo che era rimasto muto per un bel po' e che lo ritornerà presto, con buona pace mia che non ne sentirò la mancanza, come non l'ho sofferta precedentemente. Un parlare chioccio di se stessi e su se stessi, privo di rilevanza pratica, l'inutile istituzionalizzato. Ecco perché sto dedicando poco tempo a questo spazio, cosa di cui mi sento un po' colpevole ma non troppo visto che l'estate è segnale di rallentamento delle attività, non solo tra chi scrive, ma, devo riscontrare anche e soprattutto da parte di chi legge (e non vuole essere un rimprovero, spero solo che ritornerete festosi a suo tempo). Notate come sto allungando il brodo al fine di raggiungere un numero di righe decenti a farmi accettare il pezzo dalla mia coscienza, visto che sono il caporedattore di me stesso. E ciò detto lasciatemi andare in banca che tutti voglion soldi!.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Sansone
Civiltà perdute.

domenica 21 luglio 2013

Applicare l'applique.

Quando arrivi nella casa abbandonata da mesi, oltre allo sconforto ed alla desolazione del rudere ricoperto di polvere che appare come una tomba etrusca appena scoperchiata, nasce subito il problema delle cose da fare o da ripristinare. Questa situazione è nota anche come sindrome del bricoleur. Ci sono persone infatti a cui non solo questo incubo, dà piacere ed eccitazione, ma si capisce subito che se  non ci fosse se lo andrebbe a cercare, tanto gli friggono le mani per mettersi subito a lavorare alacremente, aggiustando, sistemando, rimettendo in funzione. Compaiono subito attrezzi di ogni tipo che il nostro ammirevole uomo di casa, si porta sempre con sé, casomai ne sorgesse la bisogna, che so io, per  una porta che si chiude male o una spina pendula  ed ecco saltar fuori da borse segrete,  cacciaviti e arnesi multitasking per affrontare la necessità del momento. Forse non si è capito ma io non sono mai stato accettato in quel club. Mettere le mani in qualsivoglia meccanismo o lavoro che rimetta in grado qualunque cosa di funzionare, è superiore alle mie forze, alla mia comprensione, di più mi ripugna applicarmici e cerco di sfuggire come un cane rabbioso alla vista dell’acqua, quando questo obbligo diventa imprescindibile. Già vi ho detto della messa in funzione della stufa, ma stamane, anche se ho cercato di defilarmi con una manovra di aggiramento degna di miglior causa, sono stato bloccato sulla soglia di casa e portato di peso davanti a una cosetta che nella scorsa stagione era stata messa da parte il giorno prima della partenza dicendo, ci penseremo un altro anno. Un punto luce, assolutamente indispensabile che dà vita alla cucina, aveva cessato di funzionare irrimediabilmente e a nulla era valso un primo contatto ispettivo, né il tentativo di sostituire semplicemente la lampada al neon aveva prodotto risultati. 

Quindi eccomi davanti al problema. Uno, avesse almeno una schiera di assistenti che, a richiesta, gli fornisse gli strumenti necessari, che so io, bisturi, forcipe, garza, ecc, sarebbe un piacere, il chirurgo potrebbe operare con tranquillità e profitto, invece l’infermiera di sala è al livello del dottore e le cose si fanno subito difficili. Il primo problema è smontare la vecchia applique. Semplice direte voi, ma se serve il cacciavite a stella, voi quale pensate io abbia in dotazione? Naturalmente quello a taglio. Quindi già questa prima operazione si è rivelata complicata, riverso col collo piegato in maniera innaturale verso l’alto, mentre le cervicali chiedono aiuto, le braccia sembrano di cemento, il cacciavite non caccia le viti, frammenti di soffitto si sbriciolano e ti finiscono negli occhi. Un inferno.  I tasselli sembrano fusi nel mattone, insensibili a qualsiasi richiamo e non si muovono, quando le prime urla belluine cominciano la scalata verso il cielo. In un modo o nell’altro qualche cosa si smuove, poi d’un tratto tutto crolla, per fortuna l’assistente lo acchiappa al volo prima che si infranga al suolo, il grosso rimane appeso ai fili al soffitto. Bisognerebbe staccare tutto e riattaccare il nuovo appena acquistato al Fai da te, che il Signore se lo portasse via chi lo ha inventato. Via le valvole, almeno fin lì ci arrivo, poi cominciamo le operazioni. Naturalmente mancano le forbici, il nastro adesivo e quanto altro serve all’elettricista. Subito un veloce messo viene mandato ad acquistare il dovuto, poi tra cristi e madonne si taglia, o meglio si strappa via tutto con rabbia. Poi il compito più arduo, bisogna leggere le istruzioni della nuova applique da appendere. 

Un romanzo di fantascienza, da cui è impossibile sviscerare se i fili 1 e 2 vanno inseriti nei punti 3 o 4, poi bisogna trovare i punti per inserire il filo della terra , ma ahimè la terra non c’è data la vetustà del sistema. Alla fine è chiaro che bisognerà andare per tentativi. Quando viene il momento della presa delle decisioni e quando rimangono solo i duri, ecco l’inghippo insormontabile, i buchi preesistenti sono come ovvio, in punti diversi e non combacianti, quindi l’applicazione diventa impossibile, sono necessari nuovi tasselli, trapano per i buchi, volontà di osare e soprattutto tanta tanta pazienza. Tutto è perduto, vista l’impossibilità di procedere, giocoforza si deve abbandonare il campo lasciando a terra morti e feriti, dopo avere sommariamente avvolto i fili col nastro appena ricevuto in dotazione, lasciandoli poi mestamente penzolanti dal soffitto martirizzato in pieno nulla di fatto. Tutto il vecchio accantonato a lato, il nuovo, lì a terra in attesa di essere ripreso in considerazione. Si vedrà, in seguito. Per intanto le truppe che orgogliose avevano disceso la valle, si ritirano in rotta risalendo l’antico cammino. Un tavolino del Bar della Rosa Rossa, immortalato dal De Amicis in Alle porte d’Italia, attende, porto sicuro il soldato sconfitto per ristorarlo con un marocchino e brioche al cioccolato.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

venerdì 19 luglio 2013

Finalmente in Vacanza.

E così è venuto finalmente il momento di partire per i monti.  Era quasi ora col caldo che fa. Intanto, di primo mattino è cominciato lo stivaggio dei materiali. Macchina in cortile e montagna di masserizie accumulate a fondo scala. Nascosti con cura dietro le finestre i vicini ridacchiano. Ogni volta sempre di più,  un cumulo immenso di pacchi, borse, sacchetti che rigurgitano di ogni cosa pensabile e occupano una superficie talmente vasta da far pensare ad un esodo biblico, una transumanza definitiva, un cambio di vita con conseguente abbandono di un territorio sfruttato al massimo, una migrazione senza ritorno. Una fuga impietosa da un paese dei Calderoli e degli Alfani, vani desideri, sogni impraticabili. Appare quasi certo, invece, che l'auto, con i suoi spazi pur piuttosto capienti tra bagagliaio e sedili lasciati liberi dagli esuli, possa contenere tutto il carico. Ma l'addetto allo stivaggio è vecchio del mestiere e la lunga esperienza fa sì che a poco a poco, provando varianti diverse con pazienza certosina, tutto trovi il suo giusto spazio, ogni più piccolo pertugio sia colmato, ogni bagaglio si incunei nella posizione perfetta che consenta anche agli altri di prendere il proprio posto. Infin si parte, il nonno convinto a fatica e timoroso per l'avventura, gli altri frementi di abbandonare la città fallita, precorritrice di Detroit, avvolta fino all'ottavo miglio, dalla cappa rovente dell'afa estiva implacabile. 

Con tante cose imbarcate, c'è praticamente la certezza che nulla sarà stato dimenticato. Si risale la val Chisone, dopo aver lasciato al fianco Piùbes, per l'ennesima volta senza andare a trovare l'amico Juhan del Tamburo a scroccargli un caffè, valle che risplende, verde e selvatica per la pioggia frequente di questa umida estate e finalmente la silhouette frastagliata del Forte si staglia sul fianco della montagna. Riaprire una casa dopo un anno è sempre impresa dura, non fosse altro per lo scarico di tutto quanto portato seco. Ragnatele e terra dovunque, polvere che impasta l'occhio umido del nonno che sale a fatica i gradini, terrorizzato per il temuto freddo montano, il vero incubo che ha impedito fino ad oggi una partenza più anticipata. Nella concitazione della partenza, ha dimenticato gli occhiali da lettura, suo unico svago. Sarà dura. Ma non il termometro per controllare con attenzione la temperatura. Eccola là, ci sono diciannove gradi e giù maglioni. Bisogna correre ai ripari, che non siamo mica a pettinare le bambole. Tutto previsto. Mano allo scatolone preparato per la bisogna. Conoscendo la situazione ecco saltar fuori una apposita stufa da montagna portatile. 

Sarà sufficiente istallarla per avere un bel tepore in pochi minuti.  Si sa che io appartengo alla categoria degli inetti nelle cose pratiche, pertanto mi ero preoccupato di acquistare un attrezzo idiot proof. Il venditore, cui  la mia insistenza di avere una cosa davvero semplice da maneggiare, aveva causato una manifestazione di quasi insopportazione malcelata, alla mia ennesima richiesta di rassicurazioni, mi aveva tagliato corto con un: Guardi c'è un bottone On/off e aveva battuto lo scontrino abbandonandomi al mio destino con lo scatolone tra le braccia. Tirato fuori l'attrezzo, spunta subito un libretto di istruzioni di 124 pagine.  Non mi sembra che ci sia solo un bottone  di accensione. Anzi, noto subito un display di dimensioni generose. Ho già capito che sarà una grana. Intanto la lettura del libro dell'illuminazione, come dicono i cinesi, è subito superiore alle mie forze per cui lo metto subito da parte. E' chiaro che l'operazione fondamentale deve essere quella del riempimento del serbatoio di carburante di cui sono fornito di una generosa tanica. Subito si nota che l'estrazione del marchingegno non combacia coi disegni del libretto. Non riesco neanche a capire come si apre il tappo, non parliamo della pompa di plastica, in stile "sigugnòla" da travaso del vino che mi ricorda antiche battaglie tra il mio papà ed una damigiana da 54 litri. 

Dopo diversi tentativi qualcosa scorre dalla tanica al serbatoio, ma troppo presto si gridò vittoria, il liquido arriva impetuoso, abbondante ed al momento del troppo pieno, il flusso si presenta inarrestabile e subito trabocca in ogni dove, inondando il pavimento di pericoloso materiale infiammabile. Parole di cui poi ci si pente, cominciano a salire al cielo con toni sempre più alti ed accezioni decisamente inurbane, da festa della Lega.  Bisogna rendersi conto, una volta per tutte, che ognuno dovrebbe dedicarsi alle cose che sa fare e basta, invece le esperienze passate non servono a nulla ed ogni volta si ripetono gli stessi errori idioti. Ed eccomi qui alle prese con il fiotto di liquido che deborda e mi sta corrodendo le mani peggio dell'acido muriatico. La devastazione è totale, ne è finito più fuori che dentro. Toccherà aspettare che asciughi la più grossa, per lo meno sulle pareti del serbatoio prima di reintrodurlo nella sua sede, sempre che riesca a rinserrare il tappo, che le istruzioni minacciano di maneggiarlo con speciali cure pena la decadenza della garanzia o in alternativa l'esplosione della stufa stessa. Le pagine del libretto dedicate allo scoppio di incendi sono più di quelle che mettono in guardia dall'avvelenamento dell' ossido di carbonio. 

Speruma bén. Devo accelerare i tempi per sottrarmi allo sguardo disperato dell'avo intirizzito, mentre a me cola il sudore dalla fronte per la difficoltà dell'operazione. Basta, succeda quel che deve succedere, infiliamo la spina e muoia Sansone con tutti i Filistei. Troppo semplice, come prevede la legge di Murfy, se devi infilare una spina in una presa nuova, benché a possibilità multiple, questa sarà certamente dell'unico tipo non previsto dall'elettricista installatore. Mentre il nonno sempre più preoccupato rinserra i lembi di una ulteriore coperta attorno alle spalle, un veloce messo viene inviato alla ricerca di un apposito raccordo che consenta l'accensione. Finalmente tutto sembra a posto. E' l'ora della verità. Accendiamo e se alte si alzeranno le fiamme dell'inferno, accada quello che deve accadere, il fuoco purificatore farà giustizia di tutto. Ma una serie infinita di opzioni deve ancora essere tarata, altitudine, data e ora, temperatura di spegnimento automatico e altre piacevolezze del genere. Infine con un piccolo scoppio una fiamma azzurrognola si leva e un grato puzzo di idrocarburo combusto avvolge l'ambiente. Mentre il nonno si rannicchia sotto le coperte in attesa che l'ambiente si arroventi, crollo esausto  sul terrazzino. Finalmente le vacanze sono cominciate.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


Barometro d'ascolto.
La vita è un casino.

lunedì 10 settembre 2012

Ozio padre delle virtù.


Ieri era domenica, non è che ho fatto vacanza o non ho postato niente per mera pigrizia, è che l’ufficio del turismo dove c’è il WiFi Free era chiuso, così mi sono concesso un’oretta in più di spiaggia. Il fatto è che adesso, grazie a questo sforamento di orario, la mia pelle tenera e delicata come quella di un neonato, è rossa come un gambero dell’Antartico o se preferite come quella di un tedesco dopo che si è sfogato contro Draghi. Che ci volete fare, mi basta poco e mi scotto subito. A nulla valgono le amorevoli cure a cui mi sottopone la mia gentile signora, creme solari per neonati fattore 50, doposoli preziosi ricolmi di lenitivi di varia specie, niente da fare, dopo qualche giorno di mare mi ritrovo inevitabilmente di un bel rosso ciliegia, zimbello degli altri bagnanti ormai cotti dal sole agostano, neri come bagnini californiani, che mi guardano compassionevoli. 

Così mi rifugio nell’acqua fino al collo, che comunque non si sta mica male. Mi sa che dovrò fermarmi ancora qualche giorno per sbrigare la pratica. Libri da leggere ne ho, sudoku anche, vuol dire che rimanderò il rientro in città a data da destinarsi. Come avrete capito oggi non sapevo proprio dove andare a parare, ma stare qui davanti alle gentili impiegate con gli occhi al soffitto e la sindrome della pagina bianca incombente, mi sembrava di fare brutta figura; già che non si paga (come in quasi tutti i paesi civili) ma fare l’italien che scalda la sedia non mi sembra il caso. Allora vi saluto, che tanto la presenza l’ho fatta e vado fino in spiaggia che non vorrei che l’acqua si raffreddasse troppo, noi casomai ci sentiamo domani.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


mercoledì 5 settembre 2012

Il colore del mare.



Ma che colore ha il mare! Forse è un colore speciale che sento solo io quando ci arrivo, non per caso, ma proprio apposta per cercarlo e sentirlo. Un colore che mi mancava da bambino e che ho conosciuto solo adolescente nelle prime timide uscite dal guscio a spiare il mio primo orizzonte lontano al di là delle colline. Così anche adesso, quando mi si para davanti, sempre me ne stupisco e ne rimango avvinto. Blu azzurro verde grigio viola, non so, è un colore unico che mi appaga i sensi, che mi dà subito buon umore anche se è ancora lontano, anche se è appena una riga netta che divide il cielo. Mi basta questo per oggi, sentirne la presenza ingorda e le sue promesse. Eppure non sono uomo di mare; a mala pena sbatacchio nelle acque basse e quando pongo il piede su un ponte oltre una murata, subito lo stomaco ha un sussulto, si sente estraneo e prova inimicizia istantanea per il più lieve dondolio. 

Per non parlare del più piccolo schizzo che mi vada agli occhi o nel naso. Fastidio e sensazione di elemento estraneo. Allora perché questo fascino perverso e insaziato nel tempo? Non lo so spiegare. Mi basta vederlo quel colore pieno, deciso e mutevole al tempo stesso e subito si mescola allo sciabordare dell’onda e al profumo di rosmarino; subito puoi lasciare a terra i vestiti e l’aria che ti spira sulla pelle non ti è nemica, ma ti carezza leggera. L’uomo è nato nudo e istintivamente nudo vuole rimanere, disteso sulla sabbia a respirare il sale, a godere del fatto di essere finalmente in salvo, ad aspettare Nausicaa che venga al mare con le sue ancelle. 

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

martedì 4 settembre 2012

Retour sur la Côte.



L'aria del mare
tinge l'ultima estate.
Carico l'auto.




Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Tarda primavera.


martedì 24 luglio 2012

Ritorno a Fenestrelle

Il forte di Fenestrelle
E' un po' come ritrovarsi con i vecchi compagni di scuola. Ogni volta che ci vengo, in questo piccolo paese delle Alpi Cozie, con le sue case anni sessanta mescolate alle vecchie baite montanare dai tetti di lose ricoperte di muschio, corrose dal tempo e sbrecciate, mi pare di ritornare in un luogo del passato. Un passato acquisito, tra l'altro, non essendo neppure uno dei luoghi della mia fanciullezza, ma con un sapore di vecchio a volte un po' stantio. E' una valle che tiene lontano i giovani, priva di interessi a loro consoni e anche gli anziani, che non ne sono poi così appassionati. I nativi hanno convissuto con i redditi del boom economico e delle lusinghe delle fabbriche della vicina Torino, mai interessati, né necessitati a dedicarsi all'accoglienza turistica, sempre considerata più un fastidio che un'opportunità. Diciamo che è un posto per amatori che riescono ad apprezzare sfumature di grigio particolari, curatori di ricordi specifici, bibliotecari dedicatisi a nicchie neglette del sapere, roba per pochi insomma, dove devi aver proprio voglia di venire. E davvero poca gente trovi in giro. 

Qualche faccia nota da decenni, persone con cui ti intendi con un cenno della testa anche se non li vedi da un anno, qualche curioso capitato per caso che si aggira per trovare qualcosa di notevole da raccontare arrivando a casa, la sagoma nera in controluce del forte, la cui sommità si perde tra le nuvole mille metri più in su, tra le asperità della cima del monte. Una sentinella silenziosa in attesa di qualcosa non è mai arrivato. Eppure in quest'aria sottile, col sole che tenta di penetrare nella coltre globosa delle nubi spesse del pomeriggio, senti profumi delicati, resine antiche, ronzii di mosce non insolenti. Nella pietra dei muraccioli crudi leggi un senso di indifferenza a tutti quei fatti che solo qualche chilometro più a valle ti parevano così importanti, così fondamentali, da seguire con attenzione ed il timore di un futuro pieno di incognita. Solo voglia di fare respiri profondi, di perdere l'occhio nel verde cupo della montagna, l'orecchio solo un poco distratto dal gorgogliare lontano del Chisone, un rivolo d'acqua di torrente estivo che attira le capre dal vicino prato scosceso. No, davvero non si sta male qui, l'occhio non più turbato verso il crinale del monte, la mente in stand by a respirare il profumo del fieno, a lasciar trascorrere le ore, che forse è questo il fine della vita, non certo lo spread.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:
Febbre suina
Rosso anguria.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 122 (a seconda dei calcoli) su 250!